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1 febbraio 2013 5 01 /02 /febbraio /2013 16:10

Whiskey a Siracusa - Foto di Maurizio CrispiCorrendo si fanno incontri straordinari, si trovano cose e ci si imbatte in sorprese inaspettate.
E' questo il grande dono che ci regala lo stare sulla strada, perseguendo la nostra comune passione. 

Questa - quello dello stare sulla strada -  è una delle dimensioni della corsa che sono state sin qui poco esplorate e discusse: è una cosa in più (che prescinde dai valori della corsa come passione sportiva) che allarga gli orizzonti e che arricchisce il gesto atletico di significati più profondi.
Se ci fate caso, una parte importante del proprio tempo ciascun podista la trascorre non solo all'aria aperta, ma spesso e volentieri proprio su di una strada (in tutte le sue possibili declinazioni).
Il podista in qualcosa condivide in questo la natura del cacciatore-raccoglitore del nostro passato ancestrale che per gran parte della sua giornata, camminando lungo i sentieri tracciati sul suo territorio e spesso aprendone di nuovi, alla ricerca di acqua e di altre fonti di appovvigionamento. 
Lara La Pera proprio nel periodo di Natale si è imbattuta, mentre si allenava, in uno specialissimo dono e in un incontro capace di modificare la vita e di cambiare le abitudini: un incontro fortunoso che ha avuto però anche una componente quasi fatidica e che, in qualche modo, ripercorre in una velocissima sintesi, il percorso che ha portato il cane a divenire commensale degli Umani.
Tutto nacque, infatti, secondo alcuni etologi dal fatto che nella notte del nostro passato più remoto (forse più di 10.000 anni addietro, secondo alcuni anche prima) qualche bambino, rimasto intenerito dai guaiti di un cucciolo che era stato abbandonato dalla mamma forse morta o ferita, lo volle prendere e portarlo con sè, sino al povero insediamento della sua famiglia e che, da questo primo atto empatico, nacque la joint venture uomo-cane che, meraviglia delle meraviglie, sempre secondo alcune delle teorie elaborate dagli etologi, modulò le emozioni e i sentimenti degli uomini in maniera determinante.
Nello scritto che segue Lara ci racconta il suo primo racconto con il piccolo Whiskey che adesso è divenuto a casa di Roberto e Lara un piccolo re, coccolato, nutrito e riverito... 

 

Whiskeya Siracusa - Foto di Maurizio Crispi(Lara La Pera) Il Natale quest'anno ci ha fatto un bel regalo. il 25 mattina correvamo a 10 al km sul lungo mare di Ficarazzi, morti di sonno e con i muscoli ancora indolenziti dal trail del 23 dicembre precedente. Mancava circa 1 km alla macchina  e abbiamo notato un cuccioletto di cane, dall'aria sperduta e legato ad una corda ad un palo. accanto aveva solo una ciotolina d'acqua quasi vuota.
Appena l'ho visto ho capito subito che non lo avrei mai lasciato lì...
Robi temeva che lo avessero lasciato in quelle condizioni solo per qualche ora e che, prima o poi, sarebbero tornati i padroni che io definirei aguzzini: povero cucciolo, avrà avuto neanche 2 mesi. E' scoccata subito una scintilla e ho riflettuto che chi lascia un cagnolino così sicuramente non lo ama e non lo tratterà mai bene. La bestiolina tremava forte forte,  poverina.
Così di fronte a gli occhi meravigliati di Robi, ancora perplesso ed esitante, con fortissima determinazione, ho slegato la bestiola dalla corda e l'ho portata via con me. Appena siamo sailti in macchina, il piccolo si è addormentato tutto avvolto nel mio giubbotto.
Nessun senso di colpa per aver portato via con me quel cucciolo: piuttosto la certezza di averlo salvato...
La gioiosità di Whiskey intento al gioco con Robi - Foto di Maurizio CrispiMi chiedo: Come si fa a lasciare una bestiola così indifesa su di una statale, attaccata ad una corda, a morire di fame e di sete? Solo delle "bestie", nel senso peggiore del termine, possono fare una cosa simile. Cosa può muovere degli individui cosi inqualificabili a comportarsi in un simile modo? Cosa pesneserebbe (o sentirebbero) se qualcuno - per ipotesi - facesse la stessa cosa a loro?
E, forse, questa sarebbe una salutare lezione: lasciarli incatenati ad un palo senza cibo e senza acqua per un po' di tempo, per fargli capire si può provare in un simile frangente.
Adesso il cuccioletto è con noi, è stato visitato dal verinario e ha iniziato il suo ciclo di vaccinazioni. In tutto e per tutto lo trattiamo come un re e ieri. Lo abbiamo già portato a fare le prime passeggiatine in montagna e qualche giorni fa ci ha accompagnato nella trasferta siracusa. Magari riusciremo a farlo partecipare alle gare del del circuito Ecotrail Sicilia del 2013!
Abbiamo deciso di chiamarlo Whiskey. Perchè? La risposta è semplice: è dello stesso colore della bevanda...

 

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5 gennaio 2013 6 05 /01 /gennaio /2013 07:01
Treadmill.jpg(Maurizio Crispi) Ho sognato che correvo una 50 km podistica.
Eo in gran forma e mi sentivo pieno di energia.
Solo che il percorso di gara era all'interno di una casa: occorreva correre in lungo e in largo dentro quest'appartamento, salendo e scendendo anche delle scale.
Il punto culminante del micro-circuito (da ripetere un'infinità di volte, quasi fossimo dei criceti) era un salone al cui centro c'era un tavolo da biliardo e attorno tanti sgabelli, collocati lungo le pareti. Ogni volta occorreva fare un giro completo di questo salone con grandi balzi salendo e scendendo da questi sgabelli molto alti (del tipo di quelli da bancone del bar).
C'erano anche molti spettatori e tutti mi incoraggiavano.
Alla fine mi ritrovavo da solo e tagliavo il traguado vittorioso, avendo percorso i 50 km di gara nientemeno che in 2h15'.
Mi laureavo stracampionissimo in una 50 km da appartamento e ricevevo una corona di allora da mettere sulla testa.

Un sogno bizzarro, ma non tanto, a ben vedere.
MI sono ricordato di un mio amico molto dotato per la corsa che, a tempi del Liceo, in maniera alquanto bizzarra prediligeva allenarsi a casa sua (un appartamento molto grande dotato di un corridoio piuttosto lungo). Lui si allenava nel corridoio, facendo avanti ed indietro in continuazione: una cosa da fuori di testa.
Qualche volta, quando andavo a studiare da lui, dopo aver fatto i compiti, ci allenavamo assieme: e, quindi, anche io con lui fuori di testa...
Nulla di strano, per così dire: ai tempi dei giochi oliimpici di Roma il cui eco era per noi ancora molto vicino, un marciatore inglese - credo che sia stato il britannico Don Thomson - che conquistò l'Oro nei 50 km di Marcia - dichiarò alla stampa di essersi preparato minuziosamente per gareggiare nel clima torrido dell'estate romana e che, a questo scopo, si era frequentemente allenato in casa proprio, tenendo a bollire grandi pentoloni pieni d'acqua, in modo tale da creare un microclima molto umido e afoso, simile a quello che si aspettava di trovare a Roma.
In fondo, poi, tra correre in appartamento e correre su Treadmill (o Tapis Roulant) che differenza c'è?  Praticamente, nessuna.
Poi, se si cerca in internet, mettendo nel motore di ricerca la frase "Correre in casa" o "Correre sul posto a casa" si avrà la sorpresa di imbattersi molti link che riportano a persone che per i motivi più diversi corrono in casa e chiedonoo consigli su come farlo meglio. 
E che dire poi delle sempre più frequenti scalate delle volate di scale che porrtano sino alla cima dei più alti grattacieli? 
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10 aprile 2012 2 10 /04 /aprile /2012 15:21
fidippide.jpgAlcuni personaggi della storia dello sport sono delle autentiche icone. Per chi pratica la maratona, sono molto presenti personaggi come Dorando Pietri, Emil Zatopek e Abebe Bikila per citare solo i più noti. Alcuni di questi entrano di prepotenza nell'empireo privato di ciascun runner e, frequentemente, proprio durante gli allenamenti ciascun runner evoca scenari e narrazioni che riguardano questi personaggi e il mito che si è costruito attorno a loro.
Un posto speciale in questa galleria di personaggi lo occupa Filippide che è ritenuto il "padre" eroico della maratona moderna (a partire dai primi Giochi olimpici moderni del 1896), ma che altri reputano il "vero" precursore dell'ultramaratona, considerando che egli era un "emerodromo", cioè un soldato addestrato a correre per 24 ore di seguito e che, in virtù di quest'addestramento, ebbe modo di compiere - prima di spirare esausto come racconta Erodoto, portando agli Ateniesi la notizia della vittoria - il percorso da Atene a Sparta e ritorno (per quasi 500 km), secondo la versione tramandata da Pausania. Nel nome di Filippide e nel ricordo della sua memorabile impresa (non la "minuscola" coda dei quaranta chilometri dal sito della battaglia di Maratona ad Atene, resa poi celebre per la sua potenza iconica da De Coubertin) si corre ogni anno l'ormai classica gara denominata "Spartathlon" da Atene a Sparta sulla distanza di quasi 250 km in tappa unica.
Questi personaggi "eroici" popolano le nostre fantasticherie durante gli allenamenti quotidiani.  Ecco di seguito una versione "alternativa" della storia di Filippide e delle sue motivazioni, elaborata da Gianfranco Di Stefano, runner di maratona, pensata per l'appunto durante un allenamento.
(Gianfranco Di Stefano) Io non voglio entrare nella storia, non è la gloria quello che cerco. E quello che faccio non lo faccio per amor di patria.
Io voglio arrivare ad Atene prima di Anatolios e prima di lui incontrare lo sguardo di Euthasia, della dolce, dolcissima Euthasia
Sono giovane, sono un atleta e ho corso distanze di gran lunga superiori.
La giornata poi è splendida, estate di colori e di odori
Come rispondere al sorriso con cui certamente mi accoglierà Euthasia ? Certamente non con una frase banale o melensa di quelle che mi stanno venendo in mente.
Ah il suo sguardo. E il suo sorriso. Ognuno di noi si innamora quando ritrova in una donna quell’idea di donna che ha sempre avuto dentro di se. Euthasia deve essere mia perché il suo sguardo e il suo sorriso sono miei.
Ecco le risponderò con un sorriso e questa volta, invece di passare oltre facendo l’indifferente e poi dandomi del cretino, la stringerò tra le braccia e finalmente la bacerò.
Certo Anatolios ci rimarrà di stucco e già pregusto il momento in cui lui, arrivando ad Atene con il resto dell’esercito, troverà ad attenderlo me ed Euthasia insieme, inequivocabilmente insieme.
Però quanto è lunga la strada. Sembra non finire mai. C’è caldo, molto caldo. E poi questo peso che ogni tanto sento al petto.
Se poi Euthasia mi chiederà notizie sulla battaglia dovrò glissare, tergiversare. 
Io, al contrario di Anatolios certamente più esperto con la picca lunga , sono finito nelle seconde linee e sono entrato in azione con i Persiani già in fuga. Praticamente li ho visti solo di spalle. 
Il caldo aumenta o forse sono io che non lo tollero più. Forse dovrei rallentare ma voglio arrivare il più presto possibile.
E se Anatolios fosse morto nella battaglia? In effetti non l’ho più visto. Meglio o peggio? Quella volta che al mercato avevo visto Euthasia guardarlo furtivamente avevo desiderato la sua morte ma adesso..
Ah la fatica. E questo caldo. E questo peso al petto che aumenta invece di diminuire.
Finalmente l’Acropoli.
Potrei continuare al passo ma.. che figura. Vuoi mettere arrivare correndo!
Incontro già persone, gridano ma non capisco cosa.
Forza, rimane solo l’ultimo strappo, in salita.
Cosa avevo deciso di dire ad Euthasia? 
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29 marzo 2012 4 29 /03 /marzo /2012 14:26

lombrico.jpg

A Palermo, Villa dello Stadio (ex-Villa Case Rocca): al mattino presto il suo viale perimetrale, rivestito di una strato di sottile polvere calcarea compressa, è pieno di lombrichi di tutte le dimensioni. Che ci fanno lì?

E' come se avessero intrapreso una grande migrazione di massa come quella dei Gerbilli nella storia della Oggero (Margherita OggeroCosì parlò il nano da giardino, Einaudi, 2011) oppure come quella suicida - ma questa è piu' che altro una leggenda che i biologi non confermano - dei lemming.

Ma sostanzialmente, rimane tutto avvolto nel mistero piu' profondo...

Se si guarda bene, capitando lì presto al mattino, quando ancora tutto è abbastanza in ombra, si potrà constatare che il viale è percorso da lunge tracce scavate dal corpo fusiforme, umido e viscido dei lombrichi che vanno avanti grazie a continui accorciamenti e allungamenti del loro corpo allungato e sottile. I lombrichi che sono andati avanti appaiono tutti biancastri e quasi infarinati dal fine terriccio. Le tracce che hanno lasciato sono dapprima dritte e rettilinee e poi, da un certo punto in avanti, si fanno a volute, a cerchi concentrici, ritornano indietro per poi arrestarsi del tutto.Mettendoci dentro un pizzico di fantasia, ci si può fare un'idea della loro storia.

I lombrichi spinti da un improvviso impulso hanno deciso di abbandonare la terra grassa del prato dove erano nati e dove da tempo vivevano stanziali, soddisfatti di quello che avevano, e hanno deciso di attraverso il viale largo quasi dieci metri (per loro un vero e proprio deserto) per andare a vedere come si trovavano nel prato dall'altro, forse alla ricerca di nuovi terreni da scavare e dissodare, o forse soltanto per la curiosità di vedere fuori dal loro piccolo pezzetto di mondo.

Insomma: come se avessero deciso di andare a vedere cosa si nasconde dietro l'orizzonte...

Armati di coraggio e determinazione, i piccoli lombrichi hanno iniziato la lunga e perigliosa traversata: e, secondo me, ce ne vuole di coraggio ad affrontare un mondo vasto e sconosciuto essendo così picoli, fragili ed indifesi.

Posso solo immaginare che essi abbiano iniziato la loro traversata con il favore delle tenebre, sia per sfruttare al massimo il fresco e l'umidità delle ore notturne, sia per approfittare del sonno delle specie ostili (e soprattutto di tutti quei volatili che li becchetterebbero voluttuosamente o li catturebbero per darli in pasto ai propri piccoli).

I lombrichi sono andati avanti faticosamente, come i migranti di un tempo attraverso i territori ancora vergini al di là della Frontiera... Infatti, le loro tracce sono dapprima rettilinee... Poi non si sa cosa sia accaduto: fose hanno perso il senno, forse la loro capacità di orientamento si è dissolta e il richiamo chimico dei campi fertili dall'altro lato del deserto ha cessato di esercitare il suo fascinoso richiamo.

O forse, è accaduto solo questo: che, ad un certo punto, si sono scoraggiati e, perdendosi d'animo, hanno cominciato a temere che non sarebbero arrivati da nessuna parte.

Oppure, forse traditi dall'ora legale, sono stati sorpresi dalle prime luci dell'alba. Hannno invertito la rotta e hanno cercato di ritornare indietro, alla loro casa confortevole, ai terreni ben dissodati che avevano abitato sino a poco tempo prima, alle loro gallerie esplorate e ben tenute.

Poi la tragedia: si sono resi conto che la via di casa l'avevano smarrita, che nella piatta uniformità della distesa desertica su cui si trovavano non avevano piu' alcun punto di riferimento e che avrebbero continuato a girare in tondo per sempre, sino alla morte. Ecco perchè le loro tracce a questo punto cessano di essere lineari e si fanno contorte, a ghirigori, a spirale e non conducono piu' a nessuna parte.
Queste tracce circonvolute rimandano ad una sensazione di hopelessness, mancano che le tracce circolari e concentriche hanno un raggio via via minore, sino a ritorcersi su se stesse. 

Quando è sorto il sole, loro erano già del tutto immobili, alcuni distesi in tutta la loro lunghezza, altri rattrappiti e avvoltolati su se stessi. Immobili: forse perchè era il riflesso del morto manifestarsi - come ultima protezione biologica - per consetir loro un risparmio energetico e il recupero.

Oppure è stata la semplice disperazione, la consapevolezza che non c'era piu' nessun posto a cui si possa arrivare, che non c'era piu' tempo per mettersi in salvo.

Sorpresi dalla luce del nuovo giorno e nel bel mezzo di un deserto non é rimasto loro altro destino che quello di essere beccati e divorati da qualche specie di volatile predatore per cui i lombrichi - da sempre - sono un gustoso e grasso boccone, oppure ancora quello d'essere schiacciati da qualche gigante in transito (un cavallo, un cane, oppure gli Umani) o di essere prosciugati e disseccati dal calore del sole, contro il quale i poveri lombrichi non hanno nessuna difesa naturale efficace.

Onore ai lombrichi, tuttavia, e alla loro intreaprendenza. Anche se la loro impresa è fallita e non sono arrivati alla meta ambita, smarrendo al tempo stesso la via di casa per fare ritorno, almeno si può dire di loro - come ultimo epitaffio - che sono stati avventurosi ed intraprendenti. Ci hanno tentato: per un giorno hanno provato ad uscire dalle loro tane sicure, andando alla ricerca di nuovi terreni di caccia e, nel far questo, affrontando un'impresa dall'esito incerta.

I lombrichi esploratori ed intraprendenti ci offrono - come dice il mio amico Gianfranco - la rappresentazione d'una grande metafora della vita ed anche di molte imprese podistiche impegnative nelle quali noi podisti ci lanciamo, seguendo - il piu' delle volte - un potente richiamo interiore, quello di andare oltre i limiti geografici, fisici e mentali all'interno dei quali altrimenti consumeremmo le nostre vite.

 

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3 novembre 2011 4 03 /11 /novembre /2011 08:10
Ecotrail-della-Val-d-Ippari 0515  Ecotrail-della-Val-d-Ippari 0516

 

Fare trail significa entrare in contatto profondo con la natura e con tutte le sue manifestazioni.
Tutto è uno, dice il vecchio saggio. E l'uno si trasforma in tutto.
E ad un occhio attento - anche a quello del trailer maggiormente polarizzato nella sua fatica - non può sfuggire che ogni cosa si compone in un grande affresco che racconta della ciclicità e dell'eterno ritorno di tutto.
Così, lo sterco degli animali da pascolo che per il cittadino rappresenterebbe soltanto un ingombrante e fastidioso rifiuto (con rischio potenziale di incorrere nelle penalità del Trattamento Ridarelli - si veda il romanzo opmonimo di Roddy Doyle, per saperne di più) nella maestosa natura diventa un valore aggiunto, fungendo sia da fertillizzante dei terreno sia da grandioso veicolo di diffusione di sementi ingerite assieme al foraggio.
E, infatti, sempre osservando le cose con un occhio attento, si potrà notare che dalla merda nascono foglioline verdi e tenere e sbocciano fiori: è la vita che rinasce da ciò che solo apparentemente è morto e senza valore!
Si potrà anche notare che lo sterco viene trattato da coleotteri ed altri insetti, a partire dai laboriosi stercorari e che, alla fine, viene frammentato in minute particelle per trasformarsi infine in terriccio fertile e fecondo di residui azotati e di nutrienti che potranno rientrare nel ciclo dell'organicazione del carbonio e dell'azoto.
Proprio per questo motivo nelle culture ancestrali, ma anche avvicinandosi all'epoca contemporanea, è stato ipotizzato che lo sterco potesse avere delle funzioni curative e nutrienti.
Alcuni nel passato lontano e recente si sono così convertiti alla coprofagia, mentre in epoca moderna sono stati addirittura scritti dei trattati sul mangiare feci, sia le proprie sia quelle di animali: così come erano, "genuine"; oppure opportunamente "invecchiate" o ancora filtrate con complessi interventi alchemici e trasformate in "elisir".
In un volume che lessi tempo addietro (Stefano Cagliano, L'impronunciabile bisogno, Raffaello Cortina Editore, 2002) viene affermato (e poi supportato con una dovizie di casi paradigmatici) in uno degli ultimi capitoli: "Il culto degli escrementi e l'abitudine di mangiarli sono state pratiche con una qualche popolarità in varie culture. Gli animali coprofagi hanno fatto lezione, in varie zone" (p. 184).
Le foto che ispirano questo breve "pezzo" e la discussione che è nata attorno ad esse hanno un po' a che vedere con tutto questo.
Nella natura ciò che per l'uomo civilizzato è ripugnate diventa approcciabile, poichè è parte del quadro naturale.
Ricordo che da ragazzo andai a visitare una grotta con degli antichi graffiti nei pressi di Palermo. Il suo ingresso, poco più di un cunicolo nella parete della montagna, era preceduto da un'ampia e maestosa cavità, un tempo una grotta di immani proporzioni il cui soffitto nel corso delle ere geologiche era in parte crollato.
Tale cavità che, con le sue pareti in parte aggettanti creava un provvidenziale riparo, era stata utilizzata da generazioni di pastori per ospitare i propri greggi ed armenti. Il pavimento, a causa di ciò, si era rialzato nel corso dei secoli ed era rivestito di morbido terriccio, mentre in superficie si affollavano grossi pezzi di sterco di vacca più o meno rinsecchiti, comunque a vari stadi di trasformazione.
All'uscita dalla grotta, al termine di un'escursione svoltasi non senza qualche strizza, visto che eravamo andati "alla garibaldina" senza alcuna attrezzatura da speleologo, ma solo con alcune torcette elettriche e delle candele, presi dall'euforia per "esser tornati a riveder le stelle", iniziammo una furiosa battaglia a colpi di sterco di vacca, i cui pezzi furono nobilitati al rango di proiettili (alcuni non del tutto rinsecchiti: e vi lascio immaginare...). Qualcuno di noi colpito in faccia poté proprio dire - fuor di metafora - di aver sentito in bocca il sapore della merda...

Poi, alla fine, con la tipica spensieretezza degli adolescenti, tutti in mare a fare un bel bagno quasi rituale, un lavacro, e togliersi il puzzo dello sterco vecchio di dosso.


Ed ecco il discorso semiserio sulla "merda" che, assieme alle relative foto, è stato all'origine di queste mie riflessioni.

Ultramaratone Maratone e Dintorni: Una prelibatezza locale... Aldo, lasciane un po' anche a noi... Non fare la parte del leone!
Il fiero pasto... Un pasto regale...
DD: Viva lo sterco di vaccaaaa ma sotto ai miei piedi......ahahahahahah
GP: Minchia pezzo di merda!!!!
MA: Non ti basta tutta quella che siamo costretti a mangiare ogni giorno? ...!!!
FC:  Non è il caso di mandar giù proprio tutto!
FM: Aldoooo, come al solito, non me ne lasci manco un pochetto!! Mo', lo dico a Gesualdo!!
FM: Chi mi ha taggato sullo stercooo??? Bastardi mi riconoscete subito!!
FM: Maledetto Karter...
MKS: ...almeno sai cosa stai mangiando!
OAS - Solo ed esclusivamente genuino!
Ultramaratone, maratone e dintorni: ...assolutamente!
MB: Purtroppo sono infortunato e non sono potuto venire, ma erano questi i famosi Cannoli di Piana che offrivano alla fine della corsa?
Ultramaratone, maratone e dintorni: Era di un tipo fatto apposta, solo per i raccomandati speciali...
MP: Buon appetito!!!!!!!!
OAS: Melchi [si riferisce a MB], non sai quel che ti sei perso con la tua assenza!!!!!!!!!!!
EC: Nooooooooooooo rabbrividisco !!!!!
OAS: Capita che le specialità di alcune case siano anche queste

 

Ecotrail-della-Val-d-Ippari 0494

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7 ottobre 2011 5 07 /10 /ottobre /2011 09:15

Nudisti-corsa-bare-Buns-Run-11.jpgUna barzelletta per runner (che mi è stata segnalata da Cristina Bardotti, Runners Bergamo).

Un uomo e una donna stanno facendo all'amore quando la donna, all'improvviso, sente il rumore dell'auto del marito che sta entrando in garage.
Allora grida all'amante: "Presto, prendi i tuoi vestiti e salta giu' dalla finestra!".
L'uomo protesta: "Ma sta piovendo!".
Ma la donna incalza: "Presto, se mio marito ti trova qui ci uccide tutti e due!".
Pertanto, il ragazzo prende i suoi vestiti e salta nudo com'è dalla finestra.

Per fortuna, proprio in quel momento passano di lì dei maratoneti e lui, tutto nudo e con i vestiti sotto al braccio, decide di mimetizzarsi in mezzo a loro.
Uno dei corridori gli chiede: "Ma tu corri sempre nudo?".
E il tizio respirando affannosamente gli risponde: "Oh certo, mi piace sentire l'aria fresca del mattino sulla mia pelle nuda mentre corro".
Poco dopo un altro corridore gli chiede: "Ma tu corri sempre nudo con i vestiti sotto al braccio?".
E il tizio nudo e ormai senza fiato gli risponde: "Mah si'... cosi' appena finisco la corsa mi vesto ed entro in macchina per tornare rapidamente a casa".
Il corridore lo guarda un po' perplesso e gli chiede: "Ma tu indossi sempre il preservativo quando corri?".
E il tizio: "No, solo quando piove!"

 

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Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
  • Contatti

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  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


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Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

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            Lara La Pera    Attilio Licciardi
 Elena Cifali all'arrivo della Maratona di Ragusa 2013  Eleonora Suizzo alla Supermaratona dell'Etna 2013 (Foto di Maurizio Crispi)
            Elena Cifali   Eleonora Suizzo
   
   
   
   
   
   

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