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7 maggio 2018 1 07 /05 /maggio /2018 09:15
Biagio D'Angelo, Non ci resta che correre. Una storia d'amore e di resistenza, Rizzoli, 2017

Biagio D'Angelo nel suo primo libro Non ci resta che correre. Una storia d'amore e di resistenza (Rizzoli Editore, 2017) è riuscito a raccontare egregiamente e senza retorica quello che può essere il viaggio dentro il pianeta della corsa di lunga durata, a partire da un primo aprroccio casuale e da spettatore, quando si ritrovò da turista a osservare dall'esterno i tantissimi corridori che sfilano per le strade della grande Mela, in occasione dell'appuntamento annuale con la Maratona più celebre del mondo. Del tutto casualmente, dopo quell'esperienza, Biagio prende a correre e inizia un lungo viaggio che lo porterà a correre la sua prima maratona, a Venezia.

Come sanno tutti quelli che si sono sperimentati in questo campo, di un vero e proprio viaggio si tratta: tra passaggi da luoghi dove non si sarebbe mai andati senza la scusa della corsa e incontri con tantissime persone, praticanti e non, che hanno da raccontare delle storie. Come sottolinea Kagge, nel suo libro sul camminare, anche la corsa specie quella lenta (non quella dei top runner, per intenderci) è una corsa che porta verso se stessi, che spinge a pensare e a riflettere, ad elaborare un pensiero creativo, ad osservare il mondo con freschezza e a incontrare gli altri, a raccontare le proprie storie e ad ascoltare quelle di altre. Il libro di Biagio è così tante cose assieme: viaggio, avventura, introspezione, scoperta di luoghi e di persone. E, intanto, con il passare dei capitoli, Biagio accumula sempre più chilometri corsi, comincia a sperimentarsi sul terreno delle non competitive e non, sino alla sua prima Mezza maratona e oltre.

E, ad ogni singolo  step di questo percorso, egli si ritrova a scoprire, con meraviglia, mondi sempre nuovi, mondi di cui avrebbe continuato ad ignorare l'esistenza se fosse rimasto nel chiuso di una palestra. Ed è davvero una splendida avventura quella che egli persegue successivamente nel passaggio dalla Mezza alla Maratona.
Il lettore attento si accorgerà che il libro si conclude con lo start della Maratona di Venezia che, al momento di chiusura del volume, dovrebbe rappresentare il culmine della sua esperienza podistica. Manca il racconto della Maratona di venezia: cosa avrà visto, cosa avrà sentiti, quali emozioni avrà sperimentato lungo i fatidici 42 e 195 metri, quale sarà stato il suo stato d'animo quando ha tagliato il suo primo traguardo di maratona. Tutto questo rimane in sospeso e avvolto in un silenzio che può riservarsi soltanto alle esperienze indicibili o a quelle che ti riempiono così tanto che, almeno inizialmente, debbono rimanere come una pagina non scritta del proprio diario di bordo.

E' un libro in cui chiunque abbia fatto l'esperienza della corsa amatoriale può riconoscersi: apprezzando con piacere che egli si rivolge a quelli come lui, cioè a coloro che amano la corsa lenta. Volutamente egli non si occupa della corsa agonistica dei top runner, lasciando quest'aspetto ai cronisti sportivi. Lui, come tanti, vuole essere un podista lento e come tale può divertirsi nel senso più puro del termine e sperimentare sempre cose nuove con freschezza d'animo.

Vorrei spendere alcune parole per spiegare come mi sono imbattuto in questo libro.

Edoardo Vaghetto alla 6 ore di Mondello 2017 (foto di Maurizio Crispi)

Alla 6 ore di Mondello 2017, l'8 dicembre, ho incontrato Edoardo Vaghetto uno dei personaggi della corsa di lunga durata che popolano le pagine di Non ci resta che correre a cui Biagio D'Angelo ha dedicato un intero capitolo dal titolo "La Corsa di Edoardo" (e in quell'occasione, Edoardo, ovviamente, inossidabile come sempre, benchè già a metà strada tra i 75 e gli 8o anni, partecipava).

Mi ha chiesto se avessi già letto questo libro. Io gli risposi: No, non ancora! (bluffando sul fatto che il suo passaggio dalle librerie mi fosse sfuggito)! Solitamente, seguo molto da vicino tutte le new entry editoriali in questo campo, perchè mi piace leggere e poi scrivere le recensioni per il mio magazine. 
Lui mi disse (senza menzionare il fatto che  ci fosse un capitolo a lui dedicato: un bell'esempio di modestia) che nel tuo libro si parlava anche di Enzo Cordovana e che lui intendeva portarne una copia ai familiari. Enzo ci ha lasciato dopo una breve, inattesa, malattia un paio di anni fa. Anche lui, come me psichiatra, quando - senza aver mai partecipato ad una gara podistica e senza aver mai corso - gli venne la voglia improvvisa di cimentarsi nella sfida dei 100 km, si rivolse a me per chiedermi dei consigli. Allora, in Sicilia (siamo alla fine degli anni Novanta) quelli che avevano già corso delle 100 km erano delle autentiche mosche bianche e i neofiti si ispiravano - chiedendo eventualmente guida e consigli - a quei pochi che già vi si erano sperimentati.
Io molto volentieri gli diedi le dritte necessarie: fu così che diventammo rapidamente amici e compagni di corse e di viaggi per una stagione durata diversi anni.
Tramite Enzo il Verbo delle Ultramaratone si diffuse anche ad altri del suo entourage professionale ed egli diivenne per questo motivo ispiratore anche di Edoardo: si erano conosciuti per affinità di residenza - Enzo abitava a Ficarazzi e Edoardo a Bagheria, ad un tiro di schioppo, praticamente.
Per la prima 100 km di Edoardo (il suo "battesimo") partimmo, infatti, in tre: io, Enzo (che aveva già superato con successo la fase di neofita e che mi spingeva verso altre e più impegnative imprese di ultramaratona) e l'esordiente Edoardo.
Dopo questo breve colloquio con Vaghetto, ho preso nota mentalmente del titolo del libro di Biagio D'Angelo e dì lì a poco l'ho acquistato. 
Sin dalle prime battute, ho sentito che questo libro mi avrebbe spinto a scrivere una recensione "ispirata", poichè vi ho potuto leggere il mio percorso attraverso la corsa e attraverso le mie esperienze di scrittura di cose di corsa (se penso, ad esempio, agli anni di collaborazione con podisti.net...), con un'attenzione - direi minuziosa ed empatica, alle persone e ai luoghi.
A me che già scrivevo, la corsa diede uno straordinario impulso alla scrittura, spingendomi a sperimentarmi in territori diversi dalla saggistica scientifica: non so perchè ciò accadesse. 
Dovevo scrivere di tutto: la partecipazione ad una gara di corsa (oppure il compiere un semplice allenamento) mi imponeva come sottoprodotto quasi necessario (per il compimento di un'elaborazione interiore) un intenso impegno di scrittura per raccontare la gara, la sua atmosfera, la mia esperienza, i miei stati d'animo, cosicchè ogni allenamento, ogni gara, si trasformavano in una sorta di viaggio meraviglioso.
Credo che sia proprio questa l'essenza della corsa che - se si riesce a evitare di viverla come una non-esperienza, cioè come una attività coatta (come a tanti capita: e sono tanti, forse troppi, gli amatori che la trasformano in un secondo lavoro) - possa essere un'occasione di perfetta sintesi di conoscenza del proprio corpo (inteso come psico-soma), delle proprie emozioni e di affinamento della capacità di osservazione interna ed esterna e, non ultima cosa - di slatentizzazione del senso della meraviglia (o, se vogliamo, di recupero del nostro sguardo dei bambini che fummo sulle cose).
Il libro mi è piaciuto, senza deflessioni, nel passaggio da un capitolo all'altro. Mi è piaciuta, in particolare, questa continua alternanza tra il punto di vista interiore, i bozzetti di realtà filtrati dallo sguardo dello scrittore e le narrazioni concernenti altri personaggi della corsa, accolte da Biagio con curiosità empatica.
Quando si entra nel mondo della corsa si può avere l'impressione di entrare in un pianeta a se stante, o forse meglio, in un universo, un intero macroverso che si fa microverso, attraverso la raccolta di microstorie individuale, ciascuna delle quali può acquistare delle valenze universali e può insegnare tante cose. E la stessa sensazione la si può avere se si passa dall'esperienza della Maratona a quella delle Ultra, partendo dalla 100 km per approdare alla realtà delle Ultra a tempo su circuito.
La corsa è un'occasione preziosa per stare con se stessi (forse anche per riconciliarsi con il proprio Sè interiore) e per incontrare altri, che si presentano il più delle volte a nudo, con sogni e speranze che non è possibile vedere quando si indossa la corazza protettiva della vita di tutti i giorni.

 

Biagio D'Angelo

(dal risguardo di copertina) Con il suo primo libro, Biagio D’Angelo scrive una dichiarazione d’amore coinvolgente, commovente e autoironica, che appassionerà tanto i runner di lungo corso quanto i neofiti alle prese con i primi chilometri

«Facciamo un brindisi» dice allora la Vale a voce alta. «Alla maratona.» Come altri brindano alla pace nel mondo, al futuro, all’anno nuovo, all’amore, alla bellezza o ad altre cazzate che salveranno il mondo, noi brindiamo alla maratona. È già qualcosa.

Il momento in cui ti innamori, anche se mentre lo vivi non te ne rendi conto, innesca conseguenze impreviste e irreversibili. È ciò che succede anche al protagonista di questo libro, quarantacinque anni, padre separato, quando un sabato pomeriggio di marzo mette su la prima maglietta di cotone che gli capita, un paio di vecchie scarpe e invece di andare in palestra tira dritto e comincia a correre lungo il Naviglio: due chilometri all’andata e due al ritorno. Perché sì, è della corsa che si innamora. Di quella cosa che “si fa per non impazzire”, per tornare bambini o per preparare “il viaggio più bello della vita”: la prima maratona. Ed è così che nasce questo libro che parla di running, da leggere tutto d’un fiato come un romanzo. Perché a dare il passo all’autore ci sono tanti personaggi incredibili: per esempio c’è Edoardo, che scopre la corsa a sessant’anni sotto gli sguardi irridenti dei suoi compaesani e che oggi, a settantotto, è il secondo ultramaratoneta al mondo della sua categoria; c’è Constantin, che corre in stampelle dopo l’amputazione di una gamba; c’è Mahanidhi, prototipo del corridorecercatore; c’è persino Chet Baker, che appare come una visione in un’alba nebbiosa alle porte della città. E c’è appunto Milano, la Milano del Parco Sempione e quella delle periferie, di tanti luoghi nascosti e tanti sguardi possibili solo all’occhio di chi li attraversa correndo.ù

L'autore. Biagio D'Angelo è nato a Messina e vive a Milano. Da oltre vent'anni si occupa di comunicazione, collaborando con diversi marchi nazionali e internazionali. Dal 2016 con l'agenzia K words realizza progetti di welfare aziendale. Non ci resta che correre (Rizzoli 2017) è il suo primo libro. Il suo sogno è quello di poter scrivere un giorno un romanzo: d'altra parte corsa e scrittura si coniugano perfettamente come ci ha mostrato Haruki Murakami, nel suo "L'Arte di Correre", in cui la corsa quotidiana alimenta la scrittura e viceversa in un circolo in cui è difficile poter dire cosa abbia originato cosa.

... la corsa su lunghe distanze mi ha insegnato la disciplina e la pazienza necessarie per scrivere. Si tratta di una cosa che ho sempre fatto, anche per lavoro (ho un'agenzia di comunicazione), ma da lettore accanito ho sempre sognato un giorno di poter raccontare qualcosa attraverso delle storie.
La corsa è stata per me un viatico sorprendente per iniziare. E anche adesso, che sono impegnato a scrivere un nuovo libro, che non parla di corsa, un romanzo vero e proprio, è proprio grazie a quel poco che ho imparato nelle corse su lunghe distanze (quella cura nell'essere presenti a se stessi, di cui mi parli, nel sapere che l'unico modo per procedere è mettere un passo avanti all'altro, trovando il proprio ritmo, come si fa con le parole, con calma e tenacia) che piano piano, giorno dopo giorno, pagina dopo pagina, sto portando avanti anche questa piccola impresa.

Biagio D'Angelo, in risposta ad una mia mail

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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