(Giuliana Montagnin) Domenica ho partecipato alla 1^ edizione della Maratona dell’Acqua, con partenza da Lovere e arrivo a Iseo.
Oltre alla maratona, organizzata benino (ma non troppo), con poca "acqua" - in verità - e molto, tantissimo, sole cocente, peripezie e tribolazioni: una vera e propria odissea da scarsa organizzazione (per i podisti ritardatari) e da una cattiva logistica (sempre per scarsa attenzioni nei confronti degli ultimi) nel dopo gara.
E’ stata una bella manifestazione, ben organizzata, in cui sono arrivata ultima, anzi penultima: ho notato, con un certo sollievo che ce l’ha fatta anche l’ultimo uomo senza ritirarsi e racconterò com’è andata, anche perché qualche piccola lacuna, senza voler troppo infierire, c’è stata da parte dell’organizzazione...
Ho deciso di partecipare a questa maratona poichè avevo saputo che non si sarebbe più svolta la 6 ore dell’Angizia, gara alla quale ero affezionata.
Il clima atmosferico di Luco dei Marsi (Aquila) sarebbe stato decisamente migliore che non quello del Lago d’Iseo: ma comunque decisi di partecipare in quanto avrei visto un paesaggio bellissimo. Io adoro i laghi, ma qui era tutto diverso, non era un clima secco e fresco la notte com’ero abituata ai laghi del Trentino.
La temperatura era sui 30 gradi, e la maratona si è svolta tutta sotto il sole, sull'intera distanza dei 42.195 km ci sarà stato sì e no 1 km d’ombra, però zigzagando qui e lì.
Già al 20 km mi sono accorta che sarebbe stata dura all’inverosimile: c’era anche un bel po’ di saliscendi, il panorama era bello. Così pensai più di gustarmelo che non ammazzarmi con la velocità. Avevo deciso che, anche se andavo oltre le 5 ore e mezza non sarebbe caduto il mondo.
I ristori erano regolari, ben forniti, però tutto sotto il sole e le bevande erano calde, solo adesso che ci ripenso: poveri quelli dello staff, senza alcun gazebo a cucinarsi letteralmente sotto il sole.
Verso il 30° km le cose erano già un po’ diverse: non mi preoccupavo minimamente in quanto, essendo ultima, ero seguita da parecchie persone dello staff, forse anche troppi, forse qualcuno avrebbe dovuto seguire invece un signore che mi precedeva credo di 1 km circa se non di più.
Ero seguita da motociclisti, da due biciclette, da un’auto scura, da pulmino scuro che serviva a raccogliere i ritirati (la classica "scopa", insomma), più l’ambulanza che ora la vedevo ferma a lato, ora ripartiva e mi aspettava a qualche centinaio di metri, tutti cortesi e premurosi a chiedermi come stavo.
Ad un certo punto, venni a sapere che non ero più ultima: difatti un signore di una decina d’anni più di me camminava speditamente, si affiancò a me e camminammo fin quasi alla fine, sempre seguiti da tutto il servizio scopa al gran completo.
Questo signore mi raccontò di aver sbagliato strada per un bel pezzo e che, quando se ne accorse, tornò indietro, riuscendo per fortuna a riprendere la retta via, ma con quel caldo però il morale ti va a pezzi.
Non trovammo più un ristoro, perchè avevano smantellato tutto. Io, per fortuna mi ero riempita la bottiglietta ad una fontana dentro un’aiuola, e quella almeno era fresca, l’atleta mi raccontò che, dopo aver ritrovato la retta via, aveva una sete micidiale e dentro i sacchetti neri delle immondizie aveva rovistato se trovava qualche bottiglietta con un po’ d’acqua, ma niente da fare.
Ad un certo punto, la macchina nera (inquietante...) che ci seguiva allungò una bottiglietta d’acqua fresca all’atleta,
Ecco vedi, mi disse, vuol dire che è smantellato il punto di ristoro, sì ma così non si fa. Difatti, risposi io, se metti tempo massimo sette ore devi prevedere che gli ultimi ci impiegano tanto tempo e non dopo 5 ore di gara eliminare gli ultimi 2 ristori.
Ora, però, non voglio infierire sugli organizzatori: sono stati bravissimi, ci hanno seguito fino alla fine, però un po’ più di attenzione verso il penultimo o il terzultimo (eravamo distanziati anche di 1 o 2 km) ci sarebbe stata bene.
Riflettevo pure su cos sia veramente importante in una gara, non tanto il costo (qui era gratis per le donne) o il pacco gara, o gli eventuali premi, ma la cosa più importante è la SICUREZZA, e dal mio punto di vista non dovrebbe mai accadere che uno si perda.
In quel momento ripensavo pure al racconto della Sfinge (pubblicato su questa pagina qualche temp addietro): non volevo strafare, ma non mi riprendevo per niente, impossibile correre, troppo caldo, però stavo benissimo, io e l’altro marciavamo spediti, mentre l’ambulanza si occupava di un altro atleta con problemi di colpo di calore.
Credo di aver staccato l’atleta che mi si era affiancato, quando mancavano due km, marciavo più spedita, ma ormai ero tranquilla, era seguito dallo staff, non l’ho abbandonato da solo.
Ho raggiunto il traguardo ben accolta dallo speaker, era una giovane che mi è corsa dietro col microfono: Come ti chiami? da dove vieni? Ti è piaciuta la gara?
E qui ad essere sincera altra piccola lacuna dell’organizzazione: avevo fatto un tempo pietoso - un’ora più del previsto - ero con i minuti quasi contati a causa dell’orario del treno. Per il ritiro della borsa c’ erano ancora circa 800 mt, ma nessuno ti sapeva indicare dove, non erano più sul camion, ma depositate presso una palestra, alla fine chiedendo a destra e a manca in mezzo a una moltitudine di gente, per lopiù turisti, trovai la palestra su indicazione di atleti facilmente riconoscibili dalla maglietta del pacco gara. Qui trovai una signora dello staff con la mia valigia: Ecco, ti attendevamo, ben arrivata! Mi accompagnò all’interno fino allo spogliatoio, doccia wc.
Mi cambiai in mezzo a un centinaio di crampi, non riuscivo ad essere veloce, però ti garantisco che feci in 10 min. circa. All’esterno sentivo il silenzio assoluto, ad un tratto udii qualcuno chiudere come un cancello con sbarre, spaventatissima al volo chiusi la valigia e mi precipitai nell’atrio, un signore era pronto a serrare tutto in quanto pensava che la struttura fosse vuota. No comment, ho avuto fortuna.
Una volta uscita era impensabile cercare il pasta-party, era lì vicino certo, ma il treno era la mia priorità. E qui di nuovo gli 800 mt per raggiungere quello che era stato l’arrivo più altri 300 circa per raggiungere la stazione. CHE PERIPEZIE! per un’atleta lenta che viene da tanto lontano! Però soddisfatta e felice di non aver mollato, di aver visto un posto bellissimo, di aver salutato prima del via parecchi amici delle ultra.
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