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9 aprile 2013 2 09 /04 /aprile /2013 07:04

6 ore di San Giuseppe (2^ ed.). Il racconto di Elena Cifali: Il 23 marzo 2013 si è svolta la 2^ edizione della 6 ore di San Giuseppe, a Putignano (Puglia), promossa con efficienza dalla storica ASD Amatori Putignano. Oltre 200 i partenti, in una gara che ha fatto da richiamo esclusivo, visto che gli organizzatori per propria scelta hanno deciso di non introdurre, come solitamente fanno gli organizzatori di altre 6 ore su strada, la distanza della Maratona, con classifica ed iscrizioni separate.
La catanese Elena Cifali (ormai nota, tra i frequentatori di Facebook appassionati di podismo, come SuperElena Cifali) ha partecipato a questa 6 ore, come parte del suo programma di avvicinamento alla 100 km del Passatore del prossimo maggio 2013 (41^ edizione).
Ed ecco puntuale come sempre il suo racconto, in cui, secondo uno stile ormai ben collaudato, Elena ci racconta la sua gara intrecciando in modo impressionistico lo sguardo puntato all'esterno con quello puntato verso l'interiorità e la memoria.
In questo senso, l'esperienza raccontata da Elena Cifali ci fa capire quanto le ultramaratone possano essere delle esperienze "enteogene" per usare una parola cara agli "psiconauti" e agli studiosi degli stati modificati di coscienza.
E, in questo senso, per quanto in maniera non "addestrata" e non riflessiva, molti praticanti delle lunghissime distanze sono, senza saperlo degli "psiconauti"...

(SuperElena Cifali) Che io sia una donna dotata di grande senso dell’umorismo non è mistero per nessuno dei miei amici, forse per questo motivo quando dissi: “voglio partecipare alla 6 ore di San Giuseppe a Putignano” in tanti mi chiesero se stessi scherzando.
Corro per divertirmi, ma mai per scherzo.
Credo fermamente in quello che faccio e lo faccio al meglio delle mie possibilità.

6 ore di San Giuseppe (2^ ed.). Il racconto di Elena Cifali: Io, l’amico fraterno Salvo Piccione, il simpaticissimo Michele D’Errico e l’impareggiabile strizzacervelli Maurizo Crispi abbiamo viaggiato tutto il giorno del venerdi per arrivare a Putignano in serata. Ad accoglierci Giovanni Derobertis con la sua splendida famiglia e Vito Intini, campioni nello sport e nella vita in genere. Qui tutti fanno a gara per rendere più confortevole ed appagante il nostro soggiorno. La gente di questo paesino è molto ospitale e disponibile, mi sento a casa e questo è un buon segno, ho come l’impressione di vivere qui da sempre. 
Le stradine dipinte di bianco e le case simili a quelle dei paesetti di alta montagna infondono serenità al mio spirito fortemente inquieto di questi giorni.
Dopo una lauta cenetta ed una spicciola passeggiata mi rintano nella camera del mio B&B. 
Il cambio del letto e del cuscino mi rendono il sonno frammentato da innumerevoli risvegli, e così la notte trascorre molto lentamente e agitatamente.
La mente viaggia ai recenti avvenimenti della mia vita. Alle 4 del mattino perdo definitivamente il sonno, vorrei uscire ma fuori è ancora buio. Ho portato con me un testo di Pietro Trabucchi: “Resisto dunque sono”, leggo finchè il sonno non ritorna, ma ormai è quasi ora di alzarsi. 

E’ finalmente sabato mattina: doccia, colazione, amici, pettorale, pasta party, tutto si svolge come da programma, comprese quelle farfalle nello stomaco che arrivano puntuali poco prima della partenza. 
Oggi è un giorno speciale ed ogni minuto di queste 6 ore di corsa è prezioso, non posso sprecarne neppure uno. Voglio fare del mio meglio, dimostrando a me stessa che posso farcela: voglio “tirare la gara” e fare il maggior numero di chilometri possibile.
La prima ora di gara vola, mi serve per assestare il passo che spesso scopro troppo veloce. A quietare il mio spirito ribelle ci pensa il buon Piccione, ammonendomi più di una volta “Elena, - urla - stiamo andando troppo veloci, con questo ritmo facciamo 60km oggi, se prima non scoppiamo!”.
Già, devo fare molta attenzione a non esagerare, ma le mie gambe si muovono da sole, la mia testa viaggia su un’altra dimensione, sto liberando tutta l’ansia, lo stress, la rabbia che ho accumulato e, finalmente, mi sento bene.
Il percorso mi piace nonostante la strada basolata con pietre bianche che giro dopo giro mettono a dura prova i miei piedi e le mie ginocchia. Nella mia mente immagino che il percorso di 1200 mt sia un triangolo: salita sul primo lato, discesa sul secondo lato, pianura sul terzo lato. 
6 ore di San Giuseppe (2^ ed.). Il racconto di Elena Cifali: Questo gioco mentale mi permette di superare un giro dopo l’altro e, così, mi trovo a passare e ripassare un numero imprecisato di volte sul tappeto che conta i giri di ognuno di noi. Lancio di volta in volta uno sguardo al monitor sapientemente posizionato a ridosso dell’arco gonfiabile, ma spesso non riesco a leggere il numero dei chilometri che ho già percorso, ma non me ne curo più di tanto: adesso la mia unica preoccupazione deve essere quella di correre, così come mi ricorda di continuo lo speaker.
Interessante! Ho terminato anche la seconda ora e non avverto la benché minima stanchezza, ma il mio passo è ancora troppo veloce ed il rischio che la gara si metta male è dietro l’angolo. D’un tratto Salvo Piccione, dopo un allungo pauroso, mi raggiunge e mi si para davanti a braccia aperte: “Elena, sei troppo veloce, da ora in poi non devi superarmi!”. Per qualche istante rimango sbigottita, sto bene, perché dovrei rallentare?
La risposta la conosco perfettamente: conosco Piccione per aver corso numerose maratone insieme a lui, conosco la sua capacità di corsa e la sua forza di volontà, quella capacità formidabile che ha di correre che gli ha permesso di concludere 100 tra Ultra e Maratone e che lo ha visto finisher nella 100 km del Deserto. Non c’è dubbio, gli devo dar retta. 
Procediamo gomito a gomito senza mai staccarci fino a aver percorso circa 38 km, chiacchieriamo, facciamo pronostici, commentiamo la corsa di tutti gli altri runner, incitiamo Michele che incrociamo spesso al giro di boa.
Questa tipologia di gara "a tempo" mi piace molto di più di quelle con distanza fissata: qui riesco a rilassarmi meglio e mi diverte il fatto che tutti gli altri compagni runner siano a poca distanza da me. Non m’importa il numero di giro che hanno corso in più rispetto a me, l’unica cosa che mi colpisce sono le loro espressioni, la loro andatura, il loro passo, il loro modo di rifornirsi. Li studio tutti, uomini e donne. Vengo doppiata un numero elevatissimo di volte e già dal 18° minuto di gara. 

Il campioni si distinguono fin dai primi minuti di gara. I loro visi sono tesi, concentrati, gli occhi persi chissà dove. Mi sono sempre chiesta cosa pensano loro, i campioni: certamente non faranno divagazioni mentali come me quando vago nella mia vita in un viaggio al rovescio [o forse sì! Solo che spesso i "campioni", quelli al top, non sono tanto propensi a scrivere delle loro esperienze Chissà perchè! - ndr].
Questa gara è un combattimento all’ultimo passo con me stessa, sono solo io la mia rivale e non voglio fallire.
E’ arrivato il traguardo dei 38° km percorsi: inizio a sentire freddo, il vento gelido colpisce il mio stomaco ed io e Salvo decidiamo di indossare una maglia più calda per affrontare il resto delle ore di gara.
Ho qualche difficoltà nel cambio, infilo la maglia al rovescio e perdo tempo nel rimettere il cappello e la fascia per la musica. Quando sono fuori dalla tenda spogliatoio non vedo il mio compagno e penso che abbia finito di vestirsi prima di me.
Inizio a camminare e ho la sensazione bruttissima di avere del vetro dentro le ginocchia. Temo di non riuscire più a correre: inizio a farlo molto lentamente, senza forzare, ho paura di dovermi fermare ancora una volta… ed invece, poche decine di metri più in avanti mi ritrovo di nuovo di corsa. 
Con gli occhi cerco Salvo ma non lo trovo. Mi convinco che sia avanti e così cerco di allungare il passo per raggiungerlo, lo ritroverò solo dopo aver percorso un intero giro ed immagino – sbagliandomi - che abbia percorso 1200 metri più di me.
I chilometri passano, i minuti e le ore anche: e supero  la distanza della maratona in 4 ore e 6 minuti. Sono soddisfatta. Adesso che il “piano A” è stato portato a termine posso passare al “piano B”. 
Faccio qualche calcolo: mancano poco meno di 2 ore alla fine della gara. Devo andare per obiettivi: 48 km, 50 km, 52 km, 55 km tutto ciò che riuscirò a correre oltre questa distanza sarà guadagnato.
Ogni volta che lungo il percorso incrocio Maurizio Crispi una carica di autostima si impadronisce di me e mi permette di alzare le gambe e muoverle ancora e questo grazie al suo tifo ed ai suoi consigli anche in corso di gara.
Gli altoparlanti continuano a mandare musica, lo speaker l’eccellente Paolo Liuzzi ci aggiorna costantemente sulla classifica, i fotografi scattano una foto dopo l’altra, i ragazzi ai ristori si fanno in quattro per assecondare ogni richiesta e ogni esigenza, il tifo che proviene dalla gente è strepitoso. 

Il carro carnevalesco [è il carro vincitore della parata dei carri allegorici del carnevale di Putignao 2013 che ha avuto come tema "I film di Federico Fellini" e, il carro vincitore rappresentava il tema del film "Casanova" - ndr] che mi si para davanti e che fisserò per ben 44 volte adesso sembra schernire me ed i miei compagni, i volti eccentrici delle donne riprodotte mi fissano negli occhi, è come se mi parlassero: “Ma cosa fai, cosa vuoi conquistare, non vedi che non ce la fai? Risolvi i tuoi problemi invece di scappare correndo”. Il carro, Casanova e le sue donne mi mettono ansia, ogni volta che ci passo davanti abbasso lo sguardo, non voglio vederlo, mi irrita. 
E’ buio adesso e - intenta come sono nella corsa - non mi sono resa conto che il sole stava tramontando lasciando spazio alle tenebre ed ad un forte vento che taglia il mio viso e che più di una volta tenta di portarmi via il cappellino.
A “salvarmi” dai cattivi pensieri è un uomo che incontro sempre sullo stesso punto del percorso, subito dopo il giro di boa. Lui sembra conoscermi ma io non so chi sia. Indossa una felpa ed un berrettino blu e ad ogni mio passaggio scatta una foto, mi porge la mano, mi da il 5 e mi urla parole di incoraggiamento. Lo fa sempre per tutta la durata dell’ultima ora. Mi riprometto di andarlo a cercare alla fine della mia prestazione per ringraziarlo ma non lo ritroverò. Forse lui è uno degli angeli che mi accompagnano ad ogni gara. 
L’aria adesso si fa più concitata, la stanchezza si fa sentire ed inizio a camminare nella parte del percorso in leggera salita. Mi raggiunge doppiandomi ancora una volta Michele. Mi cinge la vita con un braccio e mi invita a correre con lui. Lo assecondo per quasi 2 km senza mai fermarmi, poi lo invito ad andare perché ho troppo bisogno di riposare e lo faccio camminando.
Adesso manca solo l’ultima ora di gara. Ho raggiunto tutti i miei obiettivi, sono andata oltre ogni più ottimistica aspettativa. Vorrei che questo momento quasi magico non debba finire mai.
Questo luogo mi ha stregata, mi sento in perfetta armonia con ogni singolo elemento che mi circonda. Queste stradine somigliano a lunghi corridoi che sboccano in piazzette incantevoli come grandi sale di una casa. Ormai ci siamo: annunciano che la gara sta per terminare. Un volontario mi consegna l’adesivo col numero del mio pettorale, lo tengo ben stretto tra le mani: me lo sono meritato.
Ecco il primo sparo adesso mancano solo 5 minuti, inizio a corre più velocemente possibile, voglio terminare la gara superando i 56 km, alzo i piedi, stringo i denti, le braccia oscillano e sul mio viso si accende il solito sorriso della conquista. Passo per l’ultima volta sul tappeto sotto il gonfiabile ed urlo di gioia: “Siii ce l’ho fatta”: e sono stati 56.374 metri di fatica, sudore, freddo, vento, dolori, pensieri, musica, amici, si, è tutto quello che desideravo di fare oggi. Al secondo sparo mi fermo di getto, mi chino, mi siedo per terra ed attacco il mio pettorale sull’asfalto.
Questo gesto mi riempie di gioia ed orgoglio. Mi amo e mi stimo e questo è quanto di più bello posso fare per me stessa.

Adesso non mi resta che rialzarmi ed andare ad abbracciare e ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questo mio trionfo.
Mi getto tra le braccia di Piccione, di Michele, di Maurizio, di Vincenzo. Il mio angelo è sparito dopo l’ultimo sparo, ma di questo non mi stupisco affatto.

Ritiro la mia medaglia e già penso alla prossima impresa.

 

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Data di creazione 12/04/2011
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Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
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