La maratona é maestra di vita, ma anche metafora della vita. Il più delle volte sì, qualche volta no.
Con la solita prosa incisiva Filippo Castiglia ci propone nel suo blog "Corsa y Mucho Mas" una riflessione sugli "insegnamenti" che una maratona ci può dare.
Ogni maratona che facciamo ci offre insegnamenti diversi.
E il bello delle maratone é proprio questo: che ogni volta si può scoprire qualcosa di nuovo riguardo a noi stessi e al mondo.
Direi anche - come inciso mio - che la maratona - con l'arco esperienziale che ci troviamo a percorrere dallo start all'arrivo, con un percorso punteggiato di piccole gioie, di dolori inevitabili, di contentezze e di delusioni, di crisi da affrontare e superare (anche se qualche volta non ci si riesce) è una metafora della vita.
E' forse, anche per questo, é anche luogo della memoria e della rimembranza.
Forse, è per tutti questi motivi che ci piace tanto correre le maratone.
Dal blog di Filippo Castiglia "Corsa y Mucho Mas": "insegnamenti di una maratona"
La maratona è lunga può succedere di tutto. Ciascuna fa storia a sè ma è sempre di 42.195 metri e molte cose, come nella vita dipende da come si affrontano.
Ci sono quelle che insegnano che era meglio controllare una volta di più i calzini, ad usare scarpe pantaloncini e canottiera già provati in allenamento, a dosare le proprie forze, ad evitare di farsi prendere dall'entusiasmo subito e magari conservarlo per gli ultimi km, ad ascoltare con attenzione i segnali del corpo e capire quali sono veramente campanelli di allarme e quelli che sono solo falsi allarmi.
Ci sono quelle maratone che la colpa è dei pacemaker che erano troppo veloci o troppo lenti, che i calzini erano nuovi, che è caduto il gel del trentesimo, che la buca o sampietrino, che non ho digerito la colazione, che è arrivata la tormenta, che non era giornata.
Ci sono maratone che insegnano qualcosa altre che non insegnano nulla.
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