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28 maggio 2019 2 28 /05 /maggio /2019 07:13
Franco Michieli, L'estasi della corsa selvaggia.  Piccoli voli a corpo libero dalla terra al sogno, Ediciclo Editore (Collana Piccola filosofia di viaggio), 2017

Franco Michieli, nel suo L'estasi della corsa selvaggia. Piccoli voli a corpo libero dalla terra al sogno, pubblicato nel 2017 da Ediciclo (Collana Piccola Filosofia di Viaggio), ci racconta della sua passione per per la "corsa selvaggia" e del suo specialissimo modo di interpretare la pratica della corsa in natura.

L'autore, prima di diventare un cultore del trekking di alto livello (nell'ambito della quale disciplina ha siglato alcune grandi imprese), ma anche delle lunghissime camminate a piedi in totale autonomia, ha praticato in gioventù la corsa competitiva, misurandosi - se ricordo bene - nella distanza dei 1500 metri. Poi, ha lasciato l'agonismo, ma non ha dimenticato la pratica della corsa che ha voluto sviluppare a misura delle sue esigenze e dei suoi ideali.
Proprio durante la naja, alla ricerca di stimoli che lo facessero sentire vivo e vitale e che gli procurassero soprattutto empiti di libertà, riesumò la pratica della corsa adolescenziale. Ma in una sua speciale versione, di cui riassumo qui alcune caratteristiche:
1. si trattava di corse in totale libertà, in solitudine, con lo scopo di raggiungere nel più breve tempo possibile (ma senza lo stress della gara e della competizione con altri) colli, alpeggi, cime montuose.
2. Le sue corse erano "a tempo" e quindi senza l'occasionale oziosità delle camminate outdoor in montagna: per tutto il servizio militare erano limitate dal tempo della libera uscita, una cui parte doveva essere impiegata per raggiungere in auto il punto di inizio della corsa nella location prescelta. Ma in ogni caso, benché un occhio all'orologio fosse necessario (soprattutto al tempo dei quelle sue prime esperienze) o possa comunque tornare utile, per mantenere un certo orientamento temporale, la corsa selvaggia esclude rigorosamente l'uso del cronometro. L'obiettivo non è siglare dei record, ma dimostrare - soprattutto a se stessi - che compiere una certa impresa è possibile.
3. Solo in seguito, una volta finito il servizio militare i suoi obiettivi poterono farsi ancora più ambiziosi, non avendo più la spada di Damocle del limite di tempo puntata addosso.
4. Pur andando in montagna, l'attrezzatura di Michieli era ridotta al minimo: totale libertà dunque.
5.Totale rifiuto della tipologia della Corsa in Montagna e dello Sky Running e delle loro estremizzazioni atturali, ma soprattutto delle imprese cronometriche.
Quella di Michieli si configurò subito, così egli descrive in questo piccolo e affascinante libro, come una corsa fuori da qualsiasi schema conosciuto, certamente non omologabile: ma egli precisa che non vuole imporre il suo Verbo a nessuno. Gli preme soltanto sottolineare che questo è il suo personale modo di intendere la corsa in natura. 
Una corsa che lui stesso ha definito "selvaggia" e tale da suscitare, per via di questa sua particolarissima configurazione, una condizione "estatica"della mente.
Successivamente Michieli ha avviato un'intenso attività di Trekking che ha raccontato in altri libri, ma - nel corso del tempo - ha mantenuto e affinato la pratica della corsa selvaggia.Questo scritto di Michieli si legge con molto interesse, sia perché si presenta in forma di diario molto personale, ma soprattutto perché - considerando il fanatismo che avviluppa il mondo della corsa in natura (sia da parte dei top runner sia da parte dell'esercito degli "amatori" - propone in fondo quello che è un sano antidoto ad ogni forma agonismo "malato" e "coatto": qui, infatti l'unico confronto è con se stesso e con il desiderio di raggiungere dei propri personali traguardi, vivendo al tempo stesso un vivificante rapporto con la natura.

Franco Michieli

(Quarta di copertina) La collana «Piccola filosofia di viaggio» ha invitato Franco Michieli, geografo ed esploratore, corridore in incognito, a raccontare la corsa selvaggia in natura: una pratica istintiva e poetica lontana da cronometri e competi/ione. 
Un'esperienza liberatrice, in empatia con animali e montagne, in cui il tempo pare dilatarsi e la distanza ridursi. L'estasi dell'immaginazione.

L'Autore. Franco Michieli classe 1962, geografo, residente nelle Alpi, scrittore e originale esploratore, è esperto nel campo delle lunghe traversate selvagge. Da ragazzo ha praticato l’atletica leggera, recuperata in forma nuova quando, costretto in caserma dal servizio militare, la corsa gli permise di salire e scendere decine di vette della Valle d’Aosta nelle brevi libere uscite serali. Da allora la corsa selvaggia fa parte della sua vita. Fra i suoi libri, “La vocazione di perdersi” (Ediciclo 2015), finalista al Premio Alvaro, ma anche il recente "Andare per silenzi", edito da Mondadori nel 2018

 

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12 marzo 2019 2 12 /03 /marzo /2019 11:17
Giovanni Storti e Franz Rossi, Niente Panico si continua a correre, Mondadori (Collana Le Strade Blu), 2018

Dopo l'imperdibile, "Corro perché mia mamma mi picchia", il duo di amici runner (uno, Giovanni Storti è il noto uomo di spettacolo; l'altro Franz Rossi è direttore di un magazine molto seguito dagli appassionati del running amatoriale ed è lui stesso runner di vecchia data), è arrivato in libreria alla fine del 2018 Niente panico, si continua a correre, per i tipi di Arnoldo Mondadori Editore (Collana Strade Blu): si tratta di un libro spassoso su come è correre "dieci anni dopo" o "vent'anni dopo" e su come occorra modulare la passione del running man mano che le forze scemano e non è più possibile realizzare le imprese di prima, il tutto raccontato con una grandissima ironia attraverso una serie di episodi, in cui considerazioni varie ed esperienze personali si intersecano con la narrazione di storie che riguardano il mondo della corsa, oppure con la presentazione di fantasiosi ed improbabili personaggi che hanno cercato di introdurre variazioni nell'arte del running e dell'allenamento finalizzato alla corsa, intermezzi che sono dei veri e propri sketch comici. 
Capitolo dopo capitolo si ritrova il gusto infinito della narrazione di storie di corsa, sia che riguardino gli Autori in prima persona, sia che riguardino altri: il libro è interamente scritto a quattro mani e gli autori, come viene sottolineato in premessa (come del resto era stato fatto nel precedente volume) hanno optato per non firmare i singoli capitoli (anche quelli in cui l'oggetto del racconto è un'"impresa" di corsa vissuta solo da uno dei due.
La lezione che se ne trae è che passata una certa età si può e- e si deve - a continuare a correre, a trarre piacere da quest'attività, ma soprattutto divertendosi e imparando a fare anche altro. E, infatti, a differenza che nel precedente volume in cui i due autori si soffermavano a raccontare (sempre con uno stile semiserio e con una buona dose d'ironia) imprese podistiche compiute indossando il pettorale, qui vi sono anche resoconti di tour in bici, di passeggiate, di piccoli o grandi trekking.
Insomma, gli autori vogliono dire che all'avanzare dell'età, si può sempre reagire, trovando di volta in volta la ricetta migliore per evitare di stressarsi troppo, continuando nello stesso tempo a divertirsi, con la sensazione di essere sempre performativi.
Questo approccio ironico allo story telling podistico è di fondamentale importanza e fa da contraltare - come un sano antidoto - all'esaltazione di quei runner che continuano a darci sotto, in modi non realistici, malgrado lo scorrere del tempo, ricorrendo a pietose menzogne per giustificare il proprio calo prestativo oppure facendosi male, alla lunga. Aggiungerei anche che la preziosa lezione che viene portata avanti è quella che chi corre senza ironia, prendendosi troppo sul serio, è perduto: e, soprattutto, non riuscirà a riciclarsi verso nuove forme sostenibili di running. Insomma, dicendolo molto sinteticamente, bisogna farsi fautori della celebre 
frase manzoniana: "Adelante, Pedro, ma con juicio".
L'unico difetto che io ho trovato nel volume è che le narrazioni riguardano partecipazioni ad eventi che sono troppo lontani dalle possibilità dei runner qualunque, quelli che non sono celebri, che non sono uomini di spettacolo e che non sono in alcun modo sponsorizzati.
A mio avviso, il narcisismo dell'eccezionalità delle imprese configge in qualche misura con il tipo di messaggio che i due autori vogliono veicolare. Questo tipo di scarto rischia di ottenere l'effetto pedagogico opposto, accentuando in alcuni lettori il senso di frustrazione.
Il volume è introdotto da una prefazione di Giovanni Porretti.

(Dal risguardo di copertina) Quello che si impara percorrendo di corsa chilometri lungo strade e sentieri è un vero e proprio stile di vita, in grado di migliorare la qualità della nostra esistenza. 
Nella prefazione a questo libro, Giacomo Poretti sostiene che ai tempi dei nostri antenati si sapeva già molto del nostro degrado fisico e mentale. Gli australopitechi « intorno ai 20 anni facevano le gare con i giaguari, e spesso li battevano, arrivati ai 40 dopo 200 metri di corsa si fermavano per una birretta, a 60 anni, se ci arrivavi, ringraziavi il dio del sole e al massimo giocavi a scopone, te ne stavi rintanato nella tua bella grotta perché se per caso incontravi un giaguaro non riuscivi a fare 3 passi di corsa e finivi sbranato. L'uomo primitivo era ignorante e tirava su con il naso, ma era saggio, sapeva come godersi l'ultimo tratto di vita senza traumi e pericoli.» Oggi invece pare che questa consapevolezza sia andata persa. Si gareggia per il primato personale, per battere gli amici, per migliorarsi ad ogni costo. Si gareggia contro il tempo, ma sfidare il tempo che passa ha davvero senso? È una sfida persa in partenza per Giovanni Storti e Franz Rossi, la coppia di corridori scrittori che abbiamo imparato ad apprezzare con Corro perché mia mamma mi picchia . Gli anni passano per tutti: c'è chi se ne accorge vedendo il figlio cresciuto o i capelli incanutiti, e c'è chi li misura osservando i chilometri percorsi o la velocità raggiunta in gara. Ma la verità è che l'età non è nemica della corsa, basta saperla prendere con saggezza ed equilibrio. In un libro ricco di aneddoti personali e di avventure in giro per il mondo, Giovanni e Franz ci dimostrano che anche se il corpo invecchia non si può dire altrettanto dello spirito. Quello che si impara percorrendo di corsa chilometri lungo strade e sentieri è un vero e proprio stile di vita, in grado di migliorare la qualità della nostra esistenza. Dalla vetta del Kilimangiaro alla Grande Muraglia cinese, dalle corsette sotto casa alle maratone nel deserto, continua il viaggio di questi «assaggiatori di corse», come ebbero modo di definirsi, con un obiettivo preciso, dimostrare come spesso la ricerca del proprio record personale può avere come effetto collaterale la felicità. Un libro imperdibile per chi corre e per quelli che non capiscono perché, pur passati i sessanta, si continui a correre. «E poi,» ricorda Giovanni «se ho iniziato a correre io a cinquant'anni, possono farlo tutti!»

Gli Autori 
Franz Rossi è un girovago. Nato a Venezia, cresciuto a Trieste, ha girato a lungo l’Italia fino a quando ha trovato un equilibrio dinamico a metà tra Milano (da dove dirige una software house) e un paesino della Val d’Aosta (dove si rifugia nella natura). Essendo fondamentalmente un pigro, cerca di sfruttare ogni occasione per vivere le sue passioni: così viaggia per correre e conoscere persone nuove. E viaggiando colleziona storie da raccontare. Tra i suoi libri ricordiamo Corro perché mia mamma mi picchia (Mondadori 2013, con Giacomo Storti), Una seducente sospensione del buon senso. Viaggio alla scoperta di ciò che devi lasciare (Mondadori, 2016).

Giovanni Storti (Milano, 20 febbraio 1957) è un comico, attore, sceneggiatore, scrittore e regista italiano parte del noto trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo.
La parte più importante della sua carriera di attore è prima in coppia con Aldo (dal 1982) e poi, dal 1991, anche con Giacomo. Ha lavorato in Sardegna (nel 1985 continuando per qualche anno a seguire) presso il Palmasera Village Resort di Cala Gonone insieme a Marina Massironi, Aldo e Giacomo. All'epoca, con Aldo, formava un duo chiamato La Carovana.
Quello stesso gruppo vedeva giovanissimi anche Stefano Belisari (Elio e le Storie Tese) come d.j., Giorgio Porcaro, Mario Zucca, Marino Guidi, Eraldo Moretto e altri.
Oltre questo, si registra l'attività di insegnamento di acrobazia teatrale presso la Civica Scuola d'Arte Drammatica di Milano e la cura dei movimenti dello spettacolo Pugacev di Franco Branciaroli. Nel 1989 fu regista dello spettacolo Non parole ma oggetti contundenti scritto da Giacomo. Come si può dedurre dai film del trio, Giovanni è un grande tifoso interista. È inoltre l'unico componente del trio che vive a Milano, precisamente nella zona di via Paolo Sarpi. È un maratoneta e ha partecipato a diverse competizioni, tra cui una nel deserto del Sahara. Pratica il Tai Chi presso la scuola Chang di Milano.

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29 settembre 2017 5 29 /09 /settembre /2017 16:04

(MC) Ieri, 28 settembre 2017, è stata strappata brutalmente all'affetto dei suoi cari Alessandra Casiraghi, sorella dell'ultrarunner Monica Casiraghi, ma anche lei sportivissima con la passione dell'alpinismo d'alta quota, una passione che l'aveva portata in oltre 25 anni di attività a scalare tutte le cime alpine oltre i 4000 metri (ben 82), impresa completata nel 2016 che  l'ha collocata quarta donna italiana e sesta nel mondo a potersi fregiare di un simile titolo.
E' stata travolta da un TIR mentre andava in bici.
Accanto al dolore per la perdita di una persona tanto eccezionale, quanto schiva e poco roboante nelle sue imprese, si aggiunge lo sconcerto e lo sdegno di vedere ancora una volta una vita strappata all'affetto dei propri cari da un dvento così inaccettabile che evidenzia ancora una volta la precarietà in cui coloro che usano la bici, per passione o per sport sono costretti a muoversi, sempre sotto la spada di Damocle della distrazione o della noncuranza dei guidatori dei mezzi motorizzati, ma anche a causa della mancanza di un sistema organico di piste ciclabili, urbane ed extraurbane, come si possono trovare nella maggior parte dei paesi europei "civilizzati", di quelli cioè che si preoccupano di fornire ai propri cittadini una serie di infrastrutture non solo per lo sport e il tempo libero, ma anche per la mobilità sostenibile, espressione che dai nostri governanti è solo utilizzata come slogan vuoto e che, solo raramente, dà adito a effettivi provvedimenti organici e di ampio respiro.
A Monica Casiraghi e ai familiari tutti le nostre più sentite condoglianze, ma anche quelle di tutti gli sportivi che seguono questo Magazine.

Alessandra Casiraghi

(commento postato su FB da Fiorella Fretta) Sono davvero troppi i ciclisti che perdono la vita travolti da un'auto o da un camion, come è accaduto ieri all'amica Alessandra Casiraghi.
Alpinista per passione, sorella della cara Monica Casiraghi, l'ultrarunner pluripremiata con titoli italiani e mondiali.
Alessandra aveva raggiunto un traguardo importante: aveva scalato tutte le cime oltre i 4000 metri, ben 82 in circa 25 anni di attività, quarta donna italiana e sesta al mondo nel compiere l'impresa. Conosco Monica e solo recentemente, attraverso Facebook , ho avuto il privilegio di diventare anche amica di Alessandra.
Un'amicizia che purtroppo non si concretizzerà mai in una conoscenza diretta, perché questa donna schiva, appassionata di uno sport che l'avvicinava al cielo, ha perso la vita travolta, mentre andava in bici, da un camion.
La notizia mi ha colpita profondamente perché, anche se virtualmente, mi ero già affezionata a questa donna forte e discreta.
Mi colpisce anche l'aumento esponenziale del numero dei ciclisti travolti da camion e auto.
Se pure in certi casi gli incidenti sono da imputare a disattenzione del ciclista sono convinta che i mezzi a motore dovrebbero porre molta più attenzione nella guida.
Questi mortali incidenti strappano vite innocenti ai propri cari, ma credo che possano lasciare anche strascichi di rimorso per tutta la vita in chi li ha provocati.

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31 maggio 2016 2 31 /05 /maggio /2016 17:40
Circuito Ecotrail Sicilia 2016. L'Etnatrail a Ragalna, il prossimo 26 giugno,  assegnerà il "Trofeo Salvatore Crispi"
Circuito Ecotrail Sicilia 2016. L'Etnatrail a Ragalna, il prossimo 26 giugno,  assegnerà il "Trofeo Salvatore Crispi"
Circuito Ecotrail Sicilia 2016. L'Etnatrail a Ragalna, il prossimo 26 giugno,  assegnerà il "Trofeo Salvatore Crispi"
Circuito Ecotrail Sicilia 2016. L'Etnatrail a Ragalna, il prossimo 26 giugno,  assegnerà il "Trofeo Salvatore Crispi"

In concomitanza dell'Etnatrail che si svolgerà a Ragalna sulla distanza di 50 km, in programma il prossimo 26 giugno 2016 e promosso da Sportaction ASD nel contesto del Circuito Ecotrail™ Sicilia, il magazine online Ultramaratone Maratone e Dintorni ha istituito il "Trofeo Salvatore Crispi" che, dopo questa anteprima 2016, andrà a regime nelle successive edizioni.
E' stata scelta questa manifestazione, sia per la sua importanza, sia per la vicinanza in termini di date al giorno della dipartita di Salvatore Crispi, fratello del Direttore responsabile della testata e scomparso prematuramente il 21 giugno 2015.
Salvatore CrispiA distanza di poco di un anno dalla sua morte lo si vuole ricordare così, legando il suo nome al Circuito Ecotrail Sicilia e ad ASD Sportaction che si sta distinguendo nel corso di quest'anno con una campagna, quella del "Progetto Joelette", già avviata alla fine del 2015, per l'acquisto di una joelette che è una carrozzina monoruota che, trasportata da quattro portatori, rende possibile a disabili fisici e psichici la fruizione di sentieri accidentati in natura.
Salvatore Crispi, responsabile del Coordinamento H Onlus per la Tutela dei Diritti dei Disabili della Regione Sicilia, si è distinto nel corso di gran parte della sua vita per l'enorme ed ininterrotto impegno sia nel mettere in rete le associazioni che si occupano di disabilità, sia nel dar vita ad un'interfaccia produttiva di cambiamenti tra esse, i cittadini e la pubblica amministrazione.
Caposaldo del suo pensiero (e della sua prassi) era quello di abolire i particolarismi e gli interessi di parte e dar vita con diuturno impegno ad un movimento unitario di maggiore peso e sostanza nella battaglia con le istituzioni: una battaglia contro omissioni e mancate applicazioni di leggi esistenti, peraltro.
E altro punto centrale del suo pensiero è quello secondo cui la battaglia per la tutela dei diritti dei disabili è una battaglia per la tutela dei diritti civili di tutti: infatti,tutti i cittadini, prima o poi, anche quelli non disabili per malattia dalla nascita o sopraggiunta, in periodi diversi della propria vita possono doversi confrontare (anche solo temporaneamente) con analoghi problemi.
Infine, il terzo pilastro della sue riflessioni e conseguentemente delle sue battaglie, era che le disabilità non vanno privilegiate, bensì "normalizzate", considerando che i disabili sono semplicemente dei cittadini che hanno dei bisogni diversi di cui bisogna tenere conto nel contesto di una società che voglia definirsi civile.
Salvatore Crispi, disabile egli stesso dalla nascita in quanto portatore di una tetraplegia spastica di origine perinatale, è stato definito in alcuni articoli in suo ricordo comparsi alla sua morte, come "Il gigante dei diritti dei disabili".
Ed è così che lo si vuole ricordare con il Trofeo Salvatore Crispi.

In cosa consisterà il Trofeo Salvatore Crispi che arricchirà la cerimonia delle premiazioni dell'Etnatrail?
Innanzitutto, ai primi arrivati uomo e donna verrà consegnata una targa commemorativa di ceramica, realizzata in un laboratorio artigianale di Palermo.
Alle due targhe si aggiungeranno 7 medaglioni pure di ceramica, di cui cinque andranno ai quattro portatori di joelette che sarà presente per l'occasione per un giro dimostrativo e al disabile che con essa verrà trasportato.
Due medaglioni verranno consegnati al primo uomo e alla prima donna classificati appartenenti alla compagine ASD Sportaction .
Sui medaglioni, oltre ad un dettaglio del logo del Progetto Joelette, comparirà la scritta "Per l'impegno profuso".

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5 aprile 2016 2 05 /04 /aprile /2016 19:19
Suissegas Milano Marathon 2016 (16^ ed.). Constantin Bostan finisher su una gamba sola
Suissegas Milano Marathon 2016 (16^ ed.). Constantin Bostan finisher su una gamba sola
Suissegas Milano Marathon 2016 (16^ ed.). Constantin Bostan finisher su una gamba sola
Suissegas Milano Marathon 2016 (16^ ed.). Constantin Bostan finisher su una gamba sola

Una sintesi di immagini su Constantin Bostan

il moldavo, da tempo residente in Italia (Rho, in provincia di Milano), Constantin Bostan, amputato di una gamba e procedendo sulle stampelle aveva partecipato nel 2015 alla Firenze Marathon aveva tagliato il traguardo per ultimo, realizzando una grande - anzi grandissima - vittoria morale.
Era un suo sogno nel cassetto partecipare ad un' altra maratona e così è stato. Di nuovo sulle stampelle si è presentato allo start della Milano Marathon che è andata in scena il 3 aprile 2016 e ha tagliato il traguardo, portando a termine la sua fatica, anche questa volta con grande giubilo e anche questa volta impartendo a tutti con il suo esempio una grande lezione di vita..

Constantin Bostan è volontario soccorritore della pubblica assistenza ANPAS Rho Soccorso.

Di seguito le sue impressioni scritte nel post-gara.

Ciao a tutti. Oggi é il secondo giorno dopo la Maratona di Milano.
Mi sono preso una piccola pausa per riflettere e per mettere giù qualche riga sulla mia e sulla nostra impresa.
Giorgio, prima della maratona non mi sentivo in grande forma, ma credo che tutti abbiano sperimentato queste sensazioni nel pre-gara.
La mattina, mentre andavo prendere il treno, sentivo una pesantezza enorme. Prima di arrivare a Porta Venezia ad un certo punto, ho sentito pronunciare il mio nome, ho girato la testa e all'improvviso ho visto il nostro mitico Antonio Andò Capasso e subito dopo abbiamo preso un caffè assieme
"La barista era Moldava, molto simpatica...".
Colgo l'occasione per ringraziare qui Antonio per le sue foto che, quando capita, me le scatta sempre. Arrivando a Porta Venezia e vedendo arrivare tutti i miei compagni di squadra ‪#‎Urbanrunners‬ piano piano mi sono ripreso.
Dopo le nostre foto in gruppo e non solo, mi sono avvicinato alla linea della partenza, dove sono stato riconosciuto da diverse persone che mi avevano già visto prima e che mi chiedevano se la distanza della Maratona l'avrei percorsa tutta.
La risposta la sapete già.
Ed é già ora di partire. Ecco lo sparo dello start.
Di nuovo applausi per tutti quanti.
Al 4° km, mi si affianca, come avevamo deciso in precedenza, il grande compagno Rudy Onnyrun Canevari che, con la sua bicicletta, mi stato vicino su tutto il percorso per darmi una mano in caso di necessità.
Al 7° km c'è l'incontro con la Kanako Nasu che mi aspettava con una bottiglia di acqua, per un abbraccio e un bacio.
E di nuovo partenza e via.
Andando avanti per chilometri incontravo tutti i miei compagni di squadra e non solo che mi sostenevano con le loro incitazioni: "VAI AVANTI!".
Ho raggiunto i 21 in 3.28.59: ormai tutti erano spariti.
C'era solo il mio compagno Rudy con la bici e dei poliziotti che ci scortavano verso il traguardo.
Ho pensato: ''Neanche un politico ha avuto mai una simile scorta".
Ormai sentivo la fatica e le forze cominciavano a lasciarmi.
Ed ero già con il pensiero al 28° km dove l'anno scorso mi ero fermato: e questi 6 km sono stati un vero inferno.
Vedevo e parlavo con un altro mondo, e solo la voce di Rudy mi riportava sulla terra.
Così, dopo aver superato l'incubo del 28° km, siamo ripartiti: io mi fermavo e mi bagnavo la testa di continuo lungo il percorso.
Più in là, ci sono venuti incontro con le bici i compagni di squadra che avevano già finito la loro gara e fui felice di vederli.
All'ultima salita prima del finale c'era tutta la squadra #Urbanrunners che mi aspettava e con loro ho proseguìto per percorrere le ultime centinaia di metri.
Io vedevo e non vedevo: ero tropo cotto.
E solo il coro di incoraggiamenti mi teneva sveglio.
Negli ultimi metri, da lontano, ho visto un nastro blu e mi sono chiesto cosa fosse.
Sentivo: "Constantin, Constantin, Constantin!"
Tutti quanti mi aspettavano, taglio il nastro...
Non sapevo cosa fare prima: godere per la gioia o piangere di gioia.
Mi sono inchinato a tutti quanti per avermi regalato questa giornata piena di amore, di amicizia, di felicità.
Grazie! Un abbraccio a tutti dal vostro Constantin.

Costantin Bostan

Il vincitore della suissegas Milano marathon 2016Ed ecco un resoconto tecnico dei risultati della Suissegas Milano Marathon, nell'articolo di Matteo Moscati su www.podistilive.it.
La Suissegas Milano Marathon parla keniano: vincono Ernest Kiprono Ngeno e Brigid Kosgei che stabilisce il suo personal best. Ma anche record di partecipanti.

Si è svolta il 3 aprile 2016 la 16^ edizione di SuisseGas Milano Marathon, un’edizione di successo, che ha fatto registrare la partecipazione di quasi 20.000 runner e performance di ottimo livello, confermando ancora una volta il percorso della maratona meneghina come uno dei più veloci sul territorio italiano.

Il vincitore Ernest Kiprono Ngeno, atleta keniota classe 1995, ha tagliato per primo il traguardo in 2 ore 08’ 15”. Dietro di lui il connazionale Ishhimael Chemtan, che con 2 ore 08’ 20” ha ottenuto il suo miglior tempo personale. Risultato da record anche per il veterano Kenneth Mburu Mungara (Kenya), vincitore dell’edizione 2015, che ha chiuso terzo a 2 ore 08’ 38”, infrangendo nuovamente il primato della categoria Master M40.

Prima tra le donne la keniota Brigid Kosgei che ha corso in solitaria per tutta la gara e ha tagliato il traguardo con un tempo di 2 ore 27’ 45”, abbattendo il proprio personal best di ben 20 minuti e 14 secondi. Medaglia d’argento per la portoghese Vera Nunes (2 ore 37’ 11”), mentre terza classificata la cubana Dailin Belmonte (2 ore 42’ e 44”), qualificata alle Olimpiadi di Rio grazie al tempo ottenuto.

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25 febbraio 2016 4 25 /02 /febbraio /2016 07:35
(Angela Gargano alla maratona di Messina 2016 - foto di Maurizio Crispi)
(Angela Gargano alla maratona di Messina 2016 - foto di Maurizio Crispi)
(Angela Gargano alla maratona di Messina 2016 - foto di Maurizio Crispi)

(Angela Gargano alla maratona di Messina 2016 - foto di Maurizio Crispi)

Lo psicologo Matteo Simone - lui stesso ultrarunner -, nel quadro del suo progetto di sistematiche interviste a ultramaratoneti con lo scopo di tracciare i loro profili e di scoprire le loro motivazioni, ha intervistato di recente la pugliese Angela Gargano, super-maratoneta e ultramaratoneta, con un carniere di ben 707 maratone disputate in carriera (le Ultra incluse in questa cifra) ed finisher di numerose ultramaratone estreme, come la famosa "Marathon des Sables", oppure la Nove Colli Running o la Spartathlon.
Angela Gargano, alcuni anni fa, si è guadagnata la registrazione nel Guinness Book of World Records per aver corso ben 100 maratone in un solo anno.

Angela Gargano alza le braccia al cielo, tagliando il traguardo di una delle sue innumerevoli gare(Matteo Simone) Angela Gargano é una donna straordinaria. La si incontra in tante maratone, in tante ultramaratone, nelle gare più impensabili e difficili quali la Nove Colli Running sulla distanza di oltre 200 km, in gare di 24 ore di corsa, nelle 6 giorni podistiche e perfino nelle 10 giorni di corsa: insomma, sinora, la sua è stata una vita di corsa e di corse. Solare ed amichevole sempre con il sorriso e pronta ad aiutarti.

Ti sei sentita campionessa nello sport almeno un giorno della tua vita o sempre un comune sportivo?Ho vinto qualche maratona ed ultra, nel 2002 ho corso 100 maratone in un anno solare ed inscritta nel Guinness World Record, ad Antibes ho stabilito la migliore prestazione femminile italiana della 6 giorni (564,220 km) e ad Atene la migliore prestazione femminile italiana della 10 giorni (826,00 km), ma non mi sono mai sentita una campionessa. Però, una sola volta mi sono sentita tale, e non per aver vinto, semplicemente per aver tagliato il traguardo della Nove Colli (202 km)”.

Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance?E’ risaputo che lo sport faccia bene. Quando corro mi sento libera, mi piace allenarmi lungo il mare per respirare ossigeno iodato, conoscere nuova gente e località interessanti. Tutto questo ha contribuito al mio benessere e, conseguentemente, a migliorare la prestazione”.

Più c’è benessere e più c’è performance, è quello che dovrebbe accadere anche nelgi ambienti di lavoro, più il personale sperimenta benessere negli ambienti di lavoro e più è produttivo e performante.

 

Come hai scelto il tuo sport?Non l’ho proprio scelto, mi si è presentato dopo il matrimonio, e l’ho adottato. La domenica, mio marito, dopo che avevamo lavorato insieme tutta la settimana, usciva per una corsetta, mentre io rimanevo in casa a pulirla e a preparare da mangiare. Ciò che ha scatenato la mia voglia di correre è stato il vederlo rientrare sudato, stanco, rilassato e felice. ‘Bene!’, dissi fra di me ‘farò altrettanto, lo seguirò!’”.

Importanti sono i modelli di riferimento, vedere altri che stanno bene facendo sport spinge a provare.

Nella tua disciplina quali difficoltà si incontrano?All’inizio gli allenamenti sono stati duri. Per me che cominciavo da zero e molto impegnata in un lavoro libero-professionale, è stato faticoso. In tutti i modi, dopo due mesi ero già schierata sulla linea di partenza della Roma-Ostia. Ma era la maratona il mio obiettivo primario, che ho realizzato poco dopo. Entrata nel mondo dei maratoneti, mi sono lasciata trascinare dalla loro filosofia di vita. Portata a termine la prima 42 km, le altre e le ultramaratone sono venute come le ciliegie tanto da averne completate 707 a tutt’oggi”.

707 maratone, un numero notevole, trattasi di una super donna.

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara?Personalmente, adoro la pasta e i dolci”.

Cosa ti farebbe mollare e cosa ti fa continuare a fare sport?Non ho mai pensato di mollare. Con l’età qualche dolorino comincia a presentarsi, ma io vado avanti e voglio imparare a convivere. Mi hanno insegnato ad ascoltare il mio cuore e la mia mente”.

Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance?Il matrimonio, che mi ha fatto conoscere il mondo della corsa. Solitamente, gestisco io la mia gara, ma in gare particolarmente difficili per una non buona organizzazione o nelle gare di montagna che presentano qualche rischio, mio marito mi è vicino e mi infonde sicurezza e benessere. Se poi voglio migliorare i miei tempi, devo obbligatoriamente fare allenamenti con mio marito; quando esco da sola o con le amiche corro a ritmi turistici.

Qual è stata la gara della tua vita dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “In ogni gara mi impegno e cerco di dare sempre il massimo. L’emozione più grande che conservo nel mio cuore e che rivivo ogni volta che ci penso, è quella provata quando ho tagliato il traguardo della Nove Colli. Tutti gli amici romani della Villa De Sanctis mi sono venuti incontro e mi hanno accompagnato fino all’arrivo, dove c’era mio marito che mi ha abbracciato dicendomi: ‘Sei stata fortissima!’”.

La Nove Colli, una gara di 202 km con tantissimo dislivello diventa per Angela una fonte imortantissima di autoefficacia per essere riuscita a portre a termine un impresa e per il riconoscimento ricevuto da parte di tutti. Diventa una risorsa per Angela e va custodita sempre con se.

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la sicurezza, la convinzione che ce la puoi fare nello sport o nella vita?La corsa mi ha aiutato a superare tante difficoltà, è riuscita a farmi sentire più forte, più sicura. Nel 1999 ho portato a termine la Marathon de Sables, 224 km in cinque giorni in autosufficienza idrica ed alimentare; pensavo che non sarei stata in grado di arrivare in fondo, e invece ce l’ho fatta. Questa gara mi forgiato il carattere e ha contribuito a rafforzare la fiducia nei miei mezzi”.

Ha saputo costruire la sua autoefficacia Angela, gara su gara, riuscendo ogni volta ad alzare un pochino l’asticella delle difficoltà.

Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? Umiltà, resistenza fisica e mentale, tenacia

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport al tuo benessere o alla tua performance?La fatica non esiste. E’ un fatto psicologico. Basta non pensarci, e svanisce. In gara, può essere tanta, ma appena da lontano intravedo lo striscione d’arrivo mi sento fresca come una rosa, e felice taglio il traguardo

E’ quello che emerge dalle interviste a tanti ultramaratoneti, la fatica non esiste, c’è la voglia di misurarsi con se stessi, con gli altri, con le difficoltà, ma la stanchezza e le crisi come vengono così se ne vanno nella maggior parte dei casi.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva tesa al benessere o alla performance?A parte mio marito che crede in me e mi stimola, tutti gli altri parenti pensano che io non sia del tutto normale, specialmente quando mi hanno visto correre sotto la pioggia gelida. Sono convinti che io esageri, o per lo meno che mi sottoponga a stress che non danno nessun ritorno benefico, anzi che vada in cerca di guai!".

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva?Correvamo la 100 km di Sicilia da Trapani a Palermo, e come al solito mio marito era molto avanti a me. Lo raggiunsi intorno al 50° km, notando che era claudicante e in evidente difficoltà. Mi aveva aiutato tante volte ed era mio dovere fermarmi per rendermi conto personalmente delle condizioni della caviglia che si teneva tra le mani. Gli chiesi come stesse, e mi rispose di star bene e di non aver bisogno di aiuto. Mi accorsi che mentiva per non farmi preoccupare, ma era la risposta più conveniente per me. Mi ero informata sul suo stato di salute e mi aveva rassicurato, avevo la coscienza a posto! Neppure un attimo per fermarmi, e ripartii come un razzo. L’occasione era troppo ghiotta per me. Per la prima volta nella mia vita potevo giungere prima di lui al traguardo. Fui prima assoluta, e detti un’ora di distacco a mio marito”.

Finalmente Angela ha superato anche il suo Maestro marito, bella soddisfazione anche questa, vincente e performante nello sport e nella vita famigliare.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica?Pensavo di essere timida, e certamente lo sono, ma ho capito che quando c’è da soffrire sono capace di tirar fuori un coraggio che non sapevo di possedere”.

Angela Gargano con Mike Bongiorno, dopo il suo record da GuinnessCome è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa nell’aver intrapreso un’attività sportiva costante ed impegnativa?Non ha stravolto le mie abitudini condividendo con mio marito la stessa passione. E’ diventata certamente meno monotona, anzi decisamente più eccitante ed intensa”.

Quali sono o sono state le tue sensazioni pregara, in gara, postgara?Prima della gara, sono sempre un po’ tesa; in gara, la tensione passa e imposto l’andatura in sintonia con le sensazioni che provengono dal mio corpo; tagliato il traguardo, anche ad essere stanca morta, la felicità invade il mio corpo e la mia anima”.

A seguito delle tue esperienze che consiglio ti andrebbe di dare a coloro che si trovano a dover fare scelte importanti nello sport?Non andare mai oltre i propri limiti. Mantenere in gara un comportamento leale e mai barare

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva?Mai!!! Non uso ristori personali, né faccio ricorso ad integratori o a farmaci analgesico-antinfiammatori. Alla 24 ore di Ciserano, sono stata sottoposta all’antidoping, ovviamente con esito negativo”.

Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping e per fare uno sport teso al benessere o alla performance? “Il doping può farti migliorare qualche performance, ma a lungo andare ti distrugge sia psicologicamente che fisicamente, quindi bisogna stare lontani da quelle persone che ti promettono falsi successi”.

Riesci ad immaginare una vita senza lo sport?No! Per me lo sport è vita, però, se un giorno la condizione fisica non dovesse essere ottimale, mi adatterò alla nuova situazione”.

Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni?La crisi, durante una gara lunga, prima o poi arriva. Bisogna camminare per qualche tratto e capire cosa sta succedendo. Di solito, così come è arrivata se ne va. Se poi è dovuta a qualcosa di più grave, bisogna avere il coraggio di fermarsi”.

E’ vero mai dire "non mi fermerò mai", è importante conoscersi bene e capire se è il momento di fermarsi per evitare ulteriori danni al proprio organismo che a volte potrebbero essere significativi ed anche irreparabili.

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport, se si per quali aspetti ed in quali fasi dell’attività sportiva?Non saprei. Per quanto mi riguarda, lo psicologo è dentro me”.

Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi a questo sport fatto di fatica, impegno, sudore, sofferenze? Lo sport fa bene, ti fa sentire più forte, ti dà sicurezza, ti fa pensare positivo. E’ una palestra che ti prepara ad affrontare le difficoltà della vita”.

Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare?Tantissimi sogni ho realizzato. Quando nel 1999 ho corso 27 maratone in un anno, sembrava che avessi fatto qualcosa di eccezionale, tanto che Giuliano Orlando, giornalista di Correre, mi dedicò tre pagine sulla rivista; ero su tantissimi settimanali, Gente, Donna Moderna e tanti altri, parlavano di una donna sempre in corsa, una stakanovista della maratona; fui invitata anche alla trasmissione televisiva La Ruota della Fortuna, condotta da Mike Buongiorno. La corsa mi ha fatto conoscere molte belle persone e mi ha fatto visitare molti luoghi. Ho corso nel deserto, al circolo polare artico, sull’Himalaya, in grandi città e in località sperdute che mai mi sarei sognato di visitare. Ho al mio attivo anche qualche buona performance come ho già riferito. Ma sogno ancora, come prima e più di prima. E’ arida una vita senza sogni. Quello più ricorrente è tagliare il traguardo di Atene-Sparta”.

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13 febbraio 2016 6 13 /02 /febbraio /2016 17:09
Paolo Vittone
Paolo Vittone

Paolo Vittone

La Lumaca e il tamburo. Favola di un viaggio alla riconquista del Tempo di Paolo Vittone ed Elisa Lussig (Infinito Edizioni, Collana Orienti, 2010) non è certamente un libro novità.
È stato pubblicato postumo nel 2010, dopo la morte per cancro di Paolo Vittone, a 46 anni, solo pochi mesi prima.
Paolo Vittore era un giornalista di Radio Popolare, redazione esteri, inviato nella guerra dell’ex-Jugoslavia.
Paolo Vittore, sapendo di essere malato terminale, tra un ciclo di cure e l’altro, decise di mettersi in cammino.
Non per dimenticarsi della malattia, poiché il cammino non consente facili evasioni.
Ma piuttosto per qcquisire una diversa e più profonda consapevolezzas: e quindi anche una maggiore presenza a se stesso, tanto più oppurtuna quando il tempo si fa stretto e si ha davanti un termine sempre più incombente.
Vittore si mise in cammino, da Trieste, per recuperare il tempo, il tempo per lui così prezioso. Fu Paolo Rumiz (che scrive l’introduzione al libro) a suggerirgli un cammino, e anche se all'inizio il suggerimento sembrasse azzardato per un uomo in quelle condizioni di salute, Vittone - una volta in cammino -ebbe poi modo di scoprire quanta forza gli venisse dal cammino: ce la faceva, e stava meglio, tanto che la malattia - seppur provvisoriamente - recedeva.
Da Trieste, Vittone ha camminato fino in Bosnia - la sua amata Bosnia - (anche se con tratti in auto), passando per Slovenia e Croazia.
La sua scrittura, delicata e profonda, dipinge con pochi tratti i luoghi e le persone, con sguardo empaticamente distaccato, coinvolto ma non troppo, se preferite.
E vi si parla delle ferite della guerra civile, di una guerra ancora così vicina ma ormai dimenticata, che preferiamo dimenticare. Dei nazionalismi e degli integralismi.
Vittone dipinge la parte sociale del territorio perché questo faceva, da giornalista. Ma dal suo ruolo di giornalista vuole smarcarsi, vuole vedere con occhio diverso, e quindi smette di ascoltare i discorsi delle persone, per fare dentro di sé un vuoto quasi zen, e lasciarsi baciare dagli elementi della natura.
In questo modo, egli ha recuperato il tempo, e il senso/la bellezza della vita, mentre di ciò che vedono i suoi occhi rimangono ricordi intimi, come lo sguardo acquoso del matto del villaggio, i profumi del bosco, la pioggia battente, il canto degli uccelli, uomini e donne dolci e accoglienti.
I ricordi più preziosi sono quelli delle emozioni, e valgono molto di più della cronaca o delle riflessioni socio-politiche.
Ecco la grande scoperta di Vittone, che ci lascia in eredità questo piccolo scritto da leggere e da rileggere con cura.

Accompagnano il libro i disegni di Elisa Iussig, che ha seguito Vittone per la prima parte del viaggio in auto, giovane donna incinta: disegni in bianco e nero, che rendono il libro ancor più poetico.
(Dal risguardo di copertina) Trieste molo audace. Un incontro è l'inizio di un viaggio a piedi di una donna incinta e di un uomo malato, confini estremi della vita, fino in Bosnia, passando per Slovenia e Croazia, varcando confini ufficiali e non, attraversando terre cattoliche, ortodosse e "meticce", fino a quelle dell'islam europeo, laico e aperto quanto ignorato. Un ultimo viaggio carico di sentimento in luoghi rimasti incolumi e in altri disfatti dalle guerre jugoslave degli Anni '90; posti in parte ricostruiti, altri in bilico tra passato bellico e futuro forse di pace; terre etnicamente purificate e terre meticcie, lungo il crinale che separa la cultura del mare e quella della terra. Introduzione di Paolo Rumiz.

 

Giugno 2008, una sera di pioggia. Qualcuno mi suonò al campanello di casa, a Trieste, aprii il portone, e dopo un minuto nella cornice della porta apparve lui. Smagrito, febbricitante, coperto di piaghe, ustionato sul naso e sul collo, lacero e fradicio fino alle ossa, ma totalmente felice. Paolo sembrava uno di quei cani che scappano nella stagione degli amori, e tornano a casa dopo giorni, magri, affamati e contenti. Le rughe, perfino gli eczemi e la pelle rovinata dalle terapie sembravano disegnati apposta per dare ancora più luce a uno sguardo infuocato da capitano di ventura…

Paolo Rumiz (dall'introduzione al volume)

Il retro della copertina

Il retro della copertina

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9 novembre 2015 1 09 /11 /novembre /2015 06:24
Psiche&Sport ha intervistato Giorgio Calcaterra: grande corsa, agonismo di prima qualità, ma sempre con brio

Psiche&Sport, il blog sportivo fondato da Stefano Ruzza e da Cesare Picco è andato ad intervistare Giorgio Calcaterra, campionissimo di corsa sulle lunghe distanze, tre volte campione del mondo 100 km su strada, vincitore per dieci volte consecutive della celebre 100 km del Passatore, ma anche per l'impresa di aver corso nel 2000 16 maratone sotto le ore 2h20, prima di votarsi all'Ultramaratona.
Non a caso, da molti è stato denominato affettuosamente "Re Giorgio".
Giorgio Calcaterra è una persona affabile alla mano, alle volte sembrerebbe un po' schivo ed introverso, poco disponibile al dialogo, ma è uno che comunica con gli occhi e che osserva.
Tanti si chiedono cosa egli pensi quando corre un'altramaratona, cosa senta: questa intervista dà alcune risposte a tali interrogativi, oltre a fornire alcuni inediti scorci sulla sua formazione alla corsa e sulla funzione del padre di Re Giorgio, come maestro ed ispiratore.
L'intervista è stata pubblicata nel sito originario il 2 novembre scorso.

Giorgio Calcaterra al Campionato del Mondo IAU 100 km a Winschoten, Olanda, 2011 (Foto di Maurizio Crispi)
Giorgio Calcaterra al Campionato del Mondo IAU 100 km a Winschoten, Olanda, 2011 (Foto di Maurizio Crispi)
Giorgio Calcaterra al Campionato del Mondo IAU 100 km a Winschoten, Olanda, 2011 (Foto di Maurizio Crispi)
Giorgio Calcaterra al Campionato del Mondo IAU 100 km a Winschoten, Olanda, 2011 (Foto di Maurizio Crispi)

Giorgio Calcaterra al Campionato del Mondo IAU 100 km a Winschoten, Olanda, 2011 (Foto di Maurizio Crispi)

Una delle doti che ti ha reso famoso è senza dubbio la resistenza. Ripensando alla tua vita, fin da quando eri bambino, c’è stato un momento o un’esperienza in cui ti sei accorto che eri portato per “la resistenza” e che la sensazione di superare la fatica ti poteva piacere?

Devo risponderti di no, il mio percorso è stato molto graduale. E' vivo in me il ricordo di quando avevo 18/19 anni e di come sia stato per me estremamente complicato superare le due ore di corsa. Vedevo le 2 ore di corsa come una distanza molto lunga.

Non mi sono mai ritenuto particolarmente resistente e non c'è stato un momento specifico in cui mi sono accorto di esserlo. Ho sempre corso tanto, perchè mi piaceva e perchè provavo piacere nel partecipare alle gare. Questo mi permetteva inoltre di passare del tempo con mio padre e di conoscere nuovi posti.

Facevo soltanto ciò che mi indicava il mio istinto e devo ammettere di non aver mai pensato di essere particolarmente resistente.

 

Posso chiederti come è avvenuto il passaggio da correre 2 ore a correre molte più ore?

E' stato tutto molto graduale! All'inizio correvo 2 ore, poi passando alle maratone le 2 ore e 30/2 ore e 40 le correvo tranquillamente. Il passo successivo è stato prendere parte a maratone quasi tutte le settimane. Mi invitavano, mi divertivo ed è stato per me quasi naturale. Un giorno poi mi proposero una 50 km, io pensai che 50 km non sono poi così lontani dai 42, solo 8 in più! Prima provai quindi a correre 50 km e poi passai a 78. Certo 78 sono molti più di 50, ma ne ero intrigato!

Infine arrivai a correre la 100 km del Passatore. Tutti me ne parlavano e quindi decisi di provarla. Volevo provare qualcosa di diverso e avevo il desiderio di sfidarmi. Fu tutto molto graduale! Quando mi ritrovai a prendere parte a molte gare, tutti mi rimandarono la resistenza come un mio punto forte.

 

Sei solito raccontare, scrivendo, le corse a cui prendi parte. Secondo te, il narrare un'esperienza sportiva vissuta può fare crescere un atleta? Se si in che modo?

Sai le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere sono diverse dal ricercare aspetti prestativi, perciò mi riesce difficile risponderti.

Pensando però alle motivazioni, la prima che mi ha spinto a scrivere è stato il desiderio di tenere una sorta di diario, come quelli che si tengono nel cassetto. Il tempo può cancellare i ricordi e ho pensato a questo come un modo per farli rimanere maggiormente impressi.

Un'altra motivazione è stata il desiderio di archiviare le mie gare, continuando quanto iniziò mio padre, come raccogliendone il testimone. A 10 anni, quando ho iniziato a correre, mio padre mi fece un album delle gare. A dire il vero, ne fece più di uno tante furono le gare a cui partecipai! Scriveva la data, il tempo, la posizione e vi allegava la foto.

Mio padre mi insegnò a dare la dovuta importanza ai ricordi! Noi cambiamo, le cose un po' si dimenticano, ma attraverso le foto abbiamo la possibilità di vedere, come diceva lui, di scoprire come eravamo 10 o 20 anni prima. Il mio album è la continuazione di quello creato da mio papà, solamente in formato elettronico.

Un altro aspetto che mi ha spinto a scrivere è l'interesse manifestatomi, da alcune persone, nel poter leggere delle mie gare e delle mie sensazioni. Non ho fini pubblicitari, ma ho il piacere di condividere i miei pensieri con chi ha interesse nel leggerli. Il sito, inoltre, mi è stato regalato e credo che prendermene cura sia un modo per ringraziare chi mi ha fatto questo dono.

Anche se rileggere delle tue gare può aiutarti a scorgere dei possibili errori, le motivazioni che mi spingono a scrivere non sono connesse alla speranza di migliorare come atleta. Credo infatti che quanto faccio sia un modo per raccogliere il testimone passatomi da mio papà, condividendo le mie sensazioni con le persone che hanno piacere di leggerle.

 

Per leggere tutta l'intervista segui il link

Di seguito una fulminea scheda su Giorgio Calcaterra, per chi affacciandosi appena adesso al mondo delle corsa su strada ancora non dovesse conoscerlo.

Giorgio Calcaterra è un runner italiano.

3 volte campione del mondo nella 100 km di ultra-maratona nel 2008-2011-2012.

Laureatosi 10 volte vincitore nella prestigiosa 100 km del passatore.

Giorgio Calacaterra è conosciuto soprattutto per le sue doti di resistenza e di recupero. Nel 2000 stabilisce il record mondiale, correndo 16 maratone sotto le 2 ore e 20.

 

Chi siamo? Una sera, davanti a una birra, uno psicologo-psicoterapeuta con un debole per il ciclismo e un ultratrailer con la passione per la musica e l'arte narratoria, hanno pensato che lo sport non è solo fatto di gesti, ma soprattutto di sportivi con storie e mondi da raccontare.
Accompagnati da canzoni che scandiscono il nostro passo conosceremo i protagonisti dello sport e ci avvicineremo ai loro pensieri con la discrezione propria di chi fa una scoperta.
Per chi fosse interessato a sapere qualcosa di noi o fosse solo curioso....
CESARE PICCO: psicologo e psicoterapeuta ad indirizzo Analitico Transazionale, si occupa principalmente di formazione oltre a svolgere privatamente attività clinica.
Da sempre appassionato di sport, negli ultimi anni si è "ammalato" di ciclismo che pratica a livello amatoriale per meditare, per ridurre lo stress, per scoprire nuovi territori, per stare in gruppo e anche per dare una valvola di sfogo al suo bisogno di competizione.
STEFANO RUZZA: da sempre appassionato di musica, letteratura e sport, dopo aver praticato calcio in età giovanile, si rivolge alla corsa. Nell'ultratrail e nelle lunghe distanze trova una dimensione vicina al suo modo di concepire la vita, l'arte e una buona filosofia sportiva.
Atleta competitivo a livello nazionale, riesce a dare battaglia anche in alcune competizioni internazionali.
Impegnato a livello professionale e sociale come soccorritore per il 118 presso la Croce Rossa di Gallarate.
Oltre a Cesare e Stefano, molte altre persone hanno contribuito con idee, pareri e suggerimenti alla creazione di Psiche&Sport. Alcuni di loro avranno occasione di collaborare come autori, curando rubriche personali o contenuti specifici. Di volta in volta li presenteremo, così da farvi scoprire qualcosa anche di loro.

Chi siamo? (Psiche&Sport)

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4 novembre 2015 3 04 /11 /novembre /2015 06:12
Daniele Alimonti ha festeggiato il suo 50° compleanno, correndo una maratona al giorno per 50 giorni
Daniele Alimonti ha festeggiato il suo 50° compleanno, correndo una maratona al giorno per 50 giorni

il romano Daniele Alimonti che nella vita fa anche il runner appassionato ha deciso di festeggiare il suo 50° compleanno, correndo ogni giornouna maratona, occasionalmente affiancato da qualche volenteroso, disposto a condividere con lui una parte dei chilometri giornalieri.
Daniele Alimonti, pur essendo la sua impresa spontanea e non regolamentata, si affianca nel perseguimento di quest'idea all'impresa compiuta dall'ultramaratoneta statunitense Dean Karnazes (50 maratone, una al giorno in ciascuno degli stati USA), successivamente replicata da Enzo Caporaso, presdiente dell'ASD Il Giro d'Italia Run (51 maratone)
Il primo appuntamento ha avuto luogo, il 16 settembre 2015, a Roma alle ore 20.00, a ridosso del Parco Talenti, in Via Casal Boccone angolo Via V. U. Ojetti, su una pista ciclabile nuova di zecca lunga 2109,75 m, rigorosamente misurata da un ingegnere.
Qui, si è andati avanti e indietro per 10 volte, e alla fine i presenti, anche se hanno fatto solo una parte dei chilometri previsti per la canonica maratona, hanno ricevuto una medaglia e un diploma.

Tutti avrebbero potuto possono parteciparvi, anche i super-maratoneti italiani, anche se - ovviamente - essendo una manifestazione spontanea e non vidimata FIDAL - al termine non sarebbe stato l'agognato "punto maratona", del quale tutti gli aderenti al Club dei Super-maratoneti italiani cercano spasmodicamente, per accrescere il loro carnet di gare concluse.

La corsa, infatti, pur essendo più regolare di molte altre, per motivi economici, non è stata patrocinata dalla FIDAL e affini, né i tempi sono registrati da giudici istituzionali, essendo ogni partecipante arbitro di se stesso (così come è stato per i 49 "eventi" successivi).
Anche per quanto riguarda lo stato di salute, ognuno avrebbe dovuto provvedere da sé. Pur essendo basata sul principio del "fai-da-te" e della lealtà sportiva, nel corsa di questa prima maratona delle 50 previste, ognuno avrebbe dovuto indossare un regolare numero di gara (pettorale) che poteva essere scaricato dal sito, scegliendo il numero preferito. Nessuna quota d'iscrizione. la quota d’iscrizione.

Oggi 4 novembre 2015, Daniele Alimonti ha corso la sua ultima maratona (la 50^) ed - lo ricordiamo - esattamente il giorno del suo compleanno.
E, qindi, a Daneiel Alimonti i nostri più calorosi auguri sia per il suo 50° compleanno, sia per il compimento dell'impresa che, meritoriamente, è stata collegata ad un'iniziativa di solidarietà.

Nelle foto in alto: il gruppetto di atleti che ha partecipato alla prima delle 50 maratone, il 16 settembre 2015 e Daniele Alimonti al termine di una gara all'estero cui ha partecipato.

Daniele Alimonti ha festeggiato il suo 50° compleanno, correndo una maratona al giorno per 50 giorni
Daniele Alimonti ha festeggiato il suo 50° compleanno, correndo una maratona al giorno per 50 giorni
Daniele Alimonti ha festeggiato il suo 50° compleanno, correndo una maratona al giorno per 50 giorni

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2 novembre 2015 1 02 /11 /novembre /2015 05:52
VeronaMarathon 2015 (14^ ed.). Solo due settimane al via. Ci sarà anche Max Bogdanich, campione di maratona e di soldarietà

Solo ue settimane al via della 14^ Veronamarathon che, come l’anno passato, darà spettacolo e colore con la partenza ed arrivo nella centralissima piazza Bra, all’ombra dell’Arena.
Piazza Bra che da venerdì 13 a domenica 15 novembre 2015, giorno della gara, ospiterà anche l’Expo Marathon, il villaggio degli sponsor della competizione e dove transiteranno tutti i partecipanti per ritirare il pettorale di gara.

Salgono senza tregua le registrazioni online sul sito ufficiale, ad oggi si contano più di 2.800 partecipanti alla maratona e ci si interroga se verrà battuto o meno il muro delle 3000 presenze.
Ma non basta. Come annunciato ci sarà anche la 2^ Cangrande Half Marathon e, in questo caso, già sono quasi 2200 i podisti iscritti.

Quel che è sicuro che in questo 2015 l’evento veronese è la gara in Italia con il più elevato tasso di crescita, la differenza numerica rispetto al passato è importante e da sottolineare.

Tra queste migliaia di podisti ci sarà anche Massimiliano "Max" Bogdanich che fresco del titolo tricolore vinto in settembre non vuole mancare assolutamente l’appuntamento con l’evento veronese dove si classificò 6° nel 2013 e salì sul podio, terzo, nel 2014.

Due ore, trentasei minuti e cinquantotto secondi: è questo il tempo che ha portato, domenica 21 settembre, il veronese Massimiliano 'Max' Bogdanich a chiudere come secondo assoluto la Maratona del Piceno Fermano, aggiudicandosi, tra l'altro, il titolo di Campione Italiano Master di Maratona SM45. Niente male per uno che, ormai da qualche tempo, dichiara di correre solo ed esclusivamente per divertirsi.

Campione 'evergreen' di corsa su strada, di cross e di solidarietà, Max, com'è conosciuto da tutti a Verona, divide da anni la sua vita tra lavoro, famiglia e corse: aficionado della Verona Marathon, l'anno scorso si è classificato terzo assoluto, quest'anno Max sarà presente all'evento veronese, ma non correrà la 42km: “Convivo da tempo con un forte dolore al piede – spiega – che mi rende difficile correre: ho stretto i denti fino alla conquista del titolo Master di Maratona, ora credo di dover rallentare. Ma non c'è dubbio che ci sarò: magari correrò la Last 10km, la staffetta o la Cangrande Half Marathon... ma ci sarò, anzi, ci saremo, dato che parteciperò con 'Noi Corriamo da Dio', l'associazione della quale sono cofondatore e presidente... e in quest'occasione correremo per sostenere l'Amlal per offrire un pasto ai poveri in America Latina”.

Giunta alla sua quattordicesima edizione, la 42km scaligera è ormai divenuta una delle classiche del podismo italiano: merito dell'organizzazione, ma anche della bellezza della città: “Viviamo in una delle città più belle d'Italia – conferma Max – ed il percorso della gara tocca alcuni dei luoghi più belli di Verona e della sua provincia... per non parlare dell'organizzazione! Certo, anche qui ci sono problemi da risolvere, ma dopo aver corso centinaia di gare in giro per la penisola devo dire che gli organizzatori veronesi sono in assoluto tra i migliori. Un'eccellenza su tutte? Il percorso è sempre interamente chiuso al traffico ed assolutamente sicuro e questo non accade sempre in tutte le gare”.

Unico anche il rapporto tra Max ed il suo pubblico: “Essere al via della Veronamarathon per me è sempre una sensazione unica e bellissima – conferma Max –: io rappresento il podista locale che il pubblico ha visto crescere, il 'campione di casa', l'uomo che non smette mai di combattere, né nello sport, né nella vita... e che si aspetta sempre di vedere alla partenza. Per questo, sebbene infortunato e correndo una distanza più breve, ci sarò!”.

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
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Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
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Lara arrivo pisa marathon 2012  arrivo attilio siracusa 2012
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 Elena Cifali all'arrivo della Maratona di Ragusa 2013  Eleonora Suizzo alla Supermaratona dell'Etna 2013 (Foto di Maurizio Crispi)
            Elena Cifali   Eleonora Suizzo
   
   
   
   
   
   

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