Silvio Bertone, vincitore dell'edizione 2011 della 100 km du Morvan (FRa), svoltasi ai primi di luglio, ha scritto per Ultrasport maratone e dintorni il suo resoconto della gara che volentieri pubblichiamo e, ancora una volta, come mi è capitato di constatare in suoi altri racconti di gara, ci fornisce un'accurata descrizione della gara e soprattutto della successione dei suoi stati mentali, mostrandoci in poche parole il sopraggiungere della crisi e le strategie mentali che è stato in condizione di attivare per fronteggiarla e superarla. Silvio Bertone ha vinto, stabilendo il nuovo record della corsatra le altre cose. Silvio Bertone, più volte Azzurro di ultramaratona (100 km), anche quest'anno farà parte della delegazione italiana al Campionato del Mondo 100 km, che avrà luogo il prossimo 10 settembre a Winschoten, in Olanda.
(Silvio Bertone) Con affetto sono tornato al gradito appuntamento della 100 km du Morvan, gara che con mio stesso stupore mi ha visto infrangere per la prima volta il muro delle 8 ore nel 2008 e che mi aveva regalato l’allora sconosciuta emozione della vittoria e, l’anno successivo, un onorevole secondo posto, dopo solo due settimane da Torhout.
Questa volta l’avvicinamento l’ho effettuato raggiungendo Chateau-Chinon in camper (preso a noleggio per la prima volta, per cui la fase iniziale del viaggio e’ stata un po' da comica), con un po’ di anticipo per recuperare del viaggio fatto con punte di 90 km/h.
La prima sorpresa e’ stata quella di vedere che sulle locandine della gara era ritratta una mia foto in “negativo” con la dicitura “Entrez dans la legende”: ogni negozio ne aveva una in vetrina o sulla porta e all’ufficio del turismo una piena vetrina ne era tappezzata con vari pettorali per dare il benvenuto ai podisti. Yannick, che ha quasi 4 anni esultava ogni volta “Papa’quello sei tu!”: credo che il suo stupore fosse lo stesso mio.
Il primo pensiero era che le aspettative sulla gara erano concentrate sulla sfida fra me e Jean-Marc Bordus, campione francese in carica della 24 ore, con piu’ di 260 km ed un personale sulla 100 km (realizzato a 46 anni) di 6h56’, ed era evidentemente il motivo di questa festa aspettata.
Il sito della gara annunciava “la bella” fra noi due, e non nascondo che la cosa mi preoccupava un po’, anche alla luce che non vi sono mondiali di 24H in vista e che il mio avversario principale e’ una persona di grande esperienza e motivazione, che stimo molto e che per certi versi mi ispira nell’approccio e nello stile. Caratterialmente credo abbiamo molti aspetti comuni, ed anche se non credo negli oroscopi e simili, e’curioso il fatto che siamo nati lo stesso giorno (io qualche anno dopo).
Dopo una notte tranquilla, cercando di ripassare la mia strategia di gara (pensavo di controllare gli avversari e di attaccare, come nel 2008 all’ultimo dei 4 giri) e una sveglia ben mattutina (la partenza era alle 6.00), un clima perfetto per la gara: circa 12 C ed una splendida giornata di sole, dove la temperatura non superera’ i 25 C, molto meglio degli anni precedenti!
Eccoci pochi attimi prima della partenza, parole e saluti tranquilli, io dico a Jean-Marc che probabilmente con questo meteo ce la faremo a stare sotto le 8 ore, e lui molto francamente mi risponde che e’ venuto per vincere e che tentera’ il tutto per tutto. Al che replico, molto tranquillamente, che anche io sono venuto per provarci ... ma questo scambio di battute mi ha stravolto lo schema in una frazione di secondo: devo attaccare subito.
Al via, mi metto per i primi 50 metri a ruota di Jean-Marc, ma gia’ alla prima curva sono in testa. Alessandra, che mi ha accompagnato alla partenza, mi fa segno di andare piano. So che e’ una pazzia partire a questo ritmo: ma devo far vedere che sto bene e nel contempo testarmi sulle sensazioni. Per 5-6 km sono solo, con un vantaggio di una cinquantina di metri, ma al termine della prima salita importante, la famosa “cote d’Arleuf” sento i passi e le voci del gruppetto di inseguitori.
Mi sono volutamente lasciato riprendere, cosciente che tirare prima del decimo km e’ pericoloso e che in gruppo avremmo potuto aiutarci reciprocamente, ma devo comunque attaccare. Per cui quando Jean-Marc si sfila di qualche metro per controllare la situazione, continuando con Goffotte, che poi arrivera’ terzo, provo a tirare e mettere a confronto le nostre sensazioni. Il suo respiro e’ un po’ piu’ affannoso, per cui al ventesimo km aumento progressivamente, passando con qualche secondo di vantaggio il primo giro.
Da qui in poi, una solitudine assoluta, con pochi e discordanti riferimenti sul distacco dal secondo (talvolta 6 minuti, talvolta venti) per cui di questi prendo sempre i peggiori, per non illudermi di un vantaggio eccessivo: questo pensiero mi accompagnera’ fino al traguardo, ad eccezione degli ultimi 2 km dove avro’ la certezza di non essere seguito da vicino.
Ad ogni giro ritrovo per pochi secondi la mia famiglia che mi saluta festante e, al passaggio, mia moglie mi dà un gel, attentissima alle istruzioni della vigilia. All’inizio dell’ultimo giro sento che qualcosa si sta bloccando e decido di bere subito il gel, prima di una possibile crisi: e’ mezzogiorno, fa piu’ caldo e la “cote d’Arleuf” sembra piu’ ripida che mai.
Al 79° infatti arriva inesorabile una fiondata fisica e mentale nel tratto piu’ ripido: ho la sensazione di non farcela... E' veramente ripido, fa caldo e ho paura di essere ripreso: mi viene il dubbio di essermi “bollito” tirando per tutta la gara e mi viene da inveire per questa strategia. Come ho fatto a cadere nella trappola? Lo sapevo e ci sono cascato in pieno... Sento di aver fatto il gioco di Jean- Marc e, adesso, la sua prudenza gli dara’ ragione ... mi viene quasi da piangere per la rabbia di questo errore.
Cammino per qualche metro, di colpo però ripenso all’ascensione del Monte Bianco di questa primavera, l’interminabile cresta delle Bosses, dove il fiato scarseggia e il cuore pompa a tutta: qui invece non ho i ramponi, sono leggero e senza zaino, per cui quale puo’ essere il problema? BASTA: una 100 non si vince camminando o auto-commiserandosi... Decido di ripartire prima a piccoli passi e, sulla discesa successiva, ritrovo un buon ritmo. All’inizio dell’ultima salita pero’ caldo e sete ricominciano a consumarmi, so dove é il ristoro e che devo uscire all’esterno della curva: al giro precedente c’erano i bicchieri per cui si perdeva tempo e si rischiava di non bere abbastanza.
Nel mentre vedo una ragazza che traffica con la bici e le chiedo se gentilmente puo’ darmi una bottiglietta d’acqua dal ristoro. Dopo poco, eccola riapparire in bici con l’acqua, che mi ricarica immediatamente, poco dopo mi dice che il suo fidanzato si è ritirato e deve tornare al traguardo e che, se non mi dispiace essere accompagnato... Una vera provvidenza! Con discrezione e prontezza, per gli ultimi 15 km mi rifornisce abbondantemente di acqua, biscotti savoiardi e TUC, oltre che girarsi e rassicurarmi che alle mie spalle non si vede arrivare nessun avversario.
Favoloso: che regalo! Nel finale cerco di andare in progressione, stimolato dalla sua presenza e dal fatto che prima finisco, prima mi riposo; gli ultimi due km sono una festa: sto veramente bene e affronto con forza gli ultimi strappetti, questo momento e’ unico, vedo i Ale e i bambini in fondo, vicino al traguardo: Viviane e Yannick mi accompagnano per mano, e con loro lascio scivolare il nastro dell’arrivo.
Il sogno si é materializzato: ho vinto, fatto il record del percorso ed i miei avversari sono lontanissimi, per cui assaporo l’intensita’ del momento perchè duri il piu’ possibile. E’ una sensazione strana, non ne ho l’abitudine e mi sembra quasi di essere lontano.
E’ uno di quei giorni che ricordero’ sempre con affetto e nostalgia: il tempo scorre troppo veloce, assaporiamo lucidamente ogni attimo.
Vedi anche
100 km du Morvan (FRA, 11^ ed.). Vittoria di Silvio Bertone, recordman della gara
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