Torino-Roma: solo andata di corsa. L'altro Giro d'Italia, inventato da un gruppo di ultramaratoneti in partenza dal capoluogo piemontese alla volta della Capitale.Questo l'articolo di Gian Paolo Ormezzano, comparso di recente sul settimanale Famiglia Cristiana.
Enzo Caporaso, ideatore e organizzatore di una simile maxi-corsa, unica nel suo genere nel panorama delle ultra italiana e che rinverdisce le imprese di corsa "mitiche" degli antesignani dell'ultramaratona al passaggio tra Ottocento e Novecento, così riflette, proprio partendo dalla pagina di Ormezzano:
"Nella mia modesta avventura da ultramaratoneta, molte volte mi sono trovato a dover spiegare: 'perchè lo faccio'?.
Sinceramente non credo di essere mai riuscito ad essere così esaustivo, così come lo è stato - nell'articolo che segue - il maestro giornalista Gian Paolo Ormezzano. Per questo motivo, propongo Ormezzano al titolo di Ultramaratoneta ad honorem, lui che di maratone olimpiche ne ha viste più di qualsiasi altro giornalista italiano, oltre ad averne corse e concluse ben due, ora che ha appeso le scarpe al chiodo ma - per fortuna - non la penna. Credo che - per la sua lucida analisi - egli meriti, senza dubbio, la qualifica di Ultramaratoneta".
Quattro giorni dopo la fine del Giro d’Italia in bicicletta, una ventina di podisti anzi di ultramaratoneti, quattro dei quali donne, partiranno da Torino (ore 11, piazza Castello, pieno centro) per arrivare al centro di Roma: 712 km a piedi, di corsa, in sette giorni, con un tempo limite di dieci ore oltre il settimo giorno. La prova nel quadro di Esperienza Italia 150, l’insieme delle celebrazioni per il secolo e mezzo dell’Unità. Tutti italiani fuorché uno che si chiama Roy Pirrung, statunitense del Wisconsin, classe 1948, la leggenda dell’ultramaratona, nel suo palmarès anche quattro “corse degli dei”, dall’Acropoli di Atene al Monte Olimpo per 246 km. Uno che ha coperto 100 km in meno di 8 ore, in 24 ore ne ha coperti 248.
Sono tutte persone diciamo normali, con una discreta attività podistica nel vasto mondo dei maratoneti, età media sui quarantacinque, senso forte di fare parte di una tribù, trasversale nel pianeta, che si scambia appuntamenti sotto il campanile del paesello italiano come nella piazza del villaggio indiano, sempre cercando gare strane. E qualcuno si cimenta addirittura nelle prove dell’Ironman (“uomo di ferro”, gara nata nelle isole del Pacifico) nuoto (3,8 km) più podismo (42,195, la maratona classica) più ciclismo (140 km), ovviamente di seguito, e quando si fa davvero sul serio si ripete la sequenza anche tre, cinque, dieci volte senza soste... Non c’è nessuno dal fisico di superman, nessun possibile vincitore di una maratona olimpica o mondiale, nessun supremo asceta della fatica. (fonte Famiglia Cristiana)
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