Michele Rizzitelli ha intervistato Pio Malfatti che, già azzurro di ultramaratona nella specialità 100 km ma anche promoter regionale IUTA della regione trentino Alto Adige, è attualmente impegnato, nell'intero arco del 2011 nel progetto "Maratrenta", che prevede di correre 30 maratone in tutte le Regioni italiane, tutte al disotto di un tempo cronometrico di 3 ore. Il progetto sta andando avanti con qualche ritocco rispetto al proramma originario: nel senso che è stata introdotta qualche variazione rispetto alle maratone di cui era sta annunciata la partecipazione. Ad esempio, Pio Malfatti ha deciso di non partecipare alla Maratona di Suviana, perchè i forti dislivelli altimetrici di questa gara non gli avrebbero consentito di rispettare l'impegno di mantenere il crono sotto le 3 ore. Questa e altre due maratone verranno sostituite con altre, sempre rispettando la condizione di toccare tutte le regioni italiane.
Ecco l'intervista, preceduta da un breve profilo del personaggio, elaborato dallo stesso Michele Rizzitelli.
La sua distanza preferita è la 100 km, che chiude in 7.25.00. Ha indossato 10 volte la maglia azzurra, contribuendo per tre volte alla conquista della medaglia d’oro a squadre: 2003 a Taiwan, 2004 in Olanda e 2008 a Tarquinia. Quando l’ha guidata come capitano (2008), le ha portato fortuna, e l’Italia ha conquistato anche l’oro individuale con Calcaterra.
Ha mietuto allori nelle gare estreme del deserto del Marocco, della Libia e di Capo Verde. Un’infinità le sue gare, e non meno di 80.000 i chilometri macinati, ovvero due volte la lunghezza dell’equatore.
A 48 anni, al culmine delle sue qualità fisiche di resistenza, e prima che il fluire del tempo le appannino, si è proposto di lasciare un’impronta nell’atletica di alto livello. L’occasione gli è stata offerta dal 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ideando il progetto MARATRENTA, cioè correre, in 12 mesi, 30 maratone in altrettante contrade della penisola, con tempi sempre inferiori alle tre ore. Nessuno c’è mai riuscito! Un’impresa da Guinness World Records! Per 30 volte, ogni traguardo sarà per lui non un arrivo, ma l’inizio di una nuova partenza.
E’ il suo omaggio all’Unità nazionale, il suo modo personale per dire: Buon compleanno, Italia. Auguri fatti non con la retorica verbale, ma con le doti che contraddistinguono un ultramaratoneta: la fatica e il sudore.
Attraverserà, con il fiato sempre in gola, trenta plaghe di un’Italia così unita e cosi diversa per storia, geografia, usi e costumi. Darà valore alle diversità che scandiscono il Belpaese, e che una lingua comune (e altro) unisce. C’è qualcuno che ha l’ardire di metter in discussione Dante? Conoscendo il tipo, vedo il Poeta dimenarsi nella tomba, e scagliare contro il malcapitato i dardi delle sue invettive. Bisogna fare gli italiani, diceva d’Azeglio. E poiché c’è ancora molto da fare, Pio Malfatti porge il suo contributo fatto di sacrificio. Per festeggiare la nostra unità plurale, “diverse” sono le maratone che ha scelto, ma la maratona è sempre una: una gara di 42,195 km.
Ha cominciato al nord con Roncola (2.51.46), è sceso nell’estremo lembo del territorio nazionale a Ragusa (2.56.49), risalendo ha toccato Napoli (2.53.01), Terni (2.52.26), Salsomaggiore (2.56.27) e Piacenza (2.57.05). Ha puntato verso il centro a Roma (2.53.53), successivamente ha sostato al nord con Treviso (2.55.09, Milano (2.58.51), Padova (2.53.22), Vercelli (2.55.06) e Trieste (2.54.12). A Porto San Giorgio (2.55.52) ha fatto tredici. Le rimanenti diciassette lo vedranno impegnato ancora nella calda Sicilia, nella ventosa Sardegna, nelle serene colline di Toscana, nell’aspra Calabria, nella diversità dell’Alto Adige.
Pio Malfatti è il segno dell’Italia che cambia. Nel 1895, Luigi Vittorio Bertarelli, per far scoprire agli italiani il loro giovane paese, organizzò una passeggiata a tappe in bicicletta da Milano a Roma, coniugando cultura del viaggio e pratica sportiva. Era di moda la bicicletta, simbolo di progresso. Difatti, qualche anno dopo ebbe inizio il Tour de France e poi il Giro d’Italia. Pio Malfatti, per raggiungere gli stessi obiettivi, se ne va a piedi, il mezzo di moda dei nostri giorni, come dimostrano le maratone di New York, Roma, Milano ecc. Per completezza, devo ricordare che Luigi Vittorio Bertarelli fu grande anche a piedi. Nel 1891, in 24 ore percorse in pista 155 km, record che è stato battuto solo nel 1970 da Andrea Rossi con 175,144 km (I pionieri della 24 ore, Maria Teresa Nardin e Franco Bini, pag. 7).
Ad ogni maratona conclusa, Pio consegna all’organizzatore una bottiglia di Teroldego, ricavato dai vigneti amorosamente coltivati nella Piana Rotaliana. Dietro una bottiglia di vino ci sono la cultura, la sapienza, i profumi, i sapori di un territorio. Alceo, il poeta greco cantore del vino, in un frammento si spinge oltre: “Il vino è lo specchio dell’uomo”. Infatti, l’altro motivo del progetto Maratrenta, è quello di far conoscere agli italiani Mezzolombardo, la sua città natale di 6.000 abitanti, posta a 227 mslm, in provincia di Trento. Il nome curioso trova spiegazione tenendo presente che il Piano del t. Noce o Campo Rotaliano, nel XIII sec., fu diviso in due giurisdizioni. Una andò al conte del Tirolo e si chiamò Mezzotedesco (nome poi cambiato in Mezzocorona), l’altra rimase al principe di Trento e fu detta Mezzolombardo (lombardo, ossia italiano).
E’ di poche parole e riservato, Pio Malfatti, Promoter Iuta per Trentino Alto Adige. Appena si conquista la sua fiducia, ogni barriera cade, e si racconta.
D. Quando hai cominciato a correre?
Tardi, a 35 anni. Ho iniziato con la maratona. Una volta conosciuto Stefano Sartori, ho optato per l’ultramaratona. E’ stato lui ad inocularmi il virus della lunga distanza.
D. Fai l’imbianchino. Dopo una giornata di lavoro manuale, dedicarsi alla corsa non è un aggiungere fatica a fatica?
Dopo il lavoro, la corsa ha su di me un effetto rilassante. Mi dona pace e tranquillità.
D. Pratichi altri sport?
Arrampicata e bicicletta.
D. L’emozione più grande della tua carriera sportiva.
La prima convocazione in Nazionale. Fu un’esperienza entusiasmante trovarsi fra campioni del calibro di Sartori, Ardemagni, Fattori, Casiraghi. Quando ci penso, tuttora mi viene la pelle d’oca.
D. L’esperienza più dura.
Il campionato mondiale della 100 km a Tarquinia. Non stavo bene e volevo ritirarmi.
Non potevo perché ero il capitano della nazionale: può un capitano abbandonare la nave? Soffrii le pene dell’inferno, ma la conclusi. In compenso, la sfilata con la bandiera fu una cosa eccitante.
D. Parliamo di Maratrenta. Sono già tredici le maratone concluse. Qual è stata la più bella.
Trieste.
D. La più emozionante.
Roma. La monumentalità della capitale mi ha lasciato a bocca aperta.
D. La più pittoresca.
Ragusa, con le case di Ibla appollaiate sulla collina.
D. La più facile.
Napoli.
D. Quella che ti ha più sorpreso.
Terni.
D. La più noiosa.
Piacenza, per la monotonia del percorso.
D. Oltre a rendere omaggio all’Unità d’Italia ed alla promozione del tuo territorio, quale altro obiettivo ti sei prefissato?
Promuovere lo sport per la sua nobile valenza educativa. Vuole essere anche un invito a correre per scoprire le meraviglie nascoste del Belpaese.
D. Praticamente, corri ogni domenica. Come recuperi.
Il lunedì vado in bicicletta, il giovedì faccio delle ripetute, negli altri giorni corsa blanda per 50 minuti.
Vai, Pio! Anzi vola, perché devi mantenere un ritmo di 4 minuti al chilometro, sia che piova, nevichi, sibili il vento, incomba la calura, in salita, in discesa. Hai già fatto molto. Le rimanenti diciassette (!) maratone saranno più agevoli. Bando alle superstizioni!
Antonella, orgogliosa di lui, lo accompagna in questa meravigliosa avventura.