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Abbiamo seguito in Ultrasport la 100 km delle Alpi e l'Ultramaratona Città di Fano.
Se la 6 ore ha avuto la partecipazione di atleti di levatura nazionale (come Marco Boffo e e Francesca Marin, entrambi reduci dall'esperienza di Winschoten), la 24 ore - pur valida come Campionato italiano FIDAL, assouti e master, di specialità, ha visto pochi atleti specilizzati nella 24 ore (a parte Tallarita che ha utilizzato la gara marchigiana come banco di prova per la sua prossima impresa 10X100km).
Alla 100 km delle Alpi, invece, erano presenti ben pochi atleti di levatura nazionale.
Deludente tuttavia il fatto che in questo importante appuntamento di fine stagione (ancora più importante visto che il Campionato del Mondo 2012 si celebrerà a Seregno in aprile, con l'esclusione di fatto di altre ultramaratone italiane di prestigio come banco di prova nella marcia di avvicinamento al Mondiale) fossero praticamente assenti gli azzurri e gli atleti di ultramaratona di interese nazionale (i cosiddetti "ultratop") che avrebbero bene potuto testarsi anche su una distanza inferiore (i 50, o i 60 o 70 km km), mentre in larga maggioranza hanno preferito risparmiarsi oppure impegnarsi in gare più renumerative (maratone e altro).
Vedi, ad esempio, un Marco D'Innocenti (ritiratosi a Gibilterra e a Winschoten) che ha partecipato alla Maratona D'Annunziana di Pescara, classificandosi primo. Oppure un Francesco Caroni (pure con due ritiri all'attivo ai mondiali di Gibilterra e di Winschoten, anche se ha fatto bene a Connemara) che ha optato per l'Ecomaratona del Chianti, proprio a casa sua, clasificandosi terzo.
Alcuni altri atleti, pur presenti alla vigilia a Saint Vincent per un raduno "azzurro", hanno preferito non correre.
Chissà perchè.
Correre una 100 adesso - anche al risparmio, andando cioè a bassi regimi o facendo un semplice test - avrebbe potuto essere un'ottima occasione di riscatto per i tanti non finisher al recente Mondiale di Winschoten, dove molti - troppi - hanno gettato la spugna alle prime avvisaglie di sofferenza, senza nemmeno provarci a rimanere in gara stringendo i denti e salvando in qualche maniera il team da un naufragio totale (per quanto riguarda soprattutto la squadra maschile).
Sembra a molti appassionato che seguono le vicende dell'ultramaratona italiana che gli atleti di interesse nazionale abbiano la discutibile tendenza ad eludere gli impegni di ultramaratona che, secondo loro, sono gli unici ad avere validità nel processo di selezione, soprattutto quando nella rosa degli atleti da selezionare nel prossimo mondiale ce ne sono tanti - troppi - che hanno al loro attivo uno (o addirittura due ritiri) nei precedenti appuntamenti mondiali.
Sarebbe discutibile vedere questi atleti selezionati al prossimo mondiale di Seregno, a scapito di altri che, finendo le gare di 100 km cui hanno partecipato (consideriamo anche i valentissimi italiani che a Winschoten hanno corso la gara open o il Campionato Master) o di altri atleti presenzialisti in molte dei più appuntamenti italiani dimostrano di possedere indubitabilmente tempra e carattere.
Il paradosso sarebbe quello di vedere esclusi dalla rosa degli "eletti" a partecipare al Mondiale atleti di valore e di ottimo temperamento a favore di altri che hanno indossato la maglia azzurra ma non non sono stati in grado di onorare l'impegno e che, per di più, in quelle gare italiane, potrebbero rimettersi in gioco, dimostrando il proprio valore compromesso, invece latitano.
Dovrebbe essere ben chiaro anche ai selezionatori (sarebbe auspicabile che questi ultimi dessero prova di tale consapevolezza) che far parte della nazionale azzurra non è un diritto che una volta acquisito diventa intoccabile, ma che è il riconoscimento di un merito conquistato sul campo.
Essere un ultramaratoneta azzurra comporta dei doveri e fegli obblighi e, soprattutto, il rispetto di un'etica di comportamento, magari con una maggiore irregimentazione da parte dei tecnici che li seguono.
Così, con queste clamorose latitanze, sembrano essere piuttosto dei cani sciolti.
Come fare a costruire un vero spirito di squadra in queste condizioni?
La risposta agli addetti ai lavori.
Foto di Maurizio Crispi. Al Mondiale di Winschoten 2011, poco prima della partenza. A sinistra: Marco D'Innocenti. A destra, dalla sinistra: Emanuele Evangelisti, Moemy Gizzi e Sonia Ceretto
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