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18 marzo 2015 3 18 /03 /marzo /2015 06:28
Reg Harris. L'ascesa e la caduta del più grande ciclista britannico

La storia di Reg Harris (1920-1992), il più grande ciclista britannico su pista di tutti i tempi, è stata raccontato in un libro da Robert Dineen, Reg Harris. The Rise and the Fall of Britain's greatest Cyclist (Random Press, 2012) , un libro che - anche con il supporto di una ricca documentazione fotografica racconta di questo eroe popolare di umili origini l'ascesa alla gloria dei massimi risultati sportivi e la caduta a causa delle sue incontrollate passioni per le auto, per la bella vita e per ogni sorta di "vizi". Ma, mlgrado la sua "caduta", nell'immaginario degli appassionati del ciclismo britannico, è rimasto sempre un eroe che ha compiuto indimenticantibili imprese.

Reg Harris, whose statue overlooks the Manchester Velodrome, is the legend who all track cyclists want to emulate. He was a poor, working-class boy born in the Depression who escaped the Lancashire mills to utterly dominate his sport. He triumphed as world champion an incredible five times between 1947 and 1954 and performed medal-winning heroics at the London Olympics.

At his peak he was the most adored sportsman in the country, a British cycling superstar, attracting huge crowds, sponsorship, and the company of the rich and famous. But, fiercely driven and ruthlessly single-minded, Harris had a dark side. His was a sensational life fuelled by an insatiable need for money, celebrity, fast cars and beautiful women that constantly threatened to destroy him.

Following an exhaustive investigation, Robert Dineen has uncovered an epic sporting rise and fall – a story more astounding than anyone had known.

(Dal risguardo di copertina) The sensational story of the rise and fall of Reg Harris, Britain's first cycling hero. Thanks to exhaustive new research and investigation Robert Dineen has unearthed a truly cinematic story. This epic account of Reg Harris's meteoric success takes you from his humble beginnings to his spectacular highs and his dramatic lows.
Born into a poor, working-class family during the Great Depression, Reg Harris left school early to help support his widowed mother working in a bicycle shop. But after winning a local cycling competition, Harris realised his natural abilities and began to train seriously. Working in a paper mill to fund his ambitions, Harris soon started winning enough races to leave the mill and went on to break the rules of amateurism and become the favourite for three titles in the 1948 Olympics. But Harris's dreams of gold were shattered when he was involved in a high-speed car accident that nearly left him paralysed. However, Harris's determination and drive meant he defied the odds and he went on not only to compete in the Olympics but to win two silver medals.
From there, Harris's career went stellar and he became one of the most famous sporting figures in the land, eclipsing even footballers. Winning five World Championships between 1949 and 1954, fame, money and adulation followed, and with it an insatiable appetite for beautiful women, fine wine and fast cars that all threatened to destroy him. After blowing all his money, two failed marriages and a disastrous business venture, Harris made a shock come-back winning the British Championship at age 54. But was there a dark side to this celebrated victory? Through interviews with those who knew Harris best, Robert Dineen reveals both the professional triumphs and personal tribulations of this sporting legend.

Reginald Hargreaves Harris (1 March 1920 – 22 June 1992) was a British from Lancashire track racing cyclist in the 1940s and 1950s. He joined the 10th Hussars in World War II and was a tank driver in the North Africa campaign before being wounded and invalided out of the services. Despite his discharge he went on to win the World Amateur Sprint in Paris in 1947 and won Olympic Sprint silver and Olympic Tandem Sprint silver in 1948.
He won the world amateur sprint title in 1947, two Olympic silver medals in 1948, and the professional title in 1949, 1950, 1951 and 1954. His ferocious will to win made him a household name in the 1950s, but he also surprised many with a comeback more than 20 years later, winning a British title in 1974 at the age of 54.

Reg Harris. L'ascesa e la caduta del più grande ciclista britannicoReg Harris. L'ascesa e la caduta del più grande ciclista britannico
Reg Harris. L'ascesa e la caduta del più grande ciclista britannico
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6 marzo 2015 5 06 /03 /marzo /2015 18:45
Gli Anelli di Saturno, ovvero un pellegrinaggio in Inghilterra. Sebald e l'Arte del Camminare

Gli Anelli di Saturno di Winfried G. Sebald (Adelphi, 2010) è un libro che vale la pena leggere: uscito molti anni addietro per i tipi di Bompiani é stampa ristampato in anni recenti da Adelphi.
Come tutte le opere di Sebald è un libro sul camminare, ma é anche diario di viaggio, e quaderno di riflessioni, oltre che diario interiore.
George Sebald che, per vicissitudini di studio, si ritrovò a vivere per lunghi anni in Inghilterra, era anche un grandissimo camminatore solitario.

Tutti i suoi libri (che non sono catalogobili come romanzi, nemmeno "Austerlitz" che più si avvicina alla struttura narrativa del romanzo, sono in fondo un un ico lunghissimo monologo: in cui varian soltanto le descrizione di luoghi, cose, personaggi incontrati, elementi che non sono mai rappresentati in quanto tali, ma sostanzialmente presi e trattati come "oggetti psichici" e attinenti eventualmente ad uno scenario metafisico.

Non si può non amare le note di diario e di viaggio di Sebald, anche con quella loro atmosfera di solitudine e melancolica che del resto attiene alla dimensione del camminare in cui costantemente si si incontrano delle "cose" che poi si lasciano alle nostre spalle, costretti dunque a vivere costantamente il dolore della separazione e l'elaborazione del lutto in un conntinuum fluido.
In "Gli anelli di Saturni" sono raccolti i pensieri e le riflessioni di Sebald scriti nel corso di un suo vagabondaggio a piedi nel Suffolk..

A partire dai tenui elementi psichici che scaturiscono dal suo vagabondare, Sebald fa delle divagazioni e scrive di storie apparentemente distanti nello spazio e nel tempo: il visconte di Chateaubriand, i mercanti della seta, il panorama di Waterloo, l’uragano del 1987 in East Anglia, il tempio di Gerusalemme, l’imperatrice vedova Cixi, etanto altro. Eppure tutto ciò è estremamente connesso alla sua esperienza, a lui (e a chissà chi prima e dopo di lui) e ai luoghi percorsi, come i cristalli di ghiaccio che ruotano nelle orbite anulari attorno all’equatore del sesto pianeta del nostro sistema solare.

Gli Anelli di Saturno non può essere catalogato alla voce letteratura di viaggio, se pur di un viaggio si tratta, ma è di più: un libro perfetto per chi ama, come la definisce Luca Gianotti de La Compania dei Cammini l’Arte del Camminare.
Anche questo volume, come tutte le altre opere di Sebald è corredato di immagini: si tratta di foto per lo più riprodotte in bianco e nero, frutto delle riprese fotografiche compiute dallo stesso Sebald: immagini sgranatee poco definite, quasi scaturissero da un sogno e con le caratteristiche evanescenti del materiale onirico appunto, ma nello stesso tracce e testimonianze che confermano che Sebald nei luoghi di cui parla - per quanto in uno stato mentale trasognato - c'è stato e ci ha camminato attraverso. E, oltre alle foto di luoghi, ci sono delle immagini di reperti di altro genere, tutti agganci tenui con la realtà che, rapidamente nel vissuto di Sebald, si trasforma in scenario psichico intriso di solitudine e di solitudini.

(dal risguardo di copertina"Pellegrinaggio in Inghilterra" recita il sottotitolo. E di un viaggio solitario si tratta, d'estate e per lo più a piedi, nel Suffolk, dove Sebald visse sino all'ultimo: in uno spazio delimitato da mare, colline e qualche città costiera, attraverso grandi proprietà terriere in decadenza, ai margini dei campi di volo dai quali si alzavano i caccia britannici per bombardare la Germania. Viandante saturnino ("Nato sotto il segno del freddo pianeta Saturno" dice di sé nel poemetto Secondo natura), Sebald ci racconta - lungo dieci stazioni di un itinerario che è anche una via di fuga - gli incontri con interlocutori bizzarri, amici, oggetti che evocano le fasi di quella "storia naturale della distruzione" che scandisce il cammino umano e il susseguirsi degli eventi naturali. E ci racconta storie di altri vagabondaggi ed emigrazioni, di cui la sua vicenda personale è estrema eco: quelli di Michael Hamburger, poeta e traduttore di Hòlderlin, profugo anche lui dalla Germania; di Joseph Conrad, che nel Congo conosce la malinconia dell'emigrato e l'orrore per le tragedie del paese di tenebra; di Chateaubriand, esule in Inghilterra; di Edward Fitz-Gerald, eccentrico interprete della lirica persiana, che a bordo della sua piccola imbarcazione trascorre ore in coperta, con in dosso marsina e cilindro e un lungo, svolazzante boa di piume bianche intorno al collo. Pellegrinaggio e insieme labirinto, nella miglior tradizione sebaldiana.

Gli Anelli di Saturno, ovvero un pellegrinaggio in Inghilterra. Sebald e l'Arte del Camminare

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13 febbraio 2015 5 13 /02 /febbraio /2015 16:03
Anatomia della Forza e del Condizionamento, un manuale pratico su come gestire carichi di lavoro sempre più importanti nell'allenamento

È arrivato in tutte le librerie il volume Anatomia della forza e del condizionamento, un testo pratico, completo e immediato, pensato per insegnare agli sportivi di ogni livello e preparazione come gestire carichi sempre più pesanti e come sostenerli al meglio, favorendo la capacità aerobica e aumentando forza, velocità e precisione. Corredato di chiare istruzioni, illustrazioni anatomiche e utili consigli sulla corretta tecnica di esecuzione di ogni esercizio, Anatomia della forza e del condizionamento, scritto da Hollis Lance Liebman ed edito nel 2014 da Elika Editrice, è un testo indispensabile per tutti gli amanti del fitness.

L'autore: Hollis Lance Liebman. Editor per riviste di fitness, è stato campione nazionale di bodybuilding negli USA e autore di manuali sportivi. Fotografo specializzato in ritratti del corpo umano, è stato giudice in diverse competizioni di bodybuilding e fitness. Vive attualmente a Los Angeles e ha allenato diverse star di Hollywood, tra cui Hugh Jackman (Wolverine) e Jane Lynch (Glee), ottenendo un enorme successo.


(Dal risguardo di copertina) L'allenamento della forza e quello del condizionamento, benché diversi fra loro per obiettivi e risultati, dipendono l'uno dall'altro e si completano perfettamente a vicenda. Da un lato, un atleta forte può riuscire a sollevare grossi carichi, ma è limitato se non conosce le regole di un adeguato condizionamento. Esso, infatti, non consiste solo nella capacità di lavoro cardiovascolare o nella resistenza muscolare, ma corrisponde alla misura in cui un atleta è in grado di soddisfare i bisogni di produzione energetica richiesti dal proprio sport. Dall'altro lato, un atleta che segua un adeguato programma di condizionamento, ma che non alleni la forza e la potenza, non potrà mai raggiungere il proprio pieno potenziale. "Anatomia della forza e del condizionamento", dedicato a sportivi di ogni livello e grado di preparazione, vi fornirà tutto ciò che vi occorre per gestire carichi sempre più pesanti, ma anche per sostenerli al meglio, favorendo la capacità aerobica e aumentando forza, velocità, e precisione. Attraverso istruzioni chiare e dirette, corredate da illustrazioni anatomiche, indicazione dei muscoli coinvolti in ogni movimento e consigli utili su come eseguire gli esercizi correttamente, ognuno potrà dare il meglio di sé e raggiungere i propri obiettivi atletici!

Elika Editrice. Dal 1996 Elika Editrice pubblica manuali specializzati sul fitness e sul benessere, grazie alla collaborazione con i più apprezzati professionisti del mondo sportivo italiano. Sempre alla ricerca di nuove tendenze, offre inoltre ai suoi lettori i best seller e le ultime novità del panorama editoriale internazionale, come nel caso di Anatomia della forza e del condizionamento. Il libro può essere acquistato in tutte le librerie e direttamente nel sito della casa editrice.


Contatti

Elika Editrice
Via Fossalta 3895 - 47522 Cesena (FC)
e-mail: staff@elika.it
telefono: 0547 313329

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5 febbraio 2015 4 05 /02 /febbraio /2015 20:40
Davide Sapienza, Camminando, Lubrina Editore, 2014

Davide Sapienza, Camminando, Lubrina Editore, 2014

Camminando (Lubrina Editore, 2014, pagine 120. Euro 12,00. Illustrato b/n), il nuovo libro di Davide Sapienza arriva tre anni dopo La Musica della Neve.

È il suo sesto volume di narrativa e nasce da un'esigenza espressiva che segna un passaggio speciale nella sua carriera di narratore: il 2014 segna il decennale de I Diari di Rubha Hunish, che innovò la scrittura di viaggio (e ora disponibile in ebook per Feltrinelli Zoom).
Da un cammino interiore, fisico e intellettuale, nasce Camminando. La visione espressa dall'atto più naturale dell'uomo rappresenta i colori primari di questa avventura: "...ho voluto un libro diverso dal precedente. Io esploro questa fase di cambiamento nella quale fare libri significa anche scrivere, ma non solo; vedo realizzarsi idee portate avanti nei miei 30 anni di carriera, iniziati con l'editoria musicale e proseguita con la musica delle parole".

La storia di Camminando è semplice. La prima parte di questo libro dedicato al camminare è un diario senza tempo e senza luogo, alla ricerca del luogo di Davide, quel Rubba Hunish che da dieci anni ispira i suoi cammini. Questo luogo che forse è sull’isola di Skye, ma forse è ogni dove. Davide torna a Rubha Hunish, a piedi e con la scrittura.
È la duplice chiave di "Con Daimon a Rubha Hunish": la prima parte del libro: "...ho ripreso una forma narrativa creata con I Diari e che non aveva precedenti, come è stato riconosciuto. Ho camminato con due amici verso un luogo del cuore per scrivere la parte centrale del libro. Solo camminando possiamo veramente vedere il mondo in cui viviamo e conoscere la Terra che ci ospita".
La seconda parte del libro si intitola "Camminare è un Canto Alto", che riprende uno dei reportage editi dal Corriere della Sera di Bergamo, per il quale Davide scrive dal 2013, e raccoglie gli scritti più importanti sul tema del camminare.
Sono articoli e saggi che hanno fatto di Sapienza uno degli scrittori più in vista tra chi racconta con profondità il rapporto tra uomo e Terra. Ed e
cco che  in questa seconda parte la poesia si fa gesto morale e con i suoi scritti, alcuni dei quali ineditiva in quella direzione, perché contiene testi scritti da Sapienza in tempi diversi, dedicati al camminare e ai suoi risvolti etico politici. Come l’articolo sull’Allemansrett, il diritto di ogni uomo a camminare sulla terra, senza limiti dati dalle proprietà private, diritto che fa di paesi come la Svezia e la Norvegia esempi di civiltà e democrazia. O l’articolo L’intelligenza dei piedi, o ancora Camminare. La rivoluzione in due passi in cui raccconta di Thoreau e Barry Lopez (altri due maestri di Sapienza), ma anche del camminare per la città distrutta dell’Aquila, e si sostiene il diritto del wild di essere ciò che è.
Lo spiegava nel 2009 il documentario della TV Svizzera Italiana La Sapienza di Davide. Parole in cammino, ma è tutto il lavoro di Davide, anche quello giornalistico, che poggia su questo pilastro (come la rubrica Sentieri d'autore per il CorSera).
Quattro scritti appaiono per la prima volta in volume: "Non volevo un libro univoco sul tema. Ho visto crescere la consapevolezza legata al camminare, una forma di silenziosa rivoluzione rispettosa e implacabile. Mi interessava narrare, ma anche recuperare il filo conduttore della filosofia che anima ciò che faccio. La mia scrittura non è diversa dalla mia vita. Scrivo e cammino in una prima linea profonda. E quando cammino sento un'ampiezza percettiva illimitata". Sapienza e Lubrina han deciso di inserire simboli, foto, illustrazioni: "visioni grafiche" che narrano con le parole.

Davide Sapienza è giornalista e scrittore, e una o due volte l’anno accompagna gruppi della Compagnia dei Cammini per far vivere alle persone le magie e le emozioni dei luoghi che ama, per esempio la Val d’Ultimo. Sapienza ama la natura, soprattutto la natura del Nord, del grande Nord. 
Sarà che è cresciuto leggendo Jack London, di cui è uno dei massimi esperti in Italia, grazie a lui stiamo riscoprendo un Jack London adulto e amante della wilderness. Ma soprattutto Sapienza ama la natura nella sua dimensione di selvaggità (Wilderness), in cui l’uomo è poco presente, l’uomo in questa natura ci deve entrare in punta di piedi. Il Canada, l’Alaska, l’Islanda, la Norvegia, la Scozia, ecco il uoghi del suo viaggiare, il luoghi dove osservare i piccoli cambiamenti che fanno dell’incontro con la natura una magia, e osservare i piccoli cambiamenti che avvengono dentro di noi. 
A questo servono i libri di Davide Sapienza: a guardarsi dentro nel proprio rapporto con la natura selvaggia.

Leggiamo: Camminare (ri)dona il respiro naturale; camminare è l’azione che consente di comprendere meglio l’oscurità e i suoi demoni; camminare è la mente che decide di non soccombere all’immensa vastità di tutto ciò che è sbagliato, scegliendo di seguire la traccia di tutto ciò che è giusto. Non è pensando da fermi che ci salveremo la pelle: ma permettendo al corpo di oscillare come un recettore nello spazio, potremo conoscere la pienezza del presente che poi lentamente svanisce e diventa vita”.

Il viaggio di Daimon e Davide si allarga - come è stato per i suoi precedenti libri - in cerchi concentrici ed é stato raccontato in selezionati appuntamenti a novembre 2014 e in un evento "local" a sorpresa il 19 dicembre.

 

(Lubrina Editore). Come Rimbaud, Davide cammina su suole di vento (e di luce). I sentieri di cui narra si staccano dalla terra dopo pochi passi e si perdono nello spirito. (Franco Michieli, vincitore Premio Gambrinus 2014 con Huascaran 1993. Verso l'alto verso l'altro)

Camminando con Davide Sapienza i confini si disorientano, svaniscono. Le ombre indicano altri passaggi. E il cielo si mostra nella terra. (Chicca Gagliardo, autrice di Il Poeta dell'aria).

 

 

Camminando. Nel nuovo libro di Davide Sapienza un camminare che è insieme fisico, interiore e spirituale

Camminando verrà presentata in tournée. Queste alcune delle location e relative date.

  • 9 maggio 2015 - Capo di Ponte (Bs)
  • 23 maggio 2015 – Milano
  • 24 maggio 2015 - Alzano Lombardo (Bg)


Ed ecco il link che porta alle rasegna stampa delle principali recensioni su "Camminando" e su altre opere di Davide Sapienza.

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3 febbraio 2015 2 03 /02 /febbraio /2015 16:21

Unbroken (trailer ufficiale). Il film di Angelina Jolie che racconta la storia di resistenza e di coraggio di Louis Zamperini

(Maurizio Crispi) A fine gennaio 2015 é stato lanciato nelle sale cinematografiche italiane  il film di Angelina Jolie, Unbroken, "una storia di resistenza e di coraggio" che racconta la storia vera di Louis Zamperini, grande esponente della corsa di mezzofondo statunitense e mondiale negli anni dell'anteguerra e titolare per molti anni del record sul miglio (con 4'08"). La sua aspirazione di scendere sotto i fatidici 4' venne per sempre interrotta dall'esordio della II Guerra Mondiale. Il film di Angelina Jolie (alla sua seconda fatica come regista), si ispira sia ad un diretto rapporto di conoscenza con lo stesso Louis Zamperini che, diverse volte é intervenuto sul set, nella fase di realizzazione della pellicola e che ha partecipato ad interviste congiunte in corso d'opera, sia al romanzo biografico di Laura Hillenbrand, Sono ancora un uomo. Una storia epica di resistenza e di coraggio (titolo originale: Unbroken. A True World War II Story of Survival, Resilience, and Redemption), pubblicato da Mondadori nel 2012.

Il film, come il libro cui si ispira (che è stato preceduto da un altro volume, scritto dallo stesso Zamperini assieme a David Rensin, Sopravvissuto. La vita dell'atleta olimpionico, eroe di guerra e sopravvissuto alla prigionia giapponese (pubblicato in lingua italiana solo nel 2015, da Newton Compton), è naturalmente una "storia morale" e va visto (o letto), avendo bene impresso in mente il messaggio che vuole veicolare: il fatto che Zamperini, temprato dalla paratica sportiva ad essere "resistente" (oggi si direbbe più appropriatamente "resiliente") è stato capace di affrontare con stoicità, coraggio e abnegazione le dure prove che la vita gli ha riservato al posto dell'ambita partecipazione ai Giochi olimpici di Tokyo che avrebbero dovuto avere luogo nel 1940 e che furono annullati a causa dello scoppio del conflitto mondiale.
Prove che furono durissime e sfibranti, alle quali riuscì a sopravvissere senza mai dire "Basta, non ce la faccio più" e senza lasciarsi spezzare.
La storia di Zamperini non si esaurì con la fine della II Guerra Mondiale: ci fu un lieto fine, ovviamente, con il ritorno a casa, con il ricongiungimento con la famiglia, con il matrimonio e la nascita dei figli. Ma poi Zamperini fu sopraffatto - in seconda battuta - da quello che oggi viene definito "Disturbo Post-Traumatico da Stress" e scivolò nell'etilismo, dal quale ciò nondimeno si riprese, grazie al supporto della nascente organizzazione degli Alcolisti Anonimi, per poi avviare delle attività di supporto agli adulti in difficoltà, attingendo aslle sue esperienze di sportivo e utilizzando il potenziale aggregante, risocializzante ed anche di lenimento psichico delle attività all'area aperta.
E, tal fine, fondò un'associazione benefica, attraverso la quale furono molti quelli da lui "salvati".
Ma nello stesso tempo, sia per le necessità dell'Associazione da lui fondata, sia per il suo piacere/benessere personali continuò a praticare sino a tarda età molte e disparate attività sportive, come il trekking e l'arrampicata su roccia.
Egli divenne - a causa di questo complesso percorso - un punto di riferimento e un esempio positivo per molti tanto che, negli ultimi anni della sua vita, riceveva giornalmente centinaia di lettere inviate da persone in difficolotà o prostrate che gli chiedevano consigli e vie da seguire; e a molte delle  rispose che egli invio per iscritto, furono raccolte per "tematiche" in un libro scritto anche questo in collaborazione con David Rensin, dal titolo Vivi! La vita che vuoi (titolo originale: Don't Give Up, Don't Give In, pubblicato in traduzione italiana da Piemme nel 2015.
Il suo successo come "guida" delle persone in difficoltà fu dovuto al fatto che egli coniugò le sue esperienze presso gli AA e il recupero di una forte e profonda convinzione fideistica, con la sua esperienza di sportivo dotato e resiliente, capace di affrontare le più difficili prove con abnegazione, non disgiunta dal tener una salda presa sui valori della solidarietà tra uomini.
Si convinse ad esempio dell'importanza del "perdono" nei confronti di coloro che ci abbiano fatto del male: e, questo riguardo, in occasione del suo viaggio in Giappone, cercò di incontrare quelli tra i suoi aguzzini che erano sopravvissuti, per dire loro che non serbava rancore per il male che gli avevano fatto e per dire che li perdonava. Solo il maggiore dei suoi tormentatori il sergente Mutsuhiro "The Bird" Watanabe, sfuggito alla condanna come criminale di guerra per via delle amicizie altolocate della sua famiglia, si rifiutò di incontrarlo.
Coronò infatto il suo sogno di andare a Tokyo per un Olimpiade: infatti, in occasione dei Giochi Olimpici Invernali che si tennero a Nagano in Giappone nel 2008, fu uno dei Tedofori che portarono la fiaccola olimpica per le vie di Tokyo, acclamato da due ali di folla.
Purtroppo, il film, a mio giudizio, da poco risalto alla sua carriera di atleta e alle esperienze successive di caduta e di "resistenza che avrebbero dato al film qualcosa in più nell'illustrare in modo più convincente la dimensione della "resilienza" in situazioni estreme.
Lo sforzo, peraltro encomiabile, di Angelina Jolie, si traduce principalmente in una storia di guerra e, in particolare, in una vicenda ambientata in un POW (Prisoner of War) camp negli scenari di guerra in Estremo Oriente e nel Pacifico, divenendo così l'ultimo prodotto di un fertile filone dal quale sono scaturiti film come Il Ponte sul Fiume Kwai (tratto dal romanzo omonimo di Pierre Boulle), Furyo (meglio conosciuto con il titolo in lingua originale di Merry Christmas, Mr Lawrence) dal romanzo di Laurens van der Post, L'impero del Sole di Steven Spielberg, tratto dall'omonimo romanzo parzialmente autobiografico di James Ballard. E, anche guardandolo in questa luce, il film della Jolie non sfigura: ma in fondo tutti i film citati offrono allo spettatore delle storie di resilienza. 
La vera ed unica originalità della storia di Louis Zamperini è andata però in dissolvenza, ma in ogni caso è da vedere: Per quanto sintetica, lparte della storia che riguarda la crescita di Zamperini come atleta é appassionante.

 

(da Wikipedia) Nato a Olean, nello stato di New York, da genitori italiani, Louis Zamperini ha iniziato la sua carriera sportiva nel 1932, praticando lo sci di fondo. Passato all'atletica, nel corso degli ultimi tre anni di liceo rimase imbattuto dopo aver stabilito diversi record.
Nel 1934, Zamperini stabilisce il record mondiale interscolastico del miglio col tempo di 4'21"2. Successivamente partecipa e vince il campionato CIF California State con il tempo di 4'27"8. Questa vittoria gli permise di ottenere una borsa di studio per la University of Southern California.
Nel 1936, Zamperini decide di provare a qualificarsi per le Olimpiadi. Gli atleti dovevano pagarsi il viaggio per partecipare ai Trials olimpici, ma dal momento che suo padre lavorava per la ferrovia, Louis ottenne un biglietto gratis del treno, mentre un gruppo di commercianti di Torrance contribuì con una colletta per consentire all'eroe locale di mantenersi una volta giunto a destinazione.
Sui 1500 metri piani Zamperini era chiuso dalla presenza della medaglia d'argento Glenn Cunningham, Archie San Romani e Gene Venzke, pertando decise di correre, pur essendo senza esperienza, sui 5000 m piani, arrivando ex aequo col primatista statunitense Don Lash, e qualificandosi a soli 19 anni e 178 giorni, primato che ne fa il più giovane statunitense a partecipare alle Olimpiadi in questa specialità.
Né Zamperini né Lash erano accreditati come possibile vincitori dei 5000 m piani ai Giochi olimpici di Berlino, data la presenza del detentore del record mondiale Lauri Lehtinen. Zamperini riuscì dapprima a superare la batteria, preceduto dallo stesso Lehtinen e dal giapponese Kohei Murakoso, eliminando l'italiano Salvatore Mastroieni.
In finale concluse all'ottavo posto, dopo aver effettuato un eccellente ultimo giro in 56 secondi, che catturò le attenzioni di Adolf Hitler, che insistette per un incontro personale. Come Zamperini raccontò, Hitler strinse la sua mano e disse semplicemente: "Ah, tu sei il ragazzo con il finale veloce". La gara fu vinta dall'altro campione finlandese Gunnar Höckert; davanti a Zamperini conclusero tra gli altri lo stesso giapponese Murakoso e l'italiano Umberto Cerati tra i favoriti avendo vinto la prima batteria.
Zamperini ha poi legato alcuni aneddoti della sua esperienza olimpica, tra cui quello riguardante il viaggio in nave verso l'Europa: "Ero un ragazzino depresso. Tutto il cibo era libero. Non ho avuto solo un rotolo di dolce, ma circa sette ogni mattina, con uova e pancetta. I miei occhi erano come piattini". Alla fine del viaggio Zamperini, come la maggior parte degli atleti presenti sulla nave, aveva infatti guadagnato un bel po' di peso, per la precisione 5 kg. Un aumento di peso ad ogni modo utile per la sua salute, avendo perso in precedenza 7 kg durante gli allenamenti per i Trials olimpici nella calura estiva di New York.
Nel 1940, svanito il sogno di partecipare alle Olimpiadi di Tokyo a causa del secondo conflitto mondiale, fu arruolato come bombardiere nell'aviazione. Nel 1942 in un incidente aereo precipitò nell'Oceano Pacifico col suo B-24, resistendo per ben 47 giorni all'inclemenza del tempo, alla furia delle acque e ai proiettili giapponesi, cibandosi di solo pesce crudo assieme ad altri due commilitoni, di cui uno che non sopravvisse.
Dopo 47 giorni fu catturato dalla marina giapponese e deportato in una prigione militare comandata dal feroce sergente Watanabe che lo sottopose a numerose umiliazioni personali, forse ispirato dalla rivalità che Zamperini ebbe con Kohei Murakoso [in occasione dei Giochi olimpici di Berlino].
Zamperini, eroe di guerra, sopravvisse ad ogni tipo di tortura, per far poi ritorno in patria al termine del conflitto. Tornò successivamente a Tokyo, all'età di 80 anni, portando per un tratto la torcia olimpica in occasione dei Giochi olimpici invernali di Nagano 1998.
Morto nel 2014, è stato ricordato dapprima in un libro da Laura Hillenbrand e successivamente da Angelina Jolie, nelle vesti di regista, nell'omonimo film Unbroken.

La locandina di Unbroken, il film di Angelina Jolie

La locandina di Unbroken, il film di Angelina Jolie

Louis Zamperini nel 2014 poco prima della morte

Louis Zamperini nel 2014 poco prima della morte

Louis Zamperini con Angelina Jolie

Louis Zamperini con Angelina Jolie

A great story from Fox News' "Special Report" 12/23/2010

Intervista con Mutsuhiro "The Bird" Watanabe

Louis Silvie "Louie" Zamperini (January 26, 1917 – July 2, 2014) was an American World War II prisoner of war survivor, inspirational speaker, and Olympic distance runner. He is the subject of the 2014 film Unbroken directed by Angelina Jolie.

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29 gennaio 2015 4 29 /01 /gennaio /2015 10:53
La nuova edizione aggiornata di "Vincere con la mente" di Graziella Dragoni

La nuova edizione aggiornata di "Vincere con la mente" di Graziella Dragoni

Vincere con la mente. La preparazione Mentale nello sport, nel lavoro, nello studio e nella vita, di Graziella Dragoni (Elika Editrice, 2014), in in questa nuova edizione ampliata e completamente aggiornata, propone un’originale visione dell’attività motoria e dello sport. Con linguaggio semplice e chiaro, controllato e pertinente, il testo approfondisce il concetto che corpo e mente sono strettamente collegati fra loro e indica le strategie per una prestazione ottimale in ogni ambito della vita.
E' una guida al massimo potenziamento delle tue capacità. Questo libro ti insegnerà a programmare la tua attività, a risolvere aspetti psicologici legati alla motivazione, all’emozione, all’ansia e allo stress, a curare la respirazione e il rilassamento, a coltivare l’autostima e la fiducia in te stesso, a sviluppare “buone sensazioni”, a migliorare la concentrazione, la forza di volontà e la determinazione.
Il libro è, infine, arricchito da tre utilissime tipologie di approfondimenti: Zoom, approfondimenti teorici e scientifici; Testimonianze, racconti di esperienze e sensazioni da parte di atleti; Attività, esercizi per applicare autonomamente i principi teorici illustrati e per autovalutarsi. Con questa nuova edizione, "Vincere con la mente" si riconferma un libro adatto ad atleti, allenatori, team manager, insegnanti, genitori, professionisti e a tutti coloro che intendono intraprendere un percorso personale di autorealizzazione per acquisire maggiore consapevolezza delle proprie capacità e migliorare la gestione delle risorse personali.


L'autrice. Graziella Dragoni ha conseguito una Laurea in Pedagogia a indirizzo psicologico, una Laurea in Psicologia e un Master in Psicologia dello Sport. Conduce corsi di Rilassamento Corporeo e Immaginativo, di Autostima e fiducia in sé, di Comunicazione e dinamiche di gruppo. Ha ampia esperienza di Preparazione Mentale per Atleti e Allenatori di sport individuali e di squadra e collabora con Centri e Team medico-sportivi.

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25 gennaio 2015 7 25 /01 /gennaio /2015 07:14

Paolo Morelli, racconto del fiume Sangro (Quodlibet, 2013). Dettaglio della copertinaPaolo Morelli ha pubblicato di recente una sua cronaca di viaggio a piedi, Racconto del fiume Sangro (Quodlibet 2013), lungo il corso del fiune abruzzese Sangro.

Prima di questo diario di viaggio, egli ha già pubblicato un Vademecum per perdersi in montagna (Nottetempo 2003), consistente in una raccolta di aforismi per un approccio alternativo all’andare in montagna classico e alpinistico, con inviti non solo a perdersi, ma anche a vivere la montagna intensamente, senza paura, sbeffeggiando gli alpinisti che salgono in montagna presto per andarsene il prima possibile, via dalla montagna di cui hanno paura. Pensieri sagaci, che colpirono il segno, controcorrente come salmoni.
Adesso Morelli, con questo volume, è tornato a occuparsi del camminare, raccontando la sua esperienza, camminare per nove giorni di fianco al fiume Sangro, in Abruzzo, dalla sorgente al mare Adriatico. Osservando il fiume con la penna in mano, per descriverne i colori, gli odori, i movimenti, cogliendo i riccioli, il barocco del fiume. Morelli ama divagare, anzi ne fa un’arte: “Divagare è tendenza all’avventura, senza avventura non si arriva a conoscere quali sono le regole, i limiti da non superare”.
Ecco che il racconto va alla ricerca di piccoli incontri, osservazioni rasoterra, qualche volta anche esercizi di stile.
Ecco il momento in cui il fiume Sangro si butta in mare: “Quando sfocia sarà largo cinquanta metri, però nello slargo s’è formata una secca a destra e non ci si crederà ma lì si ferma, fa il giro e torna indietro. È alla fine una foce ghiaiosa, alla fine esce in tre metri, gratta su sabbia e ciottoli e crea delle onde contrarie che s’allontanano, acqua dolce nella salata. Gli resta solo un po’ di sfrenatezza che il mare accetta perché non c’è paragone. Visibilio della fine. Gli umani la maggior parte dei lavori li rovinano alla fine, da qui si vede che non è umano”.
Questo cammino lungo il fiume Sangro, dormendo in sacco a pelo (tra cui una notte in una casa abbandonata, con ancora il calendario del 1999 appeso alla parete, porta aperta, tutto immobile lungo il fiume che scorre), facendosi largo tra i rovi, contando gli affluenti, fa venir voglia di mettersi in cammino per progetti simili, discendendo fiumi, ognuno scelga il fiume vicino a casa, salga alle sorgenti e cominci a camminare!

 

(Dal risguardo di copertina) Il libro è la discesa a piedi di un fiume abruzzese, il Sangro; contemplazione e descrizione dell'acqua passo passo dalle sorgenti fino al mare Adriatico. Il modo di scrivere impara dall'acqua a seguire le vie di minor resistenza, piccoli incontri imprevisti, osservazioni rasoterra, avventure lungo i bordi del fiume, intoppi, aperture sull'acqua ferma& è la millenaria condizione dell'andare a piedi che oggi si è persa e che prima o poi tornerà buona per l'umanità. Potrebbe essere un monaco orientale a fare questa strada; e il racconto di nove giorni scendendo il fiume fa venir voglia di partire nello stesso modo da soli, trovare un fiume a portata di mano, per dare così un po' di respiro allo spirito.

Paolo Morelli – “Racconto del fiume Sangro”, Quodlibet 2013 – 14 euro

 

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23 gennaio 2015 5 23 /01 /gennaio /2015 06:52

E' uscito da non molto un nuovo saggio di Pietro Trabucchi, Tecniche di resistenza interiore. Come sopravvivere nella nostra società (Mondadori, 2014). Questa volta si tratta di un manualetto su come affrontare le difficoltà e resistere alla sfida che esse comportano e non soltanto in ambito sportivo, ma nella vita in generale.
Secondo la visione di Trabucchi, infatti, uno dei mali del nostro tempo è che a poco a poco ci sia de-temprati, a causa di modi di vivere non corretti e che si sia persa la capacità di affrontare le difficoltà e le crisi che fanno da corredo inevitabile al vivere.
Questo volume che si aggiunge ai due precedenti studi di Trabucchi Resisto dunque sono (sottotitolo: Chi sono i campioni della resistenza psicologica e come fanno a convivere felicemente con lo stress, 2007) e Perseverare é umano, (sottotitolo: Come aumentare la motivazione e la resilienza negli individui e nelle organizzazioni. La lezione dello sport, 2012), 
entrambi editi da Corbaccio, vuole anche porsi come paletto segnavia per un nuovo percorso educativo.


Pietro Trabucchi è un esperto di resilienza, di quella particolare capacità di non indietreggiare di fronte alle difficoltà, di non perdere la speranza, di apprendere dalle catastrofi, di rialzarsi dopo le sconfitte. L'ha insegnata e l'ha trasmessa a tanti campioni del nostro sport. Di quegli sport difficili e duri che hanno poco risalto sulle pagine dei giornali e richiedono una dedizione assoluta: lo sci di fondo, il triathlon, l'ultramaratona. Lo sport, però, non è l'unico campo di applicazione della resilienza: il fisico, anche se allenato, declina, ma la forza mentale può continuare a crescere sino all'ultimo. L'individuo resiliente presenta una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un ottimista, è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato; di fronte a sconfitte e frustrazioni è capace di non perdere comunque la speranza. 
In questo libro Trabucchi ci insegna ad applicare le tecniche della resilienza alla nostra quotidianità. Nessuno di noi vorrebbe trovarsi ad affrontare difficoltà e picchi di stress, ma se non si possono evitare, è importante avere tutti gli strumenti per resistere e non soccombere.
"Una serie di fattori culturali ed uno stile di vita scorretto indeboliscono le nostre capacità psicologiche. Queste sono le vere radici della crisi che investe le società avanzate".
Prima ancora che economica, la crisi da cui tutti ci sentiamo attraversati si sta rivelando, essenzialmente, interiore. Nella nostra società, caratterizzata dal venir meno dei tradizionali vincoli di fiducia e di responsabilità, assistiamo infatti a un progressivo indebolimento delle forze mentali e motivazionali degli individui. Se, come sembra, il dominio incontrastato della tecnologia ha tracciato l'unico orizzonte possibile di futuro, non vale più nemmeno la pena chiedersi se Internet ci renda stupidi o intelligenti. La risposta c'è già: essere sempre connessi con un altrove, "condividere" ogni esperienza per la paura di non percepirla come davvero reale, ci sta trasformando in persone disattente, distratte, dissociate. Se non utilizzate in maniera consapevole, le tecnologie digitali - computer, social network, smartphone - riducono la capacità di rimanere concentrati anche per pochi istanti su di un obiettivo, minano le nostre fondamenta corporee e percettive. Sono tanti i fattori educativi e culturali legati allo stile di vita che determinano un simile scenario: crediamo che ogni minima difficoltà possa essere affrontata e superata per mezzo di pillole o aiuti esterni; ci sentiamo demotivati quando la nostra volontà individuale è ostacolata perché in antitesi con la propensione al consumo; miti come "il talento" o le "capacità innate" - supportati dal ricorso a una genetica non di rado fraintesa erodono la fiducia nelle capacità personali del soggetto... 
Sotto l’innocua apparenza di un manuale self-help, Trabucchi conduce una critica documentata e profonda della nostra società in tempo di crisi, mostrando gli effetti cerebrali di molte pratiche quotidiane. Nonostante il linguaggio ironico, il risultato è agghiacciante: la nostra è la società del crollo delle risorse interiori. 
Eppure il libro non è affatto privo di speranza. Possiamo ancora farcela se non staremo fermi ad aspettare che siano le riforme politiche o amministrative a salvarci. Se cominceremo noi per primi ad allenare le nostre risorse interiori. 
Attingendo alla sua esperienza di preparatore mentale di campioni soprattutto nelle performance che implicano un'ultra-resistenza, come a quella di docente universitario e ricercatore, Trabucchi ci mostra una serie di tecniche per recuperare e sviluppare quello straordinario patrimonio di risorse psicologiche che chiamiamo con il nome di “resilienza”.

 

Pietro Trabucchi durante una delle recenti presentazioni del suo ultimo libro.

Pietro Trabucchi durante una delle recenti presentazioni del suo ultimo libro.

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17 gennaio 2015 6 17 /01 /gennaio /2015 07:40
Running for their lives. La storia appassionante di Arthur Newton e di Peter Gavuzzi, due pietre miliari nella storia delle ultramaratone

(Maurizio Crispi) Il volume di Mark Whitaker, "Running for their lives. The extraordinary story of Britain's greatest ever distances runners" (Yellow Jersey Press, London, 2012) traccia la storia di due straordinari personaggi che scrissero pagine memorabili nella storia delle ultramaratone, proprio nel periodo in cui dopo l'avvio degli sport olimpici, le ultramaratone caddero in declino perché considerate delle discipline non "pure", in quanto spesso (ma non esclusivamente), frequentate da podisti che, per affrontare delle sfide particolarmente ardue, accettavano (o andavano alla ricerca) di premi in denaro, spesso al di fuori del contesto di gare nel senso che noi attribuiamo oggi a questo termine e frequentemente in solitaria. 
I due personaggi di cui Whitaker ci racconta sono Arthur Newton e Peter Gavuzzi, di origini diverse, di cultura diversa, con stili personali profondamente differenti (Arthur Newton, uomo elegante nello stile upper class, mentre Gavuzzi decisamente di origini proletario; britannico Newton e di origini latine (franco-italiane) il secondo; alto e dal portamento elegante l'uno, basso e tarchiato l'altro), ma legati sin dal loro primo incontro da una profonda stima reciproca e da un intenso sentimento di amicizia (per quanto, a lungo, dopo la loro prima conoscenza alla prima edizione della America Foot Race, a lungo Gavuzzi continuò a rivolgersi a Newton, con l'appellativo di "Mister"). 
I due compirono straordinarie imprese sportive, tra le quali la partecipazione alle prime due edizioni della "Foot Race Across America" (rispettivamente nel 1928 e nel 1929).
Arrivarono alla prima edizione di quella che poi venne definito il "Bunyons' Derby") con motivazioni diverse: Newton venne direttamente invitato alla partecipazione dall'impresario Charles C. Pyle che organizzava la corsa con intenti spettacolari e lucrativi (ma le cose sotto questo profilo non andarono del tutto secondo le attese), in quanto già detentore dei record mondiali sulle principali distanze riconosciute di ultramaratoa, mentre il secondo ci arrivò attirato dal grosso premio in denaro offerto al primo classificato (e in subordine al secondo e al terzo, in misura ovviamente minore).
Gavuzzi completò entrambe le due Trans-America cui partecipò, mentre Newton in entrambe le gare fu costretto al ritiro, per giocare per il resto del tempo il ruolo di consulente tecnico della corsa e di supporto qualificato agli atleti rimasti in lizza.
I due, dopo il loro incontro, decisero di fare impresa comune e di trarre dal loro talento per la corsa di che vivere.
Il libro, scaturente da ricerche accurate e dalla meditata consultazione della bibliografia esistente al riguardo, oltre che dalla lettura di preziose fonti, rimaste inedite - come i taccuini di appunti personali stilati da Peter Gavuzzi nel corso degli anni - è costruito in maniera eccellente.
I primi capitoli sono dedicati ad analizzare i percorsi differenti seguiti dai due atleti sino al momento cruciale della loro conoscenza.
Segue un capitolo interamente dedicato alla 2^ edizione della Trans-America, che rappresentò l'esordio della loro impresa congiunta: qui Newton fu costretto al ritiro dopo essere stato investito da un automobile durante la sua corsa, mentre Gavuzzi - dopo essere stato il leader della corsa nelle ultime tappe e avendo acquisito un vantaggio di una decina di ore sul secondo in classifica - per volontà di Pyle (trasmessagli da Newton) dovette rallentare per mantenere viva la tensione agonistica e accrescere la curiosità del pubblico, sulla cui preenza numerosa Pyle contava per accrescere i suoi guadagni. E poi nell'ultima tappa, per un disguido voluto, si fece in modo che la Trans-America se la aggiudicasse sul filo del rasoio proprio il secondo in classifica.
Trappole dello sport utilizzato come intrattenimento e come spettacolo lucrativo: un'argomentazione a favore di coloro che hanno successivamente fomentato l'idea che le ultramaratone, a differenza della purezza della maratona olimpica fossero soltanto un fenomeno da baraccone.
Poi, si parla della loro parentesi statunitense e canadese, dopo la fine della Trans-America, quando la maggior parte dei finisher in zona premiazioni (e titolati a spartire il ricco monte.premi che era stato promesso da Pyle, andato nel frattempo in bancarotta) vollero rimanere nelle "vicinanze" nella speranza di riscuotere delle somme di denaro che avrebbero potuto cambiare le loro vite (e ricordiamo che siamo nei pressi del grande crack economico del 1929).
Specialmente in Canada la cooperazione sportiva di Newton e Gavuzzi si approfondì e, qui, parteciparono a numerosi eventi ed altri li organizzarono essi stessi, tramutandosi in "impresari": e fu la la volta delle gare podistiche sulle racchette da neve e delle spettacolari "500 miglia Relay" nelle quali agirono sempre in coppia, dividendosi fatiche e guadagni.
Poi, si separarono: Newton rientrò in Inghilterra, desideroso di tentare di migliorare il record della 100 miglia su di un percorso certificato (allora, soprattutto per le ultradistanze, gli atleti venivano appositament ein UK per tentare i loro record poiché le distanze venivano più accuratamente misurate e i risultati ottenuti di conseguenza non sarebbero stati  messi in discussione), mentre Gavuzzi rimase in Canada e qui, per un breve arco di tempo, ebbe fortuna allenando dei Canadesi che si distinsero nella ardua Maratona di Boston: e, infine, rientrò in Francia dove trascorse gran parte del resto della sua vita.
I due rimasero in contatto epistolare: Newton scriveva all'amico e compagno di imprese, tenendolo aggiornato sugli eventi sportivi e invitandolo a volte a raggiungerlo in UK.
Gavuzzi, in qualche misura, ebbe minore fortuna, anche perchè la sua vita venne scossa dagli eventi del II conflitto mondiale e dalla sua lunga permanenza in un campo di prigionia tedesco.
Newton, invece, pur continuando la sua pratica giornaliera della corsa (in applicazione dei suoi principi di igiene del corpo e delle strategie di allenamento) sino ad un'età avanzata, non gareggiò più, ma si mantenne comunque dentro la dimensione del correre sia pure da outsider. per quanto di eccellenza.
Se da un lato, diede un contributo alle principali e più popolari riviste di atletica, non senza toni polemici, per i motivi che verranno accennati sotto, fu soprattutto per atleti emergenti che si affacciavano al mondo delle ultramaratone con l'animosità giovanile di volerne scrivere nuove pagine memorabili, un punto di riferimento e un vero e proprio guru, con una processione ininterrotta di atleti che dalle più diverse nazioni del Commonwealth approdavano al suo cottage di Ruislip (nei pressi di Londra) per ricevere consigli ed essere direttamente allenati da lui.
Vedi anche questo articolo che tratta di alcune sue teorie (semplici e dirette) in merito all'allenamento in vista di una ultramaratona: 
Running History: Arthur Newton on Pacing in Training vs. Races (1935)
Negli anni successivi Gavuzzi e Newton si incontrarono.
Gli ultimi capitoli sono dedicati a trattare separatamente le fasi finali della vita di Arthur Newton e di Peter Gavuzzi.
Arthur Newton, morendo, lasciò a Peter Gavuzzi che gli sopravviveva (tra i due vi era una differenza di età di circa 15 anni) il proprio personale volume di ritagli (scrapbook) con tutte le foto e gli articoli giornalistici riguardanti le loro impree comuni: un dono commovente, perchè soltanto Peter Gavuzzi avrebbe potuto comprenderne il valore prezioso.
Come curiosità, Arthur Newton che cominciò a correre relativamente tardi nella sua vita (quando aveva già compiuto 38 anni), nel periodo compreso tra il 1922 e il 1935, percorse - come risulta dalle sue scrupolose annotazioni giornaliere - 102.733 km che alcuni considerano la "marcia di protesta" più lunga che sia mai stata fatta, poichè, nella sua motivazione iniziale, Newton ambiva a raggiungere dei livelli di eccellenza e di notorietà tali che gli consentissero di denunciare pubblicamente le ingiustizie di cui era stato vittima come farmer da parte del governo sudafricano (allora prevalentemente afrikaner) con la possibilità di essere ascoltato.
Ma poi le circostanze della vita lo portarono altrove e il senso della motivazione iniziale si perse e fin^ con il diluirsi, rimanendo tuttavia la corsa come ragione di vita.

Uno dei paragrafi del capitolo deidcato agli anni inglesi di Arthur Newton tratta delle sue "teorie"  - acuisite con la sua esperienza di autodidatta -in merito all'allenamento per le ultradistanze, teorie che peraltro egli stesso sistematizzò in due brevi volumetti, oggi introvabili e che, assiduamente, egli cercava di travasare con i necessari adattamenti agli atleti che si rivolgevano a lui per avere una guida efficace nelproprio allenamento.

Il volume di Whitaker é assolutamente da leggere per capire a fondo la storia delle ultramaratone nel corso del XX secolo e del motivo per cui le ultra di corsa vennero escluse in modo radicale dal consesso agonistico dominato dalle Federazioni nazionali di Atletica (e, alle loro spalle, dal CIO), relegandole a residuo di quelli che nell'Ottocento venivano chiamati "sport pedestri". 
Arthur Newton dopo aver scritto alcune splendide pagine sportive e ad aver conquistato i record britannici nelle maggiori distanze di ultramaratone, con i suoi scritti si accanì (lottando per una giusta causa) per cercare di chiarire quanto fosse vana e risibile la distinzione tra sport professionistici ed amatoriali, ma fu anche un "guru" non ufficiale per chiunque intendesse cimentarsi nell'allenamento finalizzato a correre un'ultramaratona, come Peter Gavuzzi del resto. 
E, negli ultimi anni che gli restarono da vivere, dopo che le riviste di atletica (dominate dal controllo quasi dittatoriale della federazione atletica inglese) gli preclusero la pubblicazione dei suoi articoli, la sua abitazione divenne meta di atleti che venivano a trovarlo anche da altri paesi del mondo per chiedergli consiglio e supervisione.
Purtroppo, manca una traduzione di questo interessantissimo testo in Italiano, ma la sua edizione in lingua originale é facilmente rintracciabile su Amazon.UK.
E' un libro di cui consiglio la lettura a tutti coloro che vogliano conoscere più a fondo la storia del movimento delle ultramaratone.
Ma per approfondire si può anche leggere il volume fondamentale (e lo é stato anche per Whitaker nella stesura del suo libro), Tea with Mr newton. 100.000 miles the longest protest march in history, di Rob Hadgraft (Desert Island books, 2009), pure reperibile su Amazon.

(Dalla quarta di copertina) In 1928 two extraordinary Englishmen competed in an unprecedented and fearsome event - a transcontinental road race across America that required them to run an average of 40 miles for 80 consecutive days. They were to become the most famous long-distance runners in the world: yet history has forgotten them.

Peter Gavuzzi was a young working-class ship's steward, while Arthur Newton was a middle-aged intellectual who had taken up running to make a political point. Though separated by class, education and age, they became close friends and formed a successful business partnership as endurance athletes. They raced in 500-mile relays, in 24-hour events, in snowshoes and against horses; and they became the stars of a craze for endurance events that swept across depression-era North America. But as professional runners they were eschewed by the amateur running elite.
Set against a turbulent backdrop of 1920s South Africa, 1930s Canada, war-torn France and 1950s Britain, Running for Their Lives is a story peopled with remarkable characters, unimaginable feats and tragic twists of fate. More importantly it is a homage to two inspirational and eccentric men who only now receive the recognition they so richly deserve.

 

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31 dicembre 2014 3 31 /12 /dicembre /2014 06:43

La lunga corsa di Forrest Gump: una Trans-america ripetuta più volte in tre anni consecutivi di seguito... e così facendo diventa un guru, senza saperlo...

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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