Overblog Tutti i blog Blog migliori Sport
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
16 agosto 2012 4 16 /08 /agosto /2012 16:12

Tre-atti-in-due-tempi-Giorgio-Faletti.jpgI romanzi sono spesso un ottimo modo per entrare nel vivo di problematiche attuali e per attivare delle riflessioni, in modo molto più efficace di quanto non facciano i servizi di cronaca nei quotidiani e gli approfondimenti tematici ed eventuali inchieste giornalistiche nei settimanali e nella Radio/TV.

I romanzieri, infatti, pur procedendo spesso in modo simile ai giornalisti d'inchiesta allo scopo di raccogliere elementi che rendano credibile e solidamente fondata la propria storia, sono molto più liberi nell'esporre i fatti, perché puntano pur sempre alla costruzione di una fiction e, all'interno di questa cornice, possono dire delle cose anche vere (sempre verosimili però, all'interno di alcuni assunti di base o di un teorema che intendono esporrre), ma senza i vincoli restrittivi che spesso rendono la stampa cartacea e multi-mediatica, come si suol dire "enbedded".
In più, hanno il vantaggio indubitale di poter raccontare utilizzando uno o più vertici d'osservazione "in soggettiva", spesso con l'atttivarsi di una riflessione etica e morale sulle azioni di altri personaggi: cosa che nemmeno sarebbe possibile fare nella stampa d'informazione che, giustamente, vuole evitare i punti di vista soggettivi e le prese di posizione a priori viziate (almeno apparentemente) da moralismi.
Infine, lo scrittore può prendersi la libertà di immaginare ipotesi di riscatto e di metterle a prova, così come quella di proporre dei possibili finali alternativi che, in qualche modo, riportino le storture segnalate e descritte, sotto il dominio di valori morali più ampiamente condivisi.
 
Faletti, nel suo ultimo romanzo (Giorgio Faletti, Tre atti in due tempi, Einaudi, 2012), si muove in un mondo a lui inusuale, ma lo fa in modo egregio (nella pagina dei ringraziamenti, menzionerà i nomi dei suoi "consiglieri" (tra cui anche Alex Del Piero): entra nel mondo del calcio scommesse, delle partite tarcoccate e, in generale, dello sport "truccato", con una vicenda che in qualche modo bigenerazionale.
Un padre, ex-pugile promettente che ha distrutto la sua carriera per un incontro di box truccato e che ora lavora come magazziniere d'una squadra di Calcio di B di una piccola cittadina di provincia (che forse ha l'opportunità di salire nella prima serie in un incontro decisivo), scopre per una serie di coincidenze la compromissione del figlio, giocatore di punta della squadra, in un giro di calcio-scommesse.
Alla luce di questa scoperta sconvolgente che lo riporta a confrontarsi con il suo discutibile passato, Silvano - conosciuto tra gli amici come "Silver" - farà di tutto per impedire che il figlio rovini la sua carriera e la sua vita.
E lo fa, dopo un preambolo o antefatto, nell'arco dei due tempi di una partita di calcio.

Di più non si può dire per non rovinare il piacere della lettura.
Il libro porta - in maniera vivacissima e con uno stile asciutto, molto nello stile hard boiled - l'attenzione sul problema del "marcio" esistente nel mondo del Calcio, problematiche trattate in modo insolente e provocatorio (ma sempre alla ricerca della vertà) nei volumi di Carlo Petrini, oppure più con i toni dell'inchiesta giornalistica in volumi come "Lo stalliere del Re. Fatti e misfatti di 30 anni di Calcio" (di Dario Canovi e Giacomo Mazzocchi, Baldini Dalai, 2011) o ancora "Lo Zingaro e lo Scarafaggio" (di Giuliano Foschini e Marco Mensurati, Mondadori, 2012).

(Dalla quarta di copertina) «Io mi chiamo Silvano ma la provincia è sempre pronta a trovare un soprannome. E da Silvano a Silver la strada è breve». Doveva capitare, prima o poi, che ci incontrassimo qui. La fortuna ha voluto che fossimo soli. Lui mi guarda e ha la forza di non abbassare gli occhi. Io lo guardo e ho la debolezza di non distogliere i miei.

(Dal risguardo di copertina). Con la sua voce dimessa e magnetica, sottolineata da una nota sulfurea e intrisa di umorismo amaro, il protagonista ci porta dentro una storia che, lette le prime righe, non riusciamo piú ad abbandonare. Con Tre atti e due tempi Giorgio Faletti ci consegna un romanzo perfetto come una partitura musicale e teso come un thriller, che toglie il fiato con il susseguirsi dei colpi di scena mentre ad ogni pagina i personaggi acquistano umanità e verità.
Un romanzo che stringe in unità fili diversi: la corruzione del calcio e della società, la mancanza di futuro per chi è giovane, la responsabilità individuale, la qualità dell'amore e dei sentimenti in ogni momento della vita, il conflitto tra genitori e figli. E intanto, davanti ai nostri occhi, si disegnano i tratti affaticati e sorridenti di un personaggio indimenticabile. Silver, l'antieroe in cui tutti ci riconosciamo e di cui tutti abbiamo bisogno.
Hanno detto
«C'è morbidezza di toni, nel libro, malinconia; e anche, accanto alla trama a suspense, una delicata storia d'amore appena sfiorato ma che ci commuove...Eccellente sorpresa, insomma» (Giovanni Pacchiano, « il Fatto Quotidiano»).
«(...) con Tre atti e due tempi, Faletti conferma la sua volontà di confrontarsi con temi più legati al nostro vissuto quotidiano: il conflitto tra le generazioni, la difficoltà di essere giovani, il ritorno al rispetto delle regole morali, la qualità dei sentimenti e la necessità dell'amore» (Santa Di Salvo, «Il Mattino»)

L'autore. Giorgio Faletti, astigiano, dopo il successo come talento comico, è diventato anche brillante autore di canzoni e in seguito scrittore thriller di enorme fortuna: Io uccido (2002) ha venduto piú di tre milioni di copie. Sulle stesse orme i romanzi Niente di vero tranne gli occhi (2004) e Fuori da un evidente destino (2006). Nel 2008 ha pubblicato la raccolta di racconti Pochi inutili nascondigli. Ha scritto due racconti per le antologie Crimini (Einaudi Stile libero, 2005) e Crimini italiani (Einaudi Stile libero, 2008) e, nel 2011, ha pubblicato Tre atti e due tempi (Einaudi Stile Libero Big)
Condividi post
Repost0
25 luglio 2012 3 25 /07 /luglio /2012 08:03
Oro-Incenso-e-Birra.jpgAntonio Caprarica, scrittore e giornalista, attualmente Dirigente delle sede RAI di Londra, racconta nel suo libro uscito recentemente (e con molta tempestività) per i tipi di Sperling&Kupfer (Oro, argento e birra) le tre Olimpiadi di Londra (1908, 1948, 2012).
Una peculiarità che Caprarica sottolinea con il solito brio: gli Inglesi sono stati gli inventori (o i codificatori) della maggior parte degli sport delle moderne olimpiadi. Il sottotitolo recita infatti: "Le Olimpiadi di Londra. I Giochi di ieri e di oggi nel Paese che ha inventato lo sport". 
Le Olimpiadi del 2012 sono in qualche modo storiche perché, dopo poco più di un secolo - 104 anni - rappresentano la terza volta dei Giochi Olimpici disputati a Londra (che così raggiunge un autentico primato, poiché nessun'altra capitale ha mai ospitato per tre volte I Giochi).
1908 - Quelle del 1908 furono le prime "vere" olimpiadi moderne (che videro tra l'altro l'impresa di Dorando Pietri);
1948 - le Olimpiadi disputate nel clima austero e spartano dell'immediato dopo guerra ( e di nuovo tanti personaggi tra cui il mitico Zatopek, venuto dalle brume dell'Est);
2012 - I Giochi olimpici di una nuova sobrietà (dopo lo sfarzo inaugurale delle Olimpiadi di Pechino del 2008), con molti atleti trasformati in personaggi da copertina e da riviste patinate, divenuti testimonial di questo e quel prodotto (abbigliamento non necessariamente sportivo, cosmesi, stile di vita).
Il libro è diviso in quattro blocchi: nella prima parte si parla dell'attitudine del popolo inglese per lo sport, mentre ciascuna delle altre parti è dedicata alle Olimpiadi del 1908, del 1948 e del 2012 (quest'ultima parte, in forma ovviamente di anticipazione).
Ogni sezione del volume è ricca di aneddoti raccontati nello stile di Caprarica in modo brioso e divertente e ciò nondimeno l'Autore ci conduce in un percorso interessante che mostra cosa è rimasto identico, quali sono gli immutabili fili conduttori dei Giochi Olimpici e cosa, invece, sia cambiato.
Un libro che ogni sportivo potrebbe leggere, divertendosi ed apprendendo.
Dal risguardo di copertina. Per ben tre volte - da quando, nel 1896, si svolsero le prime Olimpiadi dell'età moderna - Londra è stata scelta come sede dei Giochi. E non a caso, sostiene l'anglofilo autore di questo libro. Infatti, se si scorre un elenco delle discipline più popolari e praticate al mondo, si scoprirà, per la maggior parte di esse, una inconfutabile genealogia inglese: calcio e baseball, tennis e ippica nascono nell'Isola, per esempio, e hockey, boxe e polo devono le loro regole ai sudditi di Sua Maestà. Per non parlare dello spirito che dovrebbe ispirare la più pura condotta agonistica e che, in tutto il mondo, si definisce con una tipica espressione anglosassone: fair play. Raccontare le edizioni londinesi dei Giochi Olimpici diventa così l'occasione per indagare la storia e le curiosità di questa passione nazionale e per rivivere le emozioni di sfide epocali: il dramma di Dorando Pietri, il garzone emiliano che nel 1908 entrò nella leggenda perdendo di un soffio la maratona ma commuovendo fino alle lacrime la regina Alessandra; la gara di tiro alla fune che, nello stesso anno, provocò quasi una guerra fra inglesi e statunitensi; l'incredibile rimonta dell'olandese Fanny Blankers-Koen che, dopo aver vinto tre medaglie d'oro, rischiò di perdere la finale della staffetta 4x100 del 1948 attardandosi a fare shopping! Le storie dei trionfi, delle cadute e delle epiche prodezze dei campioni di un tempo si susseguono con il ritmo scattante di una corsa per il podio e arrivano fino alla cronaca dei preparativi per i Giochi del 2012. Un racconto ricco di sorprese e di umorismo, che delizierà gli amanti dello sport, della Storia e della vecchia Inghilterra, con l'immancabile contorno di un inserto fotografico che completa la narrazione con gustose immagini d'epoca.


Condividi post
Repost0
23 luglio 2012 1 23 /07 /luglio /2012 10:42
nati-per-correre.jpgIl giornalista britannico Adharanand Finn, collaboratore per numerose testate come The Indipendent,Runner's World UK e The Guardian, è anche un runner appassionato e ha coltivato un sogno: quello di allenarsi e correre con i Kenyani nei loro luoghi.
E' stato così che, per realizzare questo sogno, assieme a tutta la famiglia (moglie e due figli) si è trasferito in Kenya per prendere casa negli altopiani, rimanendo lì per sei mesi interi e condividendo sue giornate sia con i campioni in erba sia con campioni già affermati.
Non si è limitato ad osservare la fabbbrica dei campioni di Eldoret e dintorni, ma ha preso ad allenarsi lui stesso, con rinnovata assiduità, con un obiettivo specifico: al termine della sua permanenza in Kenya, correre una maratona (la scelta è caduta sulla Maratona di New York), con un crono inferiore alle 3 ore (considerando che, sino a quel momento, il muro delle 3 ore era risultato per lui invalicabile). 

Dalla sua esperienza di osservazione "partecipante" è scaturito un bellissimo libro che si legge con passione e tutto d'un fiato: e anche il lettore non praticante del running potrà trovarvi motivi di interessse.
Il titolo italiano (Nati per correre) si discosta da quello originale inglese che era "Running with Kenyans":  ma il titolo originale inglese viene ripreso ed ampliato nel sottotitolo che fa: "La mia avventura in Kenya per scoprire i segreti degli uomini più veloci del mondo" (Sperling&Kupfer, 2012). 
Come si legge dal capitolo che fa da epilogo, l'obiettivo che Finn si è posto sarà raggiunto, con un netto abbatimento dei suoi personal best precedenti nei 10.000 metri, nella Mezza e nella Maratona.
Dunque, la conclusione è che la "fabbrica dei campioni" ha funzionato anche lui.
Ma il senso del libro va ben al di là del racconto di come Finn sia riuscito ad abbattere i suoi limiti della corsa: il suo racconto ci trasmette la meraviglia di essere in questi luoghi e a stretto contatto con questi individui che sia per dotazione genetica sia per abitudini di vita sembrano essere proprio "nati  per correre".
Adharanand-Finn-watches-t-007.jpgDal risguardo di copertina. Lewa, Kenya: una riserva protetta, fatta di strade sterrate, paesaggi straordinari e animali in libertà; a 1.676 metri, in un clima infuocato tra gazzelle e leoni, si svolge una delle maratone più spettacolari al mondo, che attira corridori e turisti da ogni parte del globo.
Partecipare a questo evento è il sogno di Adharanand Finn, giornalista-runner che decide di trasferirsi nel cuore del Kenya per sei mesi, allenarsi per i 42 chilometri più importanti e duri della sua vita e... carpire i segreti dei leggendari e invincibili campioni keniani.
Insieme con la moglie e i figli si reca a Iten, un piccolo centro noto per essere la "fabbrica dei corridori"; qui, dove gli atleti invadono le strade e impediscono alle macchine di passare, entra in contatto con un ex campione di maratona e inizia la sua avventura sportiva tra usanze misteriose e lunghe ore di preparazione.
Nel Paese degli elefanti mangerà solo il cibo locale, dormirà nei campi d'allenamento, intervisterà i grandi allenatori. Tra un fartlek (l'alternare un minuto di corsa veloce a uno di jogging) e il correre a piedi nudi, tra bevande inimmaginabili e alimenti dal potere rigenerante,
Adharanand riuscirà a capire ciò che studiosi e ricercatori venuti da tutto il pianeta non hanno ancora scientificamente compreso: il segreto degli uomini più veloci al mondo.

 

 

Condividi post
Repost0
11 luglio 2012 3 11 /07 /luglio /2012 12:32

ebbrezza-del-camminare.jpgEsce nelle librerie per i tipi di Ediciclo, il volumetto di Emeric Fisset, L'ebbrezza del camminare. Piccolo manifesto del viaggio a piedi (2012).
E' un piccolo e prezioso libro che stabilisce alcuni principi su cui si fondano il viaggio a piedi, l'etica del camminare, ma soprattutto il loro potere euristico e di strumento per la ricerca interiore e trascendente.

Nell'epoca in cui vanno di moda le forme di viaggio rapide e facili, perché l'andare a piedi resta un modo privilegiato di relazionarsi con il mondo?
Perché permette una più intensa sottigliezza dello sguardo sulla natura e una più grande disponibilità verso gli altri?
Quali sono i luoghi del pensiero ai quali accede il camminatore di lungo corso?
Grazie alla diversità dei terreni e del clima che egli affronta, al rapporto specifico che intesse con i luoghi che attraversa, il viaggiatore a piedi prova scoperte e sensazioni particolari, intimamente legate all'ascesi e alla semplicità della propria vita nomade: l'incontro umano, che il cammino rende più sincero, il confronto con la fauna selvaggia, che l'andare a piedi consente di avvicinare meglio, un ritorno meditativo su di sé infine, sono le ricompense per chi fa lo sforzo di camminare liberamente e di prendere il suo tempo.
‎"Non temere niente, né l'abbandono dei tuoi né quello della tua vita di oggi, né ciò che ti riservano i futuri giorni di cammino. Prendi lo zaino e traccia la tua strada, anche per un giorno, una settimana, un mese o una vita. Così, quando la pioggia del cielo diventerà per te dolce come l'acqua di sorgente, il rumore del temporale prezioso come il rimbombo delle cascate, quando la danza delle fioriture e delle stagioni ti porterà via, quando il caldo e il freddo ti saranno indifferenti, quando invocherai la brezza o l'harmattan perché ti diano il gusto dell'andare oltre, quando desidererai la neve perché ti faccia ritrovare il desiderio di purezza e i deserti perché affinino la tua essenzialità, conoscerai l'ebbrezza del camminare, un'ebbrezza che non fa mai male, un'ebbrezza che non finisce"

Emeric Fisset, L'ebbrezza del camminare. Piccolo manifesto del viaggio a piedi, Ediciclo, 2012

Condividi post
Repost0
22 maggio 2012 2 22 /05 /maggio /2012 09:05

insistenibile-leggerezza-della-bicicletta--1-.jpgE' uscito nelle librerie dal 17 maggio 2012, il volume di Claudio Marthaler, L'insostenibile leggerezza della bicicletta (Ediciclo, 2012): si tratta di un libro di memorie e ricordi di una vita in bicicletta e di incontri con personaggi che con la bici hanno lasciato un segno o per un'impresa o per uno stile di vita

Sinossi del volume. C'è chi sogna una bici galleggiante, una casa a pedali, una bicicletta leggera che voli nell'aria; c'è chi monta in sella e non torna più, come Heinz Stücke, ormai una leggenda vivente per tutti i cicloviaggiatori; c'è chi partorisce pedalando, e fermandosi dove sente il richiamo della natura; c'è chi fa della bici la sua salvezza, adattandola alla propria invalidità; c'è chi viaggia con tutta la famiglia, per un'esperienza totale e una scuola di vita; c'è chi guarda il mondo attraverso i raggi, fotografandolo o raccontandolo pedalando; c'è chi mena i pedali per lavorare, nel traffico caotico del Cairo, di Città del Messico, o spingendo a fatica nell'aria rarefatta del Tibet... Il mondo della bicicletta è fatto di esploratori, sognatori, lavoratori, non soltanto di sportivi e insostenibile-leggerezza-della-biciclettA.jpg"fissati" preoccupati solo di lucidare il mezzo, di migliorare le proprie prestazioni. Claude Marthaler, ciclonauta svizzero che ha al suo attivo un giro del mondo e tanti viaggi ed esperienze a pedali, ci racconta i personaggi che ha incontrato durante il suo errare a due ruote, alle prese con l'insostenibile leggerezza della bicicletta.

Dicono di lui:

"Claude ha l'anima di uno per cui la meta non esiste, come una stella filante. Va, e si sente a casa nel mondo." (Emilio Rigatti)

Avventuriero ed ecologista globale: un esploratore del nuovo millennio. (Style, Il Corriere della Sera)

Marthaler racconta la leggerezza dell’andare (Il Sole 24 ORE)

Ha un’incredibile energia nelle proprie gambe e nello spirito (Trekking Italia) 

Marthaler è stato in Italia per una mini tournée di presentazione del suo volume, nella prima decade di maggio.


 

Condividi post
Repost0
21 maggio 2012 1 21 /05 /maggio /2012 19:29

Simone-Grassi.jpgE' uscito di recente, in formato ebook, Lo Zen, la Corsa e l'Arte di Vivere con il Cancro di Simone Grassi nel quale si intrecciano una vicenda autobiografica con le maratone corse fra New York, Reggio Emilia, Vienna e Las Vegas, con cross-country irlandesi fino ad arrivare alla Strasimeno e la 100 km del Passatore.

La narrazione autobiografica si collega con la pratica del running nel modo in cui l'Autore si rende conto che da essa ha ricevuto la forza per affrontare le vicissitudini della vita con maggiore resistenza. Il tutto è intrecciato con un racconto di fiction che corre parallelo. Chi ha voglia di scoprire questo libro, lo trova su Amazon.it in formato ebook e da qui è possibile anche leggerne gratuitamente tre capitoli prima di decidere se acquistarlo o meno.
Simone Grassi è su Facebook

Sinossi (quarta di copertina) "...Ma in quel camminare lento nella piazza, aiutato dal bastone e bloccato da un collare, anche una nuova consapevolezza. Sapevo che correre aveva un senso, e non solo per stare in forma. Ebbene sì, la sensazione che ci fosse un motivo non chiaro che mi dava una delle motivazioni per portare avanti questa continua sfida nella corsa, era ora più nitida. I mesi di battaglia contro un ostacolo nuovo e la-corsa--lo-zen-e-il-cancro-copia-1.jpginaspettato li avevo affrontati con la stessa forza di volontà del podista che corre da stanco, con la stessa dedizione di chi prepara una gara lunga con tanti allenamenti sotto la pioggia, al caldo, al freddo, quando stare sul divano sarebbe stato tanto più facile, ma in qualche modo sbagliato. Sapendo che non ci saranno né premi né gloria, lo si fa e basta. E infine con lo stesso sorriso sulle labbra di chi sa che chi ci sta attorno non se ne frega, ci applaude se arriviamo primi o ultimi, ci urla di non mollare perché tutti dobbiamo arrivare in fondo, e poco importa quanto ci metteremo."

La parte autobiografica vede protagonista Simone Grassi, l'autore, che a 38 anni da podista forte e sano che aveva appena debuttato nella più nota 100 km su strada d'Italia (la 100 km del passatore da Firenze a Faenza) si sveglia ammalato di cancro con una diagnosi infausta. La parte autobiografica è costituita da un filo più o meno cronologico che copre il primo anno da paziente oncologico. A questo viene alternata una serie non cronologica di momenti vissuti nei suoi allenamenti e gare nei 6 anni da podista. Fra questi, la partecipazione a numerose maratone e ultramaratone che lo hanno portato a tentare di correre una maratona in due ore e trenta minuti per poi sperimentare cosa vuol dire correre 100 km in poco più di 8 ore.
Sarà il constatare la nuova vita e dimensione da malato insieme alle sensazioni di forza derivanti dalla pratica del podismo di lunga distanza a permettere un percorso mentale e spirituale che ha consentito di affrontare la situazione con spirito positivo tramutando un malattia grave in un'opportunità di crescita interiore.
Il libro si completa con un racconto, una storia di fantascienza che racconta la vita di Sigi, alter ego dell'autore. Storia solo apparentemente slegata dal resto del libro al quale correre parallela per tutto il testo, completandolo in una formula originale e armoniosa.

 

Condividi post
Repost0
26 aprile 2012 4 26 /04 /aprile /2012 14:57

la-corsa-non-finisce-mai_cop_prima.jpgEsce con la casa editrice Limina un volume di ricordi e aneddoti di Pietro Mennea, nella forma d'una lunga intervista (suddivisa in numerosi capitoli) resa al giornalista Daniele Menarini, condirettore di "Correre". In questo libro, dal titolo "La corsa non finisce mai", il Campione Olimpionico di Mosca '80 ed ex Recordman del Mondo sui 200 metri piani (ma tuttora detentore del Record europeo), racconta la sua vita, quella leggendaria sulle piste d'atletica e quella per certi versi ancora più significativa trascorsa fino ad oggi tra l'Università, come studente prima (quattro lauree) e come docente tuttora, al Parlamento Europeo (una Legislatura), nell'ambito della Professione di Avvocato e Dottore Commercialista e nell'impegno filantropico in qualità di co-Fondatore e Presidente della Fondazione che porta il suo nome.
Il volume è interessante e ricco, perchè - come sa bene chi ha avuto la fortuna di ascoltare direttamente Pietro Mennea durante uno dei suoi numerosi interventi pubblici - è un personaggio che ha tanto da raccontare, in termini di storie ed aneddoti, con una apertura di grande profondità sul senso della vita e sull'impegno che ciascuno deve cercare di profondervi nel corso della sua esistenza.
Il titolo è evocativo di uno dei pilastri portanti della filosofia di vita di Pietro Mennea, di quella filosofia che lui stesso ha operosamente applicato nel corso della sua essitenza da sportivo e da uomo: anche quando si finisce con l'essere praticanti di una qualsivoglia attività sportiva, quella tensione applicata agli obiettivi dello sport deve permanere ed essere indirizzata, perchè rimangono ancora molti traguardi da raggiungere.

Pubblicato nella Collana Storie e Miti per Lìmina, il libro è anche prenotabile tramite email (ilrecord1972@gmail.com).

pietro-mennea.jpgSintesi del volume. Carattere forte, introverso, ostinato, Mennea deve i suoi successi sportivi, oltre che allo straordinario talento innato, al lavoro duro e alla tenacia ferrea di un allenamento costante e quotidiano, che gli consentivano di fronteggiare atleti più potenti e "modellati", lui ragazzo dal fisico mingherlino. In quel periodo magnifico, agli appuntamenti importanti, lui c'era sempre. Oro ai Giochi del Mediterraneo del 1971, nel 1972 partecipò alle Olimpiadi di Monaco dove vinse il bronzo nei 200 metri. Ai Campionati europei di Roma del 1974 arrivò davanti a tutti nei 200 metri e nella staffetta 4x100. Agli Europei del 1978 a Praga nei 100 e nei 200 metri. Quest'ultima era la sua specialità preferita, dove poteva far emergere la sua accelerazione nel finale, la sua velocità di punta, impossibile. Nel 1979 a Città del Messico, durante le Universiadi, con 19"72, realizzò il record del mondo nei 200 metri, primato che resisterà fino al 1996. Poi, nel 1980, l'oro olimpico di Mosca: sul filo del rasoio dopo una rimonta prodigiosa. Il 22 marzo 1983 stabilì anche il primato mondiale dei 150 metri piani, con 14"8, che resiste tutt'oggi. Uno dei più grandi atleti del nostro sport, resta anche uno dei più amati, oltre che per le eccezionali imprese, per il coraggio e l'impegno incrollabile: "Esiste un solo modo per sapere se si fallirà o si vincerà: provarci".

Condividi post
Repost0
18 aprile 2012 3 18 /04 /aprile /2012 17:12

la-mia-bici-va-a-potassio.jpgE' uscito per i tipi di Ediciclo il volume diaristico "La mia bici va a potassio. Milano-Roma a due banane all'ora" (2012) scritto da Albano Marcarini, scrittore e ciclista e straordinario resoconto di un viaggio in bici no-stop da Milano a Roma.
Così racconta l'autore: «La voglia mi è venuta mentre pedalavo con altri ventitré 
compagni “di strada” per complessivi 766,1 chilometri da Milano a Roma. Sono rimasto in sella per 32 ore e 10 minuti a una media di 23,85 km/h e ho avuto tutto il tempo per guardarmi attorno, meditare e trarre delle conclusioni “scritte” sul paesaggio, sul modo di andare in bici, sulle strade, sul movimento che poi, alla fine, è quel grande gesto che ci spinge alla conoscenza del mondo esteriore»

Sintesi. Per percorrere quasi ottocento chilometri a colpi di pedali a una media di 24 chilometri all'ora è necessaria una dieta particolare? Lo scrittore-ciclista Marcarini ne ha scelto una a base di potassio, consumando due banane l'ora per reggere la fatica delle numerose tappe che hanno cadenzato i 766 chilometri che separano Milano dalla Capitale. "La mia bici va a potassio" è il racconto del viaggio avventuroso della Carovana Ciclistica Milano-Roma organizzata dal Touring Club Italiano per rievocare la Prima Passeggiata Ciclistica del TCI nel 1895 sulla stessa distanza, ma è anche una struggente dichiarazione d'amore verso il paesaggio italiano visto attraverso gli occhi di un amante della mobilità dolce: dai borghi secolari nascosti nel cuore della nostra penisola ai vecchi passaggi a livello sopravvissuti, dagli antichi tracciati delle strade romane alle moderne rotonde.
Leggendolo scoprirete perché la Pianura padana è il più grande velodromo esistente in Italia, perché non è vero che tutte le strade portano a Roma, e perché il mondo, visto ad altezza di sellino, regali prospettive inedite ed emozionanti e sia in grado di raccontare, a ogni giro di pedale, nuove storie e aneddoti di vita.

Il book trailer

 


 

 

Cliccare qui per leggere le prime pagine del libro

 

Ediciclo e Albano Marcarini presenteranno La mia bici va a potassio secondo questo programma itinerante 

- giovedì 19 aprile a Milano, Rossignoli Bike Shop, corso Garibaldi 71, ore 18;

- sabato 28 aprile a Lodi, Sala Granata, via Fanfulla 3, ore 21;

- domenica 6 maggio a Bellano, Palasole, ore 11;

- mercoledì 9 maggio a Verona, Libreria Feltrinelli, ore 18;

- sabato 12 maggio a Erba (CO), Libreria di Via Volta, ore 18;

- giovedì 17 maggio a Milano, Libreria Popolare, via Tadino, ore 19.30;

- sabato 19 maggio a Lecco, Libreria Mondadori, ore 17.30;

- sabato 26 maggio a Milano, Museo Diocesano 'Chiostri in Fiera', corso di Porta Ticinese 95, ore 18.


Condividi post
Repost0
7 aprile 2012 6 07 /04 /aprile /2012 15:50

Usain-Bolt-Questo-sono-io.jpgE' uscito nelle librerie il 28 febbraio la biografia che racconta la vita di Usain Bolt, il "dio della velocità" e il volume (Usain Bolt, Questo sono io, Dalai, 2012) ha avuto una sua anticipazione nelle pagine di La Repubblica. Dentro c'è tutto, le sue grandezze e le sue debolezze, dall’infanzia in Giamaica alle prime fidanzate, dalle feste agli ori passando per gli incidenti d’auto. Con un progetto incredibile per Londra: “Oltre non potrete più andare”.
Il privilegio, ma anche la condanna. Il dio della velocià deve sempre fare miracoli «La gente mi chiede: fai i Lampo». La fama ti rincorre. Non puoi ritirarti da te stesso se sei l’uomo più veloce del mondo Usain Bolt lo è dal 2008: 9″58 su 100 metri, 19″19 sui 200.
Ora racconta nell’autobiografia: «Questo sono io». E per il futuro promette: «Posso scendere a 9″40 e sotto i 19″, ma oltre il corpo umano non potrà andare».
Insomma, non avrai altro dio, fuori di me.
Nel libro ci sono le sue debolezze. E anche la sua prima volta.

(Beatrice Pagan, www.newnotizie.it) Grande atleta - Usain Bolt si racconta per la prima volta in un'autobiografia intitolata Questo sono io (Baldini & Castoldi, 186 pagine), in vendita a partire dal 28 febbraio.Il libro - Il velocista giamacaino, che sarà in Italia il 31 maggio per partecipare al Compeed Golden Gala allo stadio Olimpico di Roma, racconta in Questo sono io la sua vita, fin da quando ha iniziato a scoprire di essere in grado di correre più veloce di tutti giocando a calcio o cricket. Tra le pagine Bolt porta il lettore a scoprire il percorso che lo ha condotto a stabilire i record del mondo sui 100 e 200 metri, vincere le Olimpiadi di Pechino e diventare così una delle stelle dell'atletica mondiale. Questo sono io rivela anche il lato più privato del corridore venticinquenne: la sua famiglia, gli amici, i momenti difficili, i sacrifici e il tentativo di mantenere una vita il più possibile normale tra feste, musica dancehall e la passione per le auto sportive, come tanti suoi coetanei.
bolt.jpgLa vita - Usain Bolt è nato a  Trelawny, Giamaica, il 21 agosto 1986 e il suo talento per la corsa è stato notato dall'allenatore di cricket della William Knibb Memorial High School, ottenendo le prime vittorie nei campionati scolastici nel 2001. L'anno successivo Usain conquista la medaglia d'oro ai Mondiali juniores di Kingston, e l'anno successivo i Campionati del mondo allievi.
Nel 2004 Bolt ha iniziato la sua carriera come professionista guidato dall'allenatore Fitz Coleman, stabilendo il primato mondiale juniores sulla distanza di 200 metri. Dopo tre anni costellati di successi, ma anche di infortuni, il 2008 è stato l'anno della consacrazione definitiva per il velocista giamaicano con la doppia vittoria sui 100 e 200 metri ai Giochi Olimpici di Pechino (dove conquisterà una medaglia anche grazie alla staffetta) e i primati mondiali.

Sinossi (dal risguardo di copertina)La storia dell'uomo più veloce del mondo raccontata dalla sua viva voce. Dalle partite a calcio e cricket sotto il caldo sole giamaicano alla scoperta che quel ragazzino smilzo poteva correre veloce, molto veloce. Dalla doppietta olimpica (100 e 200 metri) di Pechino 2008 agli incredibili, e apparentemente imbattibili, record del mondo nelle due specialità. Ma quella di Usain Bolt, l'uomo più atteso delle Olimpiadi di Londra 2012, non è solo una storia sportiva: ci sono anche la sua famiglia e i suoi amici, le feste, il cibo-spazzatura, la musica dancehall e le auto veloci. Perché Usain Bolt non è solo un superman: è anche e soprattutto un ragazzo di 25 anni che vuole vincere senza rinunciare a vivere.

Condividi post
Repost0
22 marzo 2012 4 22 /03 /marzo /2012 18:40

Francigena_1400000-passi_Mari.jpg1.400.000 passi lungo la Via Francigena (Giuliano Mari, Emmebì, 2011) è un testo ricco di annotazioni, spigliate e argute, su uno spaccato dell’Italia di oggi. L'autore, mentre percorre la via francigena, posa un occhio vivo, poetico e ironico che vede quello che non si vede dal treno o dall’automobile. 
“Questa camminata è stata per me un atto d’amore verso il Bel Paese e la gente meravigliosa che lo abita e da questa esperienza è nato il resoconto di questo viaggio: 1.400.000 passi sulla via Francigena. L’antico tracciato percorso dai pellegrini, che nel Medioevo scendevano a Roma dal nord Europa per rendere omaggio alla tomba di San Pietro.L'arcivescovo di Canterbury Sigerico, intorno all’anno 1.000, fu il primo a redigere un diario elencando le tappe del suo cammino di ritorno da Roma fino a Canterbury. L’intero percorso da Canterbury a Roma è lungo 1.700 chilometri” (Giuliano Mari).
Il tratto italiano inizia dall’Ospizio del Gran San Bernardo a 2.473 metri, sulle Alpi Svizzere, e arriva a Roma dopo avere attraversato la Valle d’Aosta, il Piemonte, la Lombardia, l’Emilia, la Liguria, la Toscana e finalmente il Lazio per un totale di 974 chilometri. L’intero percorso ha richiesto 39 giorni per essere completato, con tappe giornaliere mediamente di 25 chilometri. 1.400.000 passi sulla via Francigena è il diario di questo viaggio, e racchiude in sé il racconto di tante piccole storie, di cose successe durante i quaranta giorni di questa meravigliosa avventura.

Alcuni dei luoghi attraversati dall’autore: 

  • Ospizio Gran San Bernardo (Svizzera), Echevennoz (AO),
  • Aosta (AO), Chatillon (AO), Saint Vincent (AO), Verrei (AO),
  • Point Saint Martin (AO), Ivrea (TO), Santhià (VC), Vercelli (VC),
  • Palestro (PV), Robbio (PV), Mortara (PV), Garlasco (PV),
  • Groppello Cairoli (PV), Pavia (PV), Belgioioso (PV), Piacenza (PC),
  • Montale (PC), Fiorenzuola D’Arda (PC), Fidenza (PR),
  • Costamezzana (PR), Medesano (PR), Fornovo (PR), Terenzo (PR),
  • Berceto (PR), Pontremoli (MS),Villafranca di Lunigiana (MS),
  • Aulla (MS), Sarzana (SP), Massa (MS), Pietrasanta (LU), Camaiore (LU),
  • Lucca (LU), Capannori (LU), Porcari (LU), Altopascio (LU),
  • Ponte a Cappiano (FI), Fucecchio (FI), Gambassi Terme (FI),
  • San Miniato (PI), San Gimignano (SI), Colle val d’Elsa (SI),
  • Monteriggioni (SI), Siena (SI), Isola d’Arbia (SI), Quinciano (SI),
  • Ponte D’Arbia (SI), Buonconvento (SI), San Quirico d’Orcia (SI),
  • Bagno Vignoni (SI), Radicofani (SI), Acquapendente (VT),
  • Bolsena (VT), Montefiascone (VT), Viterbo (VT), Vetralla (VT),
  • Capranica (VT), Sutri (VT), Campagnano di Roma (RM),
  • Formello (RM), Roma (RM).

Quella che segue è la recensione di Luca Gianotti (per La Compagnia dei Cammini). Ogni volta che mi appresto a leggere un diario di viaggio di un cammino come Santiago e la Francigena sono preoccupato. Ne ho letti e recensiti tanti, in questi anni. La mia preoccupazione è: troverò qualcosa di interessante, o saranno cose già lette?
Prendiamo il caso del libro di cui sto per parlare: il titolo non invoglia, la copertina neanche, le motivazioni dell’autore a mettersi in cammino non sono certo devozionali: “Io ho deciso di camminare sulla via Francigena per due semplici motivi: amo camminare e amo la mia terra”.
Ma poi la magia del cammino rende interessanti, almeno per noi camminatori, tutti i diari di viaggio. In ognuno ritrovo lo spirito del cammino, i gesti che i camminatori conoscono bene, situazioni su cui riflettere.

Anche questo diario di Giuliano Mari è così. Mari evolve in cammino, come succede a tutti. Il numero dei passi, dei chilometri e del cibo perdono pian piano di importanza, e viene fuori l’interiore.
Alla fine, ecco le riflessioni dell’autore che racchiudono il successo del suo viaggio: Il cammino è forte, più forte di te e di qualsiasi uomo. Se si affronta con la forza non si hanno speranze di arrivare alla meta, il sogno finisce miseramente da qualche parte sulla strada ed è inutile cercare all’esterno alibi per il fallimento. Il cammino deve essere percorso con gli stessi tempi antichi di chi lo percorreva mille anni fa. Deve essere inteso non come il mezzo per arrivare, ma il fine stesso dell’azione. In questo modo, mentre noi andiamo sulla strada, il cammino entra in noi e diventa un amico fedele, un compagno di viaggio affidabile. La sua forza diventa la nostra forza, e allora più si cammina e meglio si sta”.

Giuliano Mari – “1.400.000 passi sulla Via Francigena”, Emmebi Editore, 2011 - 16 euro

 

Condividi post
Repost0

Presentazione

  • : Ultramaratone, maratone e dintorni
  • : Una pagina web per parlare di podismo agonistico - di lunga durata e non - ma anche di pratica dello sport sostenibile e non competitivo
  • Contatti

About

  • Ultramaratone, maratone e dintorni
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.
  • Mi chiamo Maurizio Crispi. Sono un runner con oltre 200 tra maratone e ultra: ancora praticante per leisure, non gareggio più. Da giornalista pubblicista, oltre ad alimentare questa pagina collaboro anche con altre testate non solo sportive.



Etnatrail 2013 - si svolgerà il 4 agosto 2013


Ricerca

Il perchè di questo titolo

DSC04695.jpegPerchè ho dato alla mia pagina questo titolo?

Volevo mettere assieme deio temi diversi eppure affini: prioritariamente le ultramaratone (l'interesse per le quali porta con sè ad un interesse altrettanto grande per imprese di endurance di altro tipo, riguardanti per esempio il nuoto o le camminate prolungate), in secondo luogo le maratone.

Ma poi ho pensato che non si poteva prescindere dal dare altri riferimenti come il podismo su altre distanze, il trail e l'ultratrail, ma anche a tutto ciò che fa da "alone" allo sport agonistico e che lo sostanzia: cioè, ho sentito l'esigenza di dare spazio a tutto ciò che fa parte di un approccio soft alle pratiche sportive di lunga durata, facendoci rientrare anche il camminare lento e la pratica della bici sostenibile. Secondo me, non c'è possibilità di uno sport agonistico che esprima grandi campioni, se non c'è a fare da contorno una pratica delle sue diverse forme diffusa e sostenibile. 

Nei "dintorni" della mia testata c'è dunque un po' di tutto questo: insomma, tutto il resto.

Come nasce questa pagina?

DSC04709.jpeg_R.jpegL'idea motrice di questo nuovo web site è scaturita da una pagina Facebook che ho creato, con titolo simile ("Ultramaratone, maratone e dintorni"), avviata dall'ottobre 2010, con il proposito di dare spazio e visibilità  ad una serie di materiali sul podismo agonistico e non, ma anche su altri sport, che mi pervenivano dalle fonti più disparate e nello stesso tempo per avere un "contenitore" per i numerosi servizi fotografici che mi capitava di realizzare.

La pagina ha avuto un notevole successo, essendo di accesso libero per tutti: dalla data di creazione ad oggi, sono stati più di 64.000 i contatti e le visite.

L'unico limite di quella pagina era nel fatto che i suoi contenuti non vengono indicizzati su Google e in altri motori di ricerca e che, di conseguenza, non risultava agevole la ricerca degli articoli sinora pubblicati (circa 340 alla data - metà aprile 2011 circa - in cui ho dato vita a Ultrasport Maratone e dintorni).

Ho tuttavia lasciato attiva la pagina FB come contenitore dei link degli articoli pubblicati su questa pagina web e come luogo in cui continuerò ad aprire le gallerie fotografiche relative agli eventi sportivi - non solo podistici - che mi trovo a seguire.

L'idea, in ogni caso, è quella di dare massimo spazio e visibilità non solo ad eventi di sport agonistico ma anche a quelli di sport "sostenibile" e non competitivo...

Il mio curriculum: sport e non solo

 

banner tre rifugi Val Pellice 194x109

IAU logo 01
  NatureRace header
BannerRunnerMania.JPG
 banner-pubblicitario-djd.gif
VeniceUltramarathonFestival
supermaratonadelletna.jpg
LogoBlog 01
runlovers
atletica-notizie-01.jpg


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pagine

Gli articoli più letti negli ultimi 30 giorni

 

ultrasportheader950.gif

 

 

Gli articoli più visti dal 24/03/2014 al 24/04/2014
Mobile Virgin Money London Marathon 2014 (33^ ed.). L'evento è stato… 2 303
Articolo Virgin Money London Marathon 2014 (33^ ed.). L'evento è stato… 1 728
Home Ultramaratone, maratone e dintorni 579
Mobile Maratona del Lamone 2014. Podisti fanatici e ignoranti affermano: Ti… 247
Articolo Ciao, Carmelo! Il commiato di Elena Cifali - Ultramaratone, maratone… 241
Articolo Corsa, fatalità e senso di responsabilità - Ultramaratone, maratone e… 236
Mobile Ciao, Carmelo! Il commiato di Elena Cifali - Ultramaratone, maratone… 223
Mobile UltraMilano-Sanremo 2014 (1^ ed.). Il sapore della sfida, a pochi… 206
Articolo UltraMilano-Sanremo 2014 (1^ ed.). Il sapore della sfida, a pochi… 196
Mobile Virgin Money London Marathon 2014 (34^ ed.). L'evento è stato… 134
Articolo Maratona del Lamone 2014. Podisti fanatici e ignoranti affermano: Ti… 118
Mobile A 98 anni suonati Giuseppe Ottaviani fa incetta di Ori a Campionati… 104
Mobile Corsa, fatalità e senso di responsabilità - Ultramaratone, maratone e… 103
Articolo A 98 anni suonati Giuseppe Ottaviani fa incetta di Ori a Campionati… 102

 

Statistiche generali del magazine dalla sua creazione, aggiornate al 14.04.2014

Data di creazione 12/04/2011
Pagine viste : 607 982 (totale)
Visitatori unici 380 449
Giornata record 14/04/2014 (3 098 Pagine viste)
Mese record 09/2011 (32 745 Pagine viste)
Precedente giornata record 22/04/2012 con 2847 pagine viste
Record visitatori unici in un giorno 14/04/2014 (2695 vis. unici)
Iscritti alla Newsletter 148
Articoli pubblicati 4259


Categorie

I collaboratori

Lara arrivo pisa marathon 2012  arrivo attilio siracusa 2012
            Lara La Pera    Attilio Licciardi
 Elena Cifali all'arrivo della Maratona di Ragusa 2013  Eleonora Suizzo alla Supermaratona dell'Etna 2013 (Foto di Maurizio Crispi)
            Elena Cifali   Eleonora Suizzo
   
   
   
   
   
   

ShinyStat

Statistiche