(Maurizio Crispi) Come è noto, si celebrano ogni anno in Italia i Campionati Italiani FIDAL delle specialità di ultramaratona riconosciute dalla FIDAL e che sono la 50 km su strada, la 100 km su strada e la 24 ore su strada. Per tutte le altre specialità attualmente non riconosciute dalla FIDAL è la IUTA (Italian Ultramarathon Trail Asscoiation) ad occuparsi di promuovere ed organizzare i Campionati italiani relativi: per queste tipologie di gara non vengono statisticati i record, ma le Migliori prestazioni1.
I Campionati FIDAL e anche i Campionati IUTA dovrebbero essere le occasioni in cui i Campioni (top ultrarunner o "Ultra top" secondo una definizione di recente conio) si mettono a confronto e quelle in cui vengono individuati nuovi talenti da attenzionare (che possano entrare così nella categoria degli atleti di ultramaratona di interesse nazionale, convocabili - come first step - ad eventuali raduni e, quindi, "azzurrabili").
Quindi, in sé, i Campionati dovrebbero avere grande rilevanza sotto questo profilo.
Chiunque segua assiduamente e con occhio attento questi eventi potrà constatare che la linea di tendenza effettiva non è questa.
Nei Campionati italiani IUTA, ma anche negli stessi Campionati FIDAL, si osserva che di campioni a partecipare ce ne sono ben pochi.
Loro, i campioni, si astengono per molteplici motivi (alcuni giustificabili e comprensibili) che li rendono "assenti giustificati", in altri casi invece sono tout court inspiegabilmente assenti: il risultato finale è gli ultrarunner al top del ranking italiano dell'Ultramaratona, spesso e volentieri disertano i Campionati Italiani. Ci sia o non ci sia una scusa pronta.
Così si possono verificare situazioni paradossali (anche se entusiasmanti dal punto di vista di chi vince, scrivendo una sua bella pagina), come quella recente alla 24 ore del Sole di Palermo (8^ ed.), svoltasi tra il 30 novembre e il 1° dicembre 2013 e valevole come Campionato italiano 24 e 12 ore su pista, in cui prima e seconda assoluta sono state due donne e in cui il primo uomo classificato (terzo nella graduatoria assoluta) non ha superato i 200 km percorsi (e non di misura). Pur rimanendo ferma, l'ottima prestazione conseguita da Luisa Zecchino che, invece, soprattutto nelle ultramaratone "a tempo" e nei grandi appuntamenti nazionali è sempre stata sempre presente.
I Campionati Italiani di Ultra (siano essi FIDAL o IUTA) dovrebbero essere occasioni in cui andare alla ricerca di risutati eccellenti che ci dicano qual'è lo stato dell'arte dell'Ultramaratona italiana. E, invece, il più delle volte dobbiamo accontentardi di vedere soltanto risulti mediocri e scarsamente significativi.
Si ha la sensazione che i criteri di scelta che portano alla selezione di atleti che indosseranno la maglia azzurra nei campionati del Mondo di Ultramaratona siano guidati da altri fattori e che non sia prioritaria, ai fini della valutazione degli atleti, l'avere realizzato risultati oggettivamente validi nelle occasioni ufficiali, siano essi Campionati nazionali di specialità o appositi trial al fine di selezionare gli atleti migliori, come si usa fare in alcune nazioni.
Rimane la sensazione netta che ad essere scelti siano i "soliti noti" (alcuni per le loro indiscutibili doti di cavallo di razza), a cui si aggiungono di volta in volta volti nuovi, ma che sono stati valutati secondo altre procedure e tenendo in considerazioni altri dati e parametri che non siano quelli scaturenti dai risultati ottenuti nei Campionati italiani.
C'è da chiedersi, a questo punto, perchè i Campionati Italiani di Ultramaratona si continuino a fare con spreco di risorse, se non centrano il loro obiettivo principale che è quello di esprimere anno dopo anno l'effettivo stato dell'arte della disciplina.
Insomma, possimao solo sinceramente sperare che in un prossimo futuro i Campionati Italiani di Ultramaratona divengano veramente la palestra dalla quale escono gli atleti che porteranno i colori dell'Italia nei Campionati del Mondo delle rispettive specialità.
In questo senso, bisognerebbe incentivare maggiormente sia gli atleti sia le Società di cui essi sono portacolori, stabiledo ad esempio una norma secondo la quale "...ai fini della selezione della rappresentativa azzurra della specialità, nell'anno in corso (o in quello precedente, in funzione delle date del Campionato del Mondo), un atleta si sia classificato con un un ottimo risultato nel relativo Campionato italiano di specialità (o FIDAL o IUTA)".
Ciò restituirebbe ai Campionanti italiani di Ultramaratona un valore e un'autorevolezza che sembrano aver perso, portandolki ad essere poco più di un guscio vuoto.
Note (1) Raccogliamo volentieri le precisazione di Stefano Scevaroli, segretario nazionale della IUTA
- Le specialità di Ultramaratona non vengono riconosciute dalla Fidal, ma dalla IAU d'intesa con la IAAF.
- La Fidal prevede/istituisce i 3 Campionati Italiani (quelli che hai correttamente citato tu).
- Nell'Ultramaratona i Record (o primati) mondiali/continentali/italiani sono previsti (vengono statisticati) solo per la 100 km su strada; in tutte le altre specialità riconosciute dalla IAU, sono previste le cosiddette Migliori Prestazioni.
Sperando di esserti stato utile, ti auguro una buona serata,