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1 dicembre 2012 6 01 /12 /dicembre /2012 12:00

Inge-Hack-Le-vie-di-San-francesco-2012.JPGSi è svolta tra il 27 e il 28 ottobre 2012, la prima edizione dell'Ecotrail "Per le vie di San Francesco", organizzato da OutdoorConsulting: 130 km di trail, D+ 5000m, 4 punti qualificanti UMTB.  Ed é finalmente nato il racconto sull'Ultratrail "Le Vie di San Francesco" di Inge Hack, tedesco-sciiliana che vi ha partecipato, concludendo la sua prima esperienza di Ultratrail: e che Ultratrail!
Un racconto che è risultato un po' lungo, ma che - vista l'importanza e l'unicità dell'esperienza vissuta dalla nostra Inge, va bene così com'è. Sarebbe stato davvero un peccato espungerne qualche parte...
E siamo, ovviamente, lieti di pubblicarlo. 


(Inge Hack) Per me - come straniera - è una grande fatica scrivere correttamente in Italiano, ma alla fine ci sono riuscita. Come sempre il mio racconto è un modo per dire grazie all'organizzatore, in questo caso a Raffaello Alcini e tutti il suo staff.
Più racconti si scrivono di una gara, più questi eventi avranno visibilità.
I "ragazzi" della Outdoorconsulting sono podisti e quando un podista organizza una gara, le cose sono fatte sempre con un gran cuore. Pacc gara con maglietta tecnica, pasta party con i fiocchi, ristori con cibi di qualità, gilet finisher della Ferrino, ecc ecc. 


Le vere star delle competizioni non sono gli atleti, ma i volontari che ci rendono possibile gareggiare, divertirci, conoscere dei posti favolosi ecc.
Durante questa competizione, in particolare, i volontari hanno dovuto presidiare le diverse postazioni loro assegnate sotto la pioggia e con un vento gelido per permettere a noi runner di compiere le nostre prodezzele (o pazzie, a seconda dei punti di vista). Un grazie di cuore a loro!


Il mio racconto è un pò lungo, ma tutti i miei tentativi di accorciarlo sono finiti con il contrario, ho aggiunto sempre di più. Lo spedisco e lo lascio nelle mani di un esperto che di sicuro me lo rende accettabile. 

Ma ecco, di seguito il mio racconto.

 

ecotrail-le-Vie-di-San-francesco.jpg26 ottobre 2012. Partenza da Catania con direzione Roma dove raggiungo l’amico Pietro Bernardo che mi ha coinvolto a partecipare all’Ultratrail “Le Vie di San Francesco”. Per la mia prima esperienza di un ultratrail ho scelto  una competizione con una difficoltà talmente alta da attribuire 4 punti qualificanti all’UMTB 2013, il massimo che si può ottenere in una gara ultra.

Da Roma ci spostiamo in automobile ad Attigliano (TR) in Umbria dove arriviamo nel tardo pomeriggio, ritiriamo i pettorali presso l’Hotel Umbria e subito dopo godiamo del “pasta party” in un edificio adiacente l’albergo. Un party abbondante: ci servono non solo pasta a volontà ma anche un secondo con i fiocchi. Una costoletta di maiale grigliata che copriva gran parte del piatto, salsiccia e patate al forno. Tutto accompagnato da acqua, vino rosso o birra fresca. Un trattamento di lusso.

Al mio tavolo ci sono Pietro Bernardo con la moglie, Manuela Sabbatini con Nicola Malucci, Giovanni Baldini (uno degli organizzatori) che mi incanta con i suoi racconti del Tor des Geants e altre gare favolose.

Sapevo che Manuela e Nicola corressero come coppia in questa gara. Correre in coppia significa partire, passare tutti i cancelli orario ed arrivare sempre insieme sino al traguardo. Se uno dei componenti della coppia non ce la fa può ritirarsi e l’altro ha la facoltà di continuare e classificarsi come atleta individuale.
Fino a pochi giorni prima della gara si erano iscritte solo 3 coppie ed a Pietro venne l’idea di propormi di partire come 4° coppia. Dovevamo solo sperare che una delle 3 coppie non arrivasse insieme al traguardo e così lui poteva fare uno “scherzetto” ai suoi amici: salire sul podio anche se arrivava  per ultimo!!!

Il regolamento prevedeva la premiazione dei primi 3 uomini, delle prime 3 donne e delle prime 3 coppie.

Io ero alla mia prima esperienza di ultratrail e non avevo nessuna pretesa di poter vincere qualche cosa, tanto più che il meteo prevede pioggia e temporali per tutto il sabato. Durante qualche allenamento mi sono imbattuta in qualche goccia di pioggia ma correvo sull’asfalto e mai mi è venuta l’idea di correre sotto una pioggia abbondante fuori sentiero o dentro il bosco.

Ho accettato di correre in coppia perché con queste condizioni meteo non si può pensare di gareggiare sul serio. Così è nata la 4° coppia: Inge/Pietro “la coppia degli avvoltoi” che doveva solo aspettare che uno delle altre non ce la facesse.

Il sabato mattina del 27 ottobre 2012, alle 6.00 raduno in Piazza Vittorio Emanuele II di Attigliano per la solita punzonatura e alle 7.00h in punto partenza.

Avevo il cuore in gola pensando alle previsioni meteo.
Chi sa che cosa ci aspettava: un terreno già reso fangoso e scivoloso nei primi 20km a causa delle piogge del venerdì. Salite e discese quasi impraticabili dal fango. Io, purtroppo, non avevo nemmeno scarpe da trail che hanno una soletta particolare che aderisce a questi terreni. Ora rimpiangevo di correre con le mie Nimbus che sono favolose per la corsa su strada e basta. La scarpa si incollava al terreno e si staccava solo praticando uno sforzo. Così, ogni volta che si stacca la scarpa avevo l’impressione che mi si sfilasse dal piede. Meno male che le avevo allacciate bene, ma sentivo alla caviglia che la scarpa faceva forza, come se volesse rimanere attaccata al terreno.
Un paio di volte mi son fermata per stringere di nuovo i lacci perché si allentano in continuazione.

Non abbiamo ancora fatto tanta strada e Pietro accusa dei problemi alla gamba. Ci aspettano ancora tantissimi chilometri e questo non è di sicuro un buon segno. Speriamo non sia una cosa grave! Sono già le 9.00 e, secondo le previsioni meteo, avrebbe dovuto incominciare a piovere. Mi domandavo, come si potesse salire e scendere per accumulare un dislivello di 5000m con queste condizioni del terreno e con una pioggia torrenziale.
Il cielo non prometteva bene e anche se adesso non pioveva prima o poi ci sarebbe stato da combattere come nella Fisherman’s Friend Strongman Run, che è più una battaglia di fango che una corsa.

Ho ringraziato Pietro tante volte perché ha insistito affinché portassi i bastoni. Questa sarebbe stata la mia prima gara con i bastoncini e ancora non ne capivo la l'importanza. Per non farmi mancare nulla, due settimane prima della gara sono caduta causandomi gravi ferite alle mano destra. Non avrei proprio voluto portarli, ma viste le previsioni meteo e essendo riuscita (un giorno prima della partenza) ad acquistare una polsiera ho pensato che questa sarebbe stata la soluzione ai miei problemi.
Potevo coprire la ferita e impugnare i bastoni. Un cerotto si sarebbe staccato con la pioggia e il sudore, un bendaggio sarebbe stato troppo stretto da sopportare per tutte quelle ore.

Ci avviciniamo al posto di ristoro di Baschi al 42°km - la distanza di una maratona.
Ci aspettavano altre due maratone. I ristori sono organizzati alla grande: all’interno di edifici o gazebi, tutti al chiuso in modo da consentirci di ripararci dalla pioggia e dal vento e riposare un po’.
Ogni volta ci chiedevano il nostro numero di pettorale (che spesso era nascosto sotto i mantelli da pioggia). In questo modo nessun atleta poteva fare il furbo o tagliare la strada, ma serviva anche a controllare che nessuno di noi si perdesse e dava a noi la possibilità di controllare quanto vantaggio avevano gli altri partecipanti.
Nei primi ristori come al solito acqua e qualche biscotto. Nei successivi oltre al dolce anche noci, mandorle, prosciutto crudo e grana. Da bere Cola, Fanta, Sali, Birra, Vino Rosso, Thè freddo, thè caldo, caffè e compresse effervescenti di Supradyn.

Arrivati al punto di ristoro di Baschi, Pietro mi disse che avrei dovuto proseguire da sola. Il problema alla gamba adesso lo avvertiva non solo in salita, ma anche in discesa. Avevamo solo percorso un terzo del percorso e lui temeva di non farcela. Non voleva nemmeno rischiare di lasciarmi da sola. Nei ristori precedenti aveva controllato a che distanza erano gli altri gruppi. Noi eravamo gli ultimi. Mi disse di sbrigarmi e di raggiungere gli altri per non passare la notte nei boschi da sola. E così è “scoppiata la coppia degli avvoltoi” ed io sono ripartita da sola a caccia dei penultimi.

Ho superato due fratelli, poi altri due concorrenti ma non mi sono fermata con loro perché al prossimo ristoro ci dovevamo cambiare per la notte e mangiare. Se perdevo troppo tempo rischiavo di nuovo di rimanere da sola. Arrivata al ristoro trovo diversi atleti ed un gruppetto quasi pronto per ripartire. Ho cambiato i vestiti bagnati e le scarpe. Volevo mettermi anche un paio di gambali a compressione ma ero talmente infreddolita e bagnata che ho perso più di 5 minuti a provare di mettermeli senza riuscirci. Speravo che il pantalone lungo a bassa compressione e un paio di ginocchiere potessero risparmiarmi problemi di acido lattico e “l'effetto  gamba di legno” dopo la gara.
Le scarpe le ho buttate subito nella spazzatura. Erano vecchie e talmente sporche che provavo una certa soddisfazione nel sapere di non doverle lavare.

Dopo aver mangiato un piatto di pasta, ho potuto aggregarmi a Paolo Reali e Davide Talone. Ho perso più di un ora al punto di ristoro e non vedevo l'ora di proseguire. Davide aveva bisogno di una tazzina di caffè e ci siamo fermati in un bar.
Pronti, partenza, via! Ora potevo finalmente provare anche il mio frontalino nuovo di zecca. Non sapevo se la luce bastasse per vedere le balise di notte. Le balise: parola mai sentita prima, e ora mi dovevano guidare durante la notte attraverso il bosco.
La luce del frontalino era sufficiente per scoprire le balise da lontano e gli alberi o i sassi colorati con una striscia bianca e blu che marcavano il nostro percorso.
Ora c’erano anche delle balise catarifrangenti. Paolo aveva una lampadina tascabile fissata alla spalla destra  e  un frontalino comprato per 5 euro marca cinese che era più potente della mia Petzl MYO RXP che mi era  costata più di 80 euro.  I
lluminava nei punti difficili più dei nostri attrezzi professionali (professionali uguale più costosi). Avevo già letto nei forum di trail che qualche trailer affermava che aveva fatto buone esperienze con dei frontalini da 5/7 euro (prima usava anche dei modelli che superavano i 200 euro).
Ma io non avevo il tempo di provare tutto questo prima della partenza perché avrei dovuto uscire anche di notte per correre. Come da regolamento dovevamo avere con noi due frontalini funzionanti con un cambio di batterie alla massima carica.
Con una pioggia torrenziale è importante avere un attrezzo affidabile. Qualcuno per sicurezza ha anche coperto il frontalino con lo scotch per non far entrare l'acqua.

Il buio è arrivato e con lui anche il freddo. Stavo pensando alla bella tazzina di brodo caldo che ci aspettava al prossimo posto di ristoro. Ma purtroppo questo ristoro è saltato perché c’era (già dal pomeriggio) una battuta di caccia al cinghiale in corso.
Noi sentivamo in lontananza gli spari. Nella parte di bosco che percorrevamo noi si vedevano spesso dei cartelli con il divieto di caccia e pensavamo di essere al sicuro. Mentre i cacciatori non la pensavano così. Cacciavano anche in una parte del nostro percorso e per non averci fra i piedi ad un certo punto hanno incominciato di togliere le balise.
Solo i primi 13 corridoi sono riusciti a passare e poi gli organizzatori hanno dovuto allestire un percorso alternativo per la nostra incolumità.

La luna piena non illuminava un gran ché perché il cielo era pieno di nuvole. Ora dovevo rimanere al passo di Paolo e Davide che avevano il tipico passo da trailer.  In salita andavano più piano perché sono più pesanti di me ma in discesa correvano a rotta di collo. Io invece, solitamente, vado veloce nelle salite e con molta prudenza nelle discese. Correre nelle discese con tutto quel fango o con il terreno scivoloso mi faceva una gran paura.
A prendere una slogatura ci vuole un attimo di distrazione. Corro con l'aiuto dei bastoni. Era una corsa molto goffa. Ad un certo punto ho deciso di andare nelle salite al passo mio per non dover correre troppo veloce nelle discese.
Così andavo avanti in salita e mi facevo superare in discesa.
E fu così che mi sono persa!  Non mi sono accorta che ci dovevamo imboccare in un sentiero stretto e sono andata oltre. Dopo un po’ mi sono meravigliata che Paolo e Davide non mi sorpassassero. Mi sono giro e non vedevo le loro luci. Ho chiamato, ho preso il fischietto che dovevo portare da regolamento, ma nessuna risposta. Sono tornata indietro e non li ho trovati più. Ma mi accorgo delle balise illuminando quello stretto passaggio che non avevo visto prima. Ho pensato che loro non mi avessero vista sbagliare, percorso perché da dietro la luce del frontalino non si vede. Loro avevano imboccato il sentiero giusto, pensando che io fossi davanti.
Non so quanto tempo avrò impiegato per raggiungerli ma ero un po’ preoccupata perché in tre è difficile sbagliare percorso, ma da sola si può. E come!!!

Sfido chiunque a fare una prova. 3 frontalini fanno abbastanza luce che non si vedono le proprie ombre passare vicino. La luce di un frontalino ti fa passare la tua ombra vicino vicino e spesso non capisci che è la tua.
Dopo mezz’ora li ho trovati e mi hanno confermato che mi pensavano davanti. Si sono solo chiesti se qualcuno di loro mi avesse offesa e se me ne fossi andata per questo.  

Paolo nel frattempo accusava dei dolori al tallone.
Aveva problemi nel salire: proseguiva solo zoppicando. Più tardi non ce la faceva nemmeno in discesa e la nostra media era meno  di 5km/h. Abbiamo accompagnato Paolo fino al ristoro di Porchiano e lasciato a lui la decisione se proseguire, riposare o ritirarsi. Davide controllava il passaggio degli altri partecipanti e sapeva che erano passati non molto tempo prima. Così ci siamo messi a correre fino a quando non li abbiamo raggiunti. Avevo il desiderio di aumentare un po’ la velocità, perché mi sembrava di non arrivare mai. Il terreno non permetteva di correre a 6km/h, ma almeno una media di 5km/h la si doveva tenere.

Purtroppo, raggiunto questo gruppo, la velocità si ridusse di nuovo. Davide si trovava fra amici e, come detto già prima, i trailer sono un popolo particolare. Non è importante in quanto tempo si si sarebbe coperto il percorso, l’importante è terminare. Così ho conosciuto Maria Paola De Santis e il marito Antonio Camertoni.
Ho chiacchierato un po’ con Maria Paola ma, sia per la stanchezza, sia per l’attenzione che si doveva prestare per non fare passi sbagliati, la conversazione era a tratti. Ho imparato che loro portano della bresaola e grana nelle competizioni perché il dolce lo si trova in ogni punto di ristoro, il salato no. Intanto, eravamo arrivati al ristoro di Amelia, a 105 km.

Ogni ristoro una chiacchierata, chi si sedeva per far riposare le gambe, chi si toglieva le scarpe, chi si metteva mezz’ora a dormire, chi si faceva lo stretching…
Il tempo passa, ma la strada che si percorre è poca.
La mia prima esperienza di trail è stata traumatica anche per questo. Sono abituata a correre su strada e da sola.
Correndo su strada ho una media diversa, la strada “te la mangi” ad una media molto più alta e il traguardo si avvicina a poco a poco. Qui, in 10 ore avevamo percorso solo 45 km!

La notte era quasi passata quando il mio frontalino lampeggia per la prima volta.
Questo significa che le batterie sono quasi esaurite. Io ho capito che avevo fatto uno sbaglio. Le batterie di ricambio le dovevo tenere a portata di mano invece si trovavano dentro lo zaino. Per recuperarle devo togliere il mantello, lo zaino, cercarle ed sostituirle. Non mi ero esercitata a cambiarle senza guardare. Ero in compagnia di altre persone che mi illuminavano il sentiero ma se in futuro dovessi fare un altro trail le batterie dovrò sistemarle diversamente.

Alla fine non c’era bisogno di cambiarle. Ci salutava il nuovo giorno. Ora mi veniva la voglia di competere. Ho pagato l’iscrizione, il biglietto aereo e l’albergo fare una gara e non per pettinare le bambole o una passeggiata nel bosco con amici.
Volevo gareggiare, correre allo sfinimento. Il terreno lo permetteva. I sentieri non erano più melmosi e qualche volta c’erano anche delle strade bianche. Ho aumentato il passo nella speranza che anche loro venisse voglia di farlo. 25 km al traguardo, 25 km a 6 km/h sono 4 ore ma a 5 km/h sono altre 5 ore senza pausa ai ristori. Altri 2 posti di ristoro dove avremmo perso più di mezz’ora.
Ci voleva troppo tempo e ormai ero cotta. Volevo solo arrivare. Purtroppo loro non aumentarono il passo e dopo un po’ mi sono ritrovata da sola.
Ognuno deve fare il passo suo in una competizione così lunga e per me la corsa significa libertà. Non so se loro se lo sono presa a male e spero che qualcuno di loro, leggendo questo questo racconto, mi perdonerà. 

Prossimo posto di ristoro: Penna. Riempire la borraccia di acqua, acchiappare una fetta di pane con marmellata, un po’ di grana una banana e via. Tempo impiegato: 1 minuto ed ho trovato anche il tempo di scherzare e di ringraziare a tutti.

Altro ristoro: Giove. Qui, ho avuto un trattamento speciale. Uno dello staff mi ha guidato al ristoro e poi mi ha messo sul sentiero per Attigliano.
Mi sono potuta rilassare per un attimo. Sempre con lo sguardo in cerca di balise, di sassi, pali di lampade o alberi colorati di bianco e blu. Avere anche per pochi metri qualcuno che ti accompagna è molto utile. Mi ha fatto vedere da lontano Attigliano e con lo sguardo fisso puntato sulla metà mi sono fatta gli ultimi sali/scendi.

Sono arrivata ad Attigliano dopo 28h48'. Sono felice perché sono riuscita a concludere questo trail di 130 km con un dislivello di 5000 m. Le gambe non mi hanno tradito, i muscoli hanno retto, nessun crampo, nessuna vescica. Nemmeno acido lattico! L’unica cosa che era indolenzita erano le braccia per lo sforzo inusuale dei bastoncini.

All’arrivo ci aspettava il solito fotografo, un intervista per la televisione locale, il gilet da finisher e una tavolata di buone cose da mangiare tra cui prosciutto crudo di qualità e grana. Che goduria!

Giovanni Baldini mi ha portato con la propria macchina in albergo, sudata e sporca com’ero. Quando un runner organizza una gara lo fa con un gran cuore.

Guardando oggi le classifiche ho potuto vedere che su 60 partecipanti sono arrivati in 43, (di cui 32 uomini e 11 donne).
Al 42° kilometro ero l’ultima e mi sono classificata 34°.
Che dire? Gallina vecchia fa buon brodo!

 

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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