Alla Maratona dell'Acqua lo scorso 11 settembre hanno partecipato molti associati alla ASD Runners Bergamo. Ecco i racconti di tre di loro.
(Santo Borella) Si è rivelata un’avventura piena di inattese sorprese, di quelle che non ti aspetti, una gara con parecchi imprevisti e sorprese. Ed è proprio vero che ogni gara merita rispetto, che sia corta, media, Ultra, Trail, Sky, mai fare l’errore di sottovalutarne qualcuna. La Maratona poi la conosco bene, ne ho corse una sessantina (chissà, forse ho raggiunto l’età agonistica pensionabile), quindi non ho la scusante di essere un novizio.
Mi presento a Lovere tranquillo e rilassato, come uno dei turisti che oziano sul lungo lago, per niente impensierito della gara, ritiro il pettorale e come riscaldamento mi dirigo verso la collina che sovrasta Lovere, alle 9.28 mi schiero per la partenza come fanno i top. Sono sempre rilassato: l’unico pensiero che mi assilla è se riuscirò a fare il bagno nel lago ad Iseo.
Prima sorpresa della giornata il gran caldo.
Seconda sorpresa il percorso che presenta la seconda parte più impegnativa della prima.
Questi due fattori messi assieme hanno condizionato pesantemente la gara di tutti quanti, causando un alto dispendio di energie, il pericolo di disidratazione, la percezione che i chilometri finali siano lunghi ed interminabili, l’esperienza che ti ricorda che la poca distanza che manca all’arrivo è insignificante, ma il caldo assurdo che cancella subito tutti i buoni propositi, frequenti dubbi che forse non ce la farai a terminare la gara.
Non c’è che dire: è stata una bella domenica tosta.
La cosa positiva è che è stata una maratona che non si dimenticherà subito tanto facilmente.
(Andy, Runners Bergamo) Devo dire che mi è piaciuta la prima parte sulla sponda bergamasca (e non lo dico per campanilismo!), perchè panoramica con persone che facevano il tifo sui motoscafi, le gallerie che rinfrescavano,ecc. Personalmente ho iniziato a soffrire nei 5 km che separano Paratico da Clusane: tutti sotto il sole lungo la strada intasata da auto. Le salite le avevo messe in conto guardando l'altimetria, ma proprio per il caldo eccessivo sono sembrate più dure di quanto non fossero in realtà tanto è vero che in alcuni punti ho camminato. All'arrivo ho sentito una voce che mi incitava (il grande Renato!) ed è stata una vera liberazione tagliare il traguardo perché comunque l'obiettivo era finirla. Certo è che dopo l'arrivo ho pensato subito: questa era la mia 10^ maratona... adesso basta, solo mezze, ma si sa che poi si comincia subito a trovarne un'altra a cui partecipare. Due appunti per l'organizzazione: i bagni alla partenza erano troppo pochi, mentre i contenitori per bicchieri e bottiglie vuote andrebbero messi in maggior quantità e soprattutto più distanti dal ristoro.
(Carlo Papetti, Runners Bergamo) A proposito della maratona dell’acqua tutti hanno parlato del “durante” della gara (tutto vero quello che è stato detto), io Vi intratterrò sul “dopo”.
Chi non l’ha fatta (tutta) non può capire la soddisfazione di potersi pavoneggiare con al collo la meritatissima medaglia, specialmente se il tuo vicino la medaglia al collo non ce l’ha!!
A proposito di medaglia al collo: guardate con attenzione la foto e prendete nota che la piccola differenza fra avere “la medaglia al collo” (meritata) e “la medaglia appoggiata al petto” (prestata provvisoriamente) non è così piccola: ci sono oltre 21 km di differenza!!!
E poi altra SSOODDIISSFFAAZZIIOONNEE (doppia) è essere riusciti a fare il personale in queste condizioni atmosferiche e di percorso proibitive: tutti hanno detto che hanno fatto un tempo molto più alto del loro personale, io invece mi sono migliorato di oltre 10 minuti! Preparatemi una pergamena speciale scritta in oro zecchino perché me la sono meritata.
Altro aspetto importante del dopo gara è la voglia che ti viene appena tagliato il traguardo di prepararti per un’altra maratona, anche se fino a pochi minuti prima maledivi il momento in cui ti eri iscritto e ripromettevi a te stesso di non fare più una c… del genere.
Finisco qui se no diventa troppo lunga e ci impiego più della maratona.
Buone corse a tutti.
Nota. Il personale è stata un’opera di alta strategia di gara: la mia unica maratona fatta (Venezia 2010) l’ho chiusa in oltre 5 ore, così ero sicuro di potermi migliorare alla successiva … come puntualmente avvenuto a Iseo. Se poi qualcuno vuole sottilizzare sul “tempone” prometto che alla mia prossima maratona (la terza della mia vita, Venezia 2011) farò un nuovo personale (spero). E poi l’importante è migliorarsi, cioè vincere contro se stessi, non vincere contro gli altri.
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