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25 luglio 2011 1 25 /07 /luglio /2011 10:27

Andrea-Boni-Sforza.JPGAndrea Boni Sforzi ha partecipato alla prima edizione della 100 km di Asolo (in verità, un'edizione zero) che senza timore di smentita si può definire una 100 km "estrema", visto che i runner seguendo un profilo altimetrico un poo' sovrapponibile a quello del passatore, devono inerpircarsi sino alla cima del Monte Grappa, per poi ridiscendere etrottare sino al traguardo finale, in una seconda metà del percorso che - per fortuna - non presenta soverchie difficoltà: e, se le difficoltà ci sono, impallidiscono di fronte all'enorme impegno richiesto per l'ascesa sul Monte Grappa. Andrea Boni Sforza, considerando le difficoltà del tracciato ha conseguito un ottimo risultato (12h43'34").

Ecco la seconda parte del suo racconto che prende le mosse dal momento dello "scollinamento"...un racconta nel quale si evidenziano tanti elementi diversi a partire dalla fondamentale solitudini dell'ultrarunner la cui impresa è fatta di fugaci incontri e poi ore di dura fatica da solo a confrontarsi con momenti sublimi ma anche con momenti di crisi abissale. E, nello stesso tempo, il compagnonnage e la solidarietà tra amici, il preoccuparsi della sorte degli altri e l'attesa di quelli che seguono al traguardo o a pochi chilometri dalla fine per l'incitamento che può essere fondamentale a riversare un ultimo guizzo di energia nelle gambe stanche. 

Dal racconto di Andrea Boni Sforzi si evince un grande elogio per la dimensione organizzativa (orchestrata da Nicola Andreose, grandissimo runner e fondista) di questa gara che sicuramente - correggendo in senso migliorativo alcuni aspetti - nei prossimi anni farà certamente parlare di sè.

(Andrea Boni Sforza)  Sono le 21,30 passate, e sono in cima al Monte Grappa. Buio, sembra ci sia pure la nebbia… e freschino, ci saranno 12-14°C, forse. Però 48 km sono alle spalle, i più duri. Metà gara.

Su al rifugio c’è gente, un bel ristoro, cerco subito la sacca coi ricambi, entro in una camionetta e mi tolgo i vestiti bagnati. Devo togliere e ri-spillare di nuovo il pettorale, pirla, un altro minuto buttato. Mi metto il giubbettino giallo, la luce lampeggiante, vestiti asciutti, maniche lunghe.

Le gambe stanno bene, non sono tanto stanco per aver già fatto così tanta strada. Vado a mangiare qualcosa, è ora di far benzina. Un piatto di pasta, c’è il ragù – bleahh – chiedo se ce l’hanno senza, no, non ce l’hanno, ragù o niente. La signora addetta mi dice: “Sono proteine!”. No comment! Hanno anche il riso freddo, naturalmente con “spezzatino” di cotto e wurstel… non è giornata per il vegetariano che c’è in me [NdR: sempre il solito tormentone. Non si tiene mai conto della variegatura delle preferenze alimentare... Quasi fosse scontato che tutti debbano mangiare la stessa cosa...]

Pazienza, tolleranza. Bevo. Mangio un altro piatto di pasta. Anzi due, che è meglio di uno, faccio il pieno. Mi rilasso un po’ le gambe, chiacchiero. Ci sono i due ragazzi veneti alla loro prima 100km, li vedo bene. Per me una bella sosta, poco più di 15’, inutile fare le cose di fretta. Saluto e riparto.

C’è talmente buio che mi devo far dire dov’è la strada, non la trovo, vago per un minuto attorno al rifugio, poi finalmente inizio a scendere. Ora inizio a correre. No, c’è qualcosa che non va. Freddo, le ossa bloccate. Brutto momento. Brutto, brutto. Cammino e riprovo. Mamma mia che brutto! Non ho il controllo del mio corpo, non riesco a rimettermi in moto… c’è freddo, ma non così tanto. Cosa succede? Mi sento bloccato. Un minuto terribile, per un attimo penso di tornar su al rifugio e fermarmi un po’… No dai, ce la faccio. Il sangue torna a circolare, riparto piano…

Ricomincio a correre, pianino, ma riparto. Sono in strada, scendo.

Non sono a posto, mi tolgo e mi rimetto il giubbetto, non ho abbastanza freddo per tenerlo, non sto abbastanza bene per stare senza… Ci si vede poco o nulla. Una macchina si ferma, una signora mi vede e mi chiede: “Dove si va ?”… Non so cosa risponderle, faccio già fatica a trovare la mia strada, le dico :”Non lo so, giù di quà, su di là…”, sembra uno scioglilingua.

La luce lampeggiante sul braccio sinistro non mi piace, la metto sul destro ma… ecco, si spegne. Schiaccio, niente da fare, è andata. Non si riaccenderà più. Rimango al buio… Pirla. Avrei dovuto provarla ieri.

Non mi vede nessuno, solo se tengo il giubbettino giallo le macchine mi illuminano, ma non c’è altro che faccia luce sul mio corpo. Bravo pirla. Però non ho problemi a vedere la strada, dopo un km di discesa, c’è la luna che illumina il monte, il più è mettersi a lato quando arriva una macchina.

Passano ciclisti, uno ogni tanto, come alla Nove Colli di notte, appassionati che salgono e scendono dal Grappa al sabato notte, armati di luci e colori… Quando passano mi fanno i complimenti, ed io li faccio a loro, perché la salita è lunga e durissima. Si scende dal versante della strada provinciale, quella che porterà a Romano d’Ezzelino, tra 25 km, questa strada è la “classica” dei ciclisti di questa zona.

Resto solo, a lungo. Su tutto il percorso ci saranno 100 podisti, dal primo all’ultimo, non certo 1500 come al Passatore, difficile trovarsi con gli altri…

Buio, silenzio. Campanacci che suonano, sono le mucche al pascolo… Suggestivo. Quando arriva una macchina la si sente già da mezzo chilometro … Passa un ciclista, vede che sono senza luce, mi rimprovera, mi urla: “La luce!”. Ed io: “Mi ha lasciato!”

Schiaccio il Garmin per vedere se mi ha lasciato pure lui… No, è vivo. km 54 in 7h28’, adesso sto correndo con continuità, leggero, sto meglio, Sono dentro la corsa, presente con la mente ed il corpo, adesso recupero i minuti “persi” sul Grappa. La gara si è rivelata molto ma molto più dura del previsto, non avevo messo in conto una salita così dura e neppure i due colli all’inizio, penso che impiegherò più di 13 ore, ma va bene così.

Sento arrivare passi da dietro, sono i due ragazzi veneti. Mi prendono, stanno scendendo bene, forse troppo forte. Dico loro di rallentare, se non vogliono “bloccarsi” a fine discesa… Vanno ai 5-5’10”/km, sto con loro 2-3km, ma poi rallento, devo stare leggero, inutile fare la loro corsa, devo fare la mia. Ma ci rivedremo…

Troviamo Antonio Mazzeo, lo saluto, è un po’ preoccupato perché col buio non vede niente ed ha paura di perdersi. I due ragazzi vanno, io resto con lui… Due parole con questo grandissimo, qualche km al suo fianco valgono più di una 100km percorsa da solo. Se penso a quello che fa quest’uomo…. se avessi solo la metà della sua forza d’animo, potrei andare in capo al mondo.

Antonio ha un passettino breve ma costante, quasi una marcia, ma non si ferma mai, va piano, ma va sano e lontano, in salita ha guadagnato, ma in discesa è penalizzato; io al contrario ho un passo lungo, ma ho fatto parecchie soste nelle prime 7 ore, adesso recupero. Dopo alcuni chilometri di falsopiano insieme a lui, lo lascio, poco dopo il cartello del 65° km, che Antonio mi dice di aver visto, è contento, perché non trovava i segnali chilometrici ed era preoccupato…

È mezzanotte, nove ore di gara. Riprendo i due ragazzi veneti ad un ristoro. Stanno bene, ripartono subito, io mi fermo alcuni minuti a rimettere in sesto le gambe, ora si affrontano gli ultimi 10km di discesa dopo alcuni km di falsopiano. Mi rifocillo, ho ancora fame, zuccheri, mi risciacquo il sudore vecchio, mi rinfresco. Reset.

Le signore al ristoro sono gentilissime, come su tutto il percorso lo sono stati tutti i volontari. L’organizzazione ha messo in moto interi paesi, sembra di essere al Passatore, ma la gente è molto più gentile, quando arrivi ai ristori ti applaudono come se fossi un campione… è bellissimo.

Bevo un caffè bollente. Ancora zuccheri. Me ne faccio dare un altro. Riparto.

La strada torna a scendere. Corro, ma ogni tanto respiro. Fino al 75°km sarà discesa, devo gestire le energie per presentarmi a posto quando la strada spianerà. Gli ultimi 5 km vanno giù bene. Recupero un po’ sulla media. Dopo il 70° km riprendo i due ragazzi. Sto con loro: per un po’ penso di continuare la corsa fino in fondo in loro compagnia, conoscono la strada sino all’arrivo, io no, non voglio perdermi.

Ma poi capisco che non è buona idea, in una 100 km è impossibile tenere lo stesso ritmo di corsa, passo e soste degli altri. Infatti, a fine discesa, li stacco.

Eccoci al km 75, tempo 9h59’… Ci siamo, 10 ore di corsa.  Romano d’Ezzelino. Siamo tornati in “pianura”, dopo 2 ore di discesa. Vediamo come stanno le gambe. Bene, cammino un po’ per rilassarmi, sciolgo. I due ragazzi mi ripassano e vanno via, loro continuano a correre, lasciandomi indietro. Riparto, prudente, cercando respirazione e “ritmo” da pianura per i km a venire. Ora serve testa.

Sento un po’ di fastidio agli addominali, gli obliqui. Già, è da un paio di mesi che ho smesso di farli in palestra, ormai ci vado solo a fare stretching. Infatti, oggi pago le conseguenze di questa trascuratezza, qualche mese fa erano più forti. Pirla.

Siamo a Borso del Grappa. Al ristoro riprendo un attimo i due ragazzi, ma mi fermo un paio di minuti a bere e mangiare. Adesso la strada riprende leggermente a salire, e continuerà così per 7-8 km, fino al km.85 di Castelcucco, credo. Loro ripartono subito anche stavolta, mentre io vado prudente alternando passo a corsetta, inutile spendere energie adesso.

È uno stradone lungo, quello che sto facendo, non riesco a correre perché sale… Ma vado di passo veloce, tranquillo, aspetto che il percorso mi dia più soddisfazione. Suona il cellulare… Chi sarà? Penso ad Enea, speriamo di no. È un numero sconosciuto. Rispondo, è il Maranga, al secolo Emanuel Marrangone, è insieme a Massimiliano Naummi: sono due ragazzi di Parma, anzi di Felegara.

Emanuel è uno che va forte, Max ha il mio passo, ma quest’anno hanno affrontato la loro prima maratona, seguono le mie lunghissime con interesse e soprattutto FANNO IL TIFO PER ME e sono due amici. È per questo che mi hanno chiamato, per fare il tifo… Gli dico che sono all’80°km e tra un po’ arrivo, provo a dire loro che sto correndo, ma non sono credibile, la voce è troppo ferma, sto camminando. Mi incitano, grazie ragazzi.

La salita continua. Supero l’ultimo check-point, quello delle 14 ore, credo intorno al km 82, mi dicono che tra un po’ la strada scenderà. Proseguo, ma vedo che ancora non molla. Ma non mollo neanch’io. Supero un paesino, forse Paderno del Grappa: ormai si inizierà a scendere, lo sento. Buio, 20°C, non c’è freddo, qualche macchina sul percorso, non troppe.

Km 85, siamo a 11h22’, faccio un po' di conti: credo che impiegherò 13h-13h20’. Mi chiedo se sia il caso di “tirare” un po’ per stare sotto le 13 ore, mi rispondo che NO, non se ne parla proprio. Voglio arrivare con le gambe a posto, questo è solo un “lunghissimo”, i miei obiettivi sono più lontani. Voglio star bene nei prossimi giorni. Avanzo tranquillo, ogni tanto corricchio, negli ultimi 10km avrò superato 4-5 podisti, ormai ognuno è solo.

Ed ecco che si scende. Corro, tranquillo. Ristoro del km.88, un tizio solitario mi accoglie e mi offre caffè e tutto ciò che si possa desiderare. Gentilissimo, mi chiede notizie sulla corsa, chiacchieriamo un paio di minuti. Gli dico che sto bene, mancano 12 km, non avrò problemi, e poi adesso spiana. Mi dice: “No, ne mancano 8. Adesso andate verso Asolo, risalite in paese nella piazzetta, e poi scendete all’arrivo a Casella”.

Non fa una piega, 100 metri prima avevo visto un cartello “Asolo 5”: se poi la strada è quella, all’arrivo non possono esserci più di 8-9 km. Anche se sapere di dover affrontare un’altra salita… Vabbè.

Saluto, riparto. Corricchio. Sto attento alle frecce per terra, non voglio sbagliare percorso proprio adesso. Sono ai piedi di Asolo: ecco, ad una rotondina si gira a sinistra, è la salita finale in paese, dal 91° al 93°km.

Sono contento di come è andata la gara, soprattutto negli ultimi chilometri, in cui stavo viaggiando ai 6’-7’/km; certo, ora ricomincio a camminare, la salita è dura, ma arrivare al 90°km così mi sta bene.

Ultimo sforzo, ecco, sto tornando al luogo della partenza, più di 12 ore dopo. Erano le 3 del pomeriggio, adesso sono le 3.00 di notte e ci ritorno. Ecco la piazzetta, c’è gente, il ristoro… Ecco un podista che beve, si volta, è Bruno!! Proprio lui, Bruno Nicolussi! Sono sorpreso di trovarlo qui, lo credevo avanti di almeno mezz’ora’, infatti mi dice che ha sbagliato strada, deve aver fatto 3-4 km in più ed è tornato indietro sul percorso… E' dispiaciuto, sta bene, ma è proprio rammaricato. Mi dispiace per lui, glielo dico.

Ripartiamo insieme, ancora mezzo km in falsopiano e poi si scenderà, io però non voglio correrli questi 500 metri, non voglio forzare, dico a Bruno di andare da solo se vuole. Ci pensa un attimo e poi va, è giusto così, sta bene.

Scendiamo, adesso inizio a correre anch’io, Bruno me lo tengo davanti a 50 metri, ha la luce davanti e dietro ed è un bel riferimento. Sarà così fino all’arrivo.

Entriamo a Casella d’Asolo, fine discesa. Superiamo il km.95. Penso che però, se non ci fanno fare un circuito o un taboga in paese, tra un km siamo davvero all’arrivo, e quel tizio al ristoro aveva ragione… Poco dopo, vedo un signore ad un incrocio, mi applaude, mi dice “750 metri a destra c’è l’arrivo”.

Vabbè, mi sarebbe piaciuto farli tutti e 100 km, ma mi accontento di finirla così.

Ecco, ci sono. Ultimo incrocio, si gira a destra, vedo i tendoni e l’arrivo, mancheranno 100 metri. C’è Bruno che sta arrivando al gonfiabile Diadora, al buio, niente tabellone cronometrico, niente giudici, niente persone, solo 3-4 addetti ai lavori. Una ragazza segna il mio numero ed il tempo (a minuti, con l’orologio) su un foglio, una signora consegna le medaglie, un tizio guarda e applaude. È l’arrivo.

Finita. 12h43’34”, sono 96km totali al mio Garmin, lo faccio notare alle persone all’arrivo, come se mi avessero privato di qualcosa. Ma di questo non importa niente a nessuno. È finita.

Un percorso durissimo. Almeno 2000-2200mt di dislivello, ma è il salitone del Monte Grappa che mi è rimasto dentro. Mi mettono la medaglia al collo, sono contento di esserci arrivato in fondo.

Chissà dov’è Enea. Si fosse ritirato, mi avrebbe forse chiamato, e sarebbe stato qui… Immagino che sia ancora in ballo. Bene, lo chiamo sul cellulare. Suona. Suona. Quindi il cellulare è vivo. Lo sarà anche Enea??  Suona ancora. Dopo una decina di squilli, finalmente risponde: “Pronti!!”. Ed io: “Enea! Sei vivo ? Dimmi che stai correndo…   E lui: “Ma certo! Sono al 78°km!” Lo sento vitale, gli dico: “Vai Enea! Forza! E’ finita!”.

Mi ricordo che, quando feci l’assistenza alla Nove Colli, al seguito di Ciro Di Palma, ogni tanto il suo allenatore chiamava sul mio cellulare, per sapere come andavano le cose. Quando ormai era l’alba, e iniziavano a mancare “solo” 50 km alla fine, Enzo mi pregava di dire a Ciro “Forza, è finita!” e ancora dirgli “Forza, è finita!” E scandiva queste poche parole dando loro il vero significato che hanno. “Forza! È Finita.”, una frase che non dimenticherò mai.

Penso che Enea ci metterà almeno altre tre ore, ma arriverà. Vado a recuperare la borsa e mi avvio alla macchina, poi torno a farmi una bella doccia e mi riposo un po’. Fuori dalle docce ci sono due ragazzi bergamaschi che conobbi alla Nove Colli, due autentici scalatori… Avranno finito la corsa un’ora prima di me, non sono veloci, ma sono infiniti. Ci salutiamo, due chiacchiere, anche se quando parlano devo sempre far ripetere 2-3 volte perché NON capisco mai cosa dicono…

Mangiamo un piatto di pasta: c’è Bruno, i due ragazzi veneti, contentissimi ma stanchi, faccio loro i complimenti. Uno dei due si chiama Ivan, l’altro Tiziano, credo.

Mi rilasso, torno in macchina e dormicchio un po’ mentre si fa giorno. Faccio i conti, ormai Enea dovrebbe essere su in piazza ad Asolo. Verso le 6 riparto con la macchina e decido di tornare su ad Asolo, a salutarlo…

Infatti lo trovo proprio lì, al ristoro in piazzetta. Affaticatissimo, ma vivo. Distrutto, ma in piedi. Gli dico che “mancano solo 4 km”. Mi guarda con gli occhi fuori dalle orbite e dice “ANCORA 4km?!?. Vuoi farmi morire?!?!”. Capisco che sta bene. Gli prendo la giacca a vento e la pila, ormai non gli servono più, e lo lascio andare verso l’arrivo. Vedo che ricomincia a correre. Ottimo segnale. Torno giù.

Mentre aspetto al traguardo, ci sono le solite 3-4 persone, alle quali si è aggiunto un ragazzo con un bel fisico, che sembra il padrone di casa. Lo è, è Nicola Andreose, l’organizzatore. Lo saluto, faccio due chiacchiere, anche qualcosa in più. Nicola è un grandissimo runner, un autentico fondista. Gli faccio i complimenti per lo spiegamento di forze e volontari sul percorso. Sono contento di aver messo il mio nome nella sua 100 km, che io però chiamerei la “100 km del Monte Grappa”. Una corsa davvero epica…

Ormai ci siamo. Non sono neppure le 7.00, quando Enea prende la via del traguardo, gli ultimi 100 metri. Eccolo che arriva, 15h57’, neanche male per un esordiente. Alza le braccia, per lui un trionfo. E la sua foto all’arrivo gliela faccio io. E’ finita.

Enea è contentissimo. Dice che ha fatto tanta fatica in discesa, ma dal 70°km è ripartito alla grande! Ha tribolato coi cancelli cronometrici, è arrivato al check-point delle 6 ore, quello del “salto della capra”, in 5h59’, e quando è stato lì gli hanno detto che tanto lasciavano passare tutti… ed allora se l’è presa comoda, ed al rifugio, al cancello delle 8 ore, è passato tardissimo, e c’era un freddo boia!

È un fume in piena. Tiene la medaglia addosso, non se la toglie più. Bravo Enea, è finita.

 

NDR: Franco Catellan ha vinto la 1° edizione della “Asolo 100km” col tempo di 9h26’, davanti ad Andrea Zambon (9h27’) ed a Tiziano Marchesi (9h54’), che è arrivato con lo stesso tempo della 1° donna, Barbara Galimberti. Fabio Busetti ha impiegato 9h59’, classificandosi 6°. Monica Baldi è arrivata al 14° posto assoluto, 2° tra le donne col tempo di 11h15’, sembra che abbia sbagliato strada anche lei. Tiziano Marangon e Ivan De Pieri (i due veneti), si sono classificati rispettivamente al 24° e 25° posto col tempo di 12h36’. Bruno Nicolussi 28° in 12h43’. Andrea Boni Sforza 29° in 12h44’. Antonio Mazzeo 43° in 13h27’. Enea Righi 73° in 15h57’. Arrivati al traguardo: 85.

All’anno prossimo!

 

Vedi anche

100 km di Asolo (edizione zero). Il racconto di Andrea Boni Sforza. Prima parte: sino alla vetta del Monte Grappa...

 

100 km di Asolo (edizione zero). Vincono Franco Cattelan e Barbara Galimberti

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  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

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Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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