Lara La Pera ci ha inviato un breve scritto "su quello che le frulla per la testa in un periodo di astinenza dalla corsa e dai suoi soliti ritmi di allenamento fatti di medi, ripetute, lunghi, salite e gare". Dopo aver corso la Maratona di Venezia, ma già rallentata da qualche piccolo acciacco, il suo corpo ha detto "Basta!" e lei, ascoltando il messaggio che il suo corpo le inviava, ubbidiente e ragionevole si è fermata. Poco importa che, forse, dovrà rinunciare alla Maratona di Firenze alla quale si era già iscritta o, in alternativa, parteciparvi come ad una passeggiata...
"In queste ultime settimane, durante la preparazione per la maratona di Venezia e poi quella di Firenze (alla quale credo dovrò rinunciare) - dice Lara - il mio corpo ha detto STOP e adesso devo proprio ascoltarlo abbassando notevolmente i ritmi".
La corsa - come anche la pratica di molti altri sport - deve essere essenzialmente equilibrio psico-fisico ed armonia interiore. E' insalubre mantenere un disequilibrio, qualora questo si manifesti, e continuare ciecamente ad allenarsi come se nulla fosse. I segnali del corpo e della mente vanno ascoltati: e occorre mettersi a riposo. Ed è illusorio pensare che delle terapie mirate per quanto abili, interventi fsioterapici ed altro, per non parlare dell'assunzione di farmaci selvaggi, possano risolvere il problema: lo possono minimizzare e ridurre, ma poi occorre attendere che la vis sanatrix naturae faccia il suo corso. E intanto si può sempre fare altro ed imporre alla mente nuove prospettive enuovi vertici di osservazione.
(Lara La Pera) Nelle ultime 5 settimane sono stati più i giorni in cui non ho corso che quelli in cui ho corso. In 7 anni di “onorata carriera podistica” non avevo mai avuto un infortunio cosi lungo e fastidioso… perchè ti lascia correre, un’oretta, piano piano, si fa sentire ma non ti blocca… Ma il risultato è che non se ne va più.
E ogni volta che cadi in tentazione e aumenti il passo, sono giorni in più in cui lui resterà con te!
Io ormai col mio infortunio ci parlo!
Ovviamente gli dico solo cose brutte… molto brutte!
Lui mi risponde sempre che non mi lascia per colpa mia, perchè non ho avuto pazienza.
La pazienza (che si traduce in riposo) lo annienterebbe definitivamente.
Così ho deciso di stringere di nuovo i denti e fermarmi per l’ennesima volta.
Ma è faticoso più degli ultimi 10 km di una maratona! E mentre i muscoli delle gambe si riposano, sfogo il mio inarrestabile bisogno di muovermi nuotando: le braccia girano, le vasche si susseguono…una, due, tre….81,82,83….100… e faccio correre la mente.
Per la prima volta in 7 anni mi sono fermata e mi sono resa conto di come la corsa sia diventata parte integrante del mio essere.
Privarmene non influenza il mio umore, perché non sarebbe giusto…
Nella vita ci sono problemi ben più seridi un banale problema muscolare e un sorriso o un atto di gentilezza non si negano a nessuno. Peggio: la privazione dalla corsa si è insinuata nei miei ritmi fisiologici.
Dormo malissimo e non ho appetito… Mangio perché a 37 anni non si possono fare cazzate.
La corsa in questi anni è diventata il mio sonno, il mio cibo, il mio equilibrio.
E’ arrivata nella mia vita in un momento di grande dolore, mi ha aiutata ad accettare e ripartire… Come dice una canzone che mi piace tanto “invece di morire ho imparato a respirare”.
E chilometro dopo chilometro mi sono ritrovata ad un traguardo che senza di Lei e senza l’amore di Roberto non avrei raggiunto: la serenità.
Adesso che la corsa è diventata un modo per vivere con gioia e per stare con persone splendide, quando non c’è mi manca!
Non mi manca l’adrenalina delle gare: quella tornerà presto, di gare ne farò ancora tante (spero!): montagna, asfalto non cambia nulla …l’importante è divertirsi
Mi manca il suo esserci nelle mie giornate fatte di lavoro, casa, spesa, cucina.
Mi manca svegliarmi la mattina senza sentire quel dolore subdolo che si è affezionato a me, indossare le mie scarpette e correre verso una nuova giornata.
Questo mi manca tanto.
A prestissimo, Corsa!
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