Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
26 novembre 2014 3 26 /11 /novembre /2014 05:49

Il ragazzo che cavalcava il vento. Una storia di corsa e coraggio, di uomini nati per correre al paese dei TarahumaraCon la pubblicazione nel corso del 2014 del saggio-memoir-libro di viaggio sulla corsa tra i Tarahumara di Christopher McDougall, Born to Run (Mondadori, 2014), ridiventa attualissimo e stimolante leggere - o rileggere - il romanzo di Leonardo Soresi, Il ragazzo che cavalcava il vento. Storia di corsa e coraggio, di uomini nati per correre (Ponte alle Grazie, 2011)., proprioperché èambientato "al paese dei tarahumara" ed è ispirato alla corsa come stile di vita e come pratica di iniziazione a cui tutti si sottopongono, nessuno escluso (comprese le donne anche se in forma minore). Il romanzo di Soresi che nasce pure da un'esperienza personale di contatto con questi luoghi "mitici", quelli percorsi da Tarahumara e da Caballo Blanco,prende le mosse proprio da alcuni dei pericoli che insidiano i Tarahumara e di cui McDoygall accenna nel suo libro. I danni prodotti dalla civilizzazione e le forti spinte alla sedentarietà, ma soprattutto la prossimità con i narcotrafficanti che, se in passato si risolveva con un ignorarsi vicendevole, in anni successivi (e questo lo accenna McDougall sul finire della sua storia) ha cominciato ad assumere dei connotati pericolosi.
Proprio per questo rinnovato interesse, mi sento di proporre una nuova recensione per il libro di Soresi che già aveva ricevuto spazio su questo magazine sin dal 2011, quando il volume era stato appena pubblicato per "Spirito Trail". Ma è lusinghiero il fatto che pochi mesi dopo il titolo sia stato ripreso da una casa editrice italiana di rilievo e quindi messo in distribuzione con mezzi più efficaci.


Sintesi. Javier Buendia, giovane Tarahumara di 17 anni, è costretto ad assistere alla violenza dei narcotrafficanti che si impossessano della sua terra e uccidono suo padre. 
Da lì inizia una storia di riscatto che lo porterà a correre la Western States Endurance Run per far conoscere a tutto il mondo il drammatico destino degli Indios Tarahumara.

(La presentazione del volume nel sito web della Casa editrice) Il rarahipa (o anche raramuri) è un rito di iniziazione degli indios messicani Tarahumara, che abitano le strette gole del Barranca. C’è una palla da calciare, da inseguire e da calciare ancora, lungo gli impervi e riarsi tornanti del canyon. Fino a quando non cadono sfiniti tutti i concorrenti tranne uno, che viene proclamato vincitore. Tocca anche a Javier partecipare alla gara, essere dunque iniziato alla fatica e all’ebbrezza della corsa che, per il suo popolo – nato per correre –, è molto più che un’attività sportiva: è una tradizione antichissima, un tratto fondamentale dell’identità.
Questa competizione sarà per Javier una vera e propria entrata nella vita adulta: l’inizio di un percorso che lo porterà a varcare il confine degli Stati Uniti d’America per misurarsi con i migliori corridori in una gara che non sarà solo una grande sfida con se stesso e con i propri limiti, ma anche un modo per rivalersi di torti subiti, per dare voce al suo popolo e alla sua terra. 

La corsa diventa così strumento di rivalsa, libertà, espressione della propria identità e potenza.

Alcuni giudizi
"In questo libro Leonardo Soresi travasa tutta la passione per la corsa in natura e i suoi protagonisti"(Correre)

"E' prima di tutto una grande avventura quella raccontata nel primo impegno narrativo di Leonardo Soresi" (Il Messaggero Veneto)

Un brano. "Correva lassù, sopra le nuvole che ancora non avevano lasciato il fondovalle, quasi fossero un enorme gregge di pecore, e si sentiva parte di qualcosa di più grande. Era come se la lunga notte trascorsa sulle creste rocciose del canyon lo avesse condotto a tu per tu con l'infinito."


Nota sull'autore. Leonardo Soresi è nato a Udine nel 1973. Ha partecipato, tra le altre, al Grand Raid de Ile de La Réunion, alla Marathon des Sables, al The Coastal Challenge. Nel giugno del 2009 è stato il primo italiano ad aver portato a termine la Western States Endurance Run, la 100 miglia più importante del mondo tra le montagne della Sierra Nevada.
Il ragazzo che cavalcava il vento, apparso già per Spirito Trail nel 2011, è il suo primo romanzo.



Vedi anche in questo magazine l'articolo pubblicato il 23.12.2011, quando il volume era stato appena pubblicato per "Spirito Trail": Il riscatto e la crescita personale di un Indio attraverso la corsa nell'opera prima di Leonardo Soresi

 

E la recensione al volume di Christopher McDougall:  Born to Run. Uno straordinario libro - avvincente, ironico e appassionato - sulla corsa estrema. Un omaggio ai superrunner Tarahumara e al mitico Caballo Blanco che non c'è più

Condividi post

Repost0
19 novembre 2014 3 19 /11 /novembre /2014 22:20

Le infradito di Buddha. Attraverso un viaggio apiedi nel Ladakh uno sguardo ironico, ma serio, sulle filosofie e religioni del luogo, ma anche un elogio del lento camminareE' uscito nel corso del 2014 per i tipi di Ponte alle Grazie, il volume di Zap Mangusta, Le infradito di Buddha. Guida orientale per disorientati. 
Zap Mangusta è un famoso conduttore radiofonico, scrittore, uomo eclettico, teatro, televisione, appassionato di filosofia. Ha scritto libri di successo dai titoli dissacranti: Le mutande di KantI calzini di He
gelIl flipper di Popper, Platone e la legge del pallone. E anche questo nuovo Le infradito di Buddha non è da meno.

In questovolume va alla scoperta della filosofia e della religione dell’India, e lo fa con un viaggio a piedi, in Ladakh: un trekking che gli ha consentito di entrare in contatto diretto con l’induismo, il buddhismo, il jainismo, trereligioni che convivono in quest'area e con la filosofia indiana.

Ogni capitolo racconta una parte del viaggio e approfondisce un aspetto della filosofia orientale. Il racconto del trekking è interessante, i compagni di avventura sono un gruppo eterogeneo, persone diverse da tutto il mondo, ognuna con aspetti da scoprire, belli e meno belli. E in ogni capitolo si approfondisce un pensiero, da Patanjali a Buddha, da Nagarjuna a Mahavira.
C’è anche spazio per l’amore, con l’apparizione di una bellissima giovane donna indiana, Palmo, di cui Zap si innamora, è l’occasione per parlare del Kama, passione e amore insieme, e del Kamasutra.
Poi c’è l’esperienza di una salita alpinistica facile, su una cima di seimila metri, il Kang Ya Tze, occasione per parlare di Sri AurobindoKrishnamurti e Osho: filosofia e religione divulgate in modo intelligente.

La conclusione del libro sembra aver portato a Zap Mangusta un'Illuminazione sul valore del camminare lentamente e del rallentare: nelle ultime due pagine egli riflette che ci sono due modi di fare un viaggio.
Il primo modo vede il percorso come una separazione, qualcosa che ci divide dalla meta finale. Quindi il percorso va fatto in fretta, non è che un ostacolo, una seccatura.
Poi c’è il secondo modo di affrontare un viaggio: quello in cui il percorso è un collegamento, una linea che unisce. L’itinerario diventa il motivo del viaggio. Non c’è alcun motivo di scalpitare, perché siamo già dentro la meta.

Questa lentezza, questo incedere pacato, ha sempre fatto sorridere noi occidentali… ma quando ci si muove con troppa rapidità e con troppa disinvoltura, come facciamo noi, le cose sfilano veloci davanti ai nostri occhi e non si riesce a distinguere niente. Se invece il percorso è parte della meta, beh, all ora bisogna compierlo, camminando lentamente”.
E conclude ormai votato alla filosofia della lentezza: “Dovremmo andare tutti più piano, perché se il nostro corpo va troppo veloce diventa più debole e altrettanto esile diventa la sua capacità di centratura e di forza interiore… Ci dimentichiamo troppo spesso che il corpo è l’interfaccia dello spirito e lo spirito ha bisogno di lentezza”. 

Le infradito di Buddha. Attraverso un viaggio apiedi nel Ladakh uno sguardo ironico, ma serio, sulle filosofie e religioni del luogo, ma anche un elogio del lento camminareDal risguardo di copertina. "Grazie per aver aperto questo libro. Che c'è dentro? Non lo saprete mai, se non lo leggete. Ma vi daremo qualche piccola indicazione. Giusto per disorientarvi un po'. Se non siete disposti a deragliare di un millimetro dalle vostre rassicuranti abitudini, dal primo caffè mattutino all'ultimo film prima di andare a letto, questo libro non vi serve. Se non vi solletica l'idea di incontrare sui sentieri meno battuti dell'Himalaya filosofi orientali demolitori dell'Io, architetti della Supermente, maestri della deprogrammazione razionale, virtuosi dello zen e pensatori straordinariamente originali e spiazzanti, questo non è il vostro libro. Se non sentite il richiamo delle leggende indiane, dei punti di vista radicalmente opposti e non siete attratti dall'inatteso, rimettete pure il libro sullo scaffale. In giro troverete qualcosa di più interessante. Se invece siete curiosi, amate gli sguardi inediti e vi attira l'idea che una cultura agli antipodi della nostra possa condurci per mano in un'eccitante ricerca di prospettive nuove, allora questo libro fa al caso vostro. Date fiducia alla vostra mente, se volete che essa ricambi." (Zap Mangusta)

Un brano. "La gente nomale studia, si fidanza, cerca un lavoro, un partner con cui fare un figlio, si compra uno smartphone per comunicare con lui, poi accende un mutuo e (se glielo concedono) va all'IKEA. Anche io queste cose le ho fatte, ma ritengo che ogni tanto nella vita sia necessario compiere qualche atto di volontario deragliamento che imprima una forte deviazione alla quotidianità, modificandone il percorso. Perché? Beh, io credo che questo tipo di esperienze regali alla coscienza delle occasioni insolite per setacciarsi dentro e fare l'inventario delle proprie risorse. Dobbiamo continuare a evolverci. Non è questo il formidabile karma del genere umano?...
Perché proprio l'Himalaya? Forse avrei potuto sciegliere qualcosa di meno impegativo, ma certe volte sembra che la vita ci dia una spintarella sul deltoide per condurci dove le pare. Che poi è sempre il posto migliore in cui avremmo dovuto trovarci, al momento.

Zap Mangusta – “Le infradito di Buddha”, Ponte alle Grazie 2014 – 15 euro

 

Condividi post

Repost0
16 novembre 2014 7 16 /11 /novembre /2014 05:53
Born to Run. Uno straordinario libro avvincente, ironico e appassionato sulla corsa estrema. Un omaggio ai superrunner Tarahamura e al mitico Caballo Blanco che non c'è più
(Maurizio CrispiNel panorama dei tantissimi libri sul running, comparsi negli ultimi anni nel mercato librario, il volume scritto da  Christopher McDougall, Born to Run. Un gruppo di superatleti, una tribù nascosta e la corsa più estrema che il mondo abbia visto (Mondadori, Collezione Strade Blu, Non Fiction, 2014; edizione originale: 2009) possiede delle qualità straordinarie ed è destinato, probabilmente, a divenire un "cult" per tutti gli amanti della corsa - e non solo. Notizie dall'interno e dall'esterno da luoghi esotici del pianeta corsa, derivanti da una ricerca appassionata condotta da uno che non è solo giornalista, ma anche runner di discreto livello e curioso sperimentatore.
Cos'é dunque, innanzitutto? Difficile da dire, perchè riesce ad essere tante cose contemporaneamente e su livelli che s'intersecano e s'intrecciano. E' la storia di un'avventura di viaggio, ma anche di un'esperienza personale attraverso il running, una rassegna dei più "pazzi" rappresentanti delle corse di lunga durata, un esempio notevole di "gonzo" journalism, depurato di tutti gli aspetti stupidi e demenziali alla maniera di Hunter S. Thompson, ma anche omaggio profondo alle culture antiche dei popoli corridori e, quindi, per questo motivo, anche saggio di rilevanza antropologica in alcune sue parti.
Si legge dall'inizio alla fine con estremo interesse, appassionandosi: è uno di quei libri che si è dispiaciuti di dover portare a termine, perché si vorrebbe poter rimanere ancora a lungo in compagnia di quella storia che è, nello stesso tempo, una molteplicità di storie talmente caleidoscopiche che danno la vertigine.
Born to Run. Uno straordinario libro avvincente, ironico e appassionato sulla corsa estrema. Un omaggio ai superrunner Tarahamura e al mitico Caballo Blanco che non c'è piùQual'è l'elemento rivelante e rivelatore che Born to Run porta avanti? Attraverso le esperienze personali e anche con la giustapposizione d'una quantità di storie, di personaggi e di popoli diversi, la tesi fondamentale è che siamo "nati per correre" e non semplicemente per camminare e che la spinta al cambiamento radicale che portò l'uomo di Neanderthal all'estinzione e l'Homo sapiens a prevalere fu proprio la capacità di correre per lunghe distanze, che lo rese competitivo nella caccia alle prede nelle grandi pianure. Tutto ciò è raccontato non semplicemente sulla base di opinioni che, per quanto affascinanti, rimangono pur sempre opinioni, ma riportando all'attenzione del lettore inoppugnabili evidenze e testimonianze. E, in tutto questo, uno degli assi fondamentali è il viaggio alla scoperta del popolo corridore dei Tarahumara e la sfida didar vita ad una corsa estrema proprio nei territori naturali di questo popolo, utilizzando come intermediario un mitico personaggio, n runner bianco che da tempo aveva sposato la causa dei Tarahumara, che ammirati dalle sue gesta e dalle sue grandi capacità lo avevano "adottato", fregiandolo dell'appellativo di "Caballo Blanco" (al secolo Micah True) di cui, alla fine del volume, Christopher McDougall ci racconterà la storia che lo portò ad essere un runner a partire dalla condizione di pugile girovago che accettava incontri per scommessa (qualche tempo dopo la pubblicazione del volume Caballo Blanco, in circostanze fortuite è morto, proprio mentre correva).
Tra i tanti aspetti rilevanti emergono inoltre le diete "rivoluzionarie" per il runner a partire dall'esempio fornito dall'alimentazione base degli stessi Tarahumara, oppure tutte le approfondite e avvincenti (nonché convincenti) digressioni sulle cosiddette "scarpe tecniche da corsa" in quanto dispositivi che portano inesorabilmente all'infortunio poiché privano il piede, struttura complessa, delle sue naturali capacità di ammortizzamento e soprattutto della sua sensibilità propriocettiva, ottundendola alla lunga, e sulla bellezza (e i vantaggi) del correre a piedi scalzi, oppure al massimo utilizzando dei leggerissimi sandali (che - quasi come rito d'iniziazione - i Tarahumara si fabbricano da sè.
Il tutto supportato da interviste a personaggi competenti ed informati che, in barba al "verbo" delle ditte produttrici di scarpe da corsa esprimono la loro opinione supportata se non da evidenze scientifiche da elementi statistici che sembrano parlare chiaro, tanto da indurre alcune ditte a "cavalcare la tigre" con la l'avvio di linee di produzione innovative, come è stato nel caso delle cosiddette "Fivefingers", prodotte dalla VIBRAM.
Born to Run. Uno straordinario libro avvincente, ironico e appassionato sulla corsa estrema. Un omaggio ai superrunner Tarahamura e al mitico Caballo Blanco che non c'è piùIl libro negli Stati Uniti ha avuto un enorme successo ed è rapidamente diventato "cult". In Italia forse un po' meno, anche se ci sono alcuni esperti e preparatori che stanno cominciando ad attenzionarlo.
Secondo me, tutti coloro che amano la corsa dovrebbero leggere e meditare. 
(Dal risguardo di copertina) «Nel giro di poco tempo avrei avuto a che fare con un omicidio, con guerriglie tra narcotrafficanti e con un uomo senza un braccio che correva tenendo una ciotola di formaggio sulla testa ... In seguito mi sarei imbattuto in un Batman scalzo, nel Nudista, nei Boscimani Kalahari, nel Mutilato delle Unghie dei Piedi... e, infine, nell'antica tribù dei Tarahumara e nel loro tenebroso discepolo Caballo Blanco. E tutto ciò mi è capitato solo perchè nel gennaio del 2002 feci al mio medico una semplice domanda: "perchè mi fa male il piede?
Christopher McDougall, giornalista, ex inviato di guerra e runner dilettante, in questo libro ci racconta il suo viaggio avventuroso sulle tracce dei Tarahumara, una popolazione che vive nei selvaggi Copper Canyon dello stato messicano di Chihuahua. I Tarahumara - "il popolo più gentile, più felice e più forte della terra" - sono i più grandi runner di tutti i tempi, capaci di correre decine di chilometri in condizioni estreme senza apparente fatica e senza subire infortuni. Il loro segreto consiste in una dieta frugale ma perfettamente equilibrata (se escludiamo il topo alla griglia e un distillato locale piuttosto alcolico di cui sono ghiotti), in una tecnica della corsa particolarmente efficace e in un atteggiamento mentale più simile alla saggezza del filosofo che all'aggressività a cui i nostri campioni ci hanno abituato.
Born to Run. Uno straordinario libro avvincente, ironico e appassionato sulla corsa estrema. Un omaggio ai superrunner Tarahamura e al mitico Caballo Blanco che non c'è piùCoinvolgente e ironico, McDougall punteggia il suo racconto di aneddoti su grandi corridori del passato come Emil Zatopek o Roger Bannister, e di singolari scoperte, arricchite di consigli tecnici e dati scientifici, sul mondo delle ultramaratone. Sapevate che la dieta ideale per un ultramaratoneta è quella vegetariana? E che più le scarpe da running sono ammortizzate più sono pericolose, e che quindi il modo migliore di correre è indossare le scarpe peggiori? E avreste mai immaginato che i corridori raggiungono il picco della velocità a 27 anni, dopo di che comincia un lento ma inesorabile declino? Ma anche che a 65 anni, grazie all'allenamento, possono ottenere le stesse prestazioni di quando ne avevano 19?
Pieno di personaggi incredibili, di prestazioni atletiche strabilianti ed inesauribile fonte di ispirazione per ogni amante della corsa, Born to Run racconta un'avventura epica, ma soprattutto sfata il luogo comune che vede in noi umani dei camminatori, rivelandoci che - in realtà -, sorprendentemente, siamo nati per correre.
Christopher Mc Dougall è stato corrispondente di guerra per l'Associaciated Press e collabora con "Men's health". Finalista per tre volte del National Magazine Award, ha scritto per "Esquire", "The New York Times Magazine", "Outside", "Men's Journal", e "New York".
E' lui stesso runner e si allena correndo tra le fattorie Amish attorno a casa, nelle campagne della Pennsylvania. 
Christopher McDougall è su Facebook con una sua pagina, nel cui contesto è possibile trovare un'incredibile quantità di link che consentono di approfondire alcuni dei temi da lui trattati.

 

 

 

 


 

Condividi post

Repost0
15 novembre 2014 6 15 /11 /novembre /2014 05:18

La Mia Corsa... continua. Luca Panichi racconta se stesso e la sua corsa contro il cancro(Maurizio Crispi) Luca Panichi è un atleta di grandi risultati. Nato a Firenze il 20 dicembre 1969, si è dedicato precocemente all'Atletica, sino ad arrivare - all'esperienza per lui esaltante della maratona, partecipando alla maratona di New York (2001), dove ebbe l'emozione di classificarsi 47° assoluto, con il crono di 2h27'00 anche se il suo personal best nella distanza lo aveva conquistato qualche anno prima - nel 1996 - proprio nella sua Firenze, con il crono di 2h24"10. Ma figura anche nel suo palmarés un bellissimo tempo di 1h06'00 sulla Mezza, ottenuto alla Stramilano del 1993, per non parlare del 29'52"30 a Bagni di Lucca sui 10.000 nel 1992.
E' dunque un atleta a pieno tondo che, successivamente, si è dedicato - pur continuando a correre - all'attività di preparatore atletico con i settori giovanili, giungendo ad occupare anche la posizione di Responsabile Tecnico FIDAL per la Corsa in Montagna della Regione Toscana, ma è stato anche coach e preparatore di atleti di rilevanza nazionale, come è il caso di Barbara Cimmarusti che egli personalmente ha accompagnato per la partecipazione al Campionato europeo 100 km del 2013 (svoltosi a Belves, Francia).

Per lui il 14 dicembre 2012 è stato una data fatidica, perchè - dopo un periodo di incerti malesseri e acessi di stanchezza inspiegabile - gli è stato diagnosticato un tumore.
All'apprendimento della notizia, hanno fatto seguito momenti drammatici e di scoramento, ma non è passato molto e Luca si è messo in assetto di gara, pronto a raccolgliere la sfida più importante, animato dalla speranza di potercela fare, di poterla spuntare contro un avversario potente.

Luca Panichi ha deciso di raccontare se stesso e la sua gara contro la malattia in un libro che ha scritto con la collaborazione di Vania Piovosi, basandosi su quanto ha preso scrivere quotidianamente in un suo blog appositamente creato, "La mia vita di corsa", che ha rappresentato la base da cui sono stati poi tratti i materiali per la costruzione del volume
Nel suo libro, dal titolo "La Mia Corsa... continua", Luca ci raconta la sua storia di uomo e di atleta, intersecata con quella dell'avvento della malattia e dei vari passi intrapresi nella lotta disperata contro di essa: una decisione coraggiosa la sua, ma motivata dalla necessità di lasciare una testimonianza sul fatto che gli insegnamenti che ciascun atleta trae dalla sua pratica sportiva possono essergli utili e preziosi per affrontare successive difficoltà nella vita.
Una testimonianza che è indirizzata a tutti coloro che hanno creduto in lui, ad amici e a parenti, ma soprattutto, ai due figli amatissimi, Federico e Irene. 

La Mia Corsa... continua. Luca Panichi racconta se stesso e la sua corsa contro il cancroFiducia, speranza fede, amore e grinta: ecco le qualità e le virtù che Luca Panichi sta mettendo in atto giorno per giorno in questa sua ultima e fatidica battaglia. 
Ma anche l'amicizia e la capacità di dare e ricevere: come testimoniano le numerose voci raccolte in un apposito capitolo, dove tanti dicono la prorpia su Luca, usando parole di stima, affetto, incoraggiamento. Tutte le cosrse, anche quelle più terribili come è la corsa contro il cancro, hanno bisogno di un pubblico di fan che con i suoi incitamenti trasmetta un messaggio positivo e di solidarietà, all'atleta che è impegnato nella sua battaglia solitaria.

Il volume è introdotto da una breve introduzione di Stefano Mei, amico di Luca Panichi nella vita e nello sport.

Il volume di Luca Panichi è stato già presentato a Bologna in una delle tre giornate della manifestazione "Run for The Cure" che ha avuto luogo tra il 26 e il 28 settembre (alla sua 8^ edizione), ma ha già ottenuto nel web molte ed entusiastiche recensioni.

Il ricavato delle vendite del volume andrà al Reparto di Oncologia dell'Ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze e all'Associazione "www.pierogiacomelli.com". 

 

 

Intervista con Luca Panichi

 

 

Condividi post

Repost0
26 settembre 2014 5 26 /09 /settembre /2014 06:11

Essere Corsa. Il volume di Pietro Cristini, espressione di 50 anni di passione per la corsaE' disponibile nelle librerie (oppure online) il libro di esperienze podistiche di Pietro Cristini, Essere Corsa, Edizioni del Faro (Trento), in edizione rinnovata (2014). E' un libro davvero interessante che riguarda lo sport ed in specifico l'atletica ed i suoi vari aspetti.

La vendita del libro ha finalità solidaristiche destinando i proventi ad iniziative di integrazione per soggetti affetti da sindromi particolari come specificato nell'allegato comunicato. 

Ed è, soprattutto, un libro per chi corre o ama la corsa 

(Pietro Cristini) Da oggi è disponibile sul mercato editoriale la nuova edizione di Essere Corsa che si presenta con una rinnovata veste grafica (Editore Del Faro Trento) rispetto alla prima che aveva ottenuto una segnalazione speciale al 44°Concorso letterario CONI ed un un secondo classificato al XIV Premio Letterario Nazionale di Ostana (Cn),  riscuotendo un discreto successo nel mondo podistico amatoriale e della critica.
Edizione che si presenta ampliata ed aggiornata e, spero, migliorata nella forma ed in alcuni contenuti. 
Rimane il titolo originale a cui sono affezionato che è identico a quello del sito internet di riferimento (www.esserecorsa.it) allestito appositamente per accogliere novità ed aggiornamenti perché un testo sulla corsa non è mai realmente terminato. 
I contenuti, frutto di un’esperienza cinquantennale a contatto con il mondo della corsa sono rivolti ai suoi tanti volti: da quelli squisitamente tecnici come le principali metodiche di allenamento, alle visioni sulla corsa di resistenza di grandi maestri come Lydiard e Van Aaken,a i possibili caratteri di una corsa perfetta, alle probletiche connesse con il contatto con gli agenti atmosferici, alle riflessioni su cosa si pensa correndo, all’allenamento mentale, alle corse estreme, passando per temi come la corsaterapia di cui si avvale il Progetto Filippide, il momento poetico, la dimensione spirituale.
Il testo si completa poi con un ampio ed aggiornato dizionario dei termini tecnici più comuni ove trovano spazio la specialità dei trails con notazioni sulla “Tre rifugi Val Pellice” e sul “Tour Monviso Trail“.
Le tabelle finali “A quale velocità corro” ed “Sviluppo massima frequenza cardiaca per età“ possono essere considerate utili supporti per chi vuol praticare la corsa con consapevolezza e sicurezza.
Il volume si chiude con la “Ballata del runner” che racchiude considerazioni su un particolare modo di intendere e praticare la corsa  
Il ricavato del mio scrivere, dedotte le spese di “produzione”, finanzierà, come la prima edizione, progetti che pongono la corsa come strumento di integrazione per soggetti affetti da sindromi particolari di cui si occupa, ad esempio, con successo il Progetto Filippide sul territorio nazionale, città di Torino compresa, attraverso l’OnlusAutismo e sport”di cui sono attualmente direttore tecnico.
Un libro no-profit, una goccia per alimentare un immenso mare di bisogni.  
Questa edizione si presenta sul mercato attraverso due soli canali di vendita, scelta obbligata per chi - come me - non è legato ad un editore dotato di budget promozionali.
Il libro può quindi essere richiesto al seguento recapito mail: cristinipietro@hotmail.it o direttamente all’editore cliccando qui).(http://www.edizionidelfaro.it/libri/essere-corsa).
Il costo del libro è di 17,00 

Condividi post

Repost0
19 settembre 2014 5 19 /09 /settembre /2014 09:11
Nel suo libro, Alberto Sciamplicotti tenta di dare risposte alle domande: Cos'è l'avventura oggi? E' possibile viverla senza mistificazioni? Quali avventure?E' uscito di recente il volume di Alberto Sciamplicotti, La seduzione dell’avventura. Piccole scuse per fughe verso l'ignoto (Ediciclo 2014), già recensito su questo magazine (clicca qui).

In un'intervista che ha rilasciato in occasione dei suoi 70 anni, Reinhol d Messner ha dichiarato che il suo stile di alpinismo ha fallito, sono rimaste solo due forme di pseudo-alpinismo, secondo lui, che nulla hanno a che vedere con il vero alpinismo, uno è il puro gesto sportivo l’altro è il turismo.
Come dargli torno? Entrambi questi alpinismi, quello della salita più veloce e quello delle spedizioni commerciali, non riescono più ad appassionare, se non gli sprovveduti, i superficiali e coloro che sono attratti dall'apparenza. Manca il gesto esplorativo, manca l’avventura.
Li libretto che Alberto Sciamplicotti, alpinista romano, ha pubblicato con Ediciclo, è una raccolta di pensieri sul concetto di avventura.
Cos’è l’avventura?
Ed è ancora possibile l’avventura?
Secondo Sciamplicotti l’avventura è composta di due parti, uno esterna a noi e una interna a noi.
C’è avventura se il territorio è un territorio da esplorare, sconosciuto e misterioso.
Mari, deserti, alte montagne.
E c’è avventura se noi viviamo in modo avventuroso, con la capacità di spaesarci, perderci. Se il primo aspetto va a diminuire, perché c’è rimasto ben poco da esplorare in questo mondo, si può ancora vivere l’avventura se noi ci predisponiamo mentalmente all’avventura: lasciamo a casa mappe, gps, strumenti. E anche vicino a casa, abbandoniamo i sentieri segnati per scoprire un bosco o una valle fuori sentiero. 

Avventura, per Sciamplicotti, è affrontare un'incognita, e uscire indenni dal confronto. Perché in caso contrario si parlerebbe di dis-avventura.
Altra riflessione di Sciamplicotti è nel confronto tra avventura e gesto sportivo. Sono l’esatto contrario, lo sport è privo di incognite e si svolge in tempi ben definiti, spesso tempi brevi, certamente sempre più brevi di una vera avventura (all'infuori delle gare di endurance, nelle diverse discipline praticabili, il cui successo al giorno dopo deriva dal fatto che garantiscono la possibilità di vivere l'avventura in luoghi non lontani da quelli dove si svolge il nostro quotidiano. In quest’ultima il tempo si dilata, non è quasi mai controllabile.
L’avventura però deve essere fattibile e praticabile: non si deve sempre andare alla ricerca dell'estremo. Essere sempre sconfitt,i non ci fa essere veri avventurosi.
Ecco che l’avventura mentale è possibile anche dietro casa, con risultati quasi altrettanto forti della traversata del Polo Nord. Nella vita qualche volta è utile e necessario osare l’avventura, questo è il mio pensiero e sicuramente la pensa come me anche Alberto Sciamplicotti.

(Dal risguardo di copertina) L’avventura è il viaggio della vita, l’andare verso l’incognito conoscendo solo il punto di partenza. Un’irrequietezza che da sempre ha agitato l’animo dell’uomo fin da quando, nel bel mezzo delle savane africane, ancora non uomo ma non più nemmeno scimmia, provava ad alzarsi sulle
zampe posteriori per poter vedere oltre quel mare d’erba, per provare a intuire cosa c’era oltre l’orizzonte. Attraverso riflessioni costellate di racconti e aneddoti, dall’avventura dell’esploratore polare Ernest Shackleton a quella
vissuta sull’Everest dallo sciatore giapponese Yuichiro Miura, dal viaggio in aerostato di Andrée alle traversate oceaniche in barca a vela di Bernard Moitessier, l’autore Alberto Sciamplicotti prova a dipanare quel filo che lega
l’esistenza dell’uomo al desiderio di scoperta e di avventura. Una ricerca senza fine perché sempre nuova.

Condividi post

Repost0
1 settembre 2014 1 01 /09 /settembre /2014 17:26

Il-corridore.jpg(Maurizio CrispiIl libro di Marco Olmo e di Gaia De PascaleIl corridore. Storia di una vita riscattata dallo sport (Ponte alle Grazie, 2012), contiene l'appassionante racconto in prima persona della vita di Marco Olmo. Da un certo punta di vista, si pone in continuità con il volume di Franco Faggiani, frutto di una serie di interviste fatte a Marco Olmo, durante un intero anno di corsa e di vita, e scritto e pubblicato quasi in sovrapposizione alle riprese del bel documentario (pure uscito nel 2008) di Paolo Casalis e Stefano Scarafia che venne presentato nel settembre di quell'anno a Chamonix in occasione di The North Face®Ultra-Trail du Mont-Blanc®, con il titolo "The Runner - Il Corridore". Il volume di Faggiani, che si intitola "Correre é un po' volare. Conversazioni con Marco Olmo", è stato - come riconosce Gaia De Pascali nei doverosi ringraziamenti a fine volume, un prezioso punto di partenza.
Questo scrissi a suo tempo in una breve presentazione del volume di Faggiani sul sito della IUTA

Un uomo normale che fa cose straordinarie. Questa la definizione più calzante di Marco Olmo, l’ultramaratoneta piemontese che a 61 anni continua a salire sul podio delle più prestigiose gare internazionali. Quelle che attraversano montagne e deserti, quelle che impongono terreni, dislivelli e temperature impressionanti.  Per gli specialisti dell’ultra trial Marco Olmo è un autentico mito, anche se a lui questa definizione non piace. Un mito - prima ancora che per i suoi risultati decisamente eclatanti - per il suo coraggio, la sua tenacia, le sue caratteristiche atletiche e soprattutto umane. 
Per la prima volta in assoluto Marco Olmo si racconta, dopo aver esplorato i cassetti intimi della memoria e della sua vita molto riservata. 
Un libro scritto con toni vivaci, frutto di una serie di conversazioni fatte camminando per i sentieri nei boschi, seduti nel giardino di casa e a margine delle competizioni più importanti.
Tre i capitoli per un totale di 158 pagine: l’uomo, la preparazione, l’azione. Una sezione centrale è occupata da fotografie inedite e spesso insolite. Il testo si presenta in forma di intervista, in cui affiorano a ritmo incalzante sensazioni, ricordi, consigli, timori, curiosità, piccoli colpi di scena.

Ma questo libro che mi auguro tutti i runner (e non solo quelli) dovrebbero provare a leggere c'è molto di più. Si scava più in profondità e viene fuori un Marco Olmo, che assume quasi i contorni di un personaggio hemingwaiano (ma ho in mente specialmente Santiago, il fiero protagonista del breve, fulminante, romanzo "Il Vecchio e il Mare"). Infatti, nella storia che in quest'opera abbiamo il piacere di leggere  si definisce e si circostanzia ancora meglio il concetto della corsa come "occasione di riscatto" che nell'opera di Faggiani già compariva, senza che peraltro ciò che vi stava dietro venisse approfondito perchè Faggiani mirava soprattutto a presentare lo sportivo.

La storia di Marco Olmo si legge bene, appassiona: soprattutto nel modo in cui si delinea il lento percorso di avvicinamento che, attraverso esperienze diverse e molti sogni, lo ha portato ad intraprendere l'umile fatica del corridore sulla lunghe distanze, quasi mai sull'asfalto, soprattutto tra le montagne e su per esse sino al cielo e nei deserti, sino a farlo diventare un "faticatore del cielo, dei monti e delle sabbie", ma sempre umile e modesto.
Presto divenuto, uno dei numero uno dell'ultratrail di alcuni anni fa, ma quasi per caso, senza aver mai desiderato con forza spasmodica: i risultati per lui sono arrivati così, quasi naturalmente e per giunta ad un'età di inizio del running non più giovanissima, ma sempre in applicazione della sua caparbietà, mai disgiunta da un atteggiamento prudente senza sconfinamenti nel superominismo.
Marco Olmo ha scritto delle belle - bellissime - pagine nella storia dell'ultratrail, ma sempre con una immancabile nota di malinconia a condire le sue vittorie e i suoi momenti più fulgidi e con la lucida consapevolezza che tutto finisce e che i successi che si collezionano sono destinati a rimanere soltanto nel ricordo (e nei trofei collezionati) e che dopo aver tagliato l'ultimo traguardo da vincente (che riscatta vincendo la sua condizione di perdente), potrebbe anche non esserci un altro traguardo da poter tagliare in pole position o addirittura da poter tagliare in assoluto.
C'è dunque sempre - serpeggiante - l'idea della fine e della perdita, anche se la forza che lo ha spinto a correre è scaturita dalla necessità di sopperire a quel senso di perdita e al desiderio di poter concretizzare in qualche modo i propri sogni: arrivare quasi a toccare il cielo salendo in vetta alle montagne impervie, essere inebriato dall'orizzonte luminoso dei deserti, accettare le sfide più difficoltose delle più impegnative gare in natura, con determinazione e con la sua "natura da mulo", un mulo che a testa bassa e con cocciutaggine tira avanti, senza cedere e senza incertezze, malinconico e pensante, pieno di cose da dire e da raccontare senza nessuno sfoggio da miles gloriosous (che oggi purtroppo contraddistingue taluni runner delle più giovani leve), ma con l'umiltà del pellegrino che tanti viaggi e tante imprese ha affrontato alla ricerca di se stesso e per incontrare anche per un solo attimo i suoi sogni più radiosi.

Il libro che è scaturito dalla fatica congiunta di Marco Olmo (nella parte del narratore) e di Gaia De Pascale che ha orientato il discorso sulle tematiche più interessanti, ha ricevuto mentre era in fieri, il contributo in termini di preziosi consigli (che hanno consentito proficue correzioni di rotta) da parte di amici runner e non, quali Luisa Balsamo, Andrea Martini, Simone Regazzoni, Dario Viale.

E' un libro imperdibile per chi ama la corsa sulle lunghe distanze e l'Ultratrail, ma anche il tema delle sfide con se stesso.
Molti dei pensieri espressi da Marco Olmo meriterebbero una citazione testuale tanto sono profondi. Ma é ben difficile fare una scelta di quelli da citare: nelcorso della lettura,prima di scrivere questa recensione, avevo preso a segnarne alcuni che ritenevo idoneo per una citazione testuale, ma poi poi mi sono reso conto che così procedendo avrei segnato tutto il libro e ho lasciato perdere, limitandomi soltanto a fare delle piccole annotazioni qua e là per la mia memoria personale. E, quindi, è bene lasciare che ciascuno trovi nel suo racconto i suoi stimoli alla riflessione e i punti di contatto con quella che nella sua semplice verità é un'esperienza di vita universale. 
La storia di Marco Olmo è talmente emblematica che Gaia de Pascale ha dedicato a lui, quasi un intero capitolo (e uno dei primi) della sua successiva opera sulla corsa e sul correre, Correre è una filosofia. Perché si corre (Ponte alle Grazie, 2014).

 

(Dal risguardo di copertina) All'inizio di questo racconto c'è un uomo che si guarda allo specchio e si chiede: "Sono davvero io quel vecchio lì?" Il suo corpo non nasconde affatto il peso dei suoi sessantatré anni. Nessuno direbbe mai che ha la stoffa del campione. Del vincitore che non ti aspetti. E non in uno sport qualunque, ma nell'ultra trail, una disciplina estrema che significa decine, centinaia di chilometri di corsa sui terreni e nei climi più impervi, sulle Alpi o nei deserti. Marco Olmo è stato boscaiolo e camionista, infine operaio per ventun anni in una grande cementeria della provincia piemontese. Poi, all'improvviso, è iniziata la sua straordinaria avventura di corridore.
Apparentemente un po' tardi per la sua età. Ma Olmo viene dal "mondo dei vinti", dal mondo delle montagne sconfitto dalla civiltà industriale. La sua traiettoria è ben di più di un eccezionale exploit sportivo, è un'occasione unica di riscatto, una vittoria profondamente umana. È da lì che il corridore distilla, misura lentamente la sua forza. Marco Olmo si guarda allo specchio, si conta le rughe. "Quel vecchio lì", magro e capace di sopportare fatiche immani, non ha intenzione di fermarsi, e già immagina la prossima gara. "Conosco il mio corpo, e so dove mi può portare. Lontano"

Condividi post

Repost0
15 agosto 2014 5 15 /08 /agosto /2014 08:32
La Fatica è Momentanea, la Gloria dura per sempre. Finalmente varato e disponibile il libro con la raccolta di scritti su podismo e tanto altro di Elena Cifali, in formato e-book o cartaceo(Maurizio Crispi) Elena Cifali sa essere sempre molto attiva. Dopo avere a lungo sfornato una serie di resoconti sulle sue gare podistiche e di avere scritto a lungo interessanti notazioni sulle più disparate questioni nel suo profilo Facebook, ha deciso di raccogliere i suoi scritti più interessanti in un unico volume e darlo alle stampe, per renderlo disponibile sia inverisone cartacea sia in e-book. Il titolo del volume è il seguente La fatica è momentanea, la gloria dura per sempre,  con il sottotitolo "Pensieri in movimento, alle pendici dell'Etna fra la vita di sempre e lo sport": nel titolo, ritorna il motto con cui Elena Cifali si è fatta conoscere nel mondo del podismo siciliano, visto che questo motto era impresso sul retro della sua T-shirt, mentre nel sottotitolo emerge uno dei grandi protagnositi delle storie di corsa di Elena che è l'Etna che in esse viene più volte citato, come una presenza incombente e grandiosa.
Sono particolare lieto di dare questa notizia, perchè - in un certo senso - la vocazione scrittoria di Elena Cifali è nata proprio qui su "Ultramaratone Maratone e Dintorni", quando doopo esserci incrociati casualmente su Facebook io la invitai a inviarmi i suoi scritti e a divenire un'assidua collaboratrice della mia testata giornalistica.
Trovai sin da subito gli scritti di Elena particolarmente convienti, anche perchè vi ravvisavo lo sforzo costante di fornie per ogni "cronaca" di gara un taglio sempre novo ed originale, ma sempre fortemente condizionato da un elemento di visione soggettiva e dall'intromissione di elementi libero-associativi e mnemonici.
Ciò ha suscitato, sin dalle prime battute una forte simpatia da parte mia nei confronti di Elena e dei suoi scritti, perchè mi ha riportato indietro ai tempi delle mie prime collaborazioni con la testata giornalistica podisti.net, a cui l'allora Direttore responsabile e co-fondatore delmagazine, Fabio Marri mi aveva invitato a collaborare.
Nell'inventiva di Elena e nella sua instancabilità nello scrivere ho visto me stesso agli esordi della mia scrittura giornalistica sportiva (e non solo): e, come fu per me allora, credo che per Elena l'avere a disposizione una vetrina - uuna sponda- su cui poter esporre i suoi scritti e le sue considerzioni, sia stato di primaria importanza nello pingerla a proseguire su questa strada, in cui le esperienze positive e i riscontri (in temrini di plauso e di interesse suscitato) rappresentano un incentivo e una potente molla ad andare avanti e a far meglio, e ad esporarne le potenzialità.
Con Elena abbiamo sovente lavorato in tandem, poichè io spesso - stimolato dalle sue considerazioni - fornivo una contestualizzazione al suo scritto, ampliavo i suoi collegamenti e introducevo altre associazioni che in alcuni casi divenivano vere e proprie interpretazioni o letture sullo spirito della corsa in genere.
Insomma,è stato un lavoro in due davvero divertente e stimolante: all'inizio, il lavoro redazionale è stato importante (ma - del resto - nessuno nasce "insegnato"), ma sotto questo profilo Elena ha imparato in fretta e, attraverso questo tirocinio, ha imparato rapidamente a camminare sulle sue gambe.
Alcuni detrattori sotengono che in tutte le sue storie di corsa (ed anche in quelle di altro argomento) vi sia sempre un lieto fine o una morale "positiva". Io non mi sento di supportare questa critica: anche perchè - soprattutto di questi tempi - abbiamo bisogno di "belle" storie, di narrazioni confortanti e che abbiano un lieto fine e che parlino di cose positive è sicuramente un pregio più che un difetto.
Altri dicono di lei che sia troppo esuberante e che abbia un approccio egocentrico a ciò che fa o scrive. Sul fatto che Elena sia esuberante non ci piove: non potrebbe fare tutto quello che ed essere nello stesso tempo mamma, moglie e conduttrice della casa e della cucina di casa, nonchè proprietaria di una cagnola affettuosa e trovatella.

Per quanto riguarda l'egocentrismo o meglio l'essere centrati sul proprio Io: chiunque scriva, per potere svolgere quest'attività in modo forte ed intenso, trasmettendo le proprie emozioni, deve esserlo per forza!

Il passaggio alla pubblicazione di questo volume miscellaneo è stato in larga parte legato ai suggerimenti di Manfredi Salemme, cui l'opera è dedicata.
Il ricavato - Elena Cifali ci tiene a farlo sapere - una volta recuperate le spese di pubblicazione, andrà all'ADMO: quindi, acquistando il volume si contribuirà anche ad una forma di solidarietà sociale. E, quindi, non posso che augurare a tutti buona lettura! 
La Fatica è Momentanea, la Gloria dura per sempre. Finalmente varato e disponibile il libro con la raccolta di scritti su podismo e tanto altro di Elena Cifali, in formato e-book o cartaceoCosì ha annunciato qualche tempo fa addietro l'autrice Elena Cifali: "Signori e Signore, ormai è ufficiale, il mio libro è stato finalmente pubblicato! Un lavoro iniziato alcuni mesi fa, che mi ha vista impegnata durante i mesi invernali ed anche in quelli estivi, ma la soddisfazione raggiunta in questo momento è davvero immensa. Il volume è disponibile in formato cartaceo ed anche in versione e-book. Ringrazio pubblicamente Manfredi Salemme che ha creduto in me ed in questo progetto fin dal primo giorno in cui ci siamo conosciuti e ringrazio fin da ora tutti coloro che vorranno leggerlo. Moltissimi di voi vengono citati nei vari racconti e, leggendo il volume, potrete scoprire da voi stessi che meraviglioso capitolo della mia vita avete occupato! E' importante sappiate che l'intero ricavato del libro andrà ad ADMO, perchè la solidarietà passa anche dalla fatica e dalla soddisfazione personale. Buona lettura!"

 

Condividi post

Repost0
18 luglio 2014 5 18 /07 /luglio /2014 11:20

Holloway. La magia dei sentieri che sprofondano sotto terraGli Holloway sono dei sentieri percorsi da uomini e da animali che a cusa della natura cedevole del terreno e dei fenomeni erosivi nel corso di un utilizzo plurisecolare sprofondano lentamente sotto il livello del suolo e che, essendo spesso fiancheggiati da alberi o da arbusti, finiscono con l'assumere l'aspetto di tunnel che procedono in una condizione di semioscurità rotta soltanto da lampi di luce che trapelano dalla fitta cupola di verde soprastante.
Camminando negli Holloway si ha la sensazione di penetrare in un mondo magico e misterioso, popolato da elfi, da entalberi e da folletti.
In molti luoghi del Regno Unito si trovano di questi sentieri, tanto che esistono molte parole per indicarli, come Hol weg, Holwy, Holway, Holeway, Holewaye, Hollowy sino alla dizione più ferma e più recente di "Holloway". 

Questa la definizione inglese di Holloway: hollow way, a sunken path. A route that centuries of foot-fall, hoof-hit, wheel-roll and rain-run have harrowed deep down into bedrock. This book is about those journeys and that landscape.
Nel piccolo libro Holloway di Robert Mcfarlane, Stanley Donwood (al quale si devono le preziose e suggestive illustrazioni). e Dan Richard  (Faber&Faber, 2012) si parla appunto della magia degli Holloway.
Il libro è un piccolo diario di viaggio in un territorio ricco di Holloway, un viaggio che è stato fatto in memoria di un altro viaggio compiuto nello stesso territorio nel 2004 da McFarlane assieme a Roger Deakin, grande cultore della Natura ed amante degli alberi, purtroppo scomparso prematuramente poco dopo.
Il viaggio ripetuto successivamente dai tre autori nel 2011 e il libro che è scaturito da quest'esperienza è un toccante omaggio alla memoria di Roger Deakin. 

Holloway. La magia dei sentieri che sprofondano sotto terra(Fonte: theguardian.com) Holloway is, for the uninitiated, a sunken, shady path sometimes 18ft beneath the level of fields, "worn down by the traffic of ages and the fretting of water". Macfarlane says the vista down its curved walls is like "the view down a rifled barrel; an eye to the keyhole; a glimpse into the shade world".

Anyone who has grown increasingly impressed by Macfarlane's nature writing over the past decade will feel instantly at home in this slight collaboration with writer Dan Richards and illustrator Stanley Donwood. In fact, possibly a little too at home; Macfarlane's visits to the holloways of south Dorset are essentially a rehash of the trip he made for his 2007 book, The Wild Places, with Roger Deakin. The brilliant writer and environmentalist died in 2006, and Holloway is dedicated to him. Macfarlane's return in 2011 with Richards and Donwood has the heady feel of a timeless Boy's Own adventure: Richards falls off his bike, trees are climbed, hedgerows are full of the "eye-glow of unknown animals". They sleep in the depths of the holloway during a storm.

And then it's Richards's turn to chronicle the experience. At first, the only signal the author has changed is the use of "and" rather than the ampersand. Richards, too, has a lovely descriptive voice: silent cattle caught in the "milk" of fog, the bike accident "a slow crash into Dorset's plough-turned flint-tipped ruts".

With Donwood's ghostly, Hansel and Gretel-esque illustrations peppering the prose, Holloway is undeniably a gorgeous package. Even though it takes less than half an hour to read, the subtle call to revel in the wonder of the natural world lasts much longer.

 

Condividi post

Repost0
4 luglio 2014 5 04 /07 /luglio /2014 08:14

Il Sussurro degli Alberi, ovvero un piccolo miracolario per uomini radice: una raccolta di pensieri sugli alberi monumentali di Tiziano Fratus, uomo-radiceCon "Il sussurro degli alberi. Piccolo Miracolario per uomini radice", la collana "Piccola filosofia di viaggio"di Ediciclo ha invitato Tiziano Fratus, poeta e autore di molti libri sugli alberi secolari, a confidarci la sua passione per le radici che affondano nella terra e nella storia, le chiome che accarezzano il vento, i sussurri delle fronde. Con lui che si definisce uomo-radice ci si inerpica lungo stretti sentieri a rendere visita ai monumenti della natura imparando ad ascoltare la loro voce.
E' un piccolo libro prezioso che chiunque ami la Natura dovrebbe leggere.

Gli alberi sussurrano le loro storie, la storia delle loro cortecce, la storia delle loro fronde, la storia delle loro radici. E in queste storie sono sedimentate le storie del paesaggio che li ospita. E in questi paesaggi si compiono e si sono compiuti i destini di molti uomini e di molte
donne. I secoli passano, talvolta anche i millenni e queste creature restano lì, aggrappate alle rocce, alla terra, crescono, occupano, deformano e invecchiano. Generazioni di esseri umani, di padri e di figli, di nipoti e di discendenti transitano sotto le loro chiome e si abbeverano nelle ombre, ristorano l’anima e azzerano il pensiero. Si siedono, toccano i legni, si lasciano invadere lo sguardo dai movimenti che il vento anima, accarezzano le foglie e i frutti, i semi e le ramificazioni. Un altro albero cresce dentro di loro e sono pronti ad ascoltarlo, ad ascoltarsi. Lì vibra il centro del mondo.

Il Sussurro degli Alberi, ovvero un piccolo miracolario per uomini radice: una raccolta di pensieri sugli alberi monumentali di Tiziano Fratus, uomo-radiceTiziano Fratus si definisce Uomo Radice, e ha con gli alberi ha un rapporto profondo, fatto di amore per la natura e per la poesia.
Da poeta (le sue poesie sono state tradotte in tutto il mondo) era arrivato nel Big Sur, in California, anni fa, sulle tracce della Beat Generation. Ma inaspettatamente era stato colpito nel profondo dagli alberi monumentali. A chi lo ha conosciuto ed incontrato dopo questo viaggio ha raccontato che in California ci sono gli alberi più grandi del pianeta.
Da qui è iniziato un percorso entusiasmante, che lo ha portato a pubblicare vari libri (tra i quali Manuale del perfetto cercatore d’alberi per Feltrinelli e il recenteL’Italia è un bosco per Laterza) e a tenere una rubrica fissa sul quotidiano La Stampa.

Il suo libretto Il sussurro degli alberi, pubblicato da Ediciclo, sottotitolo Piccolo miracolario per uomini radice, è un diario di pensieri liberi sugli alberi monumentali, che Fratus ama incontrare, annusare, misurare. Soprattutto le sequoie, perché sono alberi giganti, e con lui si scopre che l’Italia è piena di sequoie, piantate in gran parte nella seconda metà dell’ottocento per abbellire parchi, giardini e ville. Fratus viaggia costantemente alla loro ricerca,
La Compagnia dei cammini vorrebbe organizzare assieme a Tiziano Fratus un cammino con lui proprio per visitare questi alberi monumentali: e se tutto va per il verso giusto questo cammino verrà proposto per il 2015, come "Cammino d'Autore".

In conclusione del libro, Tiziano Fratus ci spiega la filosofia dell’Uomo Radice, vale la pena leggerla:

Un Uomo Radice vive e respira. Cammina e osserva. Si nutre. Pensa e non pensa. Quando si trova in un bosco, mentre ascolta con i sensi “accesi”, non ha bisogno dell’armamentario che ci si porta appresso in città, in società. L’esperienza conta più di qualsiasi teoria, le sue sfumature, le sue potenzialità, le sue profondità… Essere un Uomo Radice annulla le distanze, ci fa sentire un tutt’uno con l’intero creato vivente, animato e inanimato, ci fa vivere da uomini selvaggi, da aborigeni del vecchio continente, da monaci zen. Una vita colma di meraviglie.”

Tiziano Fratus – “Il sussurro degli alberi”, Ediciclo 2013 – 8,50 euro

Condividi post

Repost0

Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
  • Contatti

About

  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


Ricerca

Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

banner tre rifugi Val Pellice 194x109

IAU logo 01
  NatureRace header
BannerRunnerMania.JPG
 banner-pubblicitario-djd.gif
VeniceUltramarathonFestival
supermaratonadelletna.jpg
LogoBlog 01
runlovers
atletica-notizie-01.jpg


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pagine

Gli articoli più letti negli ultimi 30 giorni

 

ultrasportheader950.gif

 

 

Gli articoli più visti dal 24/03/2014 al 24/04/2014

Mobile Virgin Money London Marathon 2014 (33^ ed.). L'evento è stato… 2 303
Articolo Virgin Money London Marathon 2014 (33^ ed.). L'evento è stato… 1 728
Home Ultramaratone, maratone e dintorni 579
Mobile Maratona del Lamone 2014. Podisti fanatici e ignoranti affermano: Ti… 247
Articolo Ciao, Carmelo! Il commiato di Elena Cifali - Ultramaratone, maratone… 241
Articolo Corsa, fatalità e senso di responsabilità - Ultramaratone, maratone e… 236
Mobile Ciao, Carmelo! Il commiato di Elena Cifali - Ultramaratone, maratone… 223
Mobile UltraMilano-Sanremo 2014 (1^ ed.). Il sapore della sfida, a pochi… 206
Articolo UltraMilano-Sanremo 2014 (1^ ed.). Il sapore della sfida, a pochi… 196
Mobile Virgin Money London Marathon 2014 (34^ ed.). L'evento è stato… 134
Articolo Maratona del Lamone 2014. Podisti fanatici e ignoranti affermano: Ti… 118
Mobile A 98 anni suonati Giuseppe Ottaviani fa incetta di Ori a Campionati… 104
Mobile Corsa, fatalità e senso di responsabilità - Ultramaratone, maratone e… 103
Articolo A 98 anni suonati Giuseppe Ottaviani fa incetta di Ori a Campionati… 102

 

Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
Iscritti alla Newsletter 148
Articoli pubblicati 4259


Categorie

I collaboratori

Lara arrivo pisa marathon 2012  arrivo attilio siracusa 2012
            Lara La Pera    Attilio Licciardi
 Elena Cifali all'arrivo della Maratona di Ragusa 2013  Eleonora Suizzo alla Supermaratona dell'Etna 2013 (Foto di Maurizio Crispi)
            Elena Cifali   Eleonora Suizzo
   
   
   
   
   
   

ShinyStat

Statistiche