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19 ottobre 2011 3 19 /10 /ottobre /2011 00:00

Giuliana-Montagnin-24-ore-di-Torino-2010.jpgLa triestina Giuliana Montagnin (Marathon ASD Trieste) ha partecipato all'Ultramaratona Città di Fano (3^ edizione), tra l'8 e il 9 ottobre 2011, per correre la 24 ore. che avrebbe assegnato i titoli italiani FIDAL, assoluti e master, di specialità 24 ore su strada. Qui, Giuliana Montagnin è stata terza classificata di categoria  (Master B),  con 123,082 km

Ecco, di seguito, il suo racconto che mostra l'essenza del corretto atteggiamento mentale nelle 24 ore: saper essere da soli con la propria fatica e tenere duro malgrado le avversità.

Che la 24 ore ore, più di altre tipologie di ultramaratone, rappresenti una metafora della nostra esistenza? Il racconto della valorosa Giuliana ci induce a pensare che sia così.

(Giuliana Montagnin) Lo scorso week end ero a Fano (provincia di Pesaro e Urbino) per partecipare all’ultramaratona 24 Ore. Nei giorni precedenti la gara monitoravo costantemente i siti delle previsioni meteo. Dopo un’estate tardiva, ma molto molto calda e anomala, era prevista finalmente una svolta: temporali sparsi e bruschi cali di temperatura al Nord e Centro Italia.

Lasciai la mia città, Trieste, con pioggia battente: il termometro non era ancora sceso di molto, ma - nel preparare la valigia -presi in considerazione anche la notte con le temperature minime verso le 3.00 di notte. Eppure, nonostante tutto, non si può mai essere previdentio al 100%. Si sbaglia sempre in  qualcosa, ci si dimentica qualcosa: in questo frangente un bel piumone invernale mi avrebbe fatto comodo.

Questa volta non avevo intrapreso il viaggio da sola, poichè un atleta di Trieste mi aveva contattato se potevamo fare il viaggio assieme: o con il treno oppure con il suo camper. All’inizio, riguardo al camper ero scettica: dopo una gara di 24 ore il sonno e la stanchezza si fanno sentire parecchio.

Optammo per il camper in quanto a fine gara avremmo riposato un po’, la comodità di salire su e non pensare ai cambi treno era allettante.

Arrivammo il venerdì sera: guida prudente in quanto gli scrosci di pioggia non permettevano di vedere a più di 10 metri di distanza. Francamente non ricordo neppure se a Fano piovesse al nostro arrivo: evidentemente ero già in un’altra dimensione, cioè concentrata sulla corsa dell’indomani.

Il sabato si presentò come una splendida giornata: a momenti sole, ma non troppo caldo, a momenti il cielo si rannuvolava, ma il tempo reggeva. Prevedevo qualche piccolo acquazzone notturno, ma comunque solo pochi millimetri di pioggia. Mi organizzai come al solito: una borsa-frigo facente funzione di scatola con alcuni generi alimentari di prima necessità posizionata su un tavolo, mentre il borsone più grande con cose particolari per le emergenze lo avevo sistemato su una branda dentro la tenda allestita per gli atleti.

Alla partenza rimasi spiazzata: si trattava di una gara valida come Campionato italiano ed il regolamento diceva che era vietato transitare con bottigliette d’acqua in mano (o eventualmente bicchieri pieni) nella zona dei giudici e dunque nei dintorni del tappeto che rilevava i passaggi del chip.Vietate pure le cuffiette della musica. L’impulso di rinunciare a tutto per me è stato forte, soffro terribilmente il caldo e bevo in continuazione piccoli sorsi d’acqua, ma poi ripensai a tutti gli allenamenti effettuati alle cinque di mattina; ripensai ai vari motivi per cui avevo deciso di fare quella gara e mi dissi che non potevo rinunciare solo per questa piccola clausola, causa di contrarietà.

Non voglio entrare nel merito di questa decisione dei giudici, per quanto assurda sia. Decisi però che avrei fatto pochissimi chilometri, non era importante, comunque ero soddisfatta della mia ultima 24 ore, fatta appena 14 giorni prima a San Giovanni Lupatoto (vai al racconto di Giuliana).

Sono stata molto fortunata, il caldo non era eccessivo e dalll’organizzazione erano stati sistemati altri punti di ristoro con bicchieri di acqua naturale e gassata. C’è stata un po’ di confusione come l’anno scorso, afferravo un bicchiere che per me era di acqua naturale  e me lo rovesciavo sui capelli: era fresco e mi refrigerava, mentre l’altra metà la bevevo e mi accorgevo che, invece, si trattava di acqua gassata.

L’anno scorso ricordo di essermi innaffiata con l’integratore. Ecco questa è una piccola lacuna: la confusione e l’inversione dei bicchieri ai tavoli dei ristori.

Il resto era ottimale. Con il trascorrere delle ore mi abituai a fermarmi a tutti i tavoli per rinfrescarmi, bere e mangiare.

In tal modo riuscii a risparmiare parecchio le energie a scapito della velocità e quindi dei chilometri. Riuscii a correre/camminare per un tempo lunghissimo, circa 15 ore, dunque forse valeva la pena di proseguire così ad un ritmo lentissimo.

All’una di notte ci fu una svolta decisiva: cominciarono i primi fulmini e poi i primi goccioloni. Non si trattò di un piccolo acquazzone come prevedevano, ma un vero e proprio nubifragio. Avevo calcolato di raggiungere il punto di ristoro e di afferrare al volo il giacchino impermeabile con cappuccio, pure il freddo si faceva sentire, lungo il percorso c’erano dei punti in cui soffiava un vento discreto.

In mezzo ai fulmini, proseguii camminando. Riflettevo se avevo addosso qualcosa di metallico, anelli, bracciali, niente di tutto questo, in quanto nelle precedenti gare di 24 ore che avevo effettuato mi accorgevo che le dita mi si gonfiavano a dismisura durante la notte e con il freddo, anche se non ne ho mai compreso il motivo. Non avevo paura, ero fatalista: se doveva accadere qualcosa… sarebbe successo.

Pensai agli altri atleti, se fosse stato pericoloso avere orecchini, catenine o cose del genere. In realtà, mi ritrovai completamente sola, sul circuito di 2 km abbondanti eravamo in 4 o 5 al massimo: qualcuno si era ritirato, quasi tutti gli altri si erano rifugiati nella tenda, chi per cambiarsi chi per dormire.

Feci mente locale delle mie esperienze precedenti: alla 24 Ore del Mai Zeder giugno 2008, piovve abbondantemente per tre quarti di giornata, però non grandinava. Me la cavai ugualmente. 24 ore di Milano giugno 2011: due violenti nubifragi, uno al mattino e uno durante il pomeriggio di breve durata, però non grandino. Bene, pensai, forse questa volta proverò pure i chicchi.

Mi accorsi di essere stata colpita da un dischetto bianco che si presentava della dimensione di un euro, era completamente piatto, pensai stupita prendendolo in mano, ad un escremento di gabbiano, mi ritrovai con i pantaloni coperti da questi dischetti e solo allora realizzai che era grandine. Io ero convinta che la grandine fosse solo a forma di chicco.Era come se mi frustassero, i piedi ormai nuotavano dentro le scarpe, i pantaloncini corti erano zuppi.

Notai che il display indicante le ore i minuti e i secondi della nostra gara era caduto rovinosamente a terra, ma sembrava che funzionasse ancora. Invece il monitor situato pochi metri più avanti e ben protetto dentro un gazebo, ero andato in tilt. Mi sorse il dubbio che fosse saltata la corrente con conseguenze disastrose per i chip.

La zona era deserta, neppure un giudice o chicchessia a cui chiedere se la gara era sospesa o meno. Decisi di proseguire ugualmente, gara o non gara. Era questa un’altra lacuna dell’organizzazione? Non saprei dire, hanno fatto tutti quello che hanno potuto, più tardi è stato rimesso in piedi il display, ma il monitor no, rimase spento. Erano un’incognita i chilometri che stavo macinando avanti, pensavo solo a tener duro. I famosi 115 km necessari per la mia categoria dovevo farli. Totalizzai a fine gara km 123,082 risultato insperato.

Credo che il nubifragio sia durato tre ore circa. Poi la pioggia si calmò e mi resi conto che si era sfogato tutto. Decisi di fare una sosta, ridotta al minimo, dentro la tenda per cambiarmi con cose asciutte e più calde. Purtroppo non riuscii a riscaldarmi, avevo tardato troppo prima di cambiarmi. Mi avvolsi il sacco a pelo con la cerniera chiusa, attorno alle spalle, camminai il più veloce possibile per riscaldarmi. Il maltempo aveva rovinato i nostri sogni, la nostra voglia di record.

A quel punto mi prese una crisi di sonno. Mi si chiudevano gli occhi, camminavo dormendo, li riaprivo e mi accorgevo che proseguivo a zigzag. Mi ricordai di un’altra maratoneta che mi aveva accennato a situazioni analoghe: Se stai facendo un trail è molto pericoloso - mi diceva - se sei in pista o su un circuito al massimo cadi a terra. E io, avvolta comero nel sacco a pelo, non potevo farmi male.

Temevo ancora i giudici, anche se erano scomparsi. E se mi avessero vista distesa sull’erba a dormire? Era vietato lasciare l’asfalto e calpestare l’erba ma io senza volere sbandavo paurosamente. Decisi di fare un’altra sosta in tenda ma questa volta per dormire almeno mezz’ora. Sapevo che non avrei dormito nulla causa il freddo ma avrei fatto una specie di training autogeno.

Misi la sveglia del cellulare e riposai. Quando mi rialzai ero ancora in trance e mi venne in mente l’articolo di Andrea Accorsi riguardante la sua impresa durata ben 6 giorni sul Lago di Balaton. La sua compagna l’aveva visto seduto e gli si era avvicinata, dicendogli: Che fai? prendi freddo. Alzati amore, se fa male puoi sempre camminare… In stato confusionale, avrei voluto essere io incitata da qualche persona amica… Mi doleva un po’ una gamba.

Lungo il circuito raggiunsi altri due atleti e proseguimmo parlando tanto per tenerci svegli, pure uno di loro aveva sopra le spalle un plaid.

Le ore passarono lentamente, verso le sette le prime luci dell’alba e il circuito cominciò a riaffollarsi. Qualcuno si era veramente ripreso e correva con un ritmo da non credersi, alcuni accompagnatori gridavano incitamenti, da destra a sinistra tutto si ravvivava. Sorse nuovamente il sole e cominciai a togliermi qualche strato di indumenti.

 Il mio risultato è stato soddisfacente.

Se le circostanze fossero state diverse non saprei nemmeno io se avrei reso di più.

Se avessi potuto correre con la mia bottiglietta in mano, se avesse piovuto con minore intensità, se avessi avuto qualche aiuto di qualche allenatore o accompagnatore.

Tanti “se” e tanti “ma” che comunque contano poco, il mio livello non è molto alto: impegni, lavoro, casa, famiglia.

Quello che posso dire è che sono contenta di non aver rinunciato, neppure nei momenti di sconforto totale.

Ritrovare ogni tanto gli amici non ha prezzo.

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commenti

Dario 10/19/2011 09:35


Gran bel racconto Giuliana !!! Penso che io una 24 non la farò mai.

Non credo di essere così forte mentalmente per poter affrontare le innumerevoli difficoltà psico fisiche di una competizione così lunga.

Complimenti ancora !!!


Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
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Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
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