Anche l'azzurra di ultramaratona Maria Ilaria Fossati (Road Runners Club Milano) che ha rappresentato l'Italia al Mondiale ed Europe 100 km su strada 2012 (a Seregno, lo scorso 22 aprile) ha preso parte a questa "mitica" 100 km del Passatore del Quarantennale. Non ha potuto esimersi, perchè è una runner generosa che non si risparmia mai e onora le gare a cui riconosce fascino e appeal, ma anche - sotto sotto - perchè era valevole come Campionato Italiano Assoluti e Master 100 km su strada 2012.
E p0i, visto il suo crescente interesse per le gare di 24 ore, cosa è mai correre due 100 km a poco più di un mese una dall'altra?
Maria Ilaria Fossati 4^ nella classifica generale femminile, è salita sul podio del Campionato Italiano FIDAL.
Ecco il suo racconto - la cui fonte è il sito web del Road Runners Club Milano - arricchito da inattese aperture contemplative che fanno parte del bagaglio interiore di chi ha anche sperimentato il trail di lunga durata, come appunto ha fatto la nostra Ilaria, runner totipotente e versatile.
(Maria Ilaria Fossati) E' davvero difficile non cadere nella retorica, ma finire un Passatore non è come finire una 100 km qualsiasi!
Pensavo che tutta la magia e la fama di questo evento cresciuto con rapidità esponenziale fosse un po' montata, come un fuoco che si auto-alimenta: mi sono avvicinata solo per curiosità, con rispetto, ma soprattutto per affetto. Da anni i nomi di quei paesi ritornavano nei nostri discorsi... ed io non avevo mai visto quei luoghi!
Quest'anno poi c'eravate tutti... tutti voi amici del mio piccolo mondo. Era l'anno giusto, l'occasione migliore per dire: io c'ero!
Non avevo nessuna ambizione particolare dal punto di vista sportivo: non potevo permettermelo in questo momento, a poche settimane dal Mondiale 100 km ed in vista di una lunga e nuova preparazione per la 24 ore.
Avevo un solo obiettivo: sperimentare una diversa alimentazione in gara, più ricca ancora di glucosio. Ciò comportava dei rischi ed era l'unica occasione in cui poterlo fare, senza impegni né pressioni.
Provvidenziale sarebbe stato in questo una coppia di amici che si è offerta di seguirmi per assistenza: sono diventati la stella cometa di un sogno.. ma ancora non potevo saperlo.
Firenze è calda, assolata, io sono tesissima. In partenza l'abbraccio sincero con le Ladies Road all'esordio sulla distanza: le loro parole mi riempiono gli occhi di lacrime. Non posso deluderle, dopo quello che mi han detto!
Qui scatta la molla, la scintilla che accende il motore e trasforma una settimana difficile, una sensazione di debolezza diffusa in una gara bellissima: non per il risultato, ma perché vissuta con passione in ogni metro.
Si parte, veloci, decise: sono con Elena Simsig, la compagna di Nazionale con cui ho condiviso l'emozionante arrivo a Seregno. Penso sia lei a dettare il ritmo, non lo dico a me stessa ma faccio fatica a starle dietro. Ma decido di non mollare... così mi scaldo e vado...
Se devo essere sincera non ricordo mai molto delle gare, dei nomi, del chilometraggio: corro e basta!
Ma realizzo di andare bene e di stare bene, una sensazione che viene dalla pancia, dal profondo. Sono serena e sembra venire tutto facile, il pubblico mi gasa.. non parliamo dell'effetto doping della curva Road con tanto di trombe da stadio: devo rallentare, mantenendo un minimo di coscienza vigile.
Prima della salita alla Colla perdo Elena che ritarda e mi dispiace moltissimo, avremmo fatto una grande gara: il mix tra complicità e rivalità che aiuta. Da quel momento sarò sempre sola a correre e condurre la mia gara, senza riferimenti di ritmo e posizione.
Mi stupisco della facilità con cui affronto la salita della Colla, non è da me, mi sento completamente pazza... mantengo solo la lucidità per non perdere di vista l'obiettivo della mia prova: la nutrizione.
Tutto il resto da quel momento sarà irrazionale, sarà passione.
Saranno le tinte calde di un tramonto bellissimo scollinati in cima al Passo della Colla, ed il ritornello che sempre mi frulla in testa nelle gare lunghe: "Magnificat".. la preghiera del Vespero, quando l'aria è densa, il momento dell'allenamento che sogno tutto il giorno in ufficio, una parola densa di significati religiosi e non solo.
Nei momenti di crisi o di leggerezza penso molto spesso a queste parole: "L'anima mia Magnifica il Signore".. ma tutto, la corsa, i sorrisi, la festa, la fatica, tutto può essere un modo per onorare la vita ed il Cielo.
Magnificat... e si scende, avverto freddo, ma il sole è ancora caldo. Mi trattengo un po', è inutile disfarsi le gambe oggi, non ha senso. Voglio godermi questa gara, fino alla fine.
L'aria del tramonto è densa, frizzante, la vallata incantevole, i miei passi sicuri.
Sarà passione... saranno i bambini che chiedono il "cinque" ed io col dito rotto (che male tutte le volte... ma perché non erano mai a sinistra con la mano sana??), saranno gli abitanti dei paesi che mi salutano, saranno le strade che qualcuno ha già percorso per 30 e più edizioni.
Mi sento parte della gara, della montagna ed è una sensazione bellissima. Mi devo ricredere: questa gara è magica, spietata, durissima ma comunica delle emozioni fortissime. Provo una sensazione profonda come quando al trail del Lago di Como si passa nelle trincee della linea Maginot. In modi diversi, ma si corre nella storia.
Il sole tramonta ed ho una sensazione bellissima da assaporare: la crisi non arriva! Solo un calo, che mi permette però di correre tranquillamente negli ultimi 30km. Mai un dubbio, mai un passo camminando, non ne sento il bisogno. Non è arrivato quel crollo verticale che ho avvertito nelle altre 100km: l'esperimento forse è riuscito!
Tutto scorre dietro di me: le lucciole nei campi, unica compagnia nella notte solitaria, il silenzio, il pericolo della macchine e delle bici che sfrecciano. Amo correre al buio e quando posso non accendo nemmeno la lampada. Solo i miei passi nel buio.
Correre completamente da sola non è facile, mi gusto ogni contatto umano, ogni voce lungo il percorso, ogni passaggio. L'emozione cresce, diventa insostenibile... il passo si fa più veloce, sicuro. Non so dove si trovino le forze ma è come se partisse una musica che ami: devi per forza alzarti e ballare!
Devo ringraziare un gruppo di volontari dell'organizzazione, in bicicletta, che mi ha accompagnato negli ultimi 8 km, molto bui e pericolosi.prima due, discreti, poi via via il gruppo è cresciuto ed è stata festa!
Km 95, 96, 97 e un gruppo di Romagnoli chiassosi che parlano di Sangiovese e piadine all'"Ilaria di Milano, c'è scritto sulla maglia"
E suonano i campanelli delle bici, perché "la prima donna ha la moto, tu hai noi"...
Mi fanno commuovere perché non ho mai avuto mai tanta attenzione, mi fanno sentire unica e vera. Un corteo festoso solo per me.. E fanno da colonna sonora alla mia tensione che non controllo più, non conto i km, non vedo il rettilineo, non ricordo nulla, nemmeno la fatica. Solo che sono felice. Magnificat!
E' un crescendo, non trattengo più le gambe. Non volo solo perché non ho ancora le ali e mi lasciano lì, a 100mt dall'arrivo, stringo una mano a caso per ringraziarli tutti: la passerella azzurra e quella piccola porta bianca di legno che tutti sognano.
E' il mio momento, quell'attimo di eterno a cui tutti hanno diritto. Passatore 2012, la mia prima volta.
Quarta, sotto le 9 ore come desideravo, tutto perfetto.
Poi gli abbracci con gli amici, l'intervista, il freddo che tremo e batto i denti, le ore passate nella notte ad aspettare gli amici, abbracciarli ad uno ad uno perché il momento più bello è sacro per tutti e ad ogni arrivo mi emoziono come fosse il mio. Loredana, bravissima, che non si regge in piedi ma siamo emozionatissime entrambe; Fabio che scoppia in lacrime, Ciro, Rossella, Ilaria, gli amici del parco Lambro. Ci sono tutti! anche Luciano, che si apre nel sorriso più grande che gli abbia mai visto fare. Il "SUO" Passatore, dopo 30 anni di traguardi in piazza del Popolo a Faenza: gli ho rubato la scena per una sera.
Ma in questa gara c'è spazio per tutti, per cadere e rialzarsi. E andare avanti, senza dubitare mai.
Non regala nulla ma ha davvero una magia speciale. Mi riporto a casa quella preghiera, quel ritornello che mi accompagnerà in tante altre gare, magari non sempre con la stessa serenità, ma questa volta la passione è stata troppo forte e dovevo raccontarvela.
Grazie a chi c'era, a chi mi ha aiutato, a chi mi ha sorriso lungo il percorso, a chi mi ha descritto ogni fiore del Passatore.
Meraviglioso. Ma sono solo chiacchiere, si deve solo provare. E tutti possono farlo!
Magnificat...
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