L'ormai arcinota Elena Cifali (ASD Movimento é Vita Gela), ma ormai conosciuta al popolo di Facebook dopo la Supermaratona dell'Etna (0-300) come SuperElena Cifali, ha corso anche il 3 ottobre la 7^ edizione della Neuberg Etna Marathon. Ha chiuso la distanza in 5h03' circa.
Ecco di seguito il suo racconto che, ccoinvolgente come sempre, ci conduce nel suo viaggio: un viaggio che si misura in chilometri percorsi, ma che è anche interiore, questa volta non nella memoria, ma delle sensazioni, emozioni e stati d'animo.
(SuperElena Cifali) "Coraggio Elena, mancano solo 400 metri ed è finita anche questa. Solo gli ultimi 400 metrie finalmente potrai riposarti”.
Continuavo a ripetermelo, dopo ogni passo, dopo ogni pietra, dopo ogni albero e il traguardo si faceva sempre più vicino e, con esso, la consapevolezza che anche in questa occasione ho dato il meglio di me.
E’ stata dura. La maratona è sempre la regina delle corse e correrla sull’Etna ha avuto un fascino particolare.
41 km di sterrato, di pietre e di foglie, piccole foglie gialle ed arancio che si erano depositate per terra quasi aformare un tappeto, come nelle migliori occasioni.
Il cielo è limpido ed il sole alto.
Ssubito dopo il via io, Salvo e Davide partiamo per questa stupenda avventura che ci condurrà a vivere stati d'animo, emozioni e sentimenti nuovi ed inaspettati.
Quando sei dietro la linea di partenza non puoi mai sapere cosa ti aspetta e cosa succederà lungo questo “viaggio”.
Hai progettato, studiato e programmato ogni singolo km, ma quando hai le scarpe da trail ai piedi e stai calpestando il più alto vulcano attivo d’Europa di tutto può accadere.
E può accaderti (così come è successo a me) di trovarti insieme a meravigliosi amici che hanno preparato insieme a te la gara.
Oggi mi tengo vicina a loro, quasi per miracolo rompo subito il fiato ma i miei muscoli tibiali risentono della temperatura novembrina e mi bruciano un bel po’ durante i primi chilometri.
Io ed i miei compagni partiamo cautamente come al solito: il paesaggio è usuale per noi, alzando lo sguardo sappiamo perfettamente dove si trova il cratere centrale che con i sbuffi e sporadiche nuvole ci fa compagnia.
Ci sorveglia dall’alto dei suoi 3000 metri e, come un padre rigoroso e severo, ci ricorda che siamo suoi ospiti.
La natura è prepotente in questi luoghi: il bosco con i suoi alti pini ci indica la strada per raggiungere l’altro versante del Monte.
Ovunque io mi giri vedo la vegetazione che ha indossato il suo mantello autunnale e che si prepara a ricevere la coltre di neve che presto la seppellirà.
Sul suolo oltre le pietre e le foglie ci sono ghiande e ricci di castagne e, ogni tanto, incontro qualche piccola coccinella che cerco di non calpestare.
I primi chilometri trascorrono beati, oggi ho deciso di indossare le cuffiette auricolari per ascoltare della musica senza disturbare i miei compagni.
Solo al giungere del 3° km mi rendo conto di non aver avviato il timer ed il conta chilometri del mio Garmin.
Mi arrabbio con me stessa perché questo significa che non avrò l’esatta cognizione del chilometro che sto percorrendo, ma ormai il danno è fatto. Cerco di non pensarci e mi faccio coinvolgere dalla musica e dalle sue parole. Ho scelto d’ascoltare solo musica italiana, così avrò l’opportunità di meditare sul significato di ogni brano.
E la meditazione non tarda ad arrivare!
Nei primi chilometri tutti in salita mi faccio accompagnare da Carmen Consoli che canta la nostra straordinaria Sicilia, descrivendone con cura il fare degli abitanti: impiccioni e “sfacinnati” per natura. E già perché si sa che noi Siciliani siamo un popolo di “omertosi” ma che in fondo in fondo “sappiamo e ci informiamo” di tutto e di tutti.
Nel frattempo, i miei compagni allungano il passo lasciandomi indietro e li lascio andare cosciente del fatto che tra poco arriverà la discesa e che allora potrò raggiungerli.
Mi faccio riassorbire dai miei pensieri quando, in compagnia di Renato Zero, inizia per me una lunga planata, chilometri e chilometri di discesa che scuote ogni singolo muscolo del mio corpo.
Qui adesso c’è tempo per formulare tanti, forse troppi pensieri. I miei sogni si accavallano e si scavalcano l’uno con l’altro. Penso a quello che ho fatto in questi mesi e a tutto quello che ho in programma. Si dice spesso che i sogni si custodiscono dentro il cassetto, ebbene, per me ci vorrebbe un’intera cassettiera, di quelle antiche con almeno una decina di profondi cassetti [O un armadio? o una "curriola"? - ndr] perché a me piace sognare e sognare imprese ardite dove il confronto con me stessa è sempre ìmpari.
Si, ìmpari perché la parte più sognatrice di me è la più forte ed ha la meglio in ogni occasione.
Sono in compagnia di artisti strepitosi: Renato Zero, Fiorella Mannoia, Jovanotti ed ancora Vasco Rossi, gli Articolo 31 che con il loro inno alla “Maria” mi strappano più di qualche sorriso.
Non mi lasciano sola neppure Celentano e Domenico Modugno con il suo “Nel blu dipinto di blu”.
Proprio quando ascolto Modugno raggiungo l’apice della felicità: le gambe girano molto bene, sono riuscita a prendere una buona velocità in discesa e salto, ringraziando, il primo rifornimento (ho portato con me lo zaino dove ho tutto ciò che potrebbe servirmi). Penso, ascoltando questo straordinario artista, a quanto sono fortunata io in questo momento a poter correre in assoluta libertà tra questi boschi nel cuore di questa montagna.
Penso a quanti non possono farlo perché sono invalidi o ammalati, penso a tanti amici che, pur amando la corsa, sono costretti a rinunciarci. Penso a tutti coloro che non “possiedono” più la loro libertà e sono rinchiusi fra quattro mura costretti a dividere il loro spazio e la loro vita (alla quale hanno rinunciato in nome di Dio solo sa che cosa) dentro una cella.
Si, sembra assurdo ma il mio pensiero è volato ai carcerati e, pensando a loro, un brivido mi attraversa le braccia, tanto che me le tocco e le stringo come se mi stessi abbracciando, notando in questo gesto che sono fredda, molto fredda.
Intanto i chilometri scorrono velocemente, ho l’impressione di non aver iniziato la gara, mi sento bene, anzi benissimo, non sono per nulla affaticata.
Ho lasciato dietro di me Salvo e Davide e questo è un buon segno.
Mi sono allenata costantemente e con un solo obiettivo: la maratona!
Terminata la discesa, Davide mi raggiunge e mi racconta che è caduto per terra facendo un bel capitombolo, ma che sta bene, senza nessuna conseguenza.
Mi lascia appena la salita diventa più impegnativa, lo vedo allontanarsi col suo passo costante, con la sua andatura, con le sue braccia basse, lo zaino, la fascia in testa, un piede avanti all’altro, dritto e sicuro verso la meta.
Inizio ad accusare la stanchezza, i chilometri sono diventati tanti ed allora cammino in salita. C'è da confrontarsi con una moltitudine di tornanti stretti stretti dove, per me, sarebbe impossibile correre.
Mi consolo camminando a passo svelto, quel passo che ho imparato a fare durante la Supermaratona dell’Etna, quando il sole era alto e faceva caldissimo, quando a farmi compagnia c’erano solo migliaia di mosche impiccione.
Oggi nessuna mosca, ma tanta quiete e tranquillità.
Decido di sfilarmi le cuffiette e godere del “silenzio” e del “rumore” della montagna. Ancora una volta Sua Maestà mette i puntini sulle "i".
Ancora una volta Sua Maestà mi fa capire chi comanda, mi fa capire che io e tutti gli altri siamo solo piccoli ed insignificanti esseri umani che cercano di cavalcare le sue fronde.
Io mi rimetto al suo giudizio, corricchio, cammino, corricchio di nuovo senza mai perdere di vista il mio obiettivo: il traguardo.
Ho bevuto e mangiato e sento la necessità di far pipì, mi fermo e riparto.
Di li a poco il terzo ed ultimo ristoro.
Saluto gli amici che, con grande devozione e passione, mi offrono da bere e mi incoraggiano a ripartire.
Mi volto ed alle mie spalle riconosco il mio compagno di viaggio: una delle persone a cui devo molto nella mia vita podistica, una persona che oggi è qui con me, sfidando non solo l’Etna ma anche se stesso.
Reduce da un infortunio e non ancora guarito del tutto: Salvatore Crudo.
Vedendolo mi si illumina il viso, rido, lo chiamo a voce alta ed il cuore mi si gonfia di gioia.
Ripartiamo insieme e ci raccontiamo della gara fino a quel momento, procedendo a passo lento. Io sono stanca e lui ha un doloretto al tallone.
La musica mi accompagna ancora una volta.
Procediamo insieme fino al 35° km.
Ooi, incoraggiata da lui che è il mio maestro, allungo il passo e volo verso il traguardo. Gli ultimi chilometri sono i più belli ed i più pesanti al contempo.
Riconosco il percorso che, in quest'ultima parte, è identico a quello dell'Etna Sky Race dello scorso anno e faccio riaffiorare in me tutte le motivazioni e tutti i pensieri positivi che mi hanno portata qui oggi.
Le fronde degli alberi si stringono sopra di me, quasi a creare una galleria con i loro rami e le loro foglie.
Mi sento in cima al modo, sono felice, contenta, soddisfatta, mancano solo 400 metri e potrò dire ancora una volta: IO C’ERO.
E me ne infischio del tempo impiegato, io sono felice così, grazie alla corsa che con tanto amore pratico come inno alla vita.
La fatica, i sacrifici, le ansie e i timori si contrappongono alla gioia, all'adrenalina ed alla felicità che questo gesto così semplice mi trasmette, insomma un carico di intense emozioni.
Ad un tratto vedo il gonfiabile d'arrivo, è li davanti a me.
Vorrei urlare, ma dalla bocca non esce un solo sibilo.
Solo un largo sorriso che spiega la mia soddisfazione.
Arrivederci, Vulcano, arrivederci alla prossima sgambettata.
Ti lascio in pace per un pò di tempo e, magari, verrò a trovarti una di queste mattine, ma prometto: ma solo per raccoglier castagne!
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