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Il romano Marco D'Innocenti ci sta imponendo piacevolmente i suoi arrivi in maratone ed ultra con la bellezza del gesto di raccogliere la figlioletta in braccio al suo passaggio in dirittura d'arrivo e di tagliare con lei il traguardo.
Ci sono, in questo gesto di D'Innocenti che ormai si ripete sin quando la piccina era praticamente in fasce, la tenerezza e l'orgoglio di un padre, in cui ciò che conta non è solo il bel piazzamento in una gara appena conclusa, ma di mostrare al mondo la propria progenie (che sempre è una specie di investimento per il nostro futuro, in termini affettivi e di memoria).
Nello stesso tempo, come accade nel caso di altri padri runner (e posso citare qui Andrea Bernabei oppure Francesco Caroni che, nel 2011, ha tagliato il traguardo della Maratona alla Strasimeno con i due figli che correvano al suo fianco negli ultimi venti metri), nell'esporre i propri figli alla situazione dell'arrivo, alla sua eccitazione e alla sua gioia, c'è forse il desiderio (comprensibile) che i figli possano un giorno seguire le loro tracce e l'idea che, se non dovessero farlo, da grandi avranno incamerato dei bellissimi ricordi del proprio papà runner e di questi momenti (immortalati, tra l'altro, sempre di più - all'epoca del digitale in numerose foto e in video) ne faranno un tesoro di incommensurabile valore da portare.
Più profondamente, secondo me, nel gesto descritto ci stanno nascoste altre motivazioni che sono quelle riposte nel dedicare la propria corsa al proprio figlio oppure anche il fatto che tutti i pensieri relativi a tutto ciò che ruota attorno all'essere padre fanno parte di quell'attivazione del "pensare positivo" tanto necessaria come condimento (e come strumento) della resilienza, cioè della capacità di resistere mentalmente allo sforzo di lunga durata.
I figli, specie se piccoli, sono per chi corre (e, in genere, per chi compie sforzi di lunga durata), quella magica "polvere di stelle" che ci aiuta a volare, abbattendo la sensazione di fatica.
In questo senso, anche a loro spetta tagliare il traguardo assieme al papà che ha corso con loro: anche loro hanno viaggiato, assieme al padre, durante i molti chilometri della gara e con lui hanno condiviso le crisi e i momenti difficili del cammino.
Quel traguardo, dunque, è anche il loro, e - al di là di premi, riconoscimenti e coppe - ma loro sono anche la maggiore e principale ricompensa che ci attende alla fine di un percorso di gara.
E vi assicuro: chi è padre, al traguardo, non arriva mai da solo, anche se il figlio o i figli non sono lì, fisicamente presenti: ma di sicuro hanno viaggiato assieme a lui per tutta la via che cìera da correre...
Per la cronaca, Marco D'Innocenti (GSM Subiaco) si è classificato terzo alla Strasimeno 2012 (secondo degli Italiani) con il crono di 3h40'02.
Le foto sono di Maurizio Crispi
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