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1 ottobre 2015 4 01 /10 /ottobre /2015 17:42
Quella che segue è la storia di un libro trovato casualmente lungo un Cammino di Elena Cifali. E' proprio vero che i libri vengono a noi e che sono loro a cercarci e ad attirare la nostra attenzione. Mai che accada al contrario, anche quando siamo certi al cento per cento di avere pilotato le nostre scelte, ci sbagliamo profondamente. Nulla accade per caso.

Quella che segue è la storia di un libro trovato casualmente lungo un Cammino di Elena Cifali. E' proprio vero che i libri vengono a noi e che sono loro a cercarci e ad attirare la nostra attenzione. Mai che accada al contrario, anche quando siamo certi al cento per cento di avere pilotato le nostre scelte, ci sbagliamo profondamente. Nulla accade per caso.

(Elena Cifali) Quando caricai lo zaino per partire decisi che nessun libro vi avrebbe preso posto.

La decisione fu insolita per me che ovunque vado mi faccio far compagnia da una buona lettura.

Eppure, stavolta no, lo zaino era già di per se troppo pesante e piuttosto che riempirlo avrei voluto svuotarlo d’un fardello che porto addosso da troppo tempo oramai.

Deciso, parto leggera!

Il Cammino per le Vie Storiche di Sicilia sarebbe dovuto essere un libro non scritto fatto delle storie di tutti coloro che vi avrebbero preso parte. La storia dell’amico ingegnere, quella della guida, del vigile urgano, della psicologa, del disoccupato, dello studente universitario, insomma, la storia la stavamo scrivendo noi.

Ma… c’è quasi sempre un “ma”!

Il Cammino ti dà ciò di cui hai bisogno

Il sole troppo caldo, il sudore che scorre, gli occhi abbagliati dalla luce, le gambe stanche, i piedi doloranti, 50 e 50 e 50 chilometri ancora da percorrere … è tutto così emozionante, tutto così fortemente stancante. Attraversiamo chiacchierando una strada di campagna, poche case, nessuna anima ad accoglierci. La terra rossa, arida, chiede pietà e implora acqua.

Sul ciglio della strada, tra sterco di mucca e tracce di pneumatici passati e diretti chissà dove, li vedo abbandonati malamente, uno sopra l’altro, come amanti insaziabili: i libri!

Potrebbe essere un miraggio, cosa ci fanno due vecchi libri in mezzo alla campagna?

Non lo saprò mai, ma so che il Cammino mi dà sempre ciò di cui ho bisogno.

Gli altri sono avanti, accanto a me solo Nino, il suo passo mi accompagna e la sua allegria mi conquista.

Mi chino, li raccolgo, li tocco, li rimetto in ordine, li spolvero, poveri libri. Chi può averli messi sul mio Cammino e perché? Non trovo risposta, trovo solo la voglia e il coraggio di portarli sulle mie spalle, dentro il mio zaino.

E diventano miei. Ancora una volta, l’ennesima volta, dei libri si sono fatti trovare sulla mia strada.

Tornando a casa li ripulisco senza riuscire a levare completamente l’odore di campagna, di vissuto, di vita che portano d’appresso, di passato che mai conoscerò.

Li tocco disegnandone i contorni, ne scelgo uno e inizio a leggere ….

Lo Stoppino che fumiga” di Cesare Zavoli.

L’autore avverte: è una storia triste, e coloro che la leggeranno ne trarranno un senso di pena per le vicende narrate. Storie di ragazzi tormentati nell’infanzia e nell’adolescenza malata, la storia di una maestrina e di un dottore sul finire del secondo conflitto mondiale. Storie d’amore e di solitudine, di dolcezza e amarezza, di contrasti, di violenza e di atti generosi.

Io credo, che nella mente dell’autore Lo stoppino che fumiga altro non sia se non la considerazione delle condizioni umane e patologiche che affliggono alcuni essere umani. Credo che sia la capacità di considerare che, nel corpo misero, esista anche una sensibilità difficile e chiusa e soprattutto un’anima che aspetta quel tanto di illuminazione e di redenzione che può venire solo dall’amore.

L’ho letto in pochi giorni, tra le mille cose da fare al ritorno d’un viaggio che mi ha dato molto più di quanto potessi aspettarmi. L’ho letto con la consapevolezza che ciò che inizia molto spesso non finisce mai, con l’illusione di essermi portata dietro per sempre la gioia di quei gironi, la spensieratezza, il ricordo della fatica, la contaminazione dell’anima e del corpo.

A questo proposito mi tornano alla mente le parole del “mio ragazzo” Manfredi, un uomo che ho tanto amato e che continuo ad amare nel silenzio indolore e tombale che purtroppo lo avvolge:

“Nulla è per caso”. Già, caro Manfredi, nulla è per caso …

Cesare Zavoli. Lo stoppino che fumiga. Racconto di scuola triste, Marzagalli, 1962

Location: Scheveningen north-beach, early morning, 21 July 2011. Music: Vienna Blue, by Doc & Lena Selyanina.

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29 settembre 2015 2 29 /09 /settembre /2015 10:01
Walking. Dal diario di Salvatore Sulsenti. Da cosa nasce cosa, sempre all'inseguimento del Sogno

Salvatore Sulsenti prosegue nella sua esperienza di preparazione alla 100 km del Passatore. I suoi resoconti si sono infittiti e adesso siamo di fronte ad un vero e proprio diario giornaliero al quale Salvatore consegna i suoi progressi, le sue speranze, i suoi sogni.

Il cambiamento di questa settimana è che da camminatore isolato è passato ad una forma di socializzazione e di condivisione, grazie al contatto con Inge Poidomani, appassionata ultramaratoneta siciliana.
Assieme ad Inge, Salvatore ha fatto delle uscite, aggregandosi inoltre ad un gruppo di camminatori.
Ancora nel 2014, Salvatore Sulsenti, non sapeva nemmeno cosa fosse la 100 km del Passatore, eppure proprio in quell'anno ha dato inizia ad un'era di rivolgimenti, affrontando da profano una camminata in natura di oltre 11 km.
Adesso, la 100 km del Passatore è diventata il suo sogno e non è un caso se la foto di copertina del suo profilo FB sia la misteriosa Uluru (in Inglese Ayers Rock) al centro dell'Australia e contornata dall'outback, uno dei deserti più aridi che si possano immaginare.

Ayers Rock potrebbe essere l'emblema dell'enigmatica (ed inafferrabile) meta dei nostri sogni.
Quelli che ci sono stati (con l'eccezione dei soliti turisti performativi che rovinano tutto con la pretesa che i luoghi siano delle cose da conquistare e da ricordare come un "trofeo" e basta) dicono che l'essere stati lì fisicamente non appaga, perché il luogo in sé è intriso di magia e di un potere cosmico che va al di là delle cose.
Un luogo di potere e di convergenza di linee di energia: che per questo motivo era - ed é - considerato sacro dagli aborigeni australiani.
E, quindi, quei viaggiatori che ci sono stati dicono che sono - trovandosi lì fisicamente - appena potuti entrare a contatto con i margini di un mistero, quel tanto che bastava tuttavia a proiettare le propria mente verso siderali distanze - a condizione, ovviamente, che i visitatori fossero permeabile alla meraviglia.
Si può immaginare che il "pellegrino" che decide di diventare ultramaratoneta sia uno che vuole arrivare a conoscere delle cose, saggiando i propri confini di resistenza, eppure ci sarà sempre qualcosa che rimarrà al di fuori della sua portata: ed è così che la corsa di lunga durata (o la camminata ultra-lunga, che è il suo equivalente) possono diventare quel volano energetico che consente di accedere ad un modo diverso di esperire se stessi e la realtà.

Ed ecco di seguito lo stralcio del diario di Salvatore, mentre insegue la sua meta.

Walking. Dal diario di Salvatore Sulsenti. Da cosa nasce cosa, sempre all'inseguimento del Sogno
Walking. Dal diario di Salvatore Sulsenti. Da cosa nasce cosa, sempre all'inseguimento del Sogno
Walking. Dal diario di Salvatore Sulsenti. Da cosa nasce cosa, sempre all'inseguimento del Sogno
Walking. Dal diario di Salvatore Sulsenti. Da cosa nasce cosa, sempre all'inseguimento del Sogno
Walking. Dal diario di Salvatore Sulsenti. Da cosa nasce cosa, sempre all'inseguimento del Sogno
Walking. Dal diario di Salvatore Sulsenti. Da cosa nasce cosa, sempre all'inseguimento del Sogno

Martedì 22 settembre.Dopo due giorni di meritato riposo dopo i 48 km di sabato e le naturali valutazioni, esco per strada con il gruppo si camminatori di cui ora faccio parte.
Circa 30 loschi figuri, con magliette rosso garibaldino, serpeggiano per vie e sterrati ognuno alla ricerca del proprio passo e di un compagno disposto ad ascoltarlo.
La temperatura è in ribasso, il pomeriggio leggermente ventilato e si cammina bene. Dalle 18,30 alle 20,30 ci si muove senza forzatura di ritmo (fatta eccezione per un isolato tentativo) percorrendo poco meno di 12 km. Torno a casa con la memoria dei miei percorsi e con la voglia di rimettermi ancora in discussione, passo dopo passo, attraverso qualche km da masticare ancora.

Mercoledì 23 settembre. Riposo causa visita odontotecnica in ospedale. Sorvolo sul servizio sanitario che fa appello, per la propria sopravvivenza, solo alla buona volontà di addetti spesso sottostimati. Un accento andrebbe posto sulla calca generata dai pazienti che a volte diventano impazienti e vivacizzano il loro dissenso nei corridoi dell’ospedale. Ma meglio astenersi da ulteriori note, non ne ho voglia.

Giovedì 24 settembre. Dalle 18,35 alle 20,15, km 11,00. Camminare in gruppo, al di là del passo di ognuno, comporta la volontà di uniformarsi mirando a tenere il gruppo serrato e a migliorare la performance media di tutti. Purtroppo non è facile come sembra. Poco male, cerco di dare il mio contributo e vado avanti. Camminare amichevolmente mi da il piacere di chiacchierare e di recuperare.

Venerdì 25 settembre.  Dalle 15,00 alle 18,00, 18 km senza sosta alcuna. Ho camminato con Inge Poidomani signora tedesca [ormai naturalizzata siciliana - ndr]con alcune edizioni del Passatore alle spalle, maratone, ultra maratone e da oggi ultra-camminate con me. E’ un piacere inaspettato muovermi con Inge, ascolto attentamente per tutto il tragitto i suoi racconti facendo tesoro di ogni suggerimento. Domenica 27. saremo ancora insieme.
La mia strada verso il Passatore non si avvicina ma si fa appena più chiara. Io al Passatore? Mi sembra strano anche pensarlo.

Sabato 26 settembre. Riposo, leggera indisposizione accompagnata da una fastidiosa cefalea. Domani mi rifaccio.

Domenica 27 settembre. Sono quasi le 5.00, un caffè ed una banana a colazione, fra meno di 2 ore verranno a prendermi per andare a Ragusa per la “Camminata della Cava Misericordia” organizzata da Vittorio Brullo, gruppo “Passo dopo Passo”. Iniziamo a muoverci puntualmente alle 7:31 e terminiamo alle 12:16.
Percorriamo 18,49 km (previsti 20/23km), partendo da Corso Italia, presso i Salesiani a Ragusa. Proseguiamo per Ragusa Ibla e poi per Cava Misericordia arrivando alla SS per Chiaramonte Gulfi al km.3 per fare ritorno a Ragusa.
Ci siamo mossi per sentieri, strade bianche ed asfalto e volutamente non accenno alla velocità media, assimilabile al ritmo di una allegra scampagnata.
Mi sono rilassato e divertito insieme ai miei compagni e compagne di cordata, ho allontanato le esigenze di performance per lasciarmi andare.
Ho compreso che ci si può allenare anche riposando o camminando piacevolmente con degli amici. Al termine della camminata sono rimasto sulle gambe, ed agevolmente, quasi 5 ore trascorse ad ascoltare la signora Inge elargirmi suggerimenti e consigli preziosissimi e soprattutto programmando altre uscite insieme. 
Il Passatore diventa un po’ più familiare ma sempre lontano. La mia consapevolezza come camminatore aumenta, so di poter fare e solo adesso sto cominciando a comprendere il “come fare”.
Mi da piacere sentire ogni muscolo delle mie gambe, come a volermi dire: “Salvatore, ci sei”.

Walking. Dal diario di Salvatore Sulsenti. Da cosa nasce cosa, sempre all'inseguimento del Sogno
Walking. Dal diario di Salvatore Sulsenti. Da cosa nasce cosa, sempre all'inseguimento del Sogno
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27 settembre 2015 7 27 /09 /settembre /2015 18:25
Walkaboutitalia. I 3000 km a piedi attraverso l'Italia di Darinka Montico, con una valigia da riempire di sogni

Esce per i tipi di Edizioni dei Cammini, il volume di Darinka Montico, dal titolo Walkaboutitalia. L'Italia a piedi, senza soldi, raccogliendo sogni (2015), il racconto di un'esperienza di viaggio a piedi attraverso l'Italia, da Sud a Nord (con partenza da Palermo e arrivo a Baveno sul Lago Maggiore), per un totale di 3000 km (per l'esattezza 2910 km).
L'autrice del volume sarà presente allo Slow Travel Fest di Monteriggioni, tra il il 9 e l'11 ottobre 2015.

(dal risguardo di copertina) Walkabout è la camminata che gli aborigeni compiono in età adolescenziale, da soli nel deserto, per riconnettersi con le origini ancestrali delle loro terre e conoscere se stessi.
Con questo stesso intento, Darinka Montico, rientrata in Italia dopo anni trascorsi a viaggiare per il mondo, si è messa in cammino decisa a conoscere il Belpaese e a inseguire il suo sogno. Sola, senza soldi e con i piedi come unico mezzo di locomozione, Darinka ha attraversato l'Italia, dalla Sicilia a Baveno, il suo paese natale sulle sponde del Lago Maggiore, raccogliendo con entusiasmo e speranza anche i sogni delle persone che incrociavano i suoi passi, disposte a donarle un pezzetto di se stessi. 

Il suo cammino è diventato una piccola ricerca antropologica sui sogni o su ciò che ne è rimasto in una società caratterizzata sempre più dal materialismo e dalla superficialità. 

Dopo 2.910 chilometri, sette mesi e dieci giorni di cammino, Darinka è tornata a casa e il suo walkaboutitalia è diventato il tema di una conferenza TED e di un blog molto seguito.

Camminando per l’Italia da sola, ho scoperto che il sorriso è un’arma potentissima che apre quasi tutte le porte. E che un altro grande segreto per viaggiare nel mondo è la capacità di ascolto: quella che mi ha portato ad ascoltare le mie scarpe, ma che mi ha spinto a raccogliere i sogni delle persone che incontravo. Li scrivevo su un pezzo di carta, che ho conservato in una scatola cilindrica dorata. La piccola Annachiara che desidera un chihuahua, un Samsung, un fidanzato e poter volare; il 70enne Brant, che vive in una grotta dotata di wi-fi e sogna un giorno di partire per l’Isola di Pasqua...

Darinka Montico

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22 settembre 2015 2 22 /09 /settembre /2015 09:13
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!
Walking. Una camminata di 48 km. Colla di Casaglia sei già mia!

Un nuovo allenamento di Salvatore Sulsenti, deciso a camminare la 100 km del Passatore e tutto proteso in uno sforzo organizzato per raggiungere lo stato di forma di adatto, sperimentandosi strada facendo e acquisendo esperienza e conoscenza di sè, del proprio corpo e della sua reattività a carichi chilometrici maggiori.
Questa volta (sabato 19 settembre 2015) Salvatore Sulsenti ha "chiuso il cerchio" - per così dire, percorrendo la distanza da Santa Croce di camerina a Ragusa e ritorno, per un totale di 48 km.
La possibilità di portare a compimento una 100 km si fa più vicina, ma sicuramente adesso - avendo speirmentato i 50 km nelle gambe - Salvatore Sulsenti può celebrare il raggiungimento di una piccola meta intermedia: "Colla di Casaglia sei mia!"

(Salvatore Sulsenti) Ho deciso, Santa Croce Camerina-Ragusa- Santa Croce Camerina a piedi per un totale di 48 km. Detto fatto.
Comincio controllando il meteo, il tempo è messo al bello e si può stare tranquilli. Lavoro su me stesso e ripasso metro dopo metro tutto il percorso, immagino la mia uscita di diverse ore, sezionandola momento per momento.
Devo solo capire come fare bene e cosa esattamente mi aspetta. La temperatura è di 33° alla partenza di 34° all’arrivo, questo dato mi aiuta a capire quanta acqua portare con me, quale maglietta all’andata e quale al ritorno.

Ho preparato 4 bottigliette con limone (due medio piccoli), sale (due cucchiaini rasi da caffè), 4 succhi alla pera, una seconda torcia di scorta, bustine di zucchero per improvvisi cali di glicogeno.

Sveglia alle 3,30.

Faccio colazione davanti al PC (una banana, uno yogurt, due caffè). Esco di casa alle 4,15 e vi farò ritorno alle 13,04, dopo aver camminato 8 ore e 30 minuti più 19 minuti per pause tecniche (4 o 5 pipì stop, foto autocelebranti, colazione con cornetto alla marmellata e caffè).

Non mi concedo il privilegio di ripensarci, riparto convinto di farcela a tornare camminando.

E così è. Non mi sono chiesto assolutamente nulla, sapevo di poterlo fare, non esattamente come, ma sapevo ed oggi so che posso farcela.

Sto per finire l’acqua, mi fermo in un bar ad acquistarne una bottiglia. Lo stesso bar, quasi in mezzo al nulla, dove stamani alle 6 circa c’è una ragazza intenta a far pulizie che mi regala, sorridendo, un buona giornata che mi rimette a posto per tutto il giorno.

Ho bevuto un totale di 3,5 litri d’acqua, 3 dei 4 succhi e, al rientro a casa, altri 2 litri d’acqua. Negli ultimi 5 km ho cantato le mie canzoni, mi sono commosso, ho riso con me stesso.

Vedo casa mia. Una lacrima di gioia mi bagna il viso.

Colla di Casaglia è mia. Colla di Casaglia 913 mt. s.l.m. è al km 48 del Passatore, da oggi è possibile.

Nelson Mandela disse: Un sogno sembra impossibile, finché non viene realizzato.

Finisco di scrivere, ascoltando Ella fitzgerald.

 

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13 settembre 2015 7 13 /09 /settembre /2015 06:41
(Foto di Emanuela Pagan)
(Foto di Emanuela Pagan)

(Foto di Emanuela Pagan)

Ultramaratone Maratone e Dintorni ha seguito passo dopo passo il Cammino verso Santiago di Emanuela Pagan, pubblicando le cronache giornaliere del suo progredire.
Alla fine del Cammino e dopo il suo rientro in italia, la abbiamo intervistata per raccogliere in qualche modo il senso della sua esperienza e per attuare un confronto tra le nostre riflessioni (quelle scaturenti dalla lettura delle cronache giornaliere) e le sue riflessioni.
Ecco, quindi di seguito l'intervista a Emaniela Pagan, anche se molte cose relative all'esperienza del Cammino rimangono ineffabili ed inspiegabili, nel senso che ciascuno può sì raccontare la sua esperienza, che - tuttavia - rimane soltanto la sua esperienza.
Per capire veramente il Cammino e poter costruire su di esso una propria verità e una propria personale architettura di pensieri ed emozioni, c'è solo un modo: farlo e sperimentarsi in prima persona.

Il cammino laico: è possibile? Ci si può accostare all'esperienza del Cammino in assenza di una motivazione religiosa?

Il cammino può essere compiuto anche senza una motivazione religiosa. Lo si può vedere come impresa sportiva. In questo caso diventano solo dei chilometri da percorrere in un certo tempo. Può essere vissuto come esperienza di vita e cammino interiore. Il credere in Dio e in quale Dio rimane solo un fatto personale. La scelta di percorrere un lungo percorso che abbia come traguardo una cattedrale già induce a riflettere sulla fede. Penso che qualsiasi laico che intraprenda la strada verso Santiago finisca inevitabilmente con il confrontarsi con un cammino segnato dalla religione.

A te, Emanuela, cosa ha insegnato il Cammino?

Il Cammino mi ha insegnato a camminare. Sembra quasi scontato, ma il passo di marcia influenza il ritmo dei pensieri. Penso che il Cammino di Santiago sia una vita in miniatura. Ho imparato a vedere il mondo con altri occhi. Ora tutto è uguale, ma allo stesso tempo diverso. Le ansie e le paure che a volte si provano nella vita di tutti i giorni non sono altro frutto dell’insicurezza di non riuscire ad affrontare una particolare situazione. Il Cammino mi ha insegnato che basta mettere un passo dopo l’altro e si arriva alla fine. E’ inutile pensare alla quantità di chilometri totali da compiere, al cammino intero. Bisogna concentrarsi solo sul passo attuale. Respirare il presente e tutto si può affrontare.

Riconosci nel tuo viaggio un momento "topico", da quale hai tratto degli insegnamenti che rimarranno, dentro di te, indelebili?

Il momento topico è stato a meno 555 km da Santiago. La strada si conta in base alla distanza che manca alla meta. Quella notte ho pianto. Volevo smettere di camminare perché avevo male al tendine, una vescica e mille ansie e paure che mi paralizzavano. La mia amica mi ha consigliato di dormire tenendo una lattina fredda sul piede. Il giorno dopo ho mosso il primo passo verso Santiago. Il dolore non era scomparso, ma dentro di me erano svanite tutte le preoccupazioni. Non mi importava più di nulla. Volevo solo arrivare a Santiago. In quel momento ho capito che quando nella vita si vuole raggiungere qualcosa di veramente importante per il proprio cuore, tutti gli ostacoli si superano. Ho scoperto di avere un’immensa forza interiore e fisica che non credevo di possedere. Questo rimarrà sempre un punto fermo nella mia vita perché Santiago non è stato il traguardo, ma solo un nuovo inizio di un cammino più grande: il percorso che mi resta da vivere.

Parli molto delle stelle nei tuoi resoconti del viaggio lungo il Cammino. Puoi spiegarci perchè?

Le stelle da sempre costituiscono un punto di riferimento per chi si deve orientare. Le stelle sono luce che viaggia attraverso lo spazio e nel tempo. Non esiste notte in cui io non alzi gli occhi verso il cielo a cercare quei puntini luminosi. Mi rassicura vederle, come fossero delle amiche silenti ma sempre presenti nella mia vita.

Ma, anche, altrettanto spesso del cielo e delle nuvole in tutte le loro variazioni e cromatismi

Con la natura ho uno stretto legame. Mi piace respirarla. Sono un’osservatrice. Il paesaggio che mi circonda entra nei miei occhi e dà impulsi al cuore.

Facendo un volo pindarico per un ardito raffronto cosa c'è in comune tra i cieli del Grande Nord con le loro aurore boreali e i cieli che sovrastano le mesetas e la Galizia?

Assolutamente nulla. L’aurora boreale è un evento meraviglioso e unico. Una luce che danza nel cielo e cattura il cuore di chi la vede. L’aurora la sento sulla pelle. Le mesetas sono enormi spazi in cui lo sguardo può perdersi. Sembra di essere sempre nello stesso punto, nonostante i piedi continuino a camminare.

Trovi che ci sia un momento in cui ti accorgi che è il Cammino di Santiago a servirsi di te, come pellegrino, per i suoi fini e che tu, compiendo il Cammino, alimenti la vita del cammino e lo fai vivere?

Non mi è sembrato di essere usata dal Cammino. Ogni pellegrino alimenta il Cammino con i propri passi. La storia del Cammino è quella della strada o di chi ha percorso la strada?

Dentro di te, al termine del Cammino, rimane qualcosa di incompiuto: qualcosa che ancora vorresti nel Cammino e per il Cammino?

Non mi è sembrato di essere usata dal Cammino. Ogni pellegrino alimenta il Cammino con i propri passi. La storia del Cammino è quella della strada o di chi ha percorso la strada?

Infine due ultime domande che riguardano coloro che non vogliono lasciarsi "dominare" da l Cammino e che lo vivono in maniera in qualche modo distorta. Cosa pensi dei pellegrini turistici e di quelli che, pur di avere riconosciuto il pellegrinaggio con tanto di timbri sul tesserino del Pellegrino, compiono a piedi soltanto gli ultimi 100 km? Trovi che il Cammino sopravviverà anche a questa forma di consumismo turistico?

L’attestato finale è solo un pezzo di pergamena. Si può mostrare agli amici, ma la vera prova di aver compiuto il cammino è la persona che lo ha fatto. La sua vita non è più uguale. Ritengo che questo sia un percorso da compiere per intero e in una volta sola altrimenti non si possono capire e avere gli adattamenti fisici e mentali che tutto il percorso comporta. Fare gli ultimi 100km serve a poco. E’ come mangiare una porzione di cibo. Non è un pasto, non lo si assapora del tutto e non sazia. Non esistono le scuse del tempo da dedicargli. Quando qualcosa è importante per la propria vita il tempo lo si deve trovare. Gli ultimi 100 km sono molto turistici. Santiago si trasforma in un mercato. Quanto di più distante dallo spirito del Cammino. Gli interessi economici cercano di invadere ogni aspetto della vita. Bisogna isolarsi. Se non si è in grado di compiere l’intero cammino, esistono pellegrinaggi più brevi nel mondo. Secondo me qualsiasi percorso va compiuto dalla partenza alla fine, non esistono scorciatoie.

E cosa pensi, alla luce di ciò che hai osservato, di quelli che vi si accostano con piglio sportivo, tentando di fare del Cammino un'occasione di performance sportiva da misurare, cronometrare, etc etc?

Chi cerca una prestazione sportiva può scegliere migliaia di percorsi nel mondo. Chi sceglie Santiago, secondo me, troverà strada facendo qualcosa di più di quello per cui era partito.

Quali consigli daresti a chi si accinge ad affrontare per la prima volta il Cammino di Santiago.
Spaziando dai suggerimenti tecnici a quelli relative all'attitudine interior
e.

Santiago bisogna compierlo quando si sente la necessità. E’ un richiamo. Non si riesce a sopprimere. La motivazione per partire deve essere forte. L’arrivo sembra non giungere, ma è fermo lì ad aspettare, ognuno con il proprio passo. Dal punto di vista tecnico consiglio di portare al massimo 5-6 kg sulle spalle. Utilizzare un buon paio di scarpe comode. Bere molto e spesso. Ci sarebbero mille consigli tecnici a partire dalla prevenzione e cura delle vesciche all’abbigliamento, servirebbe un capitolo intero. L’importante resta, secondo me, la motivazione. Tutto il resto sono dettagli che si aggiustano. E’ il volere che conduce alla realizzazione.

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12 settembre 2015 6 12 /09 /settembre /2015 05:49

Il trekker e nordic walker catanese Rosario Catania è protagonista tra l'11 e il 12 settembre 2015 di una nuova incredibile ascesa-discesa dell'Etna, dal livello del mare ai crateri sommitali e ritorno con immersione a - 30 metri: si tratta dell'impresa denominata Etna Vertical Experience (EVE).

“Proveremo a raccontare ancora una volta la storia di questa meravigliosa quanto martoriata terra etnea, lo faremo come meglio sappiamo fare, con lo sport. La Natura ci dirà se dobbiamo scendere o no a -30 sotto la superficie del mare dopo i 6000 metri di dislivello complessivo in altitudine. Noi siamo ‘in ascolto. Francis Bacon ha scritto: Alla natura si comanda solo ubbidendole”.
Con queste parole Rosario Catania – il trekker catanese detentore del Guinnes World Record nella camminata Nordic Walking con i bastoncini, già protagonista il 21 giugno scorso di Etna Endurance Unesco 2015 – ha presentato al Lido Esagono di Acicastello EVE (Etna Vertical Experience) la nuova sfida dell’11 e 12 settembre 2015, tentativo di record up & down (0 mslm, circa 3000 metri, -30 sotto il livello del mare) con immersione subacquea e ascesa sul vulcano.

In totale, Rosario Catania coprirà circa 81 chilometri, tra salita e discesa, con partenza e arrivo dal Lido Esagono, dove è in programma (tempo permettendo) sabato mattina l’immersione finale nello spazio di mare dove il 21 giugno 2013, per una singolare e straordinaria coincidenza con la data dell’iscrizione dell’Etna nella World Heritage List, furono rinvenuti reperti archeologici di grande interesse, inseriti nel progetto Teochles della Soprintendenza per il Mare.
EVE ha avuto inizio alle 17.00 di venerdì 11 con la partenza dal Lido Esagono in direzione Etna per l’itinerario: Aci Castello, San Giovanni La Punta, Pedara, Etna-Sud Rifugio Sapienza, ascesa dell’Etna fino a 2.920 metri s.l.m., Rifugio Sapienza e rientro al Lido Esagono alle 9 del matino di sabato 12.
Alle 10.00 la discesa in mare con raggiungimento di quota -30 metri. La gara si concluderà intorno alle 11 con la registrazione del tempo finale.

Alla presentazione, condotta dal giornalista del Parco dell’Etna (tra gli enti patrocinatori) Gaetano Perricone, che ha portato il saluto della presidente Marisa Mazzaglia, sono intervenuti i principali sostenitori di Rosario Catania nella sua nuova impresa: Gianfranco Strano, del Lido Esagono, che ospita l’evento con convinzione ed entusiasmo, valutandone il forte effetto di promozione del territorio; Salvo Caffo, vulcanologo del Parco dell’Etna, che ha evidenziato il grande interesse geologico della nuova sfida di Rosario tra mare e Vulcano; Giancarlo Tatoli, di ESA diving Brezza di Mare, che ha sottolineato la duttilità e l’impegno del trekker nel preparare l’immersione subacquea; Guido Capraro, delle FIPSAS, Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee, che ha ricordato il grande valore sportivo di Etna Vertical Experience.

Giovanni Vitale, team leader e rappresentante della ST Microelecronics, l’azienda per la quale lavora Rosario Catania, che ha posto l’accento sul ruolo fortemente positivo e trainante di testimonial dell’atleta per l’immagine aziendale. Alla ST e al suo management, che lo ha sempre seguito e sostenuto, Rosario Catania ha voluto dedicare l’auspicato record nella nuova sfida.0
Ha infine portato un saluto Antonio Mirulla, presidente dell’associazione Etna e Dintorni e del comitato regionale della Federazione Italiana Escursionismo, componente del CEPES (il Comitato Etneo Promozione Eventi Sportivi), in ogni evento vicinissimo a Rosario Catania.

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9 settembre 2015 3 09 /09 /settembre /2015 12:20
Walking. Siemu a peri. Un allenamento da Santa Croce di Camerina a Ragusa (Salvatore Sulsenti)

Il siciliano Salvatore Sulsenti, con un passato non esattamente da sportivo e con un sovrappeso che si sta lentamente lasciando alle spalle, per raggiungere un buon peso-forma, si è recentemente appassionato all'idea di poter percorrere i 100 km della CentoChilometri del Passatore, camminando.E, a questo scopo, ha intrapreso degli allenamenti di walking, allo scopo di raggiungere la forma idonea per poter arrivare bene al termine della sua impresa e, soprattutto, dentro il tempo massimo. Il suo obiettivo èl'edizione 2016 della 100 km del Passatore.

E siamo sicuri che, considerando l'impegno con cui sta affrrontando questo progetto, Salvatore ce la farà!

Pubblicheremo qui - a partire da quella odierna - alcune cronache dei suoi allenamenti, sperando di fare cosa utile a coloro che, come lui, volessere affrontare una 100 km, camminando a passo svelto (o marciando).

Salvatore Sulsenti

(Salvatore Sulsenti) Allenamento di sabato 5 settembre da Santa Croce Camerina a Ragusa (Centro Commerciale Le Masserie): km 25 in 4 ore e 15 minuti, tutti percorsi in salita e con una temperatura massima di 36°.

Esco, ancora al buio, di casa alle 5:45 (alla fine della mia camminata capisco che avrei dovuto anticipare di un’ora e 15 minuti) e mi dirigo verso la strada che mi condurrà dopo 6 km circa su un’altra provinciale che mi collega alla Ragusa mare.

Nello zainetto ho messo: documenti identità, un po’ di denaro, fazzolettini di carta, due penne ed un block-notes, un cambio completo (pantaloncini, polo ed i miei calzini colorati), un asciugamano piccolo, 3 bottigliette d’acqua congelata (si rivelerà il vero must di questa camminata; l’acqua si scongela pian piano e devo bere a piccoli sorsi, cosa chemi permette di assimilare lentamente tutta l’acqua) che mi accompagnerà lungo tutto il tragitto. Dopo 15 minuti circa, affrontando al buio una curva (ma con torcia e piccolo lampeggiante accesi e ben visibili) mi vedo arrivare una Fiat Uno Rossa che mi schiva solo quando dirigo la torcia direttamente sul viso del guidatore.

Come inizio va proprio bene. Procedo senza altre difficoltà, ma a pochi km da Villa Grassullo, ormai albeggia, vengo assalito da centinaia di mosche che mi accompagnano fin quando non mi immetterò sulla provinciale 25 che mi condurrà direttamente a Ragusa. I bordi della strada sono un cimitero di animali (cani, gatti, ricci ed anche un gufo) schiacciati dalle auto.

Tante auto disattente ma, in compenso, altrettanti ciclisti che, nonostante non li conosca affatto, mi salutano con la mano abbozzando uno stanco sorriso.

La strada sembra non finire ma vedo le Masserie (quelle con i negozi non con le vacche) e quindi mi rincuoro e vado avanti.

Arrivo all’ingresso alle 9:59 ma mi attardo fino alle 10:00 per fare conto pari. Mi guardano tutti come se stessero vedendo un extraterrestre (ma non dovrei effettivamente essere un gran bel vedere), vado a salutare velocemente un conoscente.

Tappa alla toilette, mi rinfresco, mi cambio la maglia e mi fiondo al bar dell’ingresso.

Cornetto con marmellata di albicocche e caffè zuccherato. Il più è fatto.

Adesso mi tocca alzarmi per andare alla fermata del bus, cosa non facilissima perché tutti i dolori del mondo sembrano piovermi addosso.

Arrivo alla fermata e, dopo un minuto, arriva anche il bus di Tumino.

Alla fine ho speso €2,20 per la colazione, €2,90 per il biglietto e pochi altri centesimi per l’acqua. Con un investimento di poco più di 5.00 euro mi sono concesso una giornata splendida. Il prossimo step è ripetere questa camminata e poi magari “osare” sia l’andata che il ritorno a piedi.

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4 settembre 2015 5 04 /09 /settembre /2015 06:56

Il 30 agosto 2015 si è concluso il Cammino "Le Vie Storiche di Sicilia da Cefalù a Taormina", organizzato dall'associazione sportivo-culturale "LaLIneaRetta" (fondata dai due ultramaratoneti e walker Elena Cifali e Vincenzo Ferro).

I due eroi seguiti da un piccolo manipolo di amici e supporter sono partiti da Cefalù il 26 agosto e hanno percorso la distanza che li separava da Taormina in cinque tappe, passando attraverso paesaggi di grande bellezza, percorrendo le antiche "regie Trazzere" e facendo sosta Piano Battaglia, Sperlinga, Troina e Randazzo.
Duecentoquaranta chilometri in cinque giorni per le vie attraversate dalla storia della Sicilia.

In questo cammino altri maratoneti e appassionati camminatori hanno affiancato Elena e Vincenzo nel cuore della Sicilia, tra Regie Trazzere e centri storici, tra sport e cultura.
Quello che segue è il racconto di Elena Cifali, pubblicato nel magazine web Etnalife.

(Elena Cifali) Il “Cammino per le vie storiche di Sicilia” è stato affrontato da persone che hanno voluto mettersi in gioco lungo le 5 tappe che, da Cefalù, hanno raggiunto Taormina, passando da Piano Battaglia, Sperlinga, Troina e Randazzo. Il Cammino – durante il suo svolgersi – diventa pian piano l’unico scopo e l’unico compagno della propria vita. Diventa filosofia e metafora. Il rispetto per il proprio corpo, per le proprie poche cose, per la natura, assorbono il camminatore e lo trascinano in una dimensione unica e semplice.
Le nostre cinque tappe sono state lunghe e faticose ma sicuramente ricche di fascino ed entusiasmo. Abbiamo camminato in gruppo con un numero di partecipanti variabili da cinque a dodici. Non è stato semplice gestire l’intero itinerario, abbiamo cercato di pianificare tutto, prevedendo anche le variabili e le necessità che ogni camminatore avrebbe potuto avere. Ma, come in tutte le cose, gli imprevisti non sono mancati.

Durante il primo giorno, quando il sole calava, abbiamo avuto qualche difficoltà a trovare la traccia del sentiero dentro il bosco di Piano Battaglia. Abbiamo gestito l’imprevisto con grandissima capacità di orientamento, forte senso di responsabilità e unione tra noi e alla fine tutto si è risolto nel migliore dei modi.
Durante il secondo giorno l’imprevisto è stato causato da un’incomprensione con l’Amministrazione Comunale di Sperlinga che purtroppo si è fatta trovare impreparata nell’ospitarci. Anche in questo caso abbiamo saputo gestire l’emergenza e in breve tempo, soprattutto grazie alla grandissima ospitalità degli abitanti del luogo, siamo riusciti a soddisfare tutte le nostre esigenze. Esigenze che per un camminatore, al termine della giornata si traducono in una doccia calda, del buon cibo e un letto pulito.
Durante il terzo giorno, quando mancavano ancora parecchie ore alla fine del nostro viaggio a piedi siamo stati sorpresi dalla pioggia che, se per un verso ci ha rinfrescati oscurando il sole cocente di fine agosto, dall’altro ha messo alla prova la nostra capacità di tollerare un cammino bagnato.
Il quarto e il quinto giorno sono stati i più duri in assoluto perché la stanchezza si è fatta sentire (compagna infame!). Le alte temperature associate a un asfalto rovente hanno infuocato i nostri corpi, i nostri visi e soprattutto i nostri piedi. Vesciche, polpacci gonfi, gambe doloranti non sono stati sufficienti a fermarci.

Abbiamo percorso quasi 240 chilometri in cinque giorni: la stanchezza, la fatica, il sudore, le notti troppo brevi, le giornate che iniziavano molto prima dell’alba e finivano a notte inoltrata non ci hanno scoraggiati. Siamo fieri e orgogliosi di aver progettato un itinerario così bello tra le trazzere siciliane, d’aver saputo tenere fede ad un impegno preso con noi stessi prima e con chi ci ha supportati poi – a questo proposito voglio fare notare che ben oltre 100 persone si sono affiancate a noi a vario titolo durante questo Cammino –.
Io e Vincenzo, ideatori de Lalinearetta, vogliamo ringraziare tutti coloro che ci sono stati vicini, i nostri amici della IBISCUS e della ASLTI a cui il Cammino è stato dedicato; tutte le amministrazioni Comunali interessate, in particolare modo quella di Taormina, Cefalù, Sperlinga, Troina e Randazzo; gli amici del CAI; il Parco dell’Etna col suo Presidente Marisa Mazzaglia e l’addetto stampa Gaetano Perricone; i Professori Lisa Bachis e Filippo Grasso; il vulcanologo Salvo Caffo; la società sportiva ASD Tre GMS; l’amico Davide Sabatino che si ringrazia per la gentilezza, la cortesia e la premura avuta nei nostri confronti; l’amico Dario La Martina. Un grazie a parte, immenso e lungo come i chilometri che abbiamo percorso, va a tutti coloro che hanno condiviso con noi il Cammino: Gregorio Chiarenza, Dario D’amico, Antonino Pasqualino, Alisia Calderone, Roberta Cascino, Rosario Maccarrone, Daniela Palma, Rosalba Fazio, Antonio Aloi, Maria Grazia Sorrentino, Patrizia Giordano, Daniela Palma, Marco Ciolino, Mario Sarrica, Alessio D’Arrigo, Roberta Matrone.
Vi diamo appuntamento al prossimo anno certi e convinti che questo Cammino avrà una lunghissima storia!

 

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24 agosto 2015 1 24 /08 /agosto /2015 23:36
Emanuela Pagan e il Cammino di Santiago. Le ultime due tappe, di cui l'ultimissima ancora da fare

Ed ecco le ultime due tappe del viaggio di Emanuela Pagan verso Santiago de Compostela: la 31^ tappa e la 32^ ancora in fieri. Siamo così alle soglie di Santiago: ma il diario di Emanuela si ferma qui.
Non scriverà nulla del suo ingresso a Santiago de Compostela:per lei sarà un'esperienza troppo intima ed intensa per poterla consumare in poche parole che rischierebbero di banalizzare le sue emozioni e ridurle ad un'esteriorità ce non pertiene loro.
Chi sa, forse ne scriverà a distanza di tempo, ma non adess
o.

L'ultimo tratto di viaggio è stato caratterizzato dalla difficile convivneza con quelli che Emanuela definisce i "turigrinos", cioè di coloro che percorrono soltanto gli ultimi 100 km, pur di avere l'attestato finale e che affollano il Cammino creando una gazzarra che altera il silenzio compunto di un'esperienza che va consumata da soli o, al massimo in compagnia di pochi con i quali parlare a bassa voce.

Giusto per la cronaca, Emanuela Pagan compirà l'ultima tappa che la separa da Santiago de Compostela con un giorno d'anticipo, rispetto a quanto aveva previsto. 
Procedendocon prudenza e con l'assistenza del Cielo, delle Nuvole e delle Stelle, Emanuelaè arrivata alla fine della sua fatica: in spirito saremo accanto a lei, durante il compimento degli ultimi, emozionanti, chilometri.

E la fine è solo un inizio.

31^ tappa da Palas de Rei ad Arzùa (24 agosto 2015). Inizio dalla fine.

Sono seduta in un giardino con fontana. Case in pietra arredate come un castello. La campagna di fronte a me riposa pigramente come le mucche adagiate sull'erba. Le pale eoliche sopra il monte continuano a fare il loro lavoro. Un gatto, sicuramente un sir gatto, mi si avvicina iniziando a farmi le fusa.

Nuvole, disegnate da un pittore, riempiono il cielo.

Oggi sono state buone. Il vento non le ha spremute.

Tutti gli albergue erano completi. I turigrinos li hanno prenotati. C'è una difficile convivenza in questi ultimi chilometri tra chi ne ha camminato molte centinaia e coloro che percorrono il minimo per avere un attestato. Penso che il cammino di Santiago vada percorso per intero e in una sola volta. Altrimenti è come prendere i 42.195km e suddividerli in tappe. Alla fine la distanza percorsa è sempre quella, ma solo chi la compie in un fiato sa cosa sia la maratona.

Analogamente bisogna farla tutta la strada di questo cammino per capire la sua essenza. Portandosi la mochilla, dormendo negli ostelli, lavando la biancheria mentre si curano le vesciche. Mi sono concessa dopo circa 400 km le habitationes con bagno per motivi igienici.

Le tremende cinchas avevano iniziato a colpire. Il mio sistema immunitario era in difficoltà. Avevo fisicamente necessità di dormire. L'unico lusso. Per il resto ho lasciato a casa anche la crema idratante.

Ammiro la fontana di questo giardino. Per arrivarci ho percorso più di due chilometri fuori dal cammino. Ora mi sto godendo un attimo perfetto. Prima di Santiago. È l'ultima sera.

Oggi niente bucato. Per domani ho già pronta la maglietta. Sembra incredibile. Finisco con un giorno di anticipo rispetto alla data preventivata. Se tutto va bene. L'attenzione deve essere sempre massima. Il percorso è un continuo saliscendi nei boschi. Milioni di sassi pronti a storcere una caviglia. Pietre scivolose aiutano a passare accanto a piccoli ruscelli. Non è mai scontato il passo successivo.

Guardo l'acqua della fontana. Sono serena.

Santiago è lì, appena dietro quelle colline. Mi aspetta.

Il piccolo Monumento al Pellegrino, lungo la via principale di Arzùa
Il piccolo Monumento al Pellegrino, lungo la via principale di Arzùa

Il piccolo Monumento al Pellegrino, lungo la via principale di Arzùa

Il cammino di Santiago di Emanuela Pagan. Ultima tappa

32^ tappa da Arzua a Santiago de Compostela (25 agosto 2015). Se la salute mi assiste domani sarò a Santiago.

Finisce qui il mio diario. Nella sera che precede l'alba. Non scriverò dopo l'eventuale arrivo. Non esistono parole in grado di contenere certe emozioni.

Ho percorso la mia strada per ringraziare Dio per la vita.

Ho imparato a respirare nel presente. Per un mese ho seguito una strada indicata da frecce gialle solcata nei secoli da migliaia di pellegrini. Nella vita non ci sono segnali da seguire per la via corretta. Penso che bisogna solo seguire cuore e fede.

Ho lasciato tutto per trovare me stessa.

Ho attraversato la Spagna a piedi.

Il coraggio non sta nel traguardo, ma nel partire.

Mi sono resa conto che molte persone hanno viaggiato insieme a me, anche a distanza di migliaia di chilometri. Non sono mai stata sola. Il loro affetto teneva compagnia a me e alla mia ombra.

Qui ho trovato un'amica e molte persone con cui ho condiviso un'esperienza unica.

La strada percorsa è impressa nel mio cuore. Una moltitudine di immagini unite da un filo: il tempo. Mentre tutto scorre, ho fermato in questo attimo la mia vita.

Ora sono serena. E felice.

Todo se compie. Per me, forse, sarà domani.

È giunta l'ora di vedere che forma ha un sogno nella realtà.

E poi... un tramonto non è una fine, è solo l'inizio di una nuova aurora.

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24 agosto 2015 1 24 /08 /agosto /2015 05:09
Prosegue il Cammino di Santiago di Emanuela Pagan che, in queste ultime tappe, si destreggia tra le bellezze naturalistiche della Galizia, le asperità del percorso e le folle dei "turisti" del Cammino, con i ridondanti segni che il consumismo si è infiltrato anche qui. Ma il popolo dei veri Giacobei va avanti malgrado tutto: "Ultreya!" e il sogno può diventare realtà.

Prosegue il Cammino di Santiago di Emanuela Pagan che, in queste ultime tappe, si destreggia tra le bellezze naturalistiche della Galizia, le asperità del percorso e le folle dei "turisti" del Cammino, con i ridondanti segni che il consumismo si è infiltrato anche qui. Ma il popolo dei veri Giacobei va avanti malgrado tutto: "Ultreya!" e il sogno può diventare realtà.

Emanuela Pagan e il Cammino di Santiago. Tre tappe da Laguna de Castilla a Palais de Rei. Il sogno può diventare realtà
Emanuela Pagan e il Cammino di Santiago. Tre tappe da Laguna de Castilla a Palais de Rei. Il sogno può diventare realtàEmanuela Pagan e il Cammino di Santiago. Tre tappe da Laguna de Castilla a Palais de Rei. Il sogno può diventare realtàEmanuela Pagan e il Cammino di Santiago. Tre tappe da Laguna de Castilla a Palais de Rei. Il sogno può diventare realtà

28^ tappa da Laguna de Castilla a Tricastela (21 agosto 2015). L'alba da O Cebeiro è una magia di luce che si spalma sui monti in poco tempo.

Questa è una tappa breve, ma muscolarmente impegnativa. Questa parte della Spagna esibisce case in pietra e villaggi in cui gli escrementi di mucca tappezzano le strade. Le mosche volano sopra di tutto.

Tricastela è una via con pochi, ma ottimi, ristoranti. I menù sono multilingua.

Il business è arrivato fino a qui.

A cena si sentono degli italiani cantare. Dei comaschi si esibiscono nei loro inni locali. Ritrovo un bresciano conosciuto nei primi giorni. Questo cammino è proprio una vita in miniatura. È passato il tempo, le persone sono segnate dai chilometri. È gioia rivedersi. Tutti in cammino verso Santiago. Ognuno con i suoi tempi.

Emanuela Pagan e il Cammino di Santiago. Tre tappe da Laguna de Castilla a Palais de Rei. Il sogno può diventare realtàEmanuela Pagan e il Cammino di Santiago. Tre tappe da Laguna de Castilla a Palais de Rei. Il sogno può diventare realtà
Emanuela Pagan e il Cammino di Santiago. Tre tappe da Laguna de Castilla a Palais de Rei. Il sogno può diventare realtàEmanuela Pagan e il Cammino di Santiago. Tre tappe da Laguna de Castilla a Palais de Rei. Il sogno può diventare realtà

29^ tappa da Tricastela a Ferreiros (22 agosto 2015). La nebbia confonde i contorni. I pellegrini sono figure prive di forma lentamente in movimento tra gli alberi di una foresta. Timidamende il sole prova a entrare nella tenda densa di vapore. Regala sfumature dorate ad alberi e sassi.

È il paesaggio adatto per inventare una storia di streghe e principesse. Così la mia mente vola tra castelli e magie. La storia è fatta. La scriverò appena potrò permettermi il peso di una penna e di un quaderno. Penso a tutte le volte che ho portato le nipoti delle mie amiche a camminare. Raccontavo loro le favole per non farle pensare alla fatica. Continuo ad attraversare piccoli paesi formati da poche case in pietra. Sembrano abitati solo da polli e galline. Oggi i pulcini sono usciti a prendere aria e scorazzano in mezzo alla strada. Il paesaggio è piacevole, la temperatura temperata. Si cammina bene. I chilometri sono tanti. Le scarpe iniziano a sfaldarsi. Un tedesco davanti a me perde un pezzo della suola. Lo fisso inorridito. Convinco le mie scarpe a passare oltre senza agitarsi. Secondo me i miei plantari sono finiti.

Faccio finta di nulla. Per le ultime tappe userò quelli vecchi, meno usurati. Le mucche mi scrutano da un recinto di pietra. "Ho mangiato pesce ieri sera", le rassicuro.

L'albergue è isolato, appena dopo il paese. Parlo veneto con altri pellegrini ospiti. Sapore di casa.

Emanuela Pagan e il Cammino di Santiago. Tre tappe da Laguna de Castilla a Palais de Rei. Il sogno può diventare realtà

30^ tappa da Ferreiros a Palas de Rei (23 agosto 2015). La tappa più dura. La prima costituita da oltre trenta chilometri. La seconda sarà l'ultima di questo viaggio, se la salute continua ad assistermi.

Cammino con il freno a mano tirato. Non voglio affaticarmi troppo. Mancano due giorni di Cammino a Santiago. Il mio tendine sinistro si lamenta da centinaia di chilometri. Le sue contrarietà sono diminuite strada facendo, ma vorrei arrivare integra. Soprattutto desiderei arrivare.

Il vento sferza viso e corpo. Devo tenermi con le bacchette in certi punti. Attraverso paesi fantasmi. Solo qualche cane esce a vedere chi passa. I gatti scappano nelle stalle. I pellegrini sono infagottati in sacchi colorati.

Voglia di arrivare. Vedere la fine di questo cammino.

Sembra interminabile, invece mancano meno di settanta chilometri a Santiago. Il sogno può divenire realtà.

 

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Archivi

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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