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17 novembre 2012 6 17 /11 /novembre /2012 16:06
Francesco Gallo - Foto di Maurizio Crispi(Maurizio Crispi) Chi ben comincia è a metà dell'opera... Oggi, 17 novembre 2012, Francesco Gallo ha compiuto la prima parte della sua impresa da Guinness dei Primati. Ha percorso nelle acque del Porto di Palermo 42 km in canoa, in 4h56', mentre domani correrà la distanza della maratona in occasione della 18^ edizione della Maratona Internazionale "Città di Palermo" - Trofeo Banco di Sicilia Unicredit.
82 km e qualche centinaio di metri in due giorni: un'impresa davvero non comune. Ma lo è tanto di più se si considera che Francesco Gallo è diabetico insulino-dipendente.
Il palermitano Francesco Gallo, classe 1959, è stato diagnosticato diabetico a circa 30 anni: un diabete che, da subito, è stato insulino-dipendente.
E' portatore di micro-infusore e, per condurre questa insolita impresa sportiva (di doppia maratona canoa-running) senza incorrere in inconvenienti, si è fatto temporanemante impiantare un sensore che registra rapidamente i cambiamenti della glicemia durante la sua perfomance e che invia degli impulsi al micro-infusore per modulare tempestivamente l'increzione dell'insulina allo scopo di mantenere stabile il tasso glicemico nel sangue.
Francesco Gallo è un appassionato sportivo, da sempre praticante della canoa, runner (come podista è aggregato alla ASD Palermo H13.30).
Francesco Gallo mostra i dispositivi per la regolazione della glicemia - Foto di Maurizio CrispiCon la sua vocazione per lo sport é riuscito da sempre sconfiggere il diabete, la cui diagnosi non è riuscita a spezzare la sua tempra sportiva.
Ha percorso oggi 42 km in canoa, domani raddoppierà la distanza correndo la distanza di maratona  in occasione della 18^ edizione della Maratona Internazionale Città di palermo - Trofeo Banco di Sicilia Unicredit.
Saranno 82 km e qualche centinaio di metri i chilometri che Francesco Gallo percorrerà in due giorni tra canoa e running.
Un'impresa quasi da Guinnes dei primati la sua, visto che l'abbinata canoa-corsa non è stata mai sperimentata a livello agonistico, né a livello amatoriale.
Nessuno sinora a mai pensato di vare delle forme di Duathlon che contemplino la corsa e la canoa in successione.
Oggi, 17 ottobre si è svolta l'impresa caoistica, all'interno del Porto di Palermo, con base logistica presso il Club remiero "Canottieri Palermo".
La partenza è avvenuta alle ore 9.00, secondo il ruolino di marcia previsto.
Il GPS di Francesco Gallo a km Zero, prima dell'inizio dell'impresa canoistica - Foto di Maurizio CrispiHa concluso la sua fatica quando il GPS ha segnato il superamento dei 42 km percorsi, in 4h 56', con il favore di condizioni meteo ottimali: poco vento e temperatura gradevole.
La sua impresa certamente non comune è una valida testimonianza che con il diabete (anche con il diabete insulino-dipendente) persone comuni possono compiere imprese non comuni: sono sufficienti la determinazione di voler fare una cosa e l'allenamento, accoppiati alla capacità di gestione della propria malattia, all'insegna del principio della "normalizzazione".
Infatti, proprio per questo, sia sulla canotta sia sul berrettino, Francesco Gallo porta la scritta "Changing Diabetes" (in riferimento ai programmi educativi indirizzati ai portatori di diabeti e ai loro familiari, molto avanzati nei paesi di lingua tedesca ed anglofoni) che è un motto, ma anche il nome dell'Asscoiazione di cui lui fa parte per diffondere la cultura dello sport tra chi è affetto da diabete e che non sempre riceve i consigli giusti dai sanitari no sufficientemente informati o timorosi di esporsi a critiche laddove spingeressero dei propri pazienti affetti da questa o quella malattia verso qualche pratica sportiva.
Un caloroso "In Bocca al Lupo!" a Francesco Gallo per la sua maratona podistica di domani 18 novembre. 



Francesco Gallo in azione, con altri canoisti che lo hanno accompagnato durante la sua impresa. Foto di Maurizio Crispi

 


Francesco Gallo con il messaggio

 

 


 

 

L'impresa di Francesco Gallo. Lo stacco finale del GPS: distanza 42,01 km; crono 4h56'

 

Foto di Maurizio Crisapi (all'infuori dell'ultima)

 


Il servizio fotografico completo nella pagina FB "Ultramaratone, maratone e dintorni", liberamente accessibile a chiunque. 

 

L'impresa di Francesco Gallo: una maratona in canoa (

549 photos)


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12 novembre 2012 1 12 /11 /novembre /2012 18:36

gallo_2011_back.jpgTra le tante storie sportive da valorizzare e da raccontare all'interno della Maratona di Palermo (18^ edizione) che si celebrerà tra il 17 e il 18 novembre 2012, c'è sicuramente quella di Francesco Gallo, canoista e podista palermitano di 53 anni che proverà a realizzare un'impresa: correre la distanza di 42 km per le vie di Palermo, dopo averli percorsi in canoa, il giorno prima, compiendo in altri termini una doppia maratona in combinata canoa-corsa.

Sabato 17 novembre, infatti, all'interno del porto della città, con logistica presso la Canottieri Palermo, Gallo percorrerà la distanza pagaiando.
Il giorno dopo sarà alla partenza della gara su strada.

Durante gli 84 km delle due manifestazioni, Gallo, diabetico insulino-dipendente, terrà monitorato il valore reale della glicemia con un sensore sul suo microdiffusore di valore reale della glicemia.
Francesco Gallo, in questa stagione è stato vice-campione siciliano 2012 di Canoa Olimpica (essendo tesserato per l'Asd Club Arenella) e, per quanto riguarda la pratica del running, è un atleta della categoria Master nella PASD alermo H13.30.

La sua sarà una testimonianza concreta contro il diabete dunque, nel quadro delle esperienze condotte all'interno del gruppo Diabete No Limits. 

“Voglio semplicemente realizzare qualcosa che è realmente estremo – spiega Francesco Gallo – infatti lo step  di gambe [Gallo si riferisce quui alla tecnica della pagaiata che implica anche una spinta isometrica alternata da parte due arti inferiori - ndr] per circa 5 ore fatto il giorno prima lo sentirò in termini di fatica in modo realmente estremo il giorno dopo. La mia, però, vuole essere una autentica testimonianza che il diabete non deve crearci dei limiti ma anzi farci sentire uguali ai normoglicemici. Sarei contento se questa mia fatica possa convincere qualcuno a rischio diabate ad iniziare un percorso dove l'attività fisica sia al centro del proprio personale stile di vita”.

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20 ottobre 2012 6 20 /10 /ottobre /2012 07:06

felix-baumgartner-red-bull-stratos-01.jpgPochi giorni fa siamo stati sorpresi dalla notizia diffusa dai principali notiziari in televisione dell'impresa dell'austriaco Felix Baumgartner  che - non nuovo ad imprese di questo genere - si è lanciato in caduta libera da quasi 40.000 metri di altezza sino alla superficie della Terra,superando la velocità del suono prima di essere frenato dall'attrito dell'atmosfera terrestre.
Quanto alla distanza è come se avesse corso quasi una maratona , in alcuni tratti alla velocità del suono, tanto per quantificare.

Una grande impresa che è stata resa possibile soltanto dal fondamentale contributo della NASA e dall'utilizzo di speciali materiali tecnologici che, nell'occasione, sono stati testati.
Basti pensare alla necessità di resistere prima al freddo siderale che vige al limitare degli strati più esterni dell'atmosfera e dopo al calore micidiale derivante dall'attrito dell'atmosfera terrestre.
L'impresa è andata a buon fine, soddisfacendo gli sponsor che avevano puntato sulla sua riuscita (tra i quali la Red Bull), e, per quanto viziata dall'intervento della tecnologia, rappresenta un nuovo record da Guinness dei primati che dimostra quanto l'uomo possa essere  spinto ad andare oltre il limite, mettendosi alla prova, anche se l'esito è incerto, nel caso di imprese mai provate prima.

(Fonte: lastampa.it - Articolo di Maurizio Molinari) ) L’atleta austriaco Felix Baumgartner ha toccato Mach 1,24 Si è lanciato da 39 mila metri ed è atterrato senza un graffio

In ginocchio e con le braccia alzate in segno di vittoria, il temerario atleta austriaco Felix Baumgartner ha firmato nel deserto del New Mexico il salto più alto mai compiuto da un essere umano: 39 mila metri percorsi. Un record a cui, secondo i suoi tecnici, si somma quello di essere diventato il primo ad aver infranto la velocità del suono, arrivando a toccare Mach 1,24, 700 miglia orarie, ovvero più di quanto possono i motori di un jet commerciale.  

 

Felix BaumgartnerDecollando da Roswell con un enorme pallone all’elio, lo spericolato austriaco ha avuto bisogno di due ore e 21 minuti per raggiungere l’altezza desiderata, viaggiando dentro una capsula argentata dalla quale si è poi gettato nel vuoto, percorrendo l’ultima parte della discesa grazie ad un paracadute. Durante il periodo in cui è rimasto nella capsula, sostenuta da un pallone alto l’equivalente di un palazzo di 55 piani, Baumgartner è stato in costante contatto audio con Joe Kittinger, l’84enne ex colonnello dell’Us Air Force che nel 1960 aveva stabilito il precedente record di salto, gettandosi da 31300 metri.  

 

Kittinger si trovava a Roswell, nella sala di controllo che la missione «Red Bull Stratos» - dal nome dello sponsor - ha creato con 300 persone e 70 ingegneri, scienziati e dottori per seguire il tentativo con un metodo che ricalca quello della Nasa. Proprio durante il colloquio con Kittinger, l’austriaco ha ammesso che qualcosa non andava nel casco a causa di problemi nell’alimentatore di calore. Difficoltà che hanno portato per un breve periodo all’oscuramento delle visiera del casco ma poi, a lancio avvenuto, non hanno comportato ulteriori complicazioni.  

 

«Non avrei saputo fare di meglio», ha commentato Kittinger a lancio nel vuoto avvenuto. Il dialogo con Kittinger ha consentito allo spericolato austriaco anche di superare quello che era il suo maggior problema perché soffre di claustrofobia. Il pallone con una superficie di oltre 16 ettari è stato realizzato con plastico extrasottile e ha consentito di salire oltre la «Dead Zone» di 1200 metri.  

 

Indosso l’austriaco aveva una tuta pressurizzata per consentirgli di sopravvivere ad una condizione di quasi totale vuoto assai simile a quella dello spazio esterno all’atmosfera. «Abbiamo sperimentato una nuova tuta spaziale e nuove condizioni di permanenza a estreme condizioni in situazione di perdita di pressione», ha spiegato al New York Times Jonathan Clark, direttore medico di «Red Bull Stratos» nonché ex responsabile della salute degli astronauti delle missioni Shuttle della Nasa.  

 

L’annuncio di aver infranto la barriera del suono è arrivato dai portavoce della missione in ragione del fatto che percorrere 39 mila metri in 4 minuti e 22 significa aver raggiunto le 700 miglia orarie, ovvero 10 in più rispetto alla tradizionale barriera del suono ma la conferma definitiva arriverà solo dall’esame da parte della Federazione aeronautica internazionale (Fai) dei dati raccolti dal computer che Baumgartner aveva con sé.  

 

L’austriaco, 43 anni di età, è un veterano di imprese estreme che lo hanno visto gettarsi da alcuni degli edifici più alti del mondo o planare sulla Manica servendosi solo di ali di carbonio ma il record di Roswell è qualcosa di diverso perché, come lui stesso ha dichiarato, «va oltre il primato in quanto è destinato a migliorare le garanzie di sicurezza per gli astronauti e di oggi e per i turisti spaziali di domani». Aver dimostrato che è possibile gettarsi con il paracadute da grandi altezze «significa porre le basi per procedure di espulsione dalle navette spaziali che al momento non esistono», ha detto.  

Frutto di una preparazione durata oltre sette anni, il lancio avrebbe dovuto avvenire lunedì scorso ma è stato rinviato, finendo per coincidere ieri con il 65° anniversario del volo del primo aereo supersonico, pilotato dall’americano Chuck Yaeger nel 1947.  

 

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17 agosto 2012 5 17 /08 /agosto /2012 08:20

Batista-8862.JPGL’impresa di Battista Marchesi procede a gonfie vele. Al 17 luglio era pochi passi dal superare gli 11.000 km percorsi. La sua impresa è poliedrica e sfaccettata: ha degli aspetti profondamente avventurosi, ma è anche pellegrinaggio e percorso devozionale, viaggio e momento di incontro con molteplici personaggi, occasione per compiere delle azioni "buone" ed esemplari.
Le foto che ho modo di osservare e che corredano ogni nuova puntata del racconto lo testimoniano.

Ciò che Tista sta portando avanti, oltre al suo valore intrinsecamente sportivo (vorrei proprio vedere chi si sentirebbe di fare quello che Tista facendo), possiede una forza profondamente euristica.

Pur essendo circoscritta ad un ambito geografico realtivamente piccolo, la sua impresa ha il carattere del viaggio, della conquista di territori nuovi, dell’esplorazione: c'è la gioia di chi si affaccia sul mondo, lo guarda e vede che è ancora giovane e pieno di promesse. La sua impresa, per chi ha occhi per vedere e cuore per sentire, fa da contraltare ed antidoto alla pioggia di cattive notizie da cui siamo quotidianamente subissati, ci mostra che con poco, in barba al Pil, allo spread, alla crescita della disoccupazione, alla siccità e agli incendi, con poco si possono fare delle cose straordinarie.
Tista passa attraverso scenari completamente nuovi ogni volta: eppure guardando le indicazioni stradali e la segnaletica, si può vedere che spesso ricorrono gli stessi luoghi, ma ogni volta ciò che cambia è l’itinerario (anche quello mentale e spirituale, così come cambiano gli occhi che guardano alle cose) ed è questo ciò che dà ai chilometri giornalmente percorsi da Tista il sapore dell’avventura.
Esattamente come i viandanti di un tempo, non mancano le puntate “devozionali”: là dove vi sia un santuario o un luogo che possiede delle speciali qualità devozionali, Tista non manca di fermarsi.
E’ come se Tista con le sue gambe, ma anche con la sua arguzia – aiutato dal suo fedele “cronista” nella persona di Vitaliano “Diavolo Rosso” Grassi e da chi occasionalmente lo incontro e si accompagna con lui per pochi o molti chilometri – raccontasse con pazienza da certosino il territorio che attraversa, oltre che se stesso.
Il viaggio di Tista, con gli improvvisi scorci che si aprono sulle vallate e sui centri abitati sottostanti sembra rievocare in qualche modo l’opera di Elio Vittorini sulla Sicilia, purtroppo rimasta incompiuta, Le città del Mondo. Anche là, vi è lo sguardo di un viandante, un carrettiere che si sposta con il suo mezzo a traino animale da un paese all’altro e che, di notte, bivacca lontano dai centri abitati, osservando le luci misteriose di città e villaggi e di ogni posto raccontando storie al ragazzino che si è unito a lui come aiutante, storie che sono anche il distillato di una sapienza antica.

Batista 8925(Vitaliano "Diavolo Rosso" Grassi) Gambe e testa non bastano a Tista per  andare avanti, è convinto che ci voglia anche la fede - per chi ci crede. - Ecco perché oggi non si è fatto pregare per pregare  a Cepino di Sant'Omobono Imagna, in quella grotta della Madonna della Cornabusa a lui tanto cara.

E' riandato oggi un'altra volta, non si era confidato del tutto, ora è soddisfatto. Si è fatto accompagnare da un amico, Guido Brugali, un triatleta di Osio Sotto in cerca di energie fisiche e spirituali, che gli serviranno per  la sua prossima impegnativa fatica: Il giro delle Orobie, ottantacinque chilometri con oltre cinquemila metri di dislivello.
Tista conosce bene questo percorso poiché detenne il suo primato compiendolo in nove ore e zero sei. Solo nel  2005 lo skyrunner Mario Poletti gli tolse la corona.

Clanezzo, punto di incontro con Diego che  per una parte del percorso "circa cinquanta chilometri" ha calpestato le orme del Tista. Per arrivare a destinazione quota settecento metri, hanno attraversato i freschi boschi di Capizzone, attraversando il ponte in ferro che mette i brividi. Proprio da qui, dicono si siano gettati a volo d'Angelo gli spericolati amanti del Bungee-jumping con elastico - e  a detta di alcuni - la loro paura viene sempre mitigata  concentrando l'attenzione verso le acque del fiume Brembo che scorre sul fondo valle.                  

Batista-8938.JPGSuperata la località Bedulita, seguendo una strada asfaltata si raggiunge via Papa Giovanni XXIII, che conduce dopo un'irta arrampicata alla destinazione programmata.

Il percorso giornaliero è stato caratterizzato da una decina di chilometri in salita  che  non hanno per nulla fiaccato  lo spirito dei "nostri amici", complice la fresca giornata e l'ottima armonia.

Talmente benefica questa armonia respirata, che il Tista s'è abbandonato a gorgheggi per niente simili a quelli dell'usignolo comunque dimostranti il suo stato di benessere psicologico  eccellente. Era...il...tempo....delle...more... è il ritornello che, a bassa voce, per non far sentire le stonature, Tista ha intonato.

Per  la discesa a fondo valle, “I tre dell'Ave Maria” hanno preferito sgranchirsi le gambe sul sentiero acciottolato abbellito da numerose Santelle, utilizzate dai pellegrini per le loro preghiere.  Curiosa è stata la donna che abbiamo incontrato, (per pudore non ha voluto farsi immortalare), la quale percorreva il tratto sterrato in salita a piedi nudi.

“E' per  un voto  fatto ma non posso rivelarne il motivo, - si rivolge a noi con tono dimesso. Con reverenza, senza turbare la sua concentrazione devozionale, l'abbiamo salutata.

Guido oggi ha imparato da Tista alcuni segreti, e non solo quelli tecnico-sportivi per affrontare la sua prossima performance: ha recepito anche lo spirito ascetico-contemplativo che Il Tista non solo racchiude dentro di sé ma sa anche trasmettere il Tista.

Batista 8953La candela che ha acceso in quel luogo sacro, rappresenta la sua vitalità, la voglia di non spegnersi, di ardere in continuazione.

Ecco, quindi, l'importanza per la visita di questo tempio, solo qui puoi ricevere il giusto conforto: quel conforto che nessuno ti può dare per quei momenti difficili.
Quando sei stanco e non puoi gridarlo a nessuno.
Quando il sole ti brucia e scotta persino i tuoi sentimenti.
Quando il temporale ti fa spaventare con tuoni e fulmini e...non sai dove ripararti. Quando ti senti stanco e agli altri non importa niente di niente perché sei tu che hai voluto questo.
Quando ti senti solo, e nessuno ti stringe la mano.

Per tutto questo,Tista ne è convinto, “...ci vuole anche una fede profonda, altrimenti puoi raccogliere i quattro stracci e tornartene a casa, di questo ne sono sicuro”.

Con tanta fede unita alla speranza e alla determinazione che lo contraddistingue, Tista segue tutti i giorni alcuni frammenti del Tour de France come fosse il suo.
Fantasia? No, affatto! Realtà. Non ha mai fatto il giro di Francia, ne ha fatti altri, e proprio domani Marchesi abbatterà il muro degli undicimila, distanza equivalente  al suo  passato giro d'Italia nel 2007 e all'altra corsa verso Capo Nord nel 2005.

E' successo anche  a Tista

Dissetarsi accanto ad una roccia ove sgorga acqua fresca “...è la cosa più bella del mondo- dice Tista; e, proprio qui, ne approfitta per raccontare  cosa gli è successo la settimana  scorsa.
"Ho trovato un portafoglio con documenti e 60 euro. 
Non potevo certo io riconsegnare il tutto, un conoscente ha fatto questo per me”.

Batista 9007Per essere sinceri, Tista non voleva assolutamente che il fatto fosse enfatizzato e scritto nella sua storia. Invece, è proprio grazie alla sua storia che anche i giovani che leggeranno impareranno l'esempio di non tenere ciò che non ci appartiene, riconsegnarlo non è solo un gesto che oggi sembra essere dimenticato, ma deve essere un gesto da emulare.

Se lo ha fatto Tista, potrebbero farlo anche altri.

Anche oggi è un giorno di meno... Così dice lui

Dopo il commiato a Clanezzo di fine giornata con Diego, via per altri cinque chilometri verso casa con un finale a sorpresa.
Tista è come un cane da tartufi, col suo olfatto individua sempre sportivi di qualsiasi età senza distinzioni fra bravi e meno bravi, tutti entrano a far parte della sua simpatia. Non poteva quindi mancare una presenza femminile.
Lei, trentacinque anni - dimostrati - Marisa Sonzogni di Zogno con  sette partecipazioni alla Marcia longa all'attivo.
La prossima settimana ci sarà un appuntamento a sorpresa. Non più santuari o momenti spirituali, Tista combinerà un'arlecchinata.
Di cosa si tratta? Lo racconteremo nella prossima storia.

 

 

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13 agosto 2012 1 13 /08 /agosto /2012 12:00

 

Batista-8616.JPGContinua alla grande l'impresa di Battista Marchesi. Il bello dei suoi percorsi è quello di trasportare chi segue le sue giornate in una fantasmagoria di luoghi (ricchi di storia e di aneddoti) e di incontri. Intanto il tempo passa: le ondate di caldo si susseguono e le stagioni evolvono. Il tutto viene sistematicamente condito dall'arguzia e dall'incrollabile buon umore di Tista che, al momento, sembra davvero incrollabile nella sua determinazione.E, ogni tanto, per la sua ricarica psico-fisica capitano delle giornate più allegre e distensive, come quella del 10 luglio scorso.
(Vitaliano "Diavolo Rosso" Grassi) Sedrina, martedì 10 luglio 2012 - Giornata spensierata e distensiva per Tista. 

Incontri per ricercare sempre situazioni che tengano in “fermento” la sua mente. 
Da Clanezzo al parco delle Cornelle, dall'aeroporto di Val Brembo all'incontro musicale, dal
l'abbraccio ai due super sportivi, all'incontro con lo specialista del training N°Top. Anche la temuta e indesiderata compagnia di Re Minosse - ingaggiato a tempo determinato – non è avvenuta. 
Ha tentato di rincorrerci solo negli ultimi chilometri, era tutto sudato e trafelato, troppo tardi. 
Noi come i bambini dell'asilo gli abbiamo fatto:”Marameo!”
Non fanno né caldo né freddo queste “Minossate” al Tista, lui pensa solo a picconare. 
Vuole emulare chi lo ha fatto prima di lui. 
Francesco Cossiga, il fu presidente della Repubblica, ha picconato le Istituzioni, altri invece a picconate hanno abbattuto il muro di Berlino. 
Tutti noi abbiamo il nostro muro da sbattere giù. 
E Tista? 
Il suo muro dei diecimila lo ha frantumato a Sant'Omobono Imagna nel Santuario della Cornabusa - Roccia buca [A Sant'Omobomo Terme "...l'edificio di maggior richiamo a livello religioso è indubbiamente il Santuario della Cornabusa. Molto frequentato non solo dalla gente di tutta la valle, è una chiesa completamente ricavata nella roccia, elemento che la rende unica nel suo genere. Edificata nel XVI secolo si trova al centro di una leggenda popolare che troverebbe origine nel periodo medievale, quando un'anziana donna si rifugiò in una grotta naturale per mettersi in salvo dalle lotte tra Guelfi e Ghibellini. Una volta terminati gli scontri, la donna lasciò sul luogo una statuetta della Madonna, ritrovata qualche tempo più tardi da una giovane sordomuta che, dopo il ritrovamento, si sentì immediatamente guarita].
Il santuario più bello del mondo, così definito da Papa Roncalli e meta da sempre di continui pellegrinaggi. 
Lo aveva promesso: “Dedicherò la prima parte della mia impresa a questa Madonna”. 
E c'è riuscito il Tista. 
La promessa l'ha mantenuta. 
Prima di abbandonare la grotta si è voltato, il suo sguardo ha parlato per lui: ritornerà, presto.  
La fresca mattinata spinge Tista a scendere lungo quella interminabile scalinata che porta al fiume Brembo per poi risalire superando il ponte di Clanezzo. Un bellissimo ponte del decimo secolo, sicuramente uno dei più antichi della Bergamasca. 
Il suo interesse alla cultura è risaputo, ma non per questo dimentica le sue voglie improvvise. Gli era già successo a Costa Volpino lungo il fiume Oglio, quando prese di mira more acerbe e fiori che si voleva sbaffare. Ora in questo viottolo ad Almè, lui non è "incinto", ma le voglie son tornate.
Non perde un secondo: scavalca la rete e acchiappa al volo delle albicocche e in un attimo le fa sparire... nella pancia. 
 
La raccolta delle albicocche“Tista! Ma che fai?”. Mi risponde col fiatone per lo sforzo. “Imparo ad arrangiarmi. Se la Fornero mi toglierà la pensione dovrò pur campare. Se rubi per fame nessun giudice ti manderà in prigione e chi sta lassù ti perdonerà”. 
 
Lentamente per digerire la sua frutta si porta al Parco delle Cornelle, dove spera di vedere le tigri bianche, ma ha sbagliato i suoi conti, anzi, orari. E' troppo presto: pazienza! Le tigri dormono ancora e non vogliono essere disturbate. 
 
Speriamo almeno di poter entrare nel vecchio “Linificio Canapificio” di Villa D'Almè, niente da fare, è vietato entrare. Voleva forse entrare a lavorare? Tista, sei un pensionato, il lavoro che non c'è, lascialo agli altri. 
 
Attraverso stradine sentieri e campi, si giunge all'aeroporto di Val Brembo - situato ai piedi delle Alpi Orobiche - prima base europea per voli di oltre mille chilometri.
Tista vorrebbe decollare, lo ha già fatto, ma ora il suo volo lo porterà sulla pista di un centro sportivo. 
 
Lo attende una prova speciale: la fanno anche al giro di Italia, perché non dovrebbe farla lui?
Il Parco di Cornelle. Tista vorrebbe visitarlo, ma è giorno di chiusuraUna nonnina in bicicletta ha accettato di buon grado la sfida: chi vincerà fra i due? Chiediamolo al Tista, “perché io mi sono distratto e non ho visto niente, ho notato solo i due che alla fine si davano... la mano. 
 
Oltrepassa il ponte del centro sportivo, Tista ha bisogno di immergersi, vorrebbe fare un tuffo, ne avrebbe diritto e tanta voglia, ma si accontenta di un bagno musicale, questo gli viene offerto da un maestro musicista, Claudio Locatelli, grande amico di vecchia data. 
 
La musica è finita, ma questa volta gli amici...non se ne vanno. Anzi, a Paladina ne arrivano.
Giorgio Bartoletti, maglietta azzurra e scarpe gialle, non sembra, ma lui è un Ironman. Al suo fianco, calzoni azzurri e con un passato “Azzurro della nostra nazionale” il brembatese Sergio Chiesa. Iscritto alla società Runners Bergamo, si è presentato così: due ore e dieci in maratona, un tempo da Olimpiadi. Quando te lo dice fatichi a crederlo, non sono molti che possono vantarsi di una simile prestazione. Il Tista li conosce proprio tutti, quando passa lui sembra che abbia in tasca una calamita, nessuno gli può sfuggire. 
 
A Sombreno la sorpresa tanto attesa e agognata.
Lo attende nel suo studio, il simpatico, ricciolino è l'americano Joshua Gillis, laureatosi nel 1989 come Natural Therapy Specialist. Esperto nell'ambito di trattamenti di salute specifici per sport d'elite e recentemente specializzatosi in materia di disfunzioni neuro–senso-motorie. N° Top. Training-Neuro Fisico per prestazioni ottimali
 
Sembra difficile da capire ciò che fa Gillis, ma Tista ha voluto provare questa nuova esperienza sul suo corpo e nella sua mente con l'aiuto di questo esperto. “Non riesco a spiegare in due parole cosa mi sia successo, so solo - spiega Tista - che dopo questa seduta mi sono sentito rinascere"
Anche Marchesi condivide il pensiero dell'americano.
E' fondamentale il recupero fisico e mentale per chi pratica sport, questo per evitare infortuni anche gravi. Il cuore -molti non lo sanno-potrebbe subire delle conseguenze anche gravi specialmente per quanto riguarda gli sforzi prolungati. 
L'incontro con il naturopata Joshua GillisEcco dunque il notevole interesse del Tista rispetto a questa tecnica innovativa che potrebbe essere un valido contributo per ottimizzare il suo stato di salute, già parecchio invidiabile. 
Concludendo, il nostro campione vuole ricordare quel trentacinquenne maratoneta di San Pellegrino che la scorsa settimana ha voluto accompagnarlo per una cinquantina di chilometri.
Alla fine come sempre il ragazzo con il fiatonaccio stringe la mano al Tista, dicendo: ”Basta, non lo farò mai più”. 
Non lo ha detto perché si è trovato male, ma il ritmo altalenante del Bati non tutti lo sopportano, risulta difficile stare con lui. 
 
Un Tista nuovo, rinnovato nel corpo e nella mente che afferma: “Ogni tanto, bisogna sapersi fermare per ascoltarsi a fondo e così riuscire ad andare oltre".
Se lo dice lui con quello che ogni giorno deve affrontare, c'è da credergli. 
 

 

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27 luglio 2012 5 27 /07 /luglio /2012 19:05
Batista-8276.JPGMalgrado il gran caldo continua l'impresa di Battista Marchesi che si appresta a superare il muro delle 10.000 leghe percorse (e che, una volta compiuto il fatidico giro di boa si troverà a correre verso una progressiva e metaforica risalita alla superficie, dopo l'immersione profonda nei 10.000 km percorsi, "...per tornar a riveder le stelle".
La corsa di Battista segue il ritmo della stagione: prima lo si vedeva in mezzo ad ampi prati verdi ed irrigui (e idilliche di scene di animali al pascolo), con lo sfondo di chiare e fresche acque lacustri, torrentelli chioccolanti, fontanili. Nei giorni di gran caldo si è infrattato nei boschi, ritrovandosi ad essere un novello Thoreau che vaga nel cuore del bosco di Walden; ora che ci si approssima al pieno fulgore dell'estate e al Solleone, Battista lo si può avvistare in mezzo a campi di granturco le cui pannocchie si fanno sempre più alte e vigorose nascondendolo alla vista. Eppure, in un modo o nell'altro, sostenuto dal calore di tanti amici Battista va sempre avanti, incrociando man mano che il suo cammino si dipana luoghi intrisi di storia come quelli un tempo infestati dal briganto Vincenzo Pacchiana, detto "Pacì Paciana"o altri di più tristi memorie, come quello legato all'aggressione proditoria che Tista ebbe a subire nel 2011 e che portà all'interruzione drammatica della sua impresa.
In bocca al lupo Tista! Vai avanti per la tua strada con il coraggio e la determinazione che hai mostrato di possedere sino ad ora.
Pacì Paciana(Vitaliano "Diavolo Rosso" Grassi) Pochi giorni e Tista “toccherà il fondo” a diecimila leghe sotto quel mare che non è riuscito a soffocare i suoi desideri. 
Ricomincerà quindi la lenta risalita compensando corpo e mente per ritrovare quell'aria che per nove mesi gli è mancata. 
E' arrivato lì Tista, sul ponte di Sedrina, vicino casa, al termine della sua giornata. Si ferma, osserva il ponte sottostante che non è quello dei sospiri ma quello della paura. Paura provata da Paci' Paciana-Vincenzo Pacchiana detto- “ol Padrù dèla Val Brembana” che nel lontano 700, ha provato a lanciarsi nel vuoto. 
Vecchio brigante per alcuni, eroe giustiziere per altri. Racconta la leggenda: Paci' iniziò la carriera di malandrino dopo essere stato imbrogliato e derubato da due manigoldi. La sua risposta fu una carica di legnate che gli valsero un'assurda denuncia. Datosi alla latitanza, rubava per dare ai poveri, lottava contro soprusi e ingiustizie, la sua famigerata figura era diventata un mito fra gli orobici valligiani. 
Amato e odiato, ma anche ricercato dai gendarmi per le sue gesta: proprio su questo ponte fu tesa una trappola. 
Al capitano dei francesi che stava per arrestarlo urlò: “Le vecchie volpi si catturano, ma non hanno certo il mio pelo”, gettandosi poi nel fiume Brembo. La leggenda lo risparmia dalle gelide acque ma lo farà morire in un bosco, morso da un serpente. 
Batista Tista non medita certo di buttarsi, lui non sa nemmeno nuotare ma... pensa e ripensa a questa strana storia che in parte gli appartiene. 
Ritorna il suo passato, Ponte Barcotto, il ponte di Costa Volpino, unico testimone della sua tremenda aggressione: due lestofanti gli piantano un coltello nella gamba, lo pestano a sangue. Anche lui reagisce, non viene denunciato, ma poco ci manca, finisce all'ospedale. Non muore come Paci', non si è buttato da Ponte Barcotto e nemmeno è stato morso da quella vipera che è strisciata su di lui, poco tempo fa, su quel muretto. 
Oggi ha scelto Dalmine per un bagno di sudore e di amicizia 
Sedrina Dalmine doveva essere una passeggiata. Non è stato proprio così. Ha seguito l'insegnamento di Don Mario, un prete che lui conosce bene. Tista, gli ha detto: “Se vuoi andare in paradiso evita i facili sentieri, se così non farai finirai all'inferno”. Tista non se lo è fatto ripetere. Dai sentieri boschivi per arrivare alla Chiesa di San Tomè di Almenno San Bartolomeo, agli scoscesi pendii dei prati in zona Roncola. Nemmeno le foglie taglienti dei campi di grano hanno impedito a Tista di proseguire sulla strada sparita all'improvviso. 
Poteva mancare il durissimo tratto sterrato che da Sforzatica porta alla Roncola? Uno sterrato in mezzo ai campi simile al deserto, al deserto italiano. 
Il caldo è asfissiante, si boccheggia come pesci, non si riesce a parlare, le labbra sono incollate. Con la lingua si cerca la saliva, ottima per dissetarsi. Le palpebre socchiuse si nascondono ai raggi infuocati del sole che Scipione e Caronte si sono scrollati di dosso. Stiamo arrostendo in questo forno naturale, dove solo madre natura regola la temperatura. Nemmeno la Fornero con il suo esercito di “essudati” avrebbe resistito in questo inferno. Lei, mai rinuncerebbe all'aria fresca del suo Parlamento dove solo a pochi “esodati”è permesso entrare. 
L'andatura si riduce, non teme di essere multato, al mattino pure l'autovelox si era attivato al suo passaggio. 
Tista ha ingurgitato acqua calda dalla sua borraccia, un saporaccio, un disgusto, ma meglio di niente. Bisogna pazientare, la dea fortuna sta per arrivare. Una grotta, tante gocce di acqua fresca, il toccasana per continuare. 
Batista 8365Finalmente Dalmine: un ristoro meritato al Caffè del Viale. Una sosta obbligata, amici e amiche vogliono abbracciare e stringere la mano al loro “Bati” sì, perché qui lo chiamano così. In questo caffè, il suo Caffè, Tista nasconde la sua nostalgia. Guarda la cassiera, Emanuela, lei ha preso il suo posto, la abbraccia e vorrebbe dirle: “Aspettami... tornerò”. Ma è troppo emozionato. Lui sa di essere in” mobilità” sino a novembre, una condizione se per lui congeniale per altri invece una maledizione. 
Non verrebbe mai via, incontrare tanta gente che si conosce, dopo tanta solitudine, fa bene al morale. Per tutti ha un sorriso e una risposta ai tanti perché. 
Prima di andarsene una scappata nella vicina officina dei fratelli Barcella che, subito non appena lo vedono, smettono di lavorare. Vogliono sapere come va. 
E' finita. Di saluti e auguri ne ha fatto il pieno, Tista è felice, ma lo sa che adesso dovrà chiedere al suo corpo e alla sua mente ancora uno sforzo. "Portatemi a casa, voglio andare su quel ponte, a Sedrina”. 
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9 luglio 2012 1 09 /07 /luglio /2012 14:20

Batista-8019.JPGBattista Marchesi prosegue imperterrito nella sua avventura malgrado il gran caldo:presto sarà alle prese con l'arrivo della nuova "bolla" africana. "Caronte", l'hanno denominata i weathermen. Eppure, Tista va avanti: predilige boschi e prati, alla ricerca del fresco.
Ogni tanto arriva il beneficio di una fonte da cui sgorga della bella acqua fresca. Pony e cavallini sono, in questi giorni, i suoi incontri preferiti.
E, come sempre, c'è l'incontro vivificante con tante persone che gli vogliono bene e che apprezzano quello che sta facendo.
A volte, l’andare di Battista Marchesi assume delle coloriture quasi fiabesche.
Ecco il nuovo racconto di Vitaliano "Diavolo Rosso" Grassi. 

(Vitaliano "Diavolo Rosso" Grassi, cornaca n° 17 del 26 giugno 2012Portami via con te, questo l'accorato appello di Tista rivolto a Caronte, chiamato in questi giorni dai meteorologi per continuare il tormentone delle calure estive. 
Scipione, intanto, è ritornato nel suo libro di storia, nella sua vera storia. 

Adesso è il turno di Caronte, anche lui ne sentirà di tutti i colori.
Marchesi, invece, non ha paura dell'infernale vecchiaccio che gli farà sudare sette camicie. Salirà sul suo traghetto, domenica, e insieme andranno a rinfrescarsi nella Val Brembana.
Batista 8028Questo è il patto stipulato fra i due.
Nel frattempo, come ogni mattina, si mette in marcia: sarà una giornata molto impegnativa, in quanto oggi lo attende un programma speciale, molto speciale.
Una giornata particolare necessita di un saluto particolare: e quale è il migliore, se non quello di due bianchi cavallini che, con il loro nitrito, hanno attirato la sua attenzione?
Vorrebbero parlare, ma preferiscono nitrire: è questo è il loro modo di salutare.
E via subito per i campi, tante volte lo ha detto, “Ho visto seminare il granoturco e lo vedrò crescere
giorno dopo giorno”
.

Di corsa calpesta l'erba addormentata al sole che il contadino ha appena tagliato.
Tista sembra aver fretta di arrivare a Boario Terme: “Che voglia fare delle terapie”?
Niente affatto, è solo di passaggio.
Tista vuole arrivare ad Angolo Terme, a 400 m slm e  percorrere l'alto periplo del Lago Moro, raggiungendo Bessimo lungo un accidentatissimo e scosceso sentiero.
Non siamo distratti: il nostro altimetro segna 500 metri.
Siamo troppo alti abbiamo sbagliato percorso, ma qualche chilometro in più ci voleva.
Nessun commento: si torna indietro.
Tista si lancia giù per i prati e, dopo un po’, ci ritroveremo al bivio dove tireremo le orecchie ad un cartello mal posto.
Batista 8106Un maneggio attira la nostra attenzione, incontriamo dei cavalli, ma sappiamo che ne troveremo tanti altri, perché la Val Camonica è il regno di questi maestosi animali, se ne vedono oltre duemila.
A volte ci fermiamo ad ammirarli, ma è solo una scusa per poterci riposare.
Il sentiero ripidissimo - e in alcuni tratti al limite del ribaltamento, andando su in bici- mostra le sue insidie.
Capitombolare fra queste rocce e sassi non sarebbe affatto divertente e salutare.
Ma, per Tista e il suo gregario, il problema non si pone, ognuno scende come vuole, nessuno sbuffa, anzi, più le difficoltà insorgono e più ci si diverte.
Si scende in silenzio, massima attenzione per entrambi, solo a Bessimo potremo riparlare.
La fatica è terminata, arrivati in fondo alla valle, una Santella ci aspetta per il ristoro.
Tista vuole acqua, ma la borraccia non c'è più. E' scomparsa durante la discesa, un salto sulle rocce ha tranciato il supporto metallico che la tratteneva, un bel disastro!
Stavolta però, non ci siamo fatti fregare. un'altra borraccia più grande ce la siamo portata.
Una rapida ricerca in bicicletta per trovare una fontanella e soddisfare l'assetato podista.
Rinfrescato e dissetato Tista non ha dimenticato l'appuntamento: Andrea Cotti Cometti di Costa  Volpino, le figlie Laura, Gaia, Silvia e Marco lo attendono nella loro casa completamente ecologica.
Batista 8117Lo aspettano ai bordi della piscina, davanti alla quale la voglia di buttarsi dentro è fortissima.
Tista però non sa nuotare.
E' solo là, in mezzo al mare alla ricerca delle sue diecimila leghe che lo sa fare.
Andrea confida a Battista prima che se ne vada “Anch'io ho fatto una maratona, la tua presenza mi stimola a correrne un'altra”.
Ci lasciamo alle spalle l'invitante piscina dell'amico, per raggiungere l'albergo Lovere dove Tista finalmente potrà riposare.
Qui è in attesa Marco - dipendente dell'albergo- è lui che trasmette i chilometri giornalieri del Marchesi ed è con lui che scambia alcune considerazioni.
“Oggi mi sento proprio bene - dichiara Tista – molto meglio di quando sono partito, quattro mesi fa,  Grazie anche alle mani di Davide Gaioni, le mie gambe rispondono alla perfezione; quando mi stendo sul suo lettino, non mi alzo sino a quando lui mi dice: ‘Tista, alzati e cammina’!”.
Batista 8056“E’ soltanto una inconsapevole battuta, che trova spazio nel mio spirito. – aggiunge il Tista -  Mi ricorda chi l'ha detta duemila anni  fa, se è andata bene allora, spero che funzioni anche adesso, su di me”.
E poi: “Sono solo un po' abbioccato, ho sdormicchiato mentre camminavo sotto il sole. Chiudere gli occhi alcuni secondi mi rilassa, è il mio riposo”.
Mi raccomando, voi non lo fate, lo faccio io perché al collaudo sono passato.
Marchesi, ormai superate le novemila leghe è lanciatissimo per raggiungere le diecimila. Quando toccherà il fondo, ci sarà una sorpresa, ma lo sapremo... nel prossimo racconto. 

 

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5 luglio 2012 4 05 /07 /luglio /2012 13:12

Batista si rinfrescaContinua l’impresa di Battista Marchesi nel corso della quale alla fatica del diuturno andare si aggiunge ora il grande caldo (e in particolare la bolla di caldo africano, denominata nella cronaca di Grassi “Scipione l’Africano” che si è abbattuta su di lui.
Battista non si piega di fronte alla difficioltà, ma duttilmente si adatta, tenedo sempre d'occhio il suo obiettivo finale e il ruoino di marcia.
Non è certamente uomo da lamentarsi del gran caldo o da rifugiarsi nel fresco ombroso delle case con il conforto dell’aria condizionata, ma come l’uomo primevo (o il Thoreau che si racconta in "Walden ovvero La vita nei boschi")  si ritira nel profondo dei boschi, andando alla ricerca di sorgive e di specchi d’acqua dove ogni tanto rinfrescarsi.

Ma non esita nemmeno a fare una sosta confortante davanti ad un cespuglio di sugose more di cui fa incetta.

Ecco il racconto di Vitaliano “Diavolo Rosso” Grassi del 19 giugno 2012.

(Vitaliano “Diavolo Rosso” Grassi) Allarme! Allarme! Che succede, non sarà mica scoppiata la guerra? Tutti si sprangano in casa, chiudono le finestre, accendono condizionatori e pale a vento. Sta arrivando Scipione l'Africano con un'orda di soldati armati di “calore”. 

Incontro di Battista Marchesi con Paola Dionisio Ma chi è, chi lo conosce? Lo conosce bene la storia che nell'anno 213 AC descrisse questo condottiero romano, uomo intelligentissimo audace e grande stratega militare. Discendente da stirpe ricca e gloriosa, famosa
soprattutto per la sua onestà e per il grande amor di  patria. Qualità volutamente dimenticate dai mass media che, stravolgendone il mito, lo hanno relegato  al semplice ruolo di “caldo tormentone estivo”.

Anche Tista si è adeguato, anche lui sorpreso dalla novità ha voluto stare al gioco. Lui non si è barricato in albergo, ma preferisce sempre l'aria aperta, scegliendo il fresco “naturale” e rifugiandosi nei boschi costavolpinesi. Insomma,  non si fa certo condizionare dai “condizionatori”.

Proteggere le sue gambe, - questo è il suo primo pensiero,- dall'attacco degli armìgeri, e dove se non nelle gelide acque del fiume che ora finalmente si è schiarito.

Un bagno di freschezza, una scarica adrenalinica nel suo sangue intorpidito.

Esce dall'acqua e, come una lucertola, si asciuga al sole sahariano, infila i piedi nella sabbia infuocata,  ma non si scotta: i suoi piedi non sentono il dolore.

Si intrufola nel bosco, ma è inutile nascondersi; c'è sempre qualcuno che ti osserva e ... vede.

Si tratta di una bella donna? Tanto meglio.
Gli incontri femminili al Tista infondono calore.
E' arrivata  di corsa in bicicletta, scende dalla sella e... “Ciao Battista, ci siamo visti l'anno scorso, non ti ricordi”?
Si presenta così Paola Dionisio, una loverese che nasconde i suoi cinquant’anni sotto le lenti di grandi occhiali scuri. “Non scrivete i miei anni”, implora sorridente la nostra Paoletta.
Battista marchesi ovvero La vita nei boschiLa sua richiesta non può essere accolta, noi dobbiamo dire la verità: che ne dimostri quarantaquattro – o anche di meno - questo è lampante.

Incurante degli Scipionari che si aggirano nella zona, coraggiosamente affianca il nostro Tista, abbandona la bici in mezzo all'erba e, con lui, corricchia sui sentieri nel bosco. 

Parlottano, scambiandosi sportive “effusioni”, si capisce solo che lei ha corso a New York.

Se ne vanno soli, non sanno che un occhio vigile li tiene sotto controllo.

Ognuno per la sua strada, lei per la sua e noi per la nostra.

Cominciamo a perdere chilometri per strada, cerchiamo la borraccia, non c'è; senza acqua non si può stare. “Stavolta è colpa del Diavolo - commenta Tista  che si è inscipionato dopo l'incontro con la Paola. 

Non c'è spazio per le discussioni,  non c'è davvero un minuto da perdere. 

Bisogna zompare subito in sella e tornare a cercarla, mentre Tista per i suoi boschi solo se ne va.

Batista raccoglie le more matureUffa! Meno male, la borraccia è ancora là: si sta riposando nell'erba, da sola non avrebbe mai trovato la strada del ritorno.

Ora bisogna cercare una fontana, le abbiamo mappate tutte come al catasto del comune, se una non funziona si trova la riserva.

Finalmente!” - Tista si riprende la sua borraccia e la stringe a sé come fosse un tesoro, ne ruba il prezioso contenuto e dopo averlo fatto sparire, ruba ancora.

Tista, ti metti a rubare anche le more del moreto? Non sono ancora mature, stai attento, potrebbero farti male”.

Risponde ingrugnito “Prego, io non rubo, queste more sono di tutti. Sono altri che rubano veramente nel nostro paese ricevendo pure degli applausi da una specie di allocchi che non è ancora purtroppo in via di estinzione… Ma lasciamo perdere, ho altro a cui pensare in questi mesi”.

“Volevo solo mettere qualche frutto fra i denti - ribatte Marchesi -  solo le donne incinte devono avere le loro voglie”?

Non ti è andata bene con le “mòre” e adesso ti rìfai con le bionde, anzi con le rosse, perché i fiori che stai spalpognando guarda che non sono commestibili. Con tutti sti soldati che infestano la zona, potrebbero scambiarti per un animale e farti male, dai, alziamo le suole e leviamoci di torno.

Tista intanto per tenere fresco corpo e mente rimane a oltre  8500 leghe in fondo al mare.
Lì, si sente al sicuro, Scipione l'Africano è stato sconfitto. 
Non se lo meritava, ma la storia dei giorni nostri non è una vera storia.

L'estate sta iniziando e Tista se ne va, questa è la canzone che fra dieci giorni canterà.

Tornerà, tornerà fra i monti della sua Val Brembana per iniziare un ciclo di nuove avventure.

 

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30 giugno 2012 6 30 /06 /giugno /2012 09:03

katia-figini.jpgReduce da un'ultramaratona di 250 km nel deserto della Giordania, la top runner Katia Figini racconta ad Action Magazine la sua avventura. Un cammino fisico e mentale. Katia Figini, trail runner, una delle atlete italiane di punta, è l'unica donna ad avere corso in meno di un anno in 5 continenti. Con un obiettivo ben preciso: dire basta alla violenza sulle donne con il progetto "Run for Women". È allenatrice (www.xcorsi.eu) e crea percorsi personalizzati sia per chi comincia a correre, sia per chi vuole affrontare imprese estreme. 

(Katia Figini) Wadi Rum, una parola che riempie la bocca. Wadi Rum: il nome di uno dei deserti più belli del globo, 60 km a est di Aqaba. La vallata più vasta dellaGiordania, anche detta Valle della Luna, divenuta famosa per merito dell’ufficiale Lawrence d’Arabia, che la descrisse come un deserto “vasto, echeggiante e simile ad una divinità”. Come la parola magica di un mago, o un sussurro d’amore alla persona amata: Wadi Rum.

Mentre pronuncio e scrivo questo nome, ho ancora le immagini stampate nei miei ricordi come inchiostro indelebile. Sarà impossibile dimenticare i profondi canyon, le dune di sabbia rosse, bianche, gialle, gli archi rocciosi, le immense pietre in arenaria modellate a fungo, plasmate in una poesia di forme e colori che solo una divinità può aver generato. Correndo in quel deserto ho rivisto tutti i deserti percorsi in questi anni, come se un Dio avesse preso pezzi di puzzle da diverse scatole e li avesse fusi insieme.

Nel Wadi Rum si ritrovano la fine sabbia del Sahara, le vaste distese della Namibia, alcune rocce del deserto dell’Atacama (Cile), i canyon e le montagne dell’Oman… Una delle gare più belle in assoluto.

Racing The Planet (organizzazione famosa per le sue gare nel mondo caratterizzate sempre da 250 km in 6 tappe in autosufficienza) non ci ha voluto far mancare nulla, nemmeno i 50 gradi nelle ore più calde, una piccola tempesta di sabbia e soprattutto il gran finale nella strepitosa Petra!

Una gara che preparavo da circa 6 mesi. Una gara impegnativa, nella quale però non ho particolarmente faticato, probabilmente perché sono arrivata riposata, senza troppi km estenuanti nelle gambe (errore, a parere mio, che si compie spesso). Mi sono stupita e allo stesso tempo (lo ammetto) congratulata con me stessa dimostrando ai miei allievi che, tutto sommato, possono fidarsi degli allenamenti che “prescrivo”…

Beh, sono anche stata fortunata (un pizzico di fortuna ci vuole sempre), e la mia fascite plantare ha deciso di prendersi una vacanza in quei giorni dandomi tregua (sarà stata l’adrenalina?). La tappa più lunga era la quinta, 86 km (di cui almeno 40 tutti di montagna). Avevamo già sulle gambe praticamente 4 maratone dei giorni precedenti, ma l’ho chiusa bene: quinta assoluta. Ma la cosa che mi ha stupito di più, è il fatto che non avevo un dolore muscolare (sì, lassù c’è qualcuno!)

Tempi e competizione a parte, una cosa bella di queste gare, dove l’organizzazione oltre l’assistenza offre solo acqua e tende per dormire, è la sensazione che si ha quando ci si rende conto che tutto quello che serve per vivere una settimana è sulle nostre spalle. Ci si sente forti e invincibili, innanzi tutto... Poi ci si guarda intorno e si vedono spazi infiniti, e si torna al proprio posto: esseri umani piccoli piccoli, che contano poco o nulla in quel luogo.

A differenza delle gare no stop, qui si ha tempo di socializzare con le persone. Una quarantina di paesi differenti che si incontrano e si mischiano in un’unica avventura. Nella mia tenda avevo due giapponesi. Una era Kida, di 60 anni, con il suo zainone e il suo kimono, sopra il kimono il suo bel pettorale numero 71. Arrivava dopo ore e ore di cammino, sotto 40 gradi, e con quel fare spirituale che solo gli asiatici possiedono, si sedeva, meditava, pensava. Solo dopo circa un quarto d’ora iniziava a cambiarsi, a sistemare le sue cose. Ho conosciuto tanti aspetti della loro cultura, delle loro usanze e abitudini.

L'altra, Sindy, mi ha invitato a Tokio, e l’idea di vivere il Giappone “guidata” da un abitante del posto mi solletica da matti. Ma la nazione che aveva più partecipanti era l’Italia: 16 in tutto. Una banda di simpatici compagni di viaggio che hanno tagliato TUTTI il traguardo! Due podi italiani e due premi di categoria! È bello condividere pezzi di vita in quei momenti “estremi”. Tutto appare più facile, anche i rapporti, le comunicazioni chiarite con i gesti, la condivisione di gioie e dolori. Si vive un’avventura con gli altri e con se stessi.

Un cammino (a parer mio anche di vita), una corsa della durata di una settimana fa frullare nella testa tanti pensieri, saggi e stupidi allo stesso tempo. Una cosa però è certa: è come fare un “reset” nella propria mente, una sorta di refreshing dove si capisce quali sono davvero le cose importanti nella propria vita. Cioè gli affetti, i nostri cari, l’acqua, il cibo. Ci si sente più leggeri e purificati al ritorno a casa, si vive tutto sotto un’altra ottica, quella del “qui e ora” e non quella del “voglio avere”. Correre a contatto con la natura, assaporare le usanze e la cultura di paesi lontani, vivere queste esperienze, provare a mettersi in gioco… Ci si sente vivi, felici e fortunati. Le immagini, meglio delle parole, possono testimoniarlo.

 

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30 giugno 2012 6 30 /06 /giugno /2012 07:33

Batista-7632.JPGBattista Marchesi prosegue nelle sua fatica. Ha raggiunto gli Ottomila chilometri percorsi (e, quanto all'enormità della sua impresa, è come se fosse arrivato sulla cima più alta del mondo) e adesso, continuando ad impilare giudiziosamente e con infinita pazienza le sue tappe giornaliere una sull'altra quasi fossero mattoncini di un gioco di costruzioni, si accinge a scendere nel fondo della Fossa delle Marianne, attraversando di continuo nuovi scenari di geografia fantastica e fantasticata, e muovendosi come uno Xavier De Maistre  nel suo “Viaggio attorno alla mia camera”.

Il viaggio di Battista consiste di tanti mattoncini (e tappe giornaliere) che Tista sta impilando una sull’altra, un po’ tra il gioco e la serissima impresa, mentre come nuvole che passano nel cielo la sua mente viene attraversata da mutevoli scenari emozionali.
Ma, nello stesso tempo non perde d’occhio il riferimento concreto all’impresa del francese Serge Girard che camminò e corse da Parigi sino a Tokyo (Trans-EurAsia, tra il 205 e il 2006), percorrendo 19.097 km in 262 giorni: la bella notizia è che nel suo ruolino di marcia, rigorosamente controllato grazie al suo garmin, Tista – a parità di giorni impiegati da quando si è messo in movimento – è in vantaggio di circa 700 km rispetto al Campione francese. “Zucchero non guasta bevanda”, come si suol dire.
Questi 700 km di vantaggio, rappresentano un margine operativo che gli consente di stare più tranquillo, se in qualche giorno non dovesse rispettare interamente il suo ruolino di marcia.
La tappa del 12 giugno descritta dalla cronaca di Vitaliano “Diavolo Rosso” Grassi è stata una tappa bagnata, letteralmente affogata in un mare di pioggia, in cui - in fondo - non faceva alcuna differenza stare fuori o dentro i flutti corruschi del fiume Oglio: ma nemmeno questo ha modificato la determinazione di Tista che affronta le difficoltà con levità e buonumore e magari cantando…

Ecco, di seguito, la cronaca di Vitaliano Grassi.

Batista 7636(Diavolo Rosso. 12 giugno 2012) Un evento importante lo si festeggia come si vuole, Battista marchesi – per gli amici, “Tista” -  lo festeggia per strada sotto un acquazzone che non ha voluto patteggiare (solo i politici lo possono fare). Lui aveva chiesto una tregua, almeno stavolta, ma Giove Pluvio, irremovibile ha risposto di no. Non si è lasciato corrompere, nemmeno di fronte agli ottomila “Eurochilometri”del nostro campione, che si sono allontanati.

Con  irremovibile baldanza, ha perfino aggiunto: “Ognuno deve fare il suo mestiere, io non faccio regali a nessuno, qui non siamo alla fiera degli Obei-Obei di Milano, qui non c'è niente da barattare”. Tista non s'arrabbia, non vuole  battibeccare, oggi ha i suoi conti da  sistemare.

Ho un buon vantaggio di quasi settecento chilometri rispetto all'impresa del campione francese Serge Girard - ribatte compiaciuto Tista – e ciò, per me, rappresenta uno stimolo psicologico fondamentale: avere una riserva di energia ti fa riposare la mente e non ti manda fuori di testa”.

Anche oggi Marchesi sembra non incontrare nessuno. C'è il solito fiume Oglio che resta muto come sempre. E' piuttosto nero, anzi a dire il vero è di color cioccolato e va paurosamente di onda, meglio lasciarlo stare.

Chi vuoi trovare in giro con un simile tempaccio? Da lontano spunta solo un grigio Angelo. Ma non è un Angelo del Paradiso, bensì è Angelo Possessi, ottantun anni suonati, un amico di vecchia data. Anche lui è proprio come Tista: un atleta temerario. E si nota subito: i suoi passi sono svelti e decisi, è proprio un  marciatore.
Si  abbracciano, si stringono forte, si sussurrano qualche parola, sui loro volti si  dipinge un forte  turbamento. “Sono trascorsi solo vent'anni dall'ultimo incontro, ci eravamo conosciuti mille anni fa sulle piste innevate delle montagne bergamasche. Angelo, - ricorda Tista - quando inforcava i suoi sci, incuteva paura anche alla neve che si scansava per farlo passare”.

Solo un infarto gli ha impedito di continuare a gareggiare nel lontano 1984. Ha agganciato al chiodo la sua attrezzatura, senza però smorzare la sua passione sportiva. Superata l'impasse, è tornato indietro con gli anni: l'Atletica giovanile lo ha voluto come Tecnico Istruttore.

Batista 7658Incontrandosi, si danno la mano e come due scolaretti  sotto la pioggia e se ne vanno a cercare un riparo. Hanno ancora  molto da raccontare, ma il tempo è scaduto. Tista si stacca, non vorrebbe andare via, ma il suo cuore batte forte e supera le sue quarantaquattro abituali pulsazioni, che ora non riesce più a controllare. È stato un incontro straordinario di nostalgiche ebbrezze sportive che, vuol tenere strette strette a sé.

Non ha l'immunità parlamentare e nemmeno l'immunità emozionale, poiché riprende subito in mano la situazione: adesso  si ricorda quel che deve fare.

Ma che fai? Tista! Tista! almeno oggi, non salire su quella panchina, potresti scivolare, piove a dirotto, lascia perdere, lo farai un'altra volta. “Sei peggio delle anatre di Montisola, hai imparato da loro: una scrollata di piume e ritorni asciutto come un panno tolto da un'asciugatrice”.

Se piove - risponde Tista mentre fa il suo stretching - poi arriva il sole, questo lo diceva anche Giupì, la maschera bergamasca che ogni tanto gli piace ricordare”.

E' inutile lamentarsi o mordersi le unghie dalla rabbia!
“Bisogna pazientare”!
Tista lo ha capito, preferisce prendersi in giro, con uno stratagemma per... non dover mollare.

Non è un mago, ma lui sa anche inventare. Se vede le pozzanghere non le vuole disturbare. Quando può salta persino sui muretti, ne approfitta per asciugarsi le scarpe ormai imbrombate e appesantite. Qualcuno si metterebbe a piangere su questo muro del pianto, lui invece canta persino: “Scendeee ... laaa ... pioggiaaa ...”, ma solo alcune strofe, poi tace. Non se le ricorda più. Non fa niente, tanto il muro ora non c'è più.

Il suo è un canto libero e di gioia, non di rabbia come l'uccello nella gabbia.
E' stracontento oggi, sotto il suo tendone, un ombrellone grande grande. Si concede uno spuntino, non si ferma nemmeno, preferisce ritornare: Lovere lo aspetta.

Un ritorno anticipato, per cambiare scarpe maglie e calzoncini, breve sosta e un riposino. Poi si torna, manca poco, un paio d'ore ed è finita.
Si tocca le gambe, le sfiora soltanto, ha pura di farle del male; solo Davide Gaioni, l’amico fisioterapista le sa manipolare.

Molto presto si ritira, scoccano le ore 21,50.
Vuol vedere Carosello, dieci minuti solamente e poi a nanna come i bimbi del .. ‘57 - anno in cui nacque la trasmissione. “Se tutti i bambini - sussurra Tista - guardassero il mio Carosello, al mattino sarebbero svegli come me”.

Non si addormenta subito, la solitudine che sempre lo tampina l'ha chiusa a chiave nello sgabuzzino. Prima di addormentarsi, comincia a sognare per non sentirsi solo.

Dopo aver scalato il suo “Ottomila” si sveste da alpinista, indossa una muta: ma cosa vuole fare?

Si immerge. Ormai è diventato un pesce. Vuole  raggiungere le sue “diecimila leghe” negli abissi di quel profondo mare custode fidato dei suoi più audaci desideri.

Una giornata così, Tista la vorrebbe incorniciare.  

 

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  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

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DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
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Articoli pubblicati 4259


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Lara arrivo pisa marathon 2012  arrivo attilio siracusa 2012
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 Elena Cifali all'arrivo della Maratona di Ragusa 2013  Eleonora Suizzo alla Supermaratona dell'Etna 2013 (Foto di Maurizio Crispi)
            Elena Cifali   Eleonora Suizzo
   
   
   
   
   
   

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