(Maurizio Crispi) L'articolo di Gery Palazzotto su La Repubblica (Palermo) del 25 ottobre 2013, dal titolo "Il fumo di Amsterdam e quello di Palermo". è rimbalzato in forma di estratto sul suo blog ("Gery Palazzotto in un blog").
Si legge con interesse, per quanto riguarda la realtà di due città tanto diverse come la grande Amsterdam e la "piccina" (per mentalità, soprattutto) Palermo.
Io personalmente - avendo seguito giornalisticamente tutte le precedenti edizioni della Maratona di Palermo - non sarei tanto d'accordo nell'accusare di pressapochismo i suoi organizzatori che, sempre (soprattutto nelle ultime edizioni) - come mi sono trovato a scrivere diverse volte - hanno dato una buona prova di sé e hanno fatto della loro maratona il più grosso evento podistico (quanto a numeri) dell'Italia meridionale (questa è una realtà che non può essere negata o minimizzata in alcun modo, perché sono proprio i numeri a parlare).
L'articolo di Palazzotto è ironico, ma la sua è un'ironia che riguarda la Città di Palermo e la sua arretratezza culturale. Ma chi non è abituato a leggere le cose con il filtro dell'ironia, potrebbe arguire che, dietro a tutto c'è un'incapacità degli organizzatori dell'evento palermitano.
Cosa che non è, a mio modo di vedere.
Ricorderei qui che anche maratone blasonate come quella di Milano patiscono molto a causa dell'ostracismo dei cittadini e, soprattutto dei guidatori, che mal tollerano le limitazioni alla viabilità urbana che qualsiasi altra città europea vede esclusivamente come occasione per un giorno di festa.
E dobbiamo ricordare, ovviamente, che in altre città europee, le maratone si innestano su di un terreno sensibilizzato da anni di politiche orientate alla mobilità sostenibile.
Quindi, raffrontare una maratona italiana di "medio" calibro, quale è quella di Palermo con quella di Amsterdam è assolutamente fuor di luogo e fuorviante, perché i due termini del confronto appartengono a due galassie differenti (volendo ragionare in termini di insiemistica).
Solo Roma e, adesso, Venezia, Firenze e poche altre maratone italiane potrebbero essere messe ragionevolmente sullo stesso livello: e, forse, in questi casi, potrebbe avere un senso tentare dei paragoni.
Se vogliamo fare un discorso di civiltà e di cultura (ma senza metterci dentro lo sport) è chiaro che qualsiasi realtà italiana in cui si svolge un grande evento podistico rimane lontana anni luce da una città nordeuropea, come Amsterdam, ma lo stesso discorso si potrebbe fare con Parigi, Stoccolma, Londra (solo per citare alcune delle location di celebri maratone europee).
Vi è dunque nell'articolo - peraltro bello ed accattivante - di Gery Palazzotto un errore espistemologico fondo di cui non si può non tener conto.
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