Anche la nostra SupeElena Cifali ha partecipato alla 2^ edizione dell'Etnatrail che - ricordiamo - si è disputato il 4 agosto 2013 sulla distanza di 30 km sul versante Etna Nord, con partenza e arrivo a Piano Provenzana, valevole come 5^ prova del Circuito Ecotrail Sicilia 2013.
E figuriamoci! Elena non avrebbe mai potuto perdersi questa edizione dell'Etnatrail, come non si è persa - da quando è cominciata la sua carriera podistica - nessuna delle gare che si disputano sull'Etna, per il quale nutre una sviscerata passione, essendone ricompensata, come vedremo dal suo racconto.
Elena Cifali, con i suoi racconti, ci ha abituato a innumeverevoli e continue sorprese.
Ma questa cronaca li supera tutti ed è assolutamente originale: in quanto per una volta entra in scena l'Etna ed è l'Etna a raccontarci dell'impresa di Elena: un esempio palpitante del dialogo pieno di emozioni che, da sempre, intercorre tra Elena e "Sua Maestà".
Ed ecco il suo racconto.
Elena Cifali) Non ho dubbi: Quello che provo è vero amore!
Quota 2400 metri, sono un esserino minuscolo che lotta con tutta se stessa per riuscire a restare in piedi, in equilibrio, in bilico sul vulcano. Mordo il terreno e mi faccio valere ! “Lo senti quanto ti amo?” continuo a ripetere – rivolgendomi a ad alta voce a Sua Maestà - mentre il mio sguardo si perde giù fin al centro della Valle del Bove.
Sotto di me un masso di qualche decina di chili rotola giù solleticato dai miei passi svelti. E’ la risposta che stavo aspettando.
Prendetemi pure per pazza ma io parlo con Lui e Lui mi risponde amorevole:
“Questo nostro amore, così fragile e così violento, così tenero e così disperato è quanto di più bello mi sia capitato in questi lunghi secoli di vita, di storia, di memoria. Io ti sento, ti percepisco Elena, ascolto i tuoi passi silenziosi nella notte e urlanti di giorno. Ascolto le tue risa e ti aspetto come si aspetta il sole dopo il cattivo tempo. Il tuo è un amore vero, bello, felice, gaio. Ma non è sempre stato così!
"Ricordi la mia eruzione del 2000? Eri venuta ad abitare sulle mie pendici da pochi mesi ed io ti spaventai. Ti sentivo tremante di paura come una bambina al buio, non eri più tanto sicura di te, non volevi più vivere qui accanto a me. Minacciavi di andare via, via, lontano da me che sono una montagna così imprevedibile, così terribile, così tremante, così viva. Sapevo che stavo mettendo a dura prova i tuoi nervi, ho rischiato ma volevo che fossi tu a scegliere. E se avessi scelto di restare qui sarebbe stato vero amore. E fu così che, ormai sicuro di me e dei tuoi sentimenti, tornai ad essere nel cuore della notte il vulcano tranquillo che tu desideravi. Ci avevo preso gusto ad impaurire tutti, li facevo parlare di me: impallidivano mentre mi spiavano, mi ferivano, mi calpestavano, bombardavano, uccidevano la parte più vera ed infuocata di me.
"E fu li, in quel momento che capisti di amarmi. Quante volte me lo hai ripetuto, raccontato, cantato. Ed oggi sei ancora qui, mio tenero amore. Ti ho sentita ridere tra gli altri. Chi non ti vede, ti sente!
I tuoi primi chilometri di gara sono stati rilassati, mi punzecchiavi con quei diabolici bastoncini che ti sei portata dietro. Tutto intorno è soleggiato e le tue guance si infuocano come sempre.
Ho cercato di darti refrigerio, sentendoti passare sul ghiacciaio perenne, la neve sotto le tue scarpe scricchiolava e crepitava e tu sorpresa ed entusiasta spalancavi gli occhi tuoi azzurri. La tua corsa è sempre nuova, eppure tu non sei mai cambiata.
Ti ho vista mentre abbracciavi quel vecchio albero rugoso, ne traevi forza e coraggio. Tu, vera come una pianta, fiera come un leone di montagna, calda e viva come l’estate.
Sempre pronta ad intonare parola di conforto a chi sta dietro di te, a chi si lascia superare, a chi non ha la forza per continuare. Oggi il tuo amico Angelo ha conosciuta un’altra Elena, una che non molla, che non dimentica la gioia della corsa. Una donna che lo ha saputo sostenere in un momento di difficoltà.
"Ricordo perfettamente quello che gli dicesti: 'Rimani con me, non mi mollare, mettiti dietro di me e seguimi, rimani concentrato e non dar retta al tuo corpo'.
Noi due insieme possiamo tutto, possiamo andare e ritornare, addormentarci, svegliarci, sognare la vita, ridere e sorridere dei nostri odori, quello del tuo sudore e delle mie ginestre.
Tu, che sei testarda come un asino, vivi col desiderio di farlo.
Tieni a braccetto la memoria ed ignori i rimpianti mentre diventi piccola e tenera seduta su quella sedia al ristoro del 16 km.
Ti svuoti le scarpe da quella parte di me che, prepotentemente, ti è entrata dentro e mentre lo fai intoni una delle tue canzoni siciliane preferite … Vitti na crozza supra lu cannoni … ed i musicanti –avvolti nei loro abiti tradizionali- su quel carretto ti vengono dietro, assecondando la tua scelta musicale!
Che matta che sei!
Che bei ricordi scorrono nella tua mente mentre, bella come un angelo, raccogli tutte le tue forze e sfoderando uno dei tuoi più bei sorrisi ti rimetti in marcia ancora cantando.
"Ricominci la tua corsa e mi guardi sorridendo.
"Mi parli senza dire nulla ed io tremo e grido insieme a te, grido per me e per te ! Ti sento chiacchierare e sbuffare dentro uno dei miei boschi, la vegetazione fitta ti rende difficile la scalata ed allora torni a pungermi con i tuoi bastoncini.
Ti odiavo in quei momenti.
Ti odiavo perché sapevo che stavi per andare via, la tua gara stava volgendo al termine.
Ed allora ho cercato di afferrarti i piedi in una morsa dolorosa, facendoli sprofondare prima nella morbida sabbia e poi in quell’ultimo chilometro di gara, in quella pietraia che sembrava non finire mai causandoti incredibili dolori.
Avrei voluto supplicarti di restare con me, di farti abbracciare stretta tra le mie possenti fronde, avrei voluto inondarti col calore della mia lava, il fuoco, il desiderio, la passione bruciano dentro di me.
Avrei voluto urlare 'Fermati, non muoverti, non andartene, noi ci amiamo! Non lasciare che la notte scenda col suo gelo portandoti via da me!' Avrei voluto tremare, scuotere tutto e tutti, urlare con un boato profondo la mia costernazione ma qualcosa mi ha fermato da tutto questo: tu non sei mai troppo lontana da me e non importa dove tu sia, perchè mi dai sempre un segno di vita, ti sento sempre vicina.
Poco più tardi, ai margini del bosco riconosci l’altro amore della tua vita: tuo figlio Luca. Quanto ti somiglia quel ragazzino: stessi occhi, stesso sorriso, stessa sicurezza e spavalderia.
Lo chiami: 'Lucaaaa!", 'Mammaaaa!" - risponde lui con voce ancora da bimbo. Tende la mano l’afferra la stringe, ride urla nella foga e nell’entusiasmo quasi ti fa cadere. E’ venuto ancora una volta per tagliare il traguardo insieme a te.
Quanta gioia di vivere mi hai dato oggi”.
No, non mi sono inventata tutto! Io c’ero, Lui c’era ed insieme a noi almeno trecento tra uomini e donne.
Per noi oggi tutto il mondo è stato qui.
Qui, tra roccia, lava, pineta, calore, sudore, risate, fatica, sofferenza e gioia.
Qui, nel lavoro di chi organizza, nell’impegno di chi affronta la sfida dietro le quinte per assicurare a tutti noi un magnifico divertimento.
Si sente una strana elettricità nell’aria, non sarà forse il pulsare dei nostri cuori innamorati, la vibrazione della nostra felicità?
Non resta che chiederlo a tutti coloro che hanno tagliato il traguardo, passando fieri sotto quel gonfiabile rosso.
E non importa in quanto tempo occorre per completare la gara, l’importante è arrivare fino alla fine e, se - per caso - si cade, l’importante è avere la forze di rialzarsi.
Foto di Maurizio Crispi
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