Il 15 maggio 2011 è morto all'improvviso, a soli 24 anni, Samuel Wanjiru, Oro olimpico in Maratona a Pechino. L'atleta keniano era stato oro alla maratona di Pechino 2008 (primo Kenyano a vincere una maratona alle Olimpiadi) e la polizia ha confermato di averlo trovato senza vita nella sua casa di Nyahururu, a 150 km dalla capitale Nairobi. Bisogna ancora accertare le cause del decesso: secondo gli inquirenti potrebbe trattarsi di suicidio, al di là dell'apparenza di un incidente occorso in un turbolento litigio con la compagna. Comunque siano andate le cose, si è così conclusa tragicamente la breve e fulminea traiettoria compiuta nel mondo dello sport da un uomo che ha firmato splendide imprese e che è stato vittima del successo e dei troppi soldi che, proprio da quelle vittorie, gli sono piovuti dal cielo. Ucciso dallo stesso sport che lo aveva condotto al successo, si potrebbe dire.
Aveva 24 anni e oggi non c'è più. Samuel Wanjiru, medaglia d'oro nella maratona dei Giochi Olimpici di Pechino 2008, è stato trovato senza vita nella sua casa di Nyahururu, a 150 km da Nairobi, capitale del Kenya.
La storia di questo campione è tormentata. A soli 24 anni, viene a mancare il primo atleta keniano capace di vincere alle Olimpiadi sulla distanza più lunga, nonostante la grande tradizione dell'Africa Centrale nelle corse di resistenza. Sammy aveva anche vinto la maratona di Londra nel 2009 e quella di Chicago, quest'ultima per ben due volte, l'ultima a ottobre dell'anno scorso. Dopo quella gara si era fermato per un infortunio a un ginocchio e da quel momento non era più tornato a gareggiare.
La vita privata, però, è stata ben più movimentata. Wanjiru era stato infatti più volte indagato dalla polizia: su di lui pendeva l'accusa di possesso illegale d'arma (per l'esattezza un fucile), ma era stato citato anche per l'aggressione alla propria guardia notturna, William Masinde, occasione in cui la moglie, Triza Njeri, lo accusò di tentato omicidio. Sammy si difese professandosi innocente e raccontò una versione dei fatti totalmente diversa. Quando Njeri fu chiamata in tribunale al banco dei testimoni, dichiarò che la coppia aveva appianato le proprie divergenze e perciò decise di non procedere più legalmente.
In realtà, a quanto pare, le divergenze non si erano affatto appianate e sembra che la morte di Samuel sia in realtà un suicidio dopo l'ennesimo diverbio con la compagna. Le voci sono tutte prive di conferma, ma sembra che Triza, rientrando a casa, avesse trovato il marito a letto con un'altra donna e, colta da ira, li avesse chiusi entrambi a chiave nella camera da letto. A quel punto Wanjiru sarebbe saltato dal balcone, schiantandosi al suolo.
Queste sono le dichiarazioni ufficiali del capo della polizia locale, Jaspher Ombati: ""In un accesso d'ira, Samuel Kamau Wanjiru è saltato dal primo piano della sua casa e nell'impatto col suolo è rimasto gravemente ferito. Quando è stato trasferito in ospedale, i medici del pronto soccorso hanno provato a rianimarlo, ma purtroppo non ce l'ha fatta ed è morto".
Quella che segue è una testimonianza da parte di Massimo Pasi, medico e runner della compagine Runners Bergamo: Probabilmente qualcuno avrà letto o appreso dalla televisione della morte, a 24 anni, del Campione Olimpico di maratona Samuel Wanjiru. Samuel, primo Keniota a vincere la Maratona Olimpica a soli 21 anni, era un ragazzo semplice e timido. Ho avuto il piacere di conoscerlo lo scorso agosto, quando ho soggiornato nel suo paese natale e di residenza, Nanyuki in Kenia. Purtroppo l'improvvisa grande ricchezza, unita alla sua bontà d'animo, ha fatto sì che i suoi amici di gioventù si trasformassero in sanguisughe che lo circondavano in ogni momento che passava a casa, portandolo spesso a bere e facendosi pagare divertimenti di ogni tipo (soprattutto auto e donne...). Questo gli aveva già procurato seri guai con la giustizia lo scorso dicembre; gli aveva fatto perdere l'ultima Maratona di Londra per un infortunio al ginocchio (incidente stradale dopo una notte brava, sull'auto guidata da un "amico" e di proprietà di Samuel, che non aveva la patente); gli ha fatto perdere la vita in seguito all'ennesima lite con la moglie per questioni di "altre donne". Solo 10 giorni fa, con gli amici Rosella, Patrizio e Marco, in Etiopia, si stava parlando della possibilità di aiutarlo a trasferirsi in Italia, cosa di cui avevo già parlato anche con altri amici della mia Associazione podisitica: l'ostacolo più grosso, ovviamente, erano i contratti con gli sponsor e gli allenatori. Purtroppo non siamo riusciti a fare niente perché tutto è successo troppo in fretta. Mi resta il ricordo del poco tempo passato con lui e le immagini della sua leggerezza quando correva, scordando tutto il resto, volando una spanna sopra il terreno.
Un'altra vittima del Dio Denaro...


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