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Il podista con il pettorale 502 e quello con il pettorale 872, hanno tagliato il traguardo con breve distacco l'uno dall'altro.
Il 502 ha concluso in 18h24'33", l'872 poco dopo.
Uno (il 502) è anziano (ad occhio e croce tra i cinquanta e i sessanta), mentre l'872 è ben più giovane.
Età diverse: eppure reazioni simili.
Mi verrebbe da pensare che entrambi siano accomunati dal fatto di aver corso la 100 del Passatore per la prima volta. O forse l'hanno già corsa, ma questo non importa.
La loro commozione è intensa. Il 502 piange palesemente e, soltanto dopo, il suo volto si distenderà in un sorriso ampio e sereno.
Anche l'872 si commuove in maniera più contenuta, ma altrettanto intensa, quasi stesse pronunciando una preghiera di ringraziamento.
Dietro queste intense emozioni, si intravede il culmine di qualche evento interiore che si è andato elaborando durante quelle 18 ore di gara e per 100 km.
Un evento che si può indovinare nei suoi termini perchè scaturisce dalle più profonde radici del Sè di ciascuno di coloro che si trovi a vivere questa esperienza: la mia emozione al termine delle 100 km cui ho partecipato è stata sicuramente di marca diversa perchè hanno tratto alimento da diversi percorsi di vita, da aspettative e da motivazioni diverse.
Ma, tuttavia, averle sperimentato queste emozioni consente di sentirsi vicino con l'empatia a coloro che le stanno sperimentando oggi.
Chi corre la 100 km (o un'ultramaratona, in genere) incontra se stesso, innanzitutto, facilitato dal fatto che la sua è una fatica - per la maggior del tempo - solitaria.
C'è la consapevolezza di aver vinto se stesso, le proprie debolezze, la propria voglia di tirarsi fuori e di gettare la spugna.
All'arrivo del Passatore ci si commuove, se si arriva al traguardo da podisti. Ci si commuove, se si è lì da spettatori.
Sono emozioni forti ed intense quella che si sperimentano, genuine e liberatorie.
Bisogna provare, per credere a tutto questo. Per capire cosa tutto ciò significhi.
Bisogna averlo provato almeno una volta, per potersi mettere empaticamente nei panni di questi due runner.
Queste sono le emozioni che ci regala la 100 km del Passatore.
L'esperienza di una gara lunga 100 km è sempre formativa ed intensa e ci fa riflettere sulla nostra condizioni di pellegrini in cammino, su questa Terra, una condizione che la civiltà dei neo-bisogni e iper-consumistica ci ha fatto smarrire.
"Our earthly condition is that of passers-by, of incompleteness moving towards fulfilment, and therefore of struggle".
La conclusione di una gara lunga ed impegnativa qual'è la Cento del Passatore ci fa immergere nella condizione di pellegrini e ci porta un passo avanti in un percorso di auto-realizzazione, fuori dal frastuono e dagli orpelli vuoti che la civiltà dei consumi ci impone.
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