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11 febbraio 2015 3 11 /02 /febbraio /2015 06:13
Circuito Ecotrail Sicilia.  Le origini, la filosofia e il futuro del trail siciliano in un'intervista ad Aldo Siragusa

Aldo Siragusa è sicuramente la persona più indicata per parlare di Trail in Sicilia.
Sappiamo tutti che il trail è una disciplina di corsa relativamente giovane in cui il sano agonismo si sposa con la corsa in natura, spesso in scenari unici.
E nulla ha a che vedere con il cross country e con le campestri, tute declinate con spirito fortemente competitivo e per lo più su brevi circuiti da ripetere più volte (per una distanza totale che non supera in genere i 10 km) e con la disciplina della Corsa in Montagna, già da tempo sotto l’ombrello FIDAL e, forse proprio per questo, caratterizzata da uno spirito competitivo spinto all’estremo e poco attenta ai valori della natura e del territorio, se non fosse per il fatto che dalla Natura dipendono i forti dilivelli altimetrici richiesti dalla disciplina.
L’esplosione inattesa del Trail – è per giunta ultralungo – si deve principalmente al successo inatteso che hanno avuto il Cro-Magnon e poi l’UltraTrail du Mont Blanc che di fatto ha fatto da motore propulsore della rapidissima crescita del fenomeno del trail dovunque, nel mondo e in Italia, assieme alle corse estremo nei “deserto” (in testa a tutta la Marathon des Sables).
Forse qualcosa di paragonabile e di preesistente, prima, dell’avvio dell’UltraTrail era il “Fell Running” prediletto dagli anglosassoni in cui si corre per scalare i “fell” (così vengono chiamati i monti più rilevanti del landscape britannico, che per noi sono poco più colli), con delle corse che prevedono delle scalate di un singolo fell o multiple, senza un tracciato prefissato, nel senso che ogni corridore deve conoscere i luoghi ed è libero di scegliere anche la via più ardua per arrivare in cima e poi ridiscendere.
Insomma, nella scia lunga dell’esplosione del fenomeno trail in Italia – e direi con notevole tempismo - mentre in contemporanea si era creato in Sicilia un gruppo di runner piuttosto intraprendenti e appassionati delle ultracorse desertiche – Aldo Siragusa ha avuto l’idea di “importare” in Sicilia il Trail Running.
Ma è più interessante sentire la storia di questo sviluppo direttamente da lui, proprio in prossimità dell’esordio dell’edizione 2015 del Circuito Ecotrail Sicilia, alla sua 8^ edizione.
Qual’è stato esattamente l’anno di inizio dell’avventura trail sicil
iana?
Aldo: era il 2007, ma ancora la parola trail non era così diffusa. Era in crescita il movimento delle eco maratone, così nacque l’Ecomaratona delle Madonie.

Cosa è accaduto in quell’anno? Cosa ti ha ispirato esattamente?
Ald
o: venivo da esperienze di organizzazione di eventi in pista e su strada. In quegli anni ero già alla ricerca di qualcosa che creasse un contatto col territorio, organizzavo il Sicily Grand Prix, circuito di gare su strada, che era strutturato, anche se a uno stadio larvale, come il Circuito Ecotrail Sicilia. Ma la risposta dei partecipanti non era soddisfacente, e nelle Ecomaratone c’era la possibilità di fare il salto di qualità.

 

Come hai deciso di muoverti? Se non ricordo male, sei addirittura andato a partecipare ad un’Ecomaratona per capire come funzionasse l’organizzazione di gara e per poterne fare esperienza diretta.
Ald
o: la lampadina si accese già nel 2006 quando decisi di provare da dentro cosa significasse correre un trail, così, nonostante non corressi da parecchi mesi, mi allenai per 10 giorni e andai a correre l’Ecomaratona del Ventasso. Non avevo idea di quello a cui andavo incontro: al 24° chilometro ero suonato perso perché avevo impostato la gara “da stradista”, tutti mi superavano e io non avevo la forza di reagire. Ho camminato quasi sempre fino al traguardo ma ho completato la gara. Ho capito cos’era il trail e di lì a poco la data dell’Ecomaratona siciliana era fissata.

Forse a questo punto, dovresti spiegarci quale sia la differenza tra Ecomaratona e Trail, anche se non c’è dubbio che l’esperienza trail siciliana sia scaturita proprio dall’essersi lanciati nell’avventura delle Ecomaratone, tanto che il circuito siciliano, nel rispetto di questa sua origine tuttora mantiene nella sua dizione la parolina “Eco”: si parla infatti di Circuito Ecotrail Sicilia, con il dovuto riconoscimento ad una delle sue radici. Quindi, Aldo, sarebbe bello se ci dicessi quale sia la differenza tra Ecomaratone e gare Trail; ma anche cosa le accomuna.
Ald
o: le ecomaratone sono state, e, anche se in misura minore, sono ancora l’anello di congiunzione tra la corsa su strada e il trail. Dal punto di vista tecnico sono più facili, si corrono su fondi più”comodi” e hanno un dislivello inferiore. Il fenomeno si è ridimensionato con l’avvento dei trail più estremi, tanto che alcune di esse sono scomparse, altre si sono trasformate in trail con diversa fortuna. Non credo che sia un fenomeno in via di estinzione, lo dimostra il successo di ecomaratone come quelle del Ventasso e del Chianti che devono il loro successo all’aver mantenuto un’identità precisa senza cedere alle lusinghe della moda.

Ma il tratto distintivo più importante tra le ecomaratone e il trail è il contatto col territorio che nelle prime è uno degli obiettivi maggiori e costituisce una grande attrattiva. Spesso invece nelle gare trail questo aspetto rimane più marginale o, comunque, non ha lo stesso risalto.

Il Circuito Ecotrail Sicilia, invece, risente molto dell’imprinting delle ecomaratone e pur avendo una fisionomia tecnica decisamente trail, persegue gli obiettivi tipici delle Ecomaratone:

  • Promuovere il rispetto dell’ambiente
  • Favorire la promozione e la tutela del territorio
  • Favorire lo sviluppo di forme di turismo sostenibile, orientato alla conoscenza delle varie caratteristiche territoriali, promuovendone le componenti sociali economiche e naturalistiche, a vantaggio delle popolazioni locali
  • Promuovere i prodotti artigianali, agricoli e gastronomici locali
  • Contribuire a creare le condizioni per la promozione di una nuova imprenditoria nella conservazione della natura e nel recupero dei beni storici locali
  • Favorire lo scambio culturale tra le realtà locali coinvolte nell’organizzazione delle varie tappe del circuito
  • Promuovere iniziative concrete di solidarietà.

Potete notare che non figura mai la parola sport tra gli obiettivi. Il motivo è semplice: lo sport è un mezzo e non un fine.

 

Quindi, ad un certo punto, hai (parlo sempre al singolare, per semplicità, ma si intende che dietro ci sia sempre la ASD SportAction che tu rappresenti) le strade delle Ecomaratone e del Trail hanno cominciato a divergere, anche se nella tua idea del trail siciliano hai ripreso l’idea portante del circuito di Ecomaratone italiane.

Aldo: sì, laddove le strade cominciavano a divergere però, io ho scelto una via intermedia. Che tenesse salve le caratteristiche migliori delle due.

 

Indubbiamente l’esperienza dell’Ecomaratona è stata preziosa perché ha attivato in molti runner siciliani il gusto per la corsa in natura, richiamando altri che da questo punto di vista se ne potevano considerare dei testimonial già molto attivi in diversi scenari internazionali e mi riferisco al gruppo di runner appassionati di “deserti” della ASD Palermo H 13.30: sei d’accordo sul fatto che le Ecomaratone hanno creato un bacino di utenza che sarebbe poi diventato sensibile ad un ulteriore sviluppo della corsa in natura?
Ald
o: L’ecomaratona ha costituito un punto di partenza. Ma non è una manifestazione che crea la cultura dello sport. Più in generale: sono le piccole iniziative che creano le basi per una più ampia diffusione della cultura sportiva che porta alla partecipazione attiva. La Sicilia è un importante esempio negativo in questo, abbiamo una storia piena di grandissimi eventi internazionali in discipline sportive che vedono pochissimi praticanti e impianti sportivi che non essendo stati supportati dall’attività, sono adesso abbandonati. Cito i casi palermitani del Diamante di baseball che ha ospitato i mondiali, il Velodromo con la stessa storia e il Palazzetto dello Sport con l’esperienza fallimentare della serie A di pallavolo.

Il punto di partenza è importante, ma senza un percorso da seguire non si va da nessuna parte, finendo per sprofondare.

Qual’è stato l’anno di esordio del Circuito Ecotrail Sicilia e quali sono state le sue linee di sviluppo?
Ald
o: il Circuito nasce nel 2008 con l’Ecotrail di Monte Pellegrino. Era una grande scommessa ed è stata vinta già allora con la partecipazione di 71 runner che vennero attratti dalla novità. Ma la conferma di aver visto lontano è venuta dall’ultima gara del Circuito 2014, all’Ecotrail della Ficuzza i partecipanti sono stati ben 350!

Non c’è mai stata grande attenzione allo studio di vere e proprie strategie di sviluppo. Lo sforzo più grosso è stato profuso nel cercare coerenza con gli obiettivi, di garantire il rispetto delle regole e di far entrare in questo mondo solo chi fosse disposto a accettare e condividere i nostri valori e i nostri obiettivi. Non è che non abbiamo cercato i numeri, ma lo abbiamo fatto impegnandoci a mantenere il movimento integro. E grande attenzione abbiamo prestato alla promozione della nostra attività con un ufficio stampa attivo 365 giorni all’anno e una troupe che realizza video promozionali di ogni tappa. Nel tempo abbiamo allargato la partecipazione inserendo nel programma le visite guidate, le camminate non competitive, le gara per i più giovani e quelle per le coppie cane-padrone. E da cinque prove del 2008, siamo passati a 17 nel 2015.

Puoi fornirci dei dati numerici sulla crescita della cultura trail in Sicilia nel corso degli anni?

Aldo: nel 2008 abbiamo registrato nei sentieri siciliani circa 400 presenze, nel 2014 oltre 3000.

E mi pare che sia anche cresciuto il numero di Siciliani che dopo aver preso gusto alle corse trail hanno voluto seguire il sogno di volare più alto e hanno cominciato a partecipare a gare ultratrail nel Nord Italia: potremmo fare l’esempio dell’agguerrito gruppetto di trailer della ASD Marathon Misilmeri o forse anche di altri club siciliani. Cosa puoi dirci in merito?
Ald
o: non posso che sottolineare quanto detto prima: se questi appassionati corrono gli ultratrail lo dobbiamo al lavoro capillare del Circuito Ecotrail Sicilia, non credo che avremmo raggiunto lo stesso risultato con una sola grande manifestazione. I grandi eventi spesso creano spettatori, non praticanti.

Del resto l’Ultratrail, nel corso della naturale evoluzione del fenomeno siciliano, è entrato anche nel Circuito. E, nello sviluppare quest’argomento vorresti dirci, Aldo, le tue idee a proposito del concetto di “sviluppo naturale” di una manifestazione podistica?
Ald
o: uno dei problemi che deve affrontare l’organizzatore di una manifestazione è senza dubbio quello della partecipazione, dei numeri. E questo porta troppo spesso alla “tratta degli atleti” tra presidenti/organizzatori che si scambiano atleti nelle rispettive gare, “io ti mando i miei e tu mi porti i tuoi”, trattandoli come merce di scambio e spingendoli a partecipare alle gare degli “amici” e a sconsigliando di farlo in quelle dei “nemici”. Abbiamo assistito a boicottaggi clamorosi in cui dirigenti di blasonate associazioni sportive, pur di non fare gareggiare i propri atleti in gare nemiche, sono arrivati a rimborsare la quota di iscrizione a chi si era già registrato. Io non ho mai fatto una telefonata per invitare alcuno a partecipare alle mie gare, mi sono limitato a promuovere gli eventi e impegnarmi per garantire un’organizzazione efficiente. Questo ha permesso di avere una crescita lenta, ma senza forzature che presterebbero il fianco a indesiderati effetti boomerang, con un seguito di persone che scelgono di partecipare perché hanno deciso senza alcuna influenza esterna. Questo ci ha portati a un risultato che è maturato nel tempo ma che dal punto di vista numerico è solido e reale.


Quindi l’Etnatrail è diventata, a partire dall’avere importato la corsa trail sull’Etna con due diversi trail brevi, un’ultratrail (nel 2013, se non ricordo male). E, al riguardo, si nota che nel panorama siciliano del trail 2015 ci sono due Etnatrail (stesso nome, ma luoghi, date diverse e distanze non esattamente sovrapponibili) Uno, a fine giugno, fa parte del Circuito Ecotrail (Ragalna), mentre quello di Linguaglossa, a fine luglio, ne è fuori.
Cosa è accaduto esattamente? Potresti spiegare in poche parole agli appassionati del trail siciliani quali sono le ragioni di questo “raddoppio” (inspiegabile ai profani)
?
Al
do: Il progetto Etna Trail è un’idea partorita dalla mia mente che aveva preso il via con l’Ecotrail dell’Etna già due anni prima che approdasse a Linguaglossa. Idea che ho trasmesso, per dare maggiore impulso al mio progetto, al gruppo dell’Atletica Linguaglossa, che organizzava già l’Ecotrail di Linguaglossa e che ho visto molto attivo. Il progetto dell’Ultra si è materializzato dietro la mia insistente spinta e cercando di trasmettere un’impostazione che doveva necessariamente essere diversa da quella di una gara di respiro regionale.

Purtroppo però, questo gruppo di persone non è riuscito a cambiare marcia e si è trovato impantanato in logiche che non aiutano nella crescita di un evento.

Allora mi sono ripreso il mio progetto per ripartire da un’altra parte. Quest’anno Etna Trail si disputerà nel territorio di Nicolosi su una distanza ridotta, per ripartire con l’ultra l’anno prossimo. Il gruppo di Linguaglossa organizzerà ancora la gara ma non ci sarà Aldo Siragusa a dare la sua impronta.

Chi vuole ritrovare l’evento dell’anno scorso senza il mio apporto può tornare a Linguaglossa, chi vuole trovare un altro evento col mio ”marchio” venga il 28 giugno a Nicolosi.

 

Sport, corsa in natura, rispetto dell’ambiente, sviluppo del territorio e promozione del turismo sono alcuni principi alla base della filosofia del Circuito Ecotrail Sicilia. Ricordo, per esempio, che, quando ancora correvo, partecipai ad un ultratrail ligure (piccolo, rispetto agli standard odierni), valevole come Campionati italiano IUTA Trail 30 miglia. Si trattava del Devil’s Trail, organizzato da Franco Ranciaffi, allora presidente della IUTA, in un piccolo centro di montagna nell’entroterra ligure, Perinaldo. Quel posto mi piacque talmente che, in seguito, ogni volta che ho potuto sono andato a passarci qualche giorno, nel corso degli anni. E’ questo un po’ l’obiettivo che si propone il Circuito Ecotrail Sicilia, introducendo ogni anno, accanto alle gare con una tradizione consolidata – i suoi “fiori all’occhiello” – delle new entry in nuove location tutte da scoprire.
Ald
o: grazie alla perseveranza di questi anni, siamo riusciti a far capire cosa si può fare con lo sport e, in particolare, col Circuito Ecotrail Sicilia. Sempre più spesso mi chiamano organizzatori e amministratori che vogliono una tappa nel loro territorio, tanto che ho dovuto creare un’appendice che ho chiamato Bside. Sono delle prove che sgravano gli organizzatori da alcuni obblighi che garantiscono un certo standard alle altre prove. Le prove Bside portano un punteggio inferiore ai partecipanti, ma conservano intatta la nostra filosofia. Nel Circuito 2015 avremo 5 nuove tappe:. cinque nuovi viaggi alla scoperta dei nostri tesori naturalistici.

 

Ora che il piatto si fa ricco – nel senso che la popolazione di trailer nell’isola – è aumentata sensibilmente altri attori che prima avevano avevano snobbato l’esperienza trail si fanno avanti.
Pensi che ci saranno dei problemi di convivenza con altri attori oppure che si apriranno dei fronti di conflittualità
?
Al
do: Fa piacere notare come sia cresciuto l’interesse intorno al nostro mondo. Certo però, lascia perplessi che ad avvicinarsi al trail c’è anche chi in passato non si è dimostrato solo indifferente ad esso, ma lo ha disprezzato e ha fatto in modo da tenerne lontana una grossa frangia di atleti sui quali esercita una certa influenza. Le stesse persone ora si stanno attrezzando per cavalcare l’onda. È vero che tanto interesse farà crescere i numeri, ma siamo sicuri che l’identità che abbiamo dato fin’ora al trail non subirà pericolose contaminazioni?

 

Per concludere, vorrei chiedere ad Aldo Siragusa di fare un piccolo brain-storming sul Trail e sulle sue essenze. Per cominciare: trail è Maschio o Femmina?

Aldo: Il trail, in quanto corsa in natura, è donna perché la natura è donna in quanto madre. Ma anche perché il trail è fatica per raggiungere obiettivi importanti, e la capacità di sacrificio, di mettersi in secondo piano fino ad annullarsi, è tipico della maternità, che è quello che rende la donna superiore all’uomo. Non capisco le donne che si sminuiscono inseguendo l’uguaglianza con i poveri uomini…

Quali contaminazioni sono possibili, quando si parla di trail?

Aldo: Nelle ultime settimane ho partecipato a un paio di incontri organizzati dalla UISP e dalla IUTA, e ho lanciato un appello a tutti gli addetti ai lavori a tenere alta la guardia contro contaminazioni che ci trascinerebbero verso una deriva che ci porterebbe a caccia di numeri a scapito della qualità. Qualità che viene da tutti i valori che il movimento trail si porta dietro e che non sono soltanto quelli dello sport.


Quali dovrebbero essere i veri valori del Trail? Classificarsi ai primi posti, ad ogni costo? Portare onore e gloria alla maglia?

Aldo: Mi mettono paura i gruppi che fondano la loro coesione sull’attaccamento a una maglia, un colore, un leader. A voler trasporre e amplificare tutto questo, è l’atteggiamento che pone le basi per il razzismo, le discriminazioni e movimenti che ci hanno portato a momenti terribili della nostra storia recente. Forse sto esagerando, lo so, ma quando assisto a certe esaltazioni, non riesco a non pensarci. Ai leader carismatici preferisco i buoni maestri.

Qual è il tuo sogno in questa avventura trail che hai intrapreso, da atleta e da organizzatore?
Aldo: da atleta vorrei correre nei boschi più a lungo possibile. Come organizzatore spero che la Sicilia diventi un giorno un punto di riferimento per la fruizione dei Parchi e delle riserve. Utopia? Forse, ma provarci è un dovere.

Per concludere, qui di seguito, un curriculum biografico e sportivo di Aldo Siragusa.
Dicci a ruota libera tutto ciò che vuoi dire di te stesso come atleta e della tua formazione sportiva, differenziando le tue imprese sportive, quelle più significative rispetto al nostro discorso e quelle da organizzatore, possibilmente rispettando le cronologia
.

Aldo: Ho avuto la fortuna di crescere in un era senza computer e cellulari e le trasmissioni in televisione iniziavano alle cinque del pomeriggio. Nel mio quartiere ci siamo nutriti di sport organizzando tornei di calcio, tennis, pallavolo, baseball, ciclismo, atletica leggera senza che nessun genitore ci accompagnasse da nessuna parte per frequentare palestre. Avevamo tutto sotto casa perché lo avevamo creato noi. Conoscevamo quasi tutte le discipline sportive senza aver mai avuto un istruttore, spesso ci inventavamo noi le regole. E per un periodo abbiamo avuto pure il nostro centro sociale occupato autogestito: un campo di pallavolo outdoor dismesso con relativi uffici e sale ricreative che abbiamo ristrutturato per farne la nostra base per le attività sportive aperte a tutti i ragazzi del quartiere. Diciamo che la gavetta per me è iniziata molto presto…

Il passaggio all’atletica leggera e al mezzofondo è stato molto naturale, sport individuale e di grande fatica: mi calzava a pennello. Concludo la mia “carriera” da atleta con 14'37” sui 5000 e 8’32” sui 3000 ma le mie potenzialità le avrei espresse al meglio nella maratona che da amatore ho poi corso in 2h32’11” quando avevo già 37 anni.

Il mio passaggio alla frequentazione dei sentieri era obbligato, dopo alcune Ecomaratone, mi sono dedicato a trail brevi e medi fino a realizzare la tripletta del 2014 che, grazie alla partecipazione alla CCC, all’Ultratrail del Lago d’Orta, e al Trail del Cinghiale mi consentirà di prendere parte alla gara di trail più prestigiosa al mondo: l’Ultratrail du Mont Blanc.

La mia esperienza di allenatore l’ho fatta nel gruppo della Polisportiva Europa seguendo atleti su distanze dai 400 m alla maratona. Attualmente alleno Filippo Lo Piccolo capace di correre la maratona in 2h19’.

Come organizzatore ho iniziato nel 1995 con la Pig Valley Race, cronoscalata della valle del porco per poi dedicarmi tra il serio e il faceto, a Un Sorso e Via gara enopodistica con rifornimento obbligatorio, e a collaborazioni con Vivicittà, Palermo d’inverno, Maratona di Palermo, la finale oro dei campionati italiano di atletica e tante altre manifestazioni minori. Non mi sono però mai limitato a organizzare manifestazioni sportive senza dare un risvolto sociale, inserendo sempre un tema legato alla solidarietà o alla divulgazione di valori o alla affermazione di diritti. Lo sport ha grandi potenzialità in questo senso, riesce a veicolare messaggi di grande spessore con la leggerezza del gioco, chi si limita a fare solo sport perde un’occasione importante.

Nella foto: Aldo Siragusa, in veste di roganizzatore, in occasione del Cofano Trail, lo scorso 8 febbraio 2015 (foto di Maurizio Crispi)

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commenti

M
Per completezza ricordo che tempo addietro venne pubblicata su questo magazine una lunga intervista con Filippo Castiglia, di cui di seguito riporto il link.

http://www.ultramaratonemaratonedintorni.com/article-lo-sviluppo-del-trail-running-in-sicilia-tra-agonismo-sostenibilita-ambientale-e-valorizzazione-del-97945156.html

Utile da leggere perchè colma alcune delle lacune riscontrate dallo stesso Filippo Castiglia nell'intervista con Aldo Siragusa.
Rispondi
A
Ritengo che questi ultimi due interventi di Filippo e Maurizio dicano tutto. Non esiste intervista che riesca ad essere esaustiva e, per forza di cose, non ci riesce neanche questa. Dal canto mio, non ho mai mancato di ringraziare pubblicamente e in privato tutti coloro i quali danno un contributo fondamentale per la crescita del Circuito Ecotrail Sicilia, questa volta non l'ho fatto perché il focus era altrove.
Scusate se per una volta mi sono messo a centro dell'attenzione, ma sentivo la necessità di creare un waypoint in questo sentiero che percorro spinto principalmente da una grande passione per la natura e per lo sport.
F
Interessante intervista ad uno dei protagonisti degli eventi trail in Sicilia.
Ma dall'intervista mi sembra sfugga l'aspetto corale ha determinato l'organizzazione il movimento trail in Sicilia.
Mi riferisco alle molte persone, associazioni e/o privati, che hanno speso conoscenze, competenze e contatti per le mille necessità di un movimento nascente.
Le istituzioni e i loro rappresentanti e dipendenti spesso sono andati oltre i loro compiti (e finalità) istituzionali nel suggerire e segnalare tracciati, alternative, assistenza in gara ed in preparazione.
la grande azione di apripista di tutti quelli che hanno iniziato a praticare il trail ed hanno contribuito ad invogliare gli altri, a portarli in montagna, ad insegnargli un po' di quel che sapevano.
E poi altra grande cassa di risonanza sono stati i social network ed in particolare di chi cura spazi organizzati con le foto delle gare senza le quali i ricordi sarebbero difficili da condividere.
Rispondi
M
Sì, é vero: nell'intervista manca quest'aspetto. Ma tale lacuna è da addebitare esclusivamente all'intervistatore che ha inteso centrare l'attenzione su Aldo Siragusa (e SportAction) nel processo giustamente corale ce ha portato al formarsi e al consolidarsi del Movimento Trail Siciliano, con tutti i suoi diversi attori, istituzionali e non, ciascuno dei quali ha avuto il suo ruolo determinante.
L'intervista è uno strumento che è utile a focalizzare alcuni aspetti soltanto di un discorso più ampio e, di necessità, per stare dentro il tema che ci si dà, occorre seguire un filo ed operare delle cesure, lasciando dei sottintesi e dei non detti.
Del resto è risaputo il ruolo fondamentale che hanno avuto Il Demanio forestale della regione Sicila e i diversi Enti parchi nello sviluppo del Trail siciliano, sin dai suoi primi esordi: senza il loro fattivo contributo (nel suggerire e tracciare sentieri, nel settoporli a manutenzione nel pre-gara) tante cose non sarebbero state realizzate.
Tempo addietro questo magazine ha pubblicato un'intervista c+proprio con te su questi temi, se non ricordi male.
G
Bellissima intervista ad un uomo che rimarrà nella storia per aver creato il movimento del trail nella nostra meravigliosa terra. Grazie a lui da tre anni sto conoscendo dei posti che lontanamente immaginavo l'esistenza. Grazie Aldo
Rispondi

Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

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Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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