La Lunga Marcia (The Long Run) è un romanzo di Stephen King, pubblicato abbastanza all'inizio della sua fortunata carriera di scrittore con lo pseudonimo di Richard Bachman (anche se, successivamente, venne svelato l'arcano del falso nome e venne fuori la verà identità autoriale).La Lunga Marcia è contiene una storia davvero "estrema" che, anche riletta a distanza di anni, si potrebbe considerare un "evergreen": il Maestro dell'horror, qui, si cimenta nell'ambientare la vicenda un'ipotetico futuro.
Il romanzo ha molti numeri per piacere agli appassionati del podismo sulle lunghe e lunghissime distanze.
Siamo in un contesto stravolto da grandi cambiamenti sociologici: una delle "sfide" più appettibili cui partecipare è diventata una corsa estrema annuale, in un Nord America, presumibilmente stravolto da una dittatura, dai confini tra Canada e Stati Uniti sino a Boston su di una distanza di circa 400 km, in tappa unica.
La gara annuale è un evento mediatico di grande rilevanza e tutti i partecipanti sono considerati dei potenziali eroi (ed anche si tratta di un evento che suscita scommesse sui possibili della competizione).
Per iscriversi alla corsa bisogna essere molto motivati o terribilmente disperati: infatti, se da un lato, vi è l'attrattiva di un ricco premio (tale che chi vince, ne avrà modificata la vita all'istante), dall'altro, ci si deve confrontare con una situazione estrema governata da regole rigide e crudeli.
Si tratta di una gara ad "eliminazione": si deve sempre camminare, andando avanti a qualsiasi condizione, procedendo ad un'andatura che sia contenuta dentro un certo range, non più di un tanto al chilometro, non meno; ci si alimenta mentre si cammina; sono consentite soltanto delle brevi soste per i bisogni corpporali e per i cambi essenziali di indumenti, ma con sorveglianza armata e con cronometro alla mano da parte delle guardie.
Chi si ferma è perduto e viene giustiziato sul posto.
Il vincitore sarà, non il più veloce, ma il più resistente...
Il romanzo racconta, in questo contesto impossibile e folle, la lunga marcia del giovane Garraty e della sua incredibile capacità di sopravvivenza alle severissime regole del gioco, sino al finale inquietante e clastrofobico.
Per alcuni versi, si potrebbe affermare che il protagonista sia un modello di "resilienza".
Mi ritrovai a leggere questo volume, parecchi anni fa, mentre partecipavo ad una gara a tappe non estrema, ma impegnativa in Messico: si trattava di correre 20 km al giorno per dieci giorni consecutivamente in condizioni climatiche abbastanza difficili per via del caldo umido e, intanto, tra una tappa e l'altra si viaggiava a bordo di pulmini messi a disposizione dell'organizzazione da un luogo all'altro del Messico procedendo da Nord (punto di partenza: Città del Messico) a Sud (punto di arrivo: Cancùn).
Mai lettura mi parve più appropriata: questo libro fu uno splendido travel companion, anche se leggendolo fui più volte assalito da dubbi sul senso di ciò che stavo facendo, poiché mi capitava di identificarmi con il protagonista della storia e mi chiedevo. "Perché lo faccio?".
La trama. Il sedicenne Garraty si iscrive alla Lunga Marcia, una gara impossibile ai limiti della crudeltà, istituita da un fantomatico generale in un paese – pare – governato da una dittatura. Dai confini con il Canada fino a Boston, 100 volontari corrono a piedi senza mai fermarsi, senza mai scendere sotto la velocità di sette chilometri orari e con tre ammonizioni disponibili per pause non maggiori di 30 secondi. La punizione è un’esclusione definitiva: dalla vita! Infatti chi viene punito è direttamente eliminato dalla faccia della terra, ucciso.


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