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29 ottobre 2012 1 29 /10 /ottobre /2012 21:04

Innocenzo La Scala, presidente dell'ASD Marathon Misilmeri, assieme ad altri della sua società, ha parteicpato all'Ultratrail del Lago d'Orta.
Dal 2012, per Innocenzo La Scala ha preso l'avvio la passione per il Trail: la maglia con i colori del Marathon Misilmeri è stata sempre più rappresentata nelle prove subentranti del Circuito Ecotrail Sicilia 2012.
Ma l'appetito vine mangiando, per così dire.
E quindi, dopo le diverse esperienze nel circuito trail siciliano, con un upgrade del livello di difficoltà con cui confrontarsi, è sorta l'idea di cimentarsi in un trail più lungo.

E' stato così che Innocenzo La Scala e i suoi sono partiti per affrontare l'avventura dell'Ultratrail del Lago d'Orta.
Innocenzo a scala ha chiuso la sua gara in 8h34'48, 36° assoluto.
Una bellissima soddisfazione, ma soprattutto una straordinaria esperienza condivisa con i suoi compagni di squadra.

E' stata un'autentica avventura e, come per ogni avventura che si rispetti, eccone il racconto.
 

 

Monte-Pellegrino-Up-Down 2012 - Foto di Maurizio Crispi(Innocenzo La Scala) Da cosa nasce l’idea di partecipare  ad un TRAIL  o addirittura ad un  Ultratrail? Sicuramente, dai racconti di qualcuno che ha avuto esperienze di questo tipo, ed io, per fortuna, ho come compagno d’allenamento  Gioacchino Maniscalco, il quale ha cominciato a frequentare questo ambiente molto tempo prima di me.
Dai suoi racconti è nata in me la curiosità di provare, a me che per 19 anni ho calpestato solo asfalto, avendo in attivo 30 maratone ed una miriade di maratonine.
Proviamo, mi sono detto.
La mia prima gara trail è stata a Ficuzza (alla fine del 2011): fu un disastro perchè l'affrontai come una gara su strada e da qui l’idea di abbandonare, ma Gioacchino non finiva mai di raccontare  quali belle esperienze aveva vissuto.
Un giorno mi disse: Tu che hai esperienza di maratone perché non ti iscrivi all’Ecomaratona delle Madonie? 
Mi ha lavorato per benino ed io, alla fine, ho ceduto, però come tutte le cose che faccio, almeno in quelle più importanti ci metto passione, ed ho preparato questa gara molto scrupolosamente, alla fine mi sono piazzato 11° assoluto con un tempo di 4ore 42’ 35’’. Capii che il trail era nelle mie corde - almeno quello lungo - e cominciai a fare questo tipo di gare.
Non vorrei però che il messaggio che passa sia che faccio trail per i risultati! No, assolutamente no, ma solamente perché ho scoperto dopo 19 anni ininterrotti di corsa un nuovo mondo, a misura  e dimensione di ognuno di noi, tra natura, solitudine, profumi e tanta complicità.
Gioacchino avendo avuto esperienze di trail fuori Sicilia tra cui il Valdigne ed il Cervino, mi continuava  a dire: Dobbiamo fare un ultratrail fuori la Sicilia; e un giorno se ne spunta con questa bella novità: Enzo - mi disse - ASD Trail Running organizza una gara di 63 km di trail che, in più, assegna 2 punti per UTMB, cosi nel 2013 ci iscriviamo alla CCC. Ed io non ancora capivo: quando ho preso visione in rete di cosa parlava, ho detto tra me e me ma: Questo è davvero fuori di testa, può andar bene per la 63 km, ma la CCC per me rimane la terza lettera dell’alfabeto  non 100 km nelle Alpi tra Italia Svizzera e Francia.

Stilo un programma di allenamento, il tempo che avevamo a disposizione era abbondante.
La gara di Pantelleria come tappa di avvicinamento era l’ideale e cominciamo questa benedetta preparazione.
Sei giorni la settimana un solo giorno di riposo, assenze in 16 settimane solo una, giustificata, sentivo di essere preparato, i miei compagni ci credevano più di me.
Dalla prima edizione dell’Ecomaratona mi hanno affibbiato il nomignolo di Pulce delle Madonie, Pulce stupirai tutti….
A settembre ci iscriviamo in tutto sette del nostro gruppo,  a  quattro giorni dalla gara Giovanni Landolina ha dovuto abbandonare per una frattura all’anulare del piede destro. Siamo rimasti in sei: io, Giocchino Maniscalco, Angelita Bonanno, G. Di Martino, G. D’Ippolito e A. Martorana.
Come sempre, a Gioacchino è spettato il compito di organizzare tutto, viaggio, soggiorno e visite, tutto perfetto e con pochi soldi.
Arriviamo a Pogno nel primissimo pomeriggio di Venerdì, accolti con grande calore, sistemiamo tutto e, tra una visita veloce in alcuni paesi del lago ed il ritiro pettorali, si fa ora di cena, un classico con tutti gli atleti.
Don Salvatore prete dalle mille risorse, benedice l’oratorio insieme al vescovo la struttura finita da poco era stata consegnata al prete a servizio di tutta la cittadinanza, e per l’occasione agli organizzatori della manifestazione.
A letto presto per cercare di riposare più possibile, anche se la partenza alle 10.00 ci avrebbe permesso di prepararci comodamente, ma - si sa - il materiale e l'attrezzatura vanno preparati prima e quindi prima di dormire è necessario un ulteriore controllo generale allo zaino. Attrezzatura obbligatoria: giacca impermeabile traspirante, lampada frontale, indumenti caldi di ricambio, telefono, fischietto, barrette, acqua per un peso di più di tre chili. Ah, dimenticavo anche altimetria con i km e  ristori, tipo roadbook.
Si dorme e comodamente, c'è tutto il tempo per riposare bene.

La mattina sveglia alle 7.00: colazione,  pronti e vestiti, e si scende.
Un carosello di colori: c'è gente da tutta Europa, la prima sensazione era quella  di sentirsi piccoli di fronte a tanti che hanno affrontato le gare più prestigiose del mondo: UTMB  - CCC - TDS – PTL- TOR des Géants- Le tre Cime di Lavaredo e tanti deserti. C'erano più di 400 atleti vestiti ed attrezzati, uno diverso dall’altro; c'è tempo per le foto di rito e poi la calma apparente prima dello start. Non appena cominciano a chiamarci per la partenza, hanno cominciato a tremarmi le gambe,  lo stomaco in subbuglio, la  sensazione che tutto quello che avevo fatto non sarebbe servito a niente, con la sensazione schiacciante che non avrei potuto correre e che le mie  gambe non avrebbero risposto alle sollecitazioni.
Il tempo di fare una piccola ripresa video alla partenza, la benedizione del Don, a salutarci i fumogeni blu hanno colorato ancor di più il cielo, che nel fine settimana ci ha regalato giornate meravigliose.

Pronti  e via, il segno della croce quasi a cercare la forza che non trovavo più dentro di me.
Partiti dal piccolo paese di Pogno che ci lasciamo subito alle spalle, per immetterci nel bosco, io e i ragazzi della Marathon siamo nella pancia del gruppo: mi ritrovo come sempre accanto a Gioacchino, tra di noi c'è un accordo non scritto secondo cui si fa gara assieme, ma quando uno dei due sente di averne di più va, senza più preoccuparsi dell'altro…  
Cominciamo ad affrontare le prime salite e discese, il "sentiero degli scalpellini" in un castagneto bellissimo che ci porta dopo circa 5 km al primo ristoro: qui, la prima meraviglia si affaccia ai nostri occhi, dal Santuario Madonna del Sasso si può ammirare un panorama meraviglioso, il lago sotto di noi riflette i monti che lo sovrastano.
Una breve corsa su un prato appena tagliato si conclude al ristoro, che è molto veloce e via, avevamo deciso di partire con poca acqua perché i primi ristori erano vicini.
Avevamo cominciato a stabilirci su un bel passo, sono cominciati i primi sorpassi.
Insomma, si comincia a fare sul serio, si continua a salire per scollinare su una fila di versanti bianchi chiamati Monti della Luna, dove si stagliano cumuli di sabbione, ottenuto dall’attività dell’uomo nelle cave di pietra.
Lo spettacolo vale lo sforzo che ti porta in cima, dove c'è Julia pronta con la macchina fotografica ad immortalare questo momento, la gioia più grande che in quel momento sono con Gioacchino, sorridiamo e non forzatamente agli scatti di Julia che, instancabile, ci ha seguiti per tutta la gara.
Comincio a capire che le mie gambe non sono per niente stanche, ma considero che siamo ancora ai primi km. Prima del secondo ristor, Gioacchino si stacca: avevo fatto delle foto prima di separarci, era incredulo a vedermi con la macchina fotografica, ma valeva la pena perdere qualche secondo per fotografare questi luoghi.
La prima discesa mi porta a recuperare molta gente, non avevo idea in quale posizione potessi trovarmi.
Un bambino mi tende il cinque e mi dice “Sei Fortunato”. Non ho compreso bene perché m’avesse detto questo: Avrò tempo di capirlo, pensai.
Giunto al secondo ristoro capii il primo dei tanti motivi per cui il bambino mi aveva detto quella frase,”Sei fortunato”. C'erano più di venti atleti fermi al ristoro, comodamente seduti a degustare quanto di buono c’era nei tavoli, polenta formaggi biscotti frutta miele merendine, e tantissime bevande di ogni genere - addirittura la birra che ho subito scartato preferendo acqua e banane -; era ora di fare scorta d’acqua e affrettarsi per lasciarsi dietro i buongustai che erano partiti a razzo e ho capito per quale motivo.
La salita non era dura: circa 5 km e poi giù sino al 23°km.
Sento di andare bene in discesa: continuavo ad aumentare l’andatura e a recuperare persone.
Al 23° km e, quindi, al terzo ristoro ho trovato la stessa situazione di prima, ancora tanta gente ferma comodamente al ristoro, ancora ogni ben di Dio, tavoli sempre pieni di ogni cosa, ma come prima rifornisco le mie borracce, un po’ di banana, coca cola e via. Guardo il cronometro 2h48': Ho fatto lucidamente dei calcoli, per comprendere che sto andando forte.
Sicuramente c'è la base per una media che mi dovrebbe consentire di finire sotto le nove ore.
Ma ad attenderci c’era la salita più lunga e difficile quella che da Arola porta a Monte Novesso (1430 metri), una salita di 8 km circa che rasenta il Monte Piagera, lunga e stancante: preferisco sostentare ancora il mio corpo con della frutta secca che mi ero portato dietro (uva passa e mandorle), con una busta di gel energetico e acqua.
Lungo la salita incontro altri atleti e con loro si scambiano quattro chiacchiere, la meraviglia nel sentire che arrivavo dalla Provincia di Palermo, l’invidia per le temperature dei nostri luoghi, chiedo lumi sulla salita qualche consiglio e via, passo dopo passo, a sentire la gamba tirare sino in cima, una bella discesa prima del 4° ristoro posto all’Alpe Sacchi tempo impiegato nell’ultimo tratto 1h43'. 
Passaggio al 32° km circa in 4h 32 in totale, se i miei calcoli non sono sbagliati il doppio sono 9 ore e più, ma la parte più dura è alle spalle, la stanchezza non si fa ancora sentire, sono fiducioso, controllo spesso l’altimetria, la prima d'una serie di discese quella che porta a Monte della Piana va affrontata a tutta, mi costa due cadute una in avanti e una scivolata in dietro: mi rialzo e, per fortuna, niente di preoccupante non mi scoraggio; segue un piccolo strappo che porta al 38° km.
Quindi, segue una breve discesa per risalire al 42° km: sapevo che sarebbe stata l’ultima seria asperità, ancora frutta secca e gel a rifornirmi di energie.
Scenari incantevoli: un alpeggio prima dell'Alpe Berru si affaccia a noi alla fine della salita una distesa di verde meravigliosa, il proprietario che ci invita a bere alla fontana alla nostra destra. C'è tutta l’incredulità nel vedere tutto cosi bello e cosi in alto, quasi a nascondere dal mondo caotico, quest'isola di tranquillità ti fa venire la voglia di sederti a godere dello spettacolo, ma ancora c’è da salire e aspettavo terrorizzato il tratto breve che Julia e Vincenzo ci avevano descritto la sera prima, "...il tratto che sarebbe arrivato dopo il 42°, talmente ripido che scivoli indietro e siamo stati costretti a mettere una corda" - avevano dettto.

Benchè terrorizzato, non vedevo l’ora di arrivarci: e, finalmente, una fune rossa si é intravista. Dico al mio momentaneo compagno “Eccola là”.
Llui era all'oscuro di questa novità:
Passo avanti   io tendo la corda e lui dietro di me:  quasi divertiti arriviamo in cima e poi giù sino al 48° km a recuperare secondi dopo secondi 6h42' mancano 15 km che non sono facilissimi, ma sto ancora bene.
Mi fermo al ristoro dei giudici che mi guardano e mi dicono "Misilmeri dov'é?"; ed io: In Sicilia. Mizzica da lontano vieni - ribattano - sai sei 44°.
Lo stupore è tanto: non pensavo di essere cosi avanti, ma avevo fatto di tutto per non essere molto indietro, saluto compiaciuto i giudici, dopo aver mangiato ancora banane e bevuto Coca Cola  e riparto.

Ci sono 9 km prima di arrivare a Pella, un paesino sul lago con le luci accese a rendere tutto ancora più bello. 
Avevamo consumato li il pranzo di Venerdì e la felicità è tanta, quando si affacciano le prime case e arriva il ristoro posto sul lungo lago.
Mauro mi guarda stupito: Stai andando bene, mi dice. Ed io rispondo E' fatta!; lui mi avverte: Attento! Mancano ancora 7 km e non sono facili facili.
Non riempo piu le borracce: non serve andare pesante e via sempre con passo spedito a sentire la fatica, mai rilassato; si rientra nel bosco; arriva un’altra telefonata ancora da mia moglie che, lungo la gara, mi aveva chiamato più volte, ripenso al bimbo dell’11° km.
Eccolo un altro motivo del “sei fortunato”: la sua telefonata mi da ancora più forza un saluto veloce ai mie figli e via senza distrazioni devo fare di tutto per chiudere sotto le nove ore. Quando sono vicino al 60° km, c'è l’ultimo ristoro e, a segnalarlo, tante fiaccole accese che rendevano l’atmosfera magica. Mi rifocillo ancora con Coca Cola e the caldo. La ragazza del ristoro mi dice: Via mancano 3 km.

Segue un tratto agevole che affronto correndo con più grinta di prima.
Le ultime preghiere alla persona a cui mi rivolgo nei momenti di difficoltà mio Padre, e ripenso al bimbo di prima e al suo "sei Fortunato”, penso alla determinazione che mi ha trasmesso nell’affrontare i momenti più difficili, penso alla fortuna che ho avuto di essere figlio di mio padre e agli insegnamenti che mi ha trasmesso.
Dubbi all’ultimo bivio: mi fermo non so dove andare, guardo bene, giù in basso c'è Pogno che mi aspetta, vedo le prime case, le luci che cominciano ad illuminare le strade, mentre la penombra comincia ad avvolgere il paese:
Riaccendo la telecamera che avevo usato per le foto ma anche per delle brevi riprese alla partenza, al 23° ed al 50° km, non potevo non farlo all’arrivo.
Poco prima di entrare nel Pala Wojtyla dove è allestito l'area arrivi mi riprendo: sono emozionato,  sono felice ma sono anche sicuro di essere arrivato prima delle nove ore.

Entro nel Pala Wojtyla e stacco il cronometro.
C'è sempre Julia pronta con la sua macchina fotografica per un’ulteriore scatto, stacco il cronometro, mi squilla il telefono non so se guardare il cronometro o rispondere, é mia moglie che mi chiama. Il mio pensiero ha sorvolato l’Italia, sei fantastico grazie, ti richiamo fammi prendere fiato, Ti amo.
Il giudice mi chiama: Scusa, ci tieni a sapere il piazzamento rispondo si certo, sei 36° in 8h 44’48”.
La felicità sovrasta tutto, soprattutto la fatica, un foto postata su facebook, un bel bicchiere di birra e subito a fare la doccia fredda, per l’occasione scaccia-fatica, mi rivesto e scendo nuovamente al Pala, mi aspettano un piatto di minestrone caldo, wurstel, crostata e tanta birra.
Uno dopo l’altro arrivano i ragazzi della Marathon, c'è la gioia condivisa, gli abbracci, la felicità di avercela fatta, manca ancora Gioacchino, una telefonata ma nessuna risposta, la preoccupazione aumenta, mi affaccio fuori, dopo un po’ scorgo una sagoma dalle somiglianze del Giocchino che si avvicina.E' lui, eccolo, finalmente!
L’emozione mia, ma soprattutto quella di Giovanni D’Ippolito, gli occhi lucidi le braccia aperte aspettano di stringerlo, sai dice Giovanni ero sicuro che non ti ritiravi, sospirone, e di nuovo il pensiero va al bambino e al suo “Sei fortunato”.
Sono davvero fortunato essere a capo di una squadra come la Marathon Misilmeri, un gruppo di ragazzi meravigliosi, coinvolgenti e fantastici.
Fantastici sono anche Mauro, Julia, Moreno, Patrizio, Roberta, il Don e tutti, sì proprio tutti quanti gli organizzatori che, coadiuvati con entusiasmo da tantissima gente del luogo, sono stati capaci di organizzare una gara fantastica sotto tutti i punti di vista, una gara che porteremo sempre nei nostri cuori con tutti i ricordi di questa meravigliosa esperienza.
Grazie a tutti.
Sono fortunato.

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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