Per Aspera ad Astra è il motto che gli organizzatori della Abbots' Way hanno scelto per caratterizzare la gara che hanno voluto sull'antica via degli Abati che gli abati del Monastero fondato da San Colombano percorrevano per andare da Bobbio a Roma e viceversa, in un percorso che consetniva loro di tenera viva la tradizione della regola Colombianana che voleva gli abati impegnati non solo nella preghiera e nel lavoro quotidiano, ma anche nella preservazione della cultura e della tradizione scritta.
La gara di ultratrail denominata "Abbots' Way" ha riportato a nuova vita pulsante un percorso di cui lo storico Magistretti ha intuito l'esistenza per via indiziaria sulla base di una serie di documenti e di tracce architettoniche, ma che non è ancora stato indiciduato come percorso "tracciato".
La "Via degli Abati" si intreccia con la più nota, e meglio conservata, Via francigena.
Gli organizzatori hanno scelto questo motto sia per ricordare a se stessi l'importanza del loro impegno e della lotta che, anno dopo anno, compiono per realizzare ogni nuova edizione (e quando il runner arriva e vede tutto l'impianto organizzativo perfettamente funzionante, non riesce ad avere nemmeno la più pallida idea della fatica che c'è voluta per metterlo in piedi, del senso di incertezza e dello sconforto che spesso chi organizza deve patire quando vede che non supportato a dovere e con tempestività dalle istituzione oppure quando non trova prontamente aiuto e collaborazioni costruttive.
Quindi il motto è - a mio avviso - per loro stessi, ma in secondo luogo - ovviamente - per i runner e i trailer: sta ad indicare perfettamente l'impegno, la lotta, la dedizione che consentono di conquistare alla fine il premio, che non è quasi mai - si badi bene - lìaver conquistato un posto sul podio, ma quello della consapevolezza di avercela fatta lottando contro le proprie debolezze e contro mille difficoltà ambientali.
Questo motto mi piace veramente tanto, al punto che una volta lo feci incidere in sigla all'interno di un anello che per qualche tempo indossai e s'abbina perfettamente ad un'altra frase che porto sempre con me (scolpita nella mente), che rievoco frequentemente nei miei momenti di incertezza e in quelli di difficoltà esistenziali e che così recita "Our earthly condition is that of passengers, of passers-by, of incompleteness moving towards fulfilment and, therefore, of struggle".
E credo che la condizione dei trailer e degli ultrtatrailer - in piena sintonia con lo spirito trail di cui tanto si parla - sia appunto quella di "viandanti" che attraverso questo correre che li porta più vicino al cielo e alle stelle vanno alla ricerca di un completamento interiore: una ricerca che è non mai tranquilla, tuttavia, ma sempre sofferta, di lotta appunto - e in questo c'entra l'agonismo inteso nel senso più puro del termine.
Per aspera ad astra è una sintesi di una frase più lunga che è Per aspera sic itur ad astra, dal significato letterale: «Attraverso le asperità (si arriva) alle stelle» e il senso traslato «La via che porta alle cose alte è irta di ostacoli» oppure «Il successo si ottiene solo con la fatica». (Seneca, Hercules furens atto II v. 437).
Con tale espressione si vuole indicare che la tensione verso le sommità accompagna un animo grande attraverso le fatiche, l'anelito alle cose eccelse si libra al di sopra delle avversità. Ogni ambizioso traguardo richiede sacrifici, e quanto più un'impresa si presenta difficoltosa, tanto maggiore è la soddisfazione nel riuscire a portarla felicemente a termine.
La sua origine deriva probabilmente dalla mitologia greca, in cui gli eroi - Ercole in primis - alla loro morte venivano portati sull'Olimpo; ma essere eroi implicava appunto avere compiuto una serie di imprese faticose.
Un'altra locuzione utilizzata per esprimere questo concetto è Ad augusta per angusta (Alle cose eccelse attraverso le difficoltà).
Si richiama anche alla sintetica formulazione del detto di Seneca: “Non est ad astra mollis e terra via” (Non è facile la strada che dalla terra porta al cielo) e cioè gloria e virtù sono al fondo di una strada cosparsa di gravi sacrifici.
L'efficacia del motto è, inoltre, dovuta alla paronomasia fra i due termini, che gli conferisce un suono altamente espressivo.
La frase, a titolo di curiosità, è presente signifiativamente su una piastra commemorativa dell'Apollo 1 ove persero la vita il pilota comandante Virgil I. Grissom, il pilota maggiore Ed White, e il pilota Roger B. Chaffee, ma scritta al contrario, cioè "Ad astra per aspera". Le voci secondo cui la NASA avrebbe assunto la frase compe proprio motto sono in realtà infondate.
IN MEMORY OF THOSE WHO MADE THE ULTIMATE SACRIFICE
SO OTHERS COULD REACH FOR THE STARS
AD ASTRA PER ASPERA
(A ROUGH ROAD LEADS TO THE STARS)
GOD SPEED TO THE CREW OF APOLLO 1
che tradotto fa così:
IN MEMORIA DI COLORO CHE HANNO RESO L'ULTIMO SACRIFICIO
PERCHÉ ALTRI POTESSERO RAGGIUNGERE LE STELLE
AD ASTRA PER ASPERA
(ATTRAVERSO LE ASPERITÀ ALLE STELLE)
BUON VIAGGIO ALL'EQUIPAGGIO DELL'APOLLO 1
Per chi non lo ricordasse, Apollo 1 è il nome che fu dato alla navicella Apollo/Saturn 204 (AS-204) dopo che fu distrutta dal fuoco in una esercitazione il 27 gennaio 1967, al Pad 34 in cima al razzo Saturno IB. Il suo equipaggio era composto dagli astronauti selezionati per iniziare il programma Apollo: il pilota comandante Virgil I. Grissom, il pilota maggiore Ed White, e il pilota Roger B. Chaffee.
Immediatamente prima dell'incidente, l'equipaggio stava adagiandosi nei rispettivi sedili orizzontali e completando la checklist, mentre un problema relativo al sistema di comunicazione era stato riparato. Improvvisamente, una voce (ora si ritiene che fosse di Chaffee, dato che era l'unico ad avere il canale audio libero) gridò "Fire, I smell fire" cioè "Fuoco, sento del fuoco". L'equipaggio non ebbe la possibilità di fuggire, dato che il portello con apertura interna poteva aprirsi solo con la capsula non pressurizzata.
In Wikipedia sono citati i molteplici utilizzi moti (e i più svariati) della frase di Seneca.
Se qualcuno volesse potrebbe arricchire questo lungo elenco anche con l'uso del motto da parte del team organizzatore della Abbots' Way.
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