(Maurizio Crispi) Oltre ai top runner che rappresentano la punta di diamante delle ultramaratone nostrane, ci sono tanti appassionati che vi si accostano solo per sperimentarsi e per provare l'eccitazione delle ultradistanze (assieme alla fatica), ma che,in vista della ricompensa finale (che è il traguardo, ma non solo) le affrontano come una bella avventura che rappresenta la rottura rispetto al quotidiano e alla routine.
E sono, il più delle volte, persone comuni che si trovano ad affrontare esperienze non comuni.
Il tutto condito dalla dimensione del viaggio necessario per raggiungere un posto spesso lontano da casa: un viaggio che fa da contenitore al "viaggio" che è quello della gara, dal momento dello start al momento in cui si taglia il traguardo finale.
Andare per ultramaratone è come organizzarsi un sistema di vita come le matrioske, che sono costituite da una serie di bambole cave ciascuna delle quali ne contiene una più piccola e che è asua volta contenta in una più grande. Sino ad arrivare a quella più piccola di tutte che ne rappresenta il nucleo pieno.
Sicuramente ciascuno di coloro che vanno per ultramaratone va alla ricerca di un nucleo solido centrale e ognuno sicuramente avrà il suo personale che è dato dal nucleo duro (the innest core) dei personalissimi significati che ciascuno attribuisce alle sue esperienze di ultramaratone.
Sicuramente possiamo identificarne con facilità i tre strati più esterni che sono rappresentati dalla vita ordinaria, dalla dimensione del viaggio per raggiungere il luogo di una gara e la gara stessa che è un vero e proprio viaggio nel viaggio, ma che è anche metafora della vita con i suoi alti e bassi, con i suoi momenti di stanca e quelli di esaltazione, con l'euforia e l'eccitazione che si alternano a momenti di crisi e di sconforto: e sempre si tira avanti, cercando di non rimanere a margine.
Queste riflessioni mi sono venute in mente, guardando il videoclip realizzato dal siracusano Vincenzo Altamura sulla sua recent esperienza alla 100 km delle Alpi da Torino a Saint Vincent 2013: un video che potrebbe essere intitolato "Da Siracusa a Saint Vincent e ritorno"
Il video, realizzato artigianalmente, è un piccolo esempio del fatto che una gara podistica "ultra" non è mai soltanto una gara, ma che può diventare un'esperienza di vita che, a volte, ci cambia nell'intimo.
Ed anche del fatto le corse di ultradistanza non sono solo gare per i top runner, ma occasioni per persone comuni che si cimentano in un'impresa non comune, scommettendo contro se stessi e avendo il gusto di portare avanti una sfida personale, divertendosi anche e utilizzando lo sguardo disincantato e meravigliato del viaggiatore...
Anzi, mettendo il divertimento al primo posto.
E sono le persone comuni che compiono queste imprese non comuni ad avere il vero carsima nel propagare il Verbo dell'Ultramaratona.
Ecco il video
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