Alfonsina Morini Strada (Castelfranco Emilia 1891 - Milano 1959) fu la prima donna a partecipare ad un Giro d'Italia, nel lontano 1924. In questo fu un'autentica pioniera, sia come sportiva sia come donne in un epoca in cui alle donne era dato pochissimo spazio al di fuori di alcune traiettorie di vita predefinite e di ruoli rigidi e scarsamente gratificanti in termini di autorealizzazione.
Per alcuni versoi fu un'icona dell'emancipazione delle donne in Italia, in ciò riscoperta tardivamente: ma ciò nondimeno ricevette a posteriori dei tributi e dei riconoscimenti tardivi.
Nel 2004 è stato pubblicato il libro scritto da Paolo Facchinetti, con il titolo Gli anni ruggenti di Alfonsina Strada. Il romanzo dedicato all'unica donna che abbia corso il Giro d'Italia assieme agli uomini (Ediciclo Editore). Al libro sarà successivamente ispirata la sceneggiatura cinematografica affidata alla scrittura di Agostino Ferrente e Andrea Satta, voce solista del gruppo Têtes de Bois. Il 20 aprile 2010, infine, è uscito un concept album proprio dei Têtes de Bois, intitolato Goodbike (Ala Bianca Records), tutto dedicato al tema del ciclismo: e, tra le canzoni, quella che ha avuto più successo è stata Alfonsina e la bici. Ne è stato tratto un videoclip interpretato dall'astrofisica Margherita Hack e diretto da Agostino Ferrente.
La vita di Alfonsina è stata anche la declinazione d'una passione autentica e profonda per lo sport, portata avanti eroicamente al prezzo di mille ostacoli e pregiudizi.
Non poteva certo mancare Alfonsina Strada nella Mostra fotografica e documentaria inaugurata il 4 dicembre 2011 al Vittoriano (e aperta sino al 20 gennaio 2012), su Le donne che hanno fatto l'Italia.
Alfonsina Morini nasce in una famiglia di contadini. Ben presto si appassiona al ciclismo e partecipa a numerose competizioni locali. Nei paesi in cui sfrecciava con la sua bicicletta viene soprannominata “il diavolo in gonnella”. Continuamente osteggiata dalla famiglia per la sua passione a 24 anni, nel 1915, sposa Luigi Strada, cesellatore che, invece, la incoraggia e addirittura le regala, il giorno delle nozze, una bicicletta da corsa nuova. L'anno successivo i due si trasferiscono a Milano, dove Alfonsina comincia ad allenarsi con serietà.
Nel 1924 partecipa, prima donna in assoluto, al Giro d'Italia.
Parte e compie regolarmente 4 tappe: la Milano-Genova (arrivando con un'ora di distacco dal primo ma precedendo molti rivali), la Genova-Firenze (in cui si classifica al cinquantesimo posto su 65 concorrenti), la Firenze-Roma, giungendo con soli tre quarti d'ora di ritardo sul primo e davanti ad un folto gruppo di concorrenti, e la Roma-Napoli dove conferma la propria resistenza.
Nella tappa L'Aquila-Perugia, invece, Alfonsina arriva fuori tempo massimo. A quel punto i giudici si dividono in due fazioni: chi vuole estrometterla e chi è favorevole a farla proseguire.
Il Direttore della Gazzetta, Emilio Colombo, che aveva permesso la partecipazione di Alfonsina al Giro e aveva capito quale curiosità suscitasse nel pubblico la prima ciclista italiana della storia, propone un compromesso: ad Alfonsina sarà consentito proseguire la corsa, ma non è più considerata in gara. Lei acconsente e prosegue il suo Giro.
All'arrivo di ogni nuova tappa viene accolta da una folla che la acclama, la festeggia, la sostiene con calore e partecipazione.
Alfonsina continua a seguire il Giro fino a Milano, osservando gli stessi orari e gli stessi regolamenti dei corridori. Un giro di dodici tappe per un totale di 3618 chilometri, che si conclude con la vittoria di Giuseppe Enrici dopo il duello con Federico Gay.
Dei 90 corridori partiti solo 30 arrivano a Milano. E Alfonsina è tra loro.
Negli anni successivi viene negata ad Alfonsina la possibilità di iscriversi al Giro.
Lei però vi partecipa ugualmente per lunghi tratti, come aveva fatto al suo esordio, conquistando l'amicizia, la stima e l'ammirazione di numerosi giornalisti, corridori e degli appassionati di ciclismo che continuano a seguire le sue imprese con curiosità, rispetto ed entusiasmo.
Partecipa a numerose altre competizioni finché nel 1938, a Longchamp, conquista il record femminile dell'ora (35,28 km).
Rimasta vedova di Luigi Strada, Alfonsina si risposa a Milano, il 9 dicembre 1950, con un ex ciclista, Carlo Messori, con l'aiuto del quale continua nella sua attività sportiva fino a che non decide di abbandonare lo sport agonistico.
Ma la sua passione per la bicicletta non viene meno. Apre, infatti, a Milano, in via Varesina, un negozio di biciclette con una piccola officina per le riparazioni. Rimasta di nuovo vedova nel 1957, manda avanti da sola il negozio. Ogni giorno, per andare al lavoro, Alfonsina usa la sua vecchia bicicletta da corsa indossando una abbondante gonna pantalone.
Abbandonerà la sua bicicletta solo molti anni dopo, per una Moto Guzzi 500 cmc.
Muore il 13 settembre del 1959 all'età di 68 anni, a causa di un incidente con la sua moto.
Fonti, risorse bibliografiche
Paolo Facchinetti, Gli anni ruggenti di Alfonsina Strada, Ediciclo Editore 2004
G.P. Ormezzano, Storia del ciclismo, Milano, Longanesi 1980
Alfonsina e la bici


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