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17 luglio 2015 5 17 /07 /luglio /2015 13:23
Philipp Reiter, giovane studente e ultrarunner, già campionissimo! Un'intervista di Matteo Simone
Philipp Reiter, giovane studente e ultrarunner, già campionissimo! Un'intervista di Matteo SimonePhilipp Reiter, giovane studente e ultrarunner, già campionissimo! Un'intervista di Matteo Simone

Ecco un'intervista di Matteo Simone, psicologo dello Sport e psicoterapeuta, a Philipp Reiter, giovane studente, ultrrunner per passione e già campionissimo

Interessandomi di Ulramaratoneti e gare estreme per la stesura del mio nuovo libro che dovrebbe uscire a fine settembre, ho avuto modo di contattare Philipp Reiter, un giovane studente amante della montagna, dell’attività fisica in generale, e visto che correva facile per i sentieri di montagna con notevoli dislivelli ha deciso di competere con i più forti esperti del trail e dello skyrunner.

Come tanti altri anche Philipp ha iniziato per caso a frequentare la montagna portato dai genitori e poi ha scoperto di avere un talento e quindi la passione lo ha portato a dedicarsi a questo sport intensamente con allenamenti impegnativi ma non togliendo troppo tempo allo studio, quindi non solo corsa ma anche cultura per avere un lavoro che ti appassiona oltre allo sport e che un domani ti possa dare una sicurezza economica.

Di seguito riporto le domande che ho posto anche a quasi un centinaio di ultrarunner per la maggior parte italiani.

What was your path to becoming a Ultrarunner? (Qual è stato il tuo percorso per diventare un Ultrarunner?

My parents always took my siblings and me in the mountains to show us the beauty of nature but ‘just for fun’ and without any competitions. At the age of 16 I saw an advertisement of a skimountaineering race closed from my home and took part there. So I got involved into the racing scene and did trailrunning just for summer training. After my first Transalpine Run (8 day-team-race where you cross the Alps) I focused more on trailrunning. 
(I miei genitori mi hanno sempre portato con i miei fratelli in montagna per mostrarci la bellezza della natura, ma "solo per divertimento" e senza nessuna competizione. All'età di 16 anni ho visto una pubblicità di una gara di SCI ALPINISMO nei pressi dalla mia abitazione e partecipai. Così sono stato coinvolto e facevo trailrunning solo per l'allenamento estivo. Dopo la mia prima Transalpine Run (8 giorni-team-gara in cui si attraversano le Alpi) mi sono concentrato più sul trailrunning.)

La Transalpine-Run consiste in un attraversamento delle Alpi a piedi, quest’anno si disputerà dal 29 agosto al 5 settembre 2015. La traversata delle Alpi viene considerata una delle più impegnative corse a tappe per trail runner in tutto il mondo.
Diverse sono le componenti che fanno di questa manifestazione una corsa unica: l'unicità dell'esperienza sui valichi alpini, la fatica portata ai limiti delle proprie possibilità e il panorama mozzafiato. I concorrenti dovranno percorrere 293 chilometri, superare 13.733 metri di dislivello e attraversare tre Paesi alpini (Germania, Austria e Italia).

What motivates you to be Ultrarunner? Cosa ti motiva ad essere Ultrarunner?

It’s the amazing places and landscapes I won’t reach as a ‘usual runner’, the breathtaking and wild mountains I run on and the ability of a human body to do such incredible journeys. 
(Sono i luoghi meravigliosi e paesaggi che non raggiungerei come un ‘normale corridore’, panorami mozzafiato e montagne selvagge, corro con le possibilità di un corpo umano per fare tali viaggi incredibili.)

Come tanti altri ultrarunner, la corsa permette a Philipp di viaggare, scoprire posti nuovi, scoprire se stesso, fare tanta esperienza e ne ha tanta da fare lungo tante strade e percorsi visto che ha appena 24 anni e già si può considerare un campionissimo ed è temuto da tanti, lui che sembra un ragazzino e sembra giocare e divertirsi per le montagne.

What drives you to continue to be Ultrarunner? Cosa ti spinge a continuare ad essere Ultrarunner?

The feeling when you cross a finish line after all the ups and downs during such a long race is overwhelming and I think you get addicted to that in a way that you want to repeat despite the tough experience. 
(La sensazione quando si attraversa la linea del traguardo dopo tutti gli alti e bassi nel corso di una lunga gara così è inimmaginabile e penso che si diventa dipendenti a ciò da volerla ripetere, nonostante la dura esperienza.)”
Quello che sperimenta Philipp è una sorta di dipendenza, un’addiction, una voglia costante di risperimentare situazioni e sensazioni di difficoltà e di riuscita, di superamento delle difficoltà e di ritrovarsi oltre la linea del traguardo per emozionarsi, per godere delle sensazioni sperimentate.

Have you experienced the experience of the limit in your races? Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare?

Yes, of course. With the feelings and emotions in such a race it’s like a roller-coaster – sometimes you feel like you can just sprint out and run straight through the finish and sometimes it’s that hard that you just want to sit down and have a nap. It’s a sharp ridge between just scratching the personal limits and push them in a still healthy way or being one step beyond the border of what is good for yourself in a long term thinking. 
(Sì, certo. Con i sentimenti e le emozioni in una gara così è come un ottovolante, - a volte ti senti come se si può semplicemente andare avanti con un piccolo sforzo per arrivare dritto al traguardo e a volte è così difficile che si desidera solo fermarsi e fare un pisolino. Si tratta di stare sul filo del rasoio e da una parte ti senti sicuro di poter superare i tuoi limiti personali e spingerti oltre con sicurezza per la tua buona salute e dall’altra parte rischi di essere un passo oltre il confine rischiando per la tua salute.)
In gare così difficili ed estreme spesso si sperimenta la crisi, la difficoltà, è un attimo ed è in queste circostanze difficili che serve la testa per continuare ad andare avanti e gestire la crisi oppure fermarsi e recuperare.

What are the psychological mechanisms you feel will help to participate in extreme races? Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme?

“You have to believe in yourself that your body can do it and if you have already had a similar experience that you can do it again. After a few hours it’s only mental work that prevent you from stopping, the body has already told you long time before that it’s enough for him. 
(Devi credere in te stesso che il tuo corpo può fare e se avete già avuto un'esperienza simile sai che si può farlo di nuovo. Dopo qualche ora è solo lavoro mentale che ti impedisce di fermare, il corpo ti dice che è abbastanza per lui.)”

Per essere campioni bisogna conoscere bene gli aspetti mentali che influiscono sulla prestazione ed in questo tipo di gare è importante l’autoefficacia, il sapere di saper fare, l’essere convinti di riuscire ed una delle fonti è l’esperienza passata di successo, quindi se sei riuscito in passato ci riuscirai anche ora e questo lo sa benissimo Philipp nonostante la sua giovane età ecco perché è già un campione perché non usa solo il corpo che dopo qualche ora di gara ti può mandare segnali di stanchezza, di affaticamento.

What was your race more extreme or more difficult? Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile?

“One of the hardest race that I have done so far was the ‘The Coastal Challenge’ as it’s in February when the middle-Europeans stuck in the deepest winter and the temperatures in the jungle are around 32°C and extreme humid. It’s 6 stages through the deep tropical forest and you sleep in a tent every day. That was crazy. 
(Una delle gare più dure che ho fatto fino ad ora è stata il ‘The Coastal Challenge’ nel mese di febbraio, quando nel Centro Europea è inverno inoltrato e le temperature nella giungla sono circa 32° C e con estrema umidità. E' di 6 tappe attraverso la foresta tropicale e si dorme in una tenda ogni giorno. E 'stato pazzesco.)”

The Coastal Challenge è considerata una delle gare più difficili del mondo. 230 km in sei tappe, questa gara mette alla prova la forza mentale, la volontà e la resistenza di alcuni tra i migliori trail runners ultra del mondo. La gara si rivela estremamente difficile in termini di distanza, terreno e clima tropicale.

What do your family and friends about your participation in extreme racing? Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme?

As I wouldn’t call my races that extreme, I have really good support from my family background. It’s important to have someone to you can share your experiences with and tell about your feelings and emotions. If I know that my family is waiting at the finish line I can even more push my limits. 
(Non chiamerei le mie gare estremo, ho davvero un buon supporto dal miei familiari. E ' importante avere qualcuno con cui è possibile condividere le esperienze, le tue sensazioni ed emozioni. Se so che la mia famiglia mi sta aspettando al traguardo, posso ancora di spingermi oltre i miei limiti.)”

E’ importante il supporto della famiglia in generale nella vita quotidiana ma soprattutto è importante in questo tipo di gare dove si va incontro a condizioni di gare difficilissime e sapere che al traguardo ti aspetta una persona cara non fa che attivarti maggiormente e così si va avanti con il cuore, le gambe e la testa. E’ importante anche poter condividere l’esperienza fatta in queste competizioni, i panorami mozzafiato, scoperte su se stessi che si fanno.

How has your family life, work? Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa?

“At the moment I am a serious student at the University of Salzburg to become a teacher for Mathematics and Biology for high school and with a good time management and a lot of discipline I can fit my training into my day schedule. 
(Al momento io sono uno studente serio presso l'Università di Salisburgo per diventare un insegnante di matematica e biologia per la scuola superiore e con una buona gestione del tempo e tanta disciplina che mi permette di allenarmmi bene giornalmente.)”

Philipp ha le idee chiare, per ora fa questo sport che lo appassiona e gli permette di sperimentare benessere ma sa anche che il suo futuro sarà diverso, c’è l’intenzione di fare l’insegnante e riesce a portare avanti contemporaneamente due progetti molto ambiziosi.

Do you use drugs, supplements? Why? Usi farmaci, integratori? Per quale motivo?

“No drugs as this is extremely unfair and has nothing to do with sports anymore. It’s simply cheating! In a period of hard and intense training I take Magnesium for my muscles and an extra portion salt in my meals to avoid cramps. 
(Nessuna droga, questo è estremamente ingiusto e non ha nulla a che fare con lo sport. E ' semplicemente barare! In un periodo di duro allenamento e intenso prendo magnesio per i miei muscoli e una porzione extra di sale nei miei pasti per evitare i crampi.)”

Do you have a dream? Hai un sogno nel cassetto?

To have the ability and possibility to run a lot of the most iconic trailraces on the globe like Hardrock, Diagonale de Fus, UTMB. 
(Avere la capacità e la possibilità di correre le gare di trail più dure al mondo come Hardrock, Diagonale de Fus, UTMB.)”

Come tanti altri Ultrarunner anche Philipp vorrebbe partecipare alle gare più difficili che esistono sulla terra.

La Hardrock Hundred Mile Endurance Run è una ultramaratona di 100,5 miglia (161,7 km) di lunghezza, con 10.000 m di salita a un'altitudine media di oltre 3.400 m. La gara si svolge nel sud del Colorado. La gara è dedicata alla memoria dei minatori che si insediarono nella zona e che hanno costruito i sentieri minerari su cui gran parte della gara viene eseguito.

Il Grand Raid de la Réunion, chiamato anche La Diagonale des fous è un’ultramaratona di montagna. La gara si svolge nel mese di ottobre sull’isola Réunion, nell'Oceano Indiano, situata tra il Madagascar e le Mauritius. Il percorso 162 km con 9643 m di dislivello è noto per essere molto impegnativo.

UTMB (Ultra-Trail du Mont-Blanc). Gara di montagna, con numerosi passaggi in alta quota (> 2500m), in condizioni meteo difficili (notte, vento, freddo, pioggia o neve).

Frequentando gli ultrarunner sto scoprendo delle persone eccezionali, molto umili, corretti, rispettosi.

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11 maggio 2015 1 11 /05 /maggio /2015 23:47
Marinella Satta, ultrarunner, con il sogno nel cassetto di correre una maratona, palleggiando con due palloni da basket
Marinella Satta, ultrarunner, con il sogno nel cassetto di correre una maratona, palleggiando con due palloni da basketMarinella Satta, ultrarunner, con il sogno nel cassetto di correre una maratona, palleggiando con due palloni da basket
Marinella Satta, ultrarunner, con il sogno nel cassetto di correre una maratona, palleggiando con due palloni da basketMarinella Satta, ultrarunner, con il sogno nel cassetto di correre una maratona, palleggiando con due palloni da basket

Ed ecco un'intervista realizzata da Matteo Simone con Marinella Satta, sportiva di lungo corso, giocatrice di Basket in gioventù, poi passata quasi per caso alla corsa sulle lunghe distanze - maratona ed oltre - con l'esperienza di avere indossato diverse volte la maglia azzurra in occasione dei primi Campionati del Mondo IAU 24 ore su strada a cui l'Italia si è presentata con una sua delegazione. Ma possiamo anche ricordare la sua partecipazione alla prima (ed unica edizione) della Torino-Roma No stop nel 2011, di cui è stata la vincitrice in rosa.
Dopo aver corso una maratona palleggiando con un pallone da basket sino all'ultimo metro di gara, ma anche dopo aver palleggiato per 100 km con un pallone da Basket ed essersi meritata per questo un'iscrizione nel Guinness World Records nel 2011, il sogno nel cassetto di Marinella Satta è quello di correre una maratona, palleggiando contemporeanamente con due palloni da Basket, come ha fatto recentemente alla Virgin Money London Marathon 2015 Jerry Knox in 4:10:44 e stabilendo il nuovo Guinness World Record in questa particolarissima sfida.

Il sogno nel cassetto di Marinella Satta, nata a Domusnovas (Cagliari) e residente in Torino: “Mi piacerebbe fare una gara di 10 giorni, oppure provare a fare la maratona palleggiando con 2 palloni. Appena mi capita l’occasione, spero presto, proverò a fare la maratona con 2 palloni”.

Marinella è una ultramaratoneta, ma ha sempre avuto lo sport nelle vene, lo ha sempre praticato e, a un certo punto del suo percorso, ha scoperto di avere potenzialità inimmaginabili di ultrarunner. Infatti su invito partecipò ad una maratona con soli due allenamenti portandola a termine con un risultato soddisfacente tanto da far nascere in lei una passione vitale per la corsa sulle lunghe e successivamente lunghissime distanze.

Ecco come qual è stato il suo percorso per arrivare a disputare competizioni di corsa di più giorni e le più strane e meno immaginabili, e ciò che succede anche per altri ultramaratoneti, sorprendere se stessi ed il mondo con sfide sempre più difficili.

Qual’è stato il tuo percorso per diventare un’ultramaratoneta? “Per puro caso. Ho cominciato a praticare sport a 12 anni, nel lontano 1969. Ho giocato per 15 anni a basket in Serie C/B. Il 25 aprile del 1978, invitata da un amico, ho partecipato alla mia prima gara podistica, in provincia di Torino, sulla distanza di circa 15 km. Correndo abbastanza bene, per sentirmi alla fine stanca ma soddisfatta. La mia prima maratona la ricordo molto bene, fu il 12 ottobre 1980, e fu il 1° Campionato Italiano di Maratona femminile a Rieti. Arrivai 6^, in 3h25’. Per me fu come se avessi vinto la maratona, in quanto partecipai invitata da Elena Dugongo, grande maratoneta italiana. Io non volevo neanche andarci, in quanto non preparata e poi la settimana dopo la maratona iniziava il Campionato di Basket di serie C. Il mio allenamento di preparazione della maratona fu che la settimana prima, ossia il lunedì e il mercoledì feci circa 20 km in 1 ora e 30’, mentre il martedì, il giovedì e il venerdì ebbi l’allenamento di basket: e, alla fine, partenza sabato mattina per Rieti e domenica maratona”.

Non si smette di essere ultramaratoneti, è la passione che spinge ad andare avanti ed oltre, finchè la salute asssiste. Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta? “Spero di no - finché riesco a correre o camminare e la salute mi assiste, continuo”.

Ed è importante la salute per continuare a coltivare questa passione che comport ore ed ore di allenamenti e gare: quindi, è importante ascoltare le proprie sensazioni corporee, i messaggi che manda il corpo, senza trascurarlo, ma prendendosene cura e facendo analisi ed accertamenti accurati per prevenire probabili ed eventuali infortuni. Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta? “Si, a febbraio del 2014. Dopo aver fatto delle visite di controllo, facendo l’ecocardiogramma privatamente da un medico non sportivo, sono stata indirizzata direttamente all’ospedale per fare accertamenti più accurati, in quanto il medico pensava che avessi un infarto in atto. Andai subito all’ospedale (premetto che non stavo per niente male): quando ci arrivai, mi ricoverarono con codice rosso (al che mi spaventai abbastanza) e mi ricoverarono in terapia intensiva per 3 giorni, facendo tutti gli esami del caso, compresa la coronografia. Meno male che tutti gli esiti erano a posto. Ho dovuto recuperare tutti gli elettrocardiogrammi degli anni precedenti: praticamente ho il cuore d’atleta. Da allora, però, quando mi sento più stanca e stressata del solito, faccio la gara con molta più tranquillità, prendendomi tutte le pause necessarie.”

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “Attualmente prendo la cardiospirina. In genere non prendo medicine o integratori”.

Ai fini del certificato per attività agonistiche, fai indagini più accurate? Quali? “In genere no, a meno che sia il medico sportivo a consigliarmi esami particolari”.

E’ successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva? “No, anche perché non mi sono mai allenata oltre le 2 ore di corsa, per motivi di tempo, lavoro o famiglia. Quindi continuo a correre a sensazione”.

In questo tipo di sport la passione è tanta che ti fa andare avanti e poi la cosa bella è che dopo competizioni di lunga durata dove le risorse energetiche vengono svuotate e si ha difficoltà a reintegrarle in tempo ed in giusto modo, la fame è tanta, l’organismo ha tante voglie, e non c’è preoccupazione di rimpizzarsi troppo, perché poi si brucia tutto. Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta?La passione, lo star bene e il fatto che posso mangiare quello che mi pare”.

Si ha voglia di provare ad alzare sempre un po’ l’asticella e cercare di fare qualcosa di gradualmente un po’ più difficile o in condizioni un po’ considerata più estrema, per stupire, sfidare se stessi, perché gli altri ne possano parlare, per raccontare a se stessi ed a gli altri delle gesta, delle imprese riuscite ed un tempo impensabili. Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Forse, correndo la 6 giorni o la 48 ore su tapis-roulant”.

Ma la 48 ore tapis roulant è stata una gara o è stata un tuo allenamento? Puoi spiegare come l'hai sperimentato l'esperienza del limite? “Ho avuto occasione di fare una 48 ore su tapis roulant dietro invito di Pasquale Brandi. Lui voleva stabilire il record italiano 48 ore su tapis roulant e ha chiesto in giro se c'era qualcuno disponibile a fare la 48 ore su tapis-roulant, assieme a lui. Ho risposto di sì. La gara è stata effettuata nel centro della piazza principale di Potenza tra il 17 e il 18 dicembre 2013, eravamo in 3 a fare questa manifestazione. Ho corso per km 219. Mentre si correva per la 48 ore, in piazza c'erano altri tapis roulant, per le persone disponibili a correre insieme a noi. Comunque ho corso anche una 24 ore per km 151 e una 12 ore per km 88, sempre su tapis roulant. Per quanto riguarda la 6 giorni, è già 3 anni che partecipo alla 6 giorni del Pantano a Potenza. Bellissima esperienza. Specialmente quando si comincia a sentire la stanchezza, la solidarietà tra atleti viene fuori. Alle volte basta anche un piccolo sorriso per farti dimenticare la stanchezza”.

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? “Provare a vedere se riesco a terminare la gara e sondare i miei limiti.”

Si diventa dei supereroi, degli immortali, di elevata autoefficacia e fortemente resilienti, si considera di poter far tutto se si vuole, niente è impossibile, se vuoi puoi. Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile? Forse la prima volta che feci la Pistoia-Abetone nel 1997, non conoscevo il percorso e le difficoltà. Mi dissi, se riesci a fare questa gara, sicuramente puoi fare tutte le gare che vuoi”.

Qual’è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? “Non ci ho mai pensato”.

C’è una gara estrema che non faresti mai? “Non lo so”.

Se per i comuni mortali partecipare ad una maratona è ancora un’impresa che richiede una preparazione accurata di diversi mesi non trascurando nessun aspetto, per Marinella ogni distanza, ogni competizione si può affrontare e gestire semplicemente con l’esperienza e la sicurezza acquisita nel corso degli anni, quindi è sempre pronta a partire, a partecipare, a sorprendersi ed a sorprendere. Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? “Sinceramente non penso mai dove posso arrivare, le cose mi capitano da un momento all’altro. Tutte le gare strane che ho partecipato, sono sempre arrivate così all’improvviso, ho sempre deciso di partecipare nel giro di 1 mese o poco più. Quasi mai calendarizzato una gara”.

E’ difficile coniugare questa passione che porta via tanto tempo per allenamenti e partecipazione a gare con il lavoro e la famiglia, a volte non si è supportati oppure bisogna fare delle scelte che al momento sembrano le più giuste. Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme?Diciamo che sono sempre stata ostacolata”.

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? “Niente in particolare, ho continuato a lavorare, a crescere i figli”.

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O cosa non faresti?Forse mi programmerei meglio la mia vita sportiva, avrei cercato qualche sponsor, avrei fatto meno sacrifici nella mia vita famigliare e lavorativa”.

Ti va di raccontare un aneddoto? “Si, alla 1 maratona di Rieti del 1980, quando vinse la maratona Maria Pia D’Orlando in h 2h46’, lei aveva 46 anni, praticamente il doppio della mia età, la invidiai in senso buono, tra me e me dissi, a 40 anni anche io andrò in nazionale, se ci arriva lei a 46 anni non vedo perché non possa arrivarci io. In effetti, per puro caso a 42 anni, nel 1999 fui convocata in nazionale per partecipare al Campionato del mondo della 100 km”.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? “Qualità come la passione, e la costanza”

Marinella è determinata: quando si mette in testa una cosa la porta a termine prima o poi. E, se il suo sogno è percorrere una maratona palleggiando con due palloni, aspettiamoci di vederla o sentir parlare di lei.

Matteo Simone è un appassionato dello sport come opportunità di conoscenza della propria persona e per il benessere psico-fisico, emotivo e relazionale.

Oltre ad essere uno sportivo praticante di alcune discipline quali Podismo, Capoeira, Ultramaratone, Ciclismo, è Psicologo e Psicoterapeuta Gestalt, si é specializzato soprattutto nell’ambito della Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico, conseguendo un Master di 2° livello presso il Centro Inter-universitario Mind in Sport Team e scrivendo dei testi dove trasmette esperienze, modelli, metodi e tecniche di psicologia dello sport.

Altra sua specializzazione è la Psicologia dell’emergenza acquisita attraverso le diverse esperienze di intervento in ambiti critici quali il terremoto dell’Abruzzo e dell’Emilia, nonché interventi a Lampedusa, ed attraverso la formazione EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) é diventato Referente psicologo per il Lazio del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta (C.I.S.O.M.).

Articolista ed autore dei libri: Sviluppare la resilienza Per affrontare crisi, traumi, sconfitte nella vita e nello sport, MJM Editore, 2014. Doping Il cancro dello sport, Edizioni Ferrari Sinibaldi, Milano, 2014. O.R.A. Obiettivi, Risorse, Autoefficacia. Modello di intervento per raggiungere obiettivi nella vita e nello sport, Edizioni ARAS, Fano, 2013. Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico. Dal benessere alla prestazione ottimale, Sogno Edizioni, 2013. Psicologia dello sport e non solo, Aracne editrice, Roma, 2011.

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6 maggio 2015 3 06 /05 /maggio /2015 06:42
Marco Zanchi ultratrailer: la passione per la natura e la montagna, innanzitutto. Solo in seconda battuta l'eccellenza agonistica
Marco Zanchi ultratrailer: la passione per la natura e la montagna, innanzitutto. Solo in seconda battuta l'eccellenza agonistica

Ultramaratone Maratone Dintorni inizia con questa intervista a Marco Zanchi, ultratrailer e azzurro ultratrail, una collaborazione con Matteo Simone, piscologo dello Sport e runner e sportivo egli stesso.

Marco Zanchi inizia a correre per dimagrire, come fanno in tanti, ma in lui la passione e la voglia di correre aumentano sempre di più fino a farlo diventare un’amante delle lunghe distanze, ma l’importante - per lui - è che non si corra sull’asfalto.

Infatti, Marco considera la 100 km su strada una gara "estrema" che non farebbe mai. Quindi più che Ultramaratona Marco si definisce Ultratrailer.

Marco ci racconta come ha iniziato a correre: “Corro da ormai 15 anni, tutto cominciato per dimagrire, dopo pochi anni ho intrapreso la strada delle gare, un vizio che avevo fià quando correvo in moto di trasformare la passione in competizione. Ho cominciato a correre anche in montagna con le skyrace e le skymarathon, poi con il passare degli anni ho aumentato le distanze, quando - nel 2010 - ho affrontato la mia prima Ultratrail la Lavaredo sulla distanza di 90 km dove ho concluso al 2° posto: e da allora ho intrapreso questa strada delle ultradistanze che in italia non avevano ancora successo".

Marco ha la passione per la montagna e il visitare nuovi luoghi, si sente un po esploratore durante queste avventure. Per Marco come per altri ultramaratoneti e soprattutto per gli ultratrailer correre per lunghe distanze nella natura, per sentieri significa intraprendere dei viaggi "into the wild" e con solo le proprie energie a disposizione.

Infatti, se da una parte c’è la passione per la natura, per la bellezza dei paesaggi, dall’altra c’è una voglia di misurasi con se stessi, di fare da solo, di superare sfide che a volte sembrano impossibili ma come racconterà Marco - e come raccontano altri -  a volte sembra di essere arrivati al limite, allo stremo delle forze, ma se poi scatta la molla mentale escono fuori risorse e capacità insospettabili; ti fermi, credi che sia finito e dopo un po’ ti rialzi con nuovi stimoli, con più entusiasmo: questo significa essere resilienti, sapere che ce la puoi fare, che ad ogni crisi c’è almeno una soluzione, almeno una via d’uscita, basta trovare la porta giusta.
E superando queste crisi, con l’esperienza aumenta anche l’auto-efficacia personale, credi sempre più in te stesso e questa forza, questa caratteristica mentale si trasferisconoanche nella vita privata, perché sai che puoi gestire, affrontare qualsiasi disagio, difficoltà, si diventa più sicuri.

Hai mai pensato di smettere di essere ultramaratoneta?
“Per ora mai, ogni tanto torno anche alle gare su distanze brevi skyrace più per allenamento e per rivedere tanti amici”.

Nelle ultra distanze di corsa a piedi è importante fare attenzioni al proprio fisico, ai messaggi che manda, agli opportuni tempi di recupero e gli atleti di livello questo lo sanno bene. Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta?
Per ora mai, incrociando le dita, la cosa principale in questa disviplina è anche saper ascoltare il proprio corpo e darsi i giusti tempi di recupero”.

Essere ultratrailer significa avere tanta passione per quello che si fa che ti permette di mobilitare tanta energia occorrente per percorrere lunghi tratti di sentieri per arrivare al tranguardo nonostante le avverse condizioni climatiche. Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta? 
Le emozioni che si provano in questi ‘viaggi’”.

In questo tipo di competizioni o avventure o lunghi viaggi si ha modo di sperimentare il limite per diversi motivi, ma l’importante è saper gestire, soprattutto con l’esperienza o con l’aiuto di amici più esperti. Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? 
Sì più di una volta, sia per aver esagerato nelle mie capacità che per le condizioni climatiche che mi hanno colto di sorpresa”.

E’ importante considerare anche la forza mentale oltre che quella fisica, senza motivazione, senza passione non si va lontani, ci si ferma al minimo impedimento, disagio, difficoltà, non si è disposti a soffrire.Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme?
Passione per questo sport per la montagna, emozioni e ricordi che porti dentro ogni volta che giungi al traguardo".

La gara più estrema o più difficile per Marco è stata il Tor des Geants 2014. Per gli ultramaratoneti non esiste una gara da non poterci riuscire, arrivano alla consapevoleza che possono tutto se vogliono. Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine?
Non l’ho ancora trovata, come faccio a dirlo?

Infatti, il loro motto è: mai dire mai. C’è una gara estremi che non faresti mai? 
"Io dico sempre ‘mai dire mai’, 10 anni fa quando ho saputo dell’esistenza dell'Ultra Trail du Mont Blanc dicevo che sarebbe stata impossibile, ma se ci penso bene mi dici di fare 100km su strada ti rispondo mai! Sono alla ricerca di avventure, dove potersi sperimentare, dove poter uscire dalla zona oridnaria di comfort e poter sperimentare nuove sensazioni ed emozioni".

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?
"La ricerca di nuove emozioni e avventure, anche se credo che dopo il Tor de Geants non puoi andare oltre”.

Gli amici dopo averti considerato "pazzo" inizialmente, con il tempo si sono appassionati alle gesta dell’ultramaratoneta e sono loro a spingerti sempre più verso avventure più difficili ed impossibili, i famigliari anche se all’iniziano si preoccupano per le condizinoi estreme dei lunghi percorsi poi ti sostengono e piace ricevere trofei e leggere notizie sui giornali. Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme?
“Sono gli amici che spesso mi lanciano nuove sfide, mio padre è contento solo quando gli porto a casa i trofei!”

Partecipare ad una gara estrema significa “Una nuova sfida, nuova avventura, nuove emozioni.

Interessanti sono gli aneddoti raccontati dai diversi ultramaratoneti ed ecco, al riguardo, cosa ci racconta Marco: “UTMB 2011, mai fatto 170km tutto d’un fiato, al 90° km sono in crisi, ho i crampi e voglio ritirarmi in uno sconforto totale. Sono sdraiato all’interno della tenda del ristoro da un’ora e di colpo arriva la mia amica Cinzia anche lei in gara, che urlando mi dice ‘dai dai alza le chiappe smettila di lamentarti e andiamo!’. Non mi sono più fermato recuperando 80 posizioni e giungendo 29° e primo Italiano”.

Conclusione: se vuoi puoi, le energie ci sono, sono nascoste, baste saper aprire la porta giusta, avere gli stimoli giusti, toccare il tasto giusto e gli amici sanno come fare, se ti conoscono sanno come fare per farti rialzare, ti puoi piegare ma non ti spezzi, ti puoi rialzare e completare il tuo percorso per diventare campione nello sport e nella vita, sempre più ricco di esperienze e di insegnamenti.

Si scopre il proprio carattere, la propria persona, le proprie doti e capacità. Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta?
La capacità di affrontare i problemi e difficoltà in gara ti possono essere d’aiuto anche nella vita quotidiana!”

Cambia la visione esistenziale dell’ultramaratoneta sia famigliare che lavorativa. Cambiano le priorità, ghli obiettivi, le relazioni. Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa?
Ho avuto molti cambiamenti familiari in contemporanea al mio arrivo nel mondo Ultratrail subito dopo la perdita di mia madre e mi son reso conto di aver cambiato molto carattere e visione di come affrontare la vita”.

Molti ultramaratoneti se tornassero indietro vorrebero scoprire prima questa disciplina liberatoria ed appassionante, quindi sarebbe importante parlarne soprattutto nelle scuole, fare avvicinare bambini e ragazzi allla scoperta dell’attività fisica outdoor e dei percorsi a contatto con la natura. Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti?
Rifarei tutto anzi comincerei prima a correre e andare in montagna

Molti ultramaratoneti seguono una dieta naturtale, molti diventano vegetariani o addirittura vegani. Usi farmaci, integratori? Per quale motivo?
Cerco di avere un’alimentazione completa e abbastanza naturale senza eccessi proprio per non dover ricorrere a integrazioni extra per poter supportare lo stress fisico imposto al mio corpo in queste gare. Naturalmente durante queste gare di durata sei costretto a ricorrere ad integratori energetici che ritengo più appropriati per il corpo del così detto pane e ssalame che a livello di nutrimento e protezione non è proprio salutare”.

Pochi fanno ulteriori accertamenti considerato lo sport più stressante per il fisico ma manca lo stress della competizione, dei tempi, per gli atleti della nazionale c’è più interesse ed attenzione rispetto la loro salute. Ai fini del certificato per attività agonistica, fai indagini più accurate? Quali?
Essendo anche atleta della Nazionale Italiana siamo sottoposti a controlli maggiori rispoetto alla classica visita medica agonistica, oltre a questo di mio principio mi tengo sotto controllo periodicamente

Molti medici sconsigliano di fare questo tipo di attività considerat estenuante ed al minimo problema fisico chiedono di stare a riposo per un numero elevato di giorni o di smettere di fare attività fisica, ma gli ultramaratoneti sanno che vita è quessto tipo di sciolina sportiva che ti da benessere psicofisico, emotivo e relazionale e lo fanno con attenzione cercando di preservarsi fino a 100 anno. E’ successo che ti abbiano consigliato di ridurre la tua attività sportiva?
Per ora mai, a volte se ascolti i medici dovresti stare sdraiato sul divano”.

Molti ultramaratoneti non voglikono svelare il loro sogno nel cassetto, ma in genere il sogno è partecipare a competizioni sempre più impossibili, indossare la maglia azzurra e partecipare a Mondiali e gare prestigiosi e durare il più possibile fino a 100 anni correndo ancora nel benessere. E tu, qual'è il tuo sogno nel cassetto?

“Ne ho più di uno, spero di realizzarli presto in ordiine?? Reunion e altri.

 

Marco Zanchi ultratrailer: la passione per la natura e la montagna, innanzitutto. Solo in seconda battuta l'eccellenza agonisticaMarco Zanchi ultratrailer: la passione per la natura e la montagna, innanzitutto. Solo in seconda battuta l'eccellenza agonistica

 

Matteo Simone è uno sportivo che pratica diversi sport, tra i quali il Podismo. Nella vita professionale è Psicologo (con molteplici titoli e specializzazioni tra le quali quella di Psicopterapeuta della Gestalt e di terapeuta EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing).
Ha scritto numerosi articoli scientifici e saggi su diversi temi della Psicologia dello Sport
.

 

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22 febbraio 2015 7 22 /02 /febbraio /2015 19:04
Ivan Zufferli in azione al Magraid 2013.

Ivan Zufferli in azione al Magraid 2013.

 

Ivan Zufferli ha partecipato a ben quattro edizioni di Magraid regalando sempre agli organizzatori e agli appassionati grandi prestazioni.

Gli organizzatori erano curiosi di capire quale fosse per lui la tappa più emozionante di Magraid: “La prima tappa sulla distanza di 25 km”- ha confidato loro -”perché rappresenta una fase decisiva ai fini della classifica finale”. Perseveranza e tempo impiegato nell’attività performativa sono per Zufferli necessari per consolidare lucidità e concentrazione. Ma per migliorare le proprie prestazioni, l’atleta che presta servizio presso la POLFER di Brescia, ha anche adottato alcune strategie di training mentale che gli consentono gestione e dissipazione dei fattori di stress.

In una scala di valori da 1 a 10, Magraid ha un coefficiente di difficoltà pari a 8” - afferma Zufferli quando gli viene chiesto di rapportare il Magraid ad altre gare similari – “in quanto la superficie mista con predominanti tratti in pietra sottopone a sforzi considerevoli come pure le variazioni di temperatura”.

Zufferli ha spiega agli intervistatori che, seppure in questo tipo di gare estreme arrivi il momento in cui si riesce a comprendere chi è in testa e chi insegue, si capisce di aver vinto solo quando si arriva per primi al traguardo. La sua passione per la corsa nasce da un incontro casuale, quando nell’Esercito Italiano incontrò Antonio Scarano e Roberto Cadalino per cui accettò la proposta di entrare nella squadra di rappresentanza dell'Esercito.
L’allenamento di Zufferli è costante, seppur egli non nasconda l’amarezza per la sospensione per motivi connessi all'impossibilità di garantire la sicurezza degli atleti nella gara in Giordania (300 km non stop), in vista della quale si stava preparando da due mesi.

Le sue aspettative per Magraid 2015 sono importanti: “Ci tengo a fare bene sia in termini di risultato, sia di completa espressione della condizione atletica e mentale. Desidero confermare le precedenti prestazioni contando sulla spinta e l’accoglienza del pubblico di casa e del comitato organizzatore”.

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15 febbraio 2015 7 15 /02 /febbraio /2015 08:33
Magraid. Correre nella Steppa 2015. Mirko Recchi e la corsa come stile di vita

Mentre prosegue il conto alla rovescia per l'edizione 2015 di Magraid, continuano le interviste e le presentazioni dei primi atleti iscritti a quest'edizione. Questa volta  è toccato a Mirko Recchi, atleta di Ronchi dei Legionari, che vanta ben quattro partecipazioni a Magraid.

A lui non potevamo non essere rivolta qualche domanda in merito all'allenamento che segue, visto che si è prestato più volte anche come “tester” per il Magraid LAB.

Recchi ci ha spiegato di seguire ora un allenamento di circa dieci ore settimanali, vista la recente nascita del figlio. In altri periodi si è dedicato con passione alla mountain bike e alla palestra per potenziare la muscolatura. Allo sportivo friulano abbiamo chiesto quali fossero secondo lui le caratteristiche che potevano permettergli di primeggiare rispetto ad atleti con pari preparazione e forma fisica.

Con grande umiltà ha detto di non essere certo di poter primeggiare, ma ci ha confidato che in questo sport primeggia chi è più caparbio e chi non è abituato ad abbandonare il campo di battaglia.

Una vera passione, quella della corsa nata oltre un decennio fa, quando le sue condizioni fisiche erano alquanto peggiorate: "Armato di santa pazienza, mi sono recato da un dietologo, sono dimagrito e ho iniziato a correre. Da allora non ho più smesso”.

E visto che da quella volta, la corsa non l'ha più lasciata, abbiamo capito che è per lui uno stile di vita: come un vero runner, non può vivere senza correre ogni giorno "o quasi".

E' un'attività fondamentale della quotidianità, in grado di regalargli sensazioni bellissime.

La corsa per Recchi è un ottimo metodo per scaricare le tensioni e per fargli vedere la vita in maniera attiva. In una parola: la felicità.

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11 febbraio 2015 3 11 /02 /febbraio /2015 06:13
Circuito Ecotrail Sicilia.  Le origini, la filosofia e il futuro del trail siciliano in un'intervista ad Aldo Siragusa

Aldo Siragusa è sicuramente la persona più indicata per parlare di Trail in Sicilia.
Sappiamo tutti che il trail è una disciplina di corsa relativamente giovane in cui il sano agonismo si sposa con la corsa in natura, spesso in scenari unici.
E nulla ha a che vedere con il cross country e con le campestri, tute declinate con spirito fortemente competitivo e per lo più su brevi circuiti da ripetere più volte (per una distanza totale che non supera in genere i 10 km) e con la disciplina della Corsa in Montagna, già da tempo sotto l’ombrello FIDAL e, forse proprio per questo, caratterizzata da uno spirito competitivo spinto all’estremo e poco attenta ai valori della natura e del territorio, se non fosse per il fatto che dalla Natura dipendono i forti dilivelli altimetrici richiesti dalla disciplina.
L’esplosione inattesa del Trail – è per giunta ultralungo – si deve principalmente al successo inatteso che hanno avuto il Cro-Magnon e poi l’UltraTrail du Mont Blanc che di fatto ha fatto da motore propulsore della rapidissima crescita del fenomeno del trail dovunque, nel mondo e in Italia, assieme alle corse estremo nei “deserto” (in testa a tutta la Marathon des Sables).
Forse qualcosa di paragonabile e di preesistente, prima, dell’avvio dell’UltraTrail era il “Fell Running” prediletto dagli anglosassoni in cui si corre per scalare i “fell” (così vengono chiamati i monti più rilevanti del landscape britannico, che per noi sono poco più colli), con delle corse che prevedono delle scalate di un singolo fell o multiple, senza un tracciato prefissato, nel senso che ogni corridore deve conoscere i luoghi ed è libero di scegliere anche la via più ardua per arrivare in cima e poi ridiscendere.
Insomma, nella scia lunga dell’esplosione del fenomeno trail in Italia – e direi con notevole tempismo - mentre in contemporanea si era creato in Sicilia un gruppo di runner piuttosto intraprendenti e appassionati delle ultracorse desertiche – Aldo Siragusa ha avuto l’idea di “importare” in Sicilia il Trail Running.
Ma è più interessante sentire la storia di questo sviluppo direttamente da lui, proprio in prossimità dell’esordio dell’edizione 2015 del Circuito Ecotrail Sicilia, alla sua 8^ edizione.
Qual’è stato esattamente l’anno di inizio dell’avventura trail sicil
iana?
Aldo: era il 2007, ma ancora la parola trail non era così diffusa. Era in crescita il movimento delle eco maratone, così nacque l’Ecomaratona delle Madonie.

Cosa è accaduto in quell’anno? Cosa ti ha ispirato esattamente?
Ald
o: venivo da esperienze di organizzazione di eventi in pista e su strada. In quegli anni ero già alla ricerca di qualcosa che creasse un contatto col territorio, organizzavo il Sicily Grand Prix, circuito di gare su strada, che era strutturato, anche se a uno stadio larvale, come il Circuito Ecotrail Sicilia. Ma la risposta dei partecipanti non era soddisfacente, e nelle Ecomaratone c’era la possibilità di fare il salto di qualità.

 

Come hai deciso di muoverti? Se non ricordo male, sei addirittura andato a partecipare ad un’Ecomaratona per capire come funzionasse l’organizzazione di gara e per poterne fare esperienza diretta.
Ald
o: la lampadina si accese già nel 2006 quando decisi di provare da dentro cosa significasse correre un trail, così, nonostante non corressi da parecchi mesi, mi allenai per 10 giorni e andai a correre l’Ecomaratona del Ventasso. Non avevo idea di quello a cui andavo incontro: al 24° chilometro ero suonato perso perché avevo impostato la gara “da stradista”, tutti mi superavano e io non avevo la forza di reagire. Ho camminato quasi sempre fino al traguardo ma ho completato la gara. Ho capito cos’era il trail e di lì a poco la data dell’Ecomaratona siciliana era fissata.

Forse a questo punto, dovresti spiegarci quale sia la differenza tra Ecomaratona e Trail, anche se non c’è dubbio che l’esperienza trail siciliana sia scaturita proprio dall’essersi lanciati nell’avventura delle Ecomaratone, tanto che il circuito siciliano, nel rispetto di questa sua origine tuttora mantiene nella sua dizione la parolina “Eco”: si parla infatti di Circuito Ecotrail Sicilia, con il dovuto riconoscimento ad una delle sue radici. Quindi, Aldo, sarebbe bello se ci dicessi quale sia la differenza tra Ecomaratone e gare Trail; ma anche cosa le accomuna.
Ald
o: le ecomaratone sono state, e, anche se in misura minore, sono ancora l’anello di congiunzione tra la corsa su strada e il trail. Dal punto di vista tecnico sono più facili, si corrono su fondi più”comodi” e hanno un dislivello inferiore. Il fenomeno si è ridimensionato con l’avvento dei trail più estremi, tanto che alcune di esse sono scomparse, altre si sono trasformate in trail con diversa fortuna. Non credo che sia un fenomeno in via di estinzione, lo dimostra il successo di ecomaratone come quelle del Ventasso e del Chianti che devono il loro successo all’aver mantenuto un’identità precisa senza cedere alle lusinghe della moda.

Ma il tratto distintivo più importante tra le ecomaratone e il trail è il contatto col territorio che nelle prime è uno degli obiettivi maggiori e costituisce una grande attrattiva. Spesso invece nelle gare trail questo aspetto rimane più marginale o, comunque, non ha lo stesso risalto.

Il Circuito Ecotrail Sicilia, invece, risente molto dell’imprinting delle ecomaratone e pur avendo una fisionomia tecnica decisamente trail, persegue gli obiettivi tipici delle Ecomaratone:

  • Promuovere il rispetto dell’ambiente
  • Favorire la promozione e la tutela del territorio
  • Favorire lo sviluppo di forme di turismo sostenibile, orientato alla conoscenza delle varie caratteristiche territoriali, promuovendone le componenti sociali economiche e naturalistiche, a vantaggio delle popolazioni locali
  • Promuovere i prodotti artigianali, agricoli e gastronomici locali
  • Contribuire a creare le condizioni per la promozione di una nuova imprenditoria nella conservazione della natura e nel recupero dei beni storici locali
  • Favorire lo scambio culturale tra le realtà locali coinvolte nell’organizzazione delle varie tappe del circuito
  • Promuovere iniziative concrete di solidarietà.

Potete notare che non figura mai la parola sport tra gli obiettivi. Il motivo è semplice: lo sport è un mezzo e non un fine.

 

Quindi, ad un certo punto, hai (parlo sempre al singolare, per semplicità, ma si intende che dietro ci sia sempre la ASD SportAction che tu rappresenti) le strade delle Ecomaratone e del Trail hanno cominciato a divergere, anche se nella tua idea del trail siciliano hai ripreso l’idea portante del circuito di Ecomaratone italiane.

Aldo: sì, laddove le strade cominciavano a divergere però, io ho scelto una via intermedia. Che tenesse salve le caratteristiche migliori delle due.

 

Indubbiamente l’esperienza dell’Ecomaratona è stata preziosa perché ha attivato in molti runner siciliani il gusto per la corsa in natura, richiamando altri che da questo punto di vista se ne potevano considerare dei testimonial già molto attivi in diversi scenari internazionali e mi riferisco al gruppo di runner appassionati di “deserti” della ASD Palermo H 13.30: sei d’accordo sul fatto che le Ecomaratone hanno creato un bacino di utenza che sarebbe poi diventato sensibile ad un ulteriore sviluppo della corsa in natura?
Ald
o: L’ecomaratona ha costituito un punto di partenza. Ma non è una manifestazione che crea la cultura dello sport. Più in generale: sono le piccole iniziative che creano le basi per una più ampia diffusione della cultura sportiva che porta alla partecipazione attiva. La Sicilia è un importante esempio negativo in questo, abbiamo una storia piena di grandissimi eventi internazionali in discipline sportive che vedono pochissimi praticanti e impianti sportivi che non essendo stati supportati dall’attività, sono adesso abbandonati. Cito i casi palermitani del Diamante di baseball che ha ospitato i mondiali, il Velodromo con la stessa storia e il Palazzetto dello Sport con l’esperienza fallimentare della serie A di pallavolo.

Il punto di partenza è importante, ma senza un percorso da seguire non si va da nessuna parte, finendo per sprofondare.

Qual’è stato l’anno di esordio del Circuito Ecotrail Sicilia e quali sono state le sue linee di sviluppo?
Ald
o: il Circuito nasce nel 2008 con l’Ecotrail di Monte Pellegrino. Era una grande scommessa ed è stata vinta già allora con la partecipazione di 71 runner che vennero attratti dalla novità. Ma la conferma di aver visto lontano è venuta dall’ultima gara del Circuito 2014, all’Ecotrail della Ficuzza i partecipanti sono stati ben 350!

Non c’è mai stata grande attenzione allo studio di vere e proprie strategie di sviluppo. Lo sforzo più grosso è stato profuso nel cercare coerenza con gli obiettivi, di garantire il rispetto delle regole e di far entrare in questo mondo solo chi fosse disposto a accettare e condividere i nostri valori e i nostri obiettivi. Non è che non abbiamo cercato i numeri, ma lo abbiamo fatto impegnandoci a mantenere il movimento integro. E grande attenzione abbiamo prestato alla promozione della nostra attività con un ufficio stampa attivo 365 giorni all’anno e una troupe che realizza video promozionali di ogni tappa. Nel tempo abbiamo allargato la partecipazione inserendo nel programma le visite guidate, le camminate non competitive, le gara per i più giovani e quelle per le coppie cane-padrone. E da cinque prove del 2008, siamo passati a 17 nel 2015.

Puoi fornirci dei dati numerici sulla crescita della cultura trail in Sicilia nel corso degli anni?

Aldo: nel 2008 abbiamo registrato nei sentieri siciliani circa 400 presenze, nel 2014 oltre 3000.

E mi pare che sia anche cresciuto il numero di Siciliani che dopo aver preso gusto alle corse trail hanno voluto seguire il sogno di volare più alto e hanno cominciato a partecipare a gare ultratrail nel Nord Italia: potremmo fare l’esempio dell’agguerrito gruppetto di trailer della ASD Marathon Misilmeri o forse anche di altri club siciliani. Cosa puoi dirci in merito?
Ald
o: non posso che sottolineare quanto detto prima: se questi appassionati corrono gli ultratrail lo dobbiamo al lavoro capillare del Circuito Ecotrail Sicilia, non credo che avremmo raggiunto lo stesso risultato con una sola grande manifestazione. I grandi eventi spesso creano spettatori, non praticanti.

Del resto l’Ultratrail, nel corso della naturale evoluzione del fenomeno siciliano, è entrato anche nel Circuito. E, nello sviluppare quest’argomento vorresti dirci, Aldo, le tue idee a proposito del concetto di “sviluppo naturale” di una manifestazione podistica?
Ald
o: uno dei problemi che deve affrontare l’organizzatore di una manifestazione è senza dubbio quello della partecipazione, dei numeri. E questo porta troppo spesso alla “tratta degli atleti” tra presidenti/organizzatori che si scambiano atleti nelle rispettive gare, “io ti mando i miei e tu mi porti i tuoi”, trattandoli come merce di scambio e spingendoli a partecipare alle gare degli “amici” e a sconsigliando di farlo in quelle dei “nemici”. Abbiamo assistito a boicottaggi clamorosi in cui dirigenti di blasonate associazioni sportive, pur di non fare gareggiare i propri atleti in gare nemiche, sono arrivati a rimborsare la quota di iscrizione a chi si era già registrato. Io non ho mai fatto una telefonata per invitare alcuno a partecipare alle mie gare, mi sono limitato a promuovere gli eventi e impegnarmi per garantire un’organizzazione efficiente. Questo ha permesso di avere una crescita lenta, ma senza forzature che presterebbero il fianco a indesiderati effetti boomerang, con un seguito di persone che scelgono di partecipare perché hanno deciso senza alcuna influenza esterna. Questo ci ha portati a un risultato che è maturato nel tempo ma che dal punto di vista numerico è solido e reale.


Quindi l’Etnatrail è diventata, a partire dall’avere importato la corsa trail sull’Etna con due diversi trail brevi, un’ultratrail (nel 2013, se non ricordo male). E, al riguardo, si nota che nel panorama siciliano del trail 2015 ci sono due Etnatrail (stesso nome, ma luoghi, date diverse e distanze non esattamente sovrapponibili) Uno, a fine giugno, fa parte del Circuito Ecotrail (Ragalna), mentre quello di Linguaglossa, a fine luglio, ne è fuori.
Cosa è accaduto esattamente? Potresti spiegare in poche parole agli appassionati del trail siciliani quali sono le ragioni di questo “raddoppio” (inspiegabile ai profani)
?
Al
do: Il progetto Etna Trail è un’idea partorita dalla mia mente che aveva preso il via con l’Ecotrail dell’Etna già due anni prima che approdasse a Linguaglossa. Idea che ho trasmesso, per dare maggiore impulso al mio progetto, al gruppo dell’Atletica Linguaglossa, che organizzava già l’Ecotrail di Linguaglossa e che ho visto molto attivo. Il progetto dell’Ultra si è materializzato dietro la mia insistente spinta e cercando di trasmettere un’impostazione che doveva necessariamente essere diversa da quella di una gara di respiro regionale.

Purtroppo però, questo gruppo di persone non è riuscito a cambiare marcia e si è trovato impantanato in logiche che non aiutano nella crescita di un evento.

Allora mi sono ripreso il mio progetto per ripartire da un’altra parte. Quest’anno Etna Trail si disputerà nel territorio di Nicolosi su una distanza ridotta, per ripartire con l’ultra l’anno prossimo. Il gruppo di Linguaglossa organizzerà ancora la gara ma non ci sarà Aldo Siragusa a dare la sua impronta.

Chi vuole ritrovare l’evento dell’anno scorso senza il mio apporto può tornare a Linguaglossa, chi vuole trovare un altro evento col mio ”marchio” venga il 28 giugno a Nicolosi.

 

Sport, corsa in natura, rispetto dell’ambiente, sviluppo del territorio e promozione del turismo sono alcuni principi alla base della filosofia del Circuito Ecotrail Sicilia. Ricordo, per esempio, che, quando ancora correvo, partecipai ad un ultratrail ligure (piccolo, rispetto agli standard odierni), valevole come Campionati italiano IUTA Trail 30 miglia. Si trattava del Devil’s Trail, organizzato da Franco Ranciaffi, allora presidente della IUTA, in un piccolo centro di montagna nell’entroterra ligure, Perinaldo. Quel posto mi piacque talmente che, in seguito, ogni volta che ho potuto sono andato a passarci qualche giorno, nel corso degli anni. E’ questo un po’ l’obiettivo che si propone il Circuito Ecotrail Sicilia, introducendo ogni anno, accanto alle gare con una tradizione consolidata – i suoi “fiori all’occhiello” – delle new entry in nuove location tutte da scoprire.
Ald
o: grazie alla perseveranza di questi anni, siamo riusciti a far capire cosa si può fare con lo sport e, in particolare, col Circuito Ecotrail Sicilia. Sempre più spesso mi chiamano organizzatori e amministratori che vogliono una tappa nel loro territorio, tanto che ho dovuto creare un’appendice che ho chiamato Bside. Sono delle prove che sgravano gli organizzatori da alcuni obblighi che garantiscono un certo standard alle altre prove. Le prove Bside portano un punteggio inferiore ai partecipanti, ma conservano intatta la nostra filosofia. Nel Circuito 2015 avremo 5 nuove tappe:. cinque nuovi viaggi alla scoperta dei nostri tesori naturalistici.

 

Ora che il piatto si fa ricco – nel senso che la popolazione di trailer nell’isola – è aumentata sensibilmente altri attori che prima avevano avevano snobbato l’esperienza trail si fanno avanti.
Pensi che ci saranno dei problemi di convivenza con altri attori oppure che si apriranno dei fronti di conflittualità
?
Al
do: Fa piacere notare come sia cresciuto l’interesse intorno al nostro mondo. Certo però, lascia perplessi che ad avvicinarsi al trail c’è anche chi in passato non si è dimostrato solo indifferente ad esso, ma lo ha disprezzato e ha fatto in modo da tenerne lontana una grossa frangia di atleti sui quali esercita una certa influenza. Le stesse persone ora si stanno attrezzando per cavalcare l’onda. È vero che tanto interesse farà crescere i numeri, ma siamo sicuri che l’identità che abbiamo dato fin’ora al trail non subirà pericolose contaminazioni?

 

Per concludere, vorrei chiedere ad Aldo Siragusa di fare un piccolo brain-storming sul Trail e sulle sue essenze. Per cominciare: trail è Maschio o Femmina?

Aldo: Il trail, in quanto corsa in natura, è donna perché la natura è donna in quanto madre. Ma anche perché il trail è fatica per raggiungere obiettivi importanti, e la capacità di sacrificio, di mettersi in secondo piano fino ad annullarsi, è tipico della maternità, che è quello che rende la donna superiore all’uomo. Non capisco le donne che si sminuiscono inseguendo l’uguaglianza con i poveri uomini…

Quali contaminazioni sono possibili, quando si parla di trail?

Aldo: Nelle ultime settimane ho partecipato a un paio di incontri organizzati dalla UISP e dalla IUTA, e ho lanciato un appello a tutti gli addetti ai lavori a tenere alta la guardia contro contaminazioni che ci trascinerebbero verso una deriva che ci porterebbe a caccia di numeri a scapito della qualità. Qualità che viene da tutti i valori che il movimento trail si porta dietro e che non sono soltanto quelli dello sport.


Quali dovrebbero essere i veri valori del Trail? Classificarsi ai primi posti, ad ogni costo? Portare onore e gloria alla maglia?

Aldo: Mi mettono paura i gruppi che fondano la loro coesione sull’attaccamento a una maglia, un colore, un leader. A voler trasporre e amplificare tutto questo, è l’atteggiamento che pone le basi per il razzismo, le discriminazioni e movimenti che ci hanno portato a momenti terribili della nostra storia recente. Forse sto esagerando, lo so, ma quando assisto a certe esaltazioni, non riesco a non pensarci. Ai leader carismatici preferisco i buoni maestri.

Qual è il tuo sogno in questa avventura trail che hai intrapreso, da atleta e da organizzatore?
Aldo: da atleta vorrei correre nei boschi più a lungo possibile. Come organizzatore spero che la Sicilia diventi un giorno un punto di riferimento per la fruizione dei Parchi e delle riserve. Utopia? Forse, ma provarci è un dovere.

Per concludere, qui di seguito, un curriculum biografico e sportivo di Aldo Siragusa.
Dicci a ruota libera tutto ciò che vuoi dire di te stesso come atleta e della tua formazione sportiva, differenziando le tue imprese sportive, quelle più significative rispetto al nostro discorso e quelle da organizzatore, possibilmente rispettando le cronologia
.

Aldo: Ho avuto la fortuna di crescere in un era senza computer e cellulari e le trasmissioni in televisione iniziavano alle cinque del pomeriggio. Nel mio quartiere ci siamo nutriti di sport organizzando tornei di calcio, tennis, pallavolo, baseball, ciclismo, atletica leggera senza che nessun genitore ci accompagnasse da nessuna parte per frequentare palestre. Avevamo tutto sotto casa perché lo avevamo creato noi. Conoscevamo quasi tutte le discipline sportive senza aver mai avuto un istruttore, spesso ci inventavamo noi le regole. E per un periodo abbiamo avuto pure il nostro centro sociale occupato autogestito: un campo di pallavolo outdoor dismesso con relativi uffici e sale ricreative che abbiamo ristrutturato per farne la nostra base per le attività sportive aperte a tutti i ragazzi del quartiere. Diciamo che la gavetta per me è iniziata molto presto…

Il passaggio all’atletica leggera e al mezzofondo è stato molto naturale, sport individuale e di grande fatica: mi calzava a pennello. Concludo la mia “carriera” da atleta con 14'37” sui 5000 e 8’32” sui 3000 ma le mie potenzialità le avrei espresse al meglio nella maratona che da amatore ho poi corso in 2h32’11” quando avevo già 37 anni.

Il mio passaggio alla frequentazione dei sentieri era obbligato, dopo alcune Ecomaratone, mi sono dedicato a trail brevi e medi fino a realizzare la tripletta del 2014 che, grazie alla partecipazione alla CCC, all’Ultratrail del Lago d’Orta, e al Trail del Cinghiale mi consentirà di prendere parte alla gara di trail più prestigiosa al mondo: l’Ultratrail du Mont Blanc.

La mia esperienza di allenatore l’ho fatta nel gruppo della Polisportiva Europa seguendo atleti su distanze dai 400 m alla maratona. Attualmente alleno Filippo Lo Piccolo capace di correre la maratona in 2h19’.

Come organizzatore ho iniziato nel 1995 con la Pig Valley Race, cronoscalata della valle del porco per poi dedicarmi tra il serio e il faceto, a Un Sorso e Via gara enopodistica con rifornimento obbligatorio, e a collaborazioni con Vivicittà, Palermo d’inverno, Maratona di Palermo, la finale oro dei campionati italiano di atletica e tante altre manifestazioni minori. Non mi sono però mai limitato a organizzare manifestazioni sportive senza dare un risvolto sociale, inserendo sempre un tema legato alla solidarietà o alla divulgazione di valori o alla affermazione di diritti. Lo sport ha grandi potenzialità in questo senso, riesce a veicolare messaggi di grande spessore con la leggerezza del gioco, chi si limita a fare solo sport perde un’occasione importante.

Nella foto: Aldo Siragusa, in veste di roganizzatore, in occasione del Cofano Trail, lo scorso 8 febbraio 2015 (foto di Maurizio Crispi)

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24 gennaio 2015 6 24 /01 /gennaio /2015 06:42
Magraid- Correre nelle Steppa 2015. Le interviste ai Magraider. Si comincia con Filippo Salaris (nella foto: Filippo Salaris)

Magraid- Correre nelle Steppa 2015. Le interviste ai Magraider. Si comincia con Filippo Salaris (nella foto: Filippo Salaris)

Come già anticipato in pregecedenti comunicazioni, gli organizzatori di Magraid per questa nuova edizione hanno deciso di intervistare i Magraider.
Il primo ospite di questa iniziativa è Filippo Salaris, sardo di Uri e che ha partecipato a ben tre edizioni di Magraid:

Magraid: Perchè hai deciso di cimentarti con Magraid? 
F. S.:
 Amo correre in mezzo alla natura e non amo correre sull'asfalto.

Magraid: Come sei venuto a conoscenza di Magraid?
F. S.: L'ho sentito pubblicizzato e me ne avevano parlato. 

Magraid: Perché hai scelto questa gara? 
F. S.
: Non amo le montagne perché troppo ripide, mentre questa gara si tiene quasi in pianura ed è più nelle mie corde.

Magraid: Cosa ti aspetti da questa gara? 
F. S.:
 Un momento per divertirmi con amici che condividono la mia stessa passione.

Magraid: Quali vantaggi ci sono nell'essere sportivi nella quotidianità? 
F. S.: Il vantaggio è la forma fisica, la salute.

Magraid: Oltre ad un evidente vantaggio fisico, ti senti determinato negli obiettivi personali ? 
F. S.: Sì. Assolutamente.

Magraid: Quale preparazione fisico-tecnica stai seguendo? 
F.S.: Corro tutti i giorni “a sensazione”, senza tabelle preparatorie o programmi.

Magraid: Questa sarà anche una forma di turismo per te? 
F. S.: Si, perché oltre alla gara, avrò modo di vedere posti belli.

Salaris ci conferma quindi che Magraid non è solo una gara, ma anche un momento di convivialità unico e uno strumento di promozione per il nostro bellissimo territorio.

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14 aprile 2014 1 14 /04 /aprile /2014 08:44
Virgin Money London Marathon 2014 (33^ ed.). Il palermitano Giovanni D'Ippolito tra i finisher. Lo abbiamo intervistato
Da Palermo è arrivato a Londra per correre la Virgin Money London Marathon 2014 l'amico Giovanni D'Ippolito, unico rappresentante del sodalizio ASD Marathon Misilmeri, di cui è presidente Innocenzo La Scala.
E, con l'occasione, lo abbiamo incontrato proprio al termine della sua maratona. 
Abbiamo avuto il tempo di fare una bella chiacchierata e di bere assieme una birra, assolutamente "terapeutica" al termine di una 42,195 km. 
L'ASD Marathon Misilmeri è un bellissimo sodalizio, fatto di gente che corre e che ama condividere le stesse esperienze, sia in terra di Sicilia sia muovendosi in giro alla ricerca di nuove sfide stimolanti, come è stato - per il loro gruppo - il confronto con l'Ultratrail del Lago d'Orta e come sarà, nel corso di quest'anno con l'Etnatrail sulla distanza di 64 km, per giungere infine a partecipare, sempre in gruppo alla TDS (110 km) in occasione del UTMC 2014.
In tanti della società di Giovanni hanno deciso di partecipare al ballottaggio per la partecipazione alla Maratona di Londra 2014, ma solo lui è stato "sorteggiato".
E, quindi, eccolo qui per partecipare alla sua prima maratona di Londra.
Giovanni D'Ippolito, 59 anni e categoria M55, - palermitano, ma originario di Polizzi Generosa - ha cominciato a correre circa 20 anni fa, iniziando - come molti - dalle gare su strada per poi approdare - in anni più recenti - assieme a tutto il "gruppone" di runner-amici del sodalizio di Misilmeri (Palermo) alle gare trail di Sicilia (e non solo).
Ma - anche se adesso la sua passione predominante è costituita dalle gare trail, Giovanni non disdegna di partecipare con una certa frequenza alle competizioni podistiche su strada e, in particolar modo alle Maratone.
Virgin Money London Marathon 2014 (33^ ed.). Il palermitano Giovanni D'Ippolito tra i finisher. Lo abbiamo intervistato"Ne faccio quattro o cinque all'anno" - mi ha detto Giovanni - E le ho sempre portate tutte a conclusione. Non mi sono mai ritirato".
Quindi, facendo un po' di conti, di maratone in carriera ne deve avere nel carniere un'ottantina, tenendosi stretti: e, tra queste, anche alcune maratone di rilevanza internazionale, come la Maratò Barcelona. 
E' arrivato a Londra, avendo alle spalle, quattro maratone, fatte di recente al ritmo di una al mese circa: nella successione sono state quella di palermo, Pisa, Siracusa, Napoli.
In ognuna di queste ha anche realizzato un buon piazzamento di categoria, salendo sempre sul podio come secondo o terzo M55.
I suoi successi sono stati attenzionati dall'Azienda di Palermo, presso cui lavora che è l'AMAT: ed è stato così che l'Azienda, senza che lui avesse chiesto nulla in tal senso, ha voluto sponsorizzarlo proprio per questa sua trasferta a Londra, per partecipare ad uno degli eventi di maratona più belli e partecipati del mondo: è stata una di quelle cose belle che ogni tanto accadono come un dono inatteso.
Non è un caso che la London Marathon appartenga al gruppo - ristrettissimo - delle WMM (ovvero delle World Marathon Majors).
Ed è stato così che Giovanni, con il beneplacito del suo presidente di società Innocenzo La Scala, ha corso questa maratona indossando una maglia con i colori e il logo dell'AMAT di Palermo.
"Sono arrivato qui a Londra sperando di correre la distanza in poco più di 3h05'. - mi ha detto Giovanni - Mi sarebbe piaciuto migliorare il tempo finale realizzato alla maratona di Napoli che era stato di 3h16'.
La gara non è andata secondo le previsioni, ma è comunque andata bene".
Giovanni ha concluso la sua fatica in 3h16' ed una manciata di secondi: per l'esatteza in 3h16'28, 2796° nella classifica generale, e 61° nella sua fascia d'età.
"Avrei potuto fare meglio, - ha detto - visto che il passaggio alla mezza è avvenuto in 1h32', ma poi, ho accusato qualche doloretto al fianco e ho dovuto rallentare. Ma sono stato orgoglioso di correre portando in giro per il bellissimo percorso di Londra  il logo della mia Azienda".
Virgin Money London Marathon 2014 (33^ ed.). Il palermitano Giovanni D'Ippolito tra i finisher. Lo abbiamo intervistato"Una maratona bellissima - ha aggiunto poi - se dovessi fare una graduatoria con le altre maratone cui ho partecipato, questa la metterei in testa in tutte le altre. E, di sicuro, mi piacerebbe tornarci, prima o poi. Una maratona splendida sotto ogni profilo: per l'organizzazione, perfetta, e per il pubblico caloroso, come mai avevo visto prima".
Quali sono i prossimi programmi di corsa di Giovanni?
Sono dei programmi societari, in cui - come consuetudine - in diversi andranno  a partecipare, poichè ciò che contraddistingue la loro pratica sportiva è il piacere di essere un gruppo di amici che vogliono condividere le stesse esperienze sportive, innanzitutto.
"Abbiamo in programma, l'Ecotrail delle Madonie e poi l'Etnatrail, avendo tr al'una e l'altra, il confornto già fissato con la Supermaratona dell'Etna da 0 a 3000. Queste tre gare ci seviranno da preparazione in vista dell'impegnativo TDS che ci attende a fine agosto".
Lo stato d'animo di Giovanni al termine della maratona londinese è ottimale: si sente bene, non troppo prostrato e già si sente di guardare con fiducia ed ottimismo ai prossimi appuntamenti.
Non possiamo che augurare a lui e tutta il sodalizio che ha rappresentato qui a Londra, il 13 aprile, un sentio "In bocca al Lupo".
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9 aprile 2014 3 09 /04 /aprile /2014 06:31

Nordic Walking. Un'intervista a Rosario Catania nella sua marcia di avvicinamento al tentativo di record (GWR) delle 72 ore

 

(MF) Rosario Catania, cultore del Nordic Walking "estremo" con numerose imprese già compiute nel suo bagaglio personale, si accinge ora ad affrontare una prova estrema di Nordic Walking Endurance, nel corso della quale tenterà di imprimere il suo sigillo ad un record da inscrivere nel Guinnes dei Primati con 72 ore di camminata nordica.
Questa prova in cui egli prenderà d'assalto il record preesistente per superarlo di alcune ore (e chilometri percorsi) si svolgerà presso il Campo di Atletica del Polo Sportivo Pineta Monti Rossi di Nicolosi dal 28 aprile 2014 al 1° maggio.
In vista di questo tentativo di nuovo primato, Rosario Catania si sta allenando scrupolosamente: appena pochi giorni fa per testare lo stato della sua preparazione ha fatto un test di 24 ore consecutive di camminata nordica, fermando il contatore del Garmin a 136 km.
Lo abbiamo intervistato, mentre il calendario scorre veloce verso il giorno d'inizio del suo tentativo da Guinness, per sapere direttamente da lui lo stato della sua preparazione, ma anche per farci un'idea dello spirito che lo anima in questo progetto
Rosario Catania è un atleta, ma anche una persona che, con la sua pratica sportiva e la filosofia ad essa sottesa, dimostra che si può fare sport di alto livello nel proprio contesto geografico e naturale, senza bisogno di andare lontano o in posti esotici. 
E da quello che ci dice si può anche affermare, senza tema di smentita, che il suo modo di affrontare la camminata nordica - sia pure estrema - è uno strumento di conoscenza del suo ambiente e un modo per poterlo raccontare. 

 

Si avvicina la data prescelta per la prova in cui tenterai di conquistare un record da Guiness: 72 ore consecutive in Nordic Walking. Puoi dirci qual’ è è il record attualmente validato che dovrai battere?

 67h 17’ (compreso pause) fissato da Thomas Mueller (atleta tedesco), a Thanna in Germania il 4-6/7/2008 coprendo una distanza complessiva di 308 km.

 

Quindi, mi pare di capire che, prefiggendoti di raggiungere le 72 ore di camminata nordica consecutive, dovrai addentrarti in un territorio sconosciuto e mai esplorato sinora.

Esattamente, anche se ho gia’ effettuato test di astinenza al sonno fino a 90 ore e camminato per 48 ore consecutive (e 215 km percorsi), dopo un turno di lavoro notturno, quindi, avendo alle spalle altre 24h di veglia.

 

Come ti stai preparando per questa prova così impegnativa?

Da tutti i punti di vista (psicologico, atletico, nutrizionale). Nulla puo’ essere tralasciato, specialmente in relazione alle linee guida dettate dal regolamento di Guinness World Record per il Nordic Walking. Tecnicamente complesso, l’attacco al record impone piu’ strategie, che sono state provate nel tempo, valutando almeno tre parametri fondamentali: velocita’ media finale, durata delle pause, resistenza a fame e sete. GWR impone pause di soli 5’ per ogni ora di camminata effettiva e non e’ permesso bere o mangiare durante il cammino. Tutto quanto necessario al fabbisogno della persona, va svolto esclusivamente durante le pause. Trovare un protocollo di gara che soddisfa tali requisiti ha richiesto tempo e risorse, sia umane che economiche.

 

Nordic Walking. Un'intervista a Rosario Catania nella sua marcia di avvicinamento al tentativo di record (GWR) delle 72 orePuoi dirci qualcosa sulla tua storia e sui i percorsi attraverso cui sei arrivato a praticare il Nordic Walking?

Ho un passato da atleta non professionista nella specialita’ della marcia, poi appassionandomi di fotografia naturalistica ho percorso sentieri e tratti di montagna in trekking; ho successivamente conosciuto Manfredi Salemme, trekker endurance, durante un evento benefico che mi ha presentato il Nordic Walking, disciplina sportiva che ho poi perfezionato con la Scuola Italiana di Nordic Walking; la scomparsa di mio padre nel 2008 mi ha segnato profondamente, portandomi a lunghi cammini, alla ricerca di identità, e dopo l’incontro con Manfredi, ho trovato l’associazione tra Nordic Walking ed Endurance, momento in cui ho estremizzato lo sport per ritrovare un equilibrio perduto. Il Nordic Walking comunque ha cambiato la mia vita, e in meglio, perche’ mi ha dettato regole precise, sia dal punto di vista atletico che psicologico. Praticare lo sport all’aperto aiuta il corpo e la mente a riscoprire energie nuove, che la frenesia quotidiana, inesorabilmente...ci spegne.

 

Qual'è il tuo pensiero relativamente alla fondamentale "solitudine" del camminatore (e del corridore) sulle lunghissime distanze?

Puo’ considerarsi un paradosso, ma é più frequente sentirsi da “soli” in mezzo al mondo intero, che “esserlo, mentre si é realmente in cammino”. La solitudine, intesa come assenza di altre persone ha un significato, mentre quella interiore  ne ha un’altro, molto profondo e personale. Va ricercata, conosciuta, analizzata e utilizzata positivamente, per ottenere risposte fondamentali per se stessi e per chi ci sta accanto.

 

Pensi che tra il camminare su di una lunghissima distanza in linea e fare la stessa cosa su di un circuito ristretto (come sarà nel caso del tuo tentativo di record) ci sia una differenza?

Per le mie imprese, ho quasi sempre scelto gli anelli chiusi, sia per motivi logistici legati alla ricerca scientifica a cui do il mio modesto contributo come test, sia perche’ mi piace sfidare il cervello relazionandolo con l’ambiente circostante, che si ripete vorticosamente per ore ed ore, nell’ alternanza del giorno e della notte, senza mai cambiare verso. Per me nessuna differenza, sono due figure geometriche, una linea e un cerchio, entrambi con un inizio e una fine, ma nei cerchi, ogni punto e’ l’inizio e la fine di qualcosa...

Pensi che abbiano un peso maggiore nella riuscita d'una simile impresa le attitudini mentali, rispetto alla preparazione fisica e all'allenamento?

Assolutamente no. Nelle imprese estreme, di qualsiasi natura, mente e corpo fanno parte di un’unica equazione; questi due fattori, posso assumere andamenti diversi, incontrarsi, sommarsi, alcuni momenti annullarsi, ma alla fine portano ad un unico risultato: sfidare se stessi e i propri limiti, non per infrangerli, ma per spostarli un po’ in avanti.

 

Hai mai pensato di fare una grande impresa di Nordic Walking, partendo da un punto geografico per arrivare ad un altro?

Ho affrontato percosi geografici “aperti”, quando ho voluto raccontare la storia di un particolare luogo.  

 

Nordic Walking. Un'intervista a Rosario Catania nella sua marcia di avvicinamento al tentativo di record (GWR) delle 72 oreParlaci un attimo di questa esperienza del "raccontare un luogo" attraverso la marcia.

Per rispondere voglio ricordare un episodio della mia vita che mi ha visto camminare, proprio per raccontare la storia di un luogo. La mia prima esperienza in assoluto in notturna, quando sono partito dal mare  una sera di maggio per giungere la mattina seguente a quota 3000 metri. In quell'endurance volli raccontare la storia geologica del vulcano Etna, dalla sua formazione nel golfo pre-etneo al Mongibello recente, la chiamai “Acqua, Terra e Fuoco”.  Per farlo ho percorso a piedi il fianco sud-orientale, fotografando le testimonianze moderne, di un teatro naturale unico al mondo. L’Etna è un sistema geologicamente giovane e la sua attività ha inizio tra 600 e 500.000 anni fa, sviluppandosi in varie fasi dalle caratteristiche distinte. Le prime eruzioni furono prevalentemente sottomarine (700 e 200.000 anni) e portarono al sollevamento dell’intera area interessata che oggi occupa le città di Acitrezza e Acicastello. Partendo proprio da questi luoghi e raccogliendo simbolicamente un campione d’acqua, cominciai i miei passi, raccontando la "Fase delle Tholeiti Basali" (area dei Faraglioni). Salendo lungo i fianchi della Trezza, ripercorsi i vari passaggi dal vulcanismo pre-etneo di carattere  fissurale,  a quello dell’Etna primordiale, di carattere centrale, una sorta di viaggio nel tempo tra 200.000 e ai 110.000 anni fa, nella cosiddetta "Fase delle Timpe". Ancora più su, a raccontare la terza fase dell'evoluzione del vulcano, con la formazione di vari centri eruttivi. Lo “scheletro” dell’Etna si forma in un periodo compreso fra i 150.000 e 80.000 anni fa, momento in cui si cominciarono a formare più sistemi di risalita come  il Monte Calanna e il Trifoglietto (oggi visibili in Valle del Bove) ; in questo periodo l’Etna era lunga 30 km e larga 25, con un’altezza di circa 1200 metri. Poi un radicale cambiamento, collocato intorno ai 100 mila anni, con la nascita del Trifoglietto, che cresceva a scudo, dando vita alla quarta ed ultima fase della genesi "Lo Strato - Vulcano". Dal 200 a.C. ai giorni nostri il Mongibello è cambiato notevolmente, ma ha sempre conservato quel fascino del “mito”, che dal Mare ebbe le sue origini, e con il Fuoco ha generato Terra, la stessa sulla quale oggi noi tutti camminiamo, respirando odori e osservando colori, che solo questa meravigliosa Natura ci può dare.

 

Insomma, si costruisce così l'esperienza affascinante di un viaggio nello spazio che però può diventare anche un viaggio nel tempo e nel mito di costituzione della nostra Terra di Sicilia. E, invece, che tipo di racconto scaturisce dalla marcia continua in un anello chiuso?

Potrei raccontare la stessa storia, se paragonata all’Etna, cosa che ho fatto quando ho percorso il periplo completo e raccontando, chilometro dopo chilometro, gli aspetti geo-naturalistici dei sui fianchi.
Alcune volte invece immagino un tour nella mia mente ed è come se aprissi l’anello, lunghissimo, su una cartina geografica, seguendo l’itinerario che più mi piace, semplicemente traducendo i chilometri percorsi, in destinazioni raggiunte. Nella mia ultima 24 ore ho percorso 136 km, mentre giravo, ho immaginato di andare da Catania in direzione Messina per fermarmi a passeggiare a Taormina, girare un pò in zona e tornare a casa, tutto a piedi! Anni fa mi rispondevo: E' una cosa da pazzi, oggi invece sono nelle condizioni di pensarlo e farlo! 
Il tempo e le distanze, sono dimensioni fisiche nel mondo reale, le endurance sono equazioni della mente, che mettono in relazione, il tempo, le distanze, e la macchina perfetta che deve percorrerli: il corpo umano….

 

Se riuscirai in questa impresa, quali saranno le tue prossime sfide?

La piu’ grande delle sfide personali. Fare tesoro di cio’ che sono realmente, senza lottare e sfinire per ritrovarlo di volta in volta, e vivere il quotidiano  in modo intenso ed emozionante, con le persone che amo e con gli amici che mi circondano. Ci sono momenti unici, quasi magici, che accompagnano un Endurance Walker o Runner, ma che ti relazionano con la vita reale. Quando comincio un’impresa saluto tutti con l’emozione di chi sta partendo per un lungo viaggio, mi incammino verso qualcosa che é noto, la meta; poi scende la notte e si aprono le porte dell’incoscio, e ciò porta alla scoperta di sensazioni forti, che mi mettono davanti a ciò che sono veramente, che mi ispezionano ogni millimetro del corpo, trasmettendomi brividi, crampi e dolori; vorrei abbandonarmi, cedere al corpo, ed é allora che uso la mente, metabolizzando ogni sensazione negativa e trovando energia positiva che credevo di non avere più a disposizione; la notte é lunga, fa freddo, voglio dormire, voglio qualcuno accanto, che mi parli, altre volte che stia li in silenzio per sentire il suo passo, il suo respiro; mi chiedo il perché di tutto questo, mi insulto, mi umilio, sforzando il mio corpo oltre il dolore, ho le allucinazioni, sto per toccare il fondo, ma ecco che tutto cambia; sorge il sole, e una scossa di adrenalina mi ricorda che sono ancora al mondo, pronto a regalarmi altre emozioni, per me stesso, per chi mi ama, per chi crede nella vita, unica e irripetibile....

 

E con queste belle considerazioni che illuminano di una luce di comprensione tutte le grandi imprese di endurance, siano esse di marcia, di Nordic Walking, di running sulle lunghissime distanze, ci congediamo da Rosario Catania, ringraziandolo per la sua disponibilità e facendogli i nostri più sentiti auguri per la sua prossima impresa.

 

 

Nordic Walking. Un'intervista a Rosario Catania nella sua marcia di avvicinamento al tentativo di record (GWR) delle 72 oreChi è Rosario Catania. Rosario Catania, nasce a Catania l'08 novembre 1972 e alle pendici dell’Etna in provincia di Catania.
Appassionato da sempre di atletica leggera, in fase scolare pratica la marcia come disciplina sportiva raggiungendo la soglia dei 20 Km in competizioni agonistiche provinciali e nazionali. Crescendo, sviluppa anche la passione per il trekking e la camminata sportiva, urbana ed extraurbana, percorrendo decine e decine di chilometri su asfalto, sterrato, sabbia e roccia vulcanica.
Vivendo alle pendici dell’Etna s’innamora della geologia di questo vulcano e ben presto si cimenta in imprese sempre più complesse; forti dislivelli e sentieri disagiati si alternano ad alta quota e condizioni meteo impegnativi. Nel 2011 viene coinvolto nel Team Guya Trekking guidato dal trekker Manfredi Salemme (Testimonial di ADMO - Associazione Donatori Midollo Osseo), autore di notevoli imprese anche all’estero, nell’impresa MonsGibel 2011 per ADMO che ha visto la partecipazione di numerosi trekker provenienti da tutta Italia e moltissimi enti pubblici, istituzionali e sponsor privati. Il percorso prevedeva una camminata sportiva urbana-extraurbana-altomontana, che idealmente collegasse il mare alla montagna, un tour completo della quota altomontana (a metri 2000 s.l.m.) e la scalata ai crateri sommitali dell’Etna, il tutto a fine Agosto. In quell'occasione, sono stati coperti circa 100 Km a tappe, completando l’anello in  poco meno di 32 ore di marcia (escludendo i due pernottamenti).
Ha conosciuto Manfredi, attraverso il social network Facebook; non lo aveva mai incontrato prima, e sin dal primo momento, rimase colpito dal modo, talvolta estremo, di vivere ed affrontare la vita.
Ha potuto camminare con lui, fianco a fianco, per 100 km, attorno al vulcano attivo più alto d’Europa, scoprendo un nuovo modo di gestire la camminata. Ha capito in quel contesto che camminare bene e a lungo, fa bene alla salute, e anche se talvolta estremamente stancante, riuscire a coprire decine e decine di chilometri con le proprie gambe, regala una meravigliosa sensazione di successo e pienezza interiore. Così ha iniziato a perfezionarne anche la tecnica, adattando il trekking alla camminata nordica, quindi utilizzando i bastoncini, non più come strumento di sostegno, ma con un ruolo attivo, di progressione; da allora non può più fare a meno dei suoi compagni di viaggio….i bastoncini !! Camminare con i bastoncini per molte ore, lo ha portato a scoprire un mondo nuovo, quello dell’ uomo che ritrova se stesso, nel lento e lungo cammino verso una meta prefissata, imparando ad autogestire le difficoltà che si incontrano e superando qualsiasi crisi si presenti. Camminare in solitudine permette di riscoprire momenti e situazioni personali che la frenesia di ogni giorno ci costringe a dimenticare….

La prima esperienza  no-stop è stata la scalata del vulcano Etna, dal mare ai crateri sommitali, percorrendo in notturna circa 40 km con un dislivello di quasi 3000 metri, in 8 ore; successivamente ha allungato il numero di ore tentando la prima volta un percorso ad anello chiuso dentro l’autodromo di Pergusa (EN), quindi su asfalto, la sua prima endurance 24h percorrendo ben 90 km, poi ripetuta sulla pista sintetica di atletica della cittadella universitaria di Catania, portando i km a 111; poi una tappa intermedia in quota percorrendo i 40 km dell’impegnativa pista altomontana dell’Etna in 6h; a Marzo 2013, il tentativo riuscito di raggiungere il limite di 36h no-stop, impensabile un’ anno prima, coprendo una distanza pari a 150 km; il giorno di Pasqua 2013, ha cronoscalato l’Etna da 420 a 2920 metri andata e ritorno in 12h di camminata effettiva; dal 13 al 15 maggio 2013, ha camminato ininterrottamente per 48h su una pista di atletica leggera, superando il limite raggiunto da Emil Ilic (204km), portandolo a 215 Km; a fine agosto a celebrato in modo personale il riconoscimento dell’Etna a patrimonio dell’umanità, percorrendo un periplo no-stop in 24 ore, per 67 km in quota alto montana.
Ha sempre “dedicato” queste imprese a ciò che gli sta più a cuore. Il tour del MonsGibel a suo padre, la scalata dell’ Etna alla meravigliosa terra di Sicilia, la 24h di Pergusa a Manfredi Salemme, la 36h a sua figlia Elena, la 12h ad Angelo D’Arrigo, la 48H all’ex-direttore di ST Catania, dott. Carlo Marino, recentemente scomparso e che ha accompagnato la mission di Rosario sin dai primi passi, il periplo dell’ Etna agli amanti della montagna, la 12h su sabbia, ai concittadini catanesi.

 

Cronologia Prove di Endurance

 

  • Periplo Etna a tappe 24-29/08/2011 (km 100)
  • Etna, dal  mare ai crateri 16/05/2012 (km40)
  • Endurance 24h , Pergusa 3-4/09/2012 (km 90)
  • Endurance 24h , Catania 5-6/11/2012 (km 111)
  • Endurance altomontano 6h , Etna 26/11/2012 (km 40)
  • Endurance 36h , Catania 2-3/03/2013 (km 150)
  • Endurance 12h , Etna 31/03/2013 (km 66)
  • Endurance 48h , Catania 13-15/05/2013 (km 215)
  • Endurance 24h periplo Unesco , Etna 29/08/2013 (km 67)
  • Endurance 12h su sabbia , Catania 01/11/2013 (km 50)
  • Endurance 24h, Cogorno 04-05/03/2014 (Km 112)
  • Endurance 12h, Viagrande (CT) 25/03/2014 (Km 60)
  • Endurance 24h, Nicolosi 04-05/04/2014 (Km 136)

 

Riferimenti 

Email: Cataniact6@alice.it
Weblink: rosariocataniaendurance.blogspot.com
 
Website: gwrrosariocatania.altervista.org/

 

 

 

 

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9 novembre 2013 6 09 /11 /novembre /2013 07:16

PisaMarathon (15^ ed.). Il prossimo 15 dicembre 2013, l'atteso ritorno di Ilaria Bianchi, vincitrice dell'edizione 2006 e 2007

La 15^ edizione della Pisamarathon si disputerà domenica 15 dicembre 2013. La Maratona e la Mezzamaratona partiranno insieme da Pisa, nelle vicinanze di Piazza del Duomo, alle ore 9,00.

Già quasi 700 iscritti alla PisaMarathon. Tanti come sempre anche gli stranieri tra i quali, al momento, si annoverano 63 inglesi, 33 russi, 23 tedeschi, 15 francesi, 13 statunitensi ed alcuni runner dall’Australia, dalla Nuova Zelanda e dal Sud Africa.

Il Tempo limite delle due manifestazioni è di 6 ore e mezzo.

Grande attesa per la PisaMarathon perchè nella starting list dei top runner è inclusa anche Ilaria Bianchi, già vincitrice dell'edizione 2006 e 2007. E' un grande, atteso, ritorno : "Ho vinto la PisaMarathon nel 2006 e 2007 - afferma Ilaria - e quest’anno ci proverà ancora”.

Di seguito un'intervista rilasciata da Ilaria Bianchi e diffusa a cura dell'Ufficio stampa della PisaMarathon (Cesare Monetti).

 

Ilaria, puoi parlarci di te…

“Ho un nome e cognome di fabbrica sportiva, visto l’omonimia con la nuotatrice, vivo a Montione, piccola frazione nella vicina periferia pisana, con mio marito Antonio e le mie due figlie Cecilia di 16 anni e Sara di 13. Ritaglio le ore mattutine da dedicare alla mia costante ricerca di un benessere psico-fisico che la corsa riesce a darmi e quando le mie condizioni muscolari me lo consentono aggiungo quel pizzico di impegno e sacrificio per cercare il risultato agonistico. Sono una sportiva nata in quanto sin da piccola non ho mai abbandonato la pratica di attività motorie: nuoto, sci, pallavolo, calcio, mountain bike...mai stata ferma!

 

Quando la corsa è entrata nella tua vita?

“Nel 2004 mi sono “lanciata” per la prima volta in una competizione podistica partecipando al “Giro degli Etruschi” grazie al mio coach Bruno Ceccarini che da quel momento è diventato il vero artefice affinché questo mio hobby diventasse, in determinati periodi, anche ricerca di un risultato atletico. Senza dubbio in molte situazioni la sua abnegazione e la mia testardaggine hanno permesso certi risultati.

 

Cosa ti piace del ‘mondo corsa’?

“Il mondo del podismo mi ha affascinato sin dal primo momento perché ho conosciuto tante persone scoprendo di avere molte cose in comune sia con le persone che corrono per il risultato, sia con quelle che desiderano fare quasi solo una passeggiata. Credo che non ci sia sport che avvicini così tanto l’atleta affermato al più modesto dei runners”.

 

Quali i tuoi risultati migliori?

“Ho vinto due edizioni di PisaMarathon, due edizioni della Maratona di Livorno, ancora doppietta alla  maratona dei Luoghi Verdiani, una Night Marathon a Jesolo…le maratone rimangono le sfide preferite con me stessa, però molto

entusiasmanti sono stati anche i successi di due giri podistici all’Isola D’Elba”.

 

Una nuova PisaMarathon sarà il tuo prossimo obiettivo?

“E’ già qualche mese che il mio fisico mi “lancia” dei segnali positivi e la voglia di cimentarmi ancora con la distanza è molto forte. In particolare desidero riprovare la straordinaria sensazione di passare sotto l’arco dell’arrivo nello splendido scenario della Piazza dei Miracoli”.

 

Da quanto tempo non corri una maratona?

“Dal febbraio 2011 a Salsomaggiore, Terre Verdiane. Ora mi sto preparando cercando di curare il più possibile  gli allenamenti di resistenza in quanto la velocità alla mia età mi fa tribolare. E’ il mio costante nemico!”

 

Quale la delusione e la soddisfazione più importante della carriera?

Delusione non saprei, la corsa per me è sempre stato un diversivo e poi sono ottimista per natura per cui le gare in cui non ho centrato le mie aspettative sono sempre state da stimolo per nuove sfide. La soddisfazione è arrivata nelle competizioni dove ho ottenuto i miei primati personali. Sono contenta di essere ancora la detentrice del record sulla maratona di Pisa, quando ancora la partenza avveniva da Pontedera e c’era quindi l’obbligo di passaggio da Calci dove la planimetria non era propriamente piatta”. 

 

Quale la gara che ti manca e quale il tuo sogno?

“A livello podistico nessuna, casomai farei un pensierino al triathlon…mai dire mai…mentre invece non mi attirano molto e non ho mai provato a correre nel deserto o nei trail. Amo la montagna, ma solo per fare trekking”.

 

Parlaci del tuo rapporto con Brooks Running?

“Ho messo per la prima volta le Brooks ai piedi con la mia prima maratona, corsa a Livorno, nel 2005. Il responsabile della Brooks Marco Rocca che in quell’occasione aveva uno stand all’Expo della maratona, mi regalò un paio di Adrenaline Gts e da allora è iniziato il rapporto di collaborazione di Brooks Running nei miei confronti. Prima di conoscere le Brooks ho avuto altre marche ai piedi, ma ad essere sincera la Brooks rimane l’unico marchio che mi ha permesso di eliminare qualsiasi forma di plantare che mi era stato consigliato di usare per risolvere il mio accentuato problema di pronazione che mi portava ad avere frequenti infortuni”.

 

PisaMarathon (15^ ed.). Il prossimo 15 dicembre 2013, l'atteso ritorno di Ilaria Bianchi, vincitrice dell'edizione 2006 e 2007Quali i tuoi modelli preferiti?

“Le Adrenaline per gli allenamenti più lunghi, le Ravenna o le Racer ST per quelli di qualità. La Racer ST è in generale il modello che uso sempre nelle competizioni”.

 

Quale emozione ricordi nelle tue vittorie 2006 e 2007 alla Pisamarathon?

“Ricorderò per sempre le mie figlie, ancora piccole, e mio marito che mi incitavano durante il passaggio al 21esimo chilometro per poi rivederli all'arrivo e poter condividere con loro la gioia del mio risultato”.

 

Un consiglio a tutti coloro che vogliono correre la loro prima PisaMarathon?

“Do solo un suggerimento: correte la PisaMaraton, lo scenario dell’arrivo è impagabile ed unico al mondo”.

 

Le migliori gare in carriera di ILaria Bianchi

Anno 2005:       maratona di Livorno                                                     1° in 2h 52'

Anno 2006:       maratona di Pisa                                                         1° in 2h 45'

                        maratona di Livorno                                                     3° in 2h 47'

                        maratona di Reggio Emilia                                            2° in 2h 43'

Anno 2007:       maratona Siracusa                                                        1° in 2h 40'

                        maratona Salsomaggiore (terre verdiane)                      1° in 2h 37'

                        maratona di Pisa                                                         1° in 2h 40'

                        maratona di Jesolo                                                       1° in 2h 42'

Anno 2008:       maratona di Pisa                                                          3° in 2h 56'

Anno 2010:       maratona di Lucca                                                        4° in 2h 45'

                        maratona di Livorno                                                     1° in 2h 42'

                        maratona di Reggio Emilia                                            1° in 2h 40'

Le prestazioni nelle mezze maratone:

•                           Nel 2005 vincitrice a Torre Del Lago, a Scandicci, a Lammari e a Grosseto.

•                           Nel 2006 vincitrice a Grosseto e seconda a Lammari.

•                           Nel 2007 vincitrice a Torre Del Lago, Scandicci, Bologna con PB 1h14’ e Prato,

                            2a a Fucecchio e Pieve di Cento.

•                           Nel 2008 prima a Bonelle e seconda a Agliana.

•                           Nel 2009 seconda a Scandicci, Quarrata e Imperia.

•                           Nel 2010 settima a Bologna, terza a Grosseto e prima a Agliana.

 

 

 

Per ogni info: Segreteria Iscrizioni: telefono 050.7916384 - segreteria@pisamarathon.it

Siamo così sul web: www.pisacitymarathon.com

Facebook:  https://www.facebook.com/PisaMarathon 

Twitter: @pisamarathon

 

Cesare Monetti 
Ufficio Stampa Pisa Marathon 
Fax +39.02.874194 
cesare.monetti@atleticaweek.it

 

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
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Lara arrivo pisa marathon 2012  arrivo attilio siracusa 2012
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            Elena Cifali   Eleonora Suizzo
   
   
   
   
   
   

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