La runner ragusana Annamaria La Carrubba ha partecipato alla StraRagusa, la Mezza che si èsvolta in concomitanza con la 11^ edizione della Maratona Città di Ragusa - Hybla Barocco Marathon. La sua partecipazione è stata programmaticamente "quieta".Infatti, sin dall'inizio - come da programma - avrebbe accompagnato l'amica Elena Ripamonti che, giunta appositamente da Trento per correrla, ha decisamente un passo più lento del suo. Si è trovata così a sperimentare un modo di verso di affrontare la Mezza, con un ritmo molto più lento di quello che, normalmente, è capace di imprimere alla 21,097 km.
Da questa espeerienza fuori dall'usuale, fatta di amicizia e di gioia, è nato il suo racconto.
E' questo il primo contributo che pubblichianmo su qyesto magazine, con la speranza che ne possano seguire altri.
(Annamaria La Carrubba) Sinceramente, non avevo nessuna intenzione di correre la Mezza di Ragusa! Non correvo un lungo da Luglio e, pur correndo quasi tutti i giorni, i miei allenamenti non duravano più di 50/60 minuti. Ma la gara era organizzata da due cari amici e, soprattutto, era arrivata da Bellano (prov. di Lecco) la mia carissima amica Elena Ripamonti proprio per correrla, nonostante i suoi persistenti fastidi ad un ginocchio.
Spinta (e cazziata!) da Mimmo, ho deciso di farle una sorpresa e di accompagnarla per tutti i 21,097 km. Da tanto tempo ci rammaricavamo del fatto di non poter correre una gara insieme a causa dei nostri tempi decisamente diversi e, forse, stavolta era giunto il momento!
Magari, se avessi tenuto un ritmo ben più lento del mio solito, avrei potuto completarla senza problemi. In realtà ero molto preoccupata alla prospettiva di rimanere sulle gambe per almeno 1h50' (e senza allenamento!), ma più ci pensavo e più l'idea mi entusiasmava: così alla fine mi sono iscritta.
Alla partenza io, abituata a posizionarmi il più possibile vicino alla linea di start, mi sono ritrovata nelle retrovie, ma la cosa mi diverte, anche perchè il clima è molto rilassato e si avverte tanta voglia di correre da parte di tutti. 5...4...3...2...1...via! (e il via proprio con il classico "colpo di pistola"!)
Si parte e subito rimango rapita dal lungo e variopinto serpentone di runner che si snoda davanti al mio sguardo.
Guardo Elena, sta bene, e impostiamo il passo a un ritmo, per me blando, che mi consente di ridere, scherzare e scambiare qualche confidenza fra amiche. Vedo qualche mia "rivale" superarci e l'istinto sarebbe quello di aumentare il ritmo, guardo di nuovo Elena e ricordo il motivo per cui sto correndo oggi, dimenticando ogni velleità agonistica.
Ma in fondo non me ne importa nulla, oggi corro per un'amica, e continuo a godermi la gioia della mia nuova esperienza.
Per la prima volta in gara mi sorprendo a guardarmi intorno e scoprire le meraviglie del paesaggio. Magnifico lo spettacolo dell'altipiano ragusano, mi sembra quasi di vederlo per la prima volta! respiro aria pulita, annuso anche qualcosa di non proprio piacevole, ascolto i versi degli animali...
Intorno al 14°km avverto un dolore al dorso del piede e, per evitargli di andare in cancrena (!), decido di fermarmi per allentare un po' i lacci delle scarpe.
A questo punto... la rivelazione!!! I lacci delle mie scarpe vivono di vita propria: si sciolgono autonomamente al momento meno opportuno, ma non si slacciano (neanche a minacciarli con un paio di cesoie), quando è necessario, stringendosi inesorabilmente sempre di più!
Il tempo passa ma, niente da fare, i lacci sembrano saldati!
Perdo parecchi minuti e sono un po' infastidita ma, tutto sommato, sollevata perchè Elena aveva continuato a correre sapendo che l'avrei raggiunta. Paradossalmente questii sono i minuti più belli, quelli in cui ho l'occasione di sperimentare la solidarietà fra runner. Gente - conosciuta e non - rallenta, vedendomi china, per chiedermi se avessi bisogno di aiuto. Sorridendo dico di no e penso a quanto questo mio mondo-corsa sia pieno di splendide persone!
Finalmente, dopo aver sistemato alla men peggio le scarpe (naturalmente i lacci sono rimasti ben saldati fra di loro!), riparto.
Raggiungo prima Claudio, stremato e sofferente, e lo incoraggio a non mollare, poi Marilisa, stanca ma con la grinta di una leonessa.
Percorro anche un breve tratto con una runner di Palermo, alla quale mi permetto di dare dei suggerimenti per gestire al meglio la fatica degli ultimi km, che mi dice la frase più bella che io potessi sentire: <<Con te ho conosciuto una vera sportiva!>>, facendomi emozionare non poco! Ma adesso devo raggiungere Elena e, con un ritmo da ripetute brevi, dopo 3 km la becco! Siamo ormai alle porte di Ragusa, ci aspetta una lunga discesa e poi l'ultimo, ostico, km in salita!
Sto bene, vedo Elena tranquilla e, in preda ad un attacco di euforia, al 18°km mi metto a cantare a squarciagola, anche se per pochi secondi visto che sono stonata come una campana! Arriviamo a Ibla e la vista dello splendido scenario barocco che si svela davanti ai nostri occhi mi toglie il fiato.
Ed ecco il gonfiabile che indica il traguardo! Immediatamente il mio cuore si gonfia per l'emozione e la gioia diventa incontenibile, afferro la mano di Elena, tagliamo insieme la finishing line e ci abbracciamo felici, con gli occhi lucidi (io!) per la commozione!
Ce l'ho, anzi, ce l'abbiamo fatta!!!
Non sono per nulla affaticata e non vedo l'ora di correre di nuovo... ma stavolta si fa sul serio!!!
La foto è di Adriana Ponari
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