Non è necessario indossare sempre il pettorale. Ci si può sempre divertire, masticando chilometri e confortando con la propria presenza gli amici impegnati invece in una competitiva.
Un pezzo di Vincenzo Altamura contro la "Schiavitù dal Pettorale" che racconta di una gara non-gara, in occasione della Maratonina di Archimede, lo scorso 10 novembre 2013.
(Vincenzo Altamura) Si puo' vivere una giornata di sport e non essere vincolati al numero di pettorale ?
La risposta è si.
Mi frullava da diverso tempo di seguire gli atleti in una gara non con la bici o altro mezzo motorio ma semplicemente con le mie gambe.
Ed è stato così che ho pensato di associare i chilometri di allenamento domenicali con la maratonina della città di Archimede.
Ecco fatto, anche io ero tra loro.
Le normative FIDAL non autorizzano un tale comportamento ma ho cercato di essere il meno visibile possibile e soprattutto di starmene al margine del percorso.
Le mie intenzioni erano di scattare quante piu' foto possibili, stando in movimento. Ahimé! Io possiedo una semplice macchinetta fotografica, ma la determinazione mi ha premiato.
Domenica 10 novembre 2013, in una giornata alquanto calda con previsioni di picchi di 26°, mi sono avvicinato al Villaggio Archimede, dislocato all'antico mercato contornato da una moltitudine di colori delle varie bancarelle ivi presenti nell'atrio.
Un veloce saluto a chi lavorava e sono ritornato in piazza dove, indaffaratissimo, ritrovo il caro ultra maratoneta Emanuele Miceli.
Mi rincuora vederlo impegnato continuamente considerato il periodo nero che sta attraversando e, comunque, subito dopo mi informa che si sposterà per presidiare una postazione acqua lungo il percorso.
Mi ritrovo a salutare altri amici ma soprattutto il maratoneta Paolo Fugale, ricordando la sua gara alla Maratona di Boston 2013, nel corso della quale è stato bloccato dalla sicurezza, a circa 1 km di distanza dal luogo degli attentati.
La piazza Pancali, luogo di partenza, si anima di atleti in movimento, si cominciano a sentire i primi richiami dello speaker ufficiale dell'evento Giuseppe Marcellino e, in anteprima, viene dato il via ai cicloni presenti.
Ecco, tutti in coda e io mi unisco agli ultimi per la partenza.
Noto il lungo serpentone che si incammina dopo l'arco di partenza e capisco che, effettivamente, la gara è partita.
Incontro i primi vigili che bloccano il traffico veicolare al nuovo ponte Santa Lucia.
Avranno tanto da lavorare.
La giornata è solare, raggiante, e fa caldo.
Incomincio a scattare foto a ripetizione e quindi inizia la mia lunga “passeggiata”, così come la chiamo abitualmente.
Oltrepassando la Porta Marina e attraversando il Bastione Aretusa con il Castello di Federico II, mi ritrovo sul Lungomare d'Ortigia, dove lo scenario del mare piatto, lo sfilacciamento degli atleti interrotti dalle ringhiere visibili a distanza mi danno un senso positivo.
Attraversando prima il Forte Vigliera e, subito dopo, il Forte Giovanello mi ritrovo - percorrendo via Trieste - esattamente al punto di partenza. Evito di passare sotto l'arco, defilandomi sulla sinistra, e ci riesco.
Si ripete il giro di Ortigia una seconda volta e il caldo non dà tregua.
Al termine del secondo giro - siamo intorno al km 6 in Ortigia - spunta il primo ristoro e molti atleti provati dal caldo approfittano a dissetarsi, prima di proseguire in direzione Ponte Umbertino.
Percorro il ponte e mi ritrovo a correre per Corso Umberto, famosa per i suoi basolati distruggi-caviglie, e mentre sono in procinto di arrivare al semaforo vengo sorpassato dall'ambulanza a sirene spiegate.
Dopo, mi hanno informato che un atleta era caduto e che era stato trasportato al Pronto Soccorso per accertamenti.
Il tempo di lasciare il suono delle sirene ed ecco il suono impaziente degli automobilisti provenienti da Via Catania e che affrontano la Piazza Marconi.
A primo impatto, sembra che siamo nelle solite con la città che non ama l'atletica: il caos tamponato da validissimi Vigili Urbani i quali devono esercitare una repressione molto forte per contenere gli schiamazzi, l'ineducazione degli stessi automobilisti e i clacson rumorosi.
Continuo ad andare avanti e all'inizio di Via Ermocrate incontro la prima vittima: un runner che ritorna all'ovile.
E' nero in volto, si capisce che si ritira non per problemi fisici, ma per il caldo afoso che, in effetti, sta diventando insopportabile.
Percorrendo i settecento metri di Via Ermocrate mi sono ritrovato al famoso incrocio di accesso a Siracusa (viale Paolo Orsi – Via Columba e SS124) dove i Vigili Urbani ben armati di buona volontà devono affrontare una guerriglia di automobilisti inferociti e incolonnati.
Siamo alle solite.
Tutto è difficile. Saluto i Vigili eroi e vado avanti.
Al Cavalcavia del Carrefour, incontro un altro runner amareggiato che ritorna indietro, avendo gettato la spugna.
Continuo a fare foto e verso il km 10 incrocio il campione Massimo Vito Catania (per lui era il km 17), già di ritorno.
Ormai il caldo ha preso il sopravvento.
Tutti arrancano. Io sono abituato a non bere durante la mezza e, salutando il caro Emanuele Miceli fermo al ristoro, proseguo per la Fonte Ciane.
Da questo momento in poi incontro la massa dei runner di ritorno dal giro di boa presente proprio al fiume Ciane. Incontro l'ultra Elena Cifali circondata da tanti runner: la chiamo, ma non risponde.
Forse è in sovrapensiero o non fa caso al mio richiamo.
Saluto l'ultra Salvatore Crudo che, invece, mi risponde incredulo, forse perchè non ero vestito con abbigliamento da runner.
Respirando tratti di aria satura di zagara e, comunque, immerso negli odori della natura autunnale arrivo al giro di boa dove incontro amici intenti allo spugnaggio.
Un saluto veloce e si riparte.
Ho percorso più della metà della gara e, avendo esaurito gli scatti fotografici, ho deciso di aumentare il passo per il ritorno.
L'imput mi viene dato anche da un amico di corsa che, rallentando vistosamente e arrancando, mi invita a proseguire per la mia strada. Correndo in progressione incomincio a risucchiare tanti runner finchè a circa cinquanta metri prima dell'arco di arrivo mi fermo.
Ecco mi viene incontro la mia cara Tiziana e con un cambio veloce di indumenti ritorno alla vita di sempre.
Che cosa mi rimane di tutto questo?
Tante foto a disposizione di tutti, un'esperienza unica nel suo genere, allenamento domenicale fatto, poco agonismo e tanto rilassamento.
Per la cronaca. la distanza l'ho chiusa in 1h 58'27.
Foto di Vincenzo Altamura
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