Si chiama Tor de Géants ed è l’ultratrail più lungo al mondo: oltre 330 chilometri di sentieri alpini da percorrere in sette giorni. Una gara per pochi. Ma anche può diventare, per chi lo segue da accompagnatore o da appassionato, un tour enogastronomico unico tra le tavole della maestosa Valle d’Aosta.
Quando la montagna si fa dura i duri cominciano a correre, ma anche a mangiare. Questo avviene in Valle d’Aosta durante il Tor des Géants: l’ultra trail più tosto al mondo. Una maratona, ma il termine è riduttivo, per i temerari delle altitudini, amanti di trail ed endurance trail, virtuosi dello zaino in spalla, che si svolgerà dall’11 al 18 settembre 2011.
Percorrendo 330 chilometri di sentieri alpini in sette giorni, 24 mila metri di dislivello, 25 “colli” al di sopra dei 2 mila metri, l’appetito viene, eccome. E anche ai meno duri, a chi del Tor des Géants vuole fare solo un tratto emulando i grandi delle montagne, l’organizzazione fornisce la possibilità di percorrere le sette tappe, i Mini Tor, passeggiate naturalistiche che mostrano i suggestivi sentieri che collegano Courmayeur, Valgrisenche, Cogne, Donnas, Gressoney-Saint-Jean, Valtournenche e Ollmont.
Sette tappe che possono diventare anche altrettanti itinerari del gusto.
Alcuni esempi? Seguiteci in questo viaggio del gusto! Partiamo come gli atleti, da Courmayeur: eccoci al rifugio Bonatti, si trova a 2025 m di quota, nel Vallone di Malatrà e si affaccia su un panorama che abbraccia la catena del Monte Bianco, dal Col de la Seigne al Col Ferret. E’ un rifugio di media montagna, insomma, ci si arriva senza essere per forza super eroi, un’ora e mezza e si è in un angolo di paradiso, al cospetto delle creste affilate del Monte Bianco. Come si conviene nei rifugi, una tavola condivisa con gli altri ospiti, i racconti entusiasti dell’ascesa e un bel piatto davanti… si inizia con un antipasto a base di salumi, che in Valle d’Aosta sono davvero speciali, come il mitico lardo di Arnad. Si tratta di un lardo talmente valdostano che il suo vero nome è Valleé d’Aoste Lard d’Arnad, un prodotto a denominazione di origine protetta (DOP) che deve il suo sapore alla lunga stagionatura tra le erbe aromatiche di montagna, segreto del suo profumo e delle tanto apprezzate caratteristiche organolettiche. Al taglio ogni fetta è bianca, talvolta il cuore è leggermente rosato, con una possibile venatura di carne in superficie. Nel piatto non mancano poi i boudin, (in patois, il dialetto valdostano, si
pronunciano budén) che rientrano tra i grandi classici della tradizione valdostana e ancora oggi vengono preparati osservando scrupolosamente le antiche ricette tramandate da generazioni. Questo particolare salume è prodotto con patate bollite, pelate a mano e lasciate raffreddare, a cui si aggiungono cubetti di lardo, barbabietole rosse, spezie, aromi naturali, vino e sangue bovino o suino, il tutto insaccato in sottili budelli naturali prima legati a mano, poi appesi a essiccare per un paio di settimane.
Una vera delizia anche per i palati più raffinati.
Lasciamo il rifugio agli antipasti e seguiamo il Tor des Géants: spostiamoci come gli atleti, verso Valgrisenche, poi raggiungiamo Cogne, dove passiamo dalla cucina della tradizione a quella degli chef. Magari anche solo con uno spuntino… allora si va a Lou Ressignon, che significa proprio “lo spuntino della notte” nel patois di Cogne, qui possiamo conoscere i migliori piatti della tradizione locale in un ambiente caldo e rustico. L'attaccamento alla cultura gastronomica valdostana si sente…e se l’antipasto lo abbiamo già conosciuto al Bonatti passiamo a un piatto forte : la Seupetta à la Cogneintze, (zuppa alla maniera di Cogne) il vero cavallo di battaglia del ristorante, piatto tradizionale preparato con riso, crostoni di pane semi integrale e Fontina. Già, la Fontina, la regina dei formaggi delle Alpi, è un formaggio che riassume tutti gli aspetti esclusivi del latte crudo e intero e della sua lavorazione; si presenta con una crosta compatta, sottile e marroncina, all’interno della quale è racchiusa una pasta semicotta, elastica e fondente, con occhiatura piccola e scarsa. Il colore è paglierino chiaro nelle forme prodotte in inverno, quando le mucche sono alimentate con il fieno, e tende al
giallo più intenso nella produzione estiva. Il sapore è dolce e l’aroma fragrante si accentua con la stagionatura. La sua produzione è regolata da un rigido disciplinare, poiché è un prodotto a Denominazione di Origine Protetta.
Finito il “primo piatto”? Si riparte? Bene, ci si sposta da Cogne, si arriva a Donnas, poi su per la Valle del Lys, eccoci a Gressoney-Saint-Jean. Qui è prevista la base vita in paese e quindi ci concediamo un buon ristorante. Si va a Lyshaus, in titsch (la lingua walser che si parla ancora in questa comunità germanofona), significa casa del Lys, il torrente della valle, qui c’è il ristorante Carducci. Strano nome per un luogo di montagna? Niente
affatto, si chiama così perché il grande poeta, invitato dalla Regina Margherita, frequentò per anni Gressoney, qui compose numerose poesie, tra cui "In riva al Lys".Questo ristorante è contraddistinto dal marchio “Saveurs du Val d’Aoste”, un label — rappresentato da una coppa dell’amicizia — che segnala dove acquistare i prodotti agroalimentari del territorio, garantiti per qualità e origine, o gustare le ricette tradizionali della cucina regionale, sempre in ambienti autenticamente valdostani. Non possiamo non gustare la Toma di Gressoney, un formaggio da alpeggio (e quindi prodotto in estate), lavorato solo nella valle del Lys con metodi tradizionali. Immancabile la selvaggina cucinata in civet con le erbe aromatiche dei pascoli valdostani,
accompagnato chiaramente da un ottimo vino, magari un vino di Donnas. Il Vallée d’Aoste Donnas DOC è un vino importante, tanto da essere definito “il fratello montano del Barolo”. Per la sua lavorazione sono impiegate uve di Nebbiolo, che qui si chiama Picotendro, di Freisa e di Neyret. Al gusto risulta secco, vellutato e armonico, con fondo ingentilito da una persistente nota tannica: caratteristiche che ben lo accostano alle carni di camoscio e alla selvaggina in genere, ma anche ai formaggi di lunga stagionatura.
Non beviamo troppo però…che il viaggio continua! Lasciamo il Monte Rosa, destinazione Valtournenche, ai piedi del mitico Cervino! Alla scoperta della ruralità alpina, questa volta cerchiamo un agriturismo, in Valle ce ne sono tantissimi. Per un'esperienza alternativa, l’agriturismo è diventato nel tempo una formula di ricettività ricercata da coloro che in vacanza prediligono esperienze di turismo di tipo rurale.
Andiamo a La Péra Doussa (pietra dolce in patois), una piccola azienda agrituristica a conduzione famigliare, incastonata in una conca di pascoli e boschi, tra cavalli, mucche, pecore, galline, capre e maiali. L'ambiente è rustico e accogliente e la sala da pranzo con camino in pietra dà l’idea di una casa privata nella quale siamo ospiti, qui il menu tipico parte dai salumi alla Mocetta condita, il Lardo con castagne passando per polenta e carbonade via via fino a genepy. Non trascurabile qui è il Pane nero, si chiama così in Valle d’Aosta il pane di segala e frumento, il pane della tradizione montana che era fatto una volta all’anno nei forni comunitari della frazione, poi consumato durate l’anno inzuppato nel latte o nel brodo. Oggi è una squisitezza e un
alimento salutare, ricco di fibre preziose per la salute, gustoso, profumato e fragrante.
Alcuni lo arricchiscono con noci, uvetta o semi di finocchio e aromi che gli conferiscono un sapore goloso e originale. La cottura del pane nei tradizionali forni a legna rappresenta ancora un momento di aggregazione in cui la tradizione si perpetua.
Lasciata la Valle del Cervino si deve chiudere il cerchio e tornare verso Courmayeur. Prima facciamo tappa a Ollomont, nella Valle del Gran San Bernardo. Questa vallata più della altre ha regalato alla Valle d’Aosta dei prodotti di eccellenza: innanzi tutto il celebre Vallée d’Aoste Jambon de Bosses (prodotto DOP) , un prosciutto crudo speziato con erbe di montagna, prodotto a 1600 metri di altitudine nell’omonima località di Saint-Rhémy-en-Bosses. Il ginepro, il timo e le erbe della valle regalano un profumo delicato e aromatico a questo prosciutto, mentre il fieno, che ne accompagna la stagionatura, gli dona una fragranza inconfondibile. A pochi chilometri troviamo Saint-Oyen, patria del Jambon alla brace di Saint-Oyen, un prosciutto cotto, leggermente affumicato, cosparso con un battuto di erbe aromatiche e rosolato lentamente allo spiedo su enormi bracieri alimentati da fuoco di legna. Durante la lenta cottura alla brace, indispensabile per ottenere il caratteristico colore dorato delle cotenne, il prosciutto è continuamente
annaffiato di vino e aromi.
Sempre nella stessa Valle, poco più sotto, ecco Valpelline: qui troviamo la Valpelenentse, una zuppa che costituisce una delle ricette più note della gastronomia locale, un tipico piatto contadino a base di pane bianco raffermo e Fontina, che si prepara tagliando i due ingredienti a fette, poi disposte l’una sull’altra e successivamente bagnate con del brodo, coperte di burro fuso con una spolverata di cannella e successivamente messe a cuocere in forno.
Dalla Valle del Gran San Bernardo si torna a Courmayeur…qui sarà bene farsi una coppa dell’amicizia… cos’è? Caffè corretto con la grappa locale, scorzette di limone e d’arancio per aromatizzare, tanto zucchero. Ma soprattutto va servito caldissimo e va bevuto con amici nella particolare “coppa dell’amicizia” con più beccucci da cui bere a ruota.
Insomma, in Valle d’Aosta gli ultra-trail si corrono anche a tavola.
Per concludere, ecco una sintesi video dell'edizione 2010


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