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14 luglio 2011 4 14 /07 /luglio /2011 21:04

Pistoia-Abetone_gruppo.jpgDario Castagna che ha partecipato alla 36^ edizione della Pistoia-Abetone (alla sua prima partecipazione e, dunque, al suo "battesimo del fuoco", nel quale ha "onorevolmente" concluso in 6h05') ha postato nel suo blog un post dal titolo "Pistoia-Abetone: il sapore della sfida", in cui racconta la sua esperienza.

Il testo, con il permesso del suo autore, viene riprodotto qui di seguito.

(Dario Castagna) Si, questa gara è una di quelle che almeno una volta nella vita un appassionato di corsa o amatore che sia dovrebbe “tentare” di portare a termine.
Come dice il titolo del mio post, questa competizione è più che altro una sfida contro se stessi!
I 50 Km di gara infatti sono relativi quando uno è allenato a percorrerli in piano, ma quando si tratta di superare quasi 1500 mt di dislivello positivo la cosa cambia.
Personalmente non essendo amante delle salite e avendo una corporatura non troppo filiforme, tutti quei chilometri in salita mi hanno messo a dura prova già dai primi 15 km fino al passaggio “delle Piastre”.
Pistoia-Abetone 8593A farmi compagnia Carlo [Tapella], il mio storico socio nonché compagno di allenamenti quotidiani.
Con lui sono riuscito a stare fino al 33° km quando già consapevole delle mie possibilità, ho amichevolmente salutato “battendogli il 5″
E’, infatti, dal 35° al 50° che la gara si fa più dura. La difficoltà nel tenere un passo ridicolo rispetto a quello che si tiene quando si corre tutti giorni, mi costringeva a camminare sui punti più ripidi della scalata all’Abetone.
A confortarmi, una marea di concorrenti che si comportavano al mio stesso modo, intervallando il correre al camminare.
Devo riconoscere una cosa: ora che ho fatto questa ultra, confermo la difficoltà che supera di gran lunga una 100 Km (tipo Passatore) anche se, cronometricamente, dura la metà del tempo. :-/
Per quanto riguarda l tempo che ho impiegato… Beh, anche quello conta, ma non c’è stato verso di stare sotto le 6 ore.
Chiudo in 6h05', mentre il mio socio Carlo in 5h42'.
Gran bella esperienza da raccontare e perchè no, da rivivere (non l’anno prossimo !!!)
Grazie a tutta l'organizzazione e al mitico fotografo Maurizio :-) 

 

Vedi l'articolo nella sua posizione originale

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3 luglio 2011 7 03 /07 /luglio /2011 07:15

Pistoia-Abetone-8593.JPGCarlo Tapella (Polisportiva Dimensione Sport Turbigo - Milano) ha partecipato alla 36^ Pistoia-Abetone, chiudendo al traguardo di Abetone in 5h42'35, 241° in classifica generale e 166° in graduatoria maschile.

Ecco di seguito il suo breve racconto.

Non sono certo un top runner, ma anche io sono arrivato in cima in condizioni accettabili e ne sono fiero.
Prima di tutto arrivo a Pistoia e, visitandola vedo una città ancora a misura d'uomo, carina. Mangiare, come al solito, senza rinunciare a niente: per me, è il secondo scopo delle gare e devo dire che la Fiorentina della vigilia era davvero buona.
Ma ora passiamo alla gara.

La mattina si prospetta molto calda e, quindi, metto la mia canotta e vado a farmi la mia colazione a base di barrette dato che, sfortunatamente, di solido non riesco ad ingerire mai niente prima di una gara, a causa del mio stomaco.

Sono le 7.30 e si parte tutti pressati, come al solito. Non si può sorpassare, perchè le strade sono strette e non voglio forzare. La strada è lunga e il clima molto caldo, sin da subito.

Pistoia-Abetone-9177.JPGDopo un po' di saliscendi, si attacca con la salita che porta a Le Piastre, ridendo e scherzando: il clima è amichevole e fatto di allegria - e devo dire che tale resterà per tutta la gara.

La salita per Le Piastre è davvero tosta e il mio socio Dario [Castagna] comincia ad essere in difficoltà:  lui non ama le salite continue e odia il caldo, un mix micidiale per lui che già pocoprima de Le Piastre comincia a restare indietro.

Le Piastre finalmente passano e si ricomincia a rifiatare, con un po' di saliscendi, ma agevoli nel complesso. Così posso riprendere fiato fino al 23# km, dove si riprende a salire un poco. Il mio socio mi abbandona, momentaneamente.

Intanto, faccio varie amicize che mi accompagnano nel percorso e finalmente nella discesa da San Marcello a Lima, prima della grande salita continua sino all'Abetone, mi ricongiungo col mio socio Dario fino al 35° km.

Ed ecco che arriva il momento cruciale della gara e Dario, guardandomi con gli occhi pallati, mi comunica che camminerà tutta la salita.

Io gli dico che, per quanto mi riguarda, proverò a correre e che ci vedremo dopo, al traguardo.

Comincia la scalata e mi chiedo come facciano i top runner a correre a 4' al km, quando io a 7'30" al km mi sento letteralmente svenire.

Pistoia-Abetone-9443.JPGArrivo fino alla maratona correndo, dopodichè comincia l'elastico della corsa alternata a camminata fino al 48° km, punto dal quale corricchierò intrepido fino alla fine.

Risultato: 5h40'. Niente male, devo dire.

Dopo il meritato finale trovo Di Cecco con la coppa che mi dice che è arrivato secondo ed è raggiante. Io gli dico "Niente male per un vecchietto" e lui si sganascia dalle risate.

Meno male che, al ritorno, non ero io a dover guidare l'auto, con tutta quella stanchezza accumulata, scendere con tutti quei tornanti è stato fastidioso.

La sttoria finisce qui.

Un grosso complimento all'organizzazione per l'ottimo servizio in gara, ma anche pre- e post-gara e, arrivederci presto per l'ennesima grande fatica che a noi ultra maratoneti ci appaga tanto.

Un ringraziamento enorme a Maurizio per le foto e la sua simpatia.

A presto e un abbraccio a tutti gli ultrarunner.

 

241 TAPELLA CARLO M 03/06/70 ITA POL. DIMENSIONE SPORT TURBIGO (MI) 5.42.35 Maschile 166

 

Nella foto (di Maurizio Crispi): in alto, Dario Castagna e Carlo Tapella sono ansiosi di correre e già alla vigilia si danno da fare, dimostrando di essere più che pronti alla grande fatica dell'indomani; in mezzo, l'arrivo di carlo Tapella all'Abetone; in basso, la meritata ricompensa finale, dopo l'arrivo nella forma di un bicchierone di birra...

 

 

Le classifiche al traguardo dell'Abetone


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2 luglio 2011 6 02 /07 /luglio /2011 07:15

Atleti-6037.JPGGiuliana Montagnin ha partecipato lo scorso 26 giugno alla sua prima Pistoia-Abetone, arrivando al traguardo finale dopo circa 8 ore di gara. Ce l'ha fatta ed è stata soddisfatta di avere centrato il suo obiettivo: arrivare al traguardo e vincere la sfida con se stessa. A volte lo spettacolo dei top runner con le loro andature brillante e con le loro grandi performance oscura la prestazione di quelli che arrivano alle loro spalle e che, in verità, poi con il loro esserci danno numero, consistenza e spessore alla manifestazione podistica in corso.La maggior parte dei podisti amatoriali danno prova di abnegazione e di coraggio, stando sulle loro gambe per tempi molti lunghi dei podisti veloci e, semplicemente all'inseguimento della propia personalissima meta: arrivare sino in fondo, vincendo crisi ed incertezze, senza mai mollare.

Di seguito, il bel racconto della triestina Giuliana Montagnin.

Domenica 26 giugno ho partecipato alla 36^ edizione della Pistoia Abetone.

E’ stata la mia prima esperienza di corsa in salita, salita nel vero senso della parola. Ricordo ancora la mattina in cui decisi di parteciparvi. Ero un po’ “stressata” sul lavoro dal chiacchiericcio continuo di alcuni colleghi, non riuscivo a concentrarmi su ciò che stavo facendo e, durante una pausa, mi sfogai al telefono con mio marito: Se oggi mantengo la calma, mi iscrivo all’Abetone e la faccio in meno di 3 ore…

Ma dai, mi rispose, voglio vedere. Ma il tuo sogno non era la 21 km Bormio–Passo dello Stelvio? Aveva ragione, quella è sempre stata la gara dei miei sogni, però la scartavo continuamente, considerandola un’impresa impossibile.

Sapevo che parecchi amici avrebbero partecipato alla Pistoia Abetone e mi venne voglia di incontrarli nuovamente. Mio marito mi prese in parola e cominciò ad interessarsi a tutto quello che potevamo vedere a Pistoia e dintorni: Siena, Vinci, Certaldo, Collodi.

Cominciai a prepararmi moralmente, più che fisicamente: preferisco le gare lunghe su circuiti piatti, 50 km è poca cosa dopotutto, e un po’ di salita? Non sarà certo la fine del mondo. Sapevo già che due settimane prima avrei affrontato la “24 ore di Milano”: dunque, avrei avuto tempo per un bel riposo di una quindicina di giorni e poi la bella scalata.

È chiaro che non mi proponevo un tempo cronometrico favoloso: volevo arrivare alla fine senza distruggermi. Sono matematicamente certa che se non avessi avuto esperienza alle spalle di parecchie “24 ore” e di un paio di “12 ore”, ad un certo punto forse avrei ceduto allo sconforto.

La fatica è stata grande.

Start alle 7.30 del mattino da Piazza del Duomo a Pistoia, una giornata bellissima. Non ho sofferto molto il caldo, il ritmo era lento, le forze occorreva dosarle per tante ore, presto – quasi subito - si è cominciato a salire. Il caldo - e lo avevo preventivato - era un caldo secco, gradevole. Meglio per me, perché non amo le giornate afose della mia città.

I miei pensieri durante la corsa?

Le mie fantasie sono assurde, ma mi hanno sempre aiutato a non mollare. MAI. Ricordai una gara estiva serale nella mia città, Trieste, una gara di 5 km, umidità al 70-80%, 30 gradi - e oltre - alle 9.00 di sera. Gli atleti che partirono a razzo, ed alla fine del primo giro (3 in tutto) lo speaker, volendo allietare la folla, mi apostrofò: Ma signoraaaaa… ha già finito il carburante? Innestai una marcia più corta e ripartii a correre, giungendo ultima al traguardo col morale a pezzi.

Questa è stata una gara ben più gratificante, perché alternando un po’ il cammino un po’ la corsa sono salita fino alla vetta: e l’idea di un eventuale ritiro non mi ha mai sfiorata, per quanto fosse ardua la pendenza che dovevo affrontare, mi ripetevo che, in fondo, si trattava di soli 50 km… Sono abituata a momenti di crisi e a riprese inaspettate, e ore e ore di corsa lenta, per me, non sono mai state un problema.

Percorso bello, ristori ottimi,

Nei momenti in cui una persona sta per cedere, io comincio a macinare altri pensieri paradossali: Ritirarmi? Ma neanche per sogno, soffro il mal d’auto (e anche ingigantivo questo mio timore, ora non lo soffro più di tanto), tutti questi tornanti… farmi rimorchiare dal servizio scopa? Ma non se ne parla proprio, li faccio a piedi piuttosto che in auto. E in bici? Sai che fatica? e poi non ci so andare tanto bene.

Mi è venuto in mente un giorno di tanti anni fa, in auto verso le montagne del Trentino, lo stomaco che faceva le bizze: Ti prego raddrizza la strada, chiedevo con un filo di voce, e sapere che non puoi scendere dall’auto e proseguire a piedi! Sui tornanti dell’Abetone, invece, galoppare all’aria aperta non ha prezzo, mi sentivo la persona più felice del mondo, libera da tutto.

Aiuta molto psicologicamente vedere i cartelli ad ogni chilometri e, verso la fine, dici a te stesso: Ormai ci siamo. E così, tra corsetta e cammino, cammino e corsetta, sono arrivata agli ultimi due chilometri.

Non avendo mai fatto prima la Pistoia-Abetone non sapevo cosa mi aspettava negli ultimi 2000 metri: ormai la strada sembrava quasi piatta. Incredula, cercai di fare mente locale e di visualizzare il profilo altimetrico, ma dalla stanchezza non ricordavo più nulla: eppure a casa l’avevo studiato mille volte, a tavolino. E se gli ultimi metri mi ritrovo una pendenza del 16%?

Ripensai a Trieste, dove abbiamo il campo sportivo situato su una collina e a quante volte me la sono fatta di corsa, quella strada, con le borse a tracolla, assillata dal timore di perdere l’autobus… Dai ancora 200 metri! Daiiii che perdo l’autobus.

Nonostante i folli sogni irreali, ero pienamente cosciente che mio marito mi attendeva con l’auto lassù sulla vetta, anzi lui a piedi mi era venuto incontro un paio di km e arrancava in salita per seguirmi: Vai, vaiii manca poco… Forse incredulo pure lui di vedermi corricchiare ancora, dopo così tante ore.

Incurante di tutto (però rassicurata di averlo alle spalle), ho corso lentamente verso il traguardo.

Felice di averla conclusa, perché è una gara che ti dà emozioni che bisogna provare: non è importante il risultato; è più una gara con sé stessi, quando si corre - come me - a livello amatoriale; diventa alla portata di tutti, o quasi - un po’ di allenamento ci vuole, ma soprattutto tanta tanta grinta – e, in più, bisogna amare la montagna ed essere pronti a marciare in salita senza timori, senza mai perdersi d’animo.

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22 maggio 2011 7 22 /05 /maggio /2011 12:52

Giuliana-Montagnin.JPGI comunicati ufficiali e gli articoli degli organi di stampa di rado danno un'idea completa di una gara podistica sulle lunghe distanze, perchè si concentrano sui risultati cronometrici dei primi mentre tutto il resto viene rappresentato, in genere, in termini elogiativi e agiografici.

I racconti di chi ha partecipato spesso sono utili per comprendere meglio la qualità dell'organizzazione e evidenziano come gli aspetti logistici che sembrano sempre ottimi agli atleti che stanno nella testa della corsa o che hanno tempi di percorrenza nella maratona sino alle 4 ore, spesso lasciano a desiderare dal punto di vista dei podisti più lenti, specie quando il tempo limite è piuttosto ristretto. 

Il racconto di Giuliana Montagnin che, quest'anno, ha deciso di partecipare alla Maratona di Trieste, rinunciando per questo motivo alla 6 ore dei Templari una tipologia di gara che le viene più congeniale, mette in luce - drammaticamente - proprio la scarsa considerazione (e lo scarsissimo livello di assistenza) che viene riservata ai podisti più lenti, quelli che viaggiano nella coda della corsa.

Il bilancio finale di Giuliana Montagnin (un bilancio che si duole ad esprimere, perchè riguarda la maratona della sua città) non è confortante. Alla luce dell'esperienza, Giuliana dice: "Mai più! Sulla maratona di Trieste ci ho messo una pietra sopra e certamente non la consiglio ai podisti lenti e a tutti quelli che non sono più che certi di finirla sotto le 5 ore".

Ed ecco il suo racconto.

(Giuliana Montagnin) Per me, quest’anno la scelta di partecipare alla maratona di Trieste è stata dettata da motivi sbagliati, innanzitutto perché sapevo che la partecipazione non sarebbe stata massiccia e il termine massimo di 5h30’ era abbastanza categorico, dopo il quale ci sarebbe stata la riapertura della strada e la ripresa conseguente traffico veicolare, accoppiato ad una certa trascuratezza da parte dell’organizzazione nei confronti degli ultimi atleti. Avere un tempo limite così stretto da parte dei maratoneti più lenti, è un appesantimento, anche per motivi prettamente psicologici. Ho fatto alcune maratone sotto quel limite, ed in alcune “6 ore” podistiche ho superato la maratona in 5 ore – 5h 10’ (potevo seguire in queste occasione la progressione della gara nel monitor piazzato al transito degli atleti, dal quale si potevano vedere i giri fatti e il conteggio dei chilometri percorsi, ma in queste circostanza correvo rilassata: è l’idea stessa del limite che incombe su di te a mettere angoscia.

Per quanto concerne la zona dal Castello di Miramare fino all’arrivo nella città non ci sarebbero stati problemi, c’è il marciapiede, il problema era prima degli 8 km finali, praticamente una strada statale non adatta a pedoni.

Intanto circa un mese prima avevo partecipato alla 24 ore di Torino, con 119 km percorsi (e se non fosse stato per il caldo micidiale avrei fatto sicuramente 5 o 10 km in più: ecco questi sono i miei limiti e li riconosco) e quindi ho riposato un po’ ovviamente, ma forse troppo poco.

Non sono talmente forte da fare tranquillamente una 42 km ogni settimana o ogni due come fanno alcuni dei nostri conoscenti: io ho bisogno di recuperare.

E qui ho sbagliato: il recupero è stato poco, pensando a Trieste. Un mio amico che solitamente fa le maratone in 3h30’, mi ha spronato a partecipare egualmente, perché in quiesta occasione, pur essendo più veloce, si era proposto di accompagnarmi, adattandosi alla mia andatura e, nel caso,  spronarmi a fare almeno il personale di 4 e 58.

Avevo fatto alcuni lavori veloci, appunto come viene consigliato nelle tabelle in genere; tutto sembrava positivo e non avvertivo alcun dolore, ma in realtà - alla luce dei fatti - avrei dovuto riposare il più possibile e magari partecipare egualmente per finirla in 5h40’, senza sentirmi assillata da quel limite e non sarebbe caduto il mondo.

Quattro giorni prima della gara cominciai ad avvertire un dolore leggero ma fastidioso dentro il gluteo, ma non era stata una fitta forte, piuttosto una cosa leggera e a riposo (però sinonimo di qualcosa che non va). Per questo, ho riposato gli ultimi giorni, ma non è servito a nulla, anche da ferma o da seduta o a letto sentivo il dolore.

Veniamo alla gara. Fin dai primi chilometri avvertivo il dolore; e allora decidemmo di correre dietro i pacemaker delle 5 ore. Scelta sbagliata pure questa: per conto mio, anche loro andavano troppo forte, tanto che verso la fine uno ha avuto problemi e l’hanno conclusa camminando per molti chilometri. Anche loro non sono stati lineari: poco avveduti, son partiti troppo forte, e poi l’hanno finita 1 o 2 minuti sotto le 5 ore.

Alternavo un po’ la corsa, un po’ il cammino: così facendo, credevo di poter tenere il dolore sotto controllo, mentre invece mi accorsi che non era cosa fattibile. Già al 15° km, chiesi consiglio ai medici dell’ambulanza che mi fecero alcune domande e, come d’uopo, mi visitò una dottoressa e disse che probabilmente si trattava di una contrattura, dandomi alcune gocce sublinguali che avrebbero dovuto fare effetto in cinque minuti come antidolorifico.

Proseguimmo camminando, io decisa a vedere come andava per 10 o 15 minuti, se riprendevo a correre pianino o se era meglio rinunciare.

Non era mia intenzione di farli penare a lungo.

E qui cominciò un’avventura che, per fortuna, finì non troppo male, ma che con il nostro ritiro, poteva andar peggio.

Mentre noi parlavamo con l’ambulanza un furgoncino nero (servizio scopa, ma così nero pareva un raccogli-cadaveri o un carro di monatti) seguiva l’ultimo atleta.

Il guaio era che l’ambulanza ripartì e noi ci trovammo completamente soli abbandonati da tutto. Niente cellulare e niente soldi, sperduti con pochissima acqua, un sole cocente che ci batteva sulla testa e la certezza che più avanti stavano già smontando tutto e ci facevano dunque terra bruciata: segnaletica, ristori tutto.

Panico: Eravamo ancora a Monfalcone periferia, solo auto che sfrecciavano e non c’era anima viva. Abbiamo pure sbagliato direzione (a lungo andare ci saremmo trovati dinanzi la Torre di Pisa?)

Fermammo un auto, che ci diede un passaggio fino al punto certo del percorso maratona, al 20° km fummo intravisti da un motociclista dell’organizzazione che, per scrupolo, controllava che non ci fossero alcuni disperati. Si fermò e aveva un cellulare. Noi gli spiegammo il tutto e, quindi, chiamò i soccorsi: ovviamente, ci ritiravamo, la situazione era divenuta insostenibile.

Io avrei camminato anche fino a Trieste con le mie gambe, ma il mio amico aveva lasciato una borsa a casa mia ed il posto in treno prenotato alle 17.00.

Il motociclista fu gentile e, poiché sotto il sole ci si cucinava, mentre all’ombra avevo i brividi, mi diede il suo giubbotto imbottito e una bottiglia d’acqua, rimanendo con noi fino all’arrivo dei soccorsi.

Che fine avremmo fatto?

Dopo il colloquio con l’ambulanza, ci avevano completamente dimenticati, non c’era anima viva. Non ho idea di quante ambulanze avessero, ci son stati tanti malori per il caldo durante la gara: maò possibile che non ci avessero seguito almeno per una decina di minuti per darmi modo di decidere: o riprendevo oppure mi ritiravo!

Chi ci ha soccorso, alla fine, con un furgoncino privato?

Uno della mia società (e non della Bavisela) che, allertato da un via vai di telefonate, si è offerto di venire a prenderci a 20 km da Trieste.

Facemmo tutto il percorso della maratona e non c’erano più atleti ovviamente. Dopo il Castello ci fermammo al lato della strada e Claudio Sterpin era lì che marciava a tutto spiano o ultimo o penultimo e Sandro che guidava il furgoncino gli passò una borsa con un paio di scarpe di ricambio. Proseguimmo nuovamente sempre seduti nel furgoncino ed arrivammo a destinazione in Piazza Unità 5 ore dopo lo start.

Sterpin l’ha conclusa sotto le 5 e 30 di poco, l’ultimo è stato comunque messo in classifica con 5 e 45’.

Non voglio né lamentarmi né fare commenti, ho solo esposto i fatti che parlano da sé.

Non ho neppure scritto nulla di protesta al quotidiano “Il Piccolo” di Trieste.

Ho solo fatto una croce su questa maratona.

E’ finita bene, il ragazzo è stato veramente solidale, un vero amico, gli avevo più volte detto di farla solo con la sua velocità, ma lui non ha voluto, non aveva neppure le chiavi di casa mia e dunque dovevamo rimanere assieme.

Per tutto questo, ho un po’ il rimpianto di non essere andata a Banzi per partecipare alla 6 ore dei Templari perché, innanzitutto, sarebbe stata una gara fra amici e lì non sarei partita forte, chissà, forse, non mi sarei nemmeno infortunata; forse non avrei fatto neppure 42 km in 6 ore, forse solo 39 o 38, ma che importa? Indubbiamente, mi sarei divertita di più, perché in un circuito breve sei sempre assistita comunque, se hai problemi ti fermi e dopo un chilometri hai sempre a disposizione la tua borsa.

Pazienza è andata così.

Morale della favola: la maratona di Trieste è bella e “discretamente ben organizzata”, però se una podista sa di essere lento è meglio che non partecipi. Del resto il proverbio recita: Uomo avvisato, mezzo salvato…

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
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Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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