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L'abbruzzese Alberico Di Cecco (ASD Farnese Vini Pescara), ex-azzurro di maratona e selezionato a far parte della nazionale italiana che rappresenterà l'Italia ai prossimi Campionati del Mondo 100 km che si terranno a Seregno il prossimo 22 aprile, ha tagliato vittorioso il traguardo della 58 km del trasimeno, con un'eccellente condottta di gara. In seconda posizione nella gara, sin dall'inizio, dietro all'ucraino Evgenni Glyva e e ben distaccato dal gruppetto costituito da D'Innocenti, Caroni, Palladino, dal 40 km è andato in rimonta, erodendo progressivamente il vantaggio acquisito da Glyva, peraltro in leggera crisi, malgrado la sua leggerezza iniziale (ma Glyva, per sua dichiarazione, era alla Strasimeno per un testo in vista di successivi appuntamenti di ultramaratona nel corso dell'anno: forse anche per lui è atteso il Mondiale 100 km). Attorno al 46° il sorpasso, con un ultimo scatto: l'Ucraino sentendo il fiato di Alberico Di Cecco sul collo, ha girato la testa e, in un attimo, è avvenuto il sorpasso, mentre Glyva - a vista d'occhio - veniva risucchiato indietro e Alberico guadagnava ulteriore terreno, senza per questo rallentare l'andatura.
Senza crisi, Alberico è arrivato alla piazzetta posta davanti al Castello dei Duchi della Corgna di Castiglione del Lago vittorioso ed incontrastato, dopo una bella ed esemplare condotta di gara, con il crono di 3h36'05 e in vantaggio di 3'57" sull'ucraino che, per quanto in crisi, manteneva la sua posizione, chiudendo in 3h40'02". Alberico, pieno di gioia ed esultanza (non ostentate, tuttavia), ha dichiarato all'arrivo: "Oggi mi sono laureato 'ultramaratoneta'. Questa è la prima ultramaratona che ho portato a termine, con piena consapevolezza ed esportando nell'ultra tutta quella che è stata la mia esperienza anche tattica nelle maratone.."
Sotto la canotta societaria, Alberico indossava una maglia tercnica bianca sui cui era scritto in rosso "A Te la gloria".
Evidentemente, questo è stato il mantra che ha supportato Alberico nella sua corsa; espressione di una religiosità profonda che si è accentuata dopo alcune sue vicissitudini esistenziali molto provanti e che condivide, peraltro, con il suo coach/preparatore Enzo Melatti che lo ha aiutato a traghettarsi in questa bella ed esaltante esperienza di avventure nel mondo delle ultramaratone.
Qualcuno di mia conoscenza, ha chiesto ad Alberico: "Ma cosa significa questa scritta?"
Domanda di scarso valore, perchè chiunqe - anche non religioso - è in grado di intenderne il senso profondo.
A volte il temperamento litigioso non aiuta a cogliere simili sfumature (e la persona che ha posto tale domanda tende ad esserlo) e, forse, se soltanto avesse conosciuto il famoso romanzo di Graham Green (Il Potere e la Gloria) avrebbe potuto intendere il senso del messaggio.
Dietro la semplice frase enunciata, c'è - è ovvio - una più articolata preghiera e questa può essere di supporto nella fatica di un atleta credente; in questo senso, può indubbiamente rientrare tra le tante tecniche mentali che ampliano la resilienza (cioè la ressitenza mentale allo sforzo protratto nel tempo), ma - nel caso di Alberico Di Cecco - il bello di questa "lode" tessuta o disegnata sulla sua maglia tecnica è che si riconette a tecniche ausiliarie delle preghiera che si avvalgono di molti mezzi per far sì che le parole pronunciate o scritte ascendano al Cielo: suono di campane e campanelle, il fumo dell'incenso bruciato nei turiboli, il vento nel caso delle invocazioni vergate nelle bandiere di preghiera delle culture orientali. In questo caso, si potrebbe pensare che il vapore acqueo della traspirazione abbia continuamente trascinato con sé le parole dell'invocazione, dando un potere ancora maggiore alla cogente invocazione trascritta sul tessuto.


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