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28 ottobre 2013 1 28 /10 /ottobre /2013 23:27
Quel sottile crinale sottile tra l'evento sportivo amatoriale come festa e come luogo della retorica dell'eccesso. Le osservazioni di un fotografo alla Maratonina dei Nebrodi(Maurizio Crispi) Quelle che seguono sono le mie personali riflessioni di fotografo (ex-runner di gare amatoriali lunghe ed extra-lunghe) presenta ad una Mezza maratona (in questo caso, è stata la Maratonina dei Nebrodi che, giunta alla sua 3^ edizione, è stata celebrata il 27 ottobre 201, a Sant'Agata di Militello (Messina). A differenza che nelle gare trail (di breve o lunga distanza che siano) e delle Ultramaratone (a tempo o in linea, point to point o in circuito), noto che qui - come in tutte le altre gare brevi su strada (diciamo pure sino alla Mezza Maratona o, in taluni casi, sino alla Maratona) il crinale tra l'evento sportivo amatoriale inteso come festa e tra la sua declinazione di luogo della retorica dell'eccesso si fa estremamente sfumato e sottile.
La mia lunga frequentazione delle gare di lungo corso, sia da atleta sia in veste di fotografo mi fa preferire proprio queste, perchè qui le due componenti sono fortemente amalgamate tra loro e non si osserverà mai l'eccesso fine a se stesso. 
Il tempo caldo, quasi estivo.
Il mare, arrivando a Sant'Agata, d'un azzurro quasi abbagliante, liscio come una tavola.
Le palme sul lungomare evocano paesaggi esotici, dando l'impressione di essere in un avamposto della civiltà.
Il greto di sassi bianchi levigati come sono tutte le spiaggie di questa parte della costa settentrionale della Sicilia e l'azzurro levigato del mare si combinano perfettamente, stemperandosi l'uno nell'altro e nel melange del cielo intensamente azzurro.
Nei preparativi di gara e negli incontri con i tanti conosciuti che si incontrano e i tanti che conosco meno, perchè questi ultimi frequentano solo le corse su strada, lievita lentamente la componente agonistica e si osserva la tensione crescere.
E' un evento importante questa Maratonina dei Nebrodi, non solo perchè è prova valida ai fini della classifica finale nel Grand Prix regionale di maratonine, ma anche perchè è Cammpionato regionale di Mezza Maratona, in cui verranno assegnato i titoli individualie per società.
 Ad attendere gli atleti a fine gara, vi sono delle belle medaglie e un ricchissimo allestimento di premi, dalle coppe gigantesche per i primi classificati a ricchi cesti, infarciti di prodotti locali per i primi classificati do ogni categoria. 
Quel sottile crinale sottile tra l'evento sportivo amatoriale come festa e come luogo della retorica dell'eccesso. Le osservazioni di un fotografo alla Maratonina dei NebrodiL'atmosfera pre-gara è stata di entusiasmo: la solita, quella dei preparativi, degli incontri, delle foto di gruppo e, poi, quella della folla stipata prima della partenza con quel passaggio repentino - e sempre soprendente - al movimento e al volo, dal primo all'ultimo, da quello più veloce a quello più lento.
Poi, dopo la partenza, l'eccesso, anche.
Nelle gare su strade di adesso il livello degli atleti è cresciuto a dismiusra, i ritmi si sono velocizzati, il livello medio delle prestazioni è cresciuto.
I partecipanti pur di reggere a questa pressione si spremono a dismisura e sicuramente si sottopongono anche a tabelle di allenamento massacranti. 
Si perde per strada non solo il senso della gara come festa, ma anche quello della corsa come divertimento e come evasione dalla routine quotidiana.
Tutto (ma ovviamente ci sono delle eccezioni: per fortuna!) sembra diventare uan questione di vita o di morte, come anche vine spostato da più il verbo imperioso della perfomance che richiede immani fatiche e sofferenze per limare anche solo di pochi secondi la propria prestazione.
Non mi riconosco in tutto questo.
Fotografo (e la macchina fotografica con uno zoom sufficnetemente potente ti mette nella condizione di osservare i volti degli atleti che sono lo specchio dell'anima ed anche del progetto sotteso), ma non condivido tutto questo.
Non riesco a comprenderlo sino in fondo: questa smania di fare diventare la propria corsa una "malattia" e assieme un "lavoro" faticosissimo, che - alla lunga - rischia di divenire insalubre o anche di uccidere. 
Vedere tanti che si affannano al di là delle loro forze mi dà un senso di costrizione e di tristezza.
Perchè ciò che vedo è il sintomo dell'incapacità di fare autocrritica, di accettare la dimensione del tempo che è passato e che ha lasciato i suoi segni, di venire a termini con i propri limiti.
Gente che arriva al traguardo ansimando, sputacchiando, stravolta, con la bava alla bocca. 
Gente terrea o grigia in volto.
Quel sottile crinale sottile tra l'evento sportivo amatoriale come festa e come luogo della retorica dell'eccesso. Le osservazioni di un fotografo alla Maratonina dei NebrodiGente che casca per terra e deve essere soccorsa.
Gente che inciampa e finisce rovinosamente a terra prima del traguardo intrappolata dai crampi e che, anzichè ringraziare di non aver riportato alcun danno a causa della caduta rovinosa, riprendono la loro corsa zoppicanti, afflitti dai crampi non risolti e, rischiando di cadere una seconda volta, "devono" tagliare il traguardo senza sconti.
Un tempo, nell'osservare queste scene, ero intrappolato io stesso dai miei occhiali di legno di praticante della corsa (ma l'autoironia mi ha sempre salvato dal diventarne un fanatico), oggi invece, mi sembra soltanto che venga messa in atto una penosa ed insulsa retorica dell'eccesso, nonche una forma di accanimento sportivo, pari soltanto a quelle forme di accanimento terapeutico che si praticano su persone che sono già cadaveri.
E tutto questo, in un'atmosfera sovraeccitata, guasta - a mio avviso - lo spirito della festa che in una gara amatoriale dovrebbe essere quello da ricercare, trovando sempre la giusta temperatura...
Tutto questo è in parte il risultato di un sovra-pompaggio mediatico dello sport non più come partecipazione ma come ricerca quasi sovrumana del risultato, del "bel" risultato, cosa che affligge al giorno d'oggi, quasi tutte le corse su strada (che dovrebbero essere per amatori, ma diventano tout court "competitive", dimenticando la necessaria attribuzione di "amatoriali"), dove ci si ritrova a livello individuale e di società ad una competizione sfrenata e quasi eccessiva, guardando in modo esasperato al risultato: il podio assoluto oppure quello di categoria; o ancora, non potendo fare di meglio anche limare di una manciata di secondi il proprio risultato nella stessa distanza (ma al prezzo di inennarrabili sofferenze): che è poi uno dei mali che afflige la società podistiche e la FIDAL stessa, come sottolinea Donati
 
Peraltro, il verbo della competitività spinta allo stremo è anche espressione della strenua lotta di ogni individuo per non non doversi trovare a camminare irreevocabilmente lungo il "viale del tramonto".
Sinchè si è in pista e, prossimi al crollo psico-fisico e con la bava alla bocca, si è in pista.
Ma tutto ciò implica la negazione di una relazione sana, igienica, salubre per la mente e per il corpo, con la corsa intesa come semplice attività sportiva.

 

Foto di Maurizio Crispi

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commenti

Francesco Alaimo 10/29/2013 15:11

Maurizio, ho letto il tuo bel resoconto della maratonina de Nebrodi. Condivido in linea di massima il tuo pensiero. Dobbiamo renderci conto che la nostra è un'attività amatoriale e che il
principale scopo della nostro fare sport è quello di stare bene e socializzare con altre persone la nostra passione. Detto questo penso che proprio per il tempo e l'energia che dedichiamo
all'attività sportiva ed alla preparazione di una gara mi sembra giusto che debba esserci un minimo di spirito agonistico nelle competizioni. Ma solo per dare una motivazione ad affrontare la gara
che va intesa come un gioco e quindi sono d'accordo con te quando non condividi gli eccessi del tipo di vedere amatori delle più svariate età con la bava alla bocca o che si sottopongono ad
allenamenti massacranti che oltre a farti infortunare spesso non ti migliorano la prestazione ma anzi la peggiorano. Le gare amatoriali quindi vanno vissute come una festa, dove è si, importante il
risultato ma con la consapevolezza che non deve essere l'unico ed il principale scopo. E quindi per un altro verso non concepirei neanche la gara del tutto priva dell'elemento agonistico perchè mi
sembrerebbe come mangiare una "pietanza insipida". Insomma sono per una via di mezzo.

(Maurizio Crispi) Ultramaratone, maratone e dintorni 10/30/2013 06:50



Sono d'accordo con te chiaramente.
Un pizzico di spirito agonistico ci vuole sempre, ma sempre con la consapevolezza del proprio limite e con il pieno rispetto dello spirito amatoriale: solo per gli atleti al top allenarsi diventa
una specie di lavoro, mentre per l'atleta amatoriale allenarsi e partecipare alle gare dovrebbe essere sempre un divertimento e qualcosa che fa crescere la qualità della vita.


Giuardandomi in giro, invece, ho l'impressione, che - fatte le debite eccezioni - correre per molti sia divenuto una specie di lavoro, a volte ben più stressante ed impegnativo del lavoro vero.


E se lo sport diventa una replica ancora più severa e tirannica della dimensione lavorativa, allora abbiamo fallito radicalmente il nostro approccio allo sport.


Grazie per il tuo commento, complesso ed articolato. 



Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Archivi

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
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Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
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