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20 marzo 2014 4 20 /03 /marzo /2014 23:10

Elogio del limite. Sogna in grande e osa fallire. In un piccolo libro, le divagazioni sull'arte di correre, fondate su di un'esperienza al Tor des GéantsIn Elogio del limite. Sogna in grande e osa fallire. Divagazioni sull'arte di correre (Ediciclo, Collana Ossigeno, 2012), Stefano Pistoni fa una serie di divagazioni sull'arte di correre a partire dalla sua esperienza da "finisher al Tor des Géants.

"Sogna in grande e osa fallire" queste le parole che il protagonista si ripete la notte prima dell'inizio del Tor des Géants: 330 chilometri di corsa (24.000 metri di dislivello) che si snodano attraverso il parco nazionale del Gran Paradiso e quello regionale del Monte Avic, toccando le due Alte Vie della Valle d'Aosta.
Una competizione no-stop dove fermarsi per dormire significa perdere posizioni e le gambe non bastano, la forza di volontà non basta, il coraggio è un mero accessorio, l'allucinazione una risorsa a cui attingere.
Serve avere coscienza del limite, accettare la fragilità del proprio corpo e della propria mente, affrontare e superare le crisi.
Fabrizio Pistoni ci racconta la sua esperienza in presa diretta, in un monologo interiore lungo quanto la corsa, registrando la fatica, gli incontri, le evoluzioni e involuzioni del pensiero, i morsi della fame, la sofferenza, i silenzi, i paesaggi mozzafiato sopra i 4000 metri di una montagna immobile e pura.

La gara diventa pretesto per narrare la resistenza, la prova, la fatica, l’elasticità e la creatività della mente, che attinge alle risorse più varie per mantenersi a galla. E superare il traguardo.

«Perché ho la sensazione di esser l’uomo più felice della Terra, mentre nei fatti sono solo uno che corre in montagna, di notte per di più!?! Torno con la mente ai discorsi scomodi della Voce: il fascino di questo gioco sarà forse legato all’essenzialità dei limiti con cui mi sto confrontando (il nostro stesso corpo, l’immensità ineludibile della Montagna e delle sue forme)? o tutto dipende dal timore di non arrivare in fondo a questa gara e dal fortissimo desiderio di riuscirci che ne consegue? Limite e desiderio… di nuovo loro: roba disponibile in abbondanza qui.
La mente riprende a tritare pensieri, la lascio fare, ma le impongo un solo divieto: nessuna domanda del genere “che ci faccio qui?”. Ho avuto un anno per pensarci e desiderare fortissimamente di esser dove mi trovo in questo momento.
Mi torna in mente la bellezza di quell’osa fallire».

Fabrizio Pistoni, classe 1963, è nato e vive a Ivrea (TO) con la moglie e i suoi due figli. Al Tor des Géants del 2010 si è classificato 20esimo. È stato Campione Italiano Junior nella Categoria C2-discesa di canoa fluviale, ha partecipato ai mondiali di rafting nel 1994, con il fratello Marcello, Walter Cecchinelli e Pietro Berga. Il suo team si è piazzato secondo in slalom e terzo in discesa.
Ha partecipato ad alcune gare di triathlon (Ironman Embrun e Elba nel 1996). Nel 1998 ha partecipato al Camel Trophy in Argentina e Cile.

"Afflitto dalla dipendenza da endorfine", negli ultimi anni ha scoperto la corsa lunga, che gli permette di allenarsi ovunque e di conciliare gli impegni familiari.

 

 

 


 

 

 

Una sintesi filmata del Tor des Géants 2012

 

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13 marzo 2014 4 13 /03 /marzo /2014 21:50

Non ci scusiamo per il disturbo. Un libro che parla del cammino come terapia per coloro che soffrono di disturbi psichici

 

 

Non ci scusiamo per il disturbo (pubblicato da Domus de Janas, 2013) è un libro che nasce come espressione e racconto di un progetto di valore, scritto da 12 utenti del Dipartimento di Salute Mentale di Sanluri in provincia di Cagliari. 

In Sardegna, a Villacidro, è nato un gruppo di cammino, presto battezzato "Andalas de Amistade Trekking", con uno psichiatra e qualche infermiere, ma soprattutto con un manipolo di ragazzi e ragazze con disturbi mentali.
Hanno cominciato a camminare nel Supramonte, muovendosi nello stesso terreno selvaggio in cui la Compagnia dei Cammini porta gruppi in trekking: i ragazzi sono cresciuti in un percorso di consapevolezza e liberazione dal disagio.
Il piccolo progetto è diventato sempre più significativo: infatti, ai regolari fine settimana in Supramonte si sono aggiunti un trekking in Corsica e un trekking in Nepal, verso il campo base dell’Everest.
Dal progetto sono scaturiti un film commovente, “Semus fortes”, che racconta un trekking di tre giorni nel Supramonte, e questo libro, scritto dal gruppo di ragazzi e ragazze che da questo percorso di malattia stanno pian piano uscendo.
Non ci scusiamo per il disturbo è dunque un libro corale, che segue cronologicamente questa storia, ma con voci che entrano ed escono dal racconto del coro, un vero e proprio “inno alla vita”.

Da subito i ragazzi hanno colto con l’intuizione sensoriale e corporea (prima ancora che mentale) il piacere di camminare: “Spesso si cammina in silenzio, ci si isola, si ha bisogno di riflettere, di stare soli e concentrarsi; si respira tanta aria pura, si ascoltano attentamente i rumori selvaggi della natura, lo scricchiolio degli arbusti sotto i piedi, il vento, le foglie che si staccano dai rami e cadono al suolo…” (Ketty)
I pensieri che i ragazzi fanno sono gli stessi che anche noi proviamo da anni: “L’attività di trekking, svolta dal gruppo di cui faccio parte, sin dalle prime uscite mi ha fatto migliorare tantissimo. Affrontare la fatica, le difficoltà tecniche dei sentieri di montagna, vivere fortemente e in maniera profonda il rapporto con gli altri membri del gruppo ha scatenato in me una energia positiva che non credevo di avere più, ed era così forte che non ricordo di averla provata in passato.” (Enrico)

Con un percorso lento, ma costante, i ragazzi portatori di disturbi psichici hanno scoperto il valore del camminare, della vita e della libertà.
Hanno spezzato le catene, ora camminano liberi verso la vita, che è lì per loro.
Grazie a uno psichiatra che alla professione ha aggiunto passione, Alessandro Coni, grazie al camminare e grazie alla loro bellezza interiore.

Autori vari – “Non ci scusiamo per il disturbo”, Domus de Janas 2013 – 12 euro

Lo psichiatra Alessandro Coni e alcuni ragazzi del gruppo terapeutico Andalas de Amistade saranno al Festival del Camminare di Bolzano per raccontare dal vivo la loro esperienza (e, contestualmente, verrà proiettato anche il film).

 

Leggi anche questa recensione (segui il link).

Una breve presentazione in video del film "Semus Fortes"

 

 

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10 marzo 2014 1 10 /03 /marzo /2014 19:25

La seduzione dell'avventura. Piccole scuse per fughe verso l'ignoto. Un libro che parla di avventura nel viaggio della vitaE' in uscita per i tipi di Edicilo il volume di Alberto Sciamplicotti che è fotografo e videomaker (e, quindi, anche viaggiatore), La Seduzione del Viaggio. Piccole scuse per fughe verso l'ignoto: un libro che parla di grandi avventure di viaggio, ma che esorta anche a trovare l'avventura nelle piccole cose della vita, senza bisogno di andare necessariamente lontano o in luoghi esotici e insoliti.
(dal risguardo di copertina) L’avventura è il viaggio della vita, l’andare verso l’incognito conoscendo solo il punto di partenza. Un’irrequietezza che da sempre ha agitato l’animo dell’uomo fin da quando, nel bel mezzo delle savane africane, ancora non uomo ma non più nemmeno scimmia, provava ad alzarsi sulle zampe posteriori per poter vedere oltre quel mare d’erba, per provare a intuire cosa c’era oltre l’orizzonte.
Attraverso riflessioni costellate di racconti e aneddoti, dall’avventura dell’esploratore polare Ernest Shackleton a quella vissuta sull’Everest dallo sciatore giapponese Yuichiro Miura, dal viaggio in aerostato di Andrée alle traversate oceaniche in barca a vela di Bernard Moitessier, l’autore Alberto Sciamplicotti prova a dipanare quel filo che lega

l’esistenza dell’uomo al desiderio di scoperta e di avventura.
Una ricerca senza fine perché sempre nuova. 

Alberto Sciamplicotti è nato a Roma e lavora come fotografo e videomaker per l’Università “La Sapienza”. Figlio d’arte - il padre era fotoreporter durante gli anni della Dolce Vita -, appassionato di montagna, arrampicata e sci-alpinismo, è cresciuto nel mito dell’esplorazione.
Dopo aver pubblicato volumi in cui ha raccontato vicende dell’alpinismo, ha collaborato con foto e scritti alla “Rivista della Montagna”, “Montagnard” e “Free. rider” e ha realizzato filmati premiati a festival del cinema della montagna e presentati in ambito nazionale e internazionale.


Il suo sito web è www.sciampli.it.

 

La seduzione dell'avventura. Piccole scuse per fughe verso l'ignoto. Un libro che parla di avventura nel viaggio della vita"Ognuno di noi porterà dentro la forza di quel venire al mondo 

urlando per il dolore di staccarsi dalla sicurezza del porto sicuro, 
di quello sforzo disperato per far entrare aria nei polmoni e 
permettere ai liquidi che li ostruiscono di uscire. 
Ognuno di noi, volente o nolente, cosciente o incosciente, 
porterà questo bagaglio, questa propensione all'avventura, 
all'andare per scoprire, vedere e provare".

 

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5 marzo 2014 3 05 /03 /marzo /2014 09:45

Matteo Renzi e Haruki Murakami. L'arte di correre balza in testa alle classifiche di vendita

E' universalmente conosciuto nel mondo del podismo, all'estero e in Italia, il volume dello scrittore giapponese Haruki Murakami (lui stesso runer di lungo corso) sulla corsa, tradotto in Italiano con il titolo "L'arte di Correre" (Einaudi, 2009), in cui lo scrittore mette in parallelo e mixa assieme le sue esperienze di corsa e di scrittura, in una combinazione davvero interessante e ricca di stimoli per ulteriori riflessioni a partire dalle proprie esperienze personali.
Succede - proprio in questi giorni - che Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri di fresca nomina, in maniera inconsueta per una classe politica (quella nostrana) che solitamente non legge (o che comunque di rado mostra le sue preferenze di lettura), stia dando un'imprevista risonanza al volume di Murakami, mostrandolo come suo "accessorio" di lavoro, forse perchè  - per lui - nell'esercizio della sua carica istituzionale - è fonte di ispirazioni ed anche di citazioni (e non solamente esibito come un semplice vezzo).

 

Matteo Renzi e Haruki Murakami. L'arte di correre balza in testa alle classifiche di vendita(dal risguardo di copertina) Quando, nel 1981, Murakami chiuse Peter Cat, il jazz bar che aveva gestito nei precedenti sette anni, per dedicarsi solo alla scrittura, ritenne che fosse anche giunto il momento di cambiare radicalmente abitudini di vita: decise di smettere di fumare sessanta sigarette al giorno, e - poiché scrivere è notoriamente un lavoro sedentario e Murakami per natura tenderebbe verso una certa pinguedine - di mettersi a correre. Da allora, di solito scrive quattro ore al mattino, poi il pomeriggio corre dieci o più chilometri. 
Qualche anno più tardi, su invito di una rivista, si recò in Grecia dove per la prima volta percorse tutto il tragitto classico della maratona. L'esperienza lo convinse: da allora ha partecipato a ventiquattro di queste competizioni, ma anche a una ultramaratona - che si corre su un percorso di cento chilometri - e a diverse gare di triathlon. 
Scritto nell'arco di tre anni, L'arte di correre è una intensa riflessione sulle motivazioni che ancora oggi spingono l'ormai sessantenne Murakami a sottoporsi a questa intensa attività fisica che assume il valore di una vera e propria strategia di sopravvivenza. Perché scrivere - sostiene Murakami - è un'attività pericolosa, una perenne lotta con i lati oscuri del proprio essere ed è indispensabile eliminare le tossine che, nell'atto creativo, si determinano nell'animo di uno scrittore. Al tempo stesso, questo insolito libro propone però anche illuminanti squarci sulla corsa in sé, sulle fatiche che essa comporta, sui momenti di debolezza e di esaltazione che chiunque abbia partecipato a una maratona (e a maggior ragione a una ultramaratona) avrà indubbiamente provato (leggi un estratto).


(Dalla Newsletter Einaudi, "In breve") Nell'acceso dibattito politico che ha accompagnato la nascita del nuovo governo di Matteo Renzi, in questi giorni, si inserisce anche Murakami Haruki.
Il neo-Presidente del Consiglio, infatti, ha portato in aula - sia alla Camera che al Senato - l'edizione Super ET dell'Arte di correre... e i commenti non si sono fatti attendere.
Una curiosità ripresa dai principali quotidiani, compresi Repubblica (qui e qui) e il Corriere della Sera (con un intervento di Mauro Covacich).
Ed anche l'effetto sul libro non è mancato: L'arte di correre è arrivato al secondo posto nella classifica assoluta di Amazon (e in prima posizione tra i titoli Mover&Shaker, in cui al quinto posto figurava anche l'edizione nei NumeriPrimi) ed è cresciuto anche su IBS, dove è stato tra i titoli più venduti di mercoledì (sia in Super ET che nelle Frontiere). Nel Kindle store, l'e-book è rientrato nella Top100 in sedicesima posizione e, ad oggi, è ancora tra i primi venti.

 


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27 febbraio 2014 4 27 /02 /febbraio /2014 16:29

Alzati e cammina. Un libro sulla viandanza per tutti coloro che cercano una propria stradaE' in uscita il 15 marzo 2014 il libro di Luigi Nacci, Alzati e cammina. Sulle strade della viandanza, Ediciclo.

Luigi Nacci è guida della Compagnia dei Cammini.

(dal risguardo di copertina) Un libro destinato a chi è nel limbo. A chi è insoddisfatto in famiglia, o sul lavoro. A chi ha perso momentaneamente la speranza di risalire la china. A chi, in definitiva, per una ragone o per l'altra, cerca la propria strada e sa che è giunto il momento di partire. "Alzati e cammina" propone degli esercizi e delle suggestioni per trovarsi pronti in quel momento: disfarsi di oggetti che non possono trovare spazio nello zaino, disfarsi delle abitudini superflue, del lavoro in cui non ci sentiamo realizzati, delle persone che ci trasciniamo accanto solo per paura di rimanere soli, camminare sotto la pioggia con serenità, camminare per andare a trovare una persona cara che non vediamo da tempo, aprire la porta di casa all'altro senza timore, perché non esiste viandante senza ospitaliere, e viceversa.

E' un'opera che esorta alla leggerezza, l'unica condizione che permette di stare a piedi uniti nel cammino, reggendo il peso delle domande che vertono sui nostri giorni, quelli presenti e quelli che verranno.

 

Alzati e cammina. Un libro sulla viandanza per tutti coloro che cercano una propria stradaLuca Gianotti (della Compagnia dei Cammini), che lo ha letto in anteprima (il volume di Nacci esce nella stessa collana del suo “L’arte del camminare”), ha scritto:

“Dal cammino non si torna indietro. Luigi Nacci ci regala lo strumento utile per diventare camminatori, imparando a diventare leggeri, ci serve solo un bastone, uno zaino e un paio di scarpe per prendere il volo. Rito di iniziazione all’essere viandanti. Insegna l’umiltà, l’accettazione, la curiosità, la negazione dell’io. E lo fa con un testo aggressivo, di bella scrittura, che vi colpirà come un pugno allo stomaco. Se dopo quel pugno, invece che aver voglia di ricambiare il pugno all’autore, siete scossi e stupiti, allora siete pronti per partire. A piedi.

“È nella lode alla vita che ti fai viandante”: questo libro è per chi è pronto. Pronto a mettere in discussione le proprie certezze, spaesarsi, partire. Se non siete pronti, come dice Nacci, buttate questo libro.”

 

Il video di presentazione

 

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27 febbraio 2014 4 27 /02 /febbraio /2014 10:55
Corro perchè mia mamma mi picchia. I molti pregi e i piccoli difetti (pochi) di un nuovo libro sulla corsa
(Maurizio Crispi) Al giorno d'oggi - basta fare una piccola rassegna dei libri usciti in quest'ultimo arco di tempo per rendersi conto di ciò - tutti coloro che corrono o che hanno fatto esperienze di corsa decidono di scrivere e di pubblicare ciò che hanno scritto. Scrivere implica anche il piacere di raccontare di se stessi e di essere letti da un pubblico più o meno folto. Un tempo - i più anziani e più esperti raccontavano le loro storie nelle veglie davanti al fuoco al camino - e in questo modo si tramandava un sapere e una cultura: oggi si scrive nel web e si pubblicano libri. E, quanto pare, tutti vogliono far sentire la propria voce, scrivere e pubblicare, vittime d'una febbre comune, sempre più diffusa, a prescindere dal fatto che si sia buoni scrittori. 
Oggi non è affatto difficile ottenere una risonanza mediatica per i propri scritti, attraverso blog e siti web vari: e, tra l'altro, nella nostra quotidianità solipsistica, gli schermi ammiccanti dei PC rappresentano sempre più quello che un tempo erano i focolari domestici e i camini di casa.
Ma molti non si accontentano di questa via di diffusione dei loro scritti e vogliono anche "farsi un libro" (rendersi, per così dire immortali, attraverso la carta stampata) o essere pubblicati.
Se relativamente facile è pubblicare su carta le proprie fatiche letterarie presso case editrici in cui l'utente paga per ricevere un servizio, a partire da un lavoro artigianale tutto fai-da-te, anche nella scelta dei possibili format del volume, un po' più difficile - anche se non del tutto impossibile - è avere stampato un libro presso case editrici "major", supportate da una grande distribuzione e disposte a dispiegare mezzi per la sua diffusione.
Il libro di Franz Rossi e Giovanni Storti rientra in questa tipologia (Corro perchè mia mamma mi picchia, Mondadori, Collana Strade Blu, 2013).
Il contenuto: i due autori, l'uno attore comico l'altro Direttore di una rinomata rivista di cose di corsa (XRun), raccontano attraverso una serie di sapidi capitoli le motivazioni che li spingono a correre e le loro esperienze di corsa che si muovono dagli scenari nostrani a quelli esotici di gare a cui hanno partecipato in luoghi lontani e poco accessibili per i più. I primi scenari servono a far sì che i lettori-runner possano facilmente identificarsi con loro, mentre i secondi servono a farli sognare.

In alternanza a quelli di resoconti di esperienze di corsa, vi sono dei brevi capitoli sul correre in genere (note su allenamenti, abbigliamento, tecnica). Il volume è arricchito da una prefazione ironica e divertente di Giacomo Poretti, collega di lavoro Giovanni Storti, suo amico nella vita, ma anche runner in erba e, in quanto tale, scettico sui "veri" benefici della corsa: "E il libro che vi accingete a leggere sembra scritto da due persone che si sono sottoposte volontariamente a torture inimmaginabili e, nonostante questo, si dichiarnano felici, ma l'aspetto più preoccupante é che, ne sono sicuro, rifarebbero tutte quelle cose descritte che una persona normale si guarderebbe bene dal fare" (ib., p. VIII)    
Mi è piaciuto? Sì e no! 
E provo a spiegare perchè.
A favore del sì, innanzitutto. Alcuni racconti sono sapidi e leggeri, vagamente umoristici, non si capisce dove finisca la realtà e da cominci l'effetto caricaturale. E, ovviamente, queste parti dei racconti (spesso, dichiaratamente, elaborati a quattro mani dai due autori) sono farina del sacco di Giovanni Storti, runner ma - prima ancora - intrattenitore per il grande pubblico. In altri non è facilmente identificabile la mano dell'autore prevalente. I due amici lanciano al lettore la sfida di indovinare chi abbia scritto cosa, esattamente. E questa sfida è divertente, non c'è dubbio.
In altri capitoli, invece, è stata scelta di introdurre in combinazione successiva, due diversi punti di vista: ed è quando i due racontano di imprese podistiche a cui hanno partecipato assieme, come è nel caso del racconto esilarante ad un'edizione di alcuni anni fa della goliardica (ma anche impegnativa) "Arrancabirra". 
Corro perchè mia mamma mi picchia. I molti pregi e i piccoli difetti (pochi) di un nuovo libro sulla corsaAncora a favore del sì: possiedono del pathos senza ironia, alcuni racconti di imprese podistiche impegnative, come il lungo resoconto "in soggettiva"del Tor des Geant (opera di Franz Rossi, al di fuori di ogni dubbio ragionevole).
Ed ancora il fatto che passi attraverso le parole dei due narratori l'idea di un modo di correre che sia anche stile di vita e strumento che fa vivere meglio (se addirittura, in taluni casi, non "salva" la vita).
A favore del no, invece. Alcuni racconti si disperdono in un eccesso di superficialità e sono forse troppo sbrigativi.
Probabilmente, nel complesso dei diversi capitoli, si evidenzia anche una certa disomogeneità per cui le varie parti sono un po' troppo scollate tra loro, come se tradissero  la loro origine di un insieme di scritti, non ben unificati da un filo conduttore sufficientemente forte.
Sotto questo profilo ho apprezzato molto di più il libro partorito da Roberto Giordano - pure lui uomo di spettacolo, oltre che runner da lunga data - sulle sue esperienze di corsa (Correndo per il mondo. Storie, aneddoti e consigli di corsa, Kowalski, 2013) che, molto più tipizzato, si presenta non soltanto guida ironica e disincantata al mondo del running, ma anche valido come Baedeker del podista che voglia intraprendere viaggi di corsa, anche in luoghi inconsueti.
L'opera degli amici Franz Rossi e Giovanni Storti va sicuramente letta e apprezzata: del resto i podisti, purché si parli di corsa, sono lettori di bocca buona, ma da un'opera pubblicata da Mondadori, francamente, mi sarei atteso qualcosa di più.
La presenza di Giovanni Storti nel team degli autori e la sua popolarità come attore comico, indubbiamente, ha facilitato l'apertura di molte porte: e che Giovanni Storti, con il suo nome e la sua popolarità, sia quello deputato a trainare le vendite del volume è indicato dal fatto che - malgrado la consuetudine e
ditoriale - voglia che nel caso di libri scritti a più mani, l'ordine degli autori sia in ordine alfabetico, Storti figura primo dei due autori, designato ad essere capocordata nella fortuna commerciale del volume (ed è lui, a sottolineare la non casualità di questa secelta, a comparire nella pagina frontale della copertina).
Se mi sento di consigliarlo agli amici runner?
Sì, leggetelo e divertitevi, assorbendo nello stesso tempo qualche bella pillola di saggezza sul Running World, come è ad esempio, una delle frasi che fa da suggello al volume e che voglio citare qui per esteso: "Tra le tante attività fini a se stesse, abbiamo scelto la corsa come paravento dietro al quale nascondere la voglia di fare qualcosa per noi. Qualcosa di personale (anche quando è condiviso con altri), qualcosa di profondamente egoistico. Correre ti fa sentire bene. Rubare un'ora alla routine, al lavoro, alla famiglia, e regalare quell'ora a te stesso ti fa sentire ancora meglio.
Correre significa muoversi velocemente da un posto all'altro senza necessità di altro che delle tue gambe. Il movimento è vita, è scoperta. E' avventura. La magia della corsa è tutta qui. Correre ti fa sentire vivo" (ib., p.190).
E aggiungerei che "Corro perché mia mamma mi picchia" è anche un bel libro sull'amicizia tra due persone diverse che si sono incontrtsate attraverso la corsa e il cui reciproco rapporto è stato cementata dal correre assieme in alcune circostanze, come con le altre persone interagenti, spesso menzionate nei diversi racconti con cui vengono declinati momenti spassosi,, a volte profondi, di amicizia e condivisione. 
E aggiungerei che è anche un bel libro sull'amicizia tra due persone diverse che si sono incontrtsate attraverso la corsa e il cui reciproco rapporto è stato cementata dal correre assieme in alcune circostanze, come con le altre persone spesso menzionate nei diversi racconti con le quali  vengono declinati momenti spassosi,, a volte profondi, di amicizia e condivisione. 
E, quindi, ciò che traspare è una rappresentazione del correre non solo come impresa individuale (ed individualistica), ma anche "religio" nel senso laico del termine, cioè di attività che lega assieme gli individui in un'esperienza conivisa (e raccontabile). 

Corro perchè mia mamma mi picchia. I molti pregi e i piccoli difetti (pochi) di un nuovo libro sulla corsa(Dal risguardo di copertina) Siamo abituati a vederlo insieme agli inseparabili Aldo e Giacomo, ma in questo libro Giovanni Storti si presenta in una veste insolita, maglietta e pantaloncini, e ci parla della sua più grande passione fuori dal palco, quella per la corsa. Lo fa alla sua maniera, con la consueta ironia, con un intreccio di leggerezza e profondità. Alternandosi nel racconto con Franz Rossi, compagno di avventure e di allenamenti, Giovanni, instancabile "assaggiatore di corse", pronto a sfidare il caldo come il freddo, a correre di giorno e di notte, a qualsiasi latitudine o altitudine, ci spiega come ha scoperto, o meglio riscoperto, questa vena atletica. Dalle fughe infantili per sottrarsi alle ciabattate materne a una pratica ritrovata, non tanto per motivazioni salutistiche, quanto perché la corsa ha il fascino di una vera arte. Ci addentriamo così, in compagnia dei due protagonisti, negli itinerari delle gare più coinvolgenti, sentiamo con loro la fatica ma anche il piacere di misurarsi con se stessi e con gli altri, la gioia di superare i propri limiti. E soprattutto impariamo a guardare con curiosità ed emozione i luoghi e l'umanità che si incontrano lungo il tragitto. Si aprono davanti a noi scorci di una Milano, quella dei Navigli, dei parchi e della Montagnetta di San Siro, lontana dall'affannata metropoli dell'immaginario collettivo. Prefazione di Giacomo Poretti

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26 febbraio 2014 3 26 /02 /febbraio /2014 17:32

Vieni a correre con me. Quando il gap generazionale tra un padre e un figlio si colma attraverso la corsa fatta assiemeVieni a correre con me. Un padre e un figlio alla ricerca del tempo perduto di Geoffrey Beattie e Ben Beattie (Edizioni LOG, 2013) è un libro scritto da un padre e un figlio che hanno ritrovato un'intesa attraverso la passione per la corsa che, prima solo del padre, è stata poi condivisa da entrambi. La corsa fatta assieme e le gare disputate assieme (ognuno secondo le proprie risorse e capacità) ha creato magicamente un ponte di contatto e ha colmato un abisso di incomunicabilità e di incomprensione.

Dopo il successo in Inghilterra, è arrivato anche in Italia la biografia di Geoffrey Beattie, psicologo e accademico inglese, autore di numerosi libri e serie televisive nonché lo psicologo del Grande Fratello in UK.
Geoffrey Beattie ha iniziato a correre all’età di 13 anni, senza più smettere, allenandosi ogni giorno senza interruzioni.

Egli considera lo sport una scelta di vita, soprattutto a livello psicologico, per sé e per tutti coloro che lo praticano.
In Vieni a correre con me che è un libro autobiografico scritto con suo figlio Ben, emergono le diverse ragioni di una passione condivisa, l’amore per la corsa e per le maratone che, pian piano, hanno contagiato anche i figli, trasformando gli anni luce di distanza tra loro in pochi minuti di distacco, allietati poi da tante esperienze in comune e tanto tempo passato insieme.

 

Vieni a correre con me. Quando il gap generazionale tra un padre e un figlio si colma attraverso la corsa fatta assieme(Dal risguardo di copertina) La distanza abissale e incolmabile che separa quasi tutti i padri dai loro figli può essere superata solo con un miracolo, oppure con uno sforzo e una dedizione che superano quasi sempre le nostre capacità umane. Ogni tanto però dentro di noi esistono delle risorse nascoste, che sono più forti di qualsiasi ostacolo e che ci guidano con ¡1 loro passo leggero oltre i nostri limiti, come è successo all'autore di questo libro, forse uno dei padri peggiori e più incasinati che un figlio possa immaginarsi. La sua risorsa è stata l'amore per la corsa e la sua sfrenata passione per le maratone, che piano piano hanno contagiato anche i figli, trasformando magicamente gli anni luce di distanza tra loro in pochi minuti di distacco, allietati poi da tante esperienze in comune e tanto tempo passato assieme. Un tempo che sembrava perduto e che invece è tornato almeno in parte ai suoi legittimi proprietari, carico di tutti i suoi messaggi, di tutti i suoi ricordi, oltre che del suo inesprimibile ma indiscutibile amore!

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22 febbraio 2014 6 22 /02 /febbraio /2014 22:50
Unbroken. Il secondo film diretto da Angelina Jolie racconta la storia dell'atleta olimpico Louis Zamperini, una vicenda fatta di resilienza e coraggio
Unbroken è un film del 2014 prodotto e diretto da Angelina Jolie, la sua seconda pellicola come regista. Il film che sarà in programmazione nelle sale cinematografiche nel corso del 2014, è stato presentato ufficialmente i occasione delle recenti Olimpiadi invernali di Sochi (Russia).
Il film che è la trasposizione cinematografica del libro di Laura Hillenbrand, Sono ancora un uomo. Una storia epica di resistenza e coraggio (pubblicato in traduzione italiana da Mondadori nel 2013), racconta la vera storia dell'atleta olimpico statunitense Louis Zamperini, durante la Seconda guerra mondiale, durante la quale - dopo aver trascorso 47 giorni alla deriva in mare , fu per un lungo periodo prigioniero di guerra. 

Zamperini, che ha adesso 97 anni, iniziò a correre quando frequentava le scuole superiori e vinse una borsa di studio in Southern California.

Diventò atleta olimpico nella specialità dei 5000 metri all'età di 19 anni. Si classificò 8^ alla finale dei 5000 metri piani ai Giochi Olimpici di Berlino.  Stabilì anche in occasione di un incontro nazionale USA il record del Miglio in 4h12' nel 1938, quando ancora la barriera dei 4' nel miglio era ritenuta insormantobile.

Zamperini appare in in un trailer in cui racconta le sue prime esperienze nella corsa: "Quando ero un ragazzino, ero sempre nei guai e i miei cominciarono a parlare di quello che avrebbero dovuto fare per me - afferma - E il capo della Polizia disse a miei 'Non abbiamo fatto altro che inseguirlo su e giù per la città per anni. Io suggerisco che debba correre'"

Unbroken. Il secondo film diretto da Angelina Jolie racconta la storia dell'atleta olimpico Louis Zamperini, una vicenda fatta di resilienza e coraggioIl romanzo e la storia. Nel maggio del 1943 un bombardiere americano precipita nel mezzo dell'Oceano Pacifico. Dell'equipaggio si salvano soltanto tre membri, uno dei quali è Louis Zamperini, figlio di immigrati italiani.
Comincia così, con un minuscolo canotto alla deriva mitragliato dagli aerei giapponesi, una delle più straordinarie odissee della Seconda guerra mondiale.
Dopo aver percorso 3200 chilometri in mare nutrendosi di uccelli crudi e fegato di pescecane, i tre sbarcano su un'isola in mano giapponese.
Per due anni, passeranno da un campo di prigionia all'altro, incontrando sadici aguzzini come il sergente Watanabe e misurandosi ogni giorno con la possibilità di essere uccisi, fino alla resa del Giappone e alla liberazione.
Questa, per Louis Zamperini, è solo l'ennesima prova d'una vita avventurosa sin dall'infanzia: giovanissimo delinquente di strada, aveva trovato nell'atletica leggera una via d'uscita, diventando un campione di mezzofondo e partecipando con onore ai 5000 metri alle Olimpiadi di Berlino del 1936 (dove aveva ricevuto i complimenti di Hitler in persona).
Reclutato nell'Aviazione nel 1940, mentre si stava preparando alle sue seconde Olimpiadi, prima di precipitare con il suo B24 nel Pacifico era sopravvissuto a durissimi combattimenti alle Hawaii.
Conclusa la guerra, anche il rientro in patria non fu cosa semplice: gli incubi lo tormentano, portandolo a rifugiarsi nell'alcol.
Poi il matrimonio con una ragazza di buona famiglia, bella e intelligente, e la riscoperta della fede...
Il primo trailer, accompagnato da un'intervista al vero Louis Zamperini, è stato diffuso il 16 febbraio 2014 durante i XXII Giochi olimpici invernali a Soči[3].
La pellicola verrà distribuita nelle sale cinematografiche statunitensi a partire dal 25 dicembre 2014.


 

 

 

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24 gennaio 2014 5 24 /01 /gennaio /2014 17:41

Camminare e sognare. Sino a Santiago de Compostela con Walter Orioli: un esperienza di viaggio che è anche avventura dello spiritoWalter Orioli, circa tre anni ha ha compiuto a piedi il Cammino di Santiago, da solo: 750 km in 35 giorni.
Al ritorno, riflettendo e rielaborando un'esperienza che è stata per lui intensa e profonda e che ha messo in gioco il suo Sè più intimo ha voluto scrivere un libro per raccontarla meglio a se stesso e, come obiettivo secondario, anche agli altri.
Ne è scaturito così un racconto di viaggio che è anche esperienza di vita e di trasformazione, pubblicato in libro con il titolo Camminare e sognare. Verso Santiago de Compostela (Gruppo Albatros Il Filo, 2013).
Ma nelle suepagine diaristiche si ritroverà anche il racconto di una sfida alla resistenza fisica: l'aver percorso in 35 giorni, con il zaino sulla spalle, i 750 km del Cammino.
E, quindi, nel suo racconto c'è anche l'esperienza della resistenza fisica e mentale e, in ultimo, quella della libertà, in una condizione di vita che - per quanto circoscritta temporalmente - sconfina dalla quotidianità e mette in contatto con una dimensione dell'essere essenziale e priva di orpelli.
Ognuno ha il suo ritmo di cammino: Walter Orioli, alla luce della sua esperienza, consiglia che il Cammino lo si faccia da soli e soltanto la sera sperimentare dei momenti di convivialità con altri "pellegrini".
Ciò che scrive Walter Orioli è la prova tangibile che il Cammino di Santiago può essere affrontato come esperienza "laica" e che, ciò nondimeno, può assumere nel corso del suo farsi delle qualità trascendenti che possono mettere ciascuno "pellegrino" in contatto con una religiosità immanente dentro il proprio sé.
E proprio per questo motivo, il Cammino di Santiago può diventare - oltre ad essere esperienza di trasformazione personale - anche avventura dello spirito.

 

(Sintesi, dal risguardo di copertina) 35 giorni, 700 chilometri da percorrere. Meta: Santiago de Compostela. Una tenace passeggiata tra campi di girasoli, colline, vigneti e foreste di eucalipto, con frecce gialle a indicare il percorso, che ogni anno milioni di pellegrini da tutto il mondo scelgono di intraprendere; una sfida al dolore e alla resistenza fisica, ma più di tutto una dura prova psicologica che impone di fare i conti con la solitudine e costringe all'introspezione, ma da cui germoglia una inedita consapevolezza delle proprie capacità. Walter Orioli racconta il suo cammino verso Santiago in un dialogo intimo e confidenziale con il lettore, fa un resoconto in prima persona di un viaggio capace di liberare la fantasia e la creatività dal peso della vita quotidiana e soprattutto da quello di una fraintesa fatica esistenziale.

Walter Orioli, classe 1952, è uno psicologo che ha sempre lavorato con i vari linguaggi dell'arte: scrittura, teatro, pittura, percezione. Autore di diversi libri sulla funzione terapeutica del teatro, ultimamente si dedica anche alla pittura. 

 

(La recensione de La Compagnia dei Cammini" - Luca Gianotti) Ho conosciuto Walter Orioli un paio di mesi fa, ma avevo sentito parlare di lui in passato, ed ero curioso di conoscerlo. Walter è una di quelle persone che ti stupisce, anche se parla poco.
È una di quelle persone che sa dare valore a un sorriso, a uno sguardo, a un abbraccio. Orioli di professione è psicologo, e si dedica in particolare alla Teatro Terapia, tema su cui ha anche scritto alcuni libri.
È camminatore da sempre.
Ma il Cammino di Santiago deve averlo toccato nel profondo, perché in questo libretto racconta di come per lui sia stato un cammino di rinascita. “Camminare e sognare” si legge bene, l’occhio di Orioli è attento soprattutto ai processi interiori, propri e delle persone che incontra. Il libro è diviso in tre parti: la prima parte contiene riflessioni sul valore del camminare, una autoanalisi che Orioli fa di come il camminare ti fa cambiar pelle, come succede ai serpenti.

Scrive Orioli:

Per i non credenti il cammino è un atto di svuotamento per mettersi a disposizione delle forze della natura, mentre per i credenti è un atto di abbandono per mettersi a disposizione del divino, ma il risultato non cambia, serve a valorizzare la nostra vita, ad avere fiducia nelle nostre capacità e, a lungo andare, a innescare dei cambiamenti sostanziali nei comportamenti”.

E Walter Orioli nel suo cammino alterna momenti di religiosità cattolica ortodossa a momenti in cui a questa si ribella in nome di una spiritualità più mistica. Anche in questo il cammino per lui è un cambiar pelle.
La parte centrale del libro è un "diario" del Cammino, uno dei due che Orioli ha percorso. Un diario dedicato soprattutto a guardare gli altri esseri umani e a guardare se stesso.
La terza parte si intitola “Gli insegnamenti”, e il titolo spiega di cosa si tratta: il cammino sviluppa alcuni cambiamenti, attraverso un lavoro – dice Orioli – sull’identità dell’Io, sui talenti profondi, sulla consapevolezza e sulla identità psico-fisica.

 

Concludo con un’altra citazione interessante:

Spesso nella vita l’azione è indirizzata al tornaconto. Sul cammino no, proprio perché il viandante non si trova nella quotidianità, ma evoca i gesti del quotidiano. Il mondo del viandante agisce con le categorie della prima natura, quella dell’azione legata ai sensi, mentre la seconda natura, quella del pensiero e del mentale, è semplicemente messa da parte, per dare massima attenzione alla percezione sensoriale degli elementi naturali – sole, vento, usignoli, grilli, rane – e nel tempo presente”.

Orioli sarà ospite al Festival del camminare di Bolzano, dal 23 al 25 maggio, così potrete conoscerlo anche voi!

Walter Orioli – “Camminare e sognare. Verso Santiago de Compostela”, Albratos Il Filo, 2013 – 12,90 euro

 

 

Da una trasmissione in TV, un'intervista con Walter Orioli


 
 

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20 gennaio 2014 1 20 /01 /gennaio /2014 23:54

Le antiche vie di Robert Mcfarlane. Uscire fuori per conoscersi dentroE' uscito nel 2013, per i tipi di Einaudi (Collana Frontiere) un nuovo saggio di Robert Mcfarlane che sicuramente potrà interessare i camminatori: si tratta di un "elogio del camminare", realizzato mettendo assieme personali esperienze di viaggio a piedi dell'autore lungo "le antiche vie", cioè percorsi di cammini tradizionali e di pellegrinaggi devozionali.
Il volume si chiama, appunto, "Le antiche vie. Un elogio del camminare".

Percorrendo a piedi sentieri noti e piste meno battute di Inghilterra, Scozia, Palestina, Spagna, Tibet, Robert Macfarlane ha scritto un «elogio del camminare» che riaccende di vita l'antico legame tra la strada e il racconto, tra il camminare e il pensare. Macfarlane ha la capacità unica di prendere il lettore per mano come un compagno di strada e ridare un senso allo spaesamento di chiunque si mette in cammino, di ogni uomo che esce fuori per conoscersi dentro.

«Gli uomini sono animali, e come tutti gli animali anche noi quando ci spostiamo lasciamo impronte: segni di passaggio impressi nella neve, nella sabbia, nel fango, nell'erba, nella rugiada, nella terra, nel muschio. È facile tuttavia dimenticare questa nostra predisposizione naturale, dal momento che oggi i nostri viaggi si svolgono per lo piú sull'asfalto e sul cemento, sostanze su cui è difficile imprimere una traccia.
Molte regioni hanno ancora le loro antiche vie, che collegano luogo a luogo, che salgono ai valichi o aggirano i monti, che portano alla chiesa o alla cappella, al fiume o al mare».


Robert Macfarlane è l'ultimo, celebrato poeta della natura, erede di una tradizione che da Chaucer fino a Chatwin e Sebald è capace di trasformare una strada in una storia, un sentiero su un altopiano in un viaggio nella memoria.
Riallacciando l'ancestrale legame tra narratore e camminatore, Macfarlane compie il gesto piú semplice, eppure oggi anche il piú radicale: quello di uscire dalla sua casa di Cambridge e iniziare a camminare, a camminare e osservare, a osservare e raccontare. Battendo i sentieri dimenticati di Inghilterra e Scozia, l'antico «Camino» di Santiago, le strade della Palestina costellate di checkpoint e muri di contenimento, gli esoterici tracciati tibetani, Macfarlane riesce, come un autentico sciamano, a far parlare paesaggi resi muti dall'abitudine, a dare voce ai fantasmi che li abitano, a leggere per noi i racconti con cui gli uomini hanno abitato il mondo.

Hanno detto di questo libro:

«Un libro che, come i sentieri piú preziosi, è sempre diverso ogni volta che lo percorri». (The Guardian)

«Leggi Macfarlane e sarà impossibile fare di nuovo una passeggiata insignificante».(Metro)

Robert Macfarlane, appassionato alpinista, critico letterario, collaboratore della BBC e insegnante a Cambridge, è autore di Come le montagne conquistano gli uomini (Mondadori 2005), Luoghi selvaggi (Einaudi, 2011) e Le antiche vie (Einaudi 2013).

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
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