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14 ottobre 2011 5 14 /10 /ottobre /2011 07:09

Fano logo2Ha spento la sua 3^ candelina l'Ultramaratona della Città di Fano che si è svolta nel fine settimana tra l'8 e il 9 ottobre.

Ma non senza qualche polemica e qualche strascico di lamentele.

Le prestazioni degli atleti iscritti nella gara di 24 ore non sono state eccellenti, anche se qualcuno è riuscito a superare il tetto dei 200 km anche se di poco.

Il dato, in sè, lascia perplessi: essendo la gara valevole come Campionato Italiano FIDAL, assoluti e master,24 ore su strada 2011 avrebbe dovuto essere occasione per dare prova di almeno qualche risultato nel range delle eccellenze. Ed invece niente.

In parte è dipeso dagli atleti: molti degli atleti italiani che hanno nel proprio palmares risultati di alto livello erano a vario titolo assenti, perchè reduci da altre gare impegnative o perchè in procinto di partecipare ad altre gare egualmente impegnative.

Questo è sicuaramente un grosso neo che getta un'ombra di credibilità sul Campionato di Specialità che invece dovrebbe avere il valore di test di verifica utile ai fini dele selezioni degli atleti candidabili ai Campionati del Mondo di specialità.

In secondo luogo hanno influito le condizioni meteo: il giorno precedente la gara aveva piovuto, sicchè il sabato - durante le ore del giorno - si è avuto un forte incremento dell'umidità. Poi di notte, si è verificato un nubifragio che ha avuto la durata di circa un'ora, impenedo agli atleti di proseguire nella loro prestazione.

In terzo luogo, vi sono state delle carenze nella logistica del posto di ristoro, dove frequentemente mancavano dei generi richiesti dagli atleti e dove la risposta elargita dal personale addetto era "Passa più tardi".

Poi - ma questo viene detto solo per la cronaca e per la completezza dell'informazione - mancavano del tutto l'Ambulanza e il relativo personale sanitario: e se qualcuno degli atleti in gara fosse stato colto dal malessere?

Luca Aiudi e il fratello sono due appassionati di ultra (non solo da organizzatori, ma anche da praticanti: e, quindi, ben conoscono tutte le problematiche) sono davvero encomiabili perchè si sono fatti in quattro, a sentire le diverse testimonianze degli atleti in gara, cercando di essere dovunque ci sia bisogno di qualcosa... Ma è anche vero che, per gestire al meglio una 24 ore, ci vuole una squadra intera di persone. ognuna con dei compiti specifici.

Speriamo comunque che ambedue facciano tesore delle critiche costruttive proveniente da parte di moti dei partecipanti per fare meglio il prossimo anno.

Ecco di seguito il racconto di Cirinho di Palma, il piccolo interista volante delle ultra: Ciro nel suo racconto mostra veramente qual'è l'essenza della 24 ore. Non essere invicibili ed immuni dalle debolezze e dalla caduta, ma essere capaci di fronteggiare la crisi e da essa risorgere, riprendendo a correre ad un buo ritmo. Non importa che, anche per via delle contingenze, Ciro non abbia conquistato il suo obiettivo chilometrico, perchè ha dimostrato di possedere la tempara di un un buon corridore nella specialità delle 24 ore: del resto per uno che è in grado di concludere la Spartathlon non poteva che essere così, anche se in quel tipo di gara, stimoli diversi aiutano a fronteggiare le crisi in modi diversi.

Arrivo-Ciro(Ciro Di Palma) Il fine settimana scorso ha visto svolgersi, nella bella cittadina marchigiana di Fano, il Campionato italiano Fidal della 24 ore.

Un evento da me preparato scrupolosamente curando oltre che l’aspetto fisico e mentale, anche particolari come l’alimentazione, i ristori, i cambi vestiario e tutto quello che una gara del genere prevede.

Tutto fatto con molta cura essendo questa manifestazione uno dei miei tre obiettivi stagionali, dopo la 100 km di Seregno e la Nove Colli Running.

A questa gara, però, tenevo particolarmente per vari motivi. Il primo è perché l’avevo voluta correre fortissimamente e da qui, poi, sarebbe dovuta nascere la stagione agonistica prossima prevedente “l’attacco” ad una convocazione nella nazionale della 24 ore, ma anche - come risultato minimo - un chilometraggio tale da permettermi almeno la domanda di partecipazione alla Badwater Ultramarathon (come da accordi presi con gli organizzatori americani).

L’altro motivo era il non voler deludere il mio allenatore, la mia società, l’équipe che mi assiste e tutti gli amici che mi seguono con ricambiata simpatia e affetto.

Ciò non è accaduto e di questo mi sono dispiaciuto fortemente non appena si è conclusa la corsa. Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere questa cronaca perché a mente lucida si riesce sempre a ragionare meglio, valutando ciò che a caldo altri fattori come la tristezza, lo sconforto e la stanchezza non ti fanno vedere.

Appena tagliato il traguardo agli amici ho detto che era stata una debàcle clamorosa, una Caporetto in terra marchigiana insomma una delusione clamorosa.

Tantissimi messaggi e telefonate di stima insieme a qualche giorno di riposo mi hanno aiutato a fare chiarezza su tutto.

Quello che però mi ha permesso di vedere il classico “bicchiere mezzo pieno” e per questo lo ringrazio, è stata una lunga chiacchierata con Andrea Accorsi, uno dei pochi che veramente capisce il mio modo di vedere e di vivere le corse.

Una persona ”profonda” che va oltre le apparenze, oltre la superfice delle cose, vede in me atleta quello che veramente sono e non quell'immagine che purtroppo appare a tanti cioè quella di un fanatico all’eccesso.

Dopo aver parlato con lui sono molto più carico e pronto a ripartire con nuovi stimoli, proiettato già a progettare una 24 ore da correre nella prossima primavera, sicuramente all’estero, e poi siccome il Mondiale dovrebbe essere a settembre… si vedrà...

I giorni che hanno preceduto il viaggio per Fano mi hanno visto molto attento a quelle che potevano essere le condizioni meteo durante la gara in modo da non trovarmi impreparato di fronte a niente.

Tutto sembrava ok, il meteo solo per sabato mattina prevedeva un po’ di pioggia, mentre  dava una bassissima percentuale di precipitazioni durante la notte: non è stato propriamente così, alla luce dei fatti.

Una giornata fantastica alla partenza, ma durante la notte una tempesta di acqua e grandine si è abbattuta sul circuito ciclistico "Enzo Marconi" di Fano, facendo saltare i piani di tutti gli atleti, ma con questo non voglio dire che - per lo specifico - sia stato un risultato falsato. Chi ha vinto lo ha fatto con merito, chi mi è arrivato avanti è stato più bravo di me e chi, comunque, ha visto la fine, ma anche chi si è fermato è stato un grande e a tutti vanno i miei complimenti e la mia stretta di mano.

Potrei aver da ridire su alcuni altri particolari, ma se i giudici non hanno visto oppure hanno ritenuto regolari certi comportamenti non sarò certamente io a polemizzare, ma sarà la coscienza degli stessi atleti che ogni tanto si farà sentire ed una “vocina” ricorderà loro che certe cose non andrebbero fatte: e ciò [la voce della coscienza] sarà molto più duro da mandare giù rispetto ad un giudice di gara che ti sanziona.

Venerdì 07, vigilia della gara, un’ acquazzone si abbatte su Reggio Emilia, facendo cambiare i piani per la partenza, non più in treno ma in macchina col mio amico Andrea, il quale aveva pure prenotato una camera doppia in albergo facendomi desistere dal mio intento di dormire sulle brande messe a disposizione dagli organizzatori.

La pioggia ci ha accompagnato per tutto il viaggio e, una volta arrivati, sistemati in albergo, siamo andati a ritirare i pettorali. Ho subito una buona impressione di tutto, del circuito tutto chiuso, transennato ed asfaltato in un bel parco, dell’organizzazione e dell’accoglienza riservataci.

I fratelli Aiudi con il loro staff si prodigano affinchè tutto vada per il verso giusto mentre un’atmosfera familiare regna all’interno dell’area.

Mi viene indicato dove sono collocati i ristori lungo il percorso e quanti ne sono presenti; sono due nelle ore che portano all’imbrunire, mediamente ogni chilometro e cento metri circa, mentre ne rimarrà solo uno quando calerà la sera e, purtroppo, non ce ne saranno del tutto, quando il nubifragio si accanirà su Fano, fermo restando che si sarebbe potuto utilizzare nel frangente (l’ho saputo dopo) il ristoro posto vicino alla tenda dove si potevano fare i massaggi, al quale però si doveva arrivare da un percorso obbligato e non da altre parti del circuito pena la squalifica.

Mi hanno indicato dove saranno ubicati i ristori personali, dove poter fare i massaggi, dove eventualmente riposare, i vari punti del percorso dove si può uscire e tante altri particolari.

ciro di Palma alla MilanomarathonLa sera, un bel pasta party, anche abbondante e la presenza di tanti amici con i quali si scherza e ci si diverte faranno da viatico alla notte che precederà la gara.

Il sabato mattina ha un cielo sereno ed una temperatura piacevole a dispetto delle previsioni. Arriviamo al parco dove tutta l’organizzazione si sta mettendo di nuovo in moto: i giudici controllano i loro dettagli e noi atleti prepariamo la nostra postazione personale nell’area lungo i cento metri che precedono il traguardo che ci servirà lungo le ventiquattro ore di gara.

Dispongo così i miei ristori, i miei cambi e poi piazzo lì anche il bandierone dell’Inter, in modo che da lontano io possa vedere subito a quale distanza sia il mio posto senza sbagliare.

Siamo tutti all’opera e tutti ignari della sorpresa che Giove Pluvio ha in serbo per noi tra una dozzina d’ore. Il tempo trascorre, per quello che mi riguarda, come al solito nella più totale tranquillità conscio delle mie possibilità di far bella figura e di raggiungere uno dei risultati che mi ero preposto alla vigilia: certezze che derivavano dal sapere il modo col quale mi ero allenato e dal modo d’approcciare alla gara.

Mi tiene compagnia il mio i-pod con la megacuffia che mi isola da tutti.

Mancano circa quindici minuti e i giudici iniziano a fare la spunta dei partecipanti.

Ormai, ci siamo.

Andiamo sino al punto del percorso dove avverrà lo start, stabilito con lo scopo di permettere agli atleti che correranno la 100 chilometri di avere il loro fine gara proprio al passaggio sul traguardo.

Sì, perché oltre alla ventiquattr’ore si correrà la corsa testè citata, ma anche la sei ore e la dodici ore; io, l'evento di Fano, lo definirei una vera festa dell’ultrarunning, ma si vede che Dio Pluvio non era tanto d’accordo oppure non era stato messo al corrente.

Ore 10.00 parte la kermesse. Lungo la pista si vede subito e chiaramente quale atleta partecipa ad una gara ben precisa.

Le velocità sono diverse e diminuiscono man mano che la gara d’appartenenza s’allunga. Vedo due treni che mi doppiano ogni tanto e sono Marco Boffo e Francesca Marin, anche se poi lei nel finale avrà un piccolo rallentamento.

Io e tanti altri facciamo corsa tranquilla visto il numero di ore che abbiamo da correre. Il mio ritmo al giro è abbastanza regolare,12’ alti e 13’ bassi, con giri di 14’ ogni ora quando mi fermavo per prendere il gel ed il piccolo pezzo di pane con bresaola oppure con olio al ristoro personale: questo fino al quarantesimo giro (con oltre 88 km messi nel carniere, in circa 08h 45’).

In queste ore mi sono divertito come un matto senza accusare la benché minima fatica. Correre con Angela Gargano, Giuliana, Paola, Adele, Marinella e tantissimi altri amici era sempre uno spunto per una battuta, per un incitamento e per una risata: tutto fantastico così come il pomeriggio sotto un pallido sole con tutti gli accompagnatori che facevano il tifo e prendevano la tintarella.

Corro il quarantunesimo giro un po’ più lentamente per dare un po’ di conforto ad un amico, prima che atleta, che era in difficoltà, sempre però come prevede il regolamento affiancandolo per qualche metro e poi tenendomi a debita distanza e poi continuo così fino alla quarantacinquesima tornata (circa 100 km in 10 ore).

Un particolare però mi balza agli occhi poi confermato anche da altri partecipanti, il Garmin segna 3 km in piu’...mah, cosa succede?

Seguono due giri mediamente intorno ai 15’ e decido di fermarmi per un massaggio. La sosta mi fa percorrere il quarantottesimo giro in 29’ però non ci sono problemi, continuo ad essere nel gruppo di testa di una gara che vede al comando il reggiano Stefano Verona.

Proseguo tranquillamente a girare tra il 13’ alti e 15’ bassi, questo dovuto al fatto se mi fermo o no ad entrambi i ristori che intanto già avevano fornito pasta a chi ne voleva.

Il cinquantasettesimo e il cinquantottesimo giro sono lenti perché mi distraggo a studiare le condizioni del cielo che, dall’esperienza che mi deriva dall’essere un ex-navigante, mi sembra non promettere niente di buono. Anche col buio riesco chiaramente a vedere nei nuvoloni carichi di pioggia e così come nei migliori gran premi di formula uno dove anche la tattica e la strategia la si adegua a volte agli imprevisti e va studiata al momento, cerco d’anticipare tutti gli altri e mi preparo alla pioggia, consapevole che sul breve avrei perso qualcosa ma che, alla lunga, questa scelta m’avrebbe premiato.

Ancora qualche giro ed ecco giungere la pioggia che nel volgere di qualche decina di minuti si tramuta, prima, in un acquazzone poi in violenta grandinata.

Non c’è più il ristoro, non ho la possibilità di bere qualcosa di caldo e, a questo punto, decido di fermarmi perché temo per la mia incolumità fisica. Pochi temerari restano fuori, qualcuno pagherà dazio dopo; altri invece vedranno premiata la loro caparbietà e si piazzeranno nelle prime posizioni in classifica finale.

Anche Stefano Veronache era in testa alla gara si ritira e, da quel momento, Tallarita prende la testa della gara ma poi anche lui ammainerà bandiera bianca dopo il temporale, rientrando in gara all’alba quando i giochi saranno ormai fatti, ma comunque in tempo per vincere un bell’Argento come Master.

La mia sosta dura circa un’ora e dieci: ho il tempo d’asciugarmi, mettermi degli indumenti asciutti e mangiare un pò di pane con bresaola.

ntanto fuori un forte vento gelido spazza via tutto facendo tabula rasa.

Riparto compiendo altri cinque giri, di cui due un po’ lenti, ma ormai la gara è compromessa: il freddo si è impossessato del mio corpo, il fisico cerca di combattere la stanchezza e il gelo, la mente lucida invece mi consiglia di rientrare ancora cercando di riscaldarmi e di riprendermi.

Altra sosta di un’ora steso sulla panca dei massaggi con una coperta addosso.

Mi ridesto e parto ancora, compiendo un altro giro, ma camminando a passo lentissimo quasi 30’ per percorrere un po’ più di due chilometri.

Sono una nave alla deriva, ho freddo. Angela Gargano vedendomi mi chiede se ho bisogno di una felpa, di guanti o di quant’altro: le dico che, purtroppo, ormai è andata così e che sto cercando un modo per uscire da questa crisi,  e mi rifermo ancora.

Sosta di un’ora e mezza questa volta senza stendermi e senza coperta, solo sotto la tenda seduto. Ad un certo punto una voce mi dice “Dai Ciro ,forza proviamo!!!”.

Questa non è la voce della coscienza ma è Adele Di Lorenzo un’altra atleta che fino al patatrac si stava giocando la vittoria della gara. Prendo un busta dell’immondizia e la metto sotto il k-way cercando di “sigillarmi” sempre di più e vado convinto di camminare fino allo scadere della 24^ ora.

Questo mio camminare mi dà la conferma di un dato che già era in mio possesso e che aveva solo bisogno di essere avvalorato: purtroppo quando cammino sono molto più lento rispetto agli altri che fanno la stessa cosa.

Questo aspetto sarà da migliorare nei prossimi mesi con allenamenti specifici. Una volta fuori e dopo questa ulteriore sosta ancora un giro a camminare: poi, all’improvviso, s’accende la luce. Forse, il pensiero che qualche amico ha percorso un po’ di chilometri per venire a fare il tifo per me e che qualcun altro ancora mi ha promesso la sua presenza verso la fine della gara mi mette le ali ai piedi.

Compio il settantatreesimo giro in 11’46’’ molto veloce rispetto agli altri e rispetto al mio inizio gara. Ormai il treno è ripartito.

Mi rifermo però adesso per spogliarmi della roba che avevo addosso, mi metto a correre in canottiera e pantaloncini corti: credo di essere stato l’unico ad essere vestito così.

La settantaquattresima tornata (ultima sosta) sarà l’ultima di 18’.

Sono le sette e mezza del mattino: mancano due ore e trenta alla fine ed i miei giri successivi saranno : 75 – 10’41"; 76 – 11’08" ; 77 – 10’42"; 78 – 10’16"; 79 - 10’48"; 80 – 10’42"; 81 – 10’53’’.

Ormai senza cronometro, lasciato nel borsone e senza riferimento sui giri compiuti corro libero da ogni pensiero, sono leggero e felice.

Vedo gli amici soffrire di una sofferenza che non m’appartiene più, stringono i denti ed i loro fisici sono molto provati.

Guardavo il cronometro solo al passaggio sul traguardo: il monitor che era li il giorno prima non era stato più in grado di funzionare dopo la bufera notturna.

In questa mia folle corsa riesco a recuperare tre giri all’atleta che è in testa alla gara, recuperavo su tutti e alla grande, al punto che chi mi era davanti, quando lo passavo mi chiedeva, forse temendomi, che giro io stessi correndo.

Una cosa che mi ha fatto piacere è stato vedere un atleta come Fatatis, fresco vincitore della 6 ore di Seregno, anche lui nuovo a questo tipo di gara e ritiratosi, fare il tifo per me e farmi i complimenti ogni volta che passavo vicino a lui.

A questo punto un giudice di gara mi dice che sono sesto, ma che non ho la possibilità di prendere il quinto che è Vito Intini, anche lui corre ad un buon ritmo anche se più lento di me, perché alla ricerca del podio e che il settimo uomo è dietro di me di una dozzina di chilometri. Così gli ultimi tre giri saranno un po’ più lenti: 82 – 11’28"; 83 : 12’06"; 84 14’09".

Controllando le ultime due ore e mazza di gara credo di essere stato in assoluto il più veloce. Prima di concludere l'ultimo giro completo mi fermo ancora alla tenda per prendere una maglietta che avevo preparato in onore di un mio amico, Efisio, anche lui giovane maratoneta, prematuramente scomparso poco tempo fa.

Dopo la gara, una bella doccia e un ricco pasta party. Resto lì anche per le premiazioni in modo da onorare e dare il giusto e meritato tributo a chi è stato più bravo di me.

A mente fredda mi restano dentro la felicità d’aver vissuto una fantastica esperienza (dopo tutto era la mia prima prova in una 24 ore su un circuito), ma anche la consapevolezza d’aver dato spettacolo verso il finire della gara e di aver regalato delle emozioni a chi era li a guardare questo ometto che dopo 23 ore e30’ di corsa aveva ripreso a correre come un ossesso.

Domenica scorsa ho detto: “E’ tutto da buttare”.

Dopo la telefonata con Accorsi dico :"Da qui si parte e sicuramente ne vedremo delle belle".

Adesso un po’ di vacanza a casa mia a Rio de Janeiro e poi si ricomincerà con la testa bassa a macinare dei chilometri, riprendendo la rotta verso quel sogno che sicuramente non è li per non essere raggiunto. Sono sicuro, ce la farò!

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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