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22 giugno 2014 7 22 /06 /giugno /2014 08:20

Zanna Bianca. L'inossidabile testo londoniano sulla Wilderness. Da leggere o da rileggereCi sono libri che si portano addosso pesanti etichette, e le etichette non sono mai belle, specie se fatte in modo da relegare un libro all'interno di un'asfittica definizione di "genere".
Zanna Bianca di Jack London si porta appresso l’etichetta di essere soltanto un libro per ragazzi e, soprattutto nel quadro della cultura italiana affiitta dai cascami crociani, è rimasto da sempre relegato negli scaffali della letteratura "per l'infanzia e la fanciullezza".
Da ragazzo l'ho letto, grazie a mio padre e a mia madre che, frequentemente, mi proponevano delle letture che ritenevano adatte alla mia età, assieme a correlato "Il Richiamo della Foresta": entrambi i romanzi fanno parte dell'affresco londoniana dedicata al "Grande Nord" e ispirato alle sue personali esperienze di cercatore d'oro nella valle dello Yukon in Alaska.
E' recente l'uscita nelle librerie del capolavoro londoniano di un'edizione Feltrinelli con una nuova traduzione, messa a punto dal giornalista, scrittore e viaggiatore Davide Sapienza (sua anche la postfazione) che con le sue parole non edulcorate e diretta fa rivivere a pieno le emozioni della Wilderness, i suoi dilemmi e le sue significazioni allegoriche.
Zanna Bianca è indubbiamente un grande libro che suscita grandi emozioni: Jack London non fu un "pennivendolo da quattro soldi", come alcune teste d'uovo della letteratura italiane volero far credere, ma è stato un spiratore per molte generazioni di giovani e maestro letterario nordamericano (si pensi ad Hemingway, ad esempio, che trasse gran parte della linfa vitale delle sue ispirazioni e delle sue scelte di vita, proprio dall'esempio vivente offerto da Jack London e dalle sue prove letterarie).  
Ora appare chiaro a tutti che Jack London è un grande scrittore, a cui rendere omaggio (e Marco Paolini lo ha fatto di recente, con un bellissimo spettacolo a teatro, con il titolo "Ballata di uomini e cani").

Zanna Bianca. L'inossidabile testo londoniano sulla Wilderness. Da leggere o da rileggereZanna Bianca (White Fang) è un libro sulla Wilderness, la natura selvaggia. È un libro sul rapporto uomo-natura. Sul rapporto vita-morte, e certe volte la vita è allontanamento dallo stato selvaggio, è addomesticamento. Le metafore di London, per esempio quella sull’essere lupi, essere cani, essere metà lupi e metà cani, riguardano tutti noi. È un libro anche faticoso: difficile accettare le ingiustizie e le violenze a cui Zanna bianca viene sottoposto.
Un plauso a Davide Sapienza, che ci dona una traduzione eccelsa, credo poco adatta ai ragazzi, ma precisa e rispettosa del grande scrittore di cui lui è il massimo esperto in Italia.
Chi ama la natura, chi ama ascoltarla e viverla in profondità, non può non leggere Jack London, uno dei grandi maestri della wilderness. Ecco, il compito di oggi è questo: leggetevi (e rileggetevi) Zanna bianca, per ascoltarvi in profondità e vedere che emozioni vi suscita.

 

Zanna Bianca (pubblicato la prima volta a puntate tra il maggio e l'ottobre del 1906) è uno dei più famosi romanzi dello scrittore statunitense Jack London. Il romanzo può essere considerato uno dei classici della letteratura per ragazzi [ma non solo, ovviamente].

Il libro racconta la vita di un lupo con un quarto di sangue di cane, che nasce nel territorio canadese dello Yukon alla fine del XIX secolo e la sua ambientazione è ricavata dalle esperienze avute da London nel Klondike, come cercatore d'oro.

Zanna Bianca ha una trama speculare all'altro famoso romanzo di London "Il richiamo della foresta", del quale è "il libro compagno, non il seguito", come scrisse lo stesso autore all'editore Macmillan in una lettera nel quale gli annunciava la composizione del romanzo.

Il romanzo è fedele alla prosa precisa dello stile di London e presenta un uso innovativo della prospettiva narrativa: la maggior parte del romanzo è scritto dal punto di vista degli animali, descrivendo il modo in cui London ritiene che essi vedano il loro mondo a loro circostante e soprattutto gli uomini.

Viene descritto dettagliatamente il violento mondo selvaggio, in cui vige la "legge del bastone e della zanna", affiancato subito all'altrettanto violento mondo della cosiddetta civiltà umana.

Zanna Bianca è stato tradotto in moltissime lingue ed ha avuto anche numerose trasposizioni cinematografiche, l'ultima nel 1994.

(Dalla quarta di copertina) "Zanna Bianca, il protagonista del romanzo, è l'unico di quattro cuccioli che riesce a sopravvivere in una grotta dello Yukon, sopra un torrente, lontano da ovunque. Dentro la tana inaccessibile, il piccolo lupo viene al mondo generato da colei che viene semplicemente presentata come 'la lupa' e la prima parte del libro lascia in questa sospensione il lettore per condurlo sulla pista dei valori 'primordiali', senza nomi e cognomi. È come se London volesse sfruttare un archetipo e i suoi simboli; solo in seguito scopriamo che 'la lupa' è Kiche, figlia di un lupo e di un cane, una femmina agguerrita e astuta, già di proprietà del capotribù Castoro Grigio. [...] Zanna Bianca nasce nel Wild e nasce lupo con dentro il codice genetico del cane: quest'altro archetipo alla fine prevarrà dopo una lunga storia formativa fatta di durezza e amore, rinuncia e crudeltà. Anche il padre di Zanna Bianca è un archetipo, ma il vecchio lupo grigio Occhio Solo, sopravvissuto a mille battaglie e alla furia della natura selvaggia, diventa il simbolo della vita che sopravvive a se stessa, del Wild che scorre dalle generazioni che lo hanno preceduto a quelle future." (Dalla Postfazione di Davide Sapienza)

Jack London (curato da davide sapienza), “Zanna Bianca”, Feltrinelli 2014.

 

 


 

 

Intervista con Davide sapienza sulla nuova traduzione di Zanna Bianca

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16 giugno 2014 1 16 /06 /giugno /2014 06:25

Correre è una filosofia. Gaia De Pascale nel suo libro sulla corsa cerca di trovare risposte alla domanda Perchè si corre?(Maurizio Crispi) Guardando alla sempre più ricca biblioteca dei libri di saggistica, diaristica e di memorie sulla corsa, volendo affrontare un proprio personale percorso di lettura, si potrebbe rimanere con l'imbarazzo della scelta e delle priorità da dare. Ma se appena ci si vuole addentrare nel mondo della corsa come "esperienza" e non tanto di semplice attività che possa essere trattata esaustivamente con piglio manualistico, ecco che Correre è una filosofia. Perchè si corre (Ponte alle Grazie, 2014) di Gaia De Pascale ci offre un tesoro di riflessioni, ma anche di riferimenti ad altre letture possibili.
Il volume, nell'esperienza di scrittura dell'Autrice, si pone un po' come la naturale continuazione di alcune sue opere precedenti, ma soprattutto dell'intervista inspiratrice e illuminante a Marco Olmo che si è sviluppata come una narrazione sulla storia dell'uomo-emblema dei trail di lunghissima distanza e sulle sue motivazioni alla corsa (la corsa come riscatto).
Benché nel titolo compaia la parola "filosofia" Gaia De Pascale non è una filosofa ma è un'esperta in Analisi testuale ed interpretazione di testi e romanzi. E rivela pienamente le sue competenze nel prendere in esame la corsa,il correre, le sue pratiche e tutto ciò che vi è annesso associativamente come un grande testo fitto di storie reali ed immaginarie da analizzare, interpretare e connettere.Tutto ciò anche alla luce delle sue personali esperienze di corsa Una passione che - seconda quanto dichiara l'Autrice è nata anche grazie a Marco Olmo, suo ispiratore ("...se non avessi consociuto il suo spessore umano e il suo spirito indomito non avrei mai corso e non avrei maii scritto di corsa", ib. p. 183) e che deve per altri versi al padre per le sue qualità interiori e che se n'è andato prima di sapere di questa sua passione ("...ogni volta che esco in strada con le scarpe da running è il nostro momento, anche se lui non lo sa. E' a questo grande campione di resilienza che penso quando vado a correre", ib.). 
In ogni caso, dalle pagine di questo libro che vengono a comporre un variegato mosaico, ciò che emerge in modo precipuo - come del resto dice il titolo - che correre è una filosofia (quindi, è molto di più di un semplice sport o di una mera attività fisica): anzi, si potrebbe dire che correre è un insieme di molte ed originali "filosofie", filosofie di vita e filosofie dell'essere, tanto per rimandare alla famosa dicotomia posta da Erich Fromm tra avere ed essere in uno dei suoi più acclamati testi (cfr. Erich Fromm, Avere o essere?, Mondadori, 1986).
Usando le parole dell'autrice, dal capitolo conclusivo dal titolo, 
Correre non serve  a niente (Ovvero la felicità della corsa), abbiamo un distillato efficace di ciò che il volume ci racconta capitolo capitolo.

 

(...)
Si corre per dimostrare il proprio valore ...
Si corre per recuperare la propria infanzia ...
Si corre per agguantare la propria libertà...
Si corre per dare più senso alla propria vita o per costruirsene una diversa...
Si corre per provare emozioni...
Si corre perché si è un po folli e perché si cerca, nel caos contemporaneo, di trovare il proprio scampolo di solitudine. ...
Si corre per provare dolore e per imparare ad accettarlo...
Si corre per spogliarsi dei condizionamenti e fare qualcosa solo per sé...
E ancora si corre perché si è competitivi, perchè si ama la natura (...) per scappare dalla povertà, per affrontare incubi e paure...
(...) Si corre perché piace
Perchè correre rende felici. La felicità del niente che si srotola in un tempo suo proprio, al di l° del lavoro, del tempo libero, delle tabelle di marcia delll'efficienza. La felicità del non avere nessuna risposta per una domanda, del non saper giustificare quello che si sta facendo (...).
Eccola qui, la felicità della corsa, il gusto di un gesto senza senso, che non produce niente, che non serve a niente.
(...)
Vince chi gode di più.
In fondo quale felicità più grande si potrebbe rincorrere?

 

Ed ecco che nel suo libro, suddiviso in alcune parti tematiche (tanto per fare degli esempi, ne cito alcune: Corsa e infanzia, Corsa e dolore, Corsa e solitudine), interagiscono personaggi mitologici che compaiono nella storia primeva dell'uomo, ma che scaturiscono anche dalla potente fabbrica mitopoietica del cinema e della letteratura con personaggi reali, in carne ed ossa, ciascuno dei quali diventa il portatore di una storia emblematica e l'esemplificazione d'un enunciato, relativo alla corsa. Quindi, il testo di Gaia De Pascale si legge volentieri, sia da non "addetto ai lavori", sia da praticante della corsa, perché nelle sue pagine dense di aneddoti e pullulanti di storie di vita, ci si incontra con le proprie personali esperienze, si ha l'occasione di rifletterci su e di metterle a confronto con quelle di altri, di "categorizzarle" in un certo senso. Ma ciò che piace (che a me è piaciuto particolarmente) è lo sforzo continuo di dare un senso a ciò che è apparentemente insensato, in un percorso inverso a quello compiuto da altri che, ad esempio, si sono trovati ad affrontare la Maratona di New York per la prima volta, avendo scolpito nella mente in lettere cupe il livido scenario proposto da Baudrillard.

E si apprezzano anche le luminose pagine di esegesi di alcuni dei più bei film sulla corsa mai prodotti ed anche di alcuni testi letterari, alcuni dei quali sono dei "classici" come il famoso racconto di Alan Sillitoe "The loneliness of the long distance runner", (magistrale, anche perché fu scritto da uno confinato nella sua sedia a rotelle), mentre altri sono esaminati sotto una luce nuova, come ad esempio la classica storia di Pinocchio, corridore per gioia ed esuberanza, ma anche per necessità (per salvarsi la vita dalle situazioni scabrose nelle quali si caccia): alla luce delle osservazioni dell'autrice, provate a rileggere Pinocchio e potrete accorgervi - quasi con stupore - che Pinocchio - sin dalla nascita e prima di diventare un bambino vero, cioè un bambino assennato pronto ad assorbire tutte le regole della "normalizzazione" - è un maratoneta assatanato che può correre (e nuotare) per dieci o quindici chilometri di fila sena nessun problema.
E, ovviamente, la sua lettura è una selva di rimandi ad altre letture, tutte adeguatamente citate in una ricca bibliografia finale, scorrendo la quale, il lettore attento si divertirà ad individuare i libri che ha già letto e che fanno parte del suo bagaglio culturale e quelli che potrebbe ancora esplorare.

Alla fine, nel breve capitolo finale che è stato ampiamente citato prima, Gaia De Pascale tenta di realizzare un distillato di ciò che ha raccontato ed esposto in ciascun capitolo ed ecco che nasce una sintesi finale sui "perché" e sulle "motivazioni" della corsa, concludendo che quando ci sono troppe motivazioni sottese a qualcosa che piace fare, va a finire che queste motivazioni si annullano a vicenda. Averne molte di motivazioni (o infinite) equivale a non averne affatto, insomma. Ma forse la cosa che, più di tutte soggiace alla corsa, è una motivazione non-motivazione come la festa di non-buon compleanno che il Cappellaio Matto dispensa ad Alice, un aspetto quasi paradossale che rimanda alla più pura dimensione dell'Homo ludens: e cioè che correre è bello, perchè correre è un'attività in sé inutile, e forse è proprio questo a renderci felici, quando la pratichiamo. 


(Dal risguardo di copertina) «Correre rende felici». Si potrebbe riassumere così l’affascinante percorso che Gaia De Pascale traccia in queste pagine: unica fra tutte le discipline sportive, la corsa è una filosofia di vita, e insieme metafora stessa del vivere. Chi corre lo fa per spezzare ogni condizionamento o limite: si oppone al destino, esprime la propria nostalgia per l’infanzia perduta o per un ideale di purezza e autenticità a cui tendere, sfoga emozioni e tensioni sopite da troppo tempo, supera le barriere che la vita gli ha imposto. In una parola, correre è sinonimo di libertà, oltre i vincoli sociali, culturali, oltre le sbarre di qualsiasi prigione, mentale o reale, fisica o emotiva.
Ecco quindi una ricchissima carrellata di figure, ognuna emblema di tale pulsione, dal mito greco ai conflitti sociali del Novecento, dalla savana africana ad Alice nel Paese del Meraviglie, dagli scatti brucianti dei velocisti alle imprese titaniche degli ultrarunner, fra cui spicca il leggendario Marco Olmo. Le storie raccolte in questo libro sono tante e diversissime fra loro, lontane nello spazio e nel tempo della storia, ma non è difficile riconoscerne un centro comune. Quando si tratta di correre, agonismo e competizione non contano più di tanto: l’obiettivo non è sconfiggere l’avversario o inanellare l’ennesimo record, ma arrivare in fondo, raggiungere il traguardo, vincere la sfida che prima di tutto affrontiamo con noi stessi, le paure, le prove durissime di cui il destino ha costellato la nostra strada. Correre è persino una forma di follia, ma di «follia sana, una follia che è salvezza». E la proverbiale «solitudine del maratoneta» non è mai una cella, ma la libertà più pura, la vittoria più profonda, la capacità di arrivare al fondo di noi stessi, di pensare l’impensabile. Quando si corre ci si dimentica della fatica, del dolore, del respiro che sembra mancare a ogni passo. Ci si dimentica perfino di correre: «Forse il segreto è tutto qui. Correre come si sogna».

(Un brano) "Eccola qui, la felicità della corsa, il gusto di un gesto senza senso, che non produce niente, che non serva a niente. Nemmeno il traguardo conta. Nemmeno il risultato
Kilian Jornet con una semplice frase dice tutto quello che c'è da dire: 'Non è più forte colui che arriva primo, bensì colui che gode maggiormente facendo ciò che fa.' Vince che gode di più. In fondo, quale felicità più grande si potrebbe rincorrere?"

Nota bio-biobliografica sull'autrice. Gaia De Pascale, nata a Genova nel 1975, è dottore di ricerca in Analisi e interpretazione dei testi italiani e romanzi. Lavora come redattrice, consulente editoriale e ghost writer. Studiosa di letteratura e antropologia, tiene regolarmente lezioni presso master, corsi di specializzazione e corsi di scrittura creativa. Ha pubblicato, tra gli altri: Scrittori in viaggio. Narratori e poeti italiani del Novecento in giro per il mondo (Bollati Boringhieri, 2001) e In viaggio (con Giorgia Previdoli, Feltrinelli Kids, 2013). Ma anche per la casa editrice Ponte alle Grazie: Il Corridore.  Storia di una vita riscattata dallo sport (Intervista autobiografica con Marco Olmo, co-autore dell'opera), Slow Travel. Il lusso di perdere tempo.

 

Gaia De Pascale è su Facebook

Web: www.gaiadepascale.it/ 

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11 giugno 2014 3 11 /06 /giugno /2014 07:35

La Partita di Pallone. Il grande Calcio in una raccolta di 27 contributi d'autore in un volume pubblicato da SellerioIl volume recentemente pubblicato da Sellerio Editore (Palermo, Collana, La Memoria, 2014), dal titolo La partita di pallone. Storie di calcio, è una raccolta-miscellanea di racconti, di memorie e di note diaristiche scritte da vari autori, tra i quali non manca il compianto Gianni Brera. Tutti contributi di quanto hanno amato il grande Calcio ed il calcio praticato e giocato, prima che le sue caratteristiche di attività sportiva a tutto tondo venissero corrose dal veleno del mondo delle scommesse e delle partite truccate, oltre che dai traffici di compravendita per cifre astronomiche dei giocatori di punta nell'aberrante business del calcio-mercato.
Da Vasco Pratolini a Gianni Brera, da Manuel Vázquez Montalbán a Vittorio Sermonti, da Osvaldo Soriano a Mario Soldati, da Stefano Benni a Edmondo Berselli, da Nick Hornby a Davide Enia: nelle pagine della letteratura il gioco del calcio trova un racconto inedito delle partite e degli atleti, dell’agonismo e della sportività, dei trionfi e delle sconfitte.
In qualche misura è indubbiamente un volume che suscita nostalgia, così come suscita nostalgia sfogliare le pagine ingiallite, con foto virate in seppia o in blu, le annate de "Il calcio e il Ciclismo Illustrato" iniziato nel 1931 dalla editrice Panini.

 Il volume è stato curato da Laura Grandi e da Stefano Tettamanti).

(risguardo di copertina e presentazione del volume nel sito web della Editrice Sellerio) Il calcio è il gioco più vicino alla preistoria del movimento umano, scrive Dimitrijevic nel primo "pezzo" di questa antologia. Utilizza piedi e gambe, escludendo le mani e le braccia, ovvero contrappone gli arti più legati alla memoria animale agli arti specializzati della civiltà. Per questo è il re dei giochi. Del calcio ci raccontano in questo libro - con precisione o pathos, con comicità o invenzione visionaria, con nostalgia o rabbia, con il sogno o la cronaca - protagonisti diversi: da Vasco Pratolini a Gianni Brera, da Manuel Vàzquez Montalbàn a Vittorio Sermonti, da Osvaldo Soriano a Mario Soldati, da Stefano Benni a Edmondo Berselli, da Nick Hornby a Davide Enia. Scrittori di svariata provenienza geografica e ideale, ma tutti di grande presenza e potenza narrativa o sportiva o giornalistica, che toccano una enorme varietà di punti di vista. Il tecnico. La memoria di come il calcio ci entrò nel cuore. L'epica dell'attimo fatale di fronte alla vittoria o alla sconfitta. Il romanticismo del genio solitario. Il tifo puro e nobile, lontano da campanilismi e nazionalismi. I miti, le metafore, i sogni a cui quasi sempre il fatto calcistico si accompagna. I ritratti dei più straordinari tipi umani che il pallone ci ha fatto apprezzare. E tutti questi punti di vista, nel loro spaziare, dimostrano come la letteratura sportiva, quand'è intensa, non è mai sul calcio, ma quasi sempre letteratura del calcio.

La recensione di IBS. “Sfide, cimenti, imprese, riscatti, ribellioni, tradimenti. Onore e vergogna. Campioni e gregari” e via via a raccontare, in un elenco infinito, tutte le sfumature di una passione planetaria.
Nell’introduzione firmata da Laura Grandi e Stefano Tettamanti, i curatori di questa preziosa antologia sul calcio, si fa un breve accenno a una riflessione letteraria annosa: è la realtà a plasmare la letteratura o la letteratura che rende poetica la realtà? E se la realtà è costituita da novanta minuti di gara e da una squadra di giocatori, possiamo continuare a chiamarla letteratura?

La domanda è retorica. La risposta bisognerebbe chiederla, ad esempio, a Eugenio Scalfari il quale decise orgogliosamente, il giorno della fondazione del suo giornale “La Repubblica”, di privarlo delle pagine sportive, salvo poi tornare alla svelta sui propri passi creando una delle più importanti redazioni sportive dirette da Gianni Brera. Il complesso di superiorità di una certa “cultura alta” contro la letteratura di sport, in Italia ha capitolato nel giro di pochi anni. Il lavoro di molti critici letterari ha rivelato, tra le pagine di molti scrittori internazionali, tra cui Hemingway, Mailer, Roth, Malamud, Vargas Llosa, delle altissime pagine di letteratura dedicate al calcio. Quando si esprime al meglio, la scrittura sportiva non è semplicemente cronaca di gesta agonistiche, ma è esplorazione di uno spirito comune in cui la fatica e il riscatto hanno un ruolo decisivo, diventa racconto di vicende personali e collettive che rasentano la poesie e l’epica.

A perorare questa nobile causa di riabilitazione del racconto calcistico, i curatori di questa antologia fanno una vasta operazione di ricerca letteraria “convocando” per l’esibizione 27 grandi scrittori contemporanei provenienti da tutto il mondo, 10 stranieri (tra cui Vladimir Dimitijevic, Camilo José Cela, Manuel Vàzquez Montalbàn, Nick Hornby e Osvaldo Soriano) 14 italiani (tra cui Vasco Pratolini, Maurizio de Giovanni, Davide Enia, Stefano Benni, Vittorio Sermonti, Gianni Brera e Mario Sodati) e 3 oriundi. Una squadra strepitosa che parte all’attacco del lettore con la sezione intitolata “Il gioco più bello del mondo”.

Non possiamo dargli torto. Leggendo questa selezione, scorrendo le pagine o spigolando qua e là, si comprende quanta carica emotiva sia stata innescata dagli eventi sportivi, piccoli e grandi, nel corso degli anni. Possono essere i mondiali del 1982, come nel racconto di Davide Enia, o una discussione da bar, come nel contributo di Stefano Benni, in ogni caso questa antologia è una miniera di aneddoti e riferimenti che ogni tifoso amerà scoprire. Alcuni brani sono molto celebri e già pubblicati in altre raccolte, altri sono delle vere e proprie chicche, quelli che nel cinema si chiamerebbero cammei, incursioni di grandi scrittori in un campo desueto, come nel caso di Valerio Magrelli. Alla fine, nella sezione Figurine, possiamo soltanto commuoverci leggendo i ritratti intensissimi che grandi cronisti, come Gianni Brera, hanno scritto su grandi sportivi, come Gianni Rivera, e che altri cronisti, come Gianni Mura, a un certo punto, hanno dovuto e saputo raccontarci attraverso i classici “coccodrilli” che appaiono sui giornali.

Possiamo anche dire che il calcio sia solo uno sport come un altro, in cui “ventidue giovanotti in mutande corrono dietro una palla”, oppure possiamo leggere questo libro, e guardare oltre.

 

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10 giugno 2014 2 10 /06 /giugno /2014 06:22

Volevo vedere l'Aurora Boreale. Il nuovo libro di Emanuela Pagan: la vita è una cosa meravigliosaEmanuela Pagan, ricercatrice presso il CNR di Padova e presso il CERN, è anche una runner (con esordio nel 1990) e scrittrice. Recentemente, dopo i suoi "Sulle vele di un sogno. Fiabe per un anno" (2011) e "Micetto" (2009) entrambi pubblicati da & MyBook, esce una sua terza opera, dal titolo "Volevo l'Aurora Boreale".

Ecco come questa sua ultima fatica letteraria è presentata nel risguardo di copertina: "Forse la vita è amara o dolce a seconda di come una persona la vuole gustare.
Forse un sognatore non è completamente fuori luogo in questo mondo, forse è solo un mago in grado di far crescere fiori nel deserto o di illustrare la morte come la più bella delle nascite.
Forse se continuavo a seguire i miei sogni invece di piangere e inveire contro l’oggettiva ingiustizia dell’universo, forse sarei stata felice.
Forse”.
Un altro Natale è alle porte, ma questa volta Emma ha deciso di festeggiarlo in modo diverso per fuggire dalle pressanti abitudini della famiglia.
Dopo la separazione dal marito è alla ricerca di un nuovo equilibrio interiore che le riesca a colmare anche il vuoto del suo passato.
Sarà il suo gatto Oliver, fiutando il destino, a darle l'opportunità di costruire quella felicità che per ora era sempre abbozzata o amara.

Commento del critico letterario Claudio Ardigó. Un libro di formazione in una società in cui la nostra vita si è trasformata in una sfida con noi stessi, con il prossimo spesso senza regole, questo libro riporta alla normalità.

 In una società dove i valori che sono alla base della civile convivenza vacillano di fronte a nuovi miti, bellezza, forza affermazione di se, fanno apparire inutili i fondamenti su i quali poggiano le comunità rette da sistemi democratici. Pensiamo a quanto sembrano lontani o addirittura in contrasto con il nostro modo di vivere concetti come la solidarietà, l'altruismo, l'amore inteso in senso evangelico non ristretto al solo rapporto di coppia e svilito nell'aspetto puramente carnale.

Emanuela Pagan con il suo libro ci porta in un mondo ideale, per farci riflettere su chi eravamo, chi siamo chi possiamo diventare. Un romanzo dalle mille sfumature che pone di fronte la vita all'autrice ma anche a tutti noi lettori.

 

 

Chi è Emanuela Pagan (dalla pagina web di Giovanni Certomà) - articolo del 2008.  La prima corsa è stata una campestre dei GdG nel 1990 dove mi ha trascinato mio papà ed io vi ho partecipato dopo aver fatto come allenamento 11 volte le scale di casa. Entrai nelle dieci e la corsa mi entrò nel cuore”.
Basterebbero queste poche frasi per comprendere come la veneziana Emanuela Pagan si sia fatta trascinare e sublimare dal gesto nobile della corsa e con il passare degli anni, riesca proprio attraverso di essa, a esprimere al meglio la propria interiorità e il proprio essere. Dopo quell’esordio nel 1990, Emanuela lascia e riprende nove anni dopo con una scommessa impegnativa: correre la prima mezza maratona. E nonostante non avesse il credito di molti suoi conoscenti, taglia il traguardo con un buon 1h43’. Le successive mezze da lei corse non la vedono migliorare in chiave cronometrica, tanto che, è tentata “ad appendere le scarpe al chiodo”, ma le aveva appena comprate e quindi in lei “vince lo spirito scozzese” e si prepara ad un’altra grande avventura: l’esordio sulla distanza di Filippine, i 42 km e 195 mt.
E’ il 2001 e la sua Venezia le regala “la gara perfetta”, come lei stessa la ha definita: “conclusi con 3h43m53s, nessun dolore e tanta gioia. La maratona iniziava a cambiarmi la vita”.
Ormai Emanuela aveva preso il largo nel mare del podismo, nel 2002 sempre a Venezia si migliora con 3h31m e nel 2003, nella Roma dei Fori Imperiali abbatte un possente muro correndo in 3h28m e “...la mia vita sportiva, e non solo, cambia totalmente”.
E poi gli ultimi due anni sono quelli dei grandi risultati e best – time personali: “...miglio 5m30s, 3km pista 11m11s, 10km 39m06s, mezza in 1h26m04s, maratona 3h09m45s, ma la cosa più bella è stata quella di trovare lungo la strada tante persone che si sono dimostrate amiche e che hanno condiviso con me i chilometri e le emozioni”.

E scoprire che una come Lei, ricercatrice di fisica ambientale, affermi che “...la vita è un po’ come una corsa con tratti in salita e tratti in discesa in cui si incontrano molte persone con cui si fa un pezzo di strada insieme e alcune arrivano con te insieme fino alla fine”, sta a significare che ogni giorno che viviamo con questa intensità è tutt’altro che sprecato.
Accanto alla passione per la corsa in Emanuela vi è quella per il proprio lavoro, ricercatrice appunto di fisica ambientale presso il CNR di Padova, anche se, il suo vero e primo amore è stata la fisica subnucleare, che l’ha portata a lavorare al CERN di Ginevra: “...penso di essere una delle poche persone che può affermare di aver corso sopra un acceleratore di particelle, naturalmente spento”.
Ma Lei è tutt’altro che spenta e sin dalla prossima gara premerà sull’acceleratore del suo cuore e dei suoi polmoni.

 

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4 giugno 2014 3 04 /06 /giugno /2014 14:11
La Ballata dei Pellegrini. Un romanzo che è anche diario di viaggio con una resa al camminare puro e all'esperienza dei primi pellegriniPer chiunque ami camminare, per chiunque ami il Cammino di Santiago, per chiunque si accinga a farne esperienza o l'abbia già fatta, ecco un nuovo volume che potrebbe rivelarsi una lettura appassionante. Si tratta de "La Ballata dei Pellegrini" (titolo originale: La ballade des pèlerins), edito da Sellerio (2014) in cui Edith del La Héronniere in forma di romanzo racconta una storia di pellegrini in cammino da ézelay in Borgogna verso Santiago di Compostela. Un romanzo che è anche un diario di viaggio e rapporto su di una mirabile identificazione con l'avventura dei viandanti medievali.
Il volume, tradotto dal Francese da Vera Verdiani, è arricchito da una nota introduttiva di Salvatore Silvano Nigro.
«Non si può parlare di una vera e propria partenza, ma di una gran pedata metaforica». E poi: «Sull'altare San Giacomo sfavilla di luci».
Tra i due estremi - il rude congedo del frate («Uscite! Andate al diavolo!») nella Basilica di Vézelay in Borgogna, e il tripudio sull'altare del santo - si snoda il viaggio per Santiago di Compostella.
La traccia è quella che aprì per primo Godescalc vescovo di Le Puy, nel 950, e che, poi, innumerevoli piedi di pellegrini hanno scavato nel tempo e nella terra.
Questo libro racconta la lunga marcia di due uomini e una donna, cui si aggiunge in cammino un'altra donna.
Mette in campo le personalità dei pellegrini; e insieme le fatiche e le sofferenze, i malumori e i contrasti, che a poco a poco ma decisamente si stemperano e si annullano nella «pace», cioè nella resa al Camino de Santiago.
È la resa al camminare puro, è l'abbandono a ciò che da mille anni inesorabilmente si ripete identico. È la scoperta che i santuari, le rocce, i luoghi di sosta, gli orizzonti che si aprono improvvisi e suggestivi, le deviazioni solo apparentemente inattese, le statue dei santi, i ricoveri e gli ospizi («solo tre giorni si fermava il vagabondo, o si rischiava di non partire più. Era questo il ritmo dell'erranza»), il cibo antico, le risse tra pellegrini e con gli osti, il bastone e i piedi, e tutto quanto si manifesta al romeo nella dilatazione delle sue emozioni, sono l'umanamente eterna filastrocca, o poema o ballata, che accompagna, consola e ritma il cammino sempre uguale fino al santo che aspetta; là dove in realtà ad attendere è sempre una specie di morte. È dunque questo libro il resoconto narrativo di una mirabile identificazione, oltre il tempo e contro il tempo, con l'aventure dei viandanti medievali.
Edith de la Héronnière è collaboratrice della «Nouvelle Revue Française» e della rivista «Légendes».

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1 giugno 2014 7 01 /06 /giugno /2014 05:18
Non dirmi che hai paura. La storia emblematica dell'atleta somala Samia, vittima dell'integralismo islamico
Nel volume di Giuseppe Catozzella, Non dirmi che hai paura, pubblicato da Feltrinelli nel 2014 è tracciata la storia di Samia Yusuf Omar, l'atleta somala che fece commuovere, quando a soli 17 anni partecipò ai Giochi Olimpici di Pechino, dopo essersi allenata quasi di nascosto per sfuggire all'occhiuta attenzione dell'integralismo islamico. La sua vicenda commosse, benché in quell'Olimpiade dove dipsutava i 200 metri piani, arrivò ultima delle ultime, pur avendo conquistato il suo miglior tempo nella specialità con 32"16.
Il suo sogno sarebbe stato quello di far meglio ai successivi giochi olimpici di Londra nel 2012 e per sfuggire al potere crescente degli integralisti che la costringevano a correre praticamente dentro un burqa, intraprese un viaggio di speranza e di libertà verso l'Europa, determinata ad entrarvi come migrante clandestina.
Il suo sogno fu interrotto dal naufragio del barcone con il quale attraversava quell'ultimo braccio di mare che la separava dalla libertà.
Una vicenda emblematica che dovrebbe essere conosciuta e letta dal maggior numero possibile di persone: Samia purtroppo è morta nel Mar mediterraneo, ma il suo sogno vive e con le ali della libertà la sta portando lontano.
Non dirmi che hai paura è finalista Premio Strega 2014.

(Dal risguardo di copertina) Samia è una ragazzina di Mogadiscio. Ha la corsa nel sangue. Ogni giorno divide i suoi sogni con Alì, che è amico del cuore, confidente e primo, appassionato allenatore. Mentre intorno la Somalia è sempre più preda dell'irrigidimento politico e religioso, mentre le armi parlano sempre più forte la lingua della sopraffazione, Samia guarda lontano, e avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne somale. Gli allenamenti notturni nello stadio deserto, per nascondersi dagli occhi accusatori degli integralisti, e le prime affermazioni la portano, a soli diciassette anni, a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino. Arriva ultima, ma diventa un simbolo per le donne musulmane in tutto il mondo. Il suo vero sogno, però, è vincere. L'appuntamento è con le Olimpiadi di Londra del 2012. Ma tutto diventa difficile. Gli integralisti prendono ancora più potere, Samia corre chiusa dentro un burqa ed è costretta a fronteggiare una perdita lacerante, mentre il "fratello di tutta una vita" le cambia l'esistenza per sempre. Rimanere lì, all'improvviso, non ha più senso. Una notte parte, a piedi. Rincorrendo la libertà e il sogno di vincere le Olimpiadi. Sola, intraprende il Viaggio di ottomila chilometri, l'odissea dei migranti dall'Etiopia al Sudan e, attraverso il Sahara, alla Libia, per arrivare via mare in Italia.
Non dirmi che hai paura. La storia emblematica dell'atleta somala Samia, vittima dell'integralismo islamico(La recensione di IBS) Perché è importante che questa storia venga letta dal maggior numero di persone? Perché ci sembra doveroso che a scriverla sia stato proprio un giovane autore italiano? Perché la storia di Samia ci coinvolge tutti. 
Forse qualcuno ricorderà le discusse Olimpiadi di Pechino del 2008. Erano anni difficili, di guerre e integralismi tra popoli e tempi in cui nuove economie emergenti entravano alla ribalta mondiale. La Cina, paese comunista che aveva saputo conciliare all’ideologia imperante anche una forma di capitalismo spinto, ospitava tutte le delegazioni sportive con l’intento di dimostrare al mondo intero che i due modelli di governance globali possono convivere nello stesso, complicato, sistema economico. È proprio a Pechino che vediamo per la prima volta Samia, giovane atleta somala che corre nella batteria dei duecento metri e arriva ultima. Le immagini della sua corsa alle Olimpiadi con i veli in testa, le spalle coperte, le gambe sottili e quegli occhi enormi carichi di voglia di riscatto per il suo popolo, fanno il giro del mondo. Quella ragazzina, che corre insieme alle atlete americane dieci volte più robuste, agili, profumate e griffate, diventa un’icona dell’emancipazione femminile nei paesi musulmani. 
La storia di Samia, della sua infanzia a Mogadiscio, della sua passione per la corsa e del Viaggio che intraprende a soli vent’anni in cerca della libertà è il racconto delicatissimo eppure struggente che Giuseppe Catozzella fa in queste pagine. Tutto inizia in una città di mare, ma dove il mare è vietato a tutti, soprattutto ai bambini. A Mogadiscio una sanguinosa guerra etnica imperversa da tanti anni, il coprifuoco scandisce la vita degli abitanti, che non possono muoversi liberamente, l’aria è intrisa di polvere da sparo e gli attentati al grande mercato cittadino sono un rischio quotidiano. Samia, di etnia abgal è una privilegiata, perché gli integralisti di Al-Shabaab che hanno preso il potere, rivolgono il loro odio soprattutto all’etnia darod, che sono la minoranza. Nella famiglia di Samia però, la convivenza tra abgal e darod è sempre stata pacifica. Lei, con i suoi genitori e i suoi fratelli, divide la stessa casa con Yassim e i suoi figli, un grande amico di suo padre di etnia darod. Samia e Alì, il figlio minore di Yassim, crescono insieme, accomunati dalla grandissima passione per la corsa. 
Senza scarpe, solo con una vecchia maglietta sdrucita e un pantaloncino, i due ragazzi sfrecciano per le vie della città, evitando accumuli di spazzatura e pozzanghere di fango. Di notte entrano nel vecchio stadio cittadino crivellato di colpi di mitragliatrice e si allenano alla luce della luna. Sono anni difficili, di sacrifici e fame, pericoli continui di attentati, leggi coraniche contro le donne e angherie dei bambini soldato. Eppure è un’infanzia bellissima quella di Samia, attorniata dall’amore della famiglia e incoraggiata da un padre straordinario, che la incita a coltivare il suo sogno anche contro le leggi coraniche. Una bambina “guerriera” come Samia, che con le sue vittorie riscatterà tutte le donne musulmane, non deve mai dire di aver paura, altrimenti la paura, come un demone, la paralizzerà: è questo l’insegnamento del padre aabe, è ripetendo questo mantra che Samia corre più forte di tutti gli atleti del suo Paese.
L’odissea di questa ragazzina in cerca di libertà, che affronta con le poche forze che ha il suo grande sogno di vincere le Olimpiadi di Londra del 2012, è il fulcro di questo romanzo che assomiglia tanto a una fiaba. Le prime gare, l’ingresso nella squadra olimpica, il viaggio fantasmagorico per Pechino nel 2008, ma anche le enormi difficoltà di allenarsi, dopo che Alì è costretto a fuggire da Mogadiscio e suo padre perde il lavoro. A un certo punto della sua breve vita, Samia si vedrà costretta a prendere l’unica strada possibile per il riscatto: la via del deserto, il Viaggio, sulle tracce di sua sorella Hodan che lo ha già fatto per approdare in Finlandia. Sarà veloce e definitiva la sua decisione di mettersi nelle mani dei trafficanti di uomini che, in cambio di quantità crescenti di denaro, si offrono di traghettare persone disperate, clandestini, fuggitivi, attraverso tutta l’Africa. Anche Samia si ritroverà stipata con altre settanta persone su una jeep attraverso il deserto. Dall’Etiopia al Sudan, dal Sahara alla Libia, un viaggio di otto mesi ai limiti della sopravvivenza, con l’unico obiettivo di mettersi in salvo sulle coste italiane, a Lampedusa. Tutti quelli che hanno già affrontato il Viaggio sanno che peggio del deserto, che ti rende folle, e delle prigioni libiche, dove le donne che non pagano vengono violentate, c’è solo il Mediterraneo. Attraversare il Mediterraneo è l’ultimo passo verso la libertà, ma anche il più rischioso, è una traversata decisiva in cui ciascuno può, in un attimo, perdere tutto.
Con una voce ispirata e intensa nella sua profonda umanità, Giuseppe Catozzella si immerge nei panni di questa giovane donna somala, eroina dei nostri tempi, restituendoci una storia memorabile, capace di aprire profondi solchi di sensibilità nell’animo di ognuno di noi.

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3 maggio 2014 6 03 /05 /maggio /2014 07:42

Anatomia della Corsa. E' ora disponibile nelle librerie il nuovo manuale per gli appassionati della corsaE' uscito il trattato accessibile a tutti, semplice ed immediato, anche per il ricco apparato di didascaliche illustrazione, Anatomia della Corsa. Guida per un allenamento efficace di Philip Striano (Elika, collana "Anatomia dello Sport", 2014).

La corsa è la più semplice delle attività fisiche, in quanto può essere praticata ad ogni età e a prescindere dal proprio livello di preparazione atletica. Non costa nulla: bastano un buon paio di scarpe, maglietta e pantaloncini e si può partire, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo.

Come per qualsiasi attività fisica, esistono però un modo giusto e uno sbagliato di correre. Riscaldare e allungare i muscoli prima di iniziare la corsa ed eseguire esercizi di stretching per il defaticamento, sono passaggi fondamentali che dovrebbero diventare parte integrante dell'attività. Per evitare lesioni e migliorare i livelli di prestazione inoltre esistono esercizi mirati ai muscoli più utilizzati nella corsa, fortemente consigliati per completare il proprio allenamento.
Il volume è strutturato in modo tale da poterlo utilizzare come una comoda guida per apprendere tutto ciò che serve per imparare a correre comodamente, per mezzo del programma completo che è offerto dalle sue pagine, completo di esercizi e di istruzioni dettagliate per eseguirli correttamente ed evitare gli errori più comuni, e arricchito dai consigli su cosa indossare e dove correre.
In questo senso, Anatomia della corsa sicuramente può essere un aiuto efficace per raggiungere i propri obiettivi in maniera sana e sicura! Un'introduzione alla corsa dalla A alla Z, con una serie di consigli efficaci per non farsi male e per non creare disequilibri che sono la porta d'accesso ad infortuni do ogni tipo.

 

(Dal risguardo di copertina) "Anatomia della corsa" è una dettagliata guida di allenamento per gli appassionati di questa disciplina, che comprende un programma completo di esercizi mirati al potenziamento e all'allungamento dei gruppi muscolari più utilizzati nella corsa e nel jogging. Troverete istruzioni passo a passo chiare e dettagliate, arricchite da numerose illustrazioni anatomiche che evidenziano i muscoli coinvolti e completate da consigli utili per eseguire correttamente gli esercizi ed evitare gli errori più frequenti. Grazie a questo libro scoprirete poi come iniziare a correre, cosa indossare, quali sono le superfici più adatte, come individuare, prevenire e curare le lesioni più comuni. Vengono suggeriti, infine, alcuni esempi di sequenze che vi permetteranno di modellare il vostro personale programma di allenamento e perseguire gli obiettivi che vi siete prefissati.

 

Guarda la presentazione del volume.

L'autorePHILIP STRIANO è medico chiropratico sportivo certificato, esperto di lesioni sportive, esercizio fisico, allenamento per la forza e il condizionamento. Ha conseguito la laurea in Chiropratica presso il Chiropratic College di New York ed è proprietario del Centro Chiropratico Hudson Riverton (Hudson Rivertowns Chiropractic) di Dobbs Ferry, New York.

L'Editore. Dal 1996 Elika Editrice pubblica libri specializzati sul fitness e sul benessere grazie alla collaborazione con i più apprezzati professionisti del mondo sportivo italiano. Sempre alla ricerca di nuove tendenze, offre inoltre ai suoi lettori i best seller e le ultime novità del panorama editoriale internazionale.

Dove acuistare il volume. Il libro può essere acquistato in tutte le librerie, nei negozi sportivi e sul nostro sito: acquista Anatomia della corsa

 

 

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26 marzo 2014 3 26 /03 /marzo /2014 12:23
Viste da dietro. Le emozioni e le impressioni di chi le gare vive da dietro(Maurizio Crispi) Viste da dietro... sono le gare podistiche cui ha partecipato Vero Fazio (ASD Plus Ultra Trasacco) negli ultimi anni della sua carriera podistica, cominciata circa vent'anni fa (quando cominciò a correre, era - più o meno - l'anno 1993, nel secolo scorso, in altri termini...): e le sue gare viste da dietro sono raccolte in un unico volume edito a stampa il cui titolo completo è "Viste da dietro.Impressioni ed emozioni di chi le gare le vive da dietro" (Plus Ultra Trasacco 2013, edito dalla Tipografica Renzo Palozzi srl).
Vero Fazio ex-ufficiale dell'Esercito si è accostato alla corsa come tanti, cioé con un approccio salutistico, anche se la sua scelta di dedicarsi a questa attività sportiva in particolare ha radici lontane nelle sue passioni giovanili, accese - ai tempi della Olimpiadi di Roma - dalle imprese di Berruti, di Wilma Rudolph, di Abebe Bikila: questi (ed altri), in un certo senso, sono i "padri" fondatori della sua passione podistica, a cui si sono aggiunti probabilmente altri elementi: l'attenzione e il gusto per il paesaggio, la consuetudine a collocare i diversi aspetti degli ambienti di corsa in una mappa interiore, la disciplina mentale richiesta, il dovere confrontarsi con le sfide di corsa, avendo l'opportunità di "rimirare" e divertirsi e, non ultimo (e forse, negli ultimi tempi, preponderante fattore), il piacere di correre per poter scrivere al termine di questa o quell'impresa il suo "commentario" podistico.
Ad un certo punto, come egli confessa in uno dei suoi racconti, per lui è divenuta fortissima la spinta a partecipare per poi poter raccontare, così come nella vita di tutti noi che continuamente procede in avanti secondo un vettore lineare, siamo portati ad avvolgerci su noi stessi e sulle nostre esperienze esistenziali, sicchè in qualche misura "viviamo, per poi poter ricordare".
Il "ricordare" è parte ineliminabile della nostra condizione umana: e, attraverso un infinito raccontare (o raccontarsi) si costruisce la nostra coscienza di uomini che sono tali in quanto hanno vissuto e possono dire (o scrivere) delle storie su di sé. 
Il volume nasce come una raccolta cronologica delle sue cronache podistiche, a partire dal 2009 sino a tutto il 2012, con un capitolo in cui sono collocati alcuni racconti di eventi partecipati nel 2013, ancora in corso, al momento dell'uscita del volume.
A queste parti principali si aggiungono un prologo in cui egli racconti di una gara partecipata nel 2004 e che gli rimasta impressa nel cuore (Il Miglio frl "Golden Gala" allo Stadio Olimpico di Roma, il 2 luglio del 2004) e un'appendice che contiene contributi di altri affiliati al sodalizio Plus Ultra.
Ognuna delle parti in cui è suddiviso il volume è preceduto da una bella epigrafe, ognuna delle quali, evocativamente, rimanda alla filosofia della corsa che ispira fazio e (fortunamente) tanti altri runner (e non poteva mancare un grande omaggio a Forrest Gump, emblema della corsa praticata come strumento di crescita e personale).
Ogni racconto è breve ed agile e riflette il taglio orginale per il web (dove - si sa si dovrebbero evitare i testi troppo lunghi): da 2 a quattro pagine massimo. Ciò nondimeno, sono cronache esuariente che riescono a dare in sintesi un'idea dei posti e della qualità dell'organizzazione,  il racconto in progress della sua personale performance, oltre ad altri elementi che possono essere a volte pensieri "laterali" rispetto alla gara in corso di svolgimento o libere associazioni, ma senza sbrodolamenti poichè Vero fazio è una persona molta concreta che ama attenersi ai fatti:.
Altro elemento rimarchevole è il voler sottolineare la gioiosità dell eeseprienze e il tentativo di vedere sempre le cose dal loro lato positivo, anche quando lo stomaco gli fa male.
Il tutto condito con una certa ironia.
Insomma, le cornache podistiche di Fazio si leggono con piacere e si gustano, perchè - specie se a leggerlo è un runner - ci si può ritrovare facilmente e senza sforzo nelle accurate descrizioni dell'ambiente e del caratteristiche del contesto, delle asperità, delle sensazioni e delle emozioni sperimentate.
D'altronde, i singoli capitoletti si possono anche leggere "a saltare", aprendo il libro a caso oppure cercando  un particolare resoconto di gara, scorrendo l'esauriente capitolo, se l'interesse prepondarante possa essere quello di trarre elementi di conoscenza su quel particolare evento in vista di una propria partecipazione personale ad esso.
Alcuni delle manifestazioni podistiche a cui Fazio ha partecipato compaiono più volte, nelle sezioni dedicate ai diversi anni presi in esame.
I capitoli hanno dei titoli esclusivamente "funzionali" con l'indicazione della denominazione della gara, della location e della data in cui si è svolta.
Le gare descritte sono in prevalenza trail (molte delle quali valevoli prove del Circuito Parks Trail o del Circuito Wintertrail che includono, entrambi, trail del Centro Italia), ma anche "ecotrail" e d ecomaratone, oltre alle corse su strada, per le quali Fazio nn ha una soverchia passione ( e questo si vede dal modo in cui parla degli "stradaioli", quando per la prima volta affrontano un trail). 
La gara in assoluta più trattata è stata Magraid. Correre nella Steppa, a cui Fazio è più volte tornato, sia perchè quei luoghi esercitano una forte attrattiva su di lui, sia perchè con quella gara è rimasto per lui un conto in sospeso (e, in effetti, ci sarà anche nel 2014, a quanto è stato annunciato dagli organizzatori del Magraid). Ma, forte di questa sua passione, non ha tralasciato di prendere parte anche all'impegnativo Magredi Mountain Trail (2011), sempre nel contesto del territorio friuliano. 
Non mancano peraltro capitoli di interesse generale, quali i due scritti dedicati ad Abebe Bikila, oppure quello in cui si parla delle appresnisoni con cui un runner che ha superato i sessanta affronta la visita per l'idoneità sportivo-agonistica. 
La sua prosa è precisa e descrittiva, non mancano i riferimenti che circostanziano nel dettaglio  l'evento sportivo, chi lo ha organizzato, i suoi pregi e i suoi difetti, ma - nello stesso tempo -  si colgono elementi per potersi fare un idea dell'uomo e del corridore Fazio, delle sue preferenze e delle sue idiosincrasie.
"Viste da dietro..." il titolo è apparentemente un po' ambiguo... se si fa una ricerca su un qualsiasi motore di ricerca il volume di Fazio non compare con immediatezza (sì, se si aggiunge al titolo, anche il nome dell'autore), bensì una lista di link in cui si parla di donne "viste da dietro" o le cui bellezze posteriori sono state spiate con delle cam nascoste.
C'è un'attinenza tra questo casuale (e non voluto) collegamento e l'intendimento dell'autore?
Forse sì, nel senso che egli sottolinea le sue descrizioni di gare offrono il punto di vista di uno che non corre molto veloce, anche se si comprende bene che non uno dei soliti "tapascioni" nel senso giovialioni del termine.
Ma nel senso che egli - viaggiando nelle retrovie - può cogliere degli aspetti delle qualità di una gara che ai primi solitamente passano inossevati, allora il punto di vista che egli ci offre è davvero impareggiabile.
Viste da dietro parla della bellezza di una qualsiasi gara che si può cogliere, quando si è svincolati dall'ansia di arrivare primo e non si è nemmeno "rosi"internamente dalla frustrazione di non potere essere tra i primi: una gara è sempre bella, se si affronta con lo spirito giusto e anche se si guarda da dietro, e si usa lo sguardo giusto per poterne cogliere tutti gli aspetti più accativanti. 
Del resto, aggiungo a titolo personale che posso comprendere pienamente questa idea del guardare le gare da dietro: quando, nella mia carriera podistica ero diventato un podista "lento", più che altro perché mi ero stancato di fare "sacrifici" per tenermi ai tempi che, con un duro lavoro, ero riuscito a conquistare, cominciai a collaborare con la testata online di running podisti.net e i miei racconti (che, in genere, piacevano ed avevano un seguito) erano dei "commentari" alla gara in cui si parlava di persone, di incontri, di compagni di strada, di paesaggi, di fatti storici collegati a quella o a questa gara e di libere divagazioni sul tema.
Tant'è che una rivista di podismo, parlando di me in occasione di un'intervista  che ebbero la bontà di farmi, mi definirono il "filosofo delle retrovie".
Quindi, anche per questo motivo, con Vero Fazio mi sono ritrovato sintonizzato sulla stessa lunghezza d'onda. 
Il volume, come si diceva, è una raccolta di scritti che, inizialmente, come ci spiega l'autore nella sua breve introduzioni, furono ospitati settimanalmente su Spirito Trail, a partire da un primo articolo che Fazio personalmente inviò di sua iniziativa. E Soresi, direttore della testata, lo apprezzò quello scritto e credette in lui.
"L'articolo, bontà loro (...) lo giudicarono di loro interesse, lo pubblicarono e mi proposero di continuare la collaborazione. La rivista era ed è tuttora 'Spirito Trail', unica in Italia a trattare di corsa 'off road' in generale e in montagna, in particolare".
E ciò accadeva  nel 2009.
E, si sa, la possibilità di avere una "tribuna" di lettori, rende chi ha già la passione della scrittura più propenso a scrivere delle proprie esperienze: e, con facilità, le occasioni si moltiplicano, anche quando si mettono nero su bianco le sensazioni che si provano correndo durante un semplice allenamento ("L'appetito vien mangiando", per così dire). 
Viste da dietro. Le emozioni e le impressioni di chi le gare vive da dietroSuccessivamente, Fazio, nel 2011, propose ad Alvise Di Salvatore, presidente del sodalizio  OPOA Plus Ultra di Trasacco, del quale nel 2006 era entrato a far parte (oggi ASD Plus Ultra), e a Pietro Vicaretti, webmaster del sito ufficiale della Società, una collaborazione fissa.
La sua richiesta fu accolta, come segno di grande stima ed apprezzamento dei suoi scritti: e Pietro Vicaretti creò con grande sollecitudine una rubrica fissa nel sito internet, dal titolo "Viste dietro" che accoglie oggi i suoi articoli e resoconti, al ritmo mediamente, di uno alla settimana.
Il volume si propone una finalità benefica che, in effetti, ha rappresentato una forte spinta alla pubblicazione a stampa della raccolta di articoli e che ne rappresenta un aspetto assolutamente apprezzabile e accresce il valore di un'impresa - quella della pubblicazione a stampa delle cronache podistiche di Vero Fazio - che reca impressa su di sè il sigillo di un forte spirito societario (che non è dato riscontrare in tutte i sodalizi sportivi).
Scrive l'autore nella sua prefazione: "Altro motivo forte che mi ha spinto a cimentarmi in quest'impresa, è statala decisione presa in accordo con il presdiente dell'ASD Plus Ultra Alvise Di Salvatore, di devolvere al Centro diurno ANFFAS di Celano la somma di denaro che sarà raccolta dalla cessione di questo libro in cambio di un'offerta assolutamente volontaria" (ib., p.8).
In effetti, si potrà notare, esaminando attentamente il volume che da nessuna parte è scritto il prezzo di copertina, proprio perchè il suo costo dovrà corrispondere all'entità di un'offerta libera che ciascuno si sentirà in cuore di offrire per questa causa benefica. 
Vero Fazio è contattabile su Facebook o attraverso il sito web del sodalizio di cui fa parte.

In ultimo, siccome le mie recensioni non vogliono mai essere un'apologia, ma una critica serrata, volta a cogliere dei volumi che vengono recensiti luci ed ombre, dirò che io da editor avrei proceduto con un criterio diverso, senza nulla togliere al valore dei singoli resoconti, in modo tale da dare al lettore che aveva già avuto modo di leggere quegli articoli in ordine sparso e casualmente (oppure con la regolarità dell'aficionafdo) quei contributi man mano che venivano pubblicati in rete qualcosa di più.
Avrei forse individuato delle aree tematiche e raccolti gli articoli invece che seguendo un criterio cronologico secondo la prevalente tematiche, dando a ciascuna sezione tematica una presentazione generale e una breve prefazione di commento al singolo capitoletto.
Ma si sa questa mia è soltanto una critica che ha il tempo che trova: e molto difficile cosa si sarebbe fatto, se non si è stati in quella situazione.
Più volte mi sono ritrovato nel dilemma di pubblicare a stampa alcuni dei miei principali contributi alla testata di podisti.net, ma poi ho lasciato perdere, proprio per la difficoltà dell'impresa, non volendo appunto utilizzare un semplice criterio cronologico.
Quindi, non me ne voglia Fazio per questa piccola e benevola "critica" che, in realtà, attiene ai miei personali desiderata.

 


Viste da dietro. Le emozioni e le impressioni di chi le gare vive da dietro(Presentazione del volume nel sito web della ASD Plus Ultra Trasacco) Chi, amante del podismo, vorrà leggere questo libro per  trarre da esso gli elementi di conoscenza utili a migliorare le proprie prestazioni in questa disciplina, resterà certamente deluso. Esso, pur trattando esclusivamente di corsa, non fornisce nessuna utile informazione sul modo di vestirsi per correre, quali le calzature più adatte, che diete seguire, come allenarsi e tutte quelle altre informazioni necessarie per diventare podisti degni di tale qualifica. In sostanza, dopo la sua lettura, le “scamorze” resteranno tali ed i campioni non riusciranno a ridurre i loro record di un solo decimo di secondo. 

Per contro, in esso, vi si potranno trovare quelle sensazioni, suggestioni ed emozioni che accompagnano il corridore di modesto livello tecnico, e che, in quanto tale, in gara ha tutto il tempo per guardarsi intorno e per leggere le sensazioni che il proprio animo gli rimanda. Peraltro, questa filosofia di corsa farà si che quanti la seguiranno non potranno che vedere le gare stando in fondo alla fila, tra gli ultimi e le loro gare non potranno, perciò, che essere “Viste da dietro”. 

Chi sarà incuriosito da questo libro e sarà tentato dal desiderio di leggerlo, potrà richiederlo all’autore contattandolo sulla sua e-mail (verofazio@alice.ited ottenerlo in cambio di una offerta in danaro, assolutamente volontaria e di entità soggettiva, che sarà devoluta, nella sua interezza, al Centro ANFFAS (Associazione Nazionale delle Famiglie di Persone con Disabilità Motorie e/o Relazionali) “Peter Pan” di Celano (AQ).

La somma così raccolta servirà per finanziare il progetto che prevede la realizzazione di una pensilina per coprire un tratto di strada privata che i disabili debbono percorrere giornalmente, con le loro carrozzine, per raggiungere, dall’area sosta delle vetture degli accompagnatori, l’infrastruttura ove vengono ospitati.

Invia una mail all'autore, clicca qui


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22 marzo 2014 6 22 /03 /marzo /2014 19:31

Noi non ci lasceremo mai. La mia vita con Bovo. Un dolente e amorevole ricordo di Igor Bovolente, l'atleta di Volley scomparso prematuramenteE' stato presentato, alla presenza dei due autori, nel contesto del Marathon Village, alla vigilia della 20^ Acea Maratona di Roma il volume, uscito nelle librerie il 19 novembre 2013 che si propone come una dolente e amorevole memoria di Vigor Bovolenta, l'atleta di Volley nazionale prematuramente scomparso. 

Si intitola "Noi non ci lasceremo mai. La mia vita con Bovo" ed è stato scritto dalla moglie Federica Lisi Bovolenta con Anna Cherubini (Mondadori, 2013).
Qaule migliore occasione per lanciare con un dibattito animato da sportivi questo volume? 

“Bovo se n’è andato ma senza lasciarmi, è rimasto dentro la mia vita”. Sono parole piene di amore ma anche di speranza quelle che Federica Lisi ha deciso di mettere nero su bianco dopo la tragedia che l’ha colpita il 24 marzo del 2012 quando l’amore della sua vita, il campione di volley Vigor Bovolenta, si è accasciato durante una partita e il suo cuore ha cessato di battere.
Federica e “Bovo” all’epoca avevano già quattro figli; la scoperta di aspettare il quinto è arrivata a 15 giorni dalla morte del campione. “Non ci lasceremo mai” è il titolo del libro scritto con Anna Cherubini (sorella di Jovanotti) in cui Federica racconta la vita con il marito.
Nata a Roma trentasette anni fa, Federica Lisi ha iniziato la sua carriera pallavolistica a 14 anni ee ha esordito in serie A1 a sedici. Poi, è arrivato l’incontro che le cambierà l’esistenza, quello con Vigor, per il quale lascerà la carriera agonistica per creare una famiglia.
Insieme hanno concepito quattro bambini non senza difficoltà, dopo tanti tentativi e fecondazioni assistite.
Federica parla anche di questo nel volume edito dalla Mondadori.
Nell’ottobre del 2012 nasce il quinto figlio, questa volta, concepito naturalmente. “Un segno dal cielo” dirà più volte Federica che non ha potuto condividere questa gioia con il marito.

 

Noi non ci lasceremo mai. La mia vita con Bovo. Un dolente e amorevole ricordo di Igor Bovolente, l'atleta di Volley scomparso prematuramente"Mi chiamo Federica Lisi Bovolenta, ho trentasette anni e cinque figli. Sono la moglie di Vigor Bovolenta, il campione di volley che in molti ricorderete, scomparso in campo il 24 marzo 2012. Vigor Bovolenta. Bovo per gli amici e per me. Quindici anni insieme. Poi lui se n'è andato. Se n'è andato senza lasciarmi. E senza lasciarmi istruzioni. Se n'è andato restando dentro la mia vita. Restando la mia vita. 'Bovo per sempre', 'Bovo nel cuore', 'Bovo in tutti noi': scrivono così in certi striscioni durante le partite. Sono striscioni grandi, colorati, struggenti. Uno di questi è dentro di me. 'Bovo per sempre.' È proprio come una scritta incisa nella mia anima, e sta lì, anche quando il vento cambia, quando si ferma, quando fa paura. Il vento che a volte arriva e si porta via tutto quello che abbiamo, la parte più importante di noi, senza la quale ci sembra di non ricevere più vita, di non poter più crescere. Ma poi non è così. Qualcosa resta sempre e si cresce ugualmente, come alberi le cui fronde si piegano verso il fiume anziché andare verso il cielo, come commedianti che accolgono l'improvviso colpo di scena. Si continua a giocare, a recitare; anche dal basso il cielo si vede lo stesso. Io, ora che lo so, cerco di non avere paura, di essere forte. È da oltre un anno che mi sforzo di esserlo ogni giorno. Ci sono momenti in cui penso che cederò e manderò tutto all'aria. Altri in cui penso che sarò più forte di qualunque cosa che mi possa capitare..."

 

 

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21 marzo 2014 5 21 /03 /marzo /2014 00:24

Manlio Gelsomini, campione partigiano. Nel libro di Valerio Piccioni, la storia di un uomo che fu campione d'atletica e campione nella vitaNei primi mesi del 2014 è uscito per i tipi di EGA - Edizioni Gruppo Abele Torino), il meritevole volume di Valerio Piccioni, Manlio Gelsomini, campione partigiano.
E' un libro che si è proposto il compito di ricostruire la velocissima vita di Manlio Gelsomini, nel suo percorso dall'atletica alle Fosse Ardeatine.
100 metri, i titoli regionali, la nazionale, il rugby: perché a vent'anni hai tante energie che uno sport non ti basta. Il fare a cazzotti per il fascismo. E poi la laurea in medicina con l'avversario di Freud. E la professione, i successi, la vita che va a mille.
Ma a un certo punto Manlio Gelsomini sterza, va da un'altra parte: le strade di San Lorenzo battono le immagini marziali delle parate.
L'8 settembre lui è dall'altra parte, sulle barricate contro i nazisti.
Da allora nulla sarà come prima. Fra comunisti irregolari, imboscate notturne, proclami eccitati e una spia avvolta nel mistero.
Fino ai sogni e agli incubi di via Tasso in un diario compilato voracemente, che sente l'avvicinarsi della fine, quel maledetto 24 marzo, alle Fosse Ardeatine.

(Fonte ItalNews) In una precedente presentazione del suo saggio, Valerio Piccioni, giornalista e Direttore della sede romana della Gazzetta dello Sport, cercando di spiegare da cosa nasce l'entusiasmo nel trasmettere a tanti le gesta di un grande uomo (nello sport e nella vita, sino a sacrificarla in nome di una causa)ha detto di Manlio Gelsomini: 

La scelta è dovuta principalmente alla mia curiosità verso i singoli percorsi umani di chi ha provato sulla propria pelle quanto è accaduto nella storia del mondo. La mia curiosità è stata corrisposta dal lavoro di Alessia Glielmi, archivista del museo della liberazione di via Tasso dove è custodito il diario che Manlio Gelsomini ha scritto durante la prigionia”.

Manlio Gelsomini, campione partigiano. Nel libro di Valerio Piccioni, la storia di un uomo che fu campione d'atletica e campione nella vitaLa parabola di Gelsomini è la dimostrazione che la resistenza è stata una collezione di storie umane diverse e con punti di partenza lontani. Egli aveva cominciato la sua missione pu, bblica come capo degli studenti fascisti e come atleta velocista del regime. La vita lo ha portato a scontrarsi con quella che poi era la pomposità stupida del fascismo: quel nazionalismo di basso livello che lo aveva prima sedotto per poi metterlo di fronte alla sua cruda realtà”.

Significativo – ha aggiunto – come Gelsomini abbia dato vita al suo percorso da partigiano partendo dagli studi medici trascorsi insieme ad un tirocinante ebreo, affrontando ostacoli e scoperte all’insegna di un pieno di orgoglio che alla fine lo porterà a scegliere la via partigiana. Erano quelli i giorni in cui si illuse di poter aiutare il suo paese a vivere per poi purtroppo finire anch’egli la sua vita nello sterminio delle fosse ardeatine”.

Ed ancora, secondo Valerio Piccioni, può avere un grande significato analizzare la storia di Gelsomini ai giorni nostri: “A quasi settant’anni da quell’eccidio, molti dei personaggi contemporanei sono un po’ distanti dall’inquadrare il vero percorso di opposizione al fascismo – commenta Piccioni -. Su di Gelsomini non si è concentrata una grande fascia intellettuale, ma la storia non è dei macro-eventi che hanno caratterizzato l’umanità ma di coloro che l’hanno vissuta incarnandone il tracciato; capire la storia, vuol dire capire come un ragazzo sportivo e vivace, con una pazzesca voglia di vivere, scopra il fascismo di pari passo, vivendolo prima come una ragione di vita e poi come uno dei suoi tanti ostacoli da evitare. Per questo – aggiunge il direttore – penso che uno dei modi migliori per  trasmettere la storia di Gelsomini a persone lontane anagraficamente da quel tempo sia utile analizzare il suo vissuto a partire dai suoi studi in medicina, passando dagli amori e dalle nuotate sul Tevere, fino ad arrivare all’entrata dei nazisti in Italia”.

 

Il volume di Valerio Piccioni viene presentato al Marathon Village della 20^ edizione della Maratona di Roma: l'appuntamento è alle 17.45 del 21 marzo 2014.

 

Manlio Gelsomini, campione partigiano. Nel libro di Valerio Piccioni, la storia di un uomo che fu campione d'atletica e campione nella vitaManlio Gelsomini (Roma, 9 novembre 1907 – Roma, 24 marzo 1944) è stato un atleta, militare e partigiano italiano, trucidato alle Fosse Ardeatine.

Velocista della "A.S. Roma", fu chiamato negli anni '20 nella Nazionale italiana di atletica leggera.
Giovanissimo aderì al Partito Nazionale Fascista e fu capitano del 79º Battaglione "Camicie Nere" della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale. 
Laureatosi in Medicina e chirurgia, fu medico al Policlinico Umberto I di Roma.
Durante la seconda guerra mondiale fu capitano medico di complemento, ed era a Roma l'8 settembre 1943. Sottrattosi ai tedeschi, entrò nel Fronte militare clandestino della Resistenza romana, e si rifugiò sulle montagne del viterbese organizzandovi, con il nome di bat­ta­glia Rug­giero Fiamma, nuclei di resistenza con il Raggruppamento bande "Monte Stella".
Arrestato dai tedeschi, fu ucciso nell'eccidio delle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944.
Gli venne conferita alla memoria l'onorificenza della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: «Fu tra i primi ad organizzare un movimento di resistenza armata nella zona dell'alto Lazio. Instancabile nella cospirazione e nella lotta partigiana; con fermezza d'animo, con l'ascendente personale e il generoso sprezzo della vita, durante i giorni del terrore nazifascista, fu di luminoso esempio ai propri dipendenti, donando fiducia ai timorosi e accrescendo audacia ai forti. Denunciato da una spia, fu arrestato e sottoposto per 76 giorni ad inumane, indicibili torture, serbando il più assoluto silenzio circa l'organizzazione di cui faceva parte. Barbaramente trucidato insieme agli altri martiri alle Fosse Ardeatine, donava, sublime olocausto, la sua vita fiorente per la salvezza dei compagni di fede e per il riscatto della Patria oppressa» (Roma, 8 settembre 1943 -24 marzo 1944).

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  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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