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4 giugno 2011 6 04 /06 /giugno /2011 16:51

Prendo-la-bici-e-vado-in-Australia.jpg"Prendo la bici e vado in Australia. Da Brescia a Melbourne alla ricerca della felicità" (Ediciclo, 2011) è il diario di viaggio di Francesco Gusmeri, ex magazziniere e adesso operatore socio-sanitario.

Un'impresa estrema, come dice l'autore, alla ricerca della felicità, in cui ciò che conta sono il viaggio e le esperienze che questo ci regala, più che il raggiungimento della meta prefissata e che, indubbiamente, rinverdisce l'impresa di Annie Londonderry che, da vera antesignana, all'inizio del secolo appena trascorso, fece il giro del mondo in bicicletta da sola e con pochi mezzi (Peter Zeuthlin, Il giro del mondo in bicicletta. La straordinaria avventura di una donna alla conquista della libertà, Eliot, 2011).

Un "viaggio della vita" sognato per quasi cinque anni; un'idea che non è rimasta sulla carta ma si è concretizzata in un lungo balzo verso oriente di quasi 30.000 chilometri. Sarà il viaggiare in sé e non raggiungere la meta, Melbourne, a dare sollievo a Francesco Gusmeri, giovane cicloviaggiatore in cerca di una serenità che solo la strada potrà regalargli. Insieme a lui saliremo in piedi sui pedali lottando contro le salite turche e la neve del Pamir, gesticoleremo tentando di farci capire da burbere o losche guardie di frontiera, supereremo i 7690 chilometri di strade cinesi passando dal deserto alla giungla tropicale, arriveremo infine in Australia dove accarezzeremo un'idea ancora più folle di quella di essere partiti: restare all'altro capo del mondo per non tornare più. La bicicletta ancora una volta si rivela così strumento di diserzione e conoscenza.

Quello che segue è un piccolo assaggio del libro di Gusmeri.

 

Con quel mix fantastico di slancio verso nuove avventure e inquietudine per l’ignoto, il primo ottobre lascio Kashgar e imbocco la temuta e interminabile statale G315, nota come South Taklimakan Desert Road. Sulla mia mappa stradale appare come una solitaria linea rossa in mezzo al nulla. Mentre lascio la città mi ripeto i calcoli che sto facendo da settimane, secondo i quali dovrei riuscire a raggiungere Xining in circa quaranta giorni. Sarà la mia Quaresima cinese. L’ampia carreggiata asfaltata lascia ben presto il posto a un’angusta corsia, con fondo ruvido e gobboso, che mette a dura prova braccia e chiappe. La prima pietra miliare della statale indica che da qui a Xining ci sono 3009 chilometri.

Dopo appena mezz’ora di tragitto, i palazzoni piastrellati di Kashgar sono un ricordo già sfumato nel tempo: mi ritrovo immerso in un mondo contadino, punteggiato da fiorenti villaggi con casupole di legno e argilla e suggestivi viottoli affiancati da alti filari di pioppi. Lungo la strada la maggioranza dei mezzi di trasporto è costituita da carretti trainati da asinelli che conducono i contadini e le loro mercanzie dai campi al mercato. Il traffico automobilistico è scarso ma risulta comunque pericoloso a causa della velocità dei veicoli, benché la segnaletica stradale sia buona e vi siano parecchi cartelli indicanti il limite di velocità. Pedalo tutto il giorno con il vento contrario in un continuo alternarsi di zone abitate e tratti di deserto sassoso. Dove l’uomo è riuscito a rendere fertile il terreno, grazie alle canalizzazioni, ci sono villaggi, vegetazione, vita. Per il resto, il vento e la sabbia invadono tutto. Più deserto di così, non si può.

 

Come se questo non bastasse, devo lottare contro un forte vento contrario. Sebbene la strada sia completamente pianeggiante, non riesco a spingere oltre i dieci chilometri orari e la sabbia, sospinta da turbinosi mulinelli, mi arriva violentemente in bocca e negli occhi. Procedo così per circa quattro ore. È un’agonia. La mia fame di chilometri viene messa a dura prova. Le energie mentali, in questi frangenti, diventano più importanti di quelle fisiche, e sono i pensieri, più che gli zuccheri, a rifornire i muscoli di energia. Pensieri liberi e inquieti, come il vento che mi sta sferzando. Scaturiscono dal doppiofondo del cervello, un solaio virtuale di cui non si apre quasi mai la porta. In una situazione del genere, il mio mostriciattolo si scatena, come uno squalo che sente l’odore del sangue. Diventa furioso, cattivo. E ogni volta che una raffica di vento mi frusta rabbiosamente il viso, lui scava ancora più nel profondo, solleva coperchi e ricordi, apre vasi e paure, rispolvera offese, angherie e frustrazioni. Le vecchie ferite sono un ottimo combustibile per andare avanti. E io sono consapevole di avere delle discrete scorte di questa benzina. Ma non sono sicuro che mi basteranno per venire a capo di questo deserto infinito.

 

Fino all’oasi di Guma non trovo più un filo d’erba. Mentre pianto la tenda a ridosso di alcune abitazioni in questa oasi in pieno deserto mi accorgo che le scarpe stanno pestando un praticello spelacchiato. Che bella sensazione! Sono già nel sacco a pelo quando, a distanza molto ravvicinata, sento le voci di alcuni ragazzini che devono essersi accorti di un’insolita presenza. Spengo immediatamente la torcia e torna a regnare il silenzio, poi mi addormento sotto un cielo meravigliosamente stellato. Ma alle due il cielo si è coperto e, dal deserto, mi accorgo che sta per arrivare una specie di nuvolone. Non capisco che cos’è, ma mi rintano in tenda cercando di sigillarmi dentro il meglio possibile. Dopo mezz’ora una bufera di vento e sabbia imperversa con inaudita violenza. All’inizio temo di essere spazzato via dalla furia del vento ma, dopo un paio d’ore d’angoscia, riesco perfino ad addormentarmi nel baccano del mio involucro. Al mattino ritrovo bagagli, bicicletta e tenda avvolti da una coltre di sabbia sottilissima. Prima di ripartire, oltre a ripulire tutto, devo rimettere un po’ d’olio alla catena impolverata e rinsecchita. Alle prime luci del giorno l’anziano contadino del vicino casolare si è accorto della mia presenza e, con aria prima sospettosa, poi piena di curiosità, presiede immobile a tutte le operazioni di smontaggio della tenda e preparazione dei bagagli. La sua compagnia muta mi fa piacere e, quando arriva il momento di partire, vorrei avere ancora qualcosa da preparare per stare con lui qualche minuto in più.

 

francesco-gusmeri-uno.jpgNota biografica sull'autore

Francesco Gusmeri è nato a Brescia nel 1971. Geometra, è stato magazziniere e operatore socio sanitario. Dopo aver lavorato e risparmiato per cinque anni, dopo aver sperimentato l’ebbrezza di un altro viaggio lungo e solitario sulle due ruote dall’Italia a Capo Nord, Francesco ha mollato tutto per realizzare un sogno: andare in bici fino in Australia. Prendo la bici e vado in Australia (Ediciclo, pp. 240, 16,50 euro), in uscita il 1 giugno, è il racconto di questo viaggio avventuroso «da Brescia a Melbourne alla ricerca della felicità». Che alla fine, scopre l’autore, non è uno stato di grazia da conquistare, ma piuttosto la voglia di tornare a casa per poi mettersi di nuovo in viaggio. In questo estratto, Francesco affronta il deserto cinese del Taklimakan, fatto di sassi, sabbia e vento.

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Data di creazione 12/04/2011
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Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
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