Alcuni personaggi della storia dello sport sono delle autentiche icone. Per chi pratica la maratona, sono molto presenti personaggi come Dorando Pietri, Emil Zatopek e Abebe Bikila per citare solo i più noti. Alcuni di questi entrano di prepotenza nell'empireo privato di ciascun runner e, frequentemente, proprio durante gli allenamenti ciascun runner evoca scenari e narrazioni che riguardano questi personaggi e il mito che si è costruito attorno a loro.
Un posto speciale in questa galleria di personaggi lo occupa Filippide che è ritenuto il "padre" eroico della maratona moderna (a partire dai primi Giochi olimpici moderni del 1896), ma che altri reputano il "vero" precursore dell'ultramaratona, considerando che egli era un "emerodromo", cioè un soldato addestrato a correre per 24 ore di seguito e che, in virtù di quest'addestramento, ebbe modo di compiere - prima di spirare esausto come racconta Erodoto, portando agli Ateniesi la notizia della vittoria - il percorso da Atene a Sparta e ritorno (per quasi 500 km), secondo la versione tramandata da Pausania. Nel nome di Filippide e nel ricordo della sua memorabile impresa (non la "minuscola" coda dei quaranta chilometri dal sito della battaglia di Maratona ad Atene, resa poi celebre per la sua potenza iconica da De Coubertin) si corre ogni anno l'ormai classica gara denominata "Spartathlon" da Atene a Sparta sulla distanza di quasi 250 km in tappa unica.
Questi personaggi "eroici" popolano le nostre fantasticherie durante gli allenamenti quotidiani. Ecco di seguito una versione "alternativa" della storia di Filippide e delle sue motivazioni, elaborata da Gianfranco Di Stefano, runner di maratona, pensata per l'appunto durante un allenamento.
(Gianfranco Di Stefano) Io non voglio entrare nella storia, non è la gloria quello che cerco. E quello che faccio non lo faccio per amor di patria.
Io voglio arrivare ad Atene prima di Anatolios e prima di lui incontrare lo sguardo di Euthasia, della dolce, dolcissima Euthasia
Sono giovane, sono un atleta e ho corso distanze di gran lunga superiori.
La giornata poi è splendida, estate di colori e di odori
Come rispondere al sorriso con cui certamente mi accoglierà Euthasia ? Certamente non con una frase banale o melensa di quelle che mi stanno venendo in mente.
Ah il suo sguardo. E il suo sorriso. Ognuno di noi si innamora quando ritrova in una donna quell’idea di donna che ha sempre avuto dentro di se. Euthasia deve essere mia perché il suo sguardo e il suo sorriso sono miei.
Ecco le risponderò con un sorriso e questa volta, invece di passare oltre facendo l’indifferente e poi dandomi del cretino, la stringerò tra le braccia e finalmente la bacerò.
Certo Anatolios ci rimarrà di stucco e già pregusto il momento in cui lui, arrivando ad Atene con il resto dell’esercito, troverà ad attenderlo me ed Euthasia insieme, inequivocabilmente insieme.
Però quanto è lunga la strada. Sembra non finire mai. C’è caldo, molto caldo. E poi questo peso che ogni tanto sento al petto.
Se poi Euthasia mi chiederà notizie sulla battaglia dovrò glissare, tergiversare.
Io, al contrario di Anatolios certamente più esperto con la picca lunga , sono finito nelle seconde linee e sono entrato in azione con i Persiani già in fuga. Praticamente li ho visti solo di spalle.
Il caldo aumenta o forse sono io che non lo tollero più. Forse dovrei rallentare ma voglio arrivare il più presto possibile.
E se Anatolios fosse morto nella battaglia? In effetti non l’ho più visto. Meglio o peggio? Quella volta che al mercato avevo visto Euthasia guardarlo furtivamente avevo desiderato la sua morte ma adesso..
Ah la fatica. E questo caldo. E questo peso al petto che aumenta invece di diminuire.
Finalmente l’Acropoli.
Potrei continuare al passo ma.. che figura. Vuoi mettere arrivare correndo!
Incontro già persone, gridano ma non capisco cosa.
Forza, rimane solo l’ultimo strappo, in salita.
Cosa avevo deciso di dire ad Euthasia?