(notizia ANSA) L'alpinista bergamasco Mario Merelli e' morto stamani precipitando durante un'ascensione sul Pizzo Sky, una parete in Valbondione (Bergamo).
Il suo corpo e' stato gia' recuperato, con l'aiuto di un elicottero del 118.
Merelli, di 49 anni, ha effettuato numerose ascensioni sulle principali montagne italiane ed europee, con importanti spedizioni extraeuropee e molti Ottomila conquistati tra cui l'Everest (2 volte), Makalu, Kangchenjunga, Gasherbrum I, Shisha Pangma, Annapurna, Broad Peak, Lhotse, Dhaulagiri.
Sono di quelle notizie che lasciano attoniti, anche se c'è la consapevolezza che in alcuni sport è incluso il rapporto quotidiano con il rischio, anche se edulcorato dalla competenze tecnica e dagli standard di sicurezza che vengono applicati, rischio che viene affrontato in nome della passione e del desiderio di cimentarsi con le difficoltà più estreme.
La nontagna - come il mare - è una severa maestra e, a volte, purtroppo, richiede il suo tributo.
E' un grande lutto non solo per il mondo dell'Alpinismo, ma per tutti gli sportivi.
Alcuni potrebbero chiedersi il senso di queste morti.
Per uno che viva da sedentario, di certo, non ne hanno alcuno.
Invece, per chi condivide la passione del rischio implicita nella pratica di alcuni sport estremi che per quanto "sostenibili" hanno sempre un margine di imprevedibilità, un senso ce l'hanno, eccome.
Quel che è certo è che Mario Merelli e altri come lui, dal loro punto di vista, non sono morti invano perchè sono caduti in nome d'una passione e di un'idea, facendo ciò che prediligevano fare.
Ai vivi rimane però il triste compito di piangere chi non è più e di vivere il lutto e il dolore.
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