Riuscire ad uscire da Ponferrada non è stato semplice, come per tutte le città bisogna prima attraversare la periferia per poter ritrovare la campagna.
Intanto la giornata inizia tra risa e gioia insieme con gli amici Carlo, Silvia, Alberto e Andrea che da giorni ormai condividono tante tappe con noi.
I gruppi si uniscono e si sfaldano di continuo, ma non il mio. Io, Rosario e Pedro siamo oramai consolidati e nessuno dei tre si allontana dagli altri due per più di 50 metri. È buffo sentirci parlare: io in dialetto siciliano, Rosario in romanesco e Pedro in Spagnolo. Tuttavia ci capiamo, o forse sarebbe più opportuno dire ci comprendiamo, alla perfezione.
Mi mancheranno tanto questi due cavalieri che, uno alla mia destra e l'altro alla mia sinistra, accompagnano il mio intercedere verso Santiago de Compostela.
Stiamo per giungere in Galizia e il paesaggio, i paesini di montagna che attraversiamo sono davvero da fiaba.
Si fa presto a dire "Cammino", si fa presto a dire "pellegrino".
Come in tutte le cose, tra il dire e il fare c'è di mezzo tanta fatica. Noi stiamo attraversando la Spagna a piedi, senza nessun aiuto, senza nessun mezzo di trasporto, contando solo su noi stessi e sulle nostre capacità. Non è semplice, nessuno ci obbliga, se non la nostra coscienza e la nostra soddisfazione personale.
Ieri, davanti alla Croce di Ferro la mia pietra sembrava minuscola al confronto di molte altre. I nostri peccati non saranno certamente lavati col sudore di questi giorni nè col sangue dei nostri piedi.
Probabilmente non sapremo mai se andare a Santiago servirà veramente a farci meritare l'indulgenza.
Qui, su queste montagne, su questi fiumi, tra questi alberi, tra salite ripide e discese spaccagambe non esiste nessuna certezza, se non quella di essere infinitamente piccoli al cospetto del mondo e del prossimo.
Spesso, oltre ai nostri passi lasciamo al suolo anche l'impronta dei bastoni. Io sto lasciando un impronta anche dentro al cuore. Santiago sarà un motivo in più per tornare a casa dalla mia famiglia, sarà un motivo in più anche per cambiare tante cose che fino a pochi giorni fa mi sembravano importanti e che oggi guardo con occhi diversi.
Non so cosa stia cercando, non so cosa stia accadendo, non so se tornando a casa tutto tornerà come prima.
Non mi aspetto nulla, ma tutto ciò che mi sarà dato sarà ben accetto.
Le mie scarpe iniziano a strapparsi, la suola è ormai priva di qualsiasi ammortizzazione, sento ogni sassolino che calpesto prima sotto il piede e poi fin su nel cuore.
Ho pregato gambe, piedi e scarpe di resistere ancora perché non è ancora arrivato il momento di mollare. La testa c'è tutta, c'è sempre stata, ed è la mia unica certezza.
Ma leggiamo anche ciò che scrive Rosario Maccarone, al termine della tappa del 25 agosto: Perdere ogni cognizione di tempo e' quello che succede durante il cammino. I giorni passano e la distanza tra di noi è Santiago e' sempre più breve. Anche oggi 35 km percorsi, di cui gli ultimi 14 in salita, che si sono andati a sommare a quelli già fatti gli altri giorni. "Partire presto e con passo veloce" - ci siamo detti la sera prima. Uscire alle 6.30 dall'unico ostello di Ponferrada, ci ha permesso di ammirare il castello ancora in notturna, in modo fiabesco. E' importante arrivare fuori dalla città prima che iniziasse il traffico. Qui si cammina tra sterminati campi di grano e boschi. Rari sono i momenti in mezzo al traffico. Ritornando al Cammino sono passati 24 km e ci troviamo a Villafranca dove ammiriamo la chiesa di San Francesco che, purtroppo, è "cerrada" (chiusa) un colpo d'occhio al centro storico e panino con frittata di patate rimasta la sera prima a Pedro e giustamente portata via. Non ci sono particolari emozioni oggi, ma tanta fatica nell'affrontare i 14 km finali di salita ripida e con la "mucilla" di 8 kg sulle spalle. Arrivare all'albergue (albergo) significa riposo e ricaricare le batterie per affrontare domani una nuova giornata da pellegrino. Adesso tanta ninna e Ultreya! Leggi il resoconto di tutte le tappe
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