S'è svolta l'11 dicembre 2011, la Maratonina della Città di Catania, con una discreta partecipazione di atleti (251 uomini e 135 donne per la gara competitiva), oltre a tanti atleti - anche delle categorie giovanili - per le manifestazioni sportive accessorie.
Elena Cifali (Monti Rossi Nicolosi) ha partecipato alla gara catanese, classificandosi 190^ con il crono di 1h51 circa.
| 190 | CIFALI ELENA | ASD MONTI ROSSI NICOLOSI | MF35 | 01:52:14 | 01:51:59 |
Ed ecco il suo racconto, attento come sempre nell'illustrare il panorama esterno e quello performativo della corsa e, nello stesso tempo, l'avvicendarsi degli stati d'animo.
(Elena Cifali) Mancano solo due settimane a Natale, ma qui a Catania sembra primavera, il sole è caldo, il cielo limpido e la temperatura mite.E’ una splendida giornata di quelle fatte apposta per correre una maratona. Nella città, caotica già dalle prime ore del mattino, si respira la frenesia dell’aria di festa e vetrine vestite a festa invogliano agli acquisti. Trovare un parcheggio è un’impresa, ma con la collaborazione di un paio di vigili urbani compiacenti riusciamo a fare anche questo.
Piazza Università è stracolma di podisti pronti e carichi per correre questa maratonina organizzata in fretta e furia al posto della maratona che è stata annullata.
Incrociamo vecchi e nuovi amici: mi si riempie il cuore di gioia nel rivederli, tutti alle prese col riscaldamento, gli occhi brillanti e il sorriso sulle labbra. Inizio a salutare Tatiana Betta che ci ha raggiunti come spettatrice, Carmelo Pardu, Giuseppe Nicotra, tutti i componenti dell’Atletica Monti Rossi Nicolosi, Orazio Scicolone che correrà con noi per fare un’allenamento e non per ultimo Domenico Raciti.
Già, Domenico l’ho incontrato solo qualche volta in Pineta a Nicolosi durante gli allenamenti: è alla sua prima esperienza in fatto di gare e di maratonine, lo vedo emozionato e quasi smarrito, mi permetto di dargli un suggerimento: “Al via non metterti ad inseguire i tuoi compagni, fa il tuo passo ed arrivare non sarà poi così complicato”.
Il giorno successivo mi scriverà che il mio consiglio gli è stato utilissimo.
Tra una cosa e l’altra sono già le 11:00: tutti sulla linea di partenza, perchè tra poco si parte.
Ancora una volta sono “protetta” da due atleti che hanno stoffa e carattere da vendere: mi posiziono tra Orazio e Salvo e mi sento al centro del mondo. Sono felice e non potrebbe essere diversamente, perchè la corsa ha la capacità di unire le persone, di farle diventare più sicure e fiere, ma questi sono sentimenti che solo chi corre può comprendere.
Pronti, Via!!!!
Finalmente il momento che aspettavo è arrivato. Le gambe si muovono sciolte e senza dolori nonostante la fatica che ho fatto solo tre giorni prima nel partecipare alla gara dell'Ecotrail della Cava di Croce Santa, tanto che nell’arco di tre giorni di intervallo non ho avuto modo di fare un allenamento di defaticamento e questo mi preoccupa un pochino, ma per fortuna oggi mi sento bene, i dolori pos-trail sembrano già spariti.
Il passo è rotondo e, mentre iniziamo a fare il primo giro dentro la città, ci si affianca anche Salvuccio Pappalardo, un vigile del fuoco che conosco da un paio di anni e che, fin dai miei primi passi come podista, mi ha sempre consigliata e sostenuta. Ora mi sento orgogliosa e fiera di poter correre insieme a lui, perché solo dieci mesi fa questa circostanza mi sarebbe sembrata impossibile, ma - a mie spese - ho capito che nella vita nulla è veramente impossibile e che, col sacrificio e la costanza, tutto si può ottenere.
Sul finire del secondo giro dentro Catania mi sento ancora bene, il respiro regolare e non faccio alcuna fatica a parlare con i miei compagni di avventura.
Noto che Orazio è molto attento al cronometro e ci aggiorna costantemente sull’andatura e sul tempo creandomi qualche ansia che però riesco a gestire: lui è un runner con un’esperienza di molti anni ed un’infinità di km sulle gambe e può permettersi il confronto col cronometro.
Completati i due giri dentro Catania ci avviamo verso il porto: in lontananza vedo il faro e mi tornano in mente i giorni dell’università quando tra amici si andava spesso in riva al mare, di notte, in compagnia di un pezzo di pizza e di una chitarra, quando ancora nessuno di noi sapeva cosa sarebbe diventato da grande, quando la vita doveva ancora formarci.
Mi chiedo chi siamo diventati nell’arco di questi 20 anni trascorsi.
Quello fu un periodo molto bello della mia vita che spesso ricordo quando passo da li.
Io e Salvo siamo sempre fianco a fianco, parliamo, ridiamo, incoraggiamo quelli che, partiti troppo forte, adesso si fanno superare.
Raggiungiamo anche Nino, un ragazzotto pelato amico di Salvo che ha voluto correre nonostante un dolore al polpaccio che lo fa soffrire non poco; anche con lui ci facciamo compagnia e ridiamo spudoratamente in faccia ai poliziotti che ci hanno raggiunti con l’automobile, con loro scambiamo qualche parola e il mio chiamarli “colleghi” suscita riso e ilarità da parte di tutti, a dimostrazione del fatto che la corsa annulla le barriere tra gli essere umani, tutti siamo colleghi di tutti.
Il sole è alto, fa caldo. Il mio cappellino è inzuppato di sudore e mi tornano in mente i consigli dell’amica Tatiana: “Elena, bevi sempre, bevi anche se non hai sete, non saltare nessun ristoro”, così faccio e non salto neppure gli spugnaggi utili e necessari dal primo all’ultimo.
Orazio allunga il passo al 10° km, mentre io e Salvo continuiamo con costanza insieme a Nino. La strada scorre e i minuti passano veloci, ci rendiamo conto che stiamo tenendo lo stesso passo che avevamo durante la maratonina di Acate, nonostante la stanchezza accumulata dall’aver concluso quattro gare in 35 giorni.
Faccio qualche calcolo e mi ritengo soddisfatta dal bilancio del 2011, dopotutto l’anno scorso non sapevo neppure cosa significasse il termine "maratonina"!
Siamo al 15° km, quando ci accorgiamo che in lontananza qualcuno si è sentito male: c'è una donna accasciata con le spalle sull’asfalto che respira affannosamente. E’ Maria Rosa, fa parte della mia stessa società, l’avevo vista sfrecciare davanti a me qualche km prima e mi dispiace molto vederla in quello stato. Mi chiedo se veramente valga la pena andare oltre le proprie possibilità: la corsa, per come la vedo io, deve essere puro divertimento e stravolgerne la natura non porta a nulla di buono.
Siamo già al 19° km. Qui ci raggiunge e poi ci si affianca una giovane ragazza che inizia a tempestarci di domande. Essendo priva di GPS, ci chiede in maniera concitata a che km siamo, quanto tempo è trascorso, a quanto stiamo andando, è ossessionata, vuole finire a tutti i costi entro l’ora e cinquanta (poi mi accorgerò all’arrivo che non ce l’ha fatta).
La presenza di questa ragazza, ma soprattutto il suo fare concitato, mi fa prendere coscienza della mia stanchezza, mi stressa, inizio a desiderare che s'allontani il più velocemente possibile da noi, non sopporto l’ansia che mi trasmette, inizio a perdere il ritmo, sento le gambe pesanti, non riesco ad allungare la falcata, è come se lei avesse “disturbato” il mio stato di quiete psico-fisica e mi avesse proiettata in una dimensione di fatica percepita.
Salvo, attento come sempre, si accorge del mio malessere, mi incita ad allungare com’è giusto che sia negli ultimi km, ma io non rispondo. Anzi, sono le mie gambe a non rispondere più, l’ultimo km mi risulta faticosissimo, in leggera salita con gli automobilisti fermi nel traffico cittadino per “colpa” nostra che si permettono risa e pernacchie ed io che non posso fare a meno di provare una profonda pena per questi uomini senza dignità.
Ma il traguardo è vicino, anzi vicinissimo. Infatti, rientriamo nel centro di Catania attraversando la bellissima Piazza Duomo, salutiamo il Liotro (U Liotru, simbolo della città) e finalmente tagliamo il traguardo, all’arrivo a consolarmi della fatica trovo mio marito e mio figlio che, con la loro rassicurante presenza, mi rasserenano.
E’ finita! Ho concluso in 1:51:59 è stata una bella gara, ancora una volta volgo uno sguardo d’intesa a Salvo e lo ringrazio per essermi stato accanto anche durante questa meravigliosa avventura.
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