(Elena Cifali) E’ trascorsa solo una settimana dalla maratona di Roma e già mi sembra che sia un secolo fa. Ho corso poco in questi giorni e, ogni volta, solo per pochi chilometri e solo per defaticare. Sono in tanti a sconsigliarmi di affrontare una nuova sfida. Dicono: "Una maratonina dopo così pochi giorni, è troppo!". Ma chi mi conosce almeno un pochino sa perfettamente che io sono guidata da una forte volontà e che difficilmente mi fermo davanti alle opinioni altrui.
Quindi, anche stamattina si gareggia.
La giornata non è bellissima, il cielo è velato e affollato da alte nubi grigie che non promettono nulla di buono in montagna, ma la speranza è che, a al mare, il tempo sia migliore.
Appena arrivata a Riposto, subito la pioggia mi da il benvenuto: “Maratonina bagnata, maratonina fortunata” penso tra me e me, ma il tempo è clemente e, nel giro di pochi minuti, la pioggia cessa. Incontro i tanti amici che oggi correranno insieme a me e Salvo: le campionesse Tatiana Betta e Graziella Bonanno, i compagni di squadra Orazio, Melchiorre, Tiziana e Rino ed un’infinità di altri runner tutti carichi e motivati.
Espletiamo le solite formalità: mentre si ritira il pettorale e si fa la fila al bagno, scambio pareri ed impressioni con chi ha corso a Roma domenica scorsa.
Siamo tutti belli, avvolti nelle nostre magliette colorate, allineati dietro la riga di partenza, quando incontriamo Carmelo Santoro che non manca di ricordarci di allenarci per la prossima gara sull’Etna. Mi sento chiamare, è il palermitano Salvo Campanella - Che piacere rivederlo! – colui col quale ho condiviso la parte finale della mia maratona di Siracusa arrivando mano nella mano come grandissimi amici (pur non conoscendolo prima di quel giorno).
Adesso siamo davvero tutti pronti, pochi istanti e si sente lo sparo che dà il Via!
Io e Salvo Crudo siamo, come sempre, vicini ed iniziamo a correre i primi 2 km fianco a fianco ad un passo che è forse troppo veloce per me. Mi sento bene, nonostante l’ultima fatica, le gambe girano a dovere, avverto solo un leggero bruciore ai muscoli tibiali (ma ormai ci sono abituata). Siccome non voglio esagerare, chiedo a Salvo di non aspettarmi e di iniziare a fare il suo passo: ci salutiamo sicuri di rivederci tra meno di due ore.
Cerco la concentrazione, guardo dritta avanti a me e inizio a godere del panorama: mi trovo in riva al mare, un mare splendido, profumato, sono sullo stesso litorale dove ogni estate da quando vivo a Catania vengo a fare il bagno e godere delle domeniche con gli amici. La sensazione è strana, di solito queste strade sono stracolme di gente in costume da bagno, di bambini con palette e secchielli, di automobili parcheggiate; di solito l’aria è bollente, il sole è alto e caldo; oggi invece l’aria è fresca, il cielo coperto, poche automobili in giro e solo alcune decine di persone lungo le vie indugiano davanti al bar del paese.
Sto imparando a conoscere il mio corpo e so perfettamente che, dopo i primi sei chilometri, i miei dolorini d’incanto spariscono per un bel po'. Inizio a correre in maniera sciolta e riprendo il ritmo che avevo alla partenza (certamente sostenuto per me), mi si affianca un runner sulla sessantina, mi dice di chiamarsi Agostino e che vuole correre con me fin che ce la farà: a questo punto sono io a dare il passo. Caspita, non mi era mai successo!
"Ho delle responsabilità, ora”, penso. Con Agostino si chiacchiera e finiamo per scoprire che ogni tanto ci alleniamo nello stesso posto: la pineta di Nicolosi, ma che a causa dei diversi orari non ci siamo mai incontrati. Sento il suo respiro pesante affianco a me e lo invito a non mollare, a concentrarsi. I rifornimenti sono di sola acqua e ringrazio il cielo per aver avuto il buon senso di portare con me delle bustine di zucchero, altrimenti non so proprio come avrei fatto.
Siamo già quasi al giro di boa, quando incontro uno dopo l’altro gli altri runner che tornano indietro: l’indiscussa campionessa Tatiana, poi Graziella, Carmelo Pardu e Manuela, Orazio, Rino e anche il simpaticissimo Salvo La Iacona con quale in ben due occasioni ci scambiamo il cinque accompagnato da grida di incoraggiamento reciproco e larghi sorrisi. Al secondo giro di boa incrocio anche Davide, collega di Salvo, col quale spero di avere il piacere di condividere qualche bell’allenamento in montagna. Agostino mi comunica che è stanco di correre a questo ritmo, decide di rallentare e mi saluta con un bel "In bocca al lupo!".
Adesso sono di nuovo sola, sola con me stessa, con la mia fatica, con il mio sudore, con le miei motivazioni, con i miei pensieri. Inizio a fare le solite divagazioni mentali, pensando per esempio che ormai mancano soli pochi chilometri e allora riaffiora prepotente la mia natura di ragioniera: calcoli su calcoli che cambiano, si aggiornano e si modificano di continuo col passare dei chilometri e col trascorrere del tempo. La fatica si fa sentire, ho caldo, ai rifornimenti manca l’acqua, non posso neppure fare gli spugnaggi perché non ho portato la spugna. Mi ricordo di avere con me il fazzoletto di stoffa che porto sempre durante le gare (lo stesso che usai per tamponare il sangue delle ferite che mi procurai cadendo rovinosamente durante la maratona di Ragusa). Lo inzuppo nella bagnarola e lo uso al posto della spugna. Mi inumidisco la nuca, i polsi ed il viso e subito inizio a stare meglio. Avverto un leggero dolore alle ginocchia, ma è quasi fisiologico per me.
Mancano solo due chilometri: faccio il conto alla rovescia, sono molto stanca, ma è proprio adesso che ricevo una delle più belle sorprese di questa splendida gara: mi è venuto incontro per incitarmi ed accompagnarmi Salvo Campanella (lui ha già concluso in modo strepitoso), col suo splendido sorriso mi da quella carica e quell’energia di cui avevo bisogno. Sento le gambe leggere e piano piano raggiungo e supero la donna che da parecchi chilometri vedevo correre davanti a me.
Parliamo, ridiamo, scherziamo: sono a solo 1 km dal tanto agognato traguardo. I gabbiani volano alti e sembrano scortare questo lungo corteo di uomini e donne. Ma le sorprese non sono ancora finite!
E’ venuto ad incontrarmi anche Salvo Crudo, che ha ancora in mano la sua medaglia e il suo pacco gara, perché non ha voluto perdere tempo nel riporli, poche centinaia di metri ancora e vedo anche Melchiorre che mi viene incontro.
Mi rendo conto di quanto sono fortunata, di quanto sono ben voluta, e quasi mi commuovo nel constatare tanta solidarietà. Ma io che (come dice qualcuno) ho il cuore di pietra ed aborro le lacrime sdrammatizzo con le risa inizio a fare la buffona alzando a più non posso le gambe e ridendo per celare la mia commozione.
Sarà proprio l’ultimo il chilometro meglio corso, quello più veloce, quello più vissuto, quello che maggiormente ricorderò.
L’ultimo chilometro è fatto di tanta GLORIA e ben poca FATICA!